Sondino nasogastrico: procedura e verifica della posizione
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il sondino nasogastrico è un dispositivo che ogni infermiere incontra in medicina, in chirurgia, in terapia intensiva e sempre più spesso anche a domicilio. Nei concorsi pubblici è un argomento ricorrente perché unisce tecnica, sicurezza del paziente e ragionamento clinico: posizionarlo è relativamente semplice, ma verificarne la posizione e gestirlo senza errori richiede conoscenze precise. In questa guida lo affrontiamo con lo stesso ordine che una commissione si aspetta in una risposta ben costruita.
Che cos’è il sondino nasogastrico
Il sondino nasogastrico, spesso indicato con la sigla SNG, è un tubo flessibile che viene introdotto attraverso una narice, fatto passare nel faringe e nell’esofago, fino a raggiungere lo stomaco. Esistono sonde di diverso calibro e materiale, pensate per scopi differenti. Le sonde di calibro maggiore, più rigide, sono usate soprattutto per la decompressione e il drenaggio del contenuto gastrico, talvolta con un doppio lume che permette la presa d’aria e riduce il rischio di aspirare la mucosa. Le sonde di calibro più fine, morbide e meglio tollerate, sono indicate per la nutrizione e possono restare in sede più a lungo; alcune sono dotate di mandrino per facilitarne l’inserimento.
Accanto al sondino nasogastrico esistono sonde posizionate oltre il piloro, come quelle nasodigiunali, e accessi stabili come la gastrostomia, preferiti quando la nutrizione per sonda si prevede di lunga durata. Conoscere queste alternative aiuta a rispondere alle domande che chiedono quale accesso scegliere in una determinata situazione.
Indicazioni e controindicazioni del sondino nasogastrico
Le indicazioni si dividono in due grandi gruppi. Il primo è la decompressione gastrica: drenaggio di aria e liquidi in caso di occlusione intestinale, di ileo paralitico, di vomito incoercibile o nel periodo postoperatorio di alcuni interventi addominali, oltre alla prevenzione dell’inalazione in pazienti selezionati. Il secondo gruppo riguarda l’introduzione di sostanze: la nutrizione enterale nei pazienti che hanno un apparato digerente funzionante ma non possono alimentarsi per bocca, per esempio per disfagia neurologica, e la somministrazione di farmaci. Più raramente il sondino viene utilizzato a scopo diagnostico, per esempio per l’analisi del contenuto gastrico o per valutare un sanguinamento del tratto digestivo alto, oppure per lavaggi gastrici in contesti selezionati.
Le controindicazioni vanno conosciute con precisione. Il posizionamento per via nasale è controindicato in caso di sospetta frattura della base cranica o di gravi traumi del massiccio facciale, per il rischio che la sonda imbocchi una via anomala; in queste situazioni si valuta la via orale. Richiedono particolare cautela le varici esofagee, le stenosi o gli interventi recenti su esofago e stomaco, l’ingestione di sostanze caustiche, i disturbi della coagulazione e le ostruzioni nasali. In tutti questi casi la decisione spetta al medico.
Materiale necessario
Per il posizionamento servono sonda del tipo e calibro indicati, lubrificante idrosolubile, guanti monouso, siringa adatta alla sonda, preferibilmente con raccordo enterale dedicato, bicchiere d’acqua con cannuccia se il paziente può deglutire e non ha controindicazioni, garze, telino o traversa, bacinella reniforme, fazzoletti, cerotto o sistema di fissaggio dedicato, pennarello per marcare la sonda, sacca di raccolta o sistema di aspirazione se il sondino serve per la decompressione, strisce reattive per la misurazione del pH dell’aspirato se previste dal protocollo, fonendoscopio, fonte di luce e materiale per l’igiene del cavo orale.
È sempre opportuno tenere a disposizione un aspiratore funzionante, perché la procedura può stimolare il vomito, e verificare l’assenza di allergie al materiale o al lubrificante.
Come si posiziona il sondino nasogastrico passo per passo
Si verifica la prescrizione, si identifica il paziente e si spiega con calma la procedura, concordando un segnale, per esempio alzare la mano, per fermarsi in caso di disagio. La collaborazione del paziente, quando possibile, rende l’inserimento più rapido e sicuro. Si esegue l’igiene delle mani, si indossano i guanti e si posiziona la persona seduta o semiseduta, con il capo in posizione neutra; nel paziente non collaborante o incosciente la posizione e la tecnica vanno adattate secondo il protocollo, valutando la protezione delle vie aeree.
Si ispezionano le narici chiedendo al paziente di respirare alternativamente da ciascuna, per scegliere quella più pervia. Si stima la lunghezza da introdurre misurando la sonda dalla punta del naso al lobo dell’orecchio e da qui al processo xifoideo, e si segna il punto raggiunto. Questa misura è una stima, non una verifica: è un concetto che compare spesso nelle domande.
Si lubrifica la parte distale della sonda e la si introduce nella narice dirigendola verso il basso e indietro, lungo il pavimento della cavità nasale, non verso l’alto. Quando la sonda raggiunge il faringe, si invita il paziente a flettere leggermente il capo in avanti e a deglutire, eventualmente piccoli sorsi d’acqua se consentito: la flessione del capo favorisce l’imbocco dell’esofago e riduce il rischio di entrare in trachea. Si fa avanzare la sonda a ogni deglutizione fino al segno.
Se compaiono tosse insistente, difficoltà respiratoria, cianosi, alterazioni della voce o impossibilità di parlare, la sonda potrebbe essere nelle vie aeree e va subito ritirata. Allo stesso modo si interrompe se si incontra resistenza, senza mai forzare. Raggiunta la lunghezza stimata, si controlla con una fonte di luce che la sonda non sia arrotolata in bocca.
Si fissa la sonda al naso senza esercitare pressione sull’ala nasale, si annota la lunghezza esterna o il segno all’altezza della narice e si procede alla verifica del posizionamento prima di qualsiasi utilizzo. Nelle sonde dotate di mandrino, questo si rimuove solo dopo la conferma della posizione corretta e non va mai reintrodotto con la sonda in sede. Si conclude con riordino, igiene delle mani e registrazione di tipo e calibro della sonda, narice utilizzata, lunghezza, metodo di verifica, tolleranza del paziente.
La verifica del posizionamento
Questo è il passaggio su cui le commissioni insistono di più. Il metodo considerato di riferimento è la conferma radiologica, con una radiografia del torace che mostri la punta della sonda sotto il diaframma, nella sede gastrica. Molti protocolli prevedono anche la misurazione del pH del materiale aspirato, che nello stomaco risulta acido; il risultato va interpretato con cautela, perché alcuni farmaci che riducono l’acidità gastrica o la nutrizione in corso possono alterarlo, e in caso di dubbio si ricorre alla radiografia. Il vecchio metodo dell’insufflazione d’aria con auscultazione dell’epigastrio non è considerato affidabile come unico controllo, perché il rumore può essere percepito anche con la sonda in esofago o nelle vie aeree. Anche l’aspetto dell’aspirato, da solo, non è sufficiente. La posizione va ricontrollata prima di ogni utilizzo e ogni volta che si sospetta uno spostamento, per esempio dopo vomito, colpi di tosse o se il segno esterno risulta cambiato.
Gestione del sondino e complicanze
La gestione quotidiana comprende l’igiene accurata del cavo orale e delle narici, l’idratazione delle labbra, il cambio del fissaggio con piccoli spostamenti del punto di appoggio per prevenire lesioni da decubito sull’ala nasale, il controllo del segno esterno e il mantenimento del paziente con il tronco sollevato durante la nutrizione e per un periodo successivo, per ridurre il rischio di inalazione. La sonda va lavata con acqua prima e dopo ogni somministrazione di farmaci e a intervalli regolari durante la nutrizione, per prevenire l’ostruzione. I farmaci vanno somministrati uno alla volta, solo se la forma farmaceutica lo consente: alcune compresse a rilascio modificato o gastroresistenti non vanno frantumate, e il dubbio si risolve con il farmacista o il medico.
Le complicanze più gravi derivano dal malposizionamento: una sonda in trachea o nei bronchi, se usata per nutrizione o farmaci, può causare polmonite da inalazione, pneumotorace e danni anche fatali. Altre complicanze sono l’inalazione per reflusso del contenuto gastrico, l’epistassi durante l’inserimento, le lesioni da pressione su narice, faringe ed esofago, la sinusite, l’ostruzione della sonda, la dislocazione accidentale e i disturbi idroelettrolitici quando il drenaggio gastrico è abbondante, che richiedono un attento monitoraggio delle perdite. Anche il disagio del paziente, spesso sottovalutato, può portare all’autorimozione.
Responsabilità e competenze dell’infermiere
Il posizionamento del sondino nasogastrico nel paziente adulto senza controindicazioni rientra nelle competenze infermieristiche ed è eseguito su prescrizione medica. All’infermiere spettano la valutazione preliminare, la scelta della narice, l’inserimento, il fissaggio, l’avvio della verifica del posizionamento secondo protocollo, la gestione della nutrizione e dei farmaci, la sorveglianza delle complicanze e la documentazione. La lettura della radiografia e la conferma diagnostica spettano al medico, mentre l’infermiere non deve utilizzare la sonda finché la posizione non è stata confermata.
L’operatore socio sanitario collabora nell’igiene del cavo orale, nella posizione del paziente e nell’osservazione di segni di disagio da riferire, nel rispetto delle mansioni dell’OSS, ma non posiziona il sondino né somministra farmaci o nutrizione per sonda in autonomia.
Errori tipici da evitare
L’errore più grave è utilizzare il sondino senza aver verificato la posizione, oppure affidarsi solo all’auscultazione dell’aria insufflata. Altri errori frequenti sono dirigere la sonda verso l’alto nella narice, far estendere il capo invece di fletterlo durante la deglutizione, forzare in presenza di resistenza, reintrodurre il mandrino con la sonda in sede, fissare la sonda in modo da comprimere l’ala nasale, somministrare farmaci mescolandoli insieme o frantumando forme che non lo consentono, nutrire il paziente in posizione supina, non lavare la sonda e non registrare il segno esterno. Riconoscere questi errori permette di scartare rapidamente i distrattori nelle domande a scelta multipla.
Come cade il sondino nasogastrico al concorso
Il sondino nasogastrico al concorso viene chiesto in molte varianti. Le domande più comuni riguardano la misurazione della lunghezza da introdurre, la posizione del capo durante l’inserimento, il metodo più affidabile per verificare il posizionamento, la controindicazione in caso di frattura della base cranica, la posizione del paziente durante la nutrizione, la gestione dei farmaci e il comportamento in caso di tosse e cianosi durante la procedura. Nei casi clinici si può chiedere di riconoscere un sondino dislocato o di decidere che cosa fare prima di avviare una nutrizione.
All’orale, la risposta migliore parte dalla definizione, distingue tra scopo decompressivo e nutrizionale, descrive la procedura e dedica uno spazio specifico alla verifica della posizione, che è il cuore della sicurezza. Per esercitarsi su quesiti di questo tipo sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove ogni risposta è accompagnata da una spiegazione ragionata.
In sintesi
Il sondino nasogastrico è un tubo introdotto per via nasale fino allo stomaco, utilizzato per decompressione, nutrizione enterale e somministrazione di farmaci. Si posiziona dopo aver stimato la lunghezza, con la sonda diretta verso il basso e il capo flesso durante la deglutizione, interrompendo in caso di segni respiratori o resistenza. Prima di ogni utilizzo la posizione va verificata con metodi affidabili, con la radiografia come riferimento. Una corretta gestione quotidiana previene ostruzioni, lesioni e inalazione. Al concorso conviene esporre la procedura in ordine e mettere in evidenza la sicurezza.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
