Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Molluscum contagioso: poxvirus, clinica e terapia (SSM)

30 Settembre 2026 · Mario Lomele

Molluscum contagioso: poxvirus, clinica e terapia (SSM)

Il molluscum contagioso è un’infezione virale benigna della cute causata da un poxvirus, il Molluscum contagiosum virus, che provoca piccole papule lisce, perlacee, con una caratteristica depressione centrale. È molto frequente nei bambini, si osserva anche negli adulti come infezione a trasmissione sessuale e assume forme estese e atipiche nei pazienti immunodepressi. Per il Concorso SSM bisogna saperlo riconoscere dall’aspetto delle lesioni, conoscerne l’agente e il quadro istologico, e ricordare che nell’adulto con lesioni diffuse al volto va sospettata un’immunodeficienza.

Che cos’è il molluscum contagioso

L’agente è un virus a DNA della famiglia Poxviridae, genere Molluscipoxvirus, lo stesso grande gruppo a cui appartengono il virus del vaiolo e il virus del vaiolo delle scimmie. Il virus infetta esclusivamente l’uomo e replica nel citoplasma dei cheratinociti dell’epidermide, senza invadere il derma né diffondersi per via sistemica. Esistono alcuni sottotipi: il tipo 1 prevale nei bambini, mentre il tipo 2 è relativamente più frequente negli adulti e nelle infezioni genitali e degli immunodepressi.

La lesione istologica è un’iperplasia epidermica lobulata che si approfonda nel derma a forma di coppa, con cheratinociti che contengono grandi inclusioni citoplasmatiche eosinofile, dette corpi del mollusco o corpi di Henderson-Patterson. Queste inclusioni, che crescono man mano che le cellule risalgono verso la superficie, spingono il nucleo alla periferia e vengono espulse attraverso il cratere centrale insieme al materiale infettante.

Eziopatogenesi e trasmissione

La trasmissione avviene per contatto diretto con la cute di una persona infetta o indirettamente attraverso oggetti, asciugamani, spugne, giocattoli e acqua di piscine o vasche condivise. Molto importante è l’autoinoculazione: grattando o toccando le lesioni il bambino diffonde il virus sulla cute vicina, e nel rasarsi l’adulto lo propaga lungo la zona trattata. Nei giovani adulti la trasmissione sessuale spiega la localizzazione genitale, pubica, perineale e della parte interna delle cosce. L’incubazione varia da alcune settimane a diversi mesi.

I fattori predisponenti sono l’età infantile, la frequentazione di piscine e comunità, la dermatite atopica, che altera la barriera cutanea e favorisce la diffusione per grattamento, e soprattutto i deficit dell’immunità cellulo-mediata. Nei pazienti con infezione da HIV in fase avanzata, nei trapiantati in terapia con immunosoppressori, nelle neoplasie ematologiche e nelle immunodeficienze congenite le lesioni possono essere centinaia, di grandi dimensioni e resistenti alle terapie.

Clinica: come si presenta

La lesione elementare è una papula emisferica di pochi millimetri, solida, liscia, lucida, perlacea, del colore della pelle o rosata, con al centro una piccola depressione detta ombelicatura. Comprimendola lateralmente può fuoriuscire un materiale biancastro, caseoso, ricco di corpi virali. Le lesioni sono spesso multiple, raggruppate o disposte in linea per autoinoculazione, e di solito poco sintomatiche, anche se possono dare prurito.

Nei bambini le sedi tipiche sono il tronco, le ascelle, le pieghe, le braccia, le cosce e il volto; palmi e piante sono di norma risparmiati. Negli adulti immunocompetenti la localizzazione tipica è genitale e perigenitale. Negli immunodepressi le lesioni possono comparire in gran numero sul volto, in particolare su palpebre e barba, con elementi giganti di oltre un centimetro, confluenti e deturpanti.

Attorno alle papule può svilupparsi un eczema, la cosiddetta dermatite da mollusco, pruriginosa, che aumenta il grattamento e la diffusione. Quando una lesione diventa rossa, gonfia e crostosa, di solito non si tratta di una sovrainfezione batterica ma della risposta immunitaria che precede la guarigione, talvolta detta segno dell’inizio della fine. Una sovrainfezione vera è possibile ma meno frequente. Le lesioni sul margine palpebrale possono causare una congiuntivite follicolare cronica, che guarisce solo dopo la rimozione della lesione responsabile.

Diagnosi

La diagnosi del molluscum contagioso è clinica nella grande maggioranza dei casi, basata sull’aspetto delle papule perlacee ombelicate. La dermoscopia evidenzia strutture centrali biancastre o giallastre polilobate con vasi a corona alla periferia, che aiutano nei casi dubbi. Quando la presentazione è atipica si può ricorrere all’esame citologico del materiale spremuto, che mostra i corpi del mollusco, o all’esame istologico.

La diagnosi differenziale comprende la varicella nelle fasi iniziali, che però ha vescicole a diversi stadi evolutivi, febbre e prurito intenso; le verruche, ruvide e ipercheratosiche e non lisce e ombelicate; i condilomi acuminati, con i quali va posta la diagnosi differenziale nelle lesioni genitali, da inquadrare nell’infezione da HPV; l’iperplasia sebacea e il carcinoma basocellulare nell’adulto; le cisti epidermoidi e il milium. Nell’immunodepresso grave con papule ombelicate del volto va esclusa una micosi disseminata, come la criptococcosi o l’istoplasmosi, che può simulare il mollusco e richiede una biopsia.

Nell’adulto con lesioni genitali è opportuno proporre lo screening per le altre infezioni sessualmente trasmesse. Nell’adulto con lesioni numerose ed estese del volto, senza una causa nota di immunodepressione, è indicato eseguire il test per HIV: è un’associazione classica.

Terapia del molluscum contagioso

Nel bambino immunocompetente l’infezione è autolimitata: le singole lesioni regrediscono in alcuni mesi e l’intero episodio si risolve in genere entro uno o due anni, senza cicatrici. L’astensione terapeutica con osservazione è quindi un’opzione pienamente accettabile, anche perché i trattamenti sono spesso dolorosi e poco graditi dai bambini. Si tratta invece quando le lesioni sono numerose, sintomatiche, in aumento, localizzate in sedi delicate, associate a dermatite atopica o quando esiste un forte disagio sociale.

Le terapie fisiche sono il curettage, che rimuove la lesione con un cucchiaio tagliente, preceduto da anestesia topica nei bambini, la crioterapia con azoto liquido e la spremitura del contenuto. Fra i trattamenti chimici ci sono l’idrossido di potassio in soluzione, la cantaridina, un agente vescicante applicato in ambulatorio, e il perossido di benzoile; il tretinoino topico ha un ruolo minore. L’imiquimod, un tempo molto usato, non ha dimostrato nei bambini un’efficacia superiore al placebo e non è più considerato un’opzione di prima scelta. Nei pazienti immunodepressi è fondamentale migliorare lo stato immunitario, per esempio con la terapia antiretrovirale nell’HIV, che spesso porta alla regressione delle lesioni; nei casi resistenti si ricorre a cidofovir topico o sistemico e a trattamenti fisici ripetuti.

Nel frattempo è utile trattare la dermatite atopica o l’eczema associato, per ridurre il prurito e l’autoinoculazione. Le lesioni infiammate che precedono la guarigione non richiedono antibiotici, salvo segni chiari di infezione batterica.

Prevenzione

La prevenzione si basa su norme igieniche: evitare di grattare, spremere o radere le lesioni, non condividere asciugamani, spugne e indumenti, coprire le lesioni con indumenti o cerotti durante gli sport di contatto e il nuoto, lavare spesso le mani. Il bambino con molluscum contagioso non deve essere escluso dalla scuola o dalla piscina, purché le lesioni siano coperte quando possibile. Nell’adulto l’uso del preservativo riduce ma non elimina il rischio di trasmissione genitale, e in presenza di lesioni attive si consiglia di evitare i rapporti fino alla guarigione. Non esiste un vaccino.

Come cade il molluscum contagioso al concorso

Il quesito tipico presenta un bambino con papule perlacee, lisce, ombelicate su tronco e ascelle, magari con dermatite atopica, e chiede l’agente eziologico: un poxvirus, non un papillomavirus né un herpesvirus. Altre domande chiedono il reperto istologico, con i corpi del mollusco come risposta, o la gestione nel bambino sano, per cui è corretta anche la semplice osservazione. Una variante clinica frequente descrive un adulto con numerose papule ombelicate del volto e della barba e chiede quale esame eseguire: il test per HIV.

Gli errori tipici sono: confondere il molluscum con le verruche, attribuendolo all’HPV; scambiare la reazione infiammatoria che precede la guarigione per un’infezione batterica e prescrivere antibiotici; considerare obbligatorio il trattamento nel bambino immunocompetente; allontanare il bambino dalla scuola; ignorare il significato di lesioni estese al volto in un adulto; dimenticare la diagnosi differenziale con le micosi disseminate nell’immunodepresso grave. Per allenarti su questi casi, con la spiegazione di ogni alternativa, puoi usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.

In sintesi

Il molluscum contagioso è un’infezione cutanea benigna da poxvirus, trasmessa per contatto diretto, attraverso oggetti e per autoinoculazione, e per via sessuale negli adulti. Colpisce soprattutto i bambini, in particolare quelli con dermatite atopica, e assume forme estese, giganti e resistenti negli immunodepressi. Si presenta con papule perlacee lisce e ombelicate, dalle quali si può spremere un materiale caseoso; l’istologia mostra i corpi del mollusco. La diagnosi è clinica e dermoscopica. Nel bambino sano l’infezione si risolve spontaneamente e l’osservazione è un’opzione valida; quando serve si usano curettage, crioterapia, cantaridina o idrossido di potassio, mentre nell’immunodepresso è decisivo migliorare l’immunità. Un adulto con lesioni diffuse al volto deve eseguire il test per HIV.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp