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Concorso SSM

Patologie benigne della tiroide: noduli, gozzo e tiroiditi

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Patologie benigne della tiroide: noduli, gozzo e tiroiditi

Le patologie benigne della tiroide sono fra le condizioni
piu’ comuni della medicina interna e fra le piu’ presenti nei quesiti, perche’
mettono insieme tre cose che si prestano bene alla domanda a scelta multipla:
un profilo ormonale, un quadro ecografico e una decisione.

Patologie benigne della tiroide: prima la funzione, poi la forma

L’errore piu’ frequente e’ partire dall’immagine. La sequenza corretta e’
l’opposto: prima si stabilisce se la ghiandola funziona troppo, troppo poco o
normalmente, e solo dopo si guarda com’e’ fatta. Il primo esame e’ il TSH, che
per la sua regolazione a feedback si muove prima e piu’ degli ormoni
periferici.

TSH basso con ormoni alti indica ipertiroidismo; TSH alto con ormoni bassi
indica ipotiroidismo primario; TSH alterato con ormoni ancora nella norma
descrive le forme subcliniche, che sono il terreno di molte domande.

Il gozzo

Gozzo significa aumento di volume della ghiandola, e non dice nulla sulla
funzione: esistono gozzi normofunzionanti, ipofunzionanti e iperfunzionanti.
La forma classica da carenza iodica e’ normofunzionante; quella
multinodulare puo’ diventare tossica nel tempo. I sintomi che contano sono
quelli compressivi: disfagia, dispnea, disfonia, e nelle forme retrosternali
i segni che compaiono alzando le braccia.

Il nodulo tiroideo

E’ un riscontro frequentissimo e quasi sempre benigno. Il compito non e’
diagnosticare tutti i noduli, ma selezionare quelli da approfondire. Gli
elementi che orientano sono l’anamnesi, il profilo funzionale e le
caratteristiche ecografiche.

Un nodulo iperfunzionante, che capta in modo autonomo, ha probabilita’
molto bassa di essere maligno: in quel caso il problema e’ la funzione, non la
natura. I caratteri ecografici di sospetto sono invece l’ipoecogenicita’
marcata, i margini irregolari, le microcalcificazioni, lo sviluppo piu’ alto
che largo e la presenza di linfonodi patologici.

Le tiroiditi

Tiroidite di Hashimoto. Cronica, autoimmune, evoluzione
verso l’ipotiroidismo, autoanticorpi diretti contro tireoperossidasi e
tireoglobulina. E’ l’esempio didattico piu’ usato per il legame fra
sierologia e malattia, di cui parla anche la scheda sugli
autoanticorpi.

Tiroidite subacuta. Dolorosa, spesso dopo un episodio
virale delle vie aeree, con indici di flogosi elevati e un decorso in fasi:
tireotossicosi iniziale da rilascio, poi ipotiroidismo transitorio, poi
ripresa.

Tiroidite post-partum e forme silenti, indolori e spesso
transitorie.

Il morbo di Basedow

E’ la causa piu’ frequente di ipertiroidismo nell’adulto giovane: gozzo
diffuso, autoanticorpi che stimolano il recettore del TSH, e manifestazioni
extratiroidee – orbitopatia e dermopatia – che nessun’altra forma presenta.
La loro presenza rende la diagnosi quasi immediata.

Cosa si chiede piu’ spesso

Distinguere una tireotossicosi da iperproduzione da una da distruzione;
riconoscere quando un nodulo va approfondito e quando basta seguirlo; sapere
che nell’ipotiroidismo subclinico la decisione dipende dal valore del TSH,
dai sintomi e dalla situazione del paziente, non da una soglia unica valida
per tutti.

Il percorso diagnostico, in ordine

TSH per primo. Se il TSH e’ soppresso si aggiunge la scintigrafia, perche’
serve distinguere un nodulo autonomo da una tiroidite: nel primo caso il
nodulo capta, nel secondo la captazione e’ ridotta ovunque. Se il TSH e’
normale o alto la scintigrafia non aggiunge nulla e si procede con
l’ecografia, che descrive volume, struttura e caratteri dei noduli.

L’agoaspirato non si esegue su tutti i noduli ma su quelli che dimensione e
caratteri ecografici selezionano. E’ un punto su cui le domande insistono
proprio perche’ l’errore intuitivo – approfondire tutto – e’ il piu’
diffuso.

La tiroide in gravidanza

Merita un cenno perche’ compare spesso: il fabbisogno di iodio aumenta, i
valori di riferimento del TSH sono diversi da quelli della popolazione
generale, e un ipotiroidismo non trattato ha conseguenze sullo sviluppo
neurologico fetale. E’ uno dei casi in cui applicare le soglie abituali
porta alla risposta sbagliata.

Dove si incastra nella preparazione al concorso

Una materia studiata bene per l’esame universitario non e’ automaticamente
pronta per il concorso: cambia la forma della domanda. All’universita’ si
espone, al concorso si sceglie fra cinque opzioni in poco piu’ di un minuto,
e vince chi riconosce il quadro invece di ricostruirlo. Per questo conviene
alternare studio e quesiti fin dall’inizio, non tenere le simulazioni per la
fine.

Il modo piu’ rapido per capire a che punto si e’ resta la simulazione
commentata: sbagliare un quesito e leggere subito perche’ vale piu’ di una
rilettura del capitolo. Trovi le prove nella
piattaforma Accademia e i
volumi cartacei fra i libri per il concorso.

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