Sbocchi Lavorativi Veterinaria
13 Agosto 2022 · Mario Lomele
Quali sono gli sbocchi lavorativi veterinaria offre a chi si laurea in Medicina veterinaria? Gli italiani che hanno adottato un animale domestico o hanno intenzione di farlo sono in continuo aumento, con conseguente aumento di domanda per questa figura professionale. Tuttavia non tutti i ragazzi che si iscrivono a Veterinaria decidono di lavorare in uno studio o una clinica veterinaria: la laurea apre strade molto diverse tra loro, dalla clinica degli animali da compagnia alla sicurezza alimentare, dalla zootecnia alla ricerca farmaceutica.
In questa guida trovi una panoramica ragionata degli ambiti di lavoro del veterinario, le differenze tra impiego pubblico e privato, tra lavoro dipendente e libera professione, e il quadro delle scuole di specializzazione. In fondo trovi anche qualche indicazione su come prepararsi al test di ammissione, perché tutto parte da lì: Veterinaria è un corso di laurea a numero chiuso.
Sbocchi lavorativi veterinaria: il quadro generale
Il medico veterinario è un professionista sanitario a tutti gli effetti. Il suo campo d’azione non si limita alla cura del singolo animale, ma comprende la salute delle popolazioni animali, la prevenzione delle malattie trasmissibili all’uomo e il controllo della filiera degli alimenti di origine animale. È proprio questa ampiezza a spiegare perché gli sbocchi lavorativi in veterinaria siano così vari: lo stesso titolo di studio permette di lavorare in un ambulatorio di quartiere, in un allevamento, in un’azienda mangimistica, in un laboratorio o in un servizio pubblico di prevenzione.
Per orientarsi conviene ragionare su tre assi. Il primo è il tipo di animale: animali da compagnia, animali da reddito (bovini, suini, avicoli, specie acquatiche), cavalli, animali esotici o da laboratorio. Il secondo è il tipo di attività: clinica, prevenzione e controllo, consulenza tecnica, ricerca. Il terzo è il contesto: settore pubblico o privato, lavoro dipendente o autonomo. Combinando questi tre elementi si ottiene una mappa abbastanza precisa delle possibilità.
Dove lavorare dopo la laurea in Veterinaria
Un veterinario può lavorare sia come dipendente che come libero professionista, sia nel settore pubblico che nel settore privato. Ecco alcuni esempi:
- selezione e miglioramento genetico degli animali nel settore della produzione alimentare;
- consulenti per l’industria dei mangimi e degli integratori alimentari rivolti agli animali;
- verifica gestione e igiene negli allevamenti e controllo di qualità delle produzioni;
- visita e cura di pazienti presso ambulatori veterinari pubblici e privati;
- consulenza, supporto tecnico, ricerca e sviluppo per la produzione di farmaci rivolti agli animali;
- tecnologie della trasformazione e gestione della filiera degli alimenti di origine animale.
Questo elenco mostra bene come la clinica sia solo una parte del mestiere. Una quota importante delle opportunità riguarda il mondo produttivo: allevamenti, industria alimentare, aziende di mangimi e di farmaci veterinari. Sono ambiti meno visibili all’opinione pubblica, ma spesso offrono percorsi professionali stabili e ben strutturati, soprattutto per chi sviluppa competenze specifiche in igiene, nutrizione o genetica.
La clinica degli animali da compagnia
È l’immagine più comune del veterinario: l’ambulatorio, la clinica o l’ospedale veterinario dove si visitano cani, gatti e altri animali domestici. Qui si svolgono visite, vaccinazioni, diagnostica, chirurgia, pronto soccorso e degenza. Chi sceglie questa strada di solito inizia collaborando con strutture già avviate, per poi orientarsi verso un ambito (chirurgia, dermatologia, cardiologia, diagnostica per immagini) o aprire un proprio studio. La crescita degli animali d’affezione nelle famiglie italiane ha reso questo settore molto dinamico, ma anche competitivo: contano l’aggiornamento continuo e la capacità di gestire il rapporto con i proprietari.
Animali da reddito e cavalli
Il veterinario che lavora con bovini, suini, ovini, avicoli o specie acquatiche segue la salute dell’allevamento nel suo complesso: piani vaccinali, riproduzione, alimentazione, benessere animale, uso corretto dei farmaci. È un lavoro spesso itinerante, svolto tra aziende diverse, in cui la dimensione della prevenzione pesa più della singola terapia. La medicina del cavallo è un ambito a parte, con una clinica specialistica dedicata sia agli animali sportivi sia a quelli da allevamento.
Sicurezza alimentare e industria
Il veterinario è una figura chiave nel controllo degli alimenti di origine animale: carne, latte, uova, prodotti della pesca. Nelle aziende alimentari si occupa di qualità, igiene dei processi e conformità alle norme; nelle aziende di mangimi, integratori e farmaci veterinari può lavorare in consulenza tecnica, nella ricerca e sviluppo o nella formazione della rete commerciale. Sono ruoli in cui servono solide basi scientifiche, capacità di lettura delle normative e attitudine al lavoro in squadra.
Sbocchi lavorativi veterinaria nel pubblico e nel privato
Nel settore pubblico il veterinario lavora soprattutto nei servizi veterinari delle aziende sanitarie, che si occupano di sanità animale, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche e igiene degli alimenti di origine animale. A questo si aggiungono gli istituti dedicati alla ricerca e al controllo in campo zooprofilattico, le università e, in alcuni casi, gli enti che si occupano di tutela della fauna. L’accesso ai ruoli pubblici avviene di norma tramite concorso, e per molte posizioni è richiesta una specializzazione: per questo chi punta al pubblico tende a programmare con anticipo il proprio percorso post laurea.
Nel settore privato le possibilità sono più frammentate ma anche più numerose: cliniche e ospedali veterinari, studi associati, aziende zootecniche, industria alimentare, mangimifici, case farmaceutiche, laboratori di analisi. Qui il percorso dipende molto dall’iniziativa personale, dalla rete di contatti costruita durante il tirocinio e dalla capacità di specializzarsi in un settore richiesto.
Dipendente o libero professionista
Molti veterinari, specie nei primi anni, lavorano come liberi professionisti in collaborazione con una o più strutture. È una formula flessibile, che permette di fare esperienza in contesti diversi, ma comporta oneri fiscali e previdenziali a proprio carico e una certa variabilità del reddito. Il lavoro dipendente, pubblico o privato, offre maggiore stabilità ma richiede di superare selezioni o concorsi. Non esiste una scelta giusta in assoluto: dipende dal settore, dalla zona geografica e dagli obiettivi di ciascuno.
Quanto si guadagna: indicazioni prudenti
Sul reddito del veterinario circolano cifre molto diverse, e conviene diffidare dei numeri precisi. Le variabili sono troppe: settore pubblico o privato, inquadramento da dipendente o da libero professionista, anzianità, specializzazione, area geografica, tipo di animali seguiti. In termini generali, i primi anni di libera professione sono spesso quelli con i redditi più contenuti e meno prevedibili, mentre la crescita arriva con l’esperienza, la specializzazione e la costruzione di una clientela stabile.
Per chi lavora come dipendente, il riferimento corretto sono i contratti collettivi del settore di appartenenza: quello della sanità pubblica per i veterinari delle aziende sanitarie, e i contratti dei rispettivi comparti per chi lavora in aziende private. Prima di farsi un’idea, è sempre meglio consultare il contratto applicabile e le fonti ufficiali di categoria, piuttosto che affidarsi a stime generiche.
La specializzazione dopo la laurea in Veterinaria
Con la specializzazione dopo la laurea si possono avere ulteriori possibilità di impiego, infatti il MIUR ha creato tre classi per le scuole di specializzazione, dove ciascuna contiene più corsi di specializzazione tra cui scegliere.
- Classe della sanità animale. In questa classe sono incluse le specializzazioni in:
- Sanità animale, Allevamento e Produzioni zootecniche;
- Patologia e Clinica degli animali da affezione;
- Malattie infettive, Profilassi e Polizia veterinaria;
- Patologia suina;
- Medicina e Chirurgia del cavallo;
- Clinica bovina
- Classe dell’igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro derivati. Qui invece sono incluse le specializzazioni in:
- Ispezione degli alimenti di origine animale;
- Igiene e controllo dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura;
- Igiene e tecnologia delle carni;
- Igiene e tecnologia del latte e derivati.
- Classe dell’igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche. In questo caso i percorsi di specializzazione possibili sono: Allevamento, Igiene, Patologia delle specie acquatiche e controllo dei prodotti derivati;
- Tecnologia e Patologia delle specie avicole, del coniglio e della selvaggina;
- Fisiopatologia della riproduzione degli animali domestici;
- Alimentazione animale;
- Etologia applicata e benessere animale;
- Miglioramento genetico degli animali domestici;
- Scienza e medicina degli animali da laboratorio.
Come scegliere la specializzazione
Le tre classi rispecchiano i grandi ambiti del mestiere: la salute degli animali, la sicurezza degli alimenti e la gestione degli allevamenti. Chi ama la clinica tende a orientarsi verso la prima classe, in particolare verso la patologia e clinica degli animali da affezione o la medicina del cavallo. Chi è attratto dal controllo e dalla prevenzione trova nella seconda classe la strada più diretta verso i servizi di igiene degli alimenti. Chi invece vuole lavorare a contatto con il mondo produttivo può guardare alla terza classe, che copre nutrizione, riproduzione, genetica e benessere animale.
Un buon criterio è partire dalle esperienze fatte durante il corso di laurea: tirocini, internati nei reparti, tesi sperimentali. Sono occasioni preziose per capire quale ambito si adatta davvero alle proprie attitudini, prima di impegnarsi in un percorso di specializzazione pluriennale.
Le competenze che fanno la differenza
Qualunque sia lo sbocco scelto, alcune competenze trasversali pesano molto. La prima è la solidità nelle materie di base: biologia, chimica, fisiologia, patologia. La seconda è la capacità di comunicare, sia con i proprietari degli animali sia con allevatori, aziende e autorità sanitarie. La terza è l’aggiornamento continuo, perché normative, farmaci e tecniche diagnostiche cambiano di frequente. Infine contano le competenze organizzative: chi lavora in libera professione è, a tutti gli effetti, un piccolo imprenditore.
Tra gli errori tipici di chi si avvicina alla professione c’è quello di immaginare solo la clinica degli animali da compagnia, trascurando settori come la sicurezza alimentare o la zootecnia, che spesso offrono sbocchi lavorativi in veterinaria più stabili. Un altro errore è rimandare le scelte: chi inizia presto a orientarsi, già durante gli anni di corso, arriva alla laurea con un profilo più definito e spendibile.
Il primo passo: il test di ammissione
Quello in Veterinaria è un corso di laurea a numero chiuso: prima di pensare agli sbocchi, bisogna superare il test di ammissione. La prova verte sulle materie scientifiche di base, con un peso importante della biologia e della chimica, e richiede un allenamento costante su quesiti a risposta multipla sotto vincolo di tempo. Per farti un’idea concreta della prova puoi studiare il test di Veterinaria 2022 in PDF, il test di Veterinaria 2021 in PDF e la pagina sul test di ingresso di Veterinaria 2020.
Il metodo più efficace è alternare lo studio teorico a simulazioni complete a tempo, correggendo ogni errore e tornando sugli argomenti deboli. Per la biologia, che è il cuore della preparazione, puoi allenarti con i quiz di biologia; per lezioni e simulazioni commentate c’è anche la Piattaforma Accademia.
Per il Test Ammissione Veterinaria consigliamo
Per superare il test di ammissione e per una preparazione ottimale consigliamo:
- 50.000 QUIZ – Test Ammissione Medicina. Simulazioni.
- 50.000 QUIZ – Test Ammissione Medicina. Simulazioni per materia.
- 50.000 QUIZ – Test Ammissione Medicina. Prove Precedenti
In sintesi
Gli sbocchi lavorativi veterinaria offre vanno ben oltre l’ambulatorio: il veterinario può lavorare come dipendente o libero professionista, nel pubblico o nel privato, occupandosi di clinica degli animali da compagnia e da reddito, di sicurezza alimentare, di zootecnia, di genetica, di mangimi e farmaci veterinari. Le scuole di specializzazione, organizzate in tre classi (sanità animale, igiene degli alimenti di origine animale, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche), aprono ulteriori possibilità di impiego. Sul reddito conviene ragionare per fasce indicative e consultare i contratti di riferimento, non affidarsi a cifre precise. E il primo passo resta sempre uno: preparare con metodo il test di ammissione al corso a numero chiuso.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai test di ammissione e ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
