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Concorso SSM

Calazio: differenza con l’orzaiolo e terapia (SSM)

29 Settembre 2026 · Mario Lomele

Calazio: differenza con l’orzaiolo e terapia (SSM)

Il calazio è un’infiammazione granulomatosa cronica, non infettiva, di una ghiandola di Meibomio, dovuta all’ostruzione del suo dotto escretore e al ristagno della secrezione lipidica nello spessore della palpebra. È una delle lesioni palpebrali più comuni e, al Concorso SSM, compare quasi sempre in un solo modo: confrontato con l’orzaiolo. Saper distinguere i due quadri per sede, meccanismo, dolore, decorso e terapia è quindi il vero obiettivo di studio, insieme al riconoscimento dei rari casi in cui un finto calazio nasconde un tumore.

Che cos’è il calazio

Le ghiandole di Meibomio sono ghiandole sebacee modificate disposte verticalmente all’interno del tarso, la lamina fibrosa che dà consistenza alla palpebra. Ne esistono diverse decine per ciascuna palpebra, più numerose in quella superiore, e il loro secreto lipidico forma lo strato più esterno del film lacrimale. Quando lo sbocco di una ghiandola si chiude, il materiale lipidico si accumula, fuoriesce nei tessuti circostanti e scatena una reazione infiammatoria da corpo estraneo di tipo granulomatoso, con cellule epitelioidi, cellule giganti e linfociti.

Ne deriva un nodulo duro, rotondeggiante, indolente, apprezzabile nello spessore della palpebra. Il calazio non è quindi un’infezione, anche se può sovrainfettarsi o seguire un orzaiolo interno non risolto; è una lipogranulomatosi, e questa definizione istologica è spesso l’oggetto delle domande di teoria.

Eziopatogenesi e fattori predisponenti

Il meccanismo di base è l’ostruzione del dotto meibomiano. Qualsiasi condizione che renda la secrezione più densa o che infiammi il margine palpebrale aumenta il rischio: la disfunzione delle ghiandole di Meibomio e la blefarite posteriore sono i fattori più importanti, seguiti dalla dermatite seborroica e dalla rosacea, che altera la composizione dei lipidi meibomiani e spiega molti calazi ricorrenti nell’adulto. Sono stati associati anche l’acne, lo stress, lo sfregamento delle palpebre, l’uso di cosmetici occlusivi e una scarsa igiene del margine.

Nei bambini i calazi sono frequenti e talvolta multipli; negli adulti tendono a recidivare nei soggetti con blefarite cronica. Una recidiva nella stessa sede, invece, non va attribuita semplicemente alla predisposizione: è un campanello d’allarme che impone di escludere una neoplasia.

Clinica: come si presenta

Il paziente nota una tumefazione della palpebra, più spesso superiore, che compare in modo graduale nel corso di giorni o settimane. Nella fase iniziale può esserci un lieve arrossamento e un modesto fastidio, ma il quadro tipico è quello di un nodulo duro, indolore o poco dolente, mobile rispetto alla cute sovrastante e fisso sul tarso, situato a qualche millimetro dal margine palpebrale. Rovesciando la palpebra, si osserva spesso sulla congiuntiva tarsale un’area rossastra o grigiastra corrispondente alla lesione.

La maggior parte dei calazi è piccola e dà solo un problema estetico. Quelli più voluminosi della palpebra superiore possono però comprimere la cornea e indurre un astigmatismo, con calo visivo; nei bambini questo è rilevante perché un difetto refrattivo persistente può favorire l’ambliopia. Un calazio molto grande può anche causare una ptosi palpebrale di tipo meccanico, per il peso della massa sulla palpebra. Talvolta la lesione drena spontaneamente verso la congiuntiva, lasciando un granuloma piogenico peduncolato.

Differenza tra calazio e orzaiolo

L’orzaiolo è un’infezione acuta suppurativa, quasi sempre da stafilococco, delle ghiandole palpebrali. Se colpisce le ghiandole di Zeis o di Moll, associate ai follicoli delle ciglia, si parla di orzaiolo esterno, che si presenta come una pustola sul margine palpebrale alla base di un ciglio. Se colpisce una ghiandola di Meibomio si parla di orzaiolo interno, che punta verso la congiuntiva. In entrambi i casi l’esordio è acuto, in poche ore o giorni, con palpebra calda, arrossata, gonfia e soprattutto dolente, e una raccolta purulenta che tende a svuotarsi spontaneamente.

Il calazio, al contrario, è cronico, non infettivo, granulomatoso e tipicamente indolore, e si localizza nello spessore del tarso, lontano dal margine. Una regola semplice per i quiz: dolore acuto e pus indicano orzaiolo; nodulo duro indolente che dura settimane indica calazio. La terapia riflette questa differenza: l’orzaiolo si risolve spesso con impacchi caldi e, se necessario, antibiotico topico, mentre per il calazio l’antibiotico non ha alcun ruolo se non c’è una sovrainfezione.

Caratteristica Calazio Orzaiolo
Natura Infiammazione granulomatosa cronica, sterile Infezione acuta suppurativa, di solito stafilococcica
Ghiandola Meibomio Zeis o Moll (esterno), Meibomio (interno)
Esordio Graduale, settimane Acuto, ore o giorni
Dolore Assente o lieve Marcato
Sede Nello spessore del tarso Margine palpebrale (esterno) o versante congiuntivale
Terapia Impacchi caldi, poi steroide intralesionale o incisione e curettage Impacchi caldi, eventuale antibiotico topico, drenaggio se ascesso

Diagnosi e diagnosi differenziale

La diagnosi del calazio è clinica, basata su anamnesi e ispezione, integrata dall’esame alla lampada a fessura per valutare il margine palpebrale, la congiuntiva tarsale e la cornea. Non servono esami strumentali nella forma tipica. La diagnosi differenziale comprende l’orzaiolo, la cellulite preseptale (tumefazione diffusa e arrossata della palpebra, spesso con febbre), le cisti palpebrali e soprattutto i tumori.

Il punto critico riguarda il carcinoma sebaceo, un tumore maligno che origina proprio dalle ghiandole di Meibomio o da quelle di Zeis e che può simulare un calazio recidivante o una blefarite unilaterale cronica. Vanno considerati sospetti: recidiva nella stessa sede, paziente anziano, perdita localizzata delle ciglia, alterazione del margine palpebrale, lesione di consistenza insolita o di colore giallastro, crescita progressiva. In questi casi l’escissione deve essere accompagnata dall’esame istologico. Nella stessa ottica, anche il carcinoma basocellulare, il più frequente tumore maligno palpebrale, può talvolta essere scambiato per una lesione benigna.

Terapia del calazio

Molti calazi si riassorbono spontaneamente nel giro di settimane o pochi mesi. Il trattamento iniziale è conservativo: impacchi caldi più volte al giorno, seguiti da un delicato massaggio della palpebra nella direzione del margine, per fluidificare la secrezione e favorire il drenaggio. A questo si associa l’igiene del margine palpebrale e il trattamento della blefarite o della rosacea di fondo, che è indispensabile per ridurre le recidive; nei pazienti con calazi ricorrenti e rosacea si utilizzano cicli di tetracicline orali a basse dosi, sostituite da macrolidi nei bambini.

Se il nodulo persiste dopo alcune settimane, o se dà disturbi visivi o estetici importanti, si passa ai trattamenti procedurali. L’iniezione intralesionale di un corticosteroide come il triamcinolone può ridurre il granuloma; è rapida ma comporta il rischio di depigmentazione cutanea nelle carnagioni scure e di residui visibili del farmaco. L’alternativa, e spesso la soluzione definitiva, è l’incisione e curettage: in anestesia locale si applica una pinza da calazio, si incide la lesione dal versante congiuntivale con un taglio verticale, perpendicolare al margine, per non danneggiare le ghiandole vicine, e si asporta il contenuto. Nei bambini può essere necessaria una sedazione.

Gli antibiotici sistemici non sono indicati nel calazio non complicato. Lo diventano in caso di sovrainfezione o di cellulite preseptale associata, un’evenienza più tipica dell’orzaiolo.

Come cade il calazio al concorso

Nelle domande del Concorso SSM il calazio viene proposto soprattutto in tre forme. La prima è il caso clinico di un nodulo palpebrale duro e indolore presente da settimane, in cui bisogna scegliere la diagnosi di calazio escludendo l’orzaiolo. La seconda è la domanda di teoria sull’istologia (lipogranuloma) o sulla ghiandola coinvolta (Meibomio). La terza è il calazio recidivante dell’anziano, dove la risposta corretta è l’esame istologico per escludere un carcinoma sebaceo.

Gli errori tipici: considerare il calazio un’infezione e scegliere l’antibiotico sistemico come terapia; confondere le ghiandole di Zeis e Moll con quelle di Meibomio; dimenticare che l’orzaiolo interno coinvolge anch’esso le ghiandole di Meibomio, ma con un quadro acuto e doloroso; trascurare l’associazione con blefarite e rosacea; incidere sul versante cutaneo con taglio orizzontale anziché su quello congiuntivale con taglio verticale.

Per consolidare queste distinzioni sui casi clinici conviene lavorare con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, e leggere le domande delle prove degli anni precedenti per capire quanto spesso il confronto fra calazio e orzaiolo viene riproposto. Per un quadro dell’intera disciplina è utile la scheda sulla specializzazione in oftalmologia.

In sintesi

Il calazio è un lipogranuloma cronico e sterile di una ghiandola di Meibomio, causato dall’ostruzione del dotto e favorito da blefarite posteriore e rosacea. Si presenta come un nodulo duro, indolore, nello spessore del tarso, e può dare astigmatismo o ptosi meccanica se voluminoso. Si distingue dall’orzaiolo, che è un’infezione acuta, dolorosa e suppurativa delle ghiandole di Zeis, Moll o Meibomio. La terapia parte da impacchi caldi, massaggio e igiene palpebrale; nei casi persistenti si usano il triamcinolone intralesionale o l’incisione e curettage dal versante congiuntivale. Un calazio recidivante nella stessa sede, soprattutto nell’anziano, va sottoposto a esame istologico per escludere un carcinoma sebaceo.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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