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Concorso SSM

Statistica medica: le basi che servono davvero al concorso

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Statistica medica: le basi che servono davvero al concorso

La statistica medica e’ la materia che quasi tutti
rimandano e che quasi sempre compare. Il consolante e’ che la parte richiesta
e’ limitata e ha una logica: capiti sei o sette concetti, le domande si
somigliano tutte.

Sensibilita’ e specificita’

Sono proprieta’ del test, non del paziente. La sensibilita’
e’ la quota di malati che il test riconosce come positivi: un test molto
sensibile, quando risulta negativo, permette di escludere. La
specificita’ e’ la quota di sani che il test riconosce come
negativi: un test molto specifico, quando risulta positivo, permette di
confermare.

Questa e’ la coppia da cui discende quasi tutto: i test di screening
privilegiano la sensibilita’, i test di conferma la specificita’.

I valori predittivi e il ruolo della prevalenza

I valori predittivi rispondono alla domanda che interessa davvero: dato un
risultato, qual e’ la probabilita’ che il paziente sia malato. A differenza di
sensibilita’ e specificita’, dipendono dalla prevalenza.

E’ il concetto su cui si costruiscono piu’ domande, ed e’ controintuitivo:
lo stesso test, applicato a una popolazione in cui la malattia e’ rara,
produce molti falsi positivi e quindi un valore predittivo positivo basso.
Cambia la popolazione, non il test.

Misure di associazione

Il rischio relativo confronta l’incidenza fra esposti e non
esposti, e si usa negli studi di coorte, dove l’incidenza si puo’ misurare.
L’odds ratio confronta i rapporti di probabilita’, e si usa
negli studi caso-controllo, dove l’incidenza non e’ calcolabile. Quando la
malattia e’ rara i due valori si avvicinano.

Il numero necessario da trattare traduce la riduzione
assoluta del rischio in un numero di pazienti: e’ la misura che rende
confrontabili interventi diversi e smaschera le riduzioni relative
spettacolari costruite su rischi di base minimi.

Significativita’ e intervalli di confidenza

Il valore p esprime la probabilita’ di osservare un risultato almeno cosi’
estremo se l’ipotesi nulla fosse vera. Non dice quanto e’ grande l’effetto e
non dice che l’ipotesi e’ vera: e’ l’errore piu’ diffuso e il piu’ facile da
mettere in una domanda.

L’intervallo di confidenza dice di piu’, perche’ mostra insieme la
direzione e la precisione della stima. Un intervallo che comprende il valore
di nessun effetto – uno per i rapporti, zero per le differenze – corrisponde a
un risultato non significativo.

Statistica medica: i disegni di studio

In ordine crescente di solidita’: serie di casi, studio trasversale,
caso-controllo, coorte, studio randomizzato controllato, revisione sistematica
con metanalisi. La randomizzazione serve a distribuire i confondenti noti e
ignoti; il cieco serve a contenere i bias di valutazione.

Le domande insistono su quale disegno risponde a quale domanda: incidenza e
causalita’ vogliono la coorte, malattie rare vogliono il caso-controllo,
efficacia di un trattamento vuole il randomizzato.

Dove si incontra

Nei quesiti di igiene e sanita’ pubblica, ma anche dentro la clinica ogni
volta che si parla di screening, di accuratezza di un esame o di scelta
terapeutica. Chi conosce sensibilita’, specificita’ e prevalenza risponde a
domande che sembrano cliniche con due righe di ragionamento, come accade con
gli esami di laboratorio descritti in
autoanticorpi. Il
metodo di studio complessivo e’ descritto in

come prepararsi al concorso di specializzazione
.

I bias da riconoscere

Sono l’altra meta’ delle domande. Il bias di selezione
nasce quando chi entra nello studio non rappresenta la popolazione di
interesse. Il bias di informazione nasce da come si
raccolgono i dati, e la sua forma piu’ citata e’ il bias di memoria negli
studi caso-controllo, dove chi si e’ ammalato ricorda le esposizioni meglio di
chi sta bene.

Il confondimento e’ diverso da entrambi: e’ una terza
variabile associata sia all’esposizione sia all’esito, che crea
un’associazione apparente. Si affronta con la randomizzazione quando e’
possibile, con la stratificazione o l’analisi multivariata quando non lo e’.

Screening: tre trappole classiche

L’anticipazione diagnostica: la sopravvivenza sembra piu’
lunga solo perche’ la diagnosi e’ stata fatta prima, senza che la storia
naturale sia cambiata. La sovradiagnosi: si trovano lesioni
che non avrebbero mai dato sintomi. Il bias di durata: lo
screening intercetta preferenzialmente le forme a evoluzione lenta, che hanno
prognosi migliore. Sono tre motivi per cui un programma di screening puo’
sembrare efficace senza esserlo, e per cui l’unico esito che conta e’ la
mortalita’ specifica.

Dove allenarsi

Su questi argomenti la differenza la fanno i quesiti, non le riletture:
sbagliare e leggere subito la spiegazione fissa piu’ di un capitolo ripassato.
Le simulazioni commentate sono sulla
piattaforma Accademia, i
volumi fra i libri per il concorso.

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