Specializzazioni mediche più richieste al concorso SSM
23 Marzo 2021 · Mario Lomele
Quali sono le specializzazioni mediche più richieste al Concorso Nazionale SSM, e perché alcune scuole vengono esaurite dai primi classificati in graduatoria mentre altre restano con posti liberi fino alle ultime fasi delle scelte? La risposta non sta in una sola variabile. La domanda per una scuola di specializzazione nasce dall’incrocio tra qualità di vita durante e dopo la formazione, prospettive economiche, possibilità di esercitare la libera professione, numero limitato di contratti banditi e, non ultimo, la percezione che i neolaureati hanno del prestigio di una disciplina. In questa guida spieghiamo quali scuole sono più contese, quali ragioni le rendono tali e con quali criteri orientare la propria scelta, senza inseguire le mode ma valutando con lucidità il proprio profilo.
Per il confronto trovi le specialità mediche più richieste e le specializzazioni più redditizie. I dati su organici e fabbisogni del personale sanitario sono pubblicati dal Ministero della Salute e dalle Regioni nella programmazione annuale dei contratti di formazione specialistica.
Specializzazioni mediche più richieste: perché alcune scuole sono così contese
Ogni anno la graduatoria nazionale del concorso SSM funziona come una fotografia delle preferenze dei laureati in Medicina. I candidati con i punteggi più alti scelgono per primi e le scuole che si esauriscono nelle prime tornate sono, per definizione, quelle più richieste. Osservando le scelte degli ultimi cicli emerge un quadro piuttosto stabile: le discipline che uniscono un buon equilibrio tra vita privata e lavoro, un’attività ambulatoriale sviluppata e una forte componente di libera professione vengono prese d’assalto, mentre alcune scuole con turni gravosi, guardie notturne frequenti e scarsa attività privata restano tra le ultime a riempirsi.
Il meccanismo è semplice da capire se si pensa al rapporto tra domanda e offerta. Se una scuola bandisce pochi contratti su tutto il territorio nazionale e riceve migliaia di preferenze, il punteggio necessario per entrarvi sale. Se una scuola bandisce molti contratti e riceve meno preferenze, il punteggio scende. Per questo motivo la “richiesta” di una specializzazione non coincide necessariamente con la sua importanza clinica o con il fabbisogno del Servizio Sanitario Nazionale: alcune discipline fondamentali per gli ospedali risultano, paradossalmente, tra le meno ambite. Puoi consultare l’andamento storico nella nostra pagina sui punteggi minimi SSM, che raccoglie i valori di accesso per scuola e per sede delle edizioni passate.
Le ragioni della domanda: qualità di vita, guadagni e libera professione
Le motivazioni che rendono una scuola contesa si possono raggruppare in quattro famiglie. La prima è la qualità di vita: discipline con attività prevalentemente ambulatoriale o diagnostica, poche urgenze notturne e orari prevedibili sono particolarmente apprezzate da chi desidera conciliare la professione con la famiglia o con altri interessi. La seconda è il guadagno atteso: alcune specialità garantiscono, oltre allo stipendio ospedaliero, un mercato privato ampio e ben remunerato. Nella pagina dedicata alle specializzazioni di medicina più pagate trovi un’analisi qualitativa delle discipline con le migliori prospettive economiche.
La terza famiglia di motivazioni è la libera professione: la possibilità di aprire uno studio, lavorare in convenzione o in intramoenia, o affiancare all’attività pubblica una quota di attività privata è un fattore decisivo per molti candidati. Chi vuole capire quali percorsi consentano questa autonomia può leggere l’approfondimento sulla specializzazione medica più redditizia. La quarta ragione è la scarsità dei posti: quando una scuola bandisce un numero di contratti molto inferiore alle richieste, il solo fatto di essere difficile da ottenere la rende ancora più desiderata, in un circolo che si autoalimenta di anno in anno.
Le scuole più contese al concorso SSM
Senza pretesa di fornire numeri esatti di posti o punteggi, che cambiano a ogni bando e che è sempre bene verificare sulla graduatoria ufficiale, possiamo descrivere le scuole che in modo ricorrente si collocano tra le prime a esaurirsi.
- Dermatologia e venereologia: attività ambulatoriale, poche urgenze, ampio mercato privato tra dermatologia clinica, chirurgica ed estetica. È stabilmente tra le scuole più richieste: ne parliamo nella scheda sulla specializzazione in dermatologia e venereologia.
- Oftalmologia: chirurgia di precisione, tecnologia avanzata, buon equilibrio tra lavoro ospedaliero e libera professione. Approfondisci nella scheda sulla specializzazione in oftalmologia.
- Radiodiagnostica: orari regolari in molte sedi, forte richiesta sul territorio, possibilità di lavorare in centri privati e con la telemedicina. Vedi la scheda sulla specializzazione in radiodiagnostica.
- Cardiologia (malattie dell’apparato cardiovascolare): prestigio, ampia casistica, attività interventistica e ambulatoriale. Scopri di più sulla specializzazione in cardiologia.
- Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica: pochissimi contratti e un mercato privato molto sviluppato.
- Endocrinologia, gastroenterologia, allergologia: discipline mediche ad alta componente ambulatoriale, con ottime prospettive sia nel pubblico sia nel privato.
- Neurochirurgia e ortopedia: scuole chirurgiche molto ambite per il prestigio e per il valore delle competenze acquisite, pur con ritmi di lavoro impegnativi.
All’estremo opposto, scuole come medicina d’emergenza-urgenza, anestesia e rianimazione, geriatria, medicina interna e alcune discipline dei servizi restano più a lungo aperte, non perché siano meno importanti ma perché offrono meno libera professione e comportano turni più gravosi. È utile ricordare che proprio queste scuole assicurano oggi le migliori prospettive occupazionali immediate, dato il fabbisogno crescente delle aziende sanitarie.
Il contesto: la carenza di medici e il blocco del turnover
Le condizioni di lavoro nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali stanno rapidamente degradando. Il blocco del turnover, introdotto con la Legge n. 296 del 2006, ha determinato, ad oggi, una carenza nelle dotazioni organiche di circa 10 mila medici. I piani di lavoro, i turni di guardia e di reperibilità vengono coperti con crescenti difficoltà e una volta occupate le varie caselle si incrociano le dita sperando che nessuno si ammali buttando all’aria il complicato puzzle che bisogna comporre ogni mese. Quindici milioni di ore di straordinario non pagate, numero di turni notturni e festivi pro-capite in crescita, fine settimana quasi sempre occupati tra guardie e reperibilità, difficoltà a poter godere perfino delle ferie maturate rappresentano gli elementi su cui si fonda oggi la sostenibilità organizzativa ed economica degli ospedali italiani.
Regioni e Aziende, dal 2007 ad oggi, hanno risparmiato tagliando sul personale, il Bancomat che è stato ferocemente sfruttato per raggiungere l’equilibrio di bilancio. Non si tratta solo di turnover ma anche di gravidanze o di assenze per malattie prolungate mai sostituite. Il risparmio per le aziende relativamente al mancato turnover dei medici e dirigenti sanitari per il solo 2018 è valutabile intorno al miliardo di euro, mentre gli straordinari non retribuiti rappresentano un regalo di 500 milioni che ogni anno viene dai medici e dirigenti sanitari elargito alle aziende. Ormai la situazione è pesante e i numeri indicano che la prospettiva rischia di avvitarsi verso il dramma, arrivando addirittura alla difficoltà di reperire specialisti pur in presenza di uno sblocco del turnover, in mancanza di interventi che determinino rapidamente un cambiamento.
Le soluzioni sono state indicate in due punti qualificanti del cosiddetto “Contratto di Governo”. Si afferma, infatti, che “Il problema dei tempi di attesa è susseguente anche alla diffusa carenza di medici specialisti, infermieri e personale sanitario. È dunque indispensabile assumere il personale medico e sanitario necessario, anche per dare attuazione all’articolo 14 della legge n. 161/2014”. Si ribadisce, inoltre, che “I posti per la formazione specialistica dei medici dovrebbero essere determinati dalle reali necessità assistenziali e tenendo conto anche dei pensionamenti, assicurando quindi un’armonizzazione tra posti nei corsi di laurea e posti nel corso di specializzazione”. Questo passaggio spiega perché, negli ultimi cicli, il numero dei contratti banditi sia cresciuto in modo sensibile rispetto al passato, modificando in parte la geografia delle scuole più contese.
Specializzazioni mediche più richieste e formazione post laurea: la riforma necessaria
È necessario, pertanto, non solo sbloccare il turnover ma incrementare anche il finanziamento per le assunzioni e attivare i diversi miliardi di risparmi effettuati dalle Regioni nell’ultimo decennio. Per quanto attiene la formazione post laurea, oltre a incrementare ad almeno 9500/10.000 i contratti annuali, è arrivato il momento di una riforma globale passando a un contratto di formazione/lavoro da svolgere fin dal primo anno in una rete di ospedali di insegnamento in modo da mettere a disposizione degli specializzandi l’immensa casistica e il patrimonio culturale e professionale del SSN.
L’attuale sistema formativo, nella parte specialistica post lauream, se confrontato con quello degli altri Paesi Europei, appare obsoleto ed espressione di un arroccamento dell’Università che, pur di non perderne l’egemonia, è disposta a barattare la qualità formativa e la performance dell’intera programmazione di medici specialisti. Occorre apportare una modifica sostanziale all’impianto legislativo del D.lgs. 368/99 in cui risulti evidente una compartecipazione equa tra Università e Ospedali del SSN nel percorso formativo e nel controllo della qualità dello stesso. Certamente “Una riforma difficile da fare ma impossibile da non fare”, come disse Giovanni Berlinguer riferendosi alla istituzione 40 anni fa del SSN. Per il candidato, questo significa che la rete formativa di una scuola, cioè gli ospedali convenzionati in cui si ruota, è un criterio di scelta importante quanto il nome dell’ateneo.
Specializzazioni medicina: quelle più retribuite
Il tema economico merita un chiarimento. Durante la scuola di specializzazione il trattamento economico è fissato per legge ed è identico per tutte le discipline: lo specializzando in dermatologia percepisce la stessa borsa dello specializzando in medicina d’urgenza. Le differenze nascono dopo il diploma, quando entrano in gioco il tipo di contratto, la disponibilità di libera professione, l’attività intramoenia e il mercato privato della singola disciplina. Su questo punto trovi un approfondimento su quanto guadagna un medico specializzando.
Ecco le specializzazioni che garantiscono un guadagno maggiore:
Alla lista si affiancano le discipline chirurgiche a forte componente privata, la radiologia, la cardiologia e le specialità mediche ambulatoriali. Vale però la pena ricordare che il guadagno dipende molto più dalla sede di lavoro, dall’anzianità e dalla capacità di costruirsi una posizione professionale che dalla disciplina in sé.
Come scegliere: i criteri che contano davvero
Scegliere tra le specializzazioni mediche più richieste solo perché sono richieste è uno degli errori più comuni. Il concorso SSM assegna la scuola sulla base del punteggio e delle preferenze espresse, quindi conviene conoscere bene come funzionano le scelte SSM prima di compilare l’elenco. Ecco i criteri che suggeriamo di valutare in ordine di importanza.
- Affinità personale con la disciplina. Quattro o cinque anni di scuola e poi un’intera carriera: se l’attività quotidiana non piace, nessun vantaggio economico compensa.
- Tipo di attività prevalente. Ambulatorio, corsia, sala operatoria, laboratorio o diagnostica: ogni contesto seleziona un carattere diverso.
- Rete formativa e sede. La qualità della formazione dipende dagli ospedali in cui si ruota e dai volumi di casistica; informati prima sulla rete di ogni sede tra le scuole di specializzazione in medicina.
- Prospettive occupazionali. Alcune discipline meno ambite offrono assunzioni immediate; altre molto richieste hanno un mercato pubblico saturo.
- Qualità di vita e libera professione. Valutali con onestà rispetto alle tue priorità, non a quelle dei colleghi.
- Durata del percorso. Le scuole durano da quattro a cinque anni: leggi la guida su quanti anni dura la specializzazione in medicina.
Un consiglio pratico: prepara un elenco di preferenze ampio, che includa sia le scuole che desideri di più sia alternative accettabili, e verifica sul bando del concorso SSM le regole di assegnazione dell’anno in corso. Chi entra in graduatoria con un punteggio elevato ha la libertà di scegliere; chi ha un punteggio intermedio deve ragionare in modo strategico. In entrambi i casi, la preparazione al concorso resta il vero fattore che allarga le possibilità di scelta: sulla Piattaforma Accademia puoi allenarti con simulazioni commentate e prove degli anni precedenti.
In sintesi
Le specializzazioni mediche più richieste al concorso SSM sono quelle che combinano qualità di vita, buone prospettive economiche, libera professione e un numero contenuto di contratti: dermatologia, oftalmologia, radiodiagnostica, cardiologia, chirurgia plastica e diverse discipline mediche ambulatoriali. Il contesto, segnato da anni di blocco del turnover e da una carenza di organici, ha reso però altre scuole le più solide per trovare lavoro subito dopo il diploma. La scelta migliore non è quella più ambita in assoluto, ma quella coerente con la propria affinità, con la rete formativa disponibile e con gli obiettivi di vita. Preparati con metodo, studia le graduatorie degli anni passati e compila le preferenze con criterio: è così che si trasforma un punteggio in una carriera.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
