Test Specializzazione Medicina 2018 Domande
19 Ottobre 2018 · Mario Lomele
Il Test Specializzazione Medicina 2018 è una delle prove del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione. Le sue domande restano un materiale di allenamento valido, a patto di sapere cosa cercarci.
Per allenarti sulle domande reali trovi le prove SSM ufficiali commentate e le simulazioni per le specializzazioni mediche. I bandi del concorso sono pubblicati dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
Quello che cambia e quello che resta
Di ogni edizione cambiano i parametri: numero di quesiti, tempo a disposizione, peso delle discipline e criteri di punteggio. Sono i dati con cui si tarano le simulazioni, e vanno presi dal bando dell’anno in corso, mai dedotti da un’edizione passata.
Resta invece molto stabile la costruzione delle domande: il tipo di ragionamento richiesto, la struttura delle opzioni e la logica con cui vengono formulate le risposte sbagliate, che riproducono gli errori più diffusi. È questa la parte che si impara su una prova vecchia.
Per questo una prova del 2018 non è materiale scaduto: serve ad allenare il riconoscimento delle trappole, che è una competenza indipendente dall’anno.
Come affrontarla per ricavarne qualcosa
La regola principale è farla per intero, in una sola sessione e a tempo, prima di guardare le soluzioni. Spezzarla o tenere le risposte a portata restituisce un punteggio più alto e una fotografia falsa della propria preparazione.
Alla correzione conviene leggere le spiegazioni anche delle domande indovinate: una parte arriva per esclusione o per fortuna, e distinguerle da quelle davvero sapute evita di scambiare un buon risultato per solidità.
Ogni errore va poi classificato: mancanza di nozione, lettura frettolosa del quesito, oppure tempo esaurito. Sono tre problemi diversi e hanno rimedi diversi — studiare, rallentare sulle domande con negazioni e doppie condizioni, cambiare la strategia di gestione della prova.
Tenuto per tre o quattro prove, questo registro fa emergere due o tre aree ricorrenti su cui concentrare tutto il ripasso. Da quel momento la preparazione smette di essere generica, ed è il passaggio che fa salire il punteggio quando resta poco tempo.
La strategia durante la prova
Con molte domande e tempo contato, la tecnica che funziona quasi sempre è dividere la prova in due passaggi. Nel primo si risponde solo a quello che si sa con certezza, segnando le altre; nel secondo si torna sui dubbi, con il tempo residuo davanti agli occhi.
Il vantaggio è che nessuna domanda alla propria portata resta senza risposta perché ci si è impantanati su una difficile. È l’errore più costoso e anche il più frequente: cinque minuti spesi su un quesito ostico possono portare via tre risposte che si sarebbero date in un minuto.
Conta poi conoscere il criterio di punteggio in vigore. Se la risposta errata sottrae punti, la soglia oltre la quale conviene tentare cambia, e allenarsi ignorando questo dettaglio fa prendere l’abitudine di rispondere sempre, che nella prova reale costa.
Un errore da non commettere
Girano in rete molte versioni delle prove passate, e non tutte coincidono con l’originale: capita di trovare domande riscritte, opzioni riordinate o chiavi di risposta sbagliate. È un problema serio, perché un errore in una soluzione consolida un concetto sbagliato che poi ci si porta all’esame.
La formulazione esatta conta più di quanto sembri: una negazione spostata o un termine addolcito cambiano completamente la difficoltà del quesito. Se una soluzione non convince, vale sempre la pena verificarla su una seconda fonte prima di accettarla.
La regola pratica è tenere come riferimento il testo pubblicato dall’ente che ha organizzato la prova, e usare le raccolte di terzi soltanto per comodità di consultazione: mai per decidere quale sia la risposta giusta quando i due materiali non coincidono.