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Concorso SSM

Lavorare in equipe in medicina: ruoli, passaggi di consegne, conflitti

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Lavorare in equipe in medicina: ruoli, passaggi di consegne, conflitti

Lavorare in equipe e’ la competenza che nessun esame misura e
che decide gran parte della qualita’ di una giornata in reparto. All’universita’
si impara a rispondere da soli; in corsia quasi nulla si fa da soli, e il
passaggio spiazza piu’ della clinica.

Chi fa cosa

Un’equipe ospedaliera mette insieme figure con formazioni diverse e
responsabilita’ diverse: medici strutturati, specializzandi, infermieri,
operatori socio-sanitari, fisioterapisti, tecnici, farmacisti. Il primo errore
del neolaureato e’ non sapere davvero cosa rientri nell’autonomia
professionale dell’infermiere, che non e’ un esecutore di ordini ma un
professionista con responsabilita’ proprie.

Il secondo e’ non chiedere. In un contesto in cui l’errore ha conseguenze
reali, la domanda fatta in tempo vale piu’ della figura salvata.

Il passaggio di consegne

E’ il momento piu’ fragile dell’intera giornata: la maggior parte delle
informazioni perse si perde li’. Per questo esistono schemi strutturati, e per
questo conviene usarne uno anche quando nessuno lo impone: situazione,
antefatto, valutazione, raccomandazione. Nell’ordine, ogni volta.

Tre regole pratiche: dire sempre cosa ci si aspetta dall’altro, non solo cosa
e’ successo; chiudere il giro facendosi ripetere quello che si e’ chiesto,
soprattutto al telefono; scrivere. Una consegna solo verbale non esiste il
giorno dopo.

Lavorare in equipe quando qualcosa non torna

Prima o poi capita di pensare che una decisione sia sbagliata, e di essere
la persona meno titolata nella stanza. Tacere non e’ un’opzione neutra: gran
parte degli eventi avversi analizzati a posteriori mostra che qualcuno aveva
notato e non aveva parlato.

Le formule che funzionano sono graduate e non mettono nessuno all’angolo:
esprimere la preoccupazione, dichiarare il disagio, chiedere esplicitamente di
fermarsi un momento a riguardare il caso. E’ un modo di dire la stessa cosa
tre volte con forza crescente, ed e’ insegnato proprio perche’ la gerarchia,
da sola, tende a zittire le osservazioni utili.

Il conflitto vero

Esiste, e non sempre e’ clinico: turni, carichi percepiti come ingiusti,
modi bruschi. Poche cose aiutano davvero. Separare il fatto dalla persona.
Parlarne quando il reparto non e’ in emergenza, mai davanti al paziente. Se
il problema e’ strutturale, portarlo a chi puo’ cambiarlo invece di
riproporlo ogni giorno a chi non puo’.

Perche’ riguarda anche chi deve ancora entrare

Le discipline non hanno tutte lo stesso modo di lavorare insieme: c’e’
chi opera in sala con un’equipe fissa, chi coordina reti ampie, chi lavora
prevalentemente da solo, come nella

continuita’ assistenziale
. E’ un elemento da tenere presente scorrendo
l’
elenco delle specializzazioni in medicina
, perche’ incide sulla giornata
molto piu’ di quanto si immagini da fuori.

La riunione di reparto

E’ il luogo in cui l’equipe decide, ed e’ anche quello in cui chi e’
appena arrivato tende a sparire. Due abitudini cambiano molto: preparare in
anticipo i propri pazienti in modo da poterli presentare in un minuto, e
prendere nota delle decisioni prese sui casi altrui, perche’ meta’ di cio’ che
si impara nei primi mesi arriva da li’.

Chiedere aiuto e’ una competenza

Non e’ un segno di debolezza ma una procedura: sapere quando si e’ oltre il
proprio livello, chiamare presto invece che tardi, e formulare la richiesta in
modo che l’altro capisca subito la gravita’. Le chiamate tardive sono un
problema di sicurezza documentato, e quasi sempre nascono dal timore di
disturbare.

Il primo mese

Vale la pena spenderlo osservando come funziona quella specifica equipe
prima di proporre come dovrebbe funzionare: chi decide cosa, a chi ci si
rivolge per quale problema, quali sono le abitudini non scritte. Sono
informazioni che nessuno consegna e che si raccolgono solo guardando.

Prepararsi bene resta la leva piu’ grande

Molte delle difficolta’ di questi anni si riducono quando il concorso va
come si sperava: la sede giusta accorcia i viaggi, la scuola scelta rende il
carico sopportabile. Le simulazioni commentate della
piattaforma Accademia e i
volumi per il concorso servono a questo.

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