Calendario vaccinale: tappe, richiami e domande SSM
23 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il calendario vaccinale è lo strumento con cui la sanità pubblica traduce le conoscenze immunologiche ed epidemiologiche in un programma operativo: chi vaccinare, con quale prodotto, a quale età e con quanti richiami. Per il candidato al Concorso Nazionale SSM è un argomento che unisce nozioni di pediatria, malattie infettive e igiene, e che le commissioni apprezzano perché consente domande precise e verificabili. In questa scheda spieghiamo come è costruito il calendario italiano, quali principi lo guidano, quali sono le tappe da ricordare e quali sono le trappole in cui cadono più spesso i candidati.
Che cos’è il calendario vaccinale
Il calendario vaccinale è la sequenza temporale, definita a livello nazionale e recepita dalle Regioni, delle vaccinazioni offerte attivamente e gratuitamente alla popolazione in base all’età e alle condizioni di rischio. Non è un semplice elenco di vaccini: indica per ciascuno il numero di dosi, l’intervallo tra le dosi, l’età di inizio e i richiami successivi, e distingue l’offerta universale (rivolta a tutti) dall’offerta mirata a gruppi a rischio per patologia, professione o comportamento.
In Italia il calendario è parte del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, un documento periodicamente aggiornato che stabilisce obiettivi di copertura e strategie. Le vaccinazioni in esso contenute rientrano nei livelli essenziali di assistenza, quindi sono garantite in tutto il territorio nazionale; le Regioni possono ampliare l’offerta ma non ridurla. Alcune delle vaccinazioni del calendario sono anche vaccinazioni obbligatorie per i minori, altre sono soltanto raccomandate: il calendario, di per sé, non fa questa distinzione, che deriva invece dalla normativa sull’obbligo.
Principi e basi scientifiche
La costruzione di un calendario risponde a tre esigenze che possono entrare in tensione. La prima è immunologica: il sistema immunitario del neonato è immaturo e risponde male ad alcuni antigeni, in particolare ai polisaccaridi capsulari; per questo i vaccini contro pneumococco, meningococco e Haemophilus influenzae b sono coniugati a una proteina vettrice, che consente una risposta T-dipendente efficace già nei primi mesi. Gli anticorpi materni trasmessi per via placentare, inoltre, possono interferire con i vaccini vivi attenuati: è il motivo per cui il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia viene somministrato solo dopo il primo anno di vita.
La seconda esigenza è epidemiologica: si vaccina prima che il rischio di malattia diventi rilevante. La pertosse è più grave nei primi mesi, quindi il ciclo di base inizia presto, e per proteggere il neonato prima che sia vaccinabile si raccomanda la vaccinazione della madre in gravidanza, che trasferisce anticorpi al feto. Il papillomavirus si trasmette con l’attività sessuale, quindi la vaccinazione anti-HPV è proposta nella preadolescenza, prima dell’esposizione. Per approfondire la composizione e i meccanismi dei diversi preparati rimandiamo alla scheda sui vaccini.
La terza esigenza è organizzativa: ridurre il numero di accessi ambulatoriali e di iniezioni, per favorire l’adesione. Da qui l’uso dei vaccini combinati, come l’esavalente (difterite, tetano, pertosse acellulare, poliomielite inattivata, epatite B, Haemophilus influenzae b) e il tetravalente morbillo-parotite-rosolia-varicella, e la co-somministrazione di più vaccini nella stessa seduta in sedi diverse.
Come funziona il calendario vaccinale in Italia
Nel primo anno di vita il ciclo di base prevede tre dosi di vaccino esavalente, tipicamente al terzo, quinto e undicesimo-tredicesimo mese, secondo lo schema detto “2+1” (due dosi ravvicinate e un richiamo). Nella stessa finestra temporale si somministra il vaccino antipneumococcico coniugato, con schema analogo. Nei primi mesi trovano posto anche il vaccino orale contro il rotavirus, che ha un limite di età superiore oltre il quale non va iniziato, e il vaccino contro il meningococco B, con un numero di dosi che dipende dall’età di inizio.
Nel secondo anno di vita, tra il tredicesimo e il quindicesimo mese, si somministrano la prima dose del vaccino contro morbillo, parotite, rosolia e varicella (in forma tetravalente o come trivalente più antivaricella separato) e il vaccino contro il meningococco C o, secondo le scelte regionali, il tetravalente ACWY. Anche i vaccini contro pneumococco e meningococco B completano qui il ciclo con la dose di richiamo.
Tra i cinque e i sei anni, in coincidenza con l’ingresso nella scuola primaria, sono previsti il richiamo di difterite, tetano, pertosse e poliomielite (in formulazione tetravalente) e la seconda dose di morbillo-parotite-rosolia-varicella. In adolescenza, indicativamente tra i dodici e i diciotto anni, si somministrano un ulteriore richiamo di difterite-tetano-pertosse-polio con dose ridotta di antigeni, il vaccino anti-HPV (offerto a entrambi i sessi, di norma a partire dagli undici-dodici anni, con due dosi se iniziato precocemente) e il richiamo contro il meningococco ACWY.
Nell’età adulta il calendario prevede il richiamo di difterite-tetano-pertosse ogni dieci anni, la vaccinazione antinfluenzale annuale a partire da una soglia di età e per le categorie a rischio, l’antipneumococcica e l’anti-herpes zoster nell’anziano, oltre alle offerte mirate: epatite B e altre vaccinazioni per gli operatori sanitari, antinfluenzale e anti-pertosse in gravidanza, vaccinazioni specifiche per pazienti con patologie croniche o immunodepressione. Le Regioni gestiscono l’offerta tramite chiamata attiva e anagrafi vaccinali informatizzate, che consentono di monitorare le coperture e recuperare i soggetti inadempienti.
Esempi pratici
Consideriamo un lattante di due mesi al primo bilancio di salute. Il pediatra programma la prima seduta vaccinale al compimento del terzo mese con esavalente e antipneumococcico coniugato, valuta l’avvio del vaccino anti-rotavirus entro la finestra di età consentita e dell’anti-meningococco B. Un lattante di questa età non riceve il vaccino contro il morbillo, perché gli anticorpi materni ne ridurrebbero l’efficacia e il preparato è vivo attenuato.
Un bambino di quattordici mesi che ha completato il ciclo di base dell’esavalente si presenta per la seduta del secondo anno: riceve morbillo-parotite-rosolia-varicella, antimeningococcico e i richiami di pneumococco e meningococco B secondo la programmazione regionale. Se il bambino ha una febbre elevata in atto, la seduta viene rinviata; un raffreddore lieve senza febbre, invece, non è una controindicazione.
Una donna al terzo trimestre di gravidanza chiede se possa vaccinarsi: il calendario raccomanda la vaccinazione contro difterite-tetano-pertosse in ogni gravidanza, per proteggere il neonato nei primi mesi, e quella antinfluenzale nella stagione epidemica. I vaccini vivi attenuati, come quello contro morbillo-parotite-rosolia o la varicella, sono invece controindicati in gravidanza e vanno eventualmente somministrati nel post-partum alla donna suscettibile.
Un adulto di quarant’anni con una ferita contaminata e ultimo richiamo antitetanico oltre dieci anni prima è un classico di pronto soccorso: va eseguito il richiamo, e a seconda della gravità della ferita e dello stato vaccinale può essere indicata anche l’immunoglobulina specifica, come descritto nella scheda sul tetano.
Errori e trappole più comuni
La prima trappola è l’età del vaccino anti-morbillo: molti candidati lo collocano nel primo anno di vita, mentre la prima dose si somministra dopo il compimento dell’anno. La seconda riguarda la composizione dell’esavalente: contiene l’epatite B e l’Haemophilus influenzae b, ma non il pneumococco e non il meningococco, che sono vaccini separati somministrati nella stessa seduta.
Un terzo errore è considerare l’anti-HPV un vaccino solo femminile: l’offerta attiva riguarda entrambi i sessi nella preadolescenza. Un quarto errore riguarda i richiami dell’adulto: il tetano non è “per sempre” dopo il ciclo infantile, ma richiede una dose ogni dieci anni. Infine, attenzione alle false controindicazioni: allergia all’uovo per la maggior parte dei vaccini, infezioni lievi delle vie aeree, terapia antibiotica in corso, prematurità e allattamento non sono motivi per rinviare le vaccinazioni previste dal calendario. Le vere controindicazioni sono poche: reazione anafilattica a una dose precedente o a un componente, immunodepressione grave e gravidanza per i vaccini vivi, malattia acuta febbrile in atto come controindicazione temporanea.
Come cade il calendario vaccinale al concorso
Nelle prove del concorso l’argomento si presenta in forme abbastanza costanti, che è utile esercitare con simulazioni a tempo. Le più frequenti sono queste.
- Età di somministrazione: “A quale età è raccomandata la prima dose di vaccino contro morbillo, parotite e rosolia?” con risposta nel secondo anno di vita e distrattori collocati nei primi mesi.
- Composizione dei combinati: “Quale dei seguenti antigeni non è contenuto nel vaccino esavalente?” con il pneumococco o il meningococco come risposta corretta.
- Controindicazioni vere e false: casi clinici in cui il candidato deve stabilire se una condizione (allergia all’uovo, febbre alta, immunodepressione, gravidanza) impone di rinviare, di evitare o di procedere con la vaccinazione.
- Vaccinazione in gravidanza: “Quale vaccinazione è raccomandata nel terzo trimestre di gravidanza?” con risposta difterite-tetano-pertosse, e distrattori rappresentati da vaccini vivi attenuati.
- Richiami dell’adulto e categorie a rischio: domande sull’intervallo del richiamo antitetanico, sull’offerta antinfluenzale e antipneumococcica nell’anziano, o sulle vaccinazioni raccomandate agli operatori sanitari.
Domande simili compaiono anche nei quesiti sulle malattie esantematiche, dove la prevenzione vaccinale è spesso l’opzione corretta tra le misure di controllo. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ripropongono queste tipologie con la spiegazione di ogni distrattore, che è il modo più efficace per fissare le età e gli schemi.
In sintesi
Il calendario vaccinale italiano organizza l’offerta attiva e gratuita per età e per gruppi a rischio: esavalente e pneumococco nel primo anno con schema 2+1, rotavirus e meningococco B nei primi mesi, morbillo-parotite-rosolia-varicella e meningococco nel secondo anno, richiami a cinque-sei anni e in adolescenza insieme all’anti-HPV, richiami decennali di difterite-tetano-pertosse e vaccinazioni mirate nell’adulto e nell’anziano. I principi sono immunologici (maturità della risposta, interferenza degli anticorpi materni), epidemiologici (vaccinare prima dell’esposizione) e organizzativi (vaccini combinati, co-somministrazioni). Al concorso le domande vertono su età, composizione dei combinati, controindicazioni vere e false e vaccinazioni in gravidanza: dettagli che si imparano con lo studio ordinato del calendario e con l’esercizio sui quesiti.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
