Pediculosi del capo, del corpo e del pube
30 Settembre 2026 · Mario Lomele
La pediculosi è l’infestazione dell’uomo da parte dei pidocchi, piccoli insetti ematofagi che vivono esclusivamente sulla nostra specie. È una condizione banale solo in apparenza: al Concorso SSM le domande riguardano le differenze fra le tre forme, il capo, il corpo e il pube, il loro significato epidemiologico, i vettori di malattie gravi associati al pidocchio del corpo e l’obbligo di cercare altre infezioni sessualmente trasmesse quando si trova la forma pubica. Vediamo tutto con ordine, con un’attenzione particolare agli errori tipici.
Che cos’è la pediculosi
I pidocchi umani sono insetti dell’ordine degli Anopluri, privi di ali, con apparato boccale pungente-succhiante, che si nutrono di sangue più volte al giorno. Il loro ciclo vitale si svolge interamente sull’ospite: la femmina depone le uova, dette lendini, che cementa saldamente ai peli o alle fibre degli indumenti; dalle uova nascono le ninfe, che dopo alcune mute diventano adulti in grado di riprodursi. Lontano dall’ospite sopravvivono solo per poco tempo, pochi giorni al massimo, con differenze fra le specie.
Le specie di interesse medico sono due, con tre varietà cliniche. Pediculus humanus capitis è il pidocchio del capo; Pediculus humanus corporis, o humanus humanus, è il pidocchio del corpo o degli abiti; Pthirus pubis, detto anche piattola, è il pidocchio del pube. Il sintomo comune a tutte le forme è il prurito, dovuto a una reazione di ipersensibilità verso la saliva e le feci dell’insetto, e per questo può comparire con ritardo alla prima infestazione e più rapidamente nelle reinfestazioni.
Pediculosi del capo
È la forma più diffusa nei Paesi ad alto reddito e colpisce soprattutto i bambini in età scolare e prescolare, indipendentemente dal livello di igiene personale o familiare: non è un indice di scarsa pulizia, e questo è un messaggio importante anche nella comunicazione con le famiglie. È più frequente nelle bambine, probabilmente per la lunghezza dei capelli e il tipo di contatti. La trasmissione avviene soprattutto per contatto diretto testa a testa, mentre il ruolo di pettini, spazzole, cappelli e cuscini è considerato minore. Il pidocchio del capo non salta e non vola, si sposta camminando da un capello all’altro.
Il sintomo principale è il prurito del cuoio capelluto, particolarmente nella regione retroauricolare e nella nuca, che sono anche le sedi dove più spesso si trovano le lendini. Il grattamento può provocare escoriazioni, eczematizzazione e impetiginizzazione secondaria, con linfoadenopatia laterocervicale e occipitale. Molti bambini, però, sono del tutto asintomatici. Il pidocchio del capo non è considerato un vettore rilevante di malattie infettive sistemiche.
Pediculosi del corpo
La pediculosi del corpo è legata a condizioni di povertà estrema, sovraffollamento e impossibilità di lavare e cambiare gli indumenti: si osserva nei senza fissa dimora, nei campi profughi, in contesti di guerra, carestia e catastrofe. Il pidocchio vive e depone le uova nelle cuciture degli abiti, specie a contatto con la cute, e si sposta sul corpo solo per nutrirsi. Per questo la ricerca va fatta soprattutto esaminando gli indumenti, non la cute.
Clinicamente si osservano prurito intenso e generalizzato, papule, escoriazioni lineari, sovrainfezioni batteriche e, nelle infestazioni croniche, una cute ispessita e iperpigmentata, quadro noto come malattia dei vagabondi. L’importanza del pidocchio del corpo sta nel suo ruolo di vettore di infezioni gravi: Rickettsia prowazekii, agente del tifo esantematico epidemico, Bartonella quintana, responsabile della febbre delle trincee, dell’endocardite a emocolture negative e dell’angiomatosi bacillare negli immunodepressi, e Borrelia recurrentis, causa della febbre ricorrente epidemica. La trasmissione avviene in genere attraverso le feci infette del pidocchio che contaminano le escoriazioni da grattamento, o per schiacciamento dell’insetto sulla cute.
Pediculosi del pube
Pthirus pubis ha una forma tozza, simile a un piccolo granchio, con zampe robuste adatte ad aggrapparsi a peli più spessi e più distanziati di quelli del capo. Colpisce i peli pubici e perianali, ma può estendersi a peli di cosce, addome, ascelle, barba e, soprattutto nei bambini, alle ciglia e alle sopracciglia. La trasmissione avviene quasi sempre per contatto sessuale o per contatto fisico ravvicinato, per cui è considerata a tutti gli effetti un’infezione sessualmente trasmessa.
La clinica è dominata dal prurito pubico, spesso notturno. Un segno caratteristico sono le maculae caeruleae, piccole macchie grigio-bluastre sulla cute di addome inferiore e cosce, dovute alla degradazione dell’emoglobina provocata dalla saliva dell’insetto. Si possono osservare anche puntini rugginosi sulla biancheria, che corrispondono alle feci del parassita. L’interessamento delle ciglia, o ftiriasi palpebrale, simula una blefarite e, nel bambino, deve far considerare la possibilità di un abuso sessuale, pur potendo derivare anche da contatto non sessuale con un adulto infestato. Nell’adulto, il riscontro di pediculosi pubica impone di ricercare altre infezioni sessualmente trasmesse, come sifilide, infezione da clamidia, gonorrea, HIV ed epatiti virali, e di trattare i partner.
Diagnosi
La diagnosi di pediculosi si basa sul riscontro dei pidocchi vivi, che è il criterio più affidabile di infestazione attiva, o delle lendini. Per la forma del capo, il metodo più efficace è la pettinatura a umido con un pettine a denti fitti, eseguita in modo sistematico ciocca per ciocca, che permette di trovare i parassiti più facilmente della semplice ispezione. Le lendini appaiono come piccoli corpi ovali, bianco-grigiastri, saldamente attaccati al fusto del pelo vicino all’emergenza, e a differenza della forfora non si staccano soffiando o scuotendo. Una lendine situata a più di un centimetro dal cuoio capelluto è verosimilmente vuota o non vitale, perché il capello nel frattempo è cresciuto: la sola presenza di lendini lontane dalla radice non basta quindi per diagnosticare un’infestazione attiva.
La dermatoscopia e la microscopia ottica aiutano a confermare l’identificazione e a distinguere una lendine vitale, con opercolo integro e contenuto, da una vuota. Per la forma del corpo la diagnosi si fa ispezionando le cuciture degli indumenti; per la forma pubica ispezionando peli pubici, perianali e ciglia, eventualmente con lente di ingrandimento.
La diagnosi differenziale comprende la forfora, i cilindri peripilari detti pseudolendini, i residui di prodotti cosmetici, la dermatite seborroica, la tricorressi nodosa per il capo; la scabbia, con i suoi cunicoli interdigitali e il prurito notturno, e le altre dermatiti pruriginose per le forme del corpo e del pube.
Terapia della pediculosi
Per la pediculosi del capo si utilizzano prodotti topici pediculicidi. I principali sono la permetrina all’1 per cento, un piretroide neurotossico per l’insetto, e i prodotti a base di dimeticone, un silicone che agisce con meccanismo fisico ricoprendo e soffocando il parassita e che non induce resistenze chimiche. Esistono anche il malathion, un organofosfato, e altri principi attivi disponibili in diversi Paesi, come l’ivermectina topica o l’alcol benzilico. Poiché molti prodotti non sono ovicidi al cento per cento, si raccomanda in genere di ripetere l’applicazione dopo circa sette-dieci giorni, per eliminare le ninfe nate dalle uova sopravvissute. Il trattamento va affiancato dalla rimozione meccanica delle lendini con pettine fitto. Negli ultimi anni è stata documentata resistenza ai piretroidi in varie aree. Vanno controllati i conviventi e trattati solo quelli infestati. L’ivermectina orale è un’opzione per i casi resistenti, secondo indicazione specialistica. Rasare i capelli è efficace ma non necessario.
Per la pediculosi del corpo il cardine è l’igiene: lavaggio della persona e soprattutto lavaggio degli abiti e della biancheria ad alta temperatura, oppure loro eliminazione o isolamento in sacchi chiusi per un periodo sufficiente a far morire i parassiti. Il trattamento pediculicida cutaneo è in genere accessorio. Le eventuali infezioni trasmesse vanno riconosciute e trattate.
Per la pediculosi del pube si usano gli stessi pediculicidi topici applicati su tutte le aree pilifere interessate, ripetendo il trattamento a distanza di circa una settimana, insieme al trattamento simultaneo dei partner sessuali e al lavaggio di biancheria e lenzuola. Per le ciglia non si usano i comuni pediculicidi per il rischio di irritazione oculare: si preferisce l’applicazione di vaselina oftalmica, che soffoca i parassiti, e la rimozione meccanica.
Come cade la pediculosi al concorso
Le domande sono di solito di tre tipi. Nel primo si descrive un senza fissa dimora con prurito generalizzato, escoriazioni e febbre, e si chiede quale agente infettivo possa essere trasmesso dal pidocchio del corpo: le risposte attese sono Rickettsia prowazekii, Bartonella quintana o Borrelia recurrentis. Nel secondo si descrive un giovane adulto con prurito pubico e macchie bluastre sull’addome, e si chiede la condotta corretta, che include lo screening delle altre infezioni sessualmente trasmesse e il trattamento del partner. Nel terzo si chiede la terapia della forma del capo in un bambino e la necessità di ripetere il trattamento.
Gli errori tipici sono diversi. Il primo è attribuire la trasmissione del tifo esantematico al pidocchio del capo invece che a quello del corpo. Il secondo è confondere la pediculosi con la scabbia, che è causata da un acaro, Sarcoptes scabiei, e si localizza tipicamente negli spazi interdigitali, ai polsi e ai genitali, con cunicoli. Il terzo è pensare che la pediculosi del capo indichi scarsa igiene. Il quarto è considerare le lendini lontane dal cuoio capelluto prova certa di infestazione attiva. Il quinto è ignorare il significato medico-legale della ftiriasi delle ciglia nel bambino.
Per allenarsi su queste distinzioni, che spesso compaiono in domande di infettivologia oltre che di dermatologia, sulla Piattaforma Accademia sono disponibili simulazioni commentate con spiegazioni dettagliate delle risposte.
In sintesi
La pediculosi è l’infestazione da pidocchi, insetti ematofagi obbligati dell’uomo, e si presenta in tre forme. Quella del capo colpisce soprattutto i bambini, si trasmette per contatto diretto testa a testa, non dipende dall’igiene e causa prurito retroauricolare e nucale. Quella del corpo è legata a povertà e sovraffollamento, vive negli abiti ed è vettore di tifo esantematico epidemico, febbre delle trincee e febbre ricorrente. Quella del pube è un’infezione sessualmente trasmessa, può interessare le ciglia, dà maculae caeruleae e impone la ricerca di altre infezioni e il trattamento dei partner. La diagnosi si basa sul riscontro di pidocchi vivi o lendini vicine alla radice; la terapia usa pediculicidi topici come permetrina e dimeticone, da ripetere dopo circa una settimana, e per il corpo soprattutto il lavaggio degli indumenti.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
