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Ipomagnesemia: cause, sintomi, ECG e correzione

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Ipomagnesemia: cause, sintomi, ECG e correzione

L’ipomagnesemia è la riduzione della concentrazione plasmatica di magnesio sotto i valori di riferimento, in genere sotto 1,7 mg/dl. È uno dei disturbi elettrolitici più frequenti nei pazienti ospedalizzati e insieme uno dei più trascurati, perché il magnesio non compare negli esami di routine e perché i suoi effetti si manifestano attraverso altri elettroliti.

Dove sta il magnesio nell’organismo

Il magnesio è il quarto catione più abbondante del corpo e il secondo per concentrazione intracellulare dopo il potassio. Circa il 60% si trova nell’osso, il 39% nelle cellule e soltanto l’1% nel plasma: la magnesiemia è quindi una finestra stretta su una riserva molto più grande, e un valore normale non esclude una deplezione corporea.

Nel plasma una quota è legata all’albumina, per cui l’ipoalbuminemia abbassa il magnesio totale senza ridurre quello attivo. È il magnesio ionizzato a contare fisiologicamente.

Le cause

Perdite gastrointestinali

Diarrea cronica, sindromi da malassorbimento, morbo celiaco, malattia di Crohn, resezioni intestinali estese, fistole, abuso di lassativi, nutrizione parenterale prolungata senza integrazione. La diarrea, ricca di magnesio, è una causa classica.

Perdite renali

Diuretici dell’ansa e tiazidici, poliuria post-ostruttiva, fase diuretica della necrosi tubulare acuta, iperaldosteronismo, ipercalcemia. Fra i farmaci vanno ricordati amfotericina B, aminoglicosidi, cisplatino, ciclosporina e tacrolimus, tutti nefrotossici sul tubulo.

Cause endocrine e metaboliche

Diabete mellito scompensato con glicosuria, iperparatiroidismo dopo correzione, sindrome da rialimentazione, in cui la ripresa dell’alimentazione sposta magnesio e fosforo dentro le cellule.

Alcolismo

È una delle cause più frequenti in assoluto e agisce su più fronti: ridotto apporto, perdite renali, diarrea, pancreatite, rialimentazione.

Cause farmacologiche croniche

Gli inibitori di pompa protonica assunti per anni possono determinare ipomagnesemia grave da ridotto assorbimento intestinale, spesso non riconosciuta.

Forme genetiche

Sindrome di Gitelman e sindrome di Bartter, tubulopatie ereditarie che si accompagnano ad alcalosi metabolica e ipokaliemia.

I sintomi

Le manifestazioni sono prevalentemente neuromuscolari e cardiache, e compaiono in genere sotto 1,2 mg/dl:

  • tremori, fascicolazioni, tetania, con segni di Chvostek e Trousseau positivi, spesso per l’ipocalcemia associata;
  • crampi, debolezza muscolare, iperreflessia;
  • convulsioni nelle forme gravi;
  • apatia, irritabilità, confusione, delirium;
  • aritmie, dalla tachicardia sopraventricolare alla torsione di punta.

Il quadro ECG

Le alterazioni elettrocardiografiche non sono specifiche e ricalcano in parte quelle dell’ipokaliemia: allungamento di PR e QT, allargamento del QRS, appiattimento o inversione dell’onda T, comparsa di onde U. La complicanza temuta è la torsione di punta, per la quale il magnesio solfato endovena è il trattamento di prima scelta anche a magnesiemia normale.

Per il metodo di lettura sistematica del tracciato è utile la guida su come leggere un ECG.

Il legame con potassio e calcio

È il concetto che rende l’ipomagnesemia importante ben oltre i suoi sintomi diretti.

Ipokaliemia refrattaria

La carenza di magnesio inibisce l’ATPasi sodio-potassio e libera i canali ROMK del tubulo distale, aumentando l’escrezione renale di potassio. Il risultato è un’ipokaliemia che non si corregge finché non si corregge il magnesio: è l’errore clinico più comune, somministrare potassio senza magnesio e non vedere risultati. Il quadro è approfondito nella pagina sull’ipokaliemia.

Ipocalcemia

Il magnesio è necessario sia alla secrezione di paratormone sia alla risposta dell’osso al paratormone. La sua carenza produce quindi un ipoparatiroidismo funzionale con ipocalcemia resistente alla somministrazione di calcio.

Da qui la regola pratica: davanti a ipokaliemia o ipocalcemia che non rispondono alla terapia, si misura il magnesio.

Diagnosi

Si parte dal dosaggio della magnesiemia, ricordandone i limiti. Per distinguere una perdita renale da una extrarenale si usa l’escrezione frazionata di magnesio sulle urine delle 24 ore o su campione estemporaneo: valori elevati indicano dispersione renale, valori bassi orientano verso perdite intestinali o ridotto apporto.

Vanno sempre dosati contestualmente potassio, calcio, fosforo, funzione renale ed emogasanalisi, perché i disturbi si accompagnano fra loro.

Trattamento

  • Forme lievi e asintomatiche: correzione per via orale con sali di magnesio, preferendo i più assorbibili; l’effetto collaterale limitante è la diarrea, che a sua volta peggiora la perdita.
  • Forme sintomatiche o gravi: magnesio solfato per via endovenosa, con velocità di infusione adeguata; una somministrazione troppo rapida aumenta l’escrezione renale e riduce l’efficacia.
  • Emergenze, come torsione di punta o convulsioni: magnesio solfato endovena in bolo.

La ricostituzione delle riserve richiede giorni, perché il magnesio deve rientrare nelle cellule: la normalizzazione della magnesiemia precede di molto il ripristino del pool corporeo. Nell’insufficienza renale le dosi vanno ridotte per il rischio di ipermagnesemia. Quando la perdita è renale e persistente, i diuretici risparmiatori di potassio come l’amiloride riducono anche la dispersione di magnesio.

Domande frequenti

Un valore normale di magnesio esclude la carenza?

No. Solo l’1% del magnesio corporeo è nel plasma: una deplezione tissutale può coesistere con una magnesiemia nei limiti.

Perché l’ipokaliemia non si corregge?

Perché la carenza di magnesio aumenta la perdita renale di potassio. Va corretto prima il magnesio, altrimenti la supplementazione di potassio resta inefficace.

Gli inibitori di pompa possono causarla?

Sì, con uso prolungato per mesi o anni: è una causa riconosciuta di ipomagnesemia grave e va sospettata nei pazienti in terapia cronica.

Quando si usa il magnesio nella torsione di punta?

Sempre, come trattamento di prima linea, indipendentemente dal valore di magnesiemia.

In sintesi

L’ipomagnesemia nasce soprattutto da perdite intestinali, perdite renali indotte da farmaci e alcolismo. Dà sintomi neuromuscolari e aritmie, ma il suo effetto più insidioso è indiretto: rende refrattarie ipokaliemia e ipocalcemia. Correggerla per prima è spesso la mossa che sblocca tutto il resto.

Approfondimento esterno: la scheda sui disturbi del magnesio dei Manuali MSD riporta valori soglia e schemi di correzione.

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