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Vaccini: tipi, calendario e controindicazioni vere

5 Settembre 2026 · Mario Lomele

Vaccini: tipi, calendario e controindicazioni vere

I vaccini sono il capitolo in cui una manciata di distinzioni ben tenute vale moltissimi punti, perché quasi tutte le domande girano attorno a tre cose: di che tipo è quel vaccino, chi non può riceverlo, e quando va fatto. La distinzione che regge tutto il resto è una sola — vivo attenuato oppure no — e da lì discendono la durata della protezione, le controindicazioni e i richiami.

I tipi di vaccini e cosa cambia davvero

I vivi attenuati contengono il microrganismo intero, indebolito ma ancora capace di replicarsi. Danno una risposta immunitaria molto simile a quella dell’infezione naturale: forte, duratura, spesso con una o due dosi soltanto, e stimolano bene anche l’immunità cellulare. In questa famiglia stanno morbillo-parotite-rosolia, varicella, febbre gialla, il vaccino orale antipolio (non più in uso in Italia) e il BCG contro la tubercolosi.

Gli inattivati contengono il microrganismo ucciso o solo una sua parte: antigeni purificati, tossoidi, polisaccaridi. Non possono replicarsi, quindi sono più sicuri, ma la protezione è meno duratura e servono più dosi e richiami. Qui stanno antitetanica, antidifterica, epatite A e B, pertosse acellulare, influenza iniettiva, antipolio iniettiva, pneumococco e meningococco.

I vaccini polisaccaridici puri hanno un limite che vale la pena ricordare: non funzionano bene sotto i due anni, perché stimolano i linfociti B senza l’aiuto dei linfociti T e il sistema immunitario del bambino piccolo non risponde. Per questo si usano i coniugati, in cui il polisaccaride è legato a una proteina che richiama i linfociti T: proteggono anche i lattanti e creano memoria immunitaria.

Le piattaforme più recenti — vettori virali e RNA messaggero — non contengono il microrganismo ma le istruzioni per produrre un suo antigene: le cellule lo fabbricano e il sistema immunitario impara a riconoscerlo.

Immunità attiva e passiva

L’immunità attiva è quella che il corpo costruisce da sé, con l’infezione o col vaccino: ci mette settimane a formarsi, ma lascia memoria e dura a lungo. L’immunità passiva è anticorpi già pronti, trasferiti da qualcun altro: protegge subito, ma non lascia memoria e svanisce in poche settimane o mesi.

L’immunità passiva naturale è quella che il neonato riceve dalla madre — IgG attraverso la placenta, IgA con il latte — ed è il motivo per cui i primi mesi di vita sono relativamente protetti. Quella artificiale sono le immunoglobuline che si somministrano quando non c’è tempo di aspettare.

Le due si usano insieme nella profilassi post-esposizione, ed è uno degli scenari preferiti dalle domande: nella rabbia e nell’epatite B si danno contemporaneamente immunoglobuline specifiche (protezione immediata) e vaccino (protezione duratura), in sedi diverse. Nel tetano la scelta dipende dallo stato vaccinale e dal tipo di ferita.

Il calendario vaccinale italiano

In Italia dieci vaccinazioni sono obbligatorie per l’iscrizione a scuola: anti-poliomielite, anti-difterite, anti-tetano, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Le prime sei si somministrano insieme nell’esavalente.

L’esavalente segue lo schema classico dei tre appuntamenti nel primo anno più i richiami successivi; il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia si fa dopo l’anno di età, perché prima gli anticorpi materni ancora presenti ridurrebbero la risposta. È una delle poche informazioni di calendario che i quiz chiedono in modo diretto, ed è anche quella con una logica dietro.

Accanto agli obbligatori ci sono i raccomandati e offerti gratuitamente: pneumococco, meningococco, rotavirus, papillomavirus nell’adolescenza per entrambi i sessi, influenza nelle categorie a rischio e negli anziani.

Un concetto che compare spesso nelle domande di sanità pubblica è l’immunità di gregge: oltre una certa copertura vaccinale la circolazione del microrganismo si interrompe e sono protetti anche i non vaccinabili. La soglia dipende dalla contagiosità, e per il morbillo — che è tra le malattie più contagiose in assoluto — serve una copertura attorno al 95%.

Controindicazioni vere e falsi miti

Le controindicazioni assolute sono poche e vanno sapute con precisione. La prima: reazione anafilattica a una dose precedente o a un componente. La seconda riguarda solo i vivi attenuati, che non si somministrano in gravidanza né agli immunodepressi gravi, perché un microrganismo capace di replicarsi in un ospite senza difese può causare malattia.

Le controindicazioni temporanee sono la malattia acuta in corso con febbre alta — si rimanda di qualche giorno — e, per i vivi attenuati, la recente somministrazione di immunoglobuline, che ne ridurrebbe l’efficacia.

I falsi miti sono la parte che le domande usano come distrattori, e sono tutti situazioni in cui si può vaccinare tranquillamente: una malattia lieve senza febbre alta, una terapia antibiotica in corso, l’allattamento, la prematurità (si vaccina all’età cronologica, non a quella corretta), una storia familiare di reazioni avverse, l’allergia lieve.

Un caso che merita una riga a parte: l’allergia all’uovo non è più una controindicazione al vaccino antinfluenzale nella pratica corrente, mentre resta un elemento da valutare per la febbre gialla. È esattamente il tipo di dettaglio che distingue una risposta memorizzata da una ragionata.

Argomenti collegati sulla nostra piattaforma: le malattie esantematiche che i vaccini prevengono, le epatiti virali per la vaccinazione contro l’epatite B, le classi di antibiotici per l’altra faccia della lotta alle infezioni. Per allenarti ci sono le prove ufficiali SSM commentate e le simulazioni della piattaforma. Le raccomandazioni internazionali sono quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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