Nefrostomia: gestione infermieristica e complicanze
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
La nefrostomia è una derivazione urinaria che drena l’urina direttamente dal rene all’esterno attraverso un catetere che attraversa la cute del fianco. È una procedura frequente nei reparti di urologia, oncologia e medicina, e nei concorsi per infermieri compare spesso in domande sulla gestione del drenaggio, sulle complicanze e sulle differenze rispetto ad altre stomie urinarie. In questa guida trovi definizione, indicazioni, tipi, gestione assistenziale, complicanze, educazione del paziente ed errori tipici.
Che cos’è la nefrostomia
La nefrostomia percutanea consiste nel posizionamento di un catetere sottile nel sistema collettore del rene, cioè nei calici e nella pelvi renale, attraverso la cute della regione lombare. Il catetere esce dal fianco del paziente e viene collegato a una sacca di raccolta. A differenza delle stomie intestinali, non c’è uno stoma mucoso visibile: c’è un tramite percutaneo con un catetere fissato alla cute, spesso dotato all’estremità interna di un ricciolo autobloccante, detto pigtail, che ne riduce la dislocazione.
La procedura viene eseguita di solito da un radiologo interventista o da un urologo, con guida ecografica e fluoroscopica, in anestesia locale, con il paziente in posizione prona o semiprona. Nei quiz è importante ricordare che la nefrostomia è una derivazione urinaria “alta”, a monte dell’uretere, e che quindi è indicata quando l’ostacolo si trova lungo l’uretere o a livello vescicale. Per un inquadramento generale delle derivazioni puoi consultare la pagina sulla stomia.
Indicazioni della nefrostomia
L’indicazione principale è l’ostruzione delle vie urinarie superiori con idronefrosi, soprattutto quando si associa a infezione, dolore non controllabile o compromissione della funzione renale. La situazione più urgente è il rene ostruito e infetto: un’ostruzione da calcolo con febbre e segni di sepsi richiede la decompressione delle vie urinarie, perché gli antibiotici da soli non bastano se l’urina infetta non può defluire. In questo scenario la nefrostomia è una delle opzioni principali, insieme al posizionamento di uno stent ureterale per via endoscopica.
Altre indicazioni sono le ostruzioni da neoplasie pelviche o retroperitoneali, come il carcinoma vescicale, i tumori ginecologici e del colon avanzati, le linfoadenopatie e le fibrosi retroperitoneali; l’insufficienza renale acuta postrenale; le fistole e le lesioni ureterali, in cui deviare l’urina permette la guarigione. La nefrostomia è inoltre la via di accesso per procedure come la nefrolitotomia percutanea, l’inserimento di stent anterogradi e lo studio contrastografico delle vie escretrici. La calcolosi renale e la colica renale complicata sono quindi argomenti strettamente collegati.
Tipi di nefrostomia e dispositivi
La distinzione principale è tra nefrostomia temporanea, posizionata in urgenza o in attesa del trattamento della causa, e nefrostomia a lungo termine, utilizzata quando l’ostruzione non è risolvibile, come in molte neoplasie avanzate. Può essere monolaterale o bilaterale, a seconda che l’ostruzione interessi uno o entrambi i reni.
Esistono poi dispositivi diversi: il catetere nefrostomico semplice, che drena all’esterno; il catetere nefroureterale, che dal rene scende lungo l’uretere fino in vescica e può essere chiuso all’esterno lasciando defluire l’urina per via naturale; lo stent ureterale doppio J inserito per via anterograda attraverso il tramite nefrostomico, che a procedura completata permette di rimuovere il catetere esterno. Va distinta dall’urostomia, cioè dall’abboccamento cutaneo di un condotto ileale o degli ureteri dopo cistectomia: in quel caso c’è uno stoma visibile e si usano placche e sacche specifiche, mentre nella nefrostomia si gestisce un catetere.
Gestione assistenziale della nefrostomia
Dopo il posizionamento si monitorano parametri vitali, dolore, colore e quantità dell’urina, sanguinamento al punto di inserzione e segni di infezione. Un’urina lievemente ematica nelle prime ore è frequente; l’ematuria abbondante, con coaguli, o in peggioramento va invece segnalata. La diuresi dalla nefrostomia va registrata separatamente da quella vescicale, quando presente, perché permette di valutare il funzionamento del singolo rene.
La sacca di raccolta deve restare sempre al di sotto del livello del rene, per favorire il drenaggio per gravità e prevenire il reflusso. Il tubo non deve essere piegato, schiacciato o messo in trazione: la dislocazione accidentale del catetere è una delle complicanze più comuni, e un fissaggio sicuro alla cute, con dispositivi dedicati e un’ansa di sicurezza, è parte essenziale dell’assistenza. Il sistema va mantenuto il più possibile chiuso; le connessioni si aprono solo quando necessario, con tecnica asettica.
La medicazione del punto di inserzione si esegue con igiene delle mani, tecnica asettica, detersione e antisepsi della cute attorno al catetere, osservazione di arrossamento, secrezioni, perdite di urina pericatetere e stato del fissaggio, e applicazione di una medicazione sterile. La frequenza dipende dai protocolli aziendali e dalle condizioni della cute. Il lavaggio del catetere, quando prescritto, si esegue con piccoli volumi di soluzione fisiologica sterile, senza aspirare con forza e senza forzare in caso di resistenza: una nefrostomia non è un catetere vescicale e la pelvi renale ha una capacità molto ridotta.
Il catetere a permanenza va sostituito periodicamente secondo le indicazioni dello specialista, perché tende a incrostarsi. Gli esami di laboratorio più utili sono la funzionalità renale e, in caso di sospetta infezione, l’urinocoltura raccolta dal sistema con tecnica corretta, non dalla sacca.
Complicanze della nefrostomia
Le complicanze precoci comprendono il sanguinamento, con ematuria ed ematomi perirenali, le lesioni di organi vicini, il dolore e, nei pazienti con urina infetta, la batteriemia e la sepsi, che possono essere scatenate dalla manipolazione stessa. Le complicanze più frequenti nel tempo sono la dislocazione o la fuoriuscita del catetere, l’ostruzione da coaguli, detriti o incrostazioni, le perdite di urina attorno al catetere, le infezioni urinarie risalenti, le infezioni del punto di inserzione e le irritazioni cutanee. Tutte rientrano nel capitolo delle infezioni correlate all’assistenza e dei rischi legati ai dispositivi.
I segni d’allarme da riconoscere sono la riduzione improvvisa o l’arresto del drenaggio, la comparsa di dolore al fianco, la febbre con brivido, l’ematuria importante, la perdita di urina dal punto di inserzione e lo spostamento visibile del catetere. Un drenaggio che si arresta non va “sbloccato” con manovre di forza: si controllano prima tubo, rubinetti e sacca, poi si avvisa il medico.
Educazione del paziente con nefrostomia
Molti pazienti tornano a casa con la nefrostomia e devono imparare a gestirla insieme ai familiari. L’educazione riguarda il fissaggio del catetere e la protezione da trazioni, il posizionamento della sacca sempre al di sotto del rene, lo svuotamento regolare, l’uso della sacca da gamba di giorno e di quella da letto di notte, l’igiene personale con protezione della medicazione, la scelta di indumenti che non comprimano il tubo e una buona idratazione, salvo diverse indicazioni mediche.
Il paziente deve sapere quali segni impongono di contattare il servizio di riferimento: febbre, dolore al fianco, sangue abbondante nelle urine, assenza di drenaggio, perdite dalla medicazione, catetere sfilato. In caso di fuoriuscita del catetere non deve tentare di reinserirlo, ma coprire il punto con una garza pulita e rivolgersi subito al centro di riferimento, perché il tramite può chiudersi rapidamente. Il supporto psicologico, la gestione del sonno e la ripresa delle attività quotidiane fanno parte del percorso. I principi per un intervento efficace sono quelli dell’educazione sanitaria.
Errori tipici da evitare
Gli errori più comuni sono posizionare la sacca al di sopra del livello del rene, ad esempio appoggiandola sul letto durante la mobilizzazione; lasciare il tubo piegato sotto il paziente; fissare il catetere in modo insufficiente; lavare il catetere con volumi elevati o con pressione eccessiva; raccogliere campioni per urinocoltura dalla sacca. Altro errore è considerare normale un drenaggio che si riduce bruscamente in un paziente con un solo rene funzionante, quando invece può essere il primo segno di ostruzione. Sul piano concettuale, è sbagliato confondere la nefrostomia con l’urostomia o con la cistostomia sovrapubica, che drena la vescica e non il rene.
Come cade la nefrostomia al concorso
Le domande sulla nefrostomia riguardano soprattutto la gestione pratica. Che cosa drena (l’urina dalla pelvi renale); dove si trova il punto di inserzione (fianco, regione lombare); dove va posizionata la sacca (al di sotto del rene); che cosa fare in caso di arresto del drenaggio (verificare il sistema, non forzare, avvisare il medico); come si raccoglie un campione per urinocoltura (dal sistema con tecnica asettica, non dalla sacca); che cosa fare se il catetere si sfila (coprire e riferire subito, non reinserire). Ricorre anche la domanda sull’indicazione nel rene ostruito e infetto.
I casi clinici combinano spesso febbre, dolore al fianco e drenaggio ridotto, chiedendo di individuare l’ostruzione o la dislocazione. Per consolidare questi ragionamenti sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano ogni distrattore.
In sintesi
La nefrostomia è un catetere percutaneo che drena l’urina dal rene all’esterno attraverso il fianco. Si posiziona nelle ostruzioni delle vie urinarie superiori con idronefrosi, soprattutto se infette, nelle ostruzioni neoplastiche, nelle lesioni ureterali e come accesso per procedure percutanee. L’assistenza si basa su sacca sotto il livello del rene, fissaggio sicuro, sistema chiuso, medicazione asettica e monitoraggio di diuresi, ematuria e segni di infezione. Le complicanze principali sono dislocazione, ostruzione, sanguinamento e infezione. Al concorso conta la gestione corretta del drenaggio e la distinzione dalle altre derivazioni urinarie.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
