Ossiuriasi: Enterobius, scotch test e terapia | SSM
30 Settembre 2026 · Mario Lomele
L’ossiuriasi è l’elmintiasi intestinale più diffusa nei paesi industrializzati e una delle infezioni più frequenti nei bambini in età scolare e prescolare. È causata da Enterobius vermicularis, un piccolo nematode che vive nell’intestino crasso umano, e si manifesta soprattutto con un fastidioso prurito anale notturno. Pur essendo una condizione benigna, è un argomento classico dei quiz del Concorso SSM, che vanno a colpo sicuro su ciclo biologico, scotch test, farmaco di scelta e trattamento dei familiari. Qui trovi tutto quello che serve, organizzato come in un manuale.
Che cos’è l’ossiuriasi
L’ossiuriasi, detta anche enterobiasi, è l’infestazione intestinale da Enterobius vermicularis, un nematode comunemente chiamato ossiuro. I vermi adulti sono piccoli, biancastri, filiformi: la femmina misura circa un centimetro e ha una coda appuntita, il maschio è più piccolo. L’uomo è l’unico ospite naturale, per cui gli animali domestici non rappresentano un serbatoio, un dettaglio che i quiz usano volentieri come distrattore.
L’infezione è diffusa in tutte le classi sociali e in tutti i climi, con prevalenza massima nei bambini fra i cinque e i dieci anni. È frequente la trasmissione all’interno delle famiglie e delle comunità chiuse come scuole, collegi e istituti, dove il contatto stretto e la condivisione di biancheria e oggetti favoriscono la diffusione.
Ciclo biologico e trasmissione
Il ciclo biologico è diretto, senza ospiti intermedi, ed è la chiave per capire clinica, diagnosi e terapia. L’infezione inizia con l’ingestione delle uova embrionate, portate alla bocca dalle mani contaminate o inalate e poi deglutite con la polvere. Le larve si liberano nell’intestino tenue, maturano e migrano verso il cieco, l’appendice e il colon ascendente, dove i vermi adulti si accoppiano. Dopo alcune settimane la femmina gravida migra durante la notte lungo il colon fino all’ano, esce sulla cute perianale e depone migliaia di uova, per poi morire.
Le uova, depositate insieme a una sostanza vischiosa e irritante, diventano infettanti nel giro di poche ore. Il prurito spinge il bambino a grattarsi: le uova si depositano sotto le unghie e sulle dita e vengono riportate alla bocca, realizzando l’autoinfestazione, il meccanismo che rende l’infezione così persistente. Le uova si disperdono inoltre su lenzuola, pigiami, asciugamani, giocattoli e superfici, dove possono sopravvivere per giorni, contagiando gli altri membri della famiglia. È descritta anche la retroinfestazione, in cui le larve schiuse sulla cute perianale risalgono attraverso l’ano nel retto. L’intero ciclo dura alcune settimane, dato che spiega il ritrattamento a distanza.
Quadro clinico dell’ossiuriasi
Molte infezioni sono asintomatiche. Quando presenti, i sintomi sono legati soprattutto alla migrazione notturna delle femmine: il segno cardine è il prurito perianale notturno, talvolta intenso, che disturba il sonno e provoca irritabilità, risvegli, stanchezza diurna e difficoltà di concentrazione. Il grattamento può portare a escoriazioni, eczematizzazione e sovrainfezioni batteriche della cute perianale.
Nelle bambine le femmine migranti possono raggiungere la vulva e la vagina, causando vulvovaginite con prurito, bruciore e secrezioni: nella bambina in età prepubere con una vaginite ricorrente l’ossiuriasi va sempre considerata. Più raramente si osservano infezioni urinarie e localizzazioni ectopiche nelle tube o nel peritoneo, eventi eccezionali. Gli ossiuri possono essere ritrovati nel lume dell’appendice, e l’associazione con l’appendicite acuta è discussa, ma la loro presenza nel pezzo operatorio non significa necessariamente che ne siano la causa.
Sintomi come dolore addominale vago, nausea, digrignamento dei denti, inappetenza ed enuresi notturna sono stati attribuiti all’infezione nella tradizione popolare e in parte della letteratura, ma il loro legame è incerto: al concorso conviene ricordare che il sintomo davvero tipico è il prurito anale notturno. A differenza di altre elmintiasi, l’ossiuriasi non causa eosinofilia significativa, perché i parassiti non invadono i tessuti; né provoca anemia o malassorbimento.
Diagnosi: lo scotch test
La diagnosi si basa sul riconoscimento delle uova o dei vermi adulti. L’esame di scelta è lo scotch test, o test di Graham: al mattino, appena sveglio e prima di lavarsi o andare in bagno, si appoggia sulla cute perianale un pezzo di nastro adesivo trasparente, che viene poi steso su un vetrino e osservato al microscopio. Le uova hanno una forma caratteristica, ovalare e appiattita su un lato, asimmetrica. Poiché la deposizione non avviene ogni notte, un singolo test negativo non esclude l’infezione: si raccomanda di ripeterlo in più mattine consecutive per aumentare la sensibilità.
In alternativa i genitori possono osservare direttamente i vermi adulti, piccoli filamenti bianchi mobili, sulla cute perianale del bambino poche ore dopo che si è addormentato, oppure sulla superficie delle feci. L’esame parassitologico delle feci, utile per altri parassiti, ha invece una sensibilità bassa per l’ossiuriasi, perché le uova vengono deposte sulla cute e non rilasciate nel lume intestinale: è uno dei punti più richiesti ai quiz.
La diagnosi differenziale del prurito anale comprende la dermatite irritativa o da contatto, la dermatite perianale streptococcica, la candidosi, la scabbia, la psoriasi, il lichen, le ragadi e, nell’adulto, le emorroidi. Una vulvovaginite ricorrente nella bambina richiede anche di considerare igiene inadeguata, corpi estranei e, se il contesto lo suggerisce, l’abuso sessuale.
Terapia e ritrattamento
Il trattamento si basa sugli antielmintici. Il mebendazolo in dose singola è il farmaco più usato; in alternativa l’albendazolo in dose singola o il pamoato di pirantel. Questi farmaci agiscono sui vermi adulti ma non sono efficaci sulle uova e sulle larve in sviluppo: per questo la dose va ripetuta dopo circa due settimane, per eliminare i vermi che nel frattempo sono maturati dalle uova ingerite. Il ritrattamento a distanza è un concetto chiave, sia in clinica sia ai quiz.
Poiché l’infezione è spesso presente in più membri della famiglia, anche asintomatici, si raccomanda di trattare contemporaneamente tutti i conviventi, per evitare il continuo passaggio da una persona all’altra. In gravidanza i benzimidazolici vanno usati con cautela, soprattutto nel primo trimestre, e il pirantel è considerato in genere l’opzione preferibile; nei bambini molto piccoli la scelta del farmaco e della dose va adattata all’età.
La terapia farmacologica va sempre associata alle misure igieniche: unghie corte e pulite, lavaggio accurato delle mani al risveglio, dopo il bagno e prima dei pasti, come ricordato anche nella scheda sull’igiene delle mani; doccia al mattino per rimuovere le uova depositate nella notte; cambio quotidiano di biancheria intima e pigiama; lavaggio di lenzuola e asciugamani ad alta temperatura; pulizia delle superfici; evitare di grattarsi e di mettere le dita in bocca. Non è necessario escludere il bambino dalla scuola.
Come cade l’ossiuriasi al concorso
Ai quiz l’ossiuriasi compare quasi sempre come caso di un bambino in età scolare con prurito anale notturno, risvegli e irritabilità, oppure di una bambina con vulvovaginite ricorrente. Le domande chiedono l’esame diagnostico di scelta, lo scotch test, oppure il farmaco da usare, il mebendazolo, o ancora perché si ripete la dose dopo due settimane e chi va trattato. Un’altra formulazione frequente verifica se il candidato sa che l’esame coproparassitologico ha bassa sensibilità e che non c’è eosinofilia significativa.
Per interiorizzare questi dettagli è utile esercitarsi sulle formulazioni reali: la pagina delle prove degli anni precedenti del concorso SSM è il punto di partenza. Per un ripasso guidato, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che chiariscono perché ogni alternativa è corretta o sbagliata.
Errori tipici ai quiz
Gli errori più comuni sono scegliere l’esame parassitologico delle feci come esame di prima linea; pensare che un solo scotch test negativo escluda l’infezione; dimenticare la seconda dose dopo due settimane; trattare solo il bambino sintomatico e non i conviventi; attribuire l’infezione agli animali domestici; aspettarsi una eosinofilia marcata; confondere Enterobius con Ascaris, che causa sintomi polmonari nella fase di migrazione larvale e può dare occlusione intestinale, o con Strongyloides, capace di iperinfestazione negli immunodepressi; eseguire il test dopo la doccia del mattino, che rimuove le uova.
In sintesi
L’ossiuriasi è l’infestazione da Enterobius vermicularis, molto comune nei bambini, trasmessa per via oro-fecale con un ciclo diretto e un’autoinfestazione favorita dal grattamento. Il sintomo tipico è il prurito anale notturno, talvolta associato a disturbi del sonno e, nelle bambine, a vulvovaginite. La diagnosi si fa con lo scotch test al mattino, ripetuto più volte, mentre l’esame delle feci è poco sensibile e l’eosinofilia di solito manca. La terapia prevede mebendazolo o alternative in dose singola, ripetuta dopo circa due settimane, trattando tutti i conviventi e associando rigorose misure igieniche. Con questi punti si risolvono con sicurezza i quesiti sull’argomento.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
