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Concorso SSM

Vaccino anti epatite B: HBsAg ricombinante e anti-HBs

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Vaccino anti epatite B: HBsAg ricombinante e anti-HBs

Il vaccino anti epatite B è stato il primo vaccino in grado di prevenire un tumore umano, perché impedendo l’infezione cronica da HBV riduce il rischio di cirrosi e di carcinoma epatocellulare. Al Concorso SSM è un argomento trasversale: lo si incontra nelle domande di igiene, di malattie infettive, di gastroenterologia e di medicina del lavoro, spesso intrecciato con l’interpretazione dei marcatori sierologici. In questa scheda trovi il tipo di vaccino, il meccanismo immunologico, le popolazioni bersaglio, la profilassi dopo esposizione, le controindicazioni, le reazioni avverse e gli errori più frequenti.

Che cos’è il vaccino anti epatite B

Il virus dell’epatite B è un virus a DNA parzialmente a doppio filamento della famiglia Hepadnaviridae, dotato di envelope e caratterizzato da una replicazione che passa attraverso un intermedio a RNA e una trascrittasi inversa. Nel nucleo dell’epatocita il genoma viene convertito in DNA circolare covalentemente chiuso (cccDNA), una forma molto stabile che spiega la difficoltà di eradicare l’infezione con i farmaci. Gli antigeni principali sono l’antigene di superficie HBsAg, presente sull’envelope e prodotto in eccesso sotto forma di particelle sferiche e filamentose, l’antigene del core HBcAg e l’antigene HBeAg, marcatore di replicazione attiva.

La trasmissione avviene per via parenterale, sessuale e verticale. Il rischio di cronicizzazione dipende in modo marcato dall’età al momento dell’infezione: è altissimo nel neonato infettato dalla madre e diventa minoritario nell’adulto immunocompetente, nel quale l’infezione acuta tende più spesso a risolversi. L’infezione cronica può evolvere verso epatite cronica attiva, cirrosi epatica e carcinoma epatocellulare, e rende possibile la coinfezione o la superinfezione da virus delta, che ha bisogno dell’HBsAg per formare il proprio envelope.

Il vaccino anti epatite B induce anticorpi contro l’HBsAg (anti-HBs), che neutralizzano il virus impedendone l’ingresso negli epatociti. Proteggendo dall’HBV protegge indirettamente anche dall’epatite D. È uno dei capitoli in cui la vaccinazione ha avuto l’impatto più netto sulla salute pubblica, in particolare sulla trasmissione verticale e sulle infezioni nei giovani.

Tipo di vaccino: un antigene ricombinante

Il vaccino anti epatite B è un vaccino a subunità ricombinante: contiene HBsAg prodotto con tecniche di DNA ricombinante, inserendo il gene dell’antigene di superficie in cellule di lievito (Saccharomyces cerevisiae) o in altri sistemi di espressione. L’antigene si assembla in particelle simili a quelle presenti nel siero dei pazienti, viene purificato e adsorbito su un adiuvante, tipicamente sali di alluminio. Non contiene virus né DNA virale e non può quindi causare infezione. I primi vaccini, ormai storici, erano ottenuti purificando l’HBsAg dal plasma di portatori cronici, con un procedimento di inattivazione; i vaccini ricombinanti li hanno completamente sostituiti.

Oltre ai vaccini monovalenti esistono formulazioni combinate: nel bambino l’antigene dell’epatite B fa parte del vaccino esavalente insieme a difterite, tetano, pertosse acellulare, poliomielite inattivata e Haemophilus influenzae di tipo b; nell’adulto è disponibile un vaccino combinato con l’epatite A. Per i pazienti con risposta ridotta, come i dializzati, sono stati sviluppati vaccini con adiuvanti più potenti o a maggior contenuto di antigene, e sono comparsi vaccini con adiuvanti di nuova generazione basati su oligonucleotidi agonisti di TLR9. Quali prodotti usare e con quali schemi è materia delle raccomandazioni ufficiali.

Meccanismo immunologico e marcatori

L’HBsAg è un antigene proteico e induce una risposta T-dipendente: le cellule presentanti l’antigene, attivate anche grazie all’adiuvante, presentano i peptidi ai linfociti T helper, che sostengono la maturazione dei linfociti B con scambio di classe verso le IgG, maturazione dell’affinità e formazione di cellule della memoria. Il risultato misurabile è la comparsa di anti-HBs nel siero. Un titolo di anti-HBs pari o superiore a 10 mUI/mL, misurato a distanza adeguata dal completamento del ciclo, è considerato il correlato di protezione: il soggetto che lo raggiunge è definito responder.

Un concetto da padroneggiare è che il titolo anticorpale cala con gli anni, fino a diventare non dosabile in molti vaccinati, senza che questo significhi perdita della protezione. La memoria immunologica persiste e, in caso di esposizione, produce una risposta anamnestica rapida, capace di prevenire l’infezione clinicamente significativa grazie anche al lungo periodo di incubazione del virus. Per questo, nella popolazione generale immunocompetente vaccinata correttamente, non sono raccomandati controlli sierologici di routine né richiami periodici; le eccezioni riguardano categorie particolari, come i dializzati e alcuni immunodepressi, per i quali le indicazioni sono specifiche.

Il quadro sierologico del vaccinato è caratteristico ed è un classico dei quiz: anti-HBs positivo, HBsAg negativo, anti-HBc negativo. Chi ha superato un’infezione naturale ha invece anti-HBs e anti-HBc positivi, perché è entrato in contatto con l’intero virus e non solo con l’antigene di superficie. Questo è il dettaglio che permette di distinguere immunità vaccinale e immunità da infezione pregressa, ed è approfondito nella pagina sulle epatiti virali.

Non responder e fattori che riducono la risposta

Una quota di persone vaccinate non raggiunge il titolo protettivo: sono i cosiddetti non responder o ipo-responder. I fattori associati a una risposta ridotta sono l’età avanzata, il sesso maschile, l’obesità, il fumo, il diabete, l’insufficienza renale cronica e la dialisi, la cirrosi, l’infezione da HIV e le terapie immunosoppressive, oltre a fattori genetici legati agli aplotipi HLA. Anche la sede di iniezione conta: la somministrazione nel gluteo, dove l’antigene può finire nel tessuto adiposo, è associata a risposte inferiori rispetto al deltoide nell’adulto o alla coscia nel lattante.

Per alcune categorie, in particolare gli operatori sanitari e gli studenti delle professioni sanitarie, si esegue il dosaggio dell’anti-HBs dopo il ciclo vaccinale per documentare la risposta. Nei non responder si ripete la vaccinazione secondo le indicazioni, eventualmente con prodotti più immunogeni, e prima di classificare una persona come non responder definitivo conviene escludere che sia già infetta controllando l’HBsAg. Chi rimane non responder va informato del proprio stato e gestito con l’immunoprofilassi passiva in caso di esposizione.

A chi è rivolto il vaccino anti epatite B

In Italia la vaccinazione contro l’epatite B è offerta a tutti i nuovi nati e rientra tra le vaccinazioni obbligatorie dell’infanzia; tempi, prodotti e schemi sono stabiliti dal calendario vaccinale, che va consultato nella versione aggiornata. La vaccinazione universale ha prodotto nel tempo coorti di adulti già protetti.

Tra gli adulti non vaccinati la vaccinazione è raccomandata per i gruppi a rischio aumentato di esposizione o di malattia grave: operatori sanitari e personale esposto a sangue e liquidi biologici, studenti dei corsi di area sanitaria, conviventi e partner sessuali di portatori di HBsAg, persone con partner multipli o con altre infezioni sessualmente trasmesse, persone che usano sostanze per via iniettiva, pazienti in dialisi o con insufficienza renale avanzata, politrasfusi ed emofilici, pazienti con epatopatia cronica come l’epatite C, persone con infezione da HIV, detenuti e personale penitenziario, viaggiatori verso aree ad alta endemia per soggiorni prolungati. L’elenco preciso e le modalità di offerta dipendono dalle raccomandazioni nazionali e regionali.

Profilassi dopo esposizione e neonato di madre HBsAg positiva

La profilassi post-esposizione combina in modo diverso vaccino e immunoglobuline specifiche anti-epatite B (HBIG), a seconda dello stato vaccinale e della risposta dell’esposto e dello stato della fonte. Il caso più importante è il neonato di madre HBsAg positiva: riceve il prima possibile dopo la nascita sia la prima dose di vaccino sia le immunoglobuline, in sedi di iniezione diverse, e completa poi il ciclo vaccinale con un successivo controllo sierologico secondo le indicazioni. Questo intervento, associato allo screening dell’HBsAg in gravidanza e, nelle madri con viremia elevata, alla terapia antivirale nell’ultima parte della gestazione, è ciò che permette di interrompere la trasmissione verticale. L’allattamento al seno non è controindicato nel neonato che ha ricevuto l’immunoprofilassi.

Nell’operatore sanitario che subisce un’esposizione percutanea o mucosa, la gestione dipende dal fatto che sia vaccinato, dalla risposta documentata e dallo stato della fonte: un responder documentato non ha bisogno di ulteriori interventi, mentre un non vaccinato o un non responder esposto a una fonte positiva o sconosciuta riceve immunoglobuline e vaccino. È un tema che si collega alle infezioni correlate all’assistenza e alla medicina del lavoro.

Controindicazioni, precauzioni e reazioni avverse

La controindicazione assoluta è l’anafilassi a una dose precedente o a un componente del vaccino, compresa l’allergia grave al lievito per i prodotti ottenuti in Saccharomyces. Una malattia acuta moderata o grave porta a rinviare la somministrazione. Gravidanza e allattamento non sono controindicazioni: il vaccino non contiene virus vivo e, se c’è un rischio di esposizione, può essere somministrato. Anche l’immunodepressione non è una controindicazione, ma riduce la risposta. Una precauzione pratica riguarda i pazienti con disturbi della coagulazione, per i quali si adottano le consuete cautele per le iniezioni intramuscolari.

Il vaccino è tra i più sicuri disponibili. Le reazioni più comuni sono dolore e arrossamento nel punto di iniezione, astenia, cefalea e febbricola di breve durata. Le reazioni gravi sono rare. In passato è stata ipotizzata un’associazione con la sclerosi multipla e altre malattie demielinizzanti, ma gli studi epidemiologici non hanno confermato un rapporto causale: è un esempio classico di correlazione temporale che non implica causalità.

Errori tipici e come cade il vaccino anti epatite B al concorso

Gli errori più frequenti riguardano la sierologia. Molti candidati attribuiscono al vaccinato la positività dell’anti-HBc, che invece indica un contatto con il virus intero e non compare dopo la vaccinazione. Altri interpretano un anti-HBs non più dosabile, anni dopo un ciclo completo con risposta documentata, come perdita della protezione e suggeriscono richiami di routine, mentre nella popolazione generale la memoria immunologica è sufficiente. Un terzo errore è dimenticare che il vaccino protegge anche dall’epatite D, perché il virus delta dipende dall’HBsAg. Un quarto è considerare la gravidanza una controindicazione, o non ricordare che il neonato di madre HBsAg positiva richiede vaccino e immunoglobuline insieme. Infine, attenzione a non definire il vaccino attenuato o inattivato: è ricombinante a subunità.

Al concorso le domande arrivano soprattutto come casi clinici con un pannello di marcatori da interpretare (vaccinato, infezione pregressa, infezione acuta, portatore cronico, periodo finestra), come scenari di esposizione occupazionale e come quesiti sul neonato di madre positiva. Non mancano le domande di immunologia sulla natura T-dipendente della risposta e di sanità pubblica sull’impatto della vaccinazione universale. Collega questo capitolo alla pagina sui vaccini e allenati a leggere velocemente i marcatori: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate in cui ogni quadro sierologico viene spiegato opzione per opzione, che è il modo più rapido per smettere di confondere anti-HBs e anti-HBc.

In sintesi

Il vaccino anti epatite B è un vaccino ricombinante a subunità che contiene HBsAg prodotto in lievito e adsorbito su adiuvante. Induce una risposta T-dipendente con anti-HBs protettivi e memoria immunologica duratura, che persiste anche quando il titolo non è più dosabile. Il vaccinato ha anti-HBs positivo e anti-HBc negativo. Esistono non responder, soprattutto tra anziani, dializzati, immunodepressi, obesi e fumatori, per i quali si controlla la risposta. La vaccinazione è offerta a tutti i nuovi nati ed è raccomandata ai gruppi a rischio; il neonato di madre HBsAg positiva riceve vaccino e immunoglobuline. Gravidanza e immunodepressione non sono controindicazioni. Età e schemi vanno sempre verificati sul calendario vaccinale aggiornato.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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