Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Epatite A: trasmissione, sierologia e vaccino

28 Settembre 2026 · Mario Lomele

Epatite A: trasmissione, sierologia e vaccino

L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV, trasmessa per via oro-fecale e, nella grande maggioranza dei casi, destinata a guarire senza lasciare conseguenze. È la più “semplice” delle epatiti virali, ma proprio per questo al Concorso SSM viene usata per verificare che il candidato sappia distinguerla dalle altre: niente cronicizzazione, diagnosi con le IgM, vaccino inattivato efficace, profilassi dei contatti. In questo articolo ripercorriamo virologia, trasmissione, clinica, diagnosi sierologica, terapia, prevenzione e gli errori più comuni nelle domande a risposta multipla.

Che cos’è l’epatite A

Il virus dell’epatite A è un piccolo virus a RNA a singolo filamento a polarità positiva, privo di envelope, appartenente alla famiglia dei Picornaviridae, genere Hepatovirus. L’assenza di envelope lo rende particolarmente resistente nell’ambiente: sopravvive a lungo nell’acqua, sugli alimenti e sulle superfici, resiste all’ambiente acido dello stomaco e ai comuni detergenti, mentre viene inattivato dalla cottura adeguata e dai disinfettanti a base di cloro. Esiste un solo sierotipo, e questo spiega perché l’infezione conferisce un’immunità duratura e perché un unico vaccino protegge in modo efficace.

Dopo l’ingestione il virus si replica negli epatociti e viene escreto con la bile nelle feci. Il danno epatico non è dovuto principalmente a un effetto citopatico diretto del virus, ma alla risposta immunitaria dell’ospite, in particolare ai linfociti T citotossici che riconoscono gli epatociti infetti. Questo spiega perché la gravità della malattia aumenta con l’età: il bambino, con una risposta immunitaria meno intensa, ha spesso un’infezione asintomatica, mentre l’adulto sviluppa più frequentemente un’epatite itterica.

Trasmissione ed epidemiologia

La via di trasmissione principale è quella oro-fecale, diretta da persona a persona o indiretta attraverso acqua e alimenti contaminati. Fra gli alimenti a rischio sono classici i frutti di mare crudi o poco cotti, in particolare i molluschi bivalvi che filtrano grandi quantità di acqua, le verdure crude irrigate con acque contaminate e i frutti di bosco surgelati, responsabili di diversi focolai. La trasmissione da persona a persona avviene soprattutto in ambito familiare, nelle comunità infantili, nelle strutture residenziali e attraverso pratiche sessuali che comportano contatto oro-anale.

La trasmissione per via parenterale è possibile ma rara, legata alla breve fase viremica, e in alcuni contesti è stata descritta fra persone che usano sostanze per via iniettiva. La trasmissione verticale è eccezionale. La diffusione dell’infezione è strettamente legata alle condizioni igienico-sanitarie: nei Paesi con scarsa igiene quasi tutti si infettano nell’infanzia in forma asintomatica e sviluppano immunità; nei Paesi a migliore igiene molti adulti sono suscettibili, e l’infezione compare sotto forma di casi sporadici o focolai, spesso legati a viaggi o alimenti. I gruppi a maggior rischio sono i viaggiatori in aree endemiche, i contatti dei casi, gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, le persone che usano droghe e alcuni lavoratori esposti.

Il periodo di incubazione è in media di circa quattro settimane, con un intervallo che va da due a sei settimane circa. L’escrezione fecale del virus è massima nelle due settimane che precedono la comparsa dell’ittero, quando il paziente ancora non sa di essere malato: è per questo che la contagiosità è più alta prima dei sintomi e si riduce rapidamente dopo la comparsa dell’ittero. L’epatite virale acuta è fra le malattie a notifica obbligatoria.

Clinica dell’epatite A

Il decorso tipico si articola in fasi. Dopo l’incubazione compare una fase prodromica, o preitterica, con sintomi aspecifici: febbre, astenia, malessere, anoressia, nausea, vomito, dolore al quadrante superiore destro, talvolta artralgie e avversione per il fumo di sigaretta. Segue la fase itterica, in cui compaiono urine scure, feci ipocoliche, ittero sclerale e cutaneo e talvolta prurito; paradossalmente, all’arrivo dell’ittero molti sintomi generali migliorano. L’esame obiettivo può mostrare epatomegalia dolente e, meno spesso, splenomegalia. La fase di convalescenza porta alla guarigione nella maggior parte dei casi entro alcune settimane o pochi mesi.

Esistono decorsi atipici da conoscere. L’epatite colestatica prolungata è caratterizzata da ittero e prurito persistenti per settimane o mesi, con bilirubina e fosfatasi alcalina elevate, ma con prognosi comunque favorevole. L’epatite recidivante presenta una nuova fase di malattia dopo un apparente miglioramento, anch’essa con guarigione finale. L’epatite fulminante, con insufficienza epatica acuta, è rara ma rappresenta la complicanza più temibile: il rischio aumenta con l’età e in presenza di una malattia epatica cronica preesistente, come l’epatite B o C cronica o la cirrosi. Sono state descritte manifestazioni extraepatiche, come l’attivazione di un’epatite autoimmune in soggetti predisposti. L’epatite A non cronicizza mai e non esiste uno stato di portatore cronico.

Diagnosi sierologica

Gli esami di laboratorio mostrano un aumento marcato delle transaminasi, spesso molto elevato e con ALT generalmente superiore ad AST, preceduto o accompagnato da aumento della bilirubina, sia coniugata sia non coniugata, e della fosfatasi alcalina. La valutazione della funzionalità epatica deve sempre comprendere il tempo di protrombina o l’INR: è il parametro più importante per riconoscere precocemente un’evoluzione verso l’insufficienza epatica acuta, insieme alla comparsa di encefalopatia.

La diagnosi eziologica si basa sugli anticorpi. Le IgM anti-HAV compaiono all’esordio dei sintomi, sono presenti durante la fase acuta e scompaiono in genere entro alcuni mesi: la loro positività indica un’infezione in atto o recente e rappresenta il test diagnostico di scelta. Le IgG anti-HAV compaiono poco dopo e persistono per tutta la vita, indicando un’infezione pregressa o la vaccinazione e conferendo protezione. Un paziente con IgG positive e IgM negative è quindi immune, non malato. La ricerca dell’RNA virale nel sangue o nelle feci con metodiche molecolari è utile in ambito epidemiologico, per esempio nel sequenziamento dei ceppi durante i focolai.

La diagnosi differenziale comprende le altre epatiti virali, in particolare l’epatite B acuta, l’epatite E, che condivide la trasmissione oro-fecale ed è pericolosa in gravidanza, l’epatite C e le epatiti da virus come Epstein-Barr e citomegalovirus. Vanno considerate anche l’epatite da farmaci, in particolare da paracetamolo, l’epatite autoimmune, l’epatite alcolica, il danno ischemico, la malattia di Wilson nel giovane e l’ostruzione biliare.

Terapia e segni d’allarme

Non esiste una terapia antivirale specifica. Il trattamento è di supporto: riposo secondo la tolleranza, idratazione, alimentazione adeguata, astensione dall’alcol e dai farmaci epatotossici, attenzione all’uso di paracetamolo, che va limitato e dosato con prudenza. La maggior parte dei pazienti può essere seguita a domicilio con controlli clinici e di laboratorio. I pazienti con vomito incoercibile e disidratazione, gli anziani, le persone con epatopatia cronica e chi presenta segni di insufficienza epatica richiedono il ricovero.

I segni d’allarme che fanno sospettare un’evoluzione fulminante sono l’allungamento del tempo di protrombina, l’aumento progressivo della bilirubina, l’ipoglicemia, la comparsa di confusione, sonnolenza o asterixis, la riduzione delle dimensioni del fegato e il paradossale calo delle transaminasi in presenza di peggioramento clinico, segno di perdita della massa epatocitaria. In questi casi il paziente va trasferito rapidamente in un centro con possibilità di trapianto di fegato.

Prevenzione: igiene, vaccino e profilassi

La prevenzione si basa innanzitutto sulle misure igieniche: lavaggio accurato delle mani, trattamento dell’acqua potabile, corretta gestione degli scarichi, cottura adeguata dei molluschi e lavaggio delle verdure. Nelle comunità e nelle famiglie con un caso occorre rafforzare l’igiene dei servizi e delle mani.

Il vaccino contro l’epatite A è un vaccino inattivato, somministrato per via intramuscolare in due dosi a distanza di alcuni mesi, altamente immunogeno e sicuro; esiste anche una formulazione combinata con il vaccino contro l’epatite B. Fra i vaccini è raccomandato per i gruppi a rischio: viaggiatori in aree endemiche, persone con epatopatia cronica, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, persone che usano sostanze, alcuni lavoratori esposti e soggetti con coagulopatie che ricevono emoderivati. La profilassi post-esposizione dei contatti si basa sulla vaccinazione eseguita il prima possibile dopo l’esposizione; le immunoglobuline sono riservate a situazioni particolari, come i soggetti immunocompromessi, i bambini molto piccoli o chi non può essere vaccinato.

Come cade l’epatite A al concorso

Le domande sull’epatite A al Concorso SSM ruotano attorno a pochi punti. Il primo errore tipico è attribuirle una cronicizzazione: l’epatite A non cronicizza mai, come l’epatite E nell’immunocompetente, a differenza delle epatiti B e C. Il secondo errore è sbagliare la sierologia: il marcatore di infezione acuta sono le IgM anti-HAV, mentre le IgG isolate indicano immunità. Il terzo errore riguarda la contagiosità, che è massima prima della comparsa dell’ittero e non dopo. Il quarto riguarda il vaccino, che è inattivato e non vivo attenuato, e può essere usato anche nella profilassi post-esposizione.

Altri tranelli frequenti riguardano la gravità legata all’età, maggiore nell’adulto e nell’anziano, il rischio di forma fulminante nel paziente con epatopatia cronica, che per questo deve essere vaccinato, e la distinzione con l’epatite E, anch’essa oro-fecale ma associata a forme gravi in gravidanza. Infine ricordate che il virus è privo di envelope e quindi resistente nell’ambiente e agli acidi. Per allenarvi su casi clinici e domande di sierologia con la spiegazione di ogni alternativa potete usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.

In sintesi

L’epatite A è un’infezione acuta causata da un picornavirus a RNA privo di envelope, trasmessa per via oro-fecale attraverso contatti, acqua e alimenti contaminati come molluschi crudi e frutti di bosco. L’incubazione è di alcune settimane e la contagiosità è massima prima dell’ittero. La malattia è spesso asintomatica nel bambino e itterica nell’adulto, guarisce nella grande maggioranza dei casi e non cronicizza; la complicanza più temibile è l’epatite fulminante, più frequente nell’anziano e nell’epatopatico cronico. La diagnosi si basa sulle IgM anti-HAV, la terapia è di supporto, la prevenzione si fonda su igiene e vaccino inattivato, utile anche dopo l’esposizione.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp