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Concorso SSM

Cisti pilonidale: cause, ascesso e intervento

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Cisti pilonidale: cause, ascesso e intervento

La cisti pilonidale, più correttamente definita malattia pilonidale o sinus pilonidale, è un’affezione infiammatoria cronica della regione sacrococcigea, localizzata nel solco intergluteo. Colpisce tipicamente giovani adulti, più spesso maschi, e ha un andamento fastidioso fatto di ascessi ricorrenti, secrezione cronica e recidive dopo l’intervento. Per il Concorso SSM è un argomento di chirurgia generale che si presta a domande sull’eziopatogenesi, oggi considerata acquisita, sulla gestione della fase acuta e sulla scelta della tecnica chirurgica. Vediamo tutto con ordine.

Che cos’è la cisti pilonidale

Il termine pilonidale significa letteralmente nido di peli, ed è una descrizione efficace: all’interno della lesione si trovano frequentemente ciuffi di peli liberi, circondati da tessuto di granulazione e da una reazione infiammatoria cronica da corpo estraneo. Nonostante il nome, nella maggior parte dei casi non si tratta di una vera cisti con parete epiteliale, ma di un tragitto o di una cavità con granulazione che comunica con la cute attraverso piccoli orifizi, i pits, allineati sulla linea mediana del solco intergluteo.

La malattia si presenta in tre forme principali: la forma asintomatica, con soli pits sulla linea mediana; la forma acuta ascessuale; la forma cronica con sinus che secerne, spesso con tragitti secondari e orifizi laterali, in genere craniali e laterali rispetto alla linea mediana.

Eziopatogenesi

A lungo la cisti pilonidale è stata considerata una malformazione congenita, un residuo embrionale del tubo neurale o un’inclusione ectodermica. Oggi prevale la teoria acquisita, che spiega meglio l’epidemiologia e le recidive. Secondo questo modello i peli, soprattutto quelli spezzati e con le squame orientate in modo da penetrare come frecce, vengono spinti nella cute del solco intergluteo dai movimenti delle natiche, dalla pressione e dall’attrito. I follicoli piliferi della linea mediana si dilatano e si rompono, formando i pits; i peli penetrano nel sottocute e innescano una reazione da corpo estraneo e un’infezione da flora mista, aerobia e anaerobia.

I fattori di rischio riflettono questo meccanismo: sesso maschile, età giovanile dopo la pubertà, abbondante peluria, solco intergluteo profondo, obesità, sudorazione, igiene carente, lavori sedentari o che prevedono lunghe ore alla guida, familiarità. Storicamente la malattia era così diffusa fra gli autisti di mezzi militari da essere chiamata malattia dei jeep.

Clinica della cisti pilonidale

La forma asintomatica si scopre per caso durante una visita, con uno o più piccoli orifizi mediani nel solco intergluteo, talvolta con peli che ne fuoriescono. Non richiede trattamento chirurgico.

La forma acuta è un ascesso: dolore intenso, pulsante, nella regione sacrococcigea, che peggiora da seduti, con tumefazione arrossata, calda e fluttuante, spesso lievemente lateralizzata rispetto alla linea mediana. Possono esserci febbre e malessere. L’ascesso può aprirsi spontaneamente, con fuoriuscita di pus e sollievo, per poi ripresentarsi.

La forma cronica si manifesta con secrezione siero-purulenta o ematica da uno o più orifizi, che sporca la biancheria, con episodi di riacutizzazione intervallati da periodi di relativo benessere. Con il tempo possono formarsi tragitti secondari e orifizi laterali multipli. Nei casi trascurati e di lunghissima durata è descritta una rara degenerazione in carcinoma squamoso, evenienza da ricordare davanti a lesioni ulcerate, vegetanti e che non guariscono.

Diagnosi e diagnosi differenziale

La diagnosi è clinica: la sede nel solco intergluteo, i pits mediani, la storia di ascessi ricorrenti o di secrezione e il profilo del paziente sono in genere sufficienti. Gli esami di imaging non sono necessari di routine; l’ecografia può aiutare a definire l’estensione dei tragitti o la presenza di raccolte, e la risonanza magnetica si usa nei casi atipici, estesi o quando si sospetta un rapporto con il canale anale.

La diagnosi differenziale più importante è con la fistola anale e l’ascesso perianale: la malattia pilonidale è localizzata più in alto, sopra il coccige, e non ha comunicazione con il canale anale, mentre la fistola ha un orifizio interno a livello della linea pettinata e un orifizio esterno vicino all’ano. Vanno inoltre considerati l’idrosadenite suppurativa, che coinvolge le ghiandole apocrine e spesso altre sedi come ascelle e inguine, la foruncolosi, la cellulite infettiva, l’osteomielite sacrale, le cisti dermoidi e le anomalie congenite sacrococcigee come il seno dermico nel neonato, che invece può comunicare con il canale spinale.

Terapia medica e chirurgica della cisti pilonidale

Nella forma asintomatica non si opera; si consigliano igiene locale, depilazione della regione e controlli. Anche dopo il trattamento chirurgico, la rimozione dei peli, con rasatura, creme o laser, è spesso raccomandata per ridurre le recidive, pur con evidenze non definitive.

Nell’ascesso acuto la terapia è l’incisione e il drenaggio. L’incisione andrebbe eseguita lateralmente alla linea mediana, perché le ferite sulla linea mediana del solco guariscono peggio. La sola antibioticoterapia non risolve un ascesso già formato; gli antibiotici sono un complemento nei casi con cellulite estesa, segni sistemici, immunodepressione o diabete. Dopo il drenaggio, molti pazienti sviluppano una forma cronica che richiede un intervento definitivo a distanza.

Nella malattia cronica le opzioni sono numerose, e proprio questa varietà indica che nessuna tecnica è perfetta. Le tecniche minimamente invasive, come il pit picking con l’asportazione dei soli orifizi e la pulizia della cavità, e le tecniche endoscopiche o laser, hanno il vantaggio di un recupero rapido e poco dolore, ma un rischio di recidiva più alto nelle forme estese. L’escissione ampia con guarigione per seconda intenzione, lasciando la ferita aperta, ha un buon controllo della malattia ma richiede tempi di guarigione lunghi e medicazioni frequenti. L’escissione con chiusura primaria sulla linea mediana è da evitare, perché si associa a maggiori deiscenze e recidive. Sono invece preferite le tecniche di chiusura fuori dalla linea mediana, con lembi che appiattiscono il solco intergluteo, come il lembo di Karydakis, la tecnica di Bascom o cleft lift e il lembo romboidale di Limberg: riducendo la profondità del solco, eliminano le condizioni che favoriscono la penetrazione dei peli.

Complicanze

Le complicanze della malattia comprendono gli ascessi ricorrenti, l’estensione dei tragitti con orifizi multipli, la cellulite, raramente sepsi e, nelle forme di lunghissima durata, la degenerazione neoplastica. Le complicanze del trattamento sono soprattutto la recidiva, la deiscenza e il ritardo di guarigione della ferita, l’infezione del sito chirurgico, il sieroma e l’ematoma, il dolore e il disagio legati alle medicazioni prolungate e, per le tecniche con lembo, la necrosi parziale del lembo e gli esiti cicatriziali. La recidiva è favorita dalla persistenza di peli e pits, dalla chiusura sulla linea mediana, dall’obesità e da un’igiene insufficiente.

Come cade la cisti pilonidale al concorso

Al Concorso SSM la cisti pilonidale compare spesso come caso clinico: giovane uomo, sovrappeso e con abbondante peluria, che fa un lavoro sedentario e si presenta con dolore e tumefazione fluttuante nel solco intergluteo, oppure con secrezione cronica da piccoli orifizi mediani. Le domande chiedono la diagnosi, il trattamento della fase acuta o la tecnica per ridurre le recidive.

Gli errori più frequenti sono questi. Primo: trattare l’ascesso con soli antibiotici, quando la risposta corretta è incisione e drenaggio. Secondo: ritenere la malattia congenita, mentre la teoria oggi accettata è quella acquisita. Terzo: scegliere la chiusura primaria sulla linea mediana come tecnica preferita, quando le tecniche fuori dalla linea mediana hanno risultati migliori. Quarto: confondere la cisti pilonidale con la fistola anale, dimenticando che la prima non comunica con il canale anale. Quinto: proporre l’intervento nella forma asintomatica. Questo tipo di distinzioni si fissa soprattutto risolvendo casi: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia spiegano il perché di ogni alternativa. Per familiarizzare con la formulazione dei quesiti sono utili anche le prove degli anni precedenti.

In sintesi

La cisti pilonidale è una malattia infiammatoria cronica acquisita del solco intergluteo, causata dalla penetrazione di peli nella cute attraverso follicoli dilatati sulla linea mediana, con reazione da corpo estraneo e infezione. Colpisce soprattutto giovani maschi con peluria abbondante, solco profondo, sovrappeso e vita sedentaria. Si presenta come forma asintomatica con pits, come ascesso acuto o come sinus cronico secernente. La diagnosi è clinica. L’ascesso si tratta con incisione e drenaggio, possibilmente laterale; la forma cronica con tecniche che vanno dal pit picking all’escissione, preferendo la guarigione per seconda intenzione o le chiusure fuori dalla linea mediana con lembi. La recidiva è il problema principale e si previene anche con la gestione dei peli e dell’igiene locale.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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