Rianimazione cardiopolmonare: BLS, ALS e quiz SSM
30 Settembre 2026 · Mario Lomele
La rianimazione cardiopolmonare è l’insieme delle manovre con cui si sostituiscono, in modo temporaneo e parziale, la funzione di pompa del cuore e la ventilazione dei polmoni in una persona in arresto cardiaco. Il suo scopo non è “far ripartire il cuore” in sé, ma mantenere un minimo flusso di sangue ossigenato verso cervello e miocardio finché non arrivano la defibrillazione e le cure avanzate. Per chi prepara il Concorso SSM è un argomento che torna con regolarità, perché unisce principi fisiopatologici, algoritmi e dettagli pratici su cui le domande amano giocare.
In questo articolo ci concentriamo sulle manovre: supporto di base e avanzato, catena della sopravvivenza, qualità delle compressioni e ruolo dei farmaci. Il quadro clinico dell’arresto, le cause e la prognosi sono trattati nella pagina dedicata all’arresto cardiaco, che conviene leggere insieme a questa.
Che cos’è la rianimazione cardiopolmonare e perché funziona
Quando il cuore smette di pompare in modo efficace, il flusso cerebrale si azzera in pochi secondi e la coscienza si perde quasi subito. Le riserve di ossigeno dei tessuti cerebrali sono minime: dopo pochi minuti senza circolo iniziano danni che diventano progressivamente irreversibili. Le compressioni toraciche generano una gittata artificiale sfruttando due meccanismi, la compressione diretta del cuore fra sterno e colonna e la variazione della pressione intratoracica, che spinge il sangue fuori dal torace durante la compressione e lo richiama durante il rilasciamento.
La gittata ottenuta è solo una frazione di quella normale, e la pressione di perfusione coronarica cresce lentamente a ogni serie di compressioni per crollare appena ci si ferma. Da qui deriva il concetto chiave di tutta la materia: le interruzioni vanno ridotte al minimo, perché ogni pausa azzera il lavoro fatto e servono diverse compressioni per ricostruire una perfusione utile. La ventilazione, nei primi minuti di un arresto di origine cardiaca, ha un peso relativo minore perché il sangue contiene ancora ossigeno; diventa invece centrale negli arresti di origine asfittica, come l’annegamento, e nei bambini.
La catena della sopravvivenza
Le linee guida internazionali descrivono la sopravvivenza dopo un arresto come il risultato di una sequenza di anelli, ognuno dei quali dipende dal precedente. Il primo è il riconoscimento precoce e la chiamata di aiuto, cioè l’attivazione del sistema di emergenza. Il secondo è l’inizio immediato della rianimazione cardiopolmonare da parte di chi assiste all’evento. Il terzo è la defibrillazione precoce, quando il ritmo lo consente, idealmente con un defibrillatore semiautomatico disponibile sul posto. Il quarto è il supporto avanzato con gestione delle vie aeree, farmaci e ricerca delle cause. L’ultimo è l’assistenza post-rianimatoria, che comprende il controllo della temperatura, dell’emodinamica, della ventilazione e la valutazione neurologica.
Il messaggio pratico è che l’anello più debole determina la forza dell’intera catena. Un ospedale d’eccellenza non compensa i minuti persi prima che qualcuno inizi le compressioni. Per questo le campagne di formazione della popolazione e la diffusione dei defibrillatori sul territorio hanno un impatto così rilevante sugli esiti.
BLS: la sequenza del supporto di base
Il supporto vitale di base, o BLS, parte dalla sicurezza della scena: il soccorritore verifica di non esporsi a pericoli (traffico, corrente elettrica, fumi). Poi valuta la coscienza chiamando e scuotendo delicatamente la persona per le spalle. Se non risponde, si apre la via aerea con l’iperestensione del capo e il sollevamento del mento, mentre nel sospetto di trauma cervicale si preferisce la sublussazione della mandibola da parte di personale addestrato. Si valuta quindi il respiro guardando, ascoltando e sentendo per non più di dieci secondi.
Il punto più insidioso è il gasping: respiri agonici, lenti e rumorosi, che compaiono spesso nei primi minuti dell’arresto e che un soccorritore inesperto scambia per respiro normale. La regola è semplice: una persona che non risponde e non respira normalmente è in arresto finché non si dimostra il contrario. Si chiama il numero di emergenza, si fa portare un DAE e si iniziano subito le compressioni. Per l’adulto il rapporto consolidato fra compressioni e ventilazioni è 30:2; il soccorritore laico non addestrato o non disposto a ventilare può eseguire solo compressioni, che restano molto meglio di nessuna manovra.
Appena il defibrillatore è disponibile lo si accende e si seguono le istruzioni vocali, riducendo al minimo la pausa delle compressioni durante l’analisi e l’erogazione dello shock. Il BLS prosegue senza interruzioni finché la persona non mostra segni evidenti di ripresa, arriva personale qualificato o il soccorritore è esausto.
Compressioni di qualità: i parametri da sapere
Buona parte della differenza fra una rianimazione efficace e una inutile sta nella qualità delle compressioni. I valori consolidati nell’adulto, che vanno comunque sempre verificati sulle linee guida vigenti al momento dello studio, sono: frequenza fra 100 e 120 compressioni al minuto, profondità di circa 5 cm senza superare i 6 cm, rilasciamento completo del torace dopo ogni compressione, mani al centro del torace sulla metà inferiore dello sterno, braccia tese e perpendicolari. La persona deve stare su un piano rigido.
Il rilasciamento completo è spesso trascurato: appoggiarsi sul torace fra una compressione e l’altra aumenta la pressione intratoracica e riduce il ritorno venoso, quindi la gittata della compressione successiva. La fatica del soccorritore peggiora rapidamente profondità e frequenza, anche senza che lui se ne accorga; per questo si raccomanda di alternare chi comprime circa ogni due minuti, in coincidenza con i controlli del ritmo. Le ventilazioni devono sollevare visibilmente il torace, durare circa un secondo ed evitare volumi eccessivi, che distendono lo stomaco, favoriscono il rigurgito e aumentano la pressione intratoracica.
ALS: il supporto avanzato in termini generali
Il supporto vitale avanzato, o ALS, si innesta sulla rianimazione di base senza sostituirla. Il cardine è l’analisi del ritmo con il monitor-defibrillatore, che divide l’algoritmo in due rami. Nei ritmi defibrillabili, cioè fibrillazione ventricolare e tachicardia ventricolare senza polso, si eroga uno shock e si riprendono subito le compressioni senza verificare il polso. Nei ritmi non defibrillabili, asistolia e attività elettrica senza polso, si prosegue con le compressioni e si somministra adrenalina appena possibile.
I cicli durano circa due minuti, al termine dei quali si rivaluta il ritmo. Fra i farmaci, l’adrenalina è il vasopressore di riferimento e, nello schema consolidato, si somministra alla dose di 1 mg ogni 3-5 minuti; nei ritmi defibrillabili la si introduce dopo il terzo shock. L’amiodarone è l’antiaritmico indicato nella fibrillazione ventricolare refrattaria, classicamente 300 mg dopo il terzo shock e una seconda dose di 150 mg. Dosi e tempistiche vanno sempre verificate sulle linee guida vigenti, perché sono oggetto di revisione periodica. L’accesso vascolare è preferibilmente venoso periferico; se non ottenibile rapidamente si ricorre alla via intraossea.
Durante l’ALS si gestisce anche la via aerea: si parte con pallone e maschera, si passa a un presidio sovraglottico o all’intubazione quando c’è un operatore esperto e la manovra non interrompe a lungo le compressioni. Con la via aerea avanzata in sede le compressioni diventano continue e si ventila a frequenza fissa. La capnografia a forma d’onda serve a confermare il posizionamento del tubo, a monitorare la qualità delle compressioni e a intercettare il ritorno della circolazione spontanea, che si manifesta con un brusco aumento dell’anidride carbonica espirata.
Le cause reversibili: le 4 I e le 4 T
Nessun algoritmo funziona se si ignora la causa dell’arresto. La mnemonica classica raggruppa le cause reversibili in due famiglie. Le 4 I sono ipossia, ipovolemia, ipo o iperkaliemia e altri disturbi metabolici, ipotermia. Le 4 T sono trombosi (coronarica o polmonare), tamponamento cardiaco, tossici e tensione, cioè pneumotorace iperteso. In italiano la sigla cambia leggermente a seconda dei manuali, ma i contenuti sono gli stessi.
Ognuna ha un trattamento specifico che la rianimazione da sola non sostituisce: la decompressione del pneumotorace iperteso, la pericardiocentesi nel tamponamento cardiaco, il calcio e la correzione rapida dell’iperkaliemia, il riscaldamento nell’ipotermia, la trombolisi nel sospetto di embolia polmonare massiva. L’ecografia al letto, eseguita senza allungare le pause, e l’emogasanalisi aiutano a orientarsi. Nell’ipotermia vale inoltre il principio che la persona non si dichiara deceduta finché non è stata riscaldata, perché il freddo protegge in parte il cervello.
Dopo il ritorno del circolo e quando fermarsi
Il ritorno della circolazione spontanea non chiude il problema: apre la fase post-rianimatoria, dominata dalla sindrome post-arresto, che combina danno cerebrale, disfunzione miocardica, risposta infiammatoria sistemica simile alla sepsi e persistenza della causa scatenante. Gli obiettivi generali sono evitare sia l’ipossia sia l’iperossia, mantenere una pressione arteriosa adeguata, controllare la temperatura evitando la febbre, correggere la glicemia e cercare la causa, in particolare con l’ECG a 12 derivazioni e, nel sospetto di sindrome coronarica, con la coronarografia.
La decisione di interrompere la rianimazione è clinica e collegiale. Pesano la durata dei tentativi, il ritmo di presentazione, la presenza di cause reversibili non ancora trattate, eventuali volontà espresse dalla persona e le condizioni di base. La prognosi neurologica non si stabilisce nelle prime ore ma dopo un intervallo di osservazione e con più strumenti, evitando conclusioni affrettate.
Come cade la rianimazione cardiopolmonare al concorso
Le domande sulla rianimazione cardiopolmonare tendono a essere brevi e secche, e premiano chi conosce i numeri e l’ordine delle azioni. Gli errori tipici sono pochi ma ricorrenti. Il primo è pensare che si debba cercare il polso prima di iniziare le compressioni: per il soccorritore laico la ricerca del polso è inaffidabile e non è richiesta, conta l’assenza di coscienza e di respiro normale. Il secondo è considerare il gasping un respiro efficace. Il terzo è verificare il polso subito dopo lo shock invece di riprendere immediatamente le compressioni.
Altre trappole frequenti riguardano la somministrazione di adrenalina nei ritmi defibrillabili prima del terzo shock, la confusione fra frequenza di compressione e frequenza di ventilazione, l’idea che la profondità ideale sia “il più possibile” e non un intervallo con un limite superiore, la scelta dell’atropina nell’asistolia, che le linee guida attuali non raccomandano più di routine. Si incontrano anche casi clinici in cui la risposta corretta è trattare una causa reversibile, per esempio decomprimere un pneumotorace in un traumatizzato in attività elettrica senza polso. Allenarsi con i quesiti delle prove degli anni precedenti aiuta a riconoscere questi schemi.
Per fissare l’algoritmo è utile lavorare su scenari completi, dal riconoscimento all’assistenza post-arresto, e confrontare ogni risposta con la spiegazione: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia sono pensate proprio per trasformare l’algoritmo in riflessi di risposta.
In sintesi
La rianimazione cardiopolmonare mantiene una perfusione minima di cuore e cervello in attesa della defibrillazione e delle cure avanzate. La catena della sopravvivenza ricorda che il riconoscimento precoce e le compressioni immediate valgono quanto le terapie ospedaliere. Le compressioni devono essere frequenti, profonde entro un limite, con rilasciamento completo e interruzioni minime; il BLS usa nell’adulto il rapporto 30:2. L’ALS divide i ritmi in defibrillabili e non defibrillabili, usa adrenalina e amiodarone secondo schemi precisi e, soprattutto, cerca e tratta le cause reversibili. Tutti i parametri numerici citati sono quelli consolidati, ma vanno sempre verificati sulle linee guida vigenti.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
