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Adenopatie mediastiniche: cause, diagnosi e quando preoccuparsi

22 Agosto 2026 · Mario Lomele

Adenopatie mediastiniche: cause, diagnosi e quando preoccuparsi

Le adenopatie mediastiniche sono l’ingrossamento dei linfonodi del mediastino, lo spazio fra i due polmoni. Per convenzione si considerano patologici i linfonodi con asse corto superiore a un centimetro alla TC. Le cause vanno dalla sarcoidosi ai linfomi, dalle infezioni alle metastasi, e il percorso diagnostico dipende quasi interamente da dove stanno e da come sono distribuite.

Adenopatie mediastiniche: le stazioni linfonodali

Il mediastino contiene molte stazioni linfonodali, che la classificazione dell’Associazione internazionale per lo studio del cancro del polmone numera da uno a quattordici. Per orientarsi bastano i gruppi principali: paratracheali, sottocarenali, ilari, della finestra aorto-polmonare, prevascolari e paraesofagei. La sede delle adenopatie restringe le ipotesi, perché malattie diverse prediligono stazioni diverse.

Le adenopatie ilari bilaterali e simmetriche, spesso con linfonodi paratracheali destri, sono il quadro classico della sarcoidosi. Le adenopatie monolaterali, specie se associate a una lesione polmonare omolaterale, fanno pensare a una neoplasia o a un’infezione. La distribuzione è dunque il primo criterio, prima ancora delle dimensioni.

Le cause da ricordare

Fra le cause non neoplastiche la sarcoidosi è la più frequente nel giovane adulto, con adenopatie ilari bilaterali spesso scoperte per caso. Seguono le infezioni: tubercolosi, con linfonodi che possono mostrare ipodensità centrale e calcificazioni, istoplasmosi e altre micosi nelle aree endemiche, mononucleosi e infezioni virali. La silicosi e l’esposizione al berillio producono adenopatie con calcificazioni a guscio d’uovo.

Fra le cause neoplastiche, i linfomi di Hodgkin e non Hodgkin, con masse spesso voluminose nel mediastino anteriore, e le metastasi linfonodali, soprattutto da carcinoma polmonare, ma anche da mammella, esofago, rene e testicolo. Nel carcinoma polmonare lo stato dei linfonodi mediastinici è un criterio di stadiazione che decide se il paziente è operabile, ed è la ragione per cui questi linfonodi vengono studiati con tanta cura.

Come si studiano: TC, PET, biopsia

La TC con mezzo di contrasto è l’esame di base: misura i linfonodi, ne descrive densità, calcificazioni e rapporti con i vasi. Il criterio dimensionale del centimetro è però imperfetto: linfonodi piccoli possono essere metastatici e linfonodi ingrossati possono essere reattivi. La PET con fluorodesossiglucosio aggiunge l’informazione metabolica e migliora la distinzione, ma anche l’infiammazione capta, per cui la sarcoidosi e le infezioni danno falsi positivi.

Quando la diagnosi cambia la terapia, serve il tessuto. L’ecoendoscopia bronchiale con agoaspirato, l’EBUS, permette di campionare gran parte delle stazioni mediastiniche per via endoscopica e ha sostituito in molti casi la mediastinoscopia, che resta l’opzione chirurgica per i casi non raggiungibili o dubbi. La scelta dipende dalla stazione da raggiungere e dal sospetto diagnostico: per un linfoma serve spesso un campione più grande di un agoaspirato.

Quando preoccuparsi e cosa chiede l’esame

Adenopatie ilari bilaterali in un giovane asintomatico o con eritema nodoso e artralgie sono la sindrome di Löfgren, una forma di sarcoidosi a prognosi buona che spesso non richiede biopsia né terapia. Adenopatie monolaterali in un fumatore con una lesione polmonare, o adenopatie voluminose del mediastino anteriore con sintomi sistemici, richiedono invece un accertamento istologico senza indugi.

Le domande d’esame ruotano intorno a tre punti: il quadro delle adenopatie ilari bilaterali, la cui risposta è sarcoidosi; la sindrome di Löfgren e i suoi componenti; e la metodica di prima scelta per campionare i linfonodi mediastinici, che oggi è l’EBUS. Un quesito più fine chiede il criterio dimensionale alla TC, un centimetro di asse corto, ricordando che è un limite convenzionale e non un confine netto fra normale e patologico.

Un ultimo accorgimento, che vale per ogni reperto linfonodale: il confronto con esami precedenti. Un linfonodo stabile da anni è quasi certamente benigno, uno comparso o cresciuto in pochi mesi merita attenzione anche se piccolo. La storia temporale vale spesso più della misura del singolo esame.

Per allenarti sui quesiti di pneumologia e oncologia trovi le simulazioni SSM e le simulazioni per il semestre medicina; sui segni radiologici vedi il broncogramma aereo. Le linee guida sulla sarcoidosi sono pubblicate dall’European Respiratory Society.

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