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Concorso SSM

Infezione da HPV: genotipi, condilomi, vaccino e SSM

28 Settembre 2026 · Mario Lomele

Infezione da HPV: genotipi, condilomi, vaccino e SSM

L’infezione da HPV è l’infezione sessualmente trasmessa più diffusa al mondo ed è causata dal papillomavirus umano, un piccolo virus a DNA con uno spiccato tropismo per gli epiteli pavimentosi di cute e mucose. Nella grande maggioranza dei casi è transitoria e senza conseguenze, ma alcuni genotipi, se l’infezione persiste, sono in grado di provocare tumori della cervice uterina, dell’ano, dell’orofaringe, del pene, della vulva e della vagina. Altri genotipi causano invece lesioni benigne come i condilomi. Per il Concorso SSM è un argomento che mette insieme microbiologia, oncologia, ginecologia, dermatologia e igiene.

Che cos’è l’infezione da HPV

I papillomavirus umani sono virus a DNA circolare a doppio filamento, privi di envelope e quindi piuttosto resistenti nell’ambiente. Se ne conoscono moltissimi genotipi, classificati in base alla sequenza del gene L1, che codifica la principale proteina del capside. Il virus infetta le cellule dello strato basale dell’epitelio, raggiunte attraverso microlesioni, e il suo ciclo replicativo è strettamente legato alla differenziazione del cheratinocita: nelle cellule basali il genoma resta in forma episomale con poche copie, mentre la produzione di nuove particelle virali avviene negli strati superficiali, da cui il virus viene liberato con la desquamazione.

Questo ciclo spiega perché il virus provochi scarsa infiammazione e resti a lungo nascosto al sistema immunitario: non c’è viremia e non c’è lisi cellulare negli strati profondi. Nella maggior parte dei soggetti l’immunità cellulo-mediata elimina comunque l’infezione nel giro di alcuni mesi; quando ciò non accade si parla di infezione persistente, che è il vero presupposto delle lesioni neoplastiche.

Genotipi a basso e ad alto rischio

La distinzione più importante è fra genotipi a basso rischio e ad alto rischio oncogeno. I genotipi a basso rischio, soprattutto il 6 e l’11, sono responsabili della grande maggioranza dei condilomi anogenitali e della papillomatosi respiratoria ricorrente; raramente sono associati a tumori. I genotipi ad alto rischio, in primo luogo il 16 e il 18, seguiti da altri come 31, 33, 45, 52 e 58, sono associati alle lesioni intraepiteliali di alto grado e ai carcinomi. Il 16 è il genotipo più frequentemente coinvolto nei tumori della cervice e in quelli dell’orofaringe; il 18 è relativamente più rappresentato negli adenocarcinomi cervicali.

A questi si aggiungono i genotipi cutanei, responsabili delle verruche volgari, plantari e piane, che non vanno confusi con quelli anogenitali. Nelle rare condizioni di immunodeficit specifico, come l’epidermodisplasia verruciforme, alcuni genotipi cutanei possono favorire lo sviluppo di carcinomi cutanei.

Eziopatogenesi e oncogenesi

La trasmissione avviene per contatto diretto cute-cute o mucosa-mucosa, soprattutto durante i rapporti sessuali di qualsiasi tipo; il preservativo riduce il rischio ma non lo annulla, perché il virus può trovarsi su aree non coperte. È possibile, anche se rara, la trasmissione verticale durante il parto, che è alla base della papillomatosi respiratoria giovanile.

Il meccanismo oncogeno dei genotipi ad alto rischio dipende dalle oncoproteine E6 ed E7. E6 lega p53 e ne promuove la degradazione tramite il sistema ubiquitina-proteasoma, attiva inoltre la telomerasi; E7 lega pRb, liberando il fattore di trascrizione E2F e spingendo la cellula nella fase S. Il risultato è una proliferazione incontrollata accompagnata da instabilità genomica. Un evento tipico delle lesioni avanzate è l’integrazione del DNA virale nel genoma ospite, con interruzione del gene E2 che normalmente frena l’espressione di E6 ed E7. Le proteine di E6 ed E7 dei genotipi a basso rischio legano i rispettivi bersagli con affinità molto minore, e questo spiega il loro scarso potenziale oncogeno.

Fattori che favoriscono la persistenza sono il fumo, l’immunodepressione, la coinfezione con altre malattie sessualmente trasmesse e il numero di partner. I pazienti con infezione da virus dell’immunodeficienza umana presentano più frequentemente infezioni multiple, persistenti e lesioni più estese. Per il quadro delle altre infezioni sessualmente trasmesse sono utili le schede su sifilide e gonorrea.

Clinica: condilomi e lesioni associate

La maggior parte delle infezioni è del tutto asintomatica e subclinica. La manifestazione clinica benigna più comune sono i condilomi acuminati, o verruche anogenitali: lesioni esofitiche, rosee o color carne, a superficie irregolare a cresta di gallo, singole o confluenti, localizzate su vulva, vagina, cervice, pene, regione perianale e canale anale. Di solito sono indolori, talvolta pruriginose o sanguinanti. Vanno distinte dai condilomi piani della sifilide secondaria, lesioni piatte, umide e ricche di treponemi, e dal mollusco contagioso, che ha papule ombelicate.

La papillomatosi respiratoria ricorrente, causata soprattutto dai genotipi 6 e 11, si manifesta con papillomi laringei che nel bambino provocano disfonia e possibile ostruzione delle vie aeree, con necessità di ripetuti interventi. Sul versante oncologico, l’infezione persistente da genotipi ad alto rischio causa le lesioni intraepiteliali della cervice (CIN o SIL), della vulva, della vagina, dell’ano e del pene, che possono evolvere in carcinoma squamocellulare. Il collegamento con il tumore del collo dell’utero è approfondito nella scheda sul carcinoma della cervice uterina. Nell’orofaringe, in particolare tonsille e base della lingua, i tumori HPV-correlati colpiscono spesso soggetti più giovani e meno esposti a fumo e alcol, ed hanno una prognosi migliore rispetto a quelli non correlati al virus.

Diagnosi

I condilomi si diagnosticano clinicamente: l’aspetto è in genere sufficiente. La biopsia è indicata se la diagnosi è incerta, se le lesioni sono pigmentate, indurite, ulcerate o fisse ai piani profondi, se non rispondono alla terapia o nei pazienti immunodepressi. Il test dell’acido acetico, che rende biancastre le aree infette, è poco specifico e non viene raccomandato come esame di routine.

Nell’ambito della cervice, la ricerca del virus fa parte dello screening: il test HPV identifica il DNA o l’RNA messaggero dei genotipi ad alto rischio e viene usato come test primario nelle fasce d’età previste, affiancato dalla citologia del Pap test come test di triage nelle donne positive. Un test positivo indica un’infezione, non una lesione: la presenza di alterazioni si valuta con citologia, colposcopia e biopsia. Non esiste invece un test di screening validato per l’infezione genitale maschile, né ha senso tipizzare il virus nei condilomi per decidere la terapia. In anatomia patologica il segno morfologico tipico è il coilocita, cellula squamosa con alone chiaro perinucleare e nucleo irregolare e ipercromico; l’immunoistochimica per p16 aiuta a riconoscere le lesioni trasformanti.

Terapia e vaccino

Non esiste una terapia antivirale specifica per l’infezione da HPV: si trattano le lesioni, non il virus. I condilomi possono essere trattati con terapie applicate dal paziente, come l’imiquimod, un immunomodulatore agonista del recettore Toll-like 7, o la podofillotossina, controindicata in gravidanza; oppure con terapie ambulatoriali, come la crioterapia con azoto liquido, l’acido tricloroacetico, l’asportazione chirurgica, l’elettrocoagulazione o il laser. Le recidive sono frequenti, perché il virus può persistere nella cute apparentemente sana. In gravidanza i condilomi possono crescere; il taglio cesareo non è indicato per prevenire la trasmissione al neonato, ma solo se le lesioni ostruiscono il canale del parto o rischiano di sanguinare abbondantemente. Le lesioni precancerose cervicali di alto grado si trattano con procedure escissionali come la conizzazione.

La prevenzione primaria si basa sulla vaccinazione. I vaccini disponibili contengono particelle simil-virali (VLP) formate dalla sola proteina L1 del capside, prive di DNA virale e quindi non infettanti; inducono anticorpi neutralizzanti tipo-specifici. Il vaccino nonavalente copre i genotipi 6 e 11, responsabili dei condilomi, e sette genotipi ad alto rischio fra cui 16 e 18. La vaccinazione è offerta in età preadolescenziale a entrambi i sessi, idealmente prima dell’inizio dell’attività sessuale, ed è raccomandata anche in altre fasce e categorie a rischio secondo il calendario nazionale; il numero di dosi dipende dall’età di inizio del ciclo. Per il contesto generale sono utili le pagine sul calendario vaccinale e sui vaccini. La vaccinazione è profilattica: non tratta un’infezione già in atto né le lesioni esistenti, e non sostituisce lo screening.

Come cade l’infezione da HPV al concorso

Gli errori tipici ai quiz si ripetono. Il primo è confondere i genotipi: 6 e 11 sono a basso rischio e causano condilomi; 16 e 18 sono ad alto rischio e causano tumori. Il secondo è invertire i bersagli delle oncoproteine: E6 agisce su p53, E7 su pRb. Il terzo riguarda il vaccino, che contiene VLP della proteina L1, non virus attenuato e non la proteina E6 o E7: per questo non può causare infezione ed è somministrabile anche nei soggetti immunodepressi, pur con risposta a volte ridotta.

Altre trappole frequenti: pensare che il vaccino renda inutile lo screening, che l’infezione sia quasi sempre persistente (è vero il contrario), che esista un antivirale specifico, o che i condilomi impongano sempre il taglio cesareo. Nei casi clinici di tumore dell’orofaringe in un paziente giovane non fumatore, l’associazione da riconoscere è quella con il virus. E attenzione al segno del coilocita, marcatore morfologico dell’effetto citopatico, spesso chiesto in domande di anatomia patologica.

Per consolidare questi punti è efficace lavorare su quesiti a risposta multipla commentati: sulla Piattaforma Accademia trovate simulazioni commentate che spiegano ogni opzione, utili per capire dove si nasconde il distrattore.

In sintesi

L’infezione da HPV è molto comune e di solito si risolve spontaneamente; è la persistenza dei genotipi ad alto rischio, come 16 e 18, a causare lesioni precancerose e tumori della cervice, dell’area anogenitale e dell’orofaringe, attraverso le oncoproteine E6 (su p53) ed E7 (su pRb). I genotipi 6 e 11 causano condilomi e papillomatosi respiratoria. Non esiste un antivirale specifico: si trattano le lesioni. La prevenzione si basa sul vaccino a VLP della proteina L1, offerto a entrambi i sessi in età preadolescenziale, e sullo screening, che resta necessario anche nelle persone vaccinate.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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