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Concorso SSM

Carcinoma epatocellulare: guida per l’SSM

22 Settembre 2026 · Mario Lomele

Carcinoma epatocellulare: guida per l’SSM

Il carcinoma epatocellulare è il tumore primitivo del fegato più frequente e uno degli argomenti in cui epatologia, oncologia, radiologia e chirurgia si intrecciano di più. Al Concorso Nazionale SSM viene chiesto sotto molte forme: il terreno su cui nasce (la cirrosi), la sorveglianza ecografica, il comportamento tipico alla TC con mezzo di contrasto, il ruolo dell’alfa-fetoproteina e la scelta della terapia in base alla stadiazione BCLC. Questo articolo raccoglie in modo ordinato le nozioni da manuale indispensabili per rispondere con sicurezza.

Che cos’è il carcinoma epatocellulare

Il carcinoma epatocellulare (HCC, dall’inglese hepatocellular carcinoma) è una neoplasia maligna che origina dagli epatociti. Costituisce la larghissima maggioranza dei tumori primitivi del fegato dell’adulto; le altre forme primitive sono il colangiocarcinoma intraepatico, che nasce dall’epitelio biliare, e i rari angiosarcoma ed epatoblastoma, quest’ultimo tipico del bambino. Nei Paesi occidentali, tuttavia, le neoplasie epatiche più comuni in assoluto restano le metastasi, soprattutto da tumori del colon-retto, del pancreas, dello stomaco, della mammella e del polmone.

La caratteristica che distingue il carcinoma epatocellulare dalla maggior parte dei tumori solidi è che insorge quasi sempre su un fegato malato: in circa l’ottanta-novanta per cento dei casi il terreno è una cirrosi. Ne consegue che la prognosi e la terapia dipendono non solo dall’estensione del tumore, ma anche dalla funzione epatica residua e dalle condizioni generali del paziente, un principio che il concorso verifica volentieri.

Cause e fisiopatologia

Qualunque causa di cirrosi aumenta il rischio di carcinoma epatocellulare, e la nostra scheda sulla cirrosi epatica illustra le basi di questo processo. Nel mondo la causa principale resta l’infezione cronica da virus dell’epatite B, che è oncogeno anche in assenza di cirrosi perché il DNA virale si integra nel genoma dell’epatocita; in Italia e in Occidente hanno avuto un ruolo dominante il virus dell’epatite C e l’alcol, mentre è in rapido aumento la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, legata a obesità e diabete, che può dare HCC anche senza cirrosi conclamata. Altri fattori sono l’emocromatosi, il deficit di alfa-1-antitripsina, la cirrosi biliare primitiva, l’epatite autoimmune, il fumo e l’esposizione alimentare alle aflatossine prodotte da Aspergillus, che inducono una mutazione caratteristica di TP53. Le nozioni di base sui virus epatotropi sono riassunte nell’articolo sulle epatiti virali.

La cancerogenesi è un processo a tappe: l’infiammazione cronica e la rigenerazione continua degli epatociti favoriscono l’accumulo di mutazioni, con passaggio da noduli rigenerativi a noduli displastici di basso e alto grado e infine a carcinoma. Il tumore, crescendo, riceve un apporto arterioso prevalente dall’arteria epatica anziché dalla vena porta, e su questo si fonda la diagnosi radiologica. L’HCC ha spiccata tendenza all’invasione vascolare, in particolare della vena porta, e può produrre alfa-fetoproteina.

Presentazione clinica del carcinoma epatocellulare

Nella fase iniziale il tumore è asintomatico e viene scoperto nella sorveglianza dei pazienti cirrotici. Quando dà sintomi, spesso è già avanzato: dolore sordo all’ipocondrio destro, calo ponderale, astenia, anoressia, febbricola, epatomegalia dura e irregolare. In un cirrotico compensato, la comparsa improvvisa di ascite, ittero, encefalopatia o sanguinamento da varici senza altra spiegazione deve far sospettare un HCC, così come la trombosi portale neoplastica. Un’ascite emorragica o un quadro di addome acuto con shock possono derivare dalla rottura del tumore con emoperitoneo. All’auscultazione dell’ipocondrio destro si può raramente apprezzare un soffio per l’ipervascolarizzazione.

Le sindromi paraneoplastiche comprendono l’ipoglicemia (da consumo di glucosio da parte del tumore o da produzione di IGF-2), l’eritrocitosi da eritropoietina, l’ipercalcemia da peptide PTH-simile e l’ipercolesterolemia. Le metastasi interessano polmoni, linfonodi addominali, ossa e surreni.

Diagnosi e stadiazione

La sorveglianza dei pazienti a rischio (cirrotici di qualsiasi eziologia e portatori di HBV con determinate caratteristiche) si esegue con ecografia epatica ogni sei mesi, eventualmente associata al dosaggio dell’alfa-fetoproteina. Un nodulo sospetto va caratterizzato con TC o risonanza magnetica con mezzo di contrasto a più fasi. Il comportamento tipico, che permette la diagnosi non invasiva nel paziente cirrotico per lesioni di dimensioni adeguate, è l’ipervascolarizzazione in fase arteriosa seguita dal “washout” nella fase portale o tardiva, cioè il rapido dilavamento del contrasto che rende il nodulo ipodenso rispetto al parenchima circostante. Questo pattern è così caratteristico che nel cirrotico la biopsia non è necessaria; la biopsia si riserva ai casi atipici, ai noduli in fegato non cirrotico e alle discordanze tra metodiche, tenendo presente il rischio, seppur basso, di sanguinamento e di disseminazione lungo il tragitto dell’ago.

L’alfa-fetoproteina è elevata solo in una parte dei pazienti, può aumentare nelle epatiti attive e nella cirrosi senza tumore, e quindi non basta da sola per la diagnosi; valori molto elevati sono però fortemente suggestivi e hanno significato prognostico. La stadiazione più usata in pratica non è il TNM ma il sistema BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer), che integra numero e dimensioni dei noduli, invasione vascolare e metastasi, la funzione epatica (classe di Child-Pugh, bilirubina, ipertensione portale) e il performance status, e associa a ogni stadio la terapia raccomandata. Completano la stadiazione la TC del torace e, se indicato, la scintigrafia ossea.

Diagnosi differenziale

Nel fegato cirrotico il nodulo va distinto dai noduli rigenerativi e displastici, che non mostrano washout, e dal colangiocarcinoma intraepatico, che tende a impregnarsi progressivamente in fase tardiva e non produce alfa-fetoproteina. Nel fegato sano le lesioni focali più comuni sono l’emangioma, con riempimento centripeto “a zolle” dalla periferia, l’iperplasia nodulare focale, con cicatrice centrale e captazione omogenea, e l’adenoma epatocellulare, tipico della giovane donna che assume estroprogestinici, che può sanguinare e degenerare. Le metastasi sono di norma multiple, ipovascolari e con storia di tumore primitivo noto. Nel bambino piccolo si pensa all’epatoblastoma, nell’adolescente e nel giovane adulto senza cirrosi alla variante fibrolamellare dell’HCC, con alfa-fetoproteina normale e prognosi migliore.

Terapia per principi

La scelta della terapia segue lo stadio BCLC. Nello stadio molto precoce e precoce, con nodulo singolo o pochi noduli piccoli, buona funzione epatica e assenza di ipertensione portale clinicamente significativa, i trattamenti curativi sono la resezione chirurgica, l’ablazione percutanea con radiofrequenza o microonde e il trapianto di fegato. Il trapianto è il trattamento ideale perché rimuove sia il tumore sia la cirrosi, e viene proposto ai pazienti che rientrano nei criteri di Milano (un nodulo fino a cinque centimetri o fino a tre noduli ciascuno fino a tre centimetri, senza invasione vascolare né metastasi). Nello stadio intermedio, con malattia multinodulare confinata al fegato, il trattamento standard è la chemioembolizzazione transarteriosa (TACE), che sfrutta la vascolarizzazione arteriosa del tumore; in casi selezionati si ricorre alla radioembolizzazione. Nello stadio avanzato, con invasione portale o metastasi ma funzione epatica conservata, si utilizza la terapia sistemica: oggi la combinazione di immunoterapia con un anticorpo anti-angiogenico ha superato gli inibitori multichinasici come sorafenib e lenvatinib, che restano opzioni valide. Nello stadio terminale, con funzione epatica compromessa o scadute condizioni generali, la terapia è di supporto.

La prevenzione è parte integrante della gestione: vaccinazione contro l’epatite B, trattamento antivirale dell’epatite B e C, astensione dall’alcol e controllo dei fattori metabolici riducono l’incidenza e, nei pazienti già cirrotici, la sorveglianza semestrale permette la diagnosi in fase trattabile.

Complicanze e prognosi

Le complicanze includono lo scompenso della cirrosi (ascite, encefalopatia, ittero), il sanguinamento da varici favorito dalla trombosi portale neoplastica, la rottura del tumore con emoperitoneo, l’ostruzione biliare da invasione dei dotti, la sindrome di Budd-Chiari da infiltrazione delle vene sovraepatiche e le sindromi paraneoplastiche già descritte. Dopo resezione la complicanza più temuta è l’insufficienza epatica post-operatoria, tanto che l’estensione dell’intervento è limitata dal volume di fegato residuo funzionante. La prognosi dipende dallo stadio BCLC: i pazienti trattati con trapianto entro i criteri di Milano hanno sopravvivenze a lungo termine elevate, mentre nello stadio avanzato la sopravvivenza mediana si misura in mesi, pur con i progressi della terapia sistemica.

Come cade il carcinoma epatocellulare al concorso

Ripassando le prove degli anni passati, che trovate nella nostra pagina dedicata al concorso SSM e alle prove degli anni precedenti, le domande sul carcinoma epatocellulare rientrano quasi sempre in questi schemi.

  • Il pattern radiologico. “Un nodulo epatico in paziente cirrotico che presenta ipervascolarizzazione in fase arteriosa e washout in fase portale è compatibile con…” La risposta è il carcinoma epatocellulare; l’emangioma, con riempimento centripeto, è il distrattore classico.
  • La sorveglianza. Vi chiedono l’esame e l’intervallo per lo screening nei cirrotici: ecografia ogni sei mesi, eventualmente con alfa-fetoproteina.
  • Il marcatore. “Quale marcatore è associato al carcinoma epatocellulare?” Alfa-fetoproteina, che è elevata anche nei tumori germinali non seminomatosi: un’associazione da tenere pronta.
  • I criteri di Milano. Domande numeriche sui limiti dimensionali per il trapianto, oppure un caso clinico in cui bisogna scegliere tra resezione, ablazione, TACE e terapia sistemica in base allo stadio BCLC.
  • Il fattore di rischio. HBV come causa principale nel mondo e come virus oncogeno anche senza cirrosi, aflatossine e mutazione di TP53, HCV e alcol in Occidente.

Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia propongono questi casi con la spiegazione di ogni alternativa, il modo più efficace per non confondere le opzioni terapeutiche dei diversi stadi.

In sintesi

Il carcinoma epatocellulare è il tumore primitivo del fegato più frequente e nasce quasi sempre su cirrosi da HBV, HCV, alcol o malattia metabolica. È a lungo asintomatico e si scopre con la sorveglianza ecografica semestrale; la diagnosi nel cirrotico è radiologica, basata sull’ipervascolarizzazione arteriosa con washout portale, mentre l’alfa-fetoproteina ha valore di supporto e prognostico. La terapia segue la stadiazione BCLC: resezione, ablazione o trapianto entro i criteri di Milano negli stadi precoci, chemioembolizzazione nello stadio intermedio, terapia sistemica con immunoterapia o inibitori multichinasici nello stadio avanzato, supporto nello stadio terminale. Prevenire e curare le epatopatie croniche è la strategia più efficace contro questo tumore.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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