Concorso Test Ammissione

Come diventare dentista: percorso, test e albo

19 Agosto 2026 · Mario Lomele

Come diventare dentista: percorso, test e albo

Chi vuole sapere come diventare dentista deve mettere in conto un percorso lungo e selettivo: sei anni di laurea magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e Protesi Dentaria, un test d’ingresso fra i più competitivi, e l’iscrizione all’albo degli odontoiatri.

Come diventare dentista: il percorso di studi

Il titolo necessario è la laurea magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e Protesi Dentaria, che dura sei anni. È un corso ad accesso programmato nazionale, con un numero di posti molto inferiore rispetto a Medicina e una selezione di conseguenza più dura.

Il corso è abilitante: dal 2023 la laurea comprende il tirocinio pratico valutativo e la prova finale ha valore di esame di Stato, quindi non serve più un’abilitazione separata. Conseguita la laurea ci si iscrive all’albo degli odontoiatri e si può esercitare.

I primi anni condividono con Medicina le materie di base — anatomia, biochimica, fisiologia — poi il percorso diventa interamente odontoiatrico: conservativa, endodonzia, protesi, parodontologia, chirurgia orale, ortodonzia. Il tirocinio clinico sui pazienti occupa una parte crescente degli ultimi anni.

Il test di ammissione

L’ingresso passa dallo stesso percorso di selezione di Medicina: le due graduatorie viaggiano insieme e nella domanda si indica l’ordine di preferenza fra i corsi. Le materie sono biologia, chimica, fisica, matematica e ragionamento logico.

Il numero di posti per Odontoiatria è di poche centinaia l’anno su scala nazionale: molto meno di Medicina. Questo produce un effetto controintuitivo sulle soglie, che in molte sedi risultano più alte di quelle di Medicina pur essendo il corso meno richiesto in valore assoluto.

Chi punta a Odontoiatria conviene che prepari il test come se puntasse al massimo punteggio possibile, non a superare una soglia: con così pochi posti, ogni domanda in più fa la differenza fra entrare e riprovare l’anno dopo.

Dopo la laurea: lavoro e specializzazioni

Il dentista può esercitare da subito come libero professionista, in uno studio proprio o come collaboratore presso studi esistenti. È la strada della grande maggioranza: l’odontoiatria in Italia è quasi interamente privata, con una presenza pubblica limitata.

Esistono anche le scuole di specializzazione riservate agli odontoiatri — ortognatodonzia, chirurgia orale, odontoiatria pediatrica — a cui si accede per concorso. Non sono obbligatorie per esercitare, ma qualificano in ambiti specifici e sono richieste per alcuni ruoli.

L’avvio della carriera passa quasi sempre da anni di collaborazione presso studi altrui: servono a costruire manualità, pazienti e reputazione prima di investire nell’attrezzatura di uno studio proprio, che rappresenta un capitale iniziale importante.

Dentista e igienista dentale: due mestieri diversi

La confusione più frequente riguarda l’igienista dentale, che è una professione sanitaria triennale con competenze proprie: prevenzione, igiene orale, terapia parodontale non chirurgica. L’igienista non fa diagnosi, non fa otturazioni, non fa anestesie né chirurgia.

Il dentista è invece il laureato in Odontoiatria: diagnostica, cura, opera. I due profili collaborano nello stesso studio ma non sono intercambiabili, e non esiste un passaggio agevolato dall’uno all’altro: chi da igienista vuole diventare dentista deve superare il test e frequentare i sei anni di corso.

Va ricordato anche il vecchio canale dei medici abilitati all’odontoiatria: riguarda chi si è laureato in Medicina entro finestre temporali ormai chiuse, e non è una strada percorribile oggi.

Cosa valutare prima di iscriversi

La prima cosa è la manualità: l’odontoiatria è un mestiere di precisione millimetrica eseguito in uno spazio piccolo e scomodo. Le attitudini manuali si allenano, ma chi non prova alcun piacere nel lavoro di fino farà fatica per quarant’anni.

La seconda è l’aspetto imprenditoriale. Uno studio dentistico è a tutti gli effetti una piccola azienda: personale, attrezzature, fornitori, pazienti da fidelizzare. La qualità clinica da sola non basta a farlo funzionare, e i corsi di laurea questa parte non la insegnano.

La terza è la postura: si lavora seduti, chinati sul campo operatorio, con carichi ripetitivi su collo e spalle. I disturbi muscoloscheletrici sono frequenti nella categoria, e la prevenzione ergonomica va presa sul serio fin dai primi anni.

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