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Legame ionico: come si forma e che proprietà dà

14 Agosto 2026 · Mario Lomele

Legame ionico: formazione del reticolo cristallino

Il legame ionico si forma quando un atomo cede uno o più elettroni a un altro, e i due ioni di carica opposta che ne risultano si attraggono. È il caso tipico dell’incontro fra un metallo, che perde elettroni con facilità, e un non metallo, che li acquista.

Come si forma il legame ionico

Prendiamo il cloruro di sodio. Il sodio ha un solo elettrone nel guscio più esterno e cedendolo raggiunge la configurazione stabile del gas nobile che lo precede, diventando uno ione positivo. Il cloro, che di elettroni esterni ne ha sette, acquistandone uno completa l’ottetto e diventa uno ione negativo.

A questo punto non esiste una molecola di cloruro di sodio nel senso in cui esiste una molecola d’acqua: esiste un reticolo cristallino in cui ogni ione sodio è circondato da sei ioni cloruro e viceversa. La formula NaCl indica il rapporto fra gli ioni, non il numero di atomi di una particella isolata.

L’energia in gioco nella formazione del reticolo si chiama energia reticolare ed è ciò che rende il processo conveniente: da sola compensa il costo di strappare l’elettrone al metallo. Cresce con la carica degli ioni e diminuisce con la loro distanza, e questo spiega perché l’ossido di magnesio, fatto di ioni con doppia carica, fonda a temperature molto più alte del cloruro di sodio.

Il ruolo dell’elettronegatività

L’elettronegatività misura quanto un atomo attrae verso di sé gli elettroni di legame. Quando la differenza fra i due atomi è ampia, indicativamente superiore a 1,7 o 1,9 secondo le convenzioni, il legame viene classificato come ionico; quando è piccola si parla di legame covalente.

Il confine però non è netto, ed è utile saperlo perché i quiz talvolta lo mettono alla prova. Fra il legame ionico puro e quello covalente puro esiste tutta la gamma dei legami covalenti polari, e anche nel cloruro di sodio la separazione delle cariche non è mai totale.

L’elettronegatività cresce lungo un periodo da sinistra a destra e diminuisce scendendo lungo un gruppo. Il fluoro è l’elemento più elettronegativo, i metalli alcalini i meno elettronegativi: è fra questi due estremi che si formano i composti ionici più tipici.

Le proprietà dei composti ionici

Sono solidi a temperatura ambiente, con punti di fusione ed ebollizione elevati, perché rompere il reticolo richiede molta energia. Sono duri ma fragili: un colpo che faccia scorrere i piani del reticolo porta a contatto ioni di carica uguale, che si respingono e spaccano il cristallo lungo un piano netto.

Allo stato solido non conducono elettricità, perché gli ioni sono bloccati nelle loro posizioni. Conducono invece quando sono fusi o disciolti in acqua, perché gli ioni diventano liberi di muoversi: le soluzioni che si comportano così si dicono elettrolitiche.

Molti composti ionici sono solubili in acqua, che essendo un solvente polare circonda gli ioni e li stabilizza in un processo detto solvatazione. La regola pratica è che il simile scioglie il simile, e i solventi apolari come gli idrocarburi non sciolgono i sali.

Legame ionico e legame covalente a confronto

Nel legame covalente gli elettroni non vengono ceduti ma condivisi, e si formano molecole discrete con un numero definito di atomi. I composti covalenti hanno in genere punti di fusione bassi e non conducono elettricità nemmeno da fusi.

Esiste poi il legame metallico, in cui i cationi restano immersi in un mare di elettroni delocalizzati: da qui derivano la conducibilità dei metalli allo stato solido e la loro malleabilità, cioè il comportamento opposto alla fragilità dei sali.

Un quesito ricorrente chiede di prevedere il tipo di legame a partire dalla posizione degli elementi nella tavola periodica. Metallo con non metallo suggerisce legame ionico, due non metalli suggeriscono covalente, due metalli suggeriscono metallico: è una regola grossolana ma risolve la maggior parte dei casi in pochi secondi.

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