Vaccino anti HPV: VLP, meccanismo e Concorso SSM
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il vaccino anti HPV è uno degli esempi più chiari di prevenzione primaria di un tumore, ed è per questo che compare con regolarità nelle domande di igiene, ginecologia, oncologia e malattie infettive del Concorso SSM. Il vaccino non contiene virus, ma particelle che ne imitano l’involucro: capire come sono fatte e perché inducono una protezione così solida è il punto di partenza. In questa scheda vediamo il tipo di vaccino, il meccanismo immunologico, le popolazioni a cui è rivolto, controindicazioni, reazioni avverse, il rapporto con lo screening e gli errori più frequenti.
Che cos’è il vaccino anti HPV
Il papillomavirus umano è un piccolo virus a DNA circolare a doppio filamento, privo di envelope, che infetta gli epiteli squamosi di cute e mucose. Se ne conoscono numerosi genotipi, distinti in base al rischio oncogeno. I genotipi ad alto rischio, tra cui HPV 16 e 18 sono i più rilevanti, sono responsabili della quasi totalità dei casi di carcinoma della cervice uterina e di una parte dei tumori di ano, vulva, vagina, pene e orofaringe. I genotipi a basso rischio, come HPV 6 e 11, causano invece i condilomi acuminati e la papillomatosi respiratoria ricorrente.
La cancerogenesi è legata a due oncoproteine virali: E6, che promuove la degradazione di p53, ed E7, che inattiva la proteina del retinoblastoma (pRb). Quando il DNA virale si integra nel genoma della cellula ospite, spesso con la perdita del gene regolatore E2, l’espressione di E6 ed E7 aumenta e la cellula accumula alterazioni che, nel corso di anni, possono portare da lesioni intraepiteliali di alto grado al carcinoma invasivo. La maggior parte delle infezioni, però, è transitoria e viene eliminata spontaneamente dal sistema immunitario, come descritto nella pagina sull’infezione da HPV.
Il vaccino anti HPV ha lo scopo di prevenire l’infezione persistente dai genotipi inclusi nella formulazione e, di conseguenza, le lesioni precancerose e i tumori che ne derivano. Sono stati sviluppati vaccini bivalenti (16 e 18), quadrivalenti (6, 11, 16 e 18) e nonavalenti, che aggiungono altri cinque genotipi ad alto rischio. Quale formulazione venga utilizzata nei programmi pubblici è stabilito dalle raccomandazioni nazionali.
Tipo di vaccino: le particelle simil-virali
Il vaccino anti HPV è un vaccino a subunità ricombinante basato su particelle simil-virali (virus-like particles, VLP). La proteina maggiore del capside, L1, viene prodotta con tecniche di DNA ricombinante in lieviti o in cellule di insetto infettate da baculovirus. Una volta espressa, L1 ha la proprietà di autoassemblarsi in pentameri e poi in strutture che riproducono la forma e la superficie esterna del capside virale. Queste particelle non contengono DNA virale: non possono replicarsi né causare infezione, e non contengono le oncoproteine E6 ed E7.
Le VLP vengono adsorbite su un adiuvante, che varia a seconda del prodotto: sali di alluminio in alcune formulazioni, un sistema adiuvante che combina idrossido di alluminio e un derivato del lipide A (MPL), agonista di TLR4, in un’altra. È un buon esempio da citare quando si parla di adiuvanti, perché mostra come il loro ruolo sia stimolare l’immunità innata per amplificare la risposta adattativa. La via di somministrazione è intramuscolare.
Meccanismo immunologico
Le VLP presentano gli epitopi conformazionali di L1 in una disposizione densa e ripetitiva, che lega in modo crociato i recettori dei linfociti B ed è riconosciuta in modo molto efficiente dal sistema immunitario. Il risultato è una risposta anticorpale neutralizzante di intensità molto superiore a quella che segue l’infezione naturale. Il motivo di questa differenza è istruttivo: durante l’infezione naturale il virus resta confinato nell’epitelio, non ha una fase viremica e i virioni maturi si formano solo negli strati superficiali, lontano dalle cellule presentanti l’antigene dei vasi e dei linfonodi. Inoltre HPV esprime proteine che riducono la risposta innata. Molte persone che eliminano l’infezione non sviluppano quindi anticorpi protettivi.
Gli anticorpi IgG indotti dal vaccino raggiungono il sito di infezione per trasudazione dal siero nel muco cervicale e soprattutto attraverso le microlesioni dell’epitelio, che sono la porta d’ingresso del virus verso la membrana basale. Qui neutralizzano i virioni prima che raggiungano i cheratinociti basali. La protezione è tipo-specifica, con una modesta protezione crociata verso genotipi filogeneticamente vicini, e si è dimostrata duratura nel tempo nei follow-up disponibili.
Un concetto essenziale è che il vaccino è profilattico, non terapeutico. Gli anticorpi contro L1 impediscono nuove infezioni, ma non agiscono sulle cellule già infettate, che non espongono L1 sulla superficie e nelle quali l’oncogenesi è guidata da E6 ed E7. Il vaccino non cura quindi un’infezione in corso né fa regredire una lesione esistente, anche se può proteggere dai genotipi vaccinali non ancora acquisiti e, secondo alcune indicazioni, ridurre le recidive dopo il trattamento di lesioni cervicali.
A chi è rivolto il vaccino anti HPV
Poiché il vaccino previene l’infezione ma non la cura, il beneficio massimo si ottiene vaccinando prima dell’inizio dell’attività sessuale, cioè prima di un’esposizione probabile al virus. Per questo la vaccinazione è offerta attivamente in preadolescenza, a ragazze e ragazzi, secondo il calendario vaccinale. L’estensione della vaccinazione ai maschi ha un doppio razionale: proteggerli dai tumori HPV-correlati di ano, pene e orofaringe e dai condilomi, e ridurre la circolazione del virus nella popolazione. Età di offerta, numero di somministrazioni e intervalli dipendono dall’età di inizio e sono fissati dalle raccomandazioni ufficiali, per cui non li riportiamo qui.
Oltre alla coorte di offerta attiva, la vaccinazione è raccomandata o può essere offerta a gruppi con rischio aumentato: persone con infezione da HIV o altre condizioni di immunodepressione, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, donne trattate per lesioni cervicali di alto grado. Anche le persone adulte non vaccinate possono trarne un beneficio, sebbene minore, perché è improbabile che abbiano già incontrato tutti i genotipi inclusi nel vaccino. Le politiche di recupero e le eventuali gratuità variano tra regioni e nel tempo.
Vaccinazione e screening: due strumenti complementari
Questo è un punto che il concorso verifica volentieri. La vaccinazione è prevenzione primaria: impedisce l’infezione. Lo screening del tumore della cervice, con il Pap test o il test HPV-DNA, è prevenzione secondaria: individua le lesioni precancerose quando sono ancora trattabili. Il vaccino non copre tutti i genotipi oncogeni e molte donne adulte sono state vaccinate quando potevano già essere state esposte al virus, per cui le donne vaccinate devono continuare a partecipare ai programmi di screening oncologici. Con l’arrivo delle coorti vaccinate i protocolli di screening potranno essere adattati, ma questa è una decisione di sanità pubblica, non individuale. Altro dettaglio utile: il vaccino non interferisce con l’esito del test HPV, che rileva il DNA virale e non gli anticorpi.
Controindicazioni e precauzioni
La controindicazione assoluta è una reazione allergica grave a una dose precedente o a un componente del vaccino; alcuni prodotti sono ottenuti in lievito, e un’allergia grave al lievito va quindi considerata. In presenza di una malattia acuta moderata o grave la vaccinazione va rinviata, mentre un’infezione lieve non è una ragione per rimandare. Trattandosi di un vaccino non vivo, l’immunodepressione non è una controindicazione, anche se la risposta può essere inferiore.
La vaccinazione non è raccomandata durante la gravidanza, per prudenza e per mancanza di dati sufficienti, non perché sia stato dimostrato un danno: se una donna scopre di essere incinta dopo aver iniziato il ciclo, le dosi rimanenti si rimandano al termine della gravidanza, e non c’è indicazione a interromperla. Non è richiesto un test di gravidanza prima della vaccinazione, né un test HPV o un Pap test preliminare. L’allattamento non è una controindicazione.
Reazioni avverse
Le reazioni più frequenti sono locali: dolore, gonfiore e arrossamento nella sede di iniezione, talvolta più evidenti con le formulazioni a maggior contenuto di antigene. Tra le reazioni sistemiche si osservano cefalea, febbre, astenia, nausea e vertigini. Negli adolescenti la sincope vasovagale dopo l’iniezione è relativamente frequente: per questo si raccomanda di vaccinare la persona seduta o sdraiata e di osservarla per un breve periodo, per evitare cadute e traumi. Le reazioni allergiche gravi sono rare.
Negli anni sono state ipotizzate associazioni con diverse condizioni, tra cui malattie autoimmuni, sindrome di Guillain-Barré, sindrome da tachicardia posturale ortostatica e sindrome dolorosa regionale complessa. Le valutazioni delle agenzie regolatorie e gli studi di popolazione non hanno confermato un rapporto causale. Gli eventi avversi vanno comunque segnalati alla farmacovigilanza, che è il sistema che permette di monitorare la sicurezza dopo l’autorizzazione.
Errori tipici dei candidati
Il primo errore è dire che il vaccino contiene virus attenuato o inattivato: contiene solo VLP di L1, senza DNA. Il secondo è attribuirgli un effetto terapeutico su infezioni o lesioni già presenti. Il terzo, il più grave sul piano della sanità pubblica, è affermare che le donne vaccinate non hanno più bisogno dello screening. Il quarto è pensare che il vaccino protegga contro tutti i genotipi di HPV o contro le altre infezioni sessualmente trasmesse. Il quinto è confondere i bersagli: gli anticorpi neutralizzanti sono diretti contro L1, mentre E6 ed E7 sono le oncoproteine coinvolte nella trasformazione e non sono contenute nei vaccini profilattici. Infine, attenzione a non presentare la gravidanza come controindicazione assoluta per pericolosità dimostrata: si tratta di una scelta di prudenza.
Come cade il vaccino anti HPV al concorso
Le domande sul vaccino anti HPV si presentano in tre forme ricorrenti. La prima è la domanda di virologia e immunologia: di che cosa è fatto il vaccino, quale proteina è il bersaglio degli anticorpi, perché la risposta vaccinale è più forte di quella naturale. La seconda è la domanda di sanità pubblica: perché si vaccina prima dell’inizio dell’attività sessuale, perché si vaccinano anche i maschi, quale rapporto c’è con lo screening. La terza è il caso clinico: una giovane donna vaccinata che chiede se deve fare il Pap test, una paziente in gravidanza che ha iniziato il ciclo, un adolescente che sviene dopo l’iniezione.
Collega questa pagina ai capitoli sui vaccini e sulla prevenzione oncologica, e ripassa insieme l’oncogenesi da E6 ed E7, perché le domande spesso partono dal meccanismo per arrivare alla prevenzione. Per verificare di aver capito davvero conviene rispondere a quiz con alternative molto simili tra loro e rileggere poi il commento: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate costruite proprio così, con la spiegazione di ogni opzione.
In sintesi
Il vaccino anti HPV è un vaccino ricombinante a subunità basato su particelle simil-virali della proteina L1, prive di DNA virale, adsorbite su un adiuvante. Induce anticorpi neutralizzanti tipo-specifici molto più elevati di quelli dell’infezione naturale, che impediscono l’infezione dei cheratinociti basali. È profilattico, non terapeutico, e dà il massimo beneficio se somministrato prima dell’esposizione, per questo è offerto in preadolescenza a entrambi i sessi e a gruppi a rischio. Non sostituisce lo screening cervicale. Le reazioni sono soprattutto locali e la sincope vasovagale va prevenuta vaccinando la persona seduta. In gravidanza si rimanda per prudenza. Età, prodotti e schemi vanno verificati sul calendario vaccinale aggiornato.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
