Screening neonatale: come funziona e cosa ricerca
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Lo screening neonatale è uno dei più efficaci interventi di prevenzione secondaria della medicina moderna: consente di identificare, nei primi giorni di vita e prima della comparsa dei sintomi, neonati affetti da malattie congenite gravi ma trattabili, cambiando radicalmente la loro storia naturale. Per il Concorso SSM è un argomento trasversale, che unisce pediatria, genetica, endocrinologia, metabolismo e igiene. In questo articolo descriviamo lo screening neonatale con il taglio della preparazione al concorso: principi, modalità di esecuzione, principali malattie ricercate, gestione dei positivi, errori tipici e modalità con cui il tema viene proposto nei quiz.
Che cos’è lo screening neonatale
Per screening si intende l’applicazione di un test semplice a un’intera popolazione apparentemente sana, con l’obiettivo di individuare i soggetti che hanno un’alta probabilità di avere una malattia e che devono quindi essere sottoposti a esami di conferma. Lo screening neonatale applica questo principio a tutti i nati, ed è quindi un esempio classico di prevenzione secondaria: non evita l’insorgenza della malattia, che è congenita, ma ne anticipa la diagnosi a una fase in cui il trattamento può prevenire danni irreversibili, come il ritardo mentale, le crisi metaboliche o la morte.
In Italia lo screening neonatale è offerto gratuitamente a tutti i nati ed è organizzato su base regionale, con centri di riferimento che eseguono le analisi e gestiscono la presa in carico dei casi positivi. Il pannello delle malattie ricercate si è ampliato nel tempo, passando dalle tre patologie “storiche” allo screening neonatale esteso per numerose malattie metaboliche ereditarie, e continua a evolvere con l’introduzione di nuove patologie in alcune regioni o a livello nazionale.
I principi: quando una malattia merita lo screening
Non tutte le malattie congenite sono adatte a uno screening di popolazione. I criteri classici, formulati da Wilson e Jungner, richiedono che la malattia sia un importante problema di salute, che la sua storia naturale sia conosciuta, che esista una fase preclinica riconoscibile, che sia disponibile un trattamento efficace, più utile se iniziato precocemente, che esista un test accettabile, affidabile e a costo sostenibile, e che sia organizzato un percorso per la conferma diagnostica e la cura dei casi individuati.
Il test di screening deve avere un’elevata sensibilità, perché non si deve perdere nessun malato: in questo contesto un falso negativo ha conseguenze gravissime. Il prezzo da pagare è un certo numero di falsi positivi, che vanno richiamati per un secondo prelievo o per esami di conferma. È fondamentale ricordare che un test di screening positivo non equivale a una diagnosi, e che la comunicazione del richiamo alle famiglie va gestita con attenzione per ridurre l’ansia.
Come si esegue: il test del tallone
Lo screening metabolico si esegue con il cosiddetto test del tallone: poche gocce di sangue capillare, ottenute pungendo la superficie laterale del tallone del neonato, vengono assorbite su un apposito cartoncino di carta bibula (la “card” di Guthrie, dal nome del medico che introdusse il metodo per la fenilchetonuria). Il prelievo si effettua di norma fra le 48 e le 72 ore di vita, quando il neonato ha già iniziato l’alimentazione proteica e i metaboliti anomali hanno avuto il tempo di accumularsi, ma abbastanza presto per intervenire prima che compaiano i sintomi.
Un prelievo troppo precoce può dare falsi negativi, per esempio nella fenilchetonuria, oppure falsi positivi, come l’aumento fisiologico del TSH nelle prime ore di vita. Situazioni particolari, come la prematurità, le trasfusioni, la nutrizione parenterale e le terapie in terapia intensiva neonatale, possono alterare i risultati e richiedono spesso la ripetizione del prelievo secondo protocolli dedicati. In caso di dimissione molto precoce bisogna garantire che il prelievo venga comunque eseguito.
La tecnologia che ha reso possibile lo screening esteso è la spettrometria di massa tandem, che dalla stessa goccia di sangue misura contemporaneamente numerosi aminoacidi e acilcarnitine, permettendo di individuare diversi gruppi di malattie metaboliche con un unico esame.
Le principali malattie ricercate con lo screening neonatale
Le tre malattie storicamente oggetto dello screening obbligatorio sono la fenilchetonuria, l’ipotiroidismo congenito e la fibrosi cistica. La fenilchetonuria è dovuta al deficit di fenilalanina idrossilasi: l’accumulo di fenilalanina, se non trattato con una dieta a basso contenuto di questo aminoacido, causa una grave disabilità intellettiva. L’ipotiroidismo congenito, spesso dovuto a disgenesia tiroidea, si ricerca con il dosaggio del TSH (e in alcuni protocolli del T4) e si cura con levotiroxina, che previene il deficit neurocognitivo se iniziata nelle prime settimane. La fibrosi cistica si ricerca con il dosaggio del tripsinogeno immunoreattivo (IRT), eventualmente associato alla ricerca di mutazioni del gene CFTR, e la conferma si ottiene con il test del sudore.
Con lo screening esteso si aggiungono molti altri errori congeniti del metabolismo, raggruppabili in famiglie: le aminoacidopatie, come la malattia delle urine a sciroppo d’acero, la tirosinemia e l’omocistinuria; i difetti del ciclo dell’urea, che causano iperammoniemia; le acidurie organiche, come l’acidemia propionica e metilmalonica; i difetti della beta-ossidazione degli acidi grassi, il cui esempio classico è il deficit di MCAD, che si manifesta con ipoglicemia ipochetotica durante il digiuno. In molti programmi rientrano anche la galattosemia e il deficit di biotinidasi.
Negli ultimi anni alcuni programmi hanno incluso o sperimentato altre patologie, come l’iperplasia surrenalica congenita, l’atrofia muscolare spinale, le immunodeficienze combinate gravi e alcune malattie lisosomiali. Poiché l’elenco preciso varia nel tempo e fra le regioni, per il concorso è più importante conoscere il principio e le malattie cardine che memorizzare un numero.
Gli altri screening del neonato
Accanto allo screening metabolico su sangue, il neonato viene sottoposto ad altri controlli universali che rispondono alla stessa logica. Lo screening uditivo, eseguito con le otoemissioni acustiche ed eventualmente con i potenziali evocati uditivi del tronco, permette di riconoscere precocemente la sordità congenita e di avviare la riabilitazione nella finestra critica per lo sviluppo del linguaggio. Lo screening visivo con la ricerca del riflesso rosso permette di individuare cataratta congenita, retinoblastoma e altre opacità dei mezzi diottrici. La pulsossimetria pre e post-duttale aiuta a riconoscere le cardiopatie congenite critiche prima della dimissione, e la valutazione clinica ed ecografica dell’anca è il cardine della diagnosi precoce della displasia congenita.
Gestione del neonato positivo
Quando un test risulta alterato, il centro di screening contatta il punto nascita o la famiglia per un richiamo. A seconda del valore, si procede a un secondo prelievo su cartoncino oppure direttamente agli esami di conferma e alla presa in carico presso un centro specialistico. Alcune malattie, come i difetti del ciclo dell’urea o certe acidurie organiche, possono manifestarsi con crisi acute già nei primi giorni, talvolta prima che il risultato dello screening sia disponibile: per questo il pediatra deve sempre considerare una malattia metabolica in un neonato che, dopo un intervallo libero, presenta letargia, rifiuto dell’alimentazione, vomito, convulsioni o coma, anche se lo screening non è ancora noto o è risultato negativo.
La conferma diagnostica si basa su esami specifici: dosaggi plasmatici di aminoacidi e acilcarnitine, acidi organici urinari, test genetici, test del sudore, esami di funzionalità tiroidea su sangue venoso ed ecografia tiroidea. La terapia è specifica per ogni malattia: dieta, integrazione, farmaci, ormoni sostitutivi.
Errori tipici e come cade lo screening neonatale al concorso
Gli errori più frequenti dei candidati sono legati ai principi più che alle singole malattie. Il primo è confondere screening e diagnosi: un test positivo richiede sempre conferma. Il secondo è sbagliare il momento del prelievo, pensando che vada eseguito subito dopo la nascita. Il terzo è dimenticare che lo screening è prevenzione secondaria, non primaria. Il quarto è attribuire il test sbagliato alla malattia: IRT per la fibrosi cistica, TSH per l’ipotiroidismo congenito, fenilalanina per la fenilchetonuria, acilcarnitine per i difetti di beta-ossidazione. Il quinto è ritenere che un risultato negativo escluda qualunque malattia metabolica in un neonato con sintomi.
Al Concorso SSM lo screening neonatale compare in domande di pediatria (“quale esame conferma la fibrosi cistica dopo uno screening positivo?”, “in quale finestra temporale si esegue il prelievo?”), di endocrinologia (la terapia dell’ipotiroidismo congenito) e di igiene (i criteri per un programma di screening, sensibilità e valore predittivo). Per esercitarsi su questo tipo di domande, con commento a ogni opzione, si possono usare le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.
In sintesi
Lo screening neonatale è un programma di prevenzione secondaria offerto a tutti i nati, che identifica nei primi giorni di vita malattie congenite gravi e curabili prima della comparsa dei sintomi. Si basa sul test del tallone con raccolta di sangue su cartoncino, di norma fra 48 e 72 ore di vita, e sulla spettrometria di massa tandem per lo screening esteso. Le malattie cardine sono fenilchetonuria, ipotiroidismo congenito e fibrosi cistica, a cui si aggiungono aminoacidopatie, difetti del ciclo dell’urea, acidurie organiche e difetti di beta-ossidazione. Un positivo richiede sempre conferma, un negativo non esclude la malattia in un neonato sintomatico: sono queste le due regole che più spesso fanno la differenza nelle risposte.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
