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Concorso SSM

Incontinenza urinaria: tipi, diagnosi e terapia per l’SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Incontinenza urinaria: tipi, diagnosi e terapia per l’SSM

L’incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina, un problema che interessa una quota molto ampia di donne adulte e anziane, ma anche uomini dopo chirurgia prostatica, e che incide pesantemente sulla qualità di vita pur essendo raramente riferito spontaneamente al medico. Al Concorso Nazionale SSM è un tema che unisce ginecologia, urologia, geriatria e neurologia: le domande chiedono quasi sempre di riconoscere il tipo di incontinenza dalla descrizione dei sintomi e di abbinarlo al trattamento di prima linea. Questa scheda segue l’ordine del manuale e si concentra sulle distinzioni che fanno la differenza in sede d’esame.

Che cos’è l’incontinenza urinaria

Secondo la definizione dell’International Continence Society, l’incontinenza urinaria è qualsiasi perdita involontaria di urina. È un sintomo, non una malattia, e la sua classificazione si basa sulle circostanze della perdita. L’incontinenza da sforzo (o da stress) è la perdita che si verifica in coincidenza con aumenti della pressione addominale, come tosse, starnuto, risata, sollevamento di pesi o corsa. L’incontinenza da urgenza è la perdita preceduta o accompagnata da un desiderio improvviso e impellente di urinare, difficile da rimandare; fa parte della sindrome della vescica iperattiva, che comprende urgenza con o senza incontinenza, di solito con frequenza e nicturia. L’incontinenza mista combina le due componenti. L’incontinenza da rigurgito (o da sovradistensione) è la perdita a piccole quantità, gocciolante, da una vescica cronicamente sovradistesa che non si svuota. Esistono infine l’incontinenza funzionale, in cui la funzione vescicale è normale ma la persona non riesce a raggiungere il bagno in tempo per limitazioni motorie o cognitive, e l’incontinenza continua, tipica delle fistole e dell’uretere ectopico.

Nella donna le forme di gran lunga più frequenti sono quella da sforzo, prevalente nelle età più giovani e nel periodo perimenopausale, e quella da urgenza e mista, che aumentano con l’età. Nell’uomo prevale l’incontinenza da urgenza legata all’ostruzione prostatica e, dopo prostatectomia radicale, quella da sforzo per lesione dello sfintere.

Cause e fisiopatologia

La continenza dipende dall’equilibrio fra la pressione vescicale e la pressione di chiusura uretrale durante il riempimento, e dal coordinamento fra contrazione del detrusore e rilasciamento dello sfintere durante lo svuotamento. Il riempimento è sotto controllo simpatico (rilasciamento del detrusore e contrazione dello sfintere liscio) e il vuotamento sotto controllo parasimpatico (contrazione del detrusore), con lo sfintere striato sotto controllo somatico attraverso il nervo pudendo e il tutto coordinato dal centro pontino della minzione sotto il controllo inibitorio della corteccia.

L’incontinenza da sforzo deriva da due meccanismi che spesso coesistono: l’ipermobilità uretrale, in cui il cedimento dei supporti fasciali e dell’elevatore dell’ano fa sì che l’uretra non sia più compressa contro un piano rigido durante lo sforzo, e il deficit sfinterico intrinseco, in cui l’uretra non è in grado di mantenere una pressione di chiusura adeguata per danno neuromuscolare, atrofia o pregressa chirurgia. I fattori di rischio sono il parto vaginale, l’età, la menopausa, l’obesità, la stipsi e la tosse cronica, la chirurgia pelvica e l’associazione con il prolasso genitale. L’incontinenza da urgenza deriva dall’iperattività del detrusore, che si contrae involontariamente durante il riempimento; è nella maggioranza dei casi idiopatica, ma può essere neurogena (sclerosi multipla, ictus, morbo di Parkinson, lesioni midollari) o secondaria a irritazione vescicale da infezione, calcoli, tumori o ostruzione. L’incontinenza da rigurgito deriva da ostruzione (ipertrofia prostatica, stenosi uretrale, prolasso avanzato) o da ipoattività del detrusore (neuropatia diabetica, lesioni delle radici sacrali, farmaci anticolinergici). Fra le cause transitorie e reversibili, particolarmente rilevanti nell’anziano, la mnemonica DIAPPERS elenca delirium, infezione urinaria, atrofia vaginale, farmaci, fattori psicologici, eccessiva diuresi, ridotta mobilità e fecaloma.

Clinica: come si presenta

La storia della paziente è lo strumento diagnostico più potente. Nell’incontinenza da sforzo la perdita è di piccola o media entità, sincrona con lo sforzo, senza urgenza premonitrice, assente di notte a letto; la paziente riferisce spesso l’esordio dopo un parto o con la menopausa. Nell’incontinenza da urgenza la perdita è preceduta da un’urgenza improvvisa, spesso di quantità maggiore, scatenata da stimoli come il rumore dell’acqua o l’avvicinarsi a casa, e si accompagna a frequenza diurna e nicturia; la perdita notturna è possibile. Nell’incontinenza da rigurgito la paziente riferisce gocciolamento continuo, mitto debole, senso di svuotamento incompleto e, all’esame, la vescica è palpabile. L’incontinenza continua, giorno e notte, senza rapporto con sforzo o stimolo, in una donna con recente chirurgia pelvica o radioterapia fa pensare a una fistola vescico-vaginale.

All’esame obiettivo si valutano lo stato di trofismo della mucosa vaginale, la presenza e il grado di prolasso, la contrattilità del pavimento pelvico, la sensibilità perineale e i riflessi sacrali quando si sospetta una causa neurologica, e si esegue il test da sforzo: con la vescica piena e la paziente che tossisce si osserva la fuoriuscita di urina dal meato uretrale, sincrona con la tosse nell’incontinenza da sforzo, ritardata nell’iperattività del detrusore. Nell’uomo l’esplorazione rettale valuta la prostata.

Diagnosi

La valutazione di base comprende anamnesi mirata, eventualmente con questionari validati, esame obiettivo, esame urine con urinocoltura per escludere l’infezione e l’ematuria, misurazione del residuo post-minzionale con ecografia o cateterismo, e diario minzionale di tre giorni in cui la paziente annota volumi e orari di minzioni, perdite e bevande: il diario distingue la poliuria dalla frequenza con piccoli volumi e quantifica la nicturia. Il pad test pesa gli assorbenti per quantificare le perdite. Nella donna con incontinenza da sforzo pura, senza prolasso significativo, senza precedenti interventi e con residuo normale, questa valutazione è sufficiente per proporre la terapia, e le linee guida non richiedono l’esame urodinamico prima della terapia conservativa.

L’esame urodinamico, che comprende la cistomanometria di riempimento con misurazione delle pressioni vescicale e addominale, gli studi pressione-flusso e il profilo pressorio uretrale, è indicato nelle forme miste o complesse, quando la diagnosi è incerta, dopo fallimento della terapia, prima della chirurgia in casi selezionati, nel sospetto di causa neurologica e in presenza di residuo elevato. Documenta le contrazioni involontarie del detrusore nell’iperattività, la perdita in assenza di contrazione con lo sforzo nell’incontinenza da stress, e la pressione di perdita bassa nel deficit sfinterico intrinseco. La cistoscopia è indicata per ematuria, dolore vescicale, sospetto di fistola o tumore e infezioni ricorrenti; l’ecografia delle vie urinarie per il residuo, i calcoli e l’idronefrosi.

Diagnosi differenziale

La distinzione principale è fra incontinenza da sforzo, da urgenza e mista, che orienta terapie diverse; nella forma mista si tratta per prima la componente più fastidiosa, di regola quella da urgenza. Va poi escluso l’insieme delle cause reversibili: cistite e infezioni urinarie, atrofia vaginale, stipsi con fecaloma, farmaci come diuretici, sedativi, alfa-bloccanti e anticolinergici, poliuria da diabete mellito scompensato, ipercalcemia o diabete insipido. L’incontinenza da rigurgito va sospettata quando il residuo è elevato e differenziata da quella da urgenza, perché gli antimuscarinici la peggiorano. Le fistole urogenitali, il diverticolo uretrale, l’uretere ectopico nelle giovani con perdita continua fin dall’infanzia, e la vescica dolorosa completano il quadro. Nell’uomo si distingue l’incontinenza da urgenza dell’ostruzione prostatica da quella da sforzo post-prostatectomia.

Trattamento per principi

Il trattamento è graduale e parte sempre dalle misure conservative, valide per tutte le forme: riduzione del peso, moderazione di caffeina e alcol, gestione dei liquidi, trattamento della stipsi, sospensione o sostituzione dei farmaci responsabili, estrogeni vaginali nell’atrofia postmenopausale. Per l’incontinenza da sforzo la prima linea è la riabilitazione del pavimento pelvico con esercizi di rinforzo supervisionati per almeno tre mesi, eventualmente con biofeedback ed elettrostimolazione; i dispositivi intravaginali e i pessari per la continenza sono un’opzione per le donne che non vogliono o non possono operarsi. In caso di fallimento la chirurgia è molto efficace: le bandellette medio-uretrali senza tensione, retropubiche o transotturatorie, sono l’intervento di riferimento; la colposospensione secondo Burch, oggi eseguita anche per via laparoscopica, e le sling autologhe restano alternative valide; le iniezioni periuretrali di agenti volumizzanti trovano spazio nel deficit sfinterico intrinseco e nelle pazienti fragili.

Per l’incontinenza da urgenza la prima linea è la terapia comportamentale con rieducazione vescicale, cioè minzioni programmate a intervalli progressivamente allungati, associata agli esercizi del pavimento pelvico. La seconda linea è farmacologica, con gli antimuscarinici, gravati da secchezza delle fauci, stipsi e, nell’anziano, rischio di deterioramento cognitivo, oppure con gli agonisti beta-3 adrenergici, meglio tollerati. La terza linea, nelle forme refrattarie, comprende le iniezioni intradetrusoriali di tossina botulinica, la neuromodulazione sacrale e la stimolazione percutanea del nervo tibiale. L’incontinenza da rigurgito si tratta rimuovendo l’ostruzione, come nell’ipertrofia prostatica benigna, o con il cateterismo intermittente nel detrusore ipoattivo. L’incontinenza funzionale richiede interventi sull’ambiente e sull’assistenza. Le fistole si trattano chirurgicamente.

Complicanze

L’incontinenza non trattata comporta dermatiti e infezioni cutanee perineali, infezioni urinarie ricorrenti, disturbi del sonno per la nicturia, cadute e fratture nell’anziano che si alza di notte in fretta, isolamento sociale, depressione e istituzionalizzazione. L’incontinenza da rigurgito non riconosciuta può evolvere in idronefrosi e insufficienza renale. Le complicanze della chirurgia con bandelletta comprendono la ritenzione urinaria post-operatoria, l’urgenza de novo, l’erosione della rete in vagina o in uretra, le lesioni vescicali intraoperatorie e il dolore cronico. Gli antimuscarinici possono precipitare ritenzione, glaucoma ad angolo chiuso e confusione nell’anziano.

Come cade l’incontinenza urinaria al concorso

Le domande sull’incontinenza urinaria hanno in genere questi formati.

  • Riconoscere il tipo. Donna di 50 anni, tre parti vaginali, perde urina quando tossisce o corre, mai di notte: incontinenza da sforzo. Donna di 70 anni con urgenza improvvisa, frequenza e nicturia: incontinenza da urgenza da vescica iperattiva.
  • Prima linea di trattamento. Nell’incontinenza da sforzo: riabilitazione del pavimento pelvico; nell’incontinenza da urgenza: rieducazione vescicale e terapia comportamentale, poi antimuscarinici o beta-3 agonisti.
  • Intervento di riferimento. Quale procedura chirurgica per l’incontinenza da sforzo refrattaria: la bandelletta medio-uretrale senza tensione.
  • Trappola del rigurgito. Anziano diabetico con gocciolamento continuo e vescica palpabile: incontinenza da rigurgito, primo esame il residuo post-minzionale; gli anticolinergici sono controindicati.
  • Cause reversibili. Anziana con incontinenza a esordio improvviso e confusione: pensare a infezione urinaria, delirium, farmaci e fecaloma (DIAPPERS) prima di qualsiasi terapia specifica.

L’errore più frequente è prescrivere un antimuscarinico senza aver misurato il residuo post-minzionale. Nelle simulazioni commentate della Piattaforma Accademia i casi di uroginecologia vengono spiegati collegando ogni tipo di incontinenza al suo meccanismo, e questo è il modo più solido per non confonderli sotto pressione.

In sintesi

L’incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina e si classifica in da sforzo (ipermobilità uretrale o deficit sfinterico, perdita sincrona con la tosse), da urgenza (iperattività del detrusore, urgenza e frequenza), mista, da rigurgito (ostruzione o detrusore ipoattivo, residuo elevato), funzionale e continua da fistola. La diagnosi si fonda su anamnesi, esame obiettivo con test da sforzo, esame urine, residuo post-minzionale e diario minzionale, con l’urodinamica riservata ai casi complessi o prechirurgici. Il trattamento è graduale: misure conservative e riabilitazione del pavimento pelvico per la forma da sforzo, con bandelletta medio-uretrale se refrattaria; rieducazione vescicale, antimuscarinici o beta-3 agonisti e poi tossina botulinica o neuromodulazione per la forma da urgenza; rimozione dell’ostruzione o cateterismo per il rigurgito, dopo aver sempre escluso le cause reversibili.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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