Otite media: cause, otoscopia e terapia per il concorso SSM
22 Settembre 2026 · Mario Lomele
L’otite media è una delle diagnosi più frequenti in età pediatrica e uno degli argomenti di otorinolaringoiatria e pediatria che ricorrono con più costanza nel Concorso Nazionale SSM. Il motivo è semplice: la malattia ha una fisiopatologia lineare legata alla tuba di Eustachio, un quadro otoscopico che si descrive con pochi elementi precisi, una terapia che negli ultimi anni è stata ridefinita dalle linee guida sull’uso prudente degli antibiotici e alcune complicanze che ogni medico deve saper riconoscere in tempo. In più, le forme croniche con o senza colesteatoma e l’otite media effusiva sono terreno fertile per i distrattori. In questo articolo affrontiamo l’argomento come in un manuale, mettendo in evidenza i punti che gli esaminatori chiedono di più.
Che cos’è l’otite media
L’otite media è un processo infiammatorio dell’orecchio medio, cioè della cavità timpanica, delle cellule mastoidee e della tuba di Eustachio, che comunica con il rinofaringe. Il termine comprende quadri diversi per meccanismo, decorso e trattamento. L’otite media acuta è un’infezione con esordio rapido, versamento nell’orecchio medio e segni di flogosi della membrana timpanica. L’otite media effusiva, detta anche sierosa o catarrale, è la presenza di versamento nell’orecchio medio senza segni di infezione acuta, spesso persistente dopo un episodio acuto o legata a disfunzione tubarica. L’otite media cronica suppurativa è un’infiammazione persistente con perforazione timpanica e otorrea, e può essere semplice o colesteatomatosa. L’otite media acuta è di gran lunga la più comune: la maggior parte dei bambini ne ha almeno un episodio entro i tre anni di vita, con un picco tra i sei e i ventiquattro mesi.
Cause e fisiopatologia
L’elemento chiave è la tuba di Eustachio, che nel bambino è più corta, più orizzontale e più cedevole rispetto all’adulto, e quindi meno efficace nel ventilare l’orecchio medio e nel proteggerlo dal reflusso di secrezioni rinofaringee. Un’infezione virale delle vie aeree superiori provoca edema della mucosa tubarica e ostruzione, con pressione negativa nella cassa timpanica, trasudazione di liquido e successiva colonizzazione batterica risalita dal rinofaringe. I batteri più frequentemente responsabili sono lo Streptococcus pneumoniae, l’Haemophilus influenzae non tipizzabile e la Moraxella catarrhalis; nei neonati vanno considerati anche i bacilli Gram-negativi e lo Streptococcus pyogenes. I virus respiratori (virus respiratorio sinciziale, rinovirus, influenza) sono spesso i primi attori e possono essere l’unico agente. Tra i fattori di rischio ricordiamo la frequenza dell’asilo nido, l’esposizione al fumo passivo, l’allattamento artificiale, l’uso del ciuccio, l’ipertrofia adenoidea, le anomalie craniofacciali come la palatoschisi, la sindrome di Down, la stagione invernale e la familiarità. L’allattamento al seno e le vaccinazioni antipneumococcica e antinfluenzale sono invece fattori protettivi.
Clinica
Nel lattante e nel bambino piccolo i sintomi sono aspecifici: irritabilità, pianto inconsolabile, risvegli notturni, rifiuto del cibo, febbre e talora vomito o diarrea; il bambino può portarsi la mano all’orecchio, ma questo segno da solo è poco affidabile. Nel bambino più grande e nell’adulto il sintomo cardine è l’otalgia, spesso intensa e pulsante, con ipoacusia trasmissiva e sensazione di orecchio pieno. La perforazione spontanea della membrana timpanica si accompagna a otorrea purulenta e a un rapido sollievo dal dolore, perché la pressione nella cassa si scarica. Nell’otite media effusiva il quadro è dominato dall’ipoacusia trasmissiva, che nel bambino piccolo può manifestarsi come ritardo del linguaggio o disattenzione a scuola, senza dolore né febbre. Nell’otite media cronica suppurativa il paziente riferisce otorrea persistente o ricorrente e ipoacusia, di solito senza dolore; l’otorrea maleodorante e la presenza di detriti biancastri nella parte alta della membrana devono far pensare al colesteatoma.
Diagnosi
La diagnosi di otite media acuta è otoscopica e richiede tre elementi: esordio acuto dei sintomi, presenza di versamento nell’orecchio medio e segni di infiammazione della membrana timpanica. Il segno otoscopico più specifico è l’estroflessione, o bombatura, della membrana, che appare opaca, iperemica, con perdita del triangolo luminoso e dei normali punti di repere come il manico del martello; l’iperemia isolata non basta, perché compare anche con il pianto o la febbre. L’otoscopia pneumatica, che valuta la mobilità della membrana, e la timpanometria, che mostra una curva piatta (tipo B) in presenza di versamento, aumentano l’accuratezza. Nell’otite media effusiva la membrana è retratta, opaca, ambrata o grigiastra, talvolta con livello idroaereo o bolle, e non mostra segni di flogosi acuta; l’audiometria documenta l’ipoacusia trasmissiva. Nell’otite cronica si osserva la perforazione, centrale nella forma semplice, marginale o epitimpanica nella forma colesteatomatosa. Gli esami di laboratorio non servono per la diagnosi; la timpanocentesi con coltura è riservata ai casi complicati, ai neonati e agli immunodepressi. La TC delle rocche petrose è indicata nel sospetto di mastoidite o di colesteatoma, la risonanza nel sospetto di complicanze endocraniche.
Diagnosi differenziale
L’otite esterna è la principale alternativa nell’otalgia: qui il dolore è evocato dalla trazione del padiglione e dalla pressione sul trago, il condotto è edematoso e dolente, la membrana, quando visibile, è normale, e l’anamnesi riferisce spesso bagni in piscina. La miringite bollosa, spesso virale o da micoplasma, mostra bolle sulla membrana timpanica con dolore intenso. L’otalgia riferita è un tranello da concorso: un orecchio normale all’otoscopia in un paziente con dolore deve far cercare cause dentarie, dell’articolazione temporo-mandibolare, faringee o tonsillari, e nell’adulto fumatore anche un tumore del faringe. Il barotrauma e la disfunzione tubarica semplice danno retrazione senza infezione. Nell’orecchio che cola in modo cronico vanno considerate l’otite esterna cronica, la micosi del condotto e, appunto, il colesteatoma. Nel bambino con febbre e irritabilità va ricordato che l’otite può coesistere con altre infezioni e non deve far interrompere la ricerca di un’infezione più grave, come la meningite.
Terapia per principi
La gestione dell’otite media acuta si fonda oggi su due pilastri: il controllo del dolore, sempre, con analgesici e antipiretici, e l’uso mirato dell’antibiotico. Le linee guida distinguono i casi in cui l’antibiotico va iniziato subito da quelli in cui è ragionevole la vigile attesa per 48-72 ore con rivalutazione. Il trattamento immediato è indicato nei bambini sotto i sei mesi, nei quadri gravi con otalgia intensa o febbre elevata, nell’otite bilaterale nei bambini piccoli, in presenza di otorrea, nei pazienti con fattori di rischio e quando non è garantito un follow-up affidabile; negli altri casi, soprattutto nel bambino sopra i due anni con forma lieve monolaterale, la vigile attesa è una strategia sicura, perché una quota importante degli episodi si risolve spontaneamente. Quando si tratta, il farmaco di prima scelta è l’amoxicillina, eventualmente con acido clavulanico se il bambino ha assunto betalattamici nel mese precedente, ha una congiuntivite purulenta associata (che suggerisce l’Haemophilus) o ha avuto recidive; nei pazienti allergici si utilizzano cefalosporine o macrolidi secondo il tipo di allergia. I decongestionanti, gli antistaminici e i corticosteroidi non hanno dimostrato utilità.
Nell’otite media effusiva l’atteggiamento è la sorveglianza per circa tre mesi, perché la maggior parte dei versamenti si risolve da sola; se persiste con ipoacusia significativa o ritardo del linguaggio, si ricorre alla miringotomia con inserimento di tubi di ventilazione transtimpanici, eventualmente associata ad adenoidectomia. Nell’otite cronica suppurativa semplice si usano gocce auricolari antibiotiche e la toilette del condotto, seguite dalla timpanoplastica per chiudere la perforazione; il colesteatoma è di pertinenza chirurgica, perché continua a erodere le strutture circostanti finché non viene asportato. Le forme ricorrenti beneficiano della correzione dei fattori di rischio e delle vaccinazioni.
Complicanze
Le complicanze dell’otite media si dividono in intratemporali ed endocraniche. La mastoidite acuta è la più frequente e si presenta con dolore, arrossamento e tumefazione retroauricolare che spinge il padiglione in avanti e in basso; richiede antibiotici endovenosi e, negli ascessi, drenaggio chirurgico. Altre complicanze intratemporali sono la paralisi del nervo facciale, la labirintite con vertigine e ipoacusia neurosensoriale, la petrosite con la triade di Gradenigo (otorrea, dolore retro-orbitario e paralisi del sesto nervo cranico), l’ipoacusia trasmissiva persistente da timpanosclerosi o da erosione ossiculare e il colesteatoma. Tra le complicanze endocraniche vanno ricordate la meningite, l’ascesso epidurale, subdurale e cerebrale (tipicamente temporale o cerebellare), la trombosi del seno sigmoideo e l’idrocefalo otitico. Un bambino con otite che sviluppa cefalea intensa, vomito, rigidità nucale, alterazione della coscienza o segni neurologici focali va inviato d’urgenza in ospedale. Chi si orienta verso la specializzazione in pediatria incontrerà l’otite media in modo quotidiano, e chi guarda alle discipline chirurgiche testa-collo troverà utile la panoramica sulle scuole di specializzazione in medicina.
Come cade l’otite media al concorso
Le domande sull’otite media si raggruppano in poche tipologie, che vale la pena riconoscere prima di leggere le opzioni.
- L’agente eziologico. “Qual è il batterio più frequentemente responsabile di otite media acuta?” Streptococcus pneumoniae, seguito da Haemophilus influenzae e Moraxella catarrhalis. Il distrattore è lo Staphylococcus aureus o la Pseudomonas, tipici dell’otite esterna.
- Il segno otoscopico. “Il reperto otoscopico più specifico di otite media acuta è…” L’estroflessione della membrana timpanica; l’iperemia isolata non è sufficiente.
- La terapia di prima scelta. “Nel bambino con otite media acuta che richiede antibiotico, il farmaco di prima linea è…” L’amoxicillina. Variante: quando aggiungere l’acido clavulanico, o quando è lecita la vigile attesa.
- La complicanza. “Bambino con otite in trattamento sviluppa tumefazione retroauricolare con padiglione spostato in avanti: la diagnosi è…” Mastoidite acuta. Oppure la triade di Gradenigo come espressione di petrosite.
- Il tipo di ipoacusia. “L’otite media effusiva determina un’ipoacusia di tipo…” Trasmissivo, con timpanogramma piatto di tipo B; l’ipoacusia neurosensoriale indica invece una labirintite.
Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia presentano questi quesiti sotto forma di brevi casi clinici pediatrici, spiegando per ciascuna opzione perché è corretta o perché è un distrattore, un metodo che per l’otorinolaringoiatria aiuta a fissare i reperti otoscopici e le indicazioni terapeutiche.
In sintesi
L’otite media è l’infiammazione dell’orecchio medio, favorita nel bambino dalla tuba di Eustachio corta e orizzontale, e sostenuta soprattutto da pneumococco, Haemophilus e Moraxella dopo un’infezione virale. La forma acuta si riconosce per l’esordio rapido, il versamento e la bombatura della membrana timpanica; la forma effusiva per il versamento senza infezione con ipoacusia trasmissiva; la forma cronica per la perforazione con otorrea, con o senza colesteatoma. La terapia dell’otite acuta si fonda sull’analgesia e su un uso mirato dell’amoxicillina, con vigile attesa nei casi lievi del bambino più grande; le forme effusive persistenti richiedono i tubi di ventilazione e il colesteatoma la chirurgia. La mastoidite è la complicanza più frequente, quelle endocraniche le più gravi. Al concorso contano l’agente eziologico, il segno otoscopico, il farmaco di prima scelta, le complicanze e il tipo di ipoacusia.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
