Acidi e basi forti: quali sono e come si calcola il pH
13 Agosto 2026 · Mario Lomele
Gli acidi e basi forti sono quelli che in acqua si dissociano praticamente del tutto. Sono pochi e conviene impararli a memoria: sapere quali sono trasforma molti quesiti di calcolo del pH in operazioni immediate.
Quali sono gli acidi e basi forti da ricordare
Gli acidi forti più comuni sono sei: acido cloridrico, acido bromidrico, acido iodidrico, acido nitrico, acido perclorico e acido solforico. Su quest’ultimo serve una precisazione che i quiz sfruttano spesso: è forte solo nella prima dissociazione, mentre la seconda è quella di un acido debole.
Le basi forti sono gli idrossidi dei metalli alcalini, quindi idrossido di litio, di sodio, di potassio, di rubidio e di cesio, ai quali si aggiungono gli idrossidi dei metalli alcalino terrosi più pesanti: calcio, stronzio e bario. L’idrossido di magnesio non rientra fra le basi forti, ed è una delle eccezioni più chieste.
Tutto quello che non compare in questi elenchi va trattato come debole. È un criterio pratico che nelle prove a tempo vale più di qualsiasi ragionamento: l’acido fluoridrico, per esempio, sembra dover stare con gli altri acidi alogenidrici, e invece è debole.
Perché la dissociazione è completa
In un acido forte il legame fra l’idrogeno e il resto della molecola è abbastanza debole, e lo ione che resta dopo la cessione del protone è abbastanza stabile, da rendere la reazione di fatto irreversibile in acqua. Per questo si scrive con una freccia singola e non con la doppia freccia dell’equilibrio.
Una conseguenza importante è che in acqua non si possono distinguere le forze relative degli acidi forti: sono tutti completamente dissociati, quindi appaiono ugualmente forti. Il fenomeno si chiama effetto livellante del solvente e per confrontarli davvero serve un solvente meno basico dell’acqua.
Dal punto di vista pratico, la dissociazione completa significa che la concentrazione degli ioni idronio coincide con la concentrazione iniziale dell’acido, se è monoprotico. Da qui nasce la semplicità del calcolo.
Come si calcola il pH
Per un acido forte monoprotico basta applicare pH = -log C, dove C è la concentrazione molare. Una soluzione 0,01 molare di acido cloridrico ha quindi pH 2. Per una base forte si calcola prima il pOH con la stessa logica e poi si ricava il pH sottraendo da 14.
Attenzione alle basi che liberano due ioni idrossido per unità formula, come l’idrossido di calcio: la concentrazione degli OH– è il doppio di quella della base, e dimenticarlo sposta il risultato di 0,3 unità di pH. È un dettaglio che nei quiz separa la risposta giusta da quella subito accanto.
Un ultimo caso limite: per soluzioni estremamente diluite, sotto circa 10-7 molare, la formula smette di valere perché diventa rilevante il contributo dell’autoionizzazione dell’acqua. Una soluzione diluitissima di acido non diventa mai basica, per quanto la si diluisca.
Dove si incontrano gli acidi e basi forti
L’acido cloridrico è il principale componente del succo gastrico, dove mantiene un pH intorno a 1,5: è l’esempio che le prove usano più spesso per collegare la chimica alla fisiologia, chiedendo magari quale enzima lavori a quel pH. La risposta è la pepsina, che a pH neutro si inattiva.
L’acido solforico è il composto chimico più prodotto al mondo e compare nelle batterie al piombo delle automobili; l’acido nitrico serve nella produzione di fertilizzanti ed esplosivi. L’idrossido di sodio, la comune soda caustica, si usa per sgorgare gli scarichi proprio per la sua capacità di demolire grassi e proteine.
Questa aggressività spiega perché acidi e basi forti concentrati siano pericolosi al contatto. Vale la pena ricordare una regola pratica di laboratorio: nella diluizione si versa sempre l’acido nell’acqua e mai il contrario, perché la reazione è fortemente esotermica e l’acqua aggiunta su un acido concentrato può bollire e schizzare.
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