Scala di Lansky: come si usa e in cosa differisce da Karnofsky
8 Settembre 2026 · Mario Lomele
La scala di Lansky misura lo stato funzionale del paziente
pediatrico. E’ l’equivalente per il bambino della scala di Karnofsky usata
nell’adulto, e nasce da una constatazione semplice: l’autonomia di un bambino
non si misura chiedendogli se riesce a lavorare, si misura guardando come
gioca.
A cosa serve una scala di stato funzionale
Nelle malattie croniche e in oncologia lo stato funzionale ha un peso che
va oltre la descrizione: entra nei criteri di eleggibilita’ agli studi
clinici, influenza la scelta e l’intensita’ dei trattamenti, e ha valore
prognostico indipendente.
Serve inoltre a rendere confrontabile nel tempo una impressione che
altrimenti resterebbe soggettiva. Dire che un bambino sta peggiorando e’
un’osservazione; dire che il punteggio e’ passato da 80 a 50 e’ un dato che si
puo’ trasmettere e verificare.
Come e’ costruita la scala di Lansky
Va da 100 a 0, in passi di dieci, e i descrittori sono costruiti sul gioco e
sull’attivita’ spontanea invece che sul lavoro.
100 completamente attivo, nessuna limitazione.
90 limitazioni minime nelle attivita’ fisiche piu’
impegnative. 80 attivo, ma si stanca prima.
70 maggiori limitazioni nel gioco, meno tempo passato a
giocare. 60 si alza e gira, ma il gioco attivo e’ minimo e si
dedica a attivita’ tranquille. 50 si veste, ma gioca solo in
modo tranquillo e passa una parte della giornata a riposo.
40 per lo piu’ a letto, partecipa ad attivita’ tranquille.
30 costretto a letto, ha bisogno di aiuto anche per i giochi
tranquilli. 20 spesso dorme, il gioco e’ limitato ad
attivita’ del tutto passive. 10 non gioca, non si alza.
0 non responsivo.
Il passaggio critico da riconoscere e’ quello attorno a 50-40, dove il
bambino smette di alzarsi per la maggior parte del tempo: e’ la soglia che nei
protocolli separa piu’ spesso le fasce di eleggibilita’.
Il rapporto con Karnofsky ed ECOG
La scala di Karnofsky ha la stessa struttura da 100 a 0 ma
descrittori costruiti sull’adulto: capacita’ di lavorare, di provvedere a se’,
necessita’ di assistenza. Lansky ne e’ l’adattamento pediatrico e i punteggi
sono pensati per essere sovrapponibili.
La scala ECOG e’ invece piu’ sintetica: cinque livelli da 0
a 5, piu’ rapida da applicare e per questo molto diffusa negli studi
oncologici dell’adulto. Il rapporto approssimativo e’ che ECOG 0 corrisponde a
Karnofsky 90-100, ECOG 1 a 70-80, ECOG 2 a 50-60, ECOG 3 a 30-40, ECOG 4 a
10-20.
Il criterio di scelta e’ l’eta’: sotto i sedici anni si usa Lansky, sopra
Karnofsky o ECOG. E’ la domanda tipica su questo argomento, ed e’ anche
l’errore piu’ comune nella pratica, dove si applica per abitudine la scala
dell’adulto anche al bambino.
Chi assegna il punteggio
Un aspetto pratico che distingue Lansky dalle scale dell’adulto: la
valutazione si basa in larga parte sul racconto dei genitori, perche’ sono
loro a conoscere il gioco abituale del bambino e a poter dire quanto e’
cambiato.
Questo introduce una variabilita’ che va gestita: conviene chiedere
esempi concreti – quanto tempo ha giocato ieri, che cosa ha fatto, si e’
alzato da solo – invece di chiedere un giudizio generale. E’ anche il modo per
cogliere i cambiamenti graduali, che il genitore che vede il bambino ogni
giorno tende a non percepire.
Un caso, passo per passo
Un bambino di otto anni in trattamento chemioterapico viene rivalutato
prima di un nuovo ciclo. I genitori riferiscono che si alza, si veste da solo,
gira per casa, ma non corre piu’ e passa gran parte del pomeriggio a
disegnare o a guardare la televisione. Non resta a letto durante il giorno.
Primo passaggio. Escludere i livelli alti: non e’
completamente attivo, e le limitazioni non sono minime.
Secondo passaggio. Verificare se resta a letto: no, si alza
e gira. Questo esclude i livelli 40 e inferiori.
Terzo passaggio. Distinguere fra 60 e 50: il gioco attivo
e’ minimo e prevalgono le attivita’ tranquille, ma non passa una parte
significativa della giornata a riposo. Il punteggio ragionevole e’ 60.
Quarto passaggio. Annotare il valore con la data, perche’
il significato sta nella traiettoria: 60 dopo un 90 e’ un’informazione ben
diversa da 60 stabile da mesi.
Le domande che si sbagliano piu’ spesso
Usare Karnofsky nel bambino. E’ l’errore che le domande
cercano piu’ spesso: il criterio e’ l’eta’.
Confondere alto e basso. In Lansky e Karnofsky il punteggio
alto e’ buono; in ECOG e’ il contrario, zero e’ il migliore. E’ la fonte di
errore piu’ banale e piu’ frequente.
Trattarla come una misura della malattia. Misura
l’autonomia, non l’estensione della neoplasia: un bambino con malattia estesa
puo’ avere un punteggio alto e viceversa.
La scala dell’adulto e’ descritta in
scala ECOG, e il
linguaggio della stadiazione in
classificazione
TNM.
Dove si usa concretamente
La scala compare in tre contesti principali, ed e’ utile sapere quali,
perche’ il quesito spesso la colloca in uno di essi.
Studi clinici. I protocolli oncologici pediatrici indicano
in genere un punteggio minimo per l’arruolamento: e’ un criterio di
eleggibilita’ esplicito.
Decisioni terapeutiche. Un peggioramento consistente dello
stato funzionale influisce sulla tollerabilita’ attesa di un trattamento
intensivo e sulla proporzionalita’ delle cure.
Valutazione longitudinale. E’ probabilmente l’uso piu’
importante nella pratica: il punteggio ripetuto nel tempo descrive una
traiettoria, e la traiettoria dice piu’ del singolo valore.
I limiti da conoscere
La scala misura una cosa sola e va usata per quella. Non misura la
qualita’ di vita, che comprende dimensioni emotive, relazionali e scolastiche
che il gioco non cattura. Non misura il dolore. Non misura l’estensione della
malattia.
Ha inoltre una variabilita’ legata a chi la compila: genitori diversi
descrivono in modo diverso lo stesso bambino, e lo stesso genitore tende ad
adattarsi gradualmente a un peggioramento lento senza percepirlo. Per questo
la domanda va posta in termini concreti e confrontata con quanto riferito la
volta precedente.
Un ultimo limite riguarda l’eta’: i descrittori basati sul gioco si
applicano male al lattante e all’adolescente, che stanno agli estremi
dell’intervallo per cui la scala e’ stata pensata.
Il rapporto con le scale di qualita’ di vita
Accanto agli strumenti di stato funzionale esistono questionari di qualita’
di vita specifici per l’eta’ pediatrica, compilati dal bambino stesso quando
possibile e dai genitori quando non lo e’. Rispondono a una domanda diversa:
non quanto il bambino riesce a fare, ma come sta.
La differenza non e’ accademica. Un bambino puo’ avere un punteggio
funzionale discreto e una qualita’ di vita compromessa da nausea, dolore o
isolamento sociale; e puo’ avere un punteggio basso e riferire un benessere
relativo. Usare uno strumento per rispondere alla domanda dell’altro e’ un
errore di metodo, ed e’ uno dei modi in cui i quesiti sondano la comprensione
reale.
Perche’ esiste una scala pediatrica separata
Perche’ i descrittori dell’adulto non sono traducibili. Karnofsky parla di
capacita’ di lavorare, di svolgere attivita’ normali, di provvedere a se’:
categorie che in un bambino di quattro anni non hanno significato, dato che non
lavora e non provvede a se’ nemmeno quando sta benissimo.
La scelta del gioco come metro non e’ un espediente: il gioco e’ l’attivita’
propria dell’eta’ evolutiva, ed e’ il primo comportamento che si riduce quando
il bambino sta male. I genitori se ne accorgono prima che di qualunque altro
segno, ed e’ una informazione clinica di prim’ordine.
Domande frequenti
Fino a che eta’ si usa la scala di Lansky?
Convenzionalmente sotto i sedici anni; sopra si passa a Karnofsky o a ECOG. E’ la distinzione piu’ chiesta, e nella pratica anche l’errore piu’ frequente, perche’ si tende ad applicare per abitudine la scala dell’adulto.
Punteggio alto significa che sta bene o che sta male?
Bene. In Lansky e in Karnofsky il 100 e’ l’autonomia completa e lo 0 e’ l’assenza di risposta. In ECOG e’ l’opposto: 0 e’ il paziente pienamente attivo. E’ un’inversione che genera errori in continuazione.
Chi assegna il punteggio, il medico o i genitori?
Lo assegna il clinico, ma sulla base di quanto riferiscono i genitori, che sono gli unici a conoscere il gioco abituale del bambino. Conviene chiedere esempi concreti – quanto ha giocato, che cosa ha fatto, si e’ alzato da solo – invece di un giudizio complessivo.
Serve solo in oncologia?
Nasce in ambito oncologico pediatrico ed e’ li’ che si usa di piu’, ma il principio vale per qualunque malattia cronica in cui serva misurare l’autonomia in modo confrontabile nel tempo.
Misura anche la qualita’ di vita?
No, e usarla per questo e’ un errore di metodo. Misura lo stato funzionale, cioe’ quanto il bambino riesce a fare. La qualita’ di vita comprende dolore, nausea, aspetti emotivi e relazionali che richiedono questionari dedicati.
Un esempio di applicazione nel tempo
Il valore della scala emerge quando si mettono in fila piu’ rilevazioni. Un
bambino che passa da 100 a 80 nell’arco di due cicli di terapia sta accusando
il trattamento ma resta autonomo; se scende a 50 nel ciclo successivo, la
traiettoria segnala qualcosa da indagare prima di proseguire: tossicita’
cumulativa, una complicanza, una progressione, oppure un problema del tutto
diverso come un’anemia correggibile.
Il punteggio non dice quale delle quattro: dice che va cercata. E’ questa la
funzione di uno strumento di misura, segnalare in tempo che serve una
domanda.
Il rapporto con la decisione di trattare
Nei protocolli lo stato funzionale entra come criterio perche’ predice la
tollerabilita’ del trattamento: un punteggio molto basso identifica un
paziente in cui la terapia intensiva ha maggiore probabilita’ di produrre
tossicita’ rilevanti e minore probabilita’ di essere portata a termine.
Va pero’ usato con giudizio clinico. Un punteggio basso dovuto alla malattia
stessa, e potenzialmente reversibile proprio con il trattamento, ha un
significato diverso da un punteggio basso dovuto a un deterioramento generale
irreversibile. E’ la distinzione che nessuna scala puo’ fare al posto di chi
visita il bambino.
Da dove viene
La scala prende il nome dall’oncologo pediatra che la propose alla fine
degli anni settanta, con l’obiettivo dichiarato di adattare all’eta’ evolutiva
uno strumento nato per l’adulto. La validazione fu condotta confrontando i
punteggi assegnati dai genitori con quelli assegnati dai clinici, e fu proprio
quel confronto a stabilire che il racconto dei genitori e’ una fonte
attendibile se guidato da descrittori concreti.
E’ una nota storica, ma spiega la struttura dello strumento: i descrittori
sono formulati come li formulerebbe un genitore, non come li formulerebbe un
medico.
Come si annota, in pratica
L’annotazione utile contiene tre cose: il punteggio, la data e una riga di
descrizione concreta. Il punteggio da solo, letto sei mesi dopo, non permette
di capire su quali osservazioni si basava, e il confronto diventa incerto
proprio quando serve.
Scrivere per esempio che il bambino si alza e si veste da solo ma non corre
piu’ e passa il pomeriggio a disegnare vale molto piu’ di un 60 isolato: chi
rivaluta la settimana dopo sa esattamente che cosa cercare per capire se e’
cambiato qualcosa.
Come si allena questo argomento
Argomenti come questo si fissano con i quesiti: riconoscere un quadro e’ un
gesto, e i gesti si allenano ripetendoli. Le simulazioni commentate sono nella
piattaforma Accademia, i
volumi fra i libri per il concorso.
