Come diventare podologo: percorso, albo e sbocchi
18 Agosto 2026 · Mario Lomele
Chi si chiede come diventare podologo trova un percorso breve ma stretto: una laurea triennale ad accesso programmato, l’iscrizione all’albo e poi una professione che lavora in larga parte in autonomia, spesso in studio proprio.
Come diventare podologo: il percorso di studi
Serve la laurea triennale in Podologia, che appartiene alle professioni sanitarie tecniche dell’area tecnico assistenziale. Si accede tramite il test per le professioni sanitarie, con un numero di posti stabilito ogni anno per ciascuna sede.
Il corso è abilitante: la prova finale ha valore di esame di Stato, quindi non serve un esame ulteriore per esercitare. Il tirocinio occupa una parte rilevante del percorso e si svolge in ambulatori e strutture convenzionate.
Va detto che il corso non è attivo in molte università italiane, e questo va messo in conto prima di scegliere: la sede più vicina può essere lontana, e per un percorso di tre anni la logistica pesa quanto il piano di studi.
Che cosa fa davvero un podologo
Il podologo tratta le patologie del piede: ipercheratosi, unghie incarnite, verruche plantari, alterazioni ungueali, e si occupa della prevenzione delle lesioni nei pazienti a rischio. Opera in autonomia nell’ambito delle proprie competenze.
Una parte centrale e poco conosciuta del lavoro riguarda il piede diabetico. Nel paziente diabetico una piccola lesione trascurata può evolvere fino all’amputazione, e il podologo è la figura che la intercetta prima: è l’ambito in cui la professione incide di più sulla salute reale delle persone.
Rientrano nel campo anche la realizzazione di ortesi plantari e digitali e la valutazione dell’appoggio, spesso in collaborazione con ortopedici, fisioterapisti e diabetologi.
Il test di ammissione
La prova è quella comune alle professioni sanitarie: cultura generale, ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica. Non ci sono materie specifiche, quindi la preparazione coincide con quella degli altri corsi del gruppo.
La graduatoria è di ateneo. Podologia ha in genere soglie più basse rispetto a Fisioterapia o Logopedia, ma i posti sono pochissimi in valore assoluto, quindi la competizione resta reale anche a fronte di meno domande.
Nella domanda si indicano più preferenze. Chi punta specificamente a Podologia dovrebbe sapere che l’assegnazione a un altro corso comporta un mestiere completamente diverso, non una variante dello stesso.
Albo e prospettive di lavoro
Per esercitare occorre l’iscrizione all’albo dei podologi, presso gli ordini territoriali delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, con l’obbligo di formazione continua che ne deriva.
Lo sbocco prevalente è la libera professione in studio proprio o presso poliambulatori. Esistono impieghi nel servizio pubblico, in particolare nei centri per il piede diabetico, ma i posti a concorso sono numericamente pochi.
L’invecchiamento della popolazione e la diffusione del diabete rendono la domanda strutturalmente in crescita: è uno dei pochi ambiti sanitari in cui il bisogno aumenta per ragioni demografiche prima che organizzative.
Cosa valutare prima di iscriversi
Il primo punto è la libera professione. A differenza di altre professioni sanitarie, qui l’impiego dipendente è l’eccezione: bisogna essere disposti ad aprire partita IVA, costruirsi i pazienti e gestire uno studio. Chi cerca la sicurezza di un posto fisso troverà questo aspetto scomodo.
Il secondo è il tipo di manualità. Si lavora con strumenti taglienti su tessuti a volte infetti o dolenti, in un distretto del corpo che molti trovano sgradevole. Non è una difficoltà tecnica, è una questione di predisposizione, e conviene chiarirsela prima del primo tirocinio.
Il terzo è l’investimento iniziale: aprire uno studio podologico richiede attrezzatura specifica e un capitale non trascurabile. Molti cominciano collaborando presso strutture esistenti proprio per rimandare quella spesa.
Un quarto elemento riguarda il rapporto con le altre figure sanitarie. Il podologo lavora bene quando è inserito in una rete: diabetologi che gli inviano i pazienti a rischio, ortopedici e fisioterapisti con cui condividere la valutazione dell’appoggio, medici di famiglia che sanno quando indirizzare. Costruire quella rete richiede anni e non si impara in triennale, ma è ciò che distingue uno studio che funziona da uno che resta vuoto.
Per prepararti al test trovi le simulazioni per le professioni sanitarie, i quiz gratuiti di biologia e la guida su come diventare fisioterapista. I profili professionali sono definiti dal Ministero della Salute.