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Concorso SSM

Hospice: cos’è, chi accoglie e come cade al concorso

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Hospice: cos’è, chi accoglie e come cade al concorso

L’hospice è una struttura residenziale dedicata alle cure palliative per persone con malattia inguaribile in fase avanzata o terminale, quando l’obiettivo non è più la guarigione ma il controllo dei sintomi e la migliore qualità di vita possibile. È un luogo pensato per accogliere il malato e la sua famiglia, con spazi più simili a una casa che a un reparto ospedaliero. Per chi prepara il Concorso SSM o un concorso per infermieri e OSS, l’hospice è un argomento di organizzazione dell’assistenza che si intreccia con la clinica dei sintomi, l’etica e la comunicazione.

Che cos’è l’hospice

L’hospice fa parte della rete delle cure palliative, insieme all’assistenza palliativa domiciliare, alle consulenze in ospedale e agli ambulatori dedicati. Non è un reparto per acuti né una residenza per anziani: è una struttura specifica, con personale formato, in cui la persona viene accolta quando il controllo dei sintomi o le condizioni familiari non consentono di restare a casa, oppure per periodi di sollievo per i familiari. La presa in carico può durare giorni, settimane o più a lungo, e non sempre si conclude con il decesso in struttura: alcuni pazienti, stabilizzati, tornano a domicilio con l’assistenza palliativa territoriale.

Il modello di cura dell’hospice nasce dal movimento delle cure palliative moderne, che ha posto al centro il concetto di dolore globale: la sofferenza del malato terminale non è solo fisica, ma anche psicologica, sociale e spirituale. Rispondere a questa sofferenza richiede un approccio multidisciplinare e un ambiente adeguato, con camere singole, possibilità per i familiari di restare, orari di visita flessibili e attenzione alla dignità della persona.

Obiettivi dell’assistenza in hospice

Il primo obiettivo è il controllo dei sintomi: dolore, dispnea, nausea e vomito, stipsi, ansia, insonnia, delirium, astenia, secrezioni respiratorie nelle ultime ore. Il secondo è preservare la qualità della vita residua, rispettando i desideri, i valori e le scelte del paziente. Il terzo è sostenere la famiglia, sia durante la malattia sia dopo il decesso, con il supporto al lutto. Infine l’hospice garantisce un accompagnamento alla morte dignitoso, evitando sia l’accanimento terapeutico, cioè trattamenti sproporzionati e senza beneficio, sia l’abbandono assistenziale.

In hospice non si affretta né si posticipa la morte. Questa frase riassume l’atteggiamento palliativo: le cure sono attive, intense e personalizzate, ma rivolte alla persona e al sollievo, non al prolungamento della vita a ogni costo.

Le figure professionali coinvolte

L’équipe dell’hospice è multiprofessionale. Il medico palliativista coordina l’impostazione terapeutica, gestisce i farmaci per il controllo dei sintomi, guida i colloqui con paziente e familiari e le decisioni sul fine vita. L’infermiere è la figura più presente accanto al malato: valuta i sintomi con scale validate, somministra le terapie, spesso per via sottocutanea, gestisce dispositivi e medicazioni, osserva i cambiamenti e mantiene il contatto quotidiano con la famiglia. L’operatore socio-sanitario si occupa dell’igiene, della cura del corpo, del posizionamento, dell’alimentazione quando possibile, e svolge un compito relazionale prezioso, essendo spesso la persona con cui il paziente si confida di più; il suo ruolo è descritto nelle mansioni dell’OSS.

Completano l’équipe lo psicologo, per il supporto al paziente, ai familiari e agli operatori stessi, che sono esposti a un carico emotivo importante; l’assistente sociale, per gli aspetti pratici e familiari; il fisioterapista, per il mantenimento delle funzioni e il comfort; l’assistente spirituale, secondo le scelte del paziente; e i volontari formati, che offrono presenza e compagnia. Il medico di medicina generale e i servizi territoriali restano importanti per la continuità, soprattutto nei passaggi tra domicilio e struttura.

Criteri di accesso e percorso

In linea generale, all’hospice accedono persone con malattia evolutiva in fase avanzata, per la quale i trattamenti volti alla guarigione o al controllo della malattia non sono più indicati o sono stati sospesi, con una prognosi limitata e bisogni assistenziali che richiedono un intervento palliativo specialistico. Il paziente più tipico è oncologico, ma l’hospice accoglie anche persone con malattie non oncologiche in fase terminale, come insufficienza cardiaca o respiratoria avanzata, malattie neurodegenerative, insufficienza renale o epatica terminale e demenze in stadio avanzato.

La richiesta parte di solito dal medico di medicina generale, dallo specialista ospedaliero o dall’équipe di cure palliative domiciliari, e viene valutata dalla struttura o dall’unità di cure palliative di riferimento secondo l’organizzazione regionale. Elemento essenziale è la consapevolezza e il consenso del paziente, quando possibile, oppure il coinvolgimento di chi lo rappresenta. Le modalità operative variano tra le regioni, per cui ai concorsi conviene conoscere i principi generali più che dettagli organizzativi locali.

Gli strumenti della cura in hospice

La valutazione dei sintomi si basa su strumenti standardizzati: scale per il dolore, come quelle numeriche o, nel paziente che non comunica, scale osservazionali; questionari multidimensionali dei sintomi; indici di performance status che descrivono il livello di autonomia e aiutano a orientare la prognosi. La terapia del dolore si fonda sull’uso razionale degli analgesici, con un ruolo centrale degli oppioidi, la morfina in primo luogo, somministrati a orari fissi con dosi aggiuntive al bisogno e con prevenzione sistematica degli effetti collaterali, soprattutto della stipsi.

La via sottocutanea, con boli o infusione continua tramite pompa elastomerica o elettronica, è molto usata quando la via orale non è più praticabile. Per i sintomi refrattari, cioè non controllabili con altri mezzi nonostante un trattamento adeguato, si può ricorrere alla sedazione palliativa, una procedura con indicazioni precise, consenso e monitoraggio, che non va confusa con l’eutanasia. Strumenti non farmacologici altrettanto importanti sono la comunicazione, la pianificazione condivisa delle cure, la cura dell’ambiente e la presenza dei familiari.

Errori tipici

L’errore concettuale più comune è considerare l’hospice solo come il luogo dove si va a morire negli ultimi giorni. In realtà una presa in carico palliativa precoce migliora il controllo dei sintomi e la qualità di vita, e l’invio tardivo limita molto ciò che l’équipe può fare. Un secondo errore è pensare che l’hospice sia riservato ai pazienti oncologici, mentre accoglie anche malati non oncologici. Un terzo è confondere la sedazione palliativa con l’eutanasia: la prima ha l’obiettivo di alleviare un sintomo refrattario riducendo la coscienza, con farmaci e dosi proporzionati, non quello di provocare la morte.

Sul piano clinico si sbaglia sottodosando gli oppioidi per timore della dipendenza o della depressione respiratoria, che con una titolazione corretta è rara, oppure dimenticando la profilassi della stipsi. Si sbaglia anche proseguendo esami, terapie e controlli che non hanno più senso, come prelievi frequenti, terapie di prevenzione a lungo termine o nutrizione artificiale imposta senza beneficio. Infine è un errore escludere la famiglia dalla comunicazione o, al contrario, comunicare solo con i familiari ignorando la volontà del paziente.

Come cade l’hospice al concorso

Al Concorso SSM l’hospice compare in domande sull’organizzazione della rete di cure palliative, sulle indicazioni al ricovero, sulla gestione dei sintomi nel paziente terminale e sugli aspetti etici del fine vita. Lo scenario tipico è un paziente con neoplasia avanzata, dolore e dispnea difficili da gestire a domicilio e familiari esausti: la risposta corretta è l’attivazione della rete palliativa e, se necessario, l’accoglienza in hospice, non il ricovero in un reparto per acuti con esami e trattamenti aggressivi. Altre domande riguardano la titolazione della morfina, la gestione delle secrezioni terminali e la definizione di sintomo refrattario.

Nei concorsi per infermieri e OSS il taglio è assistenziale: igiene e comfort, cura del cavo orale, posizionamento, osservazione dei segni di sofferenza nel paziente che non parla, relazione con i familiari, cura della salma e rispetto delle diverse sensibilità culturali e religiose. Per esercitarsi su questo tipo di quesiti sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano il ragionamento dietro ogni risposta.

In sintesi

L’hospice è una struttura residenziale della rete di cure palliative che accoglie persone con malattia inguaribile in fase avanzata, oncologica e non oncologica, quando l’assistenza a domicilio non è sufficiente o sostenibile. Gli obiettivi sono il controllo dei sintomi, la qualità di vita, il sostegno alla famiglia e l’accompagnamento dignitoso, evitando accanimento e abbandono. L’équipe è multiprofessionale: medico palliativista, infermiere, OSS, psicologo, assistente sociale, fisioterapista, assistente spirituale e volontari. Gli strumenti principali sono la valutazione dei sintomi con scale validate, la terapia del dolore con gli oppioidi, la via sottocutanea, la sedazione palliativa per i sintomi refrattari e la comunicazione. Al concorso ricorda che l’invio va fatto per tempo e che il fine è il sollievo, non il prolungamento della vita a ogni costo.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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