Spazi liquorali periencefalici ampliati: che cosa significa nel referto
8 Settembre 2026 · Mario Lomele
Nei referti di TC e risonanza dell’encefalo ricorre una formula che allarma più di quanto dovrebbe: spazi liquorali periencefalici ampliati. È una descrizione anatomica, non una diagnosi, e il suo significato cambia completamente a seconda dell’età di chi ha fatto l’esame.
Che cosa sono
Il liquido cerebrospinale occupa due sistemi comunicanti. Quello interno è fatto dai ventricoli; quello esterno, detto periencefalico o subaracnoideo, sta fra la superficie del cervello e le meningi, e comprende i solchi corticali, le scissure e le cisterne della base.
Il cervello è sospeso in questo liquido. Se il volume del parenchima si riduce, lo spazio che avanza viene riempito da liquor: gli spazi periencefalici si allargano. Non è il liquido ad aumentare per una sua patologia, è il cervello a occupare meno posto. Questo passaggio spiega quasi tutto il resto.
Il caso più frequente: l’invecchiamento
Dopo i sessanta anni una certa riduzione del volume cerebrale è attesa, e cresce con l’età. Il referto la descrive come ampliamento degli spazi liquorali periencefalici, spesso accompagnato da lieve ampliamento dei ventricoli.
In un anziano senza disturbi cognitivi questo reperto, se proporzionato all’età, rientra nell’invecchiamento cerebrale fisiologico. Il radiologo usa proprio l’aggettivo che serve: parla di ampliamento in rapporto all’età, e questa qualifica è la parte che conta.
Il dato clinico non lo dà l’immagine ma il confronto con la persona: la stessa immagine in un cinquantenne con disturbi di memoria significa una cosa diversa dalla stessa immagine in un ottantacinquenne autonomo.
Quando l’atrofia è patologica
Il reperto diventa significativo quando è sproporzionato all’età, quando ha una distribuzione selettiva o quando progredisce rapidamente.
Distribuzione. Un’atrofia che colpisce in modo evidente i lobi temporali mediali e l’ippocampo orienta verso la malattia di Alzheimer; una atrofia frontale e temporale anteriore, spesso asimmetrica, verso la degenerazione frontotemporale; l’interessamento prevalente del mesencefalo verso la paralisi sopranucleare progressiva; quello di ponte e cervelletto verso l’atrofia multisistemica.
Velocità. Una progressione documentata su esami ravvicinati non appartiene all’invecchiamento normale.
Età. Un ampliamento marcato sotto i cinquanta anni va sempre spiegato: alcolismo cronico, terapia steroidea prolungata, malnutrizione grave, esiti di traumi ripetuti, malattie da accumulo, HIV, sclerosi multipla in fase avanzata.
Alcune di queste cause sono almeno in parte reversibili, ed è il motivo per cui il reperto in un giovane non va archiviato.
Nel lattante
Nei primi due anni di vita esiste una condizione a sé, l’allargamento benigno degli spazi subaracnoidei: la circonferenza cranica cresce sopra la norma, gli spazi periencefalici frontali sono ampi, ma lo sviluppo psicomotorio è normale e il quadro si risolve spontaneamente entro i due o tre anni.
È una diagnosi che si pone con prudenza, perché la stessa immagine, se associata a ritardo di sviluppo o a irritabilità, impone di escludere altro, incluse le raccolte subdurali.
Spazi liquorali periencefalici o idrocefalo: come si distinguono
È la distinzione che conta di più, perché una è trattabile e l’altra no.
Nell’atrofia il liquido occupa uno spazio lasciato libero: solchi corticali e ventricoli si allargano insieme, in proporzione, e non c’è segno di pressione.
Nell’idrocefalo il liquido spinge: i ventricoli si dilatano a spese del parenchima, i solchi corticali appaiono compressi e appiattiti, i corni temporali si arrotondano, e nelle forme acute compare l’edema transependimale attorno ai corni frontali.
L’idrocefalo normoteso è il caso più difficile, perché colpisce anziani in cui una quota di atrofia c’è comunque: qui il riferimento non è l’immagine da sola ma la triade clinica di disturbo della marcia, incontinenza e deterioramento cognitivo, con la marcia che compare per prima.
Che cosa fare davanti a questo referto
La sequenza ragionevole è semplice. Primo: guardare se il referto qualifica l’ampliamento come proporzionato all’età. Secondo: chiedersi se esistono sintomi, in particolare cognitivi o della marcia. Terzo: valutare i fattori correggibili, dall’alcol ai farmaci alle carenze vitaminiche.
In assenza di sintomi e con un reperto proporzionato all’età non serve alcun approfondimento. In presenza di sintomi il percorso passa da una valutazione neuropsicologica e, quando indicato, da esami mirati.
Domande frequenti
Spazi liquorali periencefalici ampliati vuol dire demenza? No. È un reperto morfologico che nella maggior parte dei casi riflette l’età. La demenza è una diagnosi clinica, non radiologica.
Si può tornare indietro? L’atrofia degenerativa no. Le forme legate ad alcol, farmaci o carenze possono migliorare in parte rimuovendo la causa.
Che differenza c’è con la leucoaraiosi? La leucoaraiosi riguarda la sostanza bianca e ha origine vascolare; l’ampliamento degli spazi liquorali riguarda il volume complessivo. Spesso convivono nello stesso anziano.
Serve ripetere l’esame? Solo se compaiono sintomi o per documentare una progressione sospetta. Ripeterlo per controllo in assenza di sintomi non aggiunge nulla.
Come viene chiesto ai concorsi
Il quesito classico chiede di distinguere idrocefalo e atrofia: la chiave è il comportamento dei solchi corticali, compressi nel primo e ampliati nella seconda. Un secondo tipo presenta la triade dell’idrocefalo normoteso e chiede il sintomo di esordio, che è il disturbo della marcia.
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Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi di area medica e sanitaria con simulazioni commentate e lezioni online.
