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Concorso SSM

Eco color doppler: venoso, arterioso, TSA e TVP

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Eco color doppler: venoso, arterioso, TSA e TVP

L’eco color doppler è l’esame vascolare più eseguito nella pratica clinica: non invasivo, privo di radiazioni, ripetibile al letto del paziente e poco costoso. Studia arterie e vene combinando l’immagine ecografica della parete con l’analisi del flusso sanguigno. Al Concorso SSM compare in moltissimi scenari: il sospetto di trombosi venosa profonda con D-dimero positivo, la stenosi carotidea in un paziente con attacco ischemico transitorio, l’arteriopatia degli arti inferiori, il pseudoaneurisma dopo coronarografia. In questo articolo vediamo principio fisico, tecnica, indicazioni, limiti e i quadri che è indispensabile riconoscere.

Che cos’è l’eco color doppler

L’esame unisce tre componenti. La prima è l’ecografia in scala di grigi (B-mode), che mostra la parete del vaso, le placche, i trombi e i tessuti circostanti. La seconda è il color doppler, che sovrappone all’immagine una mappa a colori della direzione e della velocità media del flusso: per convenzione il flusso che si avvicina alla sonda è rappresentato in rosso e quello che si allontana in blu, indipendentemente dal fatto che il vaso sia un’arteria o una vena. La terza è il doppler pulsato (spettrale), che campiona un punto preciso del vaso e ne restituisce la curva di velocità nel tempo.

Il principio fisico è l’effetto Doppler: quando un’onda ultrasonora colpisce i globuli rossi in movimento, la frequenza dell’eco riflessa cambia in proporzione alla loro velocità e al coseno dell’angolo tra fascio e flusso. Per questo motivo l’angolo di insonazione deve restare basso (di solito entro i 60 gradi) per una misura affidabile, e a 90 gradi il segnale si annulla. Un altro concetto fisico da conoscere è l’aliasing: se la velocità supera il limite di campionamento, i colori si invertono e la curva spettrale si “ripiega”, fenomeno che spesso segnala proprio una stenosi con flusso accelerato.

Come si esegue l’esame

Non serve preparazione per lo studio degli arti e dei tronchi sovraortici; per i vasi addominali può essere richiesto un digiuno di alcune ore per ridurre il meteorismo. Si usano sonde lineari ad alta frequenza per i vasi superficiali (carotidi, arti) e sonde convex a frequenza più bassa per l’aorta e i vasi viscerali. Il paziente sta supino; per le vene degli arti inferiori può essere utile la posizione semiseduta o in piedi per valutare il reflusso.

Nello studio venoso l’operatore esegue la manovra chiave: la compressione con la sonda. Una vena normale si collassa completamente sotto una lieve pressione; una vena che non si comprime contiene un trombo. Si valutano poi la fasicità respiratoria del flusso e l’aumento del flusso alla compressione distale del polpaccio. Nello studio arterioso si analizzano la presenza e le caratteristiche delle placche, il grado di stenosi e la morfologia delle curve di velocità.

Eco color doppler venoso e TVP

Nel sospetto di trombosi venosa profonda l’eco color doppler è l’esame di scelta. Il percorso diagnostico corretto parte dalla probabilità clinica, stimata con il punteggio di Wells. Se la probabilità è bassa o intermedia si dosa il D-dimero: un valore negativo, grazie all’alto valore predittivo negativo, permette di escludere la trombosi senza altri esami; un valore positivo impone l’ecografia. Se la probabilità è alta si esegue direttamente l’ecografia, perché il D-dimero negativo non basterebbe a escludere la malattia.

Esistono due approcci. La compressione limitata a due punti (vena femorale comune all’inguine e vena poplitea) è rapida e adatta all’urgenza, ma non vede le vene del polpaccio: se negativa con sospetto persistente va ripetuta dopo circa una settimana. L’esame completo dell’intero arto include anche le vene distali. Il segno cardine resta la non comprimibilità; il trombo recente è spesso ipoecogeno e la vena può apparire dilatata, mentre il trombo cronico è più ecogeno, aderente alla parete e associato a una vena di calibro ridotto. Nello studio venoso rientrano anche l’insufficienza venosa cronica e le varici, con la ricerca del reflusso safenico, e la trombosi venosa superficiale.

Va ricordato che l’eco color doppler degli arti non diagnostica l’embolia polmonare, ma nei pazienti con sospetto di embolia in cui l’angio-TC è controindicata una trombosi prossimale documentata rende la diagnosi molto probabile e giustifica la terapia anticoagulante.

Eco color doppler arterioso: TSA e arti inferiori

Lo studio dei tronchi sovraortici (TSA) è indicato nel paziente con attacco ischemico transitorio o ictus ischemico nel territorio carotideo, nel soffio carotideo e in alcuni contesti di screening di pazienti ad alto rischio cardiovascolare. L’esame misura lo spessore medio-intimale, descrive la placca (superficie regolare o ulcerata, ecogenicità, componenti a rischio) e stima il grado di stenosi soprattutto sulla base delle velocità sistoliche e diastoliche nel punto di massimo restringimento. Una stenosi carotidea sintomatica significativa pone l’indicazione alla rivascolarizzazione, con endoarteriectomia o stent, secondo le linee guida. Lo studio delle arterie vertebrali permette anche di riconoscere il furto della succlavia, con flusso invertito nella vertebrale omolaterale a una stenosi prossimale della succlavia.

Negli arti inferiori l’esame completa la clinica e l’indice caviglia-braccio nell’arteriopatia obliterante: localizza stenosi e occlusioni e ne valuta l’estensione per pianificare la rivascolarizzazione. La curva normale di un’arteria periferica a riposo è trifasica, per l’elevata resistenza del letto vascolare; a valle di una stenosi significativa diventa monofasica e smorzata (“parvus et tardus”). Nell’addome l’eco color doppler si usa per lo screening e il follow-up dell’aneurisma dell’aorta addominale, per le arterie renali e per il sistema portale nella cirrosi.

Indicazioni, controindicazioni e rischi

Oltre ai quadri già visti, l’esame è indicato nella valutazione dei pseudoaneurismi e delle fistole artero-venose dopo cateterismo, nel monitoraggio delle fistole per emodialisi, nello studio dei trapianti renali ed epatici, nel varicocele, nella torsione testicolare (assenza di flusso nel testicolo interessato) e in ostetricia per lo studio delle arterie ombelicali e uterine.

Non esistono controindicazioni vere: l’esame usa ultrasuoni e non comporta radiazioni né mezzo di contrasto, salvo l’uso facoltativo di contrasti ecografici a microbolle in contesti particolari. Qualche cautela riguarda le ferite aperte, le medicazioni e il dolore alla compressione. L’unico rischio teorico nella TVP, spesso discusso, è la mobilizzazione di un trombo con compressioni energiche, per cui la manovra va eseguita con delicatezza. I limiti principali sono la dipendenza dall’operatore, la difficoltà nei pazienti obesi o con meteorismo, le calcificazioni di parete che producono coni d’ombra e la scarsa visibilità dei distretti profondi come le vene iliache e la cava.

Confronto con gli esami alternativi

L’angio-TC offre una visione panoramica e dettagliata dei vasi, è rapida e disponibile in urgenza, ma comporta radiazioni e contrasto iodato con rischio renale; è l’esame di scelta per la dissecazione aortica e l’embolia polmonare. L’angio-RM non usa radiazioni ed è utile per carotidi, vasi intracranici e arti, ma è meno disponibile e più lenta. L’angiografia con cateterismo è oggi riservata soprattutto ai casi in cui si prevede un trattamento endovascolare. La flebografia con contrasto, un tempo riferimento per la TVP, è stata sostituita dall’ecografia.

Per l’inquadramento clinico, invece, l’eco color doppler si inserisce dopo l’esame obiettivo: il segno di Homans ha scarso valore diagnostico, e proprio per questo nessun segno semeiologico può sostituire l’imaging nella TVP.

Come cade l’eco color doppler al concorso

Le domande ricorrenti sull’eco color doppler si concentrano su alcuni punti. Il primo è l’algoritmo della TVP: probabilità clinica, D-dimero nei pazienti a bassa probabilità, ecografia con compressione in quelli ad alta probabilità o con D-dimero positivo. Il secondo è il segno diagnostico, cioè la non comprimibilità della vena. Il terzo è lo studio dei TSA dopo un TIA, con la stenosi carotidea sintomatica da inviare a rivascolarizzazione. Il quarto è il pseudoaneurisma femorale dopo procedura, con il flusso “yin-yang” nella sacca e il colletto comunicante con l’arteria.

Gli errori tipici sono interpretare i colori come arteria rossa e vena blu (in realtà indicano la direzione rispetto alla sonda), chiedere il D-dimero in un paziente ad alta probabilità, pensare che un’ecografia a due punti negativa escluda sempre la TVP distale e scegliere la flebografia come primo esame. Esercitarsi su casi realistici è il modo migliore per consolidare questi passaggi: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia spiegano il perché di ogni risposta.

In sintesi

L’esame combina B-mode, color doppler e doppler spettrale per studiare parete e flusso di arterie e vene sfruttando l’effetto Doppler. È il primo esame nella trombosi venosa profonda, dove il segno cardine è la vena non comprimibile, e nello studio dei tronchi sovraortici e delle arteriopatie periferiche. Non ha controindicazioni né radiazioni, ma dipende dall’operatore e vede male i distretti profondi. Ricorda l’algoritmo Wells-D-dimero-ecografia, il significato dei colori, la curva trifasica normale e la monofasica a valle di una stenosi.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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