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Concorso SSM

Ipercolesterolemia familiare: diagnosi e PCSK9

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Ipercolesterolemia familiare: diagnosi e PCSK9

L’ipercolesterolemia familiare è una malattia genetica del metabolismo delle lipoproteine caratterizzata da valori molto elevati di colesterolo LDL fin dalla nascita, che espongono le arterie a un carico aterogeno precoce e aumentano drasticamente il rischio di eventi cardiovascolari in giovane età. È una delle malattie monogeniche più comuni nella popolazione generale ed è largamente sottodiagnosticata. Per il Concorso SSM è un classico: unisce genetica, semeiotica (gli xantomi), biochimica del recettore LDL e farmacologia moderna con gli inibitori di PCSK9.

Che cos’è l’ipercolesterolemia familiare

In condizioni normali le LDL circolanti vengono rimosse dal fegato tramite il recettore delle LDL, che riconosce l’apolipoproteina B-100 sulla superficie della particella. Il complesso recettore-LDL viene internalizzato per endocitosi; le LDL sono degradate nei lisosomi e il recettore torna sulla membrana per essere riutilizzato. La proteina PCSK9 si lega al recettore e ne favorisce la degradazione, riducendo il numero di recettori disponibili.

Nell’ipercolesterolemia familiare questo meccanismo di rimozione è difettoso. Le LDL restano in circolo più a lungo, la loro concentrazione aumenta e la parete arteriosa riceve una quantità di colesterolo molto superiore al normale per tutta la vita. È questa esposizione cumulativa, più che il valore misurato in un singolo momento, a spiegare la comparsa precoce dell’aterosclerosi. Il colesterolo in eccesso si deposita anche in sedi extravascolari, dando origine agli xantomi.

Genetica: recettore LDL, apoB e PCSK9

La forma classica è autosomica dominante. Il gene più spesso coinvolto è quello del recettore LDL (LDLR), con numerose mutazioni diverse che possono impedire la sintesi del recettore, il suo trasporto alla membrana, il legame con le LDL, l’internalizzazione o il riciclo. Meno frequentemente il difetto riguarda il gene dell’apolipoproteina B (APOB), con un’apoB che lega male il recettore, oppure il gene PCSK9 con mutazioni a guadagno di funzione, che accelerano la degradazione del recettore. Esiste anche una rara forma autosomica recessiva, legata alla proteina adattatrice LDLRAP1.

Si distinguono due quadri. Nella forma eterozigote, di gran lunga la più frequente, il paziente ha una copia funzionante del gene e circa metà dei recettori; il colesterolo LDL è indicativamente da due a tre volte la norma e gli eventi coronarici, senza terapia, compaiono spesso fra la quarta e la sesta decade, prima negli uomini che nelle donne. Nella forma omozigote (o eterozigote composta), molto rara, l’attività del recettore è quasi assente o gravemente ridotta: le LDL sono estremamente elevate, gli xantomi compaiono nell’infanzia e l’aterosclerosi coronarica e aortica può manifestarsi già nei primi decenni di vita, con coinvolgimento della radice aortica e della valvola fino alla stenosi aortica.

Essendo una malattia dominante, ogni figlio di un paziente eterozigote ha una probabilità del 50% di ereditare la mutazione: da qui l’importanza dello screening a cascata dei familiari.

Clinica: xantomi tendinei e malattia coronarica precoce

Gran parte dei pazienti è asintomatica fino al primo evento cardiovascolare. Il sospetto nasce quindi da un esame del sangue, da un’anamnesi familiare positiva o dai segni fisici.

Il segno più caratteristico sono gli xantomi tendinei: ispessimenti nodulari dei tendini, soprattutto del tendine d’Achille e dei tendini estensori delle dita della mano, dovuti a depositi di colesterolo nei macrofagi. Sono considerati quasi patognomonici di ipercolesterolemia familiare, anche se non sono presenti in tutti i pazienti e la loro assenza non esclude la diagnosi. L’arco corneale prima dei 45 anni ha un significato simile; nell’anziano invece è un reperto aspecifico. Gli xantelasmi palpebrali possono essere presenti, ma sono poco specifici. Nella forma omozigote compaiono anche xantomi cutanei planari e tuberosi già nell’infanzia, ad esempio negli spazi interdigitali.

La manifestazione clinica più importante è la cardiopatia ischemica precoce: angina stabile, infarto e sindrome coronarica acuta in età giovanile, oltre a malattia cerebrovascolare e arteriopatia periferica. Un infarto in un uomo sotto i 55 anni o in una donna sotto i 60, specialmente con familiarità, deve sempre far pensare a questa malattia.

Diagnosi e criteri diagnostici

Il primo strumento è il profilo lipidico, che mostra un colesterolo totale e LDL molto elevati con trigliceridi tipicamente normali: è il fenotipo IIa della classificazione di Fredrickson. Prima di porre la diagnosi vanno escluse le cause secondarie di aumento delle LDL, in particolare l’ipotiroidismo, la sindrome nefrosica, la colestasi e alcuni farmaci.

La diagnosi clinica si basa su punteggi che combinano diversi elementi. I più noti sono i criteri del Dutch Lipid Clinic Network, che assegnano punti a storia familiare (parenti di primo grado con malattia coronarica precoce o colesterolo molto alto, xantomi o arco corneale nei familiari), storia personale di malattia coronarica o vascolare precoce, segni obiettivi (xantomi tendinei, arco corneale giovanile), livello di colesterolo LDL e presenza di una mutazione causale, classificando la diagnosi come certa, probabile o possibile. In ambito anglosassone si usano anche i criteri di Simon Broome, con una logica analoga. Al concorso conviene ricordare gli ingredienti più che i singoli punteggi.

Il test genetico conferma la diagnosi quando identifica una mutazione in LDLR, APOB o PCSK9, ma un test negativo non esclude la malattia, perché una parte dei pazienti con fenotipo tipico ha una forma poligenica o mutazioni non ancora note. Una volta individuato il caso indice, lo screening a cascata dei familiari di primo grado è la strategia più efficace per scoprire nuovi casi, compresi i bambini, che possono essere trattati precocemente. È utile anche il dosaggio della lipoproteina(a), che aumenta ulteriormente il rischio.

Diagnosi differenziale

La differenziale riguarda le altre cause di LDL elevate. Le forme secondarie (ipotiroidismo, sindrome nefrosica, colestasi, anoressia nervosa, farmaci) si escludono con gli esami mirati. L’ipercolesterolemia poligenica dà valori in genere meno elevati e senza xantomi tendinei. L’iperlipidemia familiare combinata presenta fenotipi variabili all’interno della stessa famiglia, con aumento di colesterolo e trigliceridi. La disbetalipoproteinemia ha colesterolo e trigliceridi entrambi aumentati e xantomi palmari striati. La sitosterolemia, rara, può dare xantomi tendinei con LDL non così alte, per accumulo di steroli vegetali.

Terapia: statine, ezetimibe e inibitori di PCSK9

Il paziente con ipercolesterolemia familiare è per definizione ad alto rischio cardiovascolare, e la terapia va iniziata precocemente, senza applicare le carte del rischio usate per la popolazione generale, che lo sottostimano. Lo stile di vita (dieta povera di grassi saturi, attività fisica, abolizione assoluta del fumo) è indispensabile ma da solo non basta.

Le statine ad alta intensità sono la prima linea: riducendo la sintesi intracellulare di colesterolo, aumentano l’espressione dei recettori LDL funzionanti. Nei bambini con forma eterozigote possono essere introdotte già in età scolare, secondo le indicazioni specialistiche. Se il target non è raggiunto si aggiunge l’ezetimibe, che inibisce l’assorbimento intestinale del colesterolo tramite la proteina NPC1L1.

Il terzo gradino sono gli inibitori di PCSK9. Gli anticorpi monoclonali evolocumab e alirocumab, somministrati per via sottocutanea, legano PCSK9 circolante e impediscono la degradazione del recettore LDL, con una riduzione marcata delle LDL che si somma a quella delle statine; hanno dimostrato riduzione degli eventi cardiovascolari. L’inclisiran è un piccolo RNA interferente che riduce la sintesi epatica di PCSK9 con somministrazioni distanziate nel tempo. Un dettaglio concettuale importante: questi farmaci funzionano solo se c’è un recettore LDL residuo da preservare, per cui nella forma omozigote con recettore del tutto assente l’efficacia è ridotta.

Nella forma omozigote si ricorre a strategie indipendenti dal recettore: la LDL-aferesi, che rimuove meccanicamente le LDL dal plasma, la lomitapide (inibitore della proteina microsomiale di trasferimento dei trigliceridi) e l’evinacumab (anticorpo anti-ANGPTL3). Nei casi estremi è stato utilizzato il trapianto di fegato, che fornisce un organo con recettori normali.

Come cade l’ipercolesterolemia familiare al concorso

Lo scenario classico è un uomo di 40 anni con infarto miocardico, colesterolo LDL molto alto, trigliceridi normali, ispessimento nodulare dei tendini di Achille e padre morto giovane per cardiopatia. La domanda può chiedere la diagnosi, il difetto molecolare (recettore LDL), la modalità di trasmissione (autosomica dominante), il passo successivo (screening dei familiari) o la terapia quando la statina ad alta intensità con ezetimibe non basta (inibitore di PCSK9). Una variante riguarda un bambino con xantomi cutanei e colesterolo estremamente alto: forma omozigote, con LDL-aferesi tra le opzioni.

Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia sono un buon allenamento per riconoscere questi elementi in pochi secondi, perché il commento collega il quiz ai meccanismi.

Errori tipici ai quiz

Il primo errore è confondere gli xantomi tendinei con quelli eruttivi, che indicano invece trigliceridi molto elevati. Il secondo è indicare una trasmissione recessiva o legata all’X: la forma classica è autosomica dominante. Il terzo è usare le carte del rischio della popolazione generale per decidere se trattare, sottovalutando il paziente. Il quarto è pensare che un test genetico negativo escluda la diagnosi.

Altri tranelli frequenti: attribuire agli inibitori di PCSK9 un meccanismo di riduzione della sintesi di colesterolo (agiscono invece preservando i recettori LDL), dimenticare lo screening a cascata dei familiari, non escludere ipotiroidismo e sindrome nefrosica prima di parlare di forma genetica, e ignorare il coinvolgimento della radice aortica nella forma omozigote.

In sintesi

L’ipercolesterolemia familiare è una malattia autosomica dominante dovuta soprattutto a mutazioni del recettore LDL, più raramente di apoB o PCSK9, che causa LDL molto elevate fin dalla nascita e aterosclerosi precoce. Xantomi tendinei, arco corneale giovanile e familiarità per eventi coronarici precoci sono gli indizi chiave. La diagnosi combina profilo lipidico, esclusione delle cause secondarie, criteri a punteggio come quelli del Dutch Lipid Clinic Network e test genetico, seguiti dallo screening dei familiari. La terapia prevede statine ad alta intensità, ezetimibe e inibitori di PCSK9; nelle forme omozigoti servono LDL-aferesi e farmaci indipendenti dal recettore.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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