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Concorso SSM

Cordone ombelicale: anatomia, funzione e anomalie

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Cordone ombelicale: anatomia, funzione e anomalie

Il cordone ombelicale e’ la struttura che collega il feto
alla placenta e che garantisce ogni scambio durante la vita intrauterina. E’
un argomento che unisce anatomia, fisiologia della circolazione fetale e
ostetricia, ed e’ per questo che ricorre nei quesiti.

Che cosa contiene

Il cordone contiene tre vasi: due arterie ombelicali e una
vena ombelicale, immersi in un tessuto connettivo mucoso chiamato gelatina di
Wharton, rivestito esternamente dall’amnios.

La gelatina di Wharton non e’ un riempitivo: la sua consistenza protegge i
vasi dalla compressione e dalla torsione, che sarebbero altrimenti
inevitabili con i movimenti fetali.

La lunghezza media a termine e’ di circa mezzo metro, con un diametro di
uno o due centimetri, e il decorso e’ tipicamente spiralato.

La direzione del sangue: il punto che si sbaglia

E’ l’errore piu’ frequente in assoluto e vale la pena fissarlo. Le
arterie ombelicali portano sangue dal feto alla placenta, ed
e’ sangue poco ossigenato e carico di prodotti di scarto. La vena
ombelicale porta sangue dalla placenta al feto
, ed e’ il sangue piu’
ossigenato che il feto possieda.

La regola generale – le arterie portano sangue ossigenato – non vale qui,
esattamente come non vale per le arterie polmonari. La definizione corretta di
arteria e’ vaso che porta sangue lontano dal cuore, non vaso che porta sangue
ossigenato.

La circolazione fetale in tre scorciatoie

Il sangue ossigenato arriva dalla vena ombelicale e in gran parte bypassa il
fegato attraverso il dotto venoso, raggiungendo la vena cava
inferiore.

Arrivato all’atrio destro, una quota importante passa direttamente
all’atrio sinistro attraverso il forame ovale, saltando il
circolo polmonare che nel feto non serve.

Il sangue che entra nell’arteria polmonare trova resistenze polmonari
elevate e viene deviato in aorta attraverso il dotto arterioso.

Le tre scorciatoie esistono perche’ i polmoni fetali non ventilano e il
fegato non deve essere attraversato per intero. Alla nascita, con il primo
respiro, le resistenze polmonari crollano e le tre vie si chiudono
progressivamente, lasciando residui fibrosi: il legamento rotondo del fegato
dalla vena ombelicale, il legamento venoso dal dotto venoso, il legamento
arterioso dal dotto arterioso, e i legamenti ombelicali mediali dalle arterie
ombelicali.

Le anomalie del cordone ombelicale

Arteria ombelicale unica. La piu’ frequente: un solo vaso
arterioso invece di due. Si associa a una maggiore frequenza di anomalie
congenite, in particolare renali e cardiache, e per questo il riscontro
richiede una valutazione ecografica accurata. Isolata, in un feto per il resto
normale, ha in genere prognosi buona.

Nodi veri e falsi. Il nodo vero e’ un vero annodamento del
cordone e puo’ compromettere il flusso se si serra; il nodo falso e’ un
ispessimento locale dovuto a un accumulo di gelatina di Wharton o a una
tortuosita’ dei vasi, e non ha significato clinico.

Giri di cordone attorno al collo. Sono frequenti e nella
grande maggioranza dei casi privi di conseguenze.

Inserzione velamentosa. I vasi si inseriscono sulle
membrane invece che direttamente sulla placenta, decorrendo per un tratto
privi della protezione della gelatina.

Vasa previa. Vasi fetali che attraversano le membrane in
corrispondenza dell’orifizio uterino interno, davanti alla parte presentata.
E’ la condizione piu’ pericolosa: la rottura delle membrane puo’ lacerare i
vasi con emorragia fetale rapida. Riconoscerla prima del travaglio cambia
radicalmente l’esito.

Prolasso del cordone. Il cordone scende davanti alla parte
presentata dopo la rottura delle membrane e viene compresso: e’ un’urgenza
ostetrica.

Il clampaggio

Il momento in cui si recide il cordone non e’ indifferente. Il clampaggio
ritardato, cioe’ eseguito dopo un intervallo dal parto invece che
immediatamente, consente il passaggio di una quota ulteriore di sangue
placentare al neonato, con benefici documentati sulle riserve di ferro nei
primi mesi.

Le raccomandazioni degli organismi internazionali sono orientate in questo
senso per il neonato che non necessita di rianimazione immediata. Nel neonato
che richiede assistenza urgente la priorita’ resta la stabilizzazione.

Il sangue cordonale e gli esami alla nascita

Il sangue del cordone e’ ricco di cellule staminali ematopoietiche e puo’
essere raccolto e conservato: e’ la base della donazione di sangue cordonale
per il trapianto.

Dal punto di vista clinico immediato, l’emogasanalisi eseguita sui vasi
ombelicali alla nascita fornisce un dato oggettivo sullo stato metabolico
fetale al momento del parto, ed e’ un elemento che entra nella valutazione
degli eventi perinatali. Il metodo di lettura e’ quello descritto in
emogasanalisi.

Dopo la nascita

Il moncone si mummifica e cade in genere entro un paio di settimane. La
cura consiste nel mantenerlo pulito e asciutto. Il segnale di allarme e’
l’onfalite: arrossamento che si estende alla cute
periombelicale, secrezione maleodorante, dolore, febbre. E’ una condizione
che nel neonato puo’ evolvere rapidamente e richiede valutazione immediata.

Un ritardo marcato nella caduta del moncone, oltre le tre o quattro
settimane, insieme a infezioni ricorrenti, puo’ essere spia di un difetto
dell’adesione leucocitaria: e’ un dettaglio raro ma classico, ed e’ proprio il
tipo di associazione che i quesiti amano.

Domande frequenti

Quanti vasi contiene il cordone ombelicale?

Tre: due arterie ombelicali e una vena. Le arterie portano sangue poco ossigenato dal feto alla placenta, la vena porta sangue ossigenato dalla placenta al feto.

Perche’ la vena porta il sangue ossigenato?

Perche’ vena e arteria si definiscono in base alla direzione rispetto al cuore, non al contenuto di ossigeno. La vena ombelicale porta sangue verso il cuore fetale, e quel sangue viene dalla placenta, dove si e’ ossigenato.

L’arteria ombelicale unica e’ grave?

Non di per se’. E’ l’anomalia piu’ frequente del cordone e, quando e’ isolata in un feto per il resto normale, ha prognosi buona. Richiede pero’ una valutazione ecografica accurata, perche’ si associa a una maggiore frequenza di malformazioni, in particolare renali e cardiache.

Che differenza c’e’ fra nodo vero e nodo falso?

Il nodo vero e’ un annodamento effettivo del cordone e puo’ compromettere il flusso se si serra. Il nodo falso e’ un ispessimento locale dovuto a gelatina di Wharton in eccesso o a tortuosita’ dei vasi, ed e’ privo di significato clinico.

Perche’ si parla di clampaggio ritardato?

Perche’ attendere prima di recidere consente il passaggio di una quota ulteriore di sangue placentare al neonato, con benefici documentati sulle riserve di ferro. Nel neonato che necessita di rianimazione immediata la priorita’ resta la stabilizzazione.

Il cordone in ecografia

Durante la gravidanza il cordone viene valutato in modo sistematico. Il
conteggio dei vasi si esegue su una sezione trasversale o osservando il
decorso delle arterie ombelicali attorno alla vescica fetale con il
color Doppler.

Lo studio flussimetrico dell’arteria ombelicale e’ uno degli strumenti
principali di sorveglianza del benessere fetale: misura la resistenza del
circolo placentare. Un aumento delle resistenze, fino all’assenza o
all’inversione del flusso diastolico, indica un’insufficienza placentare e ha
un peso importante nelle decisioni sul timing del parto.

Si valuta inoltre il sito di inserzione sulla placenta, proprio per
riconoscere le inserzioni marginali o velamentose, e la presenza di vasi che
attraversano il segmento uterino inferiore.

Il ritorno venoso e la vena ombelicale dopo la nascita

La vena ombelicale non scompare subito: nei primi giorni di vita puo’
essere incannulata, ed e’ una via d’accesso vascolare usata nella rianimazione
neonatale e nelle terapie intensive neonatali proprio perche’ rapida da
reperire in emergenza.

Successivamente si oblitera e diventa il legamento rotondo del fegato, che
decorre nel margine libero del legamento falciforme. In alcune condizioni di
ipertensione portale puo’ riaprirsi, generando la circolazione collaterale
periombelicale nota come caput medusae: e’ un esempio di come una struttura
fetale obliterata possa tornare funzionale.

Perche’ e’ un argomento che torna nei quesiti

Perche’ consente domande su piu’ livelli con una sola struttura: l’anatomia
con i tre vasi, la fisiologia con la direzione del sangue e le tre
scorciatoie della circolazione fetale, l’ostetricia con le anomalie, e
l’anatomia dell’adulto con i legamenti che ne derivano. La domanda sulla
direzione del sangue nelle arterie ombelicali e’ una delle piu’ frequenti in
assoluto.

Le patologie dell’ombelico dopo la caduta del moncone

La regione ombelicale continua a dare quadri clinici anche dopo che il
moncone e’ caduto, e alcuni derivano proprio da residui di strutture fetali.

Il granuloma ombelicale e’ il piu’ comune: un piccolo
tessuto di granulazione rosato che persiste e puo’ secernere. E’ benigno e si
tratta localmente.

La persistenza dell’uraco deriva dal mancato obliterarsi
del canale che collegava la vescica all’ombelico durante la vita fetale: si
manifesta con perdita di urina dall’ombelico, ed e’ un quadro raro ma
inequivocabile.

La persistenza del dotto onfalomesenterico, che collegava
l’intestino al sacco vitellino, puo’ dare una fistola con emissione di
materiale intestinale. La sua forma parziale piu’ nota e’ il diverticolo di
Meckel, che resta a livello dell’ileo.

L’ernia ombelicale del lattante e’ frequente, in genere si
chiude spontaneamente nei primi anni e raramente richiede intervento.

La circolazione fetale nei quesiti

La domanda tipica descrive un percorso e chiede dove passa il sangue piu’
ossigenato, oppure chiede quale struttura diventa quale legamento dopo la
nascita. Conviene tenere la corrispondenza in una riga sola: vena ombelicale
diventa legamento rotondo, dotto venoso diventa legamento venoso, dotto
arterioso diventa legamento arterioso, arterie ombelicali diventano legamenti
ombelicali mediali, forame ovale diventa fossa ovale.

La seconda domanda ricorrente riguarda la mancata chiusura: la pervieta’ del
dotto arterioso e la pervieta’ del forame ovale sono condizioni con rilievo
clinico proprio, e la prima produce un soffio continuo caratteristico.

Il clampaggio: quando tagliare

Il momento in cui si interrompe il flusso nel cordone dopo la nascita e’ una
delle questioni piu’ studiate degli ultimi anni, e la risposta e’ cambiata.

Il clampaggio ritardato, cioe’ l’attesa di almeno un minuto
prima di chiudere il cordone, consente il passaggio al neonato di una quota
aggiuntiva di sangue placentare. Il beneficio principale e’ l’aumento delle
riserve di ferro nei primi mesi di vita, con minore rischio di anemia
sideropenica; nel pretermine si osservano vantaggi ulteriori sulla stabilita’
emodinamica e sulla necessita’ di trasfusione.

Il rovescio della medaglia e’ un aumento dell’ittero neonatale che puo’
richiedere fototerapia, conseguenza diretta della maggiore massa
eritrocitaria. Restano situazioni in cui il clampaggio immediato e’
preferibile: quando il neonato ha bisogno di rianimazione immediata, o in
presenza di condizioni materne che impongono rapidita’.

La mungitura del cordone, cioe’ la spremitura manuale verso
il neonato, e’ stata proposta come alternativa rapida ma e’ guardata con
cautela nei pretermine piu’ piccoli.

Il sangue cordonale

Il sangue che resta nel cordone e nella placenta e’ ricco di cellule
staminali ematopoietiche, e questo ha aperto due usi distinti che vale la pena
tenere separati.

La donazione a una banca pubblica rende le cellule
disponibili a chiunque risulti compatibile e ha un impiego consolidato nel
trapianto per alcune malattie ematologiche. La conservazione
autologa
a pagamento, in cui il campione resta destinato al bambino,
ha invece una probabilita’ d’uso molto bassa, perche’ nelle malattie
genetiche le cellule del bambino portano lo stesso difetto.

C’e’ inoltre una tensione pratica con il punto precedente: piu’ si ritarda
il clampaggio, meno sangue resta da raccogliere. E’ un compromesso che va
discusso prima del parto.

Come si allena questo argomento

Su questi argomenti la differenza la fanno i quesiti: riconoscere un quadro
e’ un gesto, e i gesti si allenano ripetendoli. Le simulazioni commentate sono
nella piattaforma Accademia, i
volumi fra i libri per il concorso.

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