Disartria: tipi, cause e differenza con l’afasia
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
La disartria è un disturbo dell’articolazione della parola causato da un deficit del controllo motorio dei muscoli che servono a parlare: labbra, lingua, palato, laringe e muscoli respiratori. Il linguaggio come funzione cognitiva è integro, il paziente sa cosa vuole dire, trova le parole e le mette in ordine, ma le pronuncia male. Proprio questa separazione fra la programmazione del linguaggio e la sua esecuzione motoria è il cuore della distinzione con l’afasia, uno dei temi più richiesti nei quesiti di neurologia del Concorso SSM.
Che cos’è la disartria
Parlare richiede una sequenza coordinata di attività: la respirazione fornisce il flusso d’aria, la laringe produce il suono (fonazione), il palato molle regola la risonanza nasale, e lingua, labbra e mandibola modellano i fonemi (articolazione). Il tutto è regolato da una rete che comprende la corteccia motoria, le vie corticobulbari, i nuclei dei nervi cranici del tronco encefalico, i nervi periferici, la giunzione neuromuscolare, i muscoli, il cervelletto e i gangli della base. Una lesione in uno qualsiasi di questi punti può produrre disartria, e ciascuna sede lascia una firma acustica riconoscibile.
È utile distinguere la disartria da termini vicini. La disfonia è l’alterazione della voce per un problema laringeo, per esempio una paralisi di una corda vocale o un nodulo; l’anartria è la forma estrema, in cui il paziente non riesce ad articolare affatto; la aprassia del linguaggio è un disturbo della programmazione motoria dei movimenti articolatori, con errori incostanti e tentativi di autocorrezione, in assenza di debolezza muscolare. La disartria, invece, è costante, legata a debolezza, spasticità, incoordinazione o rigidità, e si accompagna spesso a disfagia perché gli stessi muscoli servono alla deglutizione.
Meccanismi e classificazione dei tipi di disartria
La classificazione più usata è quella clinica di Darley, Aronson e Brown, che descrive diversi tipi di disartria in base alla sede della lesione e alle caratteristiche percettive della voce. Per lo studio è sufficiente padroneggiare cinque forme principali e la forma mista.
Disartria flaccida
Deriva da una lesione del secondo motoneurone, cioè dei nuclei dei nervi cranici bulbari, dei nervi stessi, della giunzione neuromuscolare o dei muscoli. La voce è ipernasale per l’insufficienza velofaringea, con fuga d’aria dal naso, respiro udibile, consonanti deboli e imprecise. Può esserci atrofia e fascicolazione della lingua. È tipica della paralisi bulbare, della sindrome di Guillain-Barré con coinvolgimento dei nervi cranici, delle lesioni del nervo vago e ipoglosso, delle miopatie e della miastenia, in cui la parola peggiora progressivamente man mano che il paziente parla.
Disartria spastica
Si deve a una lesione bilaterale delle vie corticobulbari, cioè del primo motoneurone: è la paralisi pseudobulbare. La parola è lenta, faticosa, con voce strozzata e tesa, consonanti imprecise e ipernasalità. Si associano spesso riflesso mandibolare vivace, disfagia e labilità emotiva con riso e pianto spastico. Le cause principali sono gli ictus lacunari multipli bilaterali, le malattie demielinizzanti e i traumi. Una lesione corticobulbare unilaterale produce invece una disartria lieve e in genere transitoria, detta da motoneurone superiore unilaterale.
Disartria atassica
È la disartria cerebellare. La parola ha un ritmo irregolare, con sillabe separate e accenti posti in modo uniforme o casuale: la cosiddetta parola scandita. Il volume può variare in modo improvviso, i fonemi sono distorti come nel parlato di una persona ubriaca. È tipica delle lesioni cerebellari vascolari, tumorali e degenerative, dell’intossicazione alcolica e della sclerosi multipla, dove si inserisce nella classica triade di Charcot insieme a nistagmo e tremore intenzionale.
Disartria ipocinetica
È legata alle lesioni del sistema extrapiramidale e in particolare al morbo di Parkinson. La voce è ipofonica, monotona, con ridotta modulazione dell’intonazione; le parole si susseguono talvolta in accelerazioni improvvise (festinazione della parola) e possono esserci ripetizioni involontarie di sillabe. L’articolazione è imprecisa per la riduzione dell’ampiezza dei movimenti. Il paziente spesso non si rende conto di parlare a voce bassa.
Disartria ipercinetica e forme miste
La forma ipercinetica compare nei disturbi del movimento come la corea di Huntington, le distonie e i tic: la parola è interrotta da movimenti involontari, con variazioni improvvise di volume, pause e distorsioni. Le forme miste sono tipiche delle malattie che colpiscono più sistemi: l’esempio classico è la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), che combina componente flaccida e spastica perché coinvolge sia il primo sia il secondo motoneurone; la sclerosi multipla può combinare componente spastica e atassica.
Le cause della disartria
Più che un elenco da memorizzare, conviene ragionare sul tempo di insorgenza. Una disartria improvvisa è un segno neurologico focale e fa pensare prima di tutto all’ictus ischemico o emorragico, in particolare alle lesioni del tronco e del cervelletto e alle sindromi lacunari come la sindrome disartria-mano goffa. Una disartria acuta e reversibile può dipendere da intossicazioni da alcol, benzodiazepine, antiepilettici o litio, e da alterazioni metaboliche come l’ipoglicemia. Una disartria subacuta orienta verso forme infiammatorie, demielinizzanti o tumorali. Una disartria lentamente progressiva è tipica delle malattie neurodegenerative: SLA, Parkinson e parkinsonismi atipici, atassie ereditarie, corea di Huntington. Una disartria fluttuante, che peggiora con la fatica, indica la miastenia.
Differenza fra disartria e afasia
È la distinzione più importante del capitolo. L’afasia è un disturbo acquisito del linguaggio inteso come funzione simbolica: colpisce la capacità di formulare o comprendere messaggi verbali, e quindi si manifesta non solo nel parlato ma anche nella scrittura, nella lettura e nella comprensione. La disartria è un disturbo dell’esecuzione motoria: il contenuto è corretto, la grammatica è corretta, la comprensione è normale, la scrittura è normale se la mano non è colpita. Un paziente disartrico può scrivere perfettamente ciò che non riesce a pronunciare; un paziente afasico sbaglia anche per iscritto.
Anche la sede della lesione è diversa: l’afasia richiede una lesione corticale o sottocorticale dell’emisfero dominante per il linguaggio, di solito il sinistro; la disartria può nascere da lesioni di molte strutture, anche bilaterali, sottocorticali, del tronco o del cervelletto, o addirittura dal nervo e dal muscolo. Nella pratica le due condizioni possono coesistere, per esempio in un ictus esteso dell’emisfero sinistro. Per approfondire le forme di afasia e il loro inquadramento si può consultare l’articolo dedicato all’afasia.
| Caratteristica | Disartria | Afasia |
|---|---|---|
| Funzione colpita | Esecuzione motoria della parola | Linguaggio come funzione simbolica |
| Comprensione | Normale | Spesso alterata |
| Scrittura e lettura | Normali | Alterate |
| Errori | Distorsioni costanti dei suoni | Parafasie, anomie, errori grammaticali |
| Sede tipica | Vie motorie, tronco, cervelletto, gangli, nervi, muscoli | Corteccia dell’emisfero dominante |
Come si valuta la disartria
La valutazione della disartria inizia ascoltando il paziente mentre parla spontaneamente, poi chiedendogli di ripetere frasi e sillabe. Le prove di diadococinesia verbale, cioè la ripetizione rapida di sillabe come «pa-pa-pa», «ta-ta-ta», «ka-ka-ka» e della sequenza «pa-ta-ka», esplorano rispettivamente labbra, punta della lingua e dorso della lingua, e mettono in evidenza l’irregolarità del ritmo nella forma atassica o la lentezza nella forma spastica. La vocale prolungata permette di valutare il sostegno respiratorio, la stabilità della voce, la presenza di tremore.
Si esaminano poi i nervi cranici: la motilità del velo palatino, il riflesso faringeo, la lingua con la ricerca di atrofia e fascicolazioni, la forza delle labbra e della mandibola, il riflesso mandibolare. Il resto dell’esame neurologico cerca segni piramidali, cerebellari, extrapiramidali o neuromuscolari, che confermano la sede. Nei casi di esordio acuto è indispensabile una valutazione urgente con neuroimaging; nei quadri progressivi si usano la risonanza magnetica, l’elettromiografia e gli esami mirati alla causa sospettata. La valutazione logopedica fornisce una descrizione dettagliata e imposta la riabilitazione.
Segni d’allarme
La disartria di esordio improvviso, isolata o con debolezza di un lato del corpo, deviazione della rima buccale, vertigine, diplopia o atassia, è un sospetto ictus e rientra nelle scale di valutazione rapida usate in emergenza: il tempo dall’esordio è determinante per le terapie di riperfusione. La disartria associata a disfagia e dispnea, soprattutto se fluttuante o progressiva in poche ore o giorni, può precedere un’insufficienza respiratoria nella miastenia o nella Guillain-Barré. La disartria con alterazione della coscienza richiede di escludere ipoglicemia, intossicazioni e lesioni della fossa posteriore.
Come cade la disartria al concorso SSM
I quesiti sulla disartria sono costruiti quasi sempre su due assi. Il primo è la distinzione con l’afasia: il paziente comprende gli ordini, scrive correttamente, ma parla in modo impastato; la risposta giusta è disartria, non afasia motoria. Il secondo è l’associazione fra tipo di disartria e sede della lesione: parola scandita e cervelletto, voce bassa e monotona e Parkinson, voce nasale con fascicolazioni della lingua e secondo motoneurone, voce strozzata con riso spastico e paralisi pseudobulbare. Gli errori tipici sono attribuire la parola scandita alla malattia di Parkinson, confondere la disfonia laringea con la disartria, dimenticare che la SLA produce una forma mista e pensare che una disartria implichi necessariamente una lesione dell’emisfero dominante. Per verificare se questi collegamenti sono solidi conviene lavorare su casi clinici: sulla Piattaforma Accademia le simulazioni commentate spiegano ogni distrattore.
In sintesi
La disartria è un disturbo motorio della parola con linguaggio integro. Si distingue in forma flaccida (secondo motoneurone, nervi, giunzione, muscolo), spastica (lesione corticobulbare bilaterale), atassica (cervelletto, parola scandita), ipocinetica (Parkinson, voce bassa e monotona), ipercinetica (disturbi del movimento) e mista (per esempio nella SLA). Si differenzia dall’afasia perché comprensione, lettura e scrittura sono conservate. L’esordio improvviso è un segno di ictus fino a prova contraria; l’associazione con disfagia e dispnea impone di pensare a un rischio respiratorio.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
