Numero necessario da trattare (NNT): calcolo
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il numero necessario da trattare, spesso indicato con la sigla inglese NNT (number needed to treat), è il numero di pazienti che occorre trattare con un intervento, per un certo periodo, per evitare un evento sfavorevole in più rispetto al confronto. È una misura di efficacia espressa in termini concreti e clinicamente intuitivi, ed è uno dei calcoli più frequenti nelle domande di epidemiologia del Concorso SSM. Capire da dove nasce e come si interpreta evita molti errori banali.
Che cos’è il numero necessario da trattare
Il punto di partenza è la riduzione assoluta del rischio (RAR, in inglese ARR), cioè la differenza fra il rischio dell’evento nel gruppo di controllo e quello nel gruppo trattato. Il numero necessario da trattare è il suo reciproco: NNT = 1 / RAR. Se la riduzione assoluta è espressa in percentuale, la formula diventa NNT = 100 / RAR%. Per convenzione il risultato si arrotonda all’intero superiore, perché non si può trattare una frazione di paziente e arrotondare per eccesso è la scelta prudente.
Un NNT di 1 indicherebbe un trattamento ideale, in cui ogni paziente trattato evita l’evento che altrimenti avrebbe avuto. Valori più alti indicano un beneficio meno frequente. Non esiste però un NNT “buono” in assoluto: dipende dalla gravità dell’evento evitato, dalla durata del trattamento, dai costi e dagli effetti avversi.
Come si calcola: un esempio passo per passo
Usiamo un esempio con numeri inventati a scopo didattico, non tratti da studi reali. In un trial della durata di 5 anni, l’evento (per esempio un infarto) si verifica in 100 pazienti su 1.000 nel gruppo placebo e in 70 su 1.000 nel gruppo trattato. Il rischio nei controlli è quindi 0,10 (10%), quello nei trattati 0,07 (7%).
La riduzione assoluta del rischio è 0,10 − 0,07 = 0,03, cioè 3 punti percentuali. Il numero necessario da trattare è 1 / 0,03 = 33,3, che si arrotonda a 34. Il significato è: trattando 34 pazienti per 5 anni si evita, in media, un infarto. Nello stesso esempio il rischio relativo è 0,07 / 0,10 = 0,70 e la riduzione relativa del rischio è il 30%. Per un ripasso delle misure di associazione da cui partono questi calcoli è utile la pagina su rischio relativo e odds ratio.
Dalla riduzione relativa al NNT
Spesso uno studio riporta la riduzione relativa del rischio, e il dato deve essere applicato a pazienti con rischio di base diverso. La relazione è semplice: RAR = rischio di base × RRR, quindi NNT = 1 / (rischio di base × RRR). Con una riduzione relativa del 30% (valore illustrativo), in un paziente con rischio di base del 20% la riduzione assoluta è 0,20 × 0,30 = 0,06 e il NNT è circa 17; in un paziente con rischio di base del 2% la riduzione assoluta è 0,006 e il NNT sale a circa 167. Stessa efficacia relativa, impatto clinico dieci volte diverso.
Perché la riduzione relativa può ingannare
L’esempio precedente spiega perché il numero necessario da trattare è così utile. Le riduzioni relative del rischio sono numeri attraenti e tendono a restare stabili fra popolazioni diverse, ma nascondono la frequenza dell’evento. Una riduzione del 50% di un evento che colpisce una persona su diecimila è, in pratica, trascurabile per il singolo paziente. Il NNT incorpora sia l’efficacia del trattamento sia il rischio di base, e quindi comunica in modo onesto quanto lavoro clinico serve per ottenere un beneficio.
Da questo deriva un principio importante della prevenzione: a parità di efficacia relativa, il NNT è più basso nei pazienti ad alto rischio, per esempio in prevenzione secondaria dopo un evento, e più alto in prevenzione primaria nella popolazione generale. Questo non rende inutile la prevenzione primaria, ma spiega perché la decisione di trattare debba tener conto del rischio individuale.
Il numero necessario per nuocere (NNH)
Lo stesso ragionamento si applica agli effetti avversi. Il numero necessario per nuocere (NNH, number needed to harm) è il reciproco dell’aumento assoluto del rischio di un effetto indesiderato: NNH = 1 / (rischio nei trattati − rischio nei controlli). Con numeri illustrativi, se un sanguinamento maggiore compare nel 2% dei trattati e nell’1% dei controlli, l’aumento assoluto è 0,01 e il NNH è 100: ogni 100 pazienti trattati si provoca un sanguinamento in più.
Confrontare NNT e NNH aiuta a ragionare sul bilancio fra benefici e danni. Nel nostro esempio inventato, trattando 100 pazienti si eviterebbero circa 3 infarti e si causerebbe circa 1 sanguinamento maggiore. Il confronto è informativo solo se gli eventi hanno un peso clinico paragonabile e se si riferiscono allo stesso periodo di trattamento.
Come si interpreta correttamente
Il NNT va sempre accompagnato da tre informazioni. La prima è l’esito: un NNT per evitare la morte non si confronta con un NNT per evitare un sintomo lieve. La seconda è il tempo: un NNT di 34 in 5 anni non è uguale a un NNT di 34 in 1 anno, e i NNT di studi con durate diverse non si confrontano direttamente. La terza è il controllo: un NNT calcolato contro placebo non coincide con quello calcolato contro un altro farmaco attivo.
Anche il NNT ha un intervallo di confidenza, che si ottiene prendendo i reciproci dei limiti dell’intervallo della riduzione assoluta. Se l’intervallo della riduzione assoluta comprende lo zero, cioè il risultato non è significativo, l’intervallo del NNT diventa difficile da interpretare perché passa per l’infinito e include valori di danno: in quel caso si preferisce riportare la riduzione assoluta. Il NNT deriva in genere da un trial clinico randomizzato o da una metanalisi di trial, e ne eredita pregi e limiti.
Errori tipici
Il primo errore è calcolare il NNT come reciproco della riduzione relativa anziché assoluta: con una RRR del 30% si otterrebbe 3,3, numero privo di significato. Il secondo è dimenticare di convertire le percentuali: 1 / 3 non è il NNT di una riduzione del 3%, lo è 100 / 3. Il terzo è arrotondare per difetto. Il quarto è interpretare il NNT come “uno su 34 pazienti guarisce grazie al farmaco e gli altri no” in senso deterministico, mentre si tratta di una media su una popolazione. Il quinto è applicare a un paziente a basso rischio il NNT ottenuto in uno studio su pazienti ad alto rischio senza ricalcolarlo. Infine, attenzione a non confondere NNT e NNH: uno si riferisce a eventi evitati, l’altro a eventi causati.
Come cade il numero necessario da trattare al concorso
Al Concorso SSM il numero necessario da trattare compare quasi sempre come esercizio di calcolo rapido. Lo schema tipico fornisce i rischi o le percentuali di eventi nei due bracci di un trial e chiede il NNT, oppure fornisce il NNT e chiede la riduzione assoluta del rischio. Varianti frequenti chiedono di distinguere fra riduzione relativa e assoluta, di calcolare il NNH di un effetto avverso, o di indicare come cambia il NNT in una popolazione con rischio di base più alto o più basso. Le risposte sbagliate più attraenti sono proprio quelle ottenute con i calcoli errati descritti sopra, per esempio il reciproco della riduzione relativa. Per rivedere il quadro generale dei calcoli di base è comoda la pagina di statistica medica.
Il modo più efficace per non sbagliare questi conti sotto pressione è ripeterli molte volte su quesiti simili a quelli d’esame. Sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate in cui i calcoli di epidemiologia sono svolti passo per passo.
In sintesi
Il numero necessario da trattare è il reciproco della riduzione assoluta del rischio: NNT = 1 / (rischio nei controlli − rischio nei trattati), arrotondato all’intero superiore. Indica quanti pazienti trattare, per un periodo definito, per evitare un evento. Dipende dal rischio di base: a parità di efficacia relativa è più basso nei pazienti ad alto rischio. Il suo specchio per gli effetti avversi è il NNH. Va sempre interpretato insieme a esito, durata e confronto, e non va mai calcolato dalla riduzione relativa: è l’errore che al concorso costa più punti.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
