Simulazione Con Grafica Ministeriale.

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1 di 140 
"Si presenta dal proprio medico curante un uomo di mezz’età di mestiere benzinaio, a causa di un problema dermatologico. Lamenta una eruzione cutanea in entrambe le regioni ascellari. Riferisce che tale eruzione è comparsa da qualche settimana, ma nel corso dei giorni è cresciuta ed è diventata più scura, più spessa e più grande ed occasionalmente gli provoca un prurito moderato. Non presenta patologie cutanee e croniche in generale. I parametri vitali sono buoni ed all’esame obiettivo cutaneo si apprezzano delle macchie spesse ed iper-pigmentate in corrispondenza di entrambe le ascelle (immagine sottostante). Quale di questi esami di laboratorio è il più appropriato per questo caso?"

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A) Test di stimolazione dell’ACTH.

B) Glicemia a digiuno.

C) Lipidi ematici.

D) Biopsia e TC per valutare il potenziale tumorale della lesione

E) Elettroliti sierici

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    In base ai reperti clinico-anamnestici e all’immagine del caso clinico, l’esame più appropriato per il paziente, affetto verosimilmente da Acanthosis nigricans, una condizione clinica caratterizzata da placche cutanee vellutate e iper-pigmentate, a livello del collo e delle ascelle, e meno frequentemente in altri siti o su superfici mucose, è la misurazione della glicemia a digiuno. Tale patologia è il quadro clinico più suggestivo di insulino-resistenza (IR); deriva verosimilmente dall’eccessiva stimolazione di vie mitogenetiche indotta dagli alti livelli di insulina circolante con la mediazione del recettore IGF-1. È presente in quasi tutte le forme di IR sotto forma di ispessimenti brunastri vellutati che si estendono per diversi centimetri sulla cute delle ascelle, della zona nucale e dell’inguine; nei casi più gravi interessa anche le sedi perioculare, orale, perianale e le superficie planari. Istologicamente è caratterizzata da ipercheratosi, iper-pigmentazione e papillomatosi. Sebbene sia strettamente correlata all’iper-insulinemia, non si riscontra nell’IR da anticorpi anti-recettore insulinico. Al di fuori dell’IR, può essere presente in sindromi congenite e nelle forme paraneoplastiche. All’opposto, la biopsia e la TC per valutare il suo potenziale maligno, non trovano un razionale (risposta D errata). Al contrario, il test di stimolazione dell’ACTH è una procedura utilizzata per valutare la produzione di cortisolo da parte dell'organismo e per contribuire a diagnosticare l'insufficienza surrenalica primaria. Il test di stimolo con ACTH più comune è il test rapido (risposta A errata). Infine, la valutazione degli elettroliti sierici e dei lipidi ematici non rappresentano indagini di prima linea per la diagnosi di diabete mellito (risposte B ed E errate).

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"Chiara, una ragazza di 20 anni, si reca dal proprio medico curante, il Dott. Simi, per una visita. Anamnesi patologica prossima: quadro di eruzione cutanea, febbre e malessere generalizzato insorto da circa un paio di giorni. L'eruzione sembra essere estesa, ma non le provoca dolore o prurito.  Anamnesi personale fisiologica: recente viaggio. Chiara è tornata da circa un paio di settimane da una vacanza trascorsa presso un campeggio dove è stata morsa da una zecca mentre camminava nei boschi. La ragazza è incinta alla 11esima settimana. Non ha farmaco-allergie note. Anamnesi farmacologica: non assume farmaci in cronico.  Esame obiettivo: temperatura corporea di 38,2 C, pressione arteriosa di 115/75 mm Hg, frequenza cardiaca di 85 bpm/min ed una frequenza respiratoria di 17 atti/min. L'eruzione è mostrata nell'immagine al di sotto. Il resto dell’esame obiettivo è negativo.  Quale delle seguenti opzioni rappresenta il modo appropriato di procedere per la gestione di questa paziente?"

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A) Doxiciclina

B) Azitromicina

C) Ceftriaxone

D) Amoxicillina

E) Osservazione

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    La risposta corretta è la D.
    La malattia di Lyme, o borreliosi di Lyme è una zoonosi causata da Borrelia burgdorferi, una spirocheta che viene trasmessa all’uomo a seguito della puntura da parte di una zecca.
    Dopo l’inoculazione, e un periodo di incubazione che va dai 3 ai 30 giorni, il microrganismo determina lo sviluppo di un eritema migrante e si diffonde, successivamente, per via ematogena o linfatica ai linfonodi satelliti.
    In particolare, si possono distinguere 3 fasi nello sviluppo della malattia: inizialmente compare una lesione cutanea nel sito di inoculazione della zecca, solitamente una macula o una papula, che tende ad espandersi progressivamente fino ad acquistare un aspetto “a bersaglio” caratterizzato da un centro eritematoso circondato da un bordo più chiaro, lesione che viene identificata come eritema cronico migrante.
    A seguito della disseminazione ematogena, l’eritema cronico migrante può associarsi ad altre lesioni cutanee, cefalea, artralgia, astenia, dolori muscolo-scheletrici e modesta rigidità nucale.
    Generalmente i segni e i sintomi della malattia di Lyme tendono ad essere intermittenti e si possono ridurre fino a scomparire del tutto nell’arco di qualche settimana; se i pazienti non vengono trattati, però, è possibile che compaiano diversi disturbi neurologici (più frequentemente una meningite accompagnata da paralisi del nervo faciale e poliradiculopatia periferica) e cardiaci, soprattutto blocchi nella condizione atrio- ventricolare.
    Nello stadio tardivo della malattia, infine, che si osserva nei pazienti non sottoposti a trattamento e dopo mesi dalla puntura della zecca, si sviluppa un quadro di artrite severa.
    La diagnosi si basa principalmente sulla ricerca della spirocheta nelle lesioni cutanee, nel sangue e nel liquido cefalorachidiano o mediante lo studio con un saggio immunoenzimatico e Western blot.
    La terapia si avvale dell’uso di antibiotici tra cui, di prima scelta, l’amoxicillina, somministrata per 3-4 settimane per via orale; si tratta di un farmaco appartenente alla classe dei β-lattamici, che può essere utilizzato anche nei bambini con età< 8 aa e nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento.
     
    La risposta A non è corretta.
    Nelle fasi iniziali della malattia, oltre all’amoxicillina, vi è indicazione anche per l’uso della doxiciclina, un farmaco appartenente alla classe delle tetracicline che ha un ampio spettro d’azione agendo su Gram+, Gram-, Clamidie, Micoplasmi, Rickettsie ed è batteriostatico; esercita i suoi effetti inibendo la sintesi proteica legandosi alle subunità 30S del ribosoma batterico e tra gli effetti collaterali presenta soprattutto problemi digestivi, possibilità di tossicità epatica e di reazioni di fotosensibilità. Si tratta, infine, di un farmaco a cui prestare attenzione in quanto non può essere utilizzato in gravidanza, in allattamento e nei bambini di età <8aa poiché induce alterazioni delle strutture ossee e dentali.  
    La risposta B non è corretta.
    L’azitromicina è un farmaco appartenente alla classe dei macrolidi che esercita la sua funzione legandosi alla subunità 50S del ribosoma batterico. Nella malattia di Lyme trova indicazione come seconda scelta, nel caso di allergie ad amoxiciclina e doxiciclina.
    La risposta C non è corretta.
    Il ceftriaxone, insieme alla penicillina, si usa nel caso di malattia di Lyme con interessamento neurologico o cardiaco e deve essere somministrato per via parenterale.
    La risposta E non è corretta.
    I pazienti non trattati con terapia antibiotica possono andare incontro a manifestazioni neurologiche, patologie cardiache e artrite.

3 di 140 
"Uomo di 50 anni, capostazione presso la linea ferroviaria locale, si reca dal dermatologo di fiducia, per la valutazione di un neo. Il neo si presenta disepitelizzato ed il paziente afferma di non far mai uso della protezione solare quando si espone al sole.  Ha sempre avuto numerose lentiggini e nei. Quale delle seguenti caratteristiche sotto riportate è maggiormente predittivo per un cattivo out in questo caso?"

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A) Margini irregolari.

B) Forma asimmetrica.

C) Diametro > 6 mm.

D) Spessore di Breslow

E) Variazione di colore.

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    La risposta corretta è la D.
    La correlazione tra spessore di Breslow del melanoma primitivo e la prognosi è stata ampiamente riconosciuta: infatti, tale spessore è considerato il fattore prognostico più importante. In particolare, lo spessore secondo Breslow viene misurato dallo strato granuloso o, se la lesione è ulcerata, dalla base dell’ulcerazione, fino al punto di massima infiltrazione. In aggiunta, sono stati elaborati 5 criteri, riassumibili nell’acronimo ABCDE per individuare il melanoma:
    - asimmetria;
    - bordi irregolari;
    - colore, presenza di molteplici sfumature di colore, rosso, blu, nero, grigio, o bianco nella stessa lesione;
    - diametro ≥ 6 mm;
    - evoluzione, cambiamenti repentini nelle dimensioni, forma o colore di una vecchia lesione o comparsa di una nuova lesione.
    Tali criteri non consentono di valutare la prognosi del melanoma, ma servono per la sua individuazione (risposte A, B, C ed E errate).
    Fonte: Linee Guida AIOM

4 di 140 
"E' stato messo a punto un nuovo test per individuare la presenza di carcinoma polmonare, anche se i livelli dell'enzima corrispondenti allo stato di malattia sono ancora in corso di determinazione.  E' stato selezionato un numero casuale di fumatori (con e senza carcinoma polmonare) e devono essere determinati i livelli enzimatici corrispondenti.  A quale valore limite (ovvero di livello enzimatico) sarà massimo il numero di falsi negativi?"

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A) A

B) E

C) C

D) D

E) B

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    Un test ideale è un test in grado di discriminare perfettamente due popolazioni (sani e malati) non sovrapponibili (mutualmente esclusive).
    Un test ideale non esiste: quello che avviene, solitamente è che le due popolazioni si sovrappongono in parte, e di conseguenza il test identificherà:
    - come positivi alcuni soggetti non malati (Falsi Positivi),
    - come negativi alcuni soggetti malati (Falsi Negativi).
    Se noi aumentassimo il valore soglia (sarebbe come spostare la linea verso destra del cut-off), si avrebbe:
    - un aumento del numero dei falsi negativi,
    - una diminuzione del numero dei falsi positivi.
    Quando si alza il livello di cut-off di un test diagnostico (ad esempio, dal punto A fino al punto B o come nel nostro caso da qualsiasi dei punti elencati fino al punto E), anche il falso negativo aumenta di conseguenza.
    ​​​​​​​Il numero massimo di falsi negativi si ha a livello di E.

5 di 140 
"La signora Bellini, una donna di 38 anni, si reca presso l’ambulatorio del suo medico di base, la Dott.ssa Mazio, per problemi di deglutizione. Anamnesi patologica prossima: lamenta disfagia progressiva insorta da circa 3 mesi. Afferma anche di aver avuto bruciore di stomaco ed una sensazione di cibo “bloccato” nella parte inferiore dell’esofago, in assenza di nausea o vomito. Tra gli altri sintomi riferisce di aver notato un certo pallore delle mani quando esposte al freddo (vedi immagine). Anamnesi farmacologica: assume nifedipina e nitroglicerina topica. Esame obiettivo: La Dott.ssa Mazio visita la paziente riscontrando la presenza a livello del gomito sinistro di un nodulo duro di circa 1 cm, per il quale viene consigliato l’esecuzione di un esame bioptico. Esami di laboratorio-strumentali: L’esame istologico mostra la presenza di depositi di calcio nel derma. Per quale di questi anticorpi e' piu' probabile che la paziente sia positiva?"

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A) Anti-Ro (SS-A).

B) Anti-centromero.

C) Anti-istone.

D) Anti-CCP.

E) Anti-dsDNA.

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    La risposta corretta è la B
    La sclerodermia è una patologia autoimmune caratterizzata da fibrosi cutanea e viscerale, disfunzione endoteliale soprattutto a carico di arteriole e capillari e presenza di autoanticorpi. Si manifesta prevalentemente tra la quarta e la quinta decade e soprattutto in soggetti di sesso femminile.
    Si possono distinguere due principali forme di sclerodermia:
    Sclerodermia sistemica: in forma limitata o diffusa;
    Sclerodermia localizzata: in cui si distinguono Morphea o a colpo di Sciabola.
    Mentre nella sclerodermia localizzata si osserva il solo coinvolgimento cutaneo, nel caso della sclerodermia sistemica possono essere coinvolti anche i visceri.
    I pazienti con sclerodermia sistemica limitata in genere hanno la sclerosi cutanea limitata alle mani e, in misura minore, a viso e collo insieme a manifestazioni vascolari prominenti che possono essere classificate nella sindrome CREST (calcinosi cutanea, fenomeno di Raynaud, esofagopatia, sclerodattilia e telangiectasia). Una manifestazione costante di entrambe le forme, tuttavia, è il fenomeno di Raynaud caratterizzato da una prima fase di vasocostrizione con estremità pallide, ipoestesia e dolore (nei casi gravi), una successiva fase di cianosi, per intrappolamento del sangue desaturato in periferia a causa della vasocostrizione, e una fase finale di riperfusione nella quale le estremità assumono un colorito rossastro.
    In genere, la sclerosi sistemica può essere diagnosticata in pazienti con ispessimento cutaneo delle dita di entrambe le mani che si estendono prossimalmente alle articolazioni metacarpo-falangea e con ulteriori segni che supportano la diagnosi tra cui:
    Ulcerazioni ischemiche del polpastrello (cicatrici da puntinatura digitale), calcinosi cutanea, iperpigmentazione e telangiectasia mucocutanea;
    Bruciore di stomaco;
    Disfagia di nuova insorgenza;
    Disfunzione erettile negli uomini;
    Insorgenza acuta di ipertensione e insufficienza renale;
    Dispnea da sforzo associata a cambiamenti restrittivi nei test di funzionalità polmonare o evidenza di alterazioni polmonari interstiziali su radiografia o tomografia computerizzata ad alta risoluzione;
    Anticorpi anti-citopolisomerasi I positivi (anti-Scl-70), anticentromero o anti-RNA polimerasi III.
     
    La risposta A non è corretta.
    Gli anticorpi anti SSA sono autoanticorpi presenti soprattutto nel caso di pazienti con sindrome di Sjogren, nei pazienti con Lupus Eritematoso Sistemico e in alcuni casi di pazienti con Polimiosite ed Artrite reumatoide.
    Le risposte C ed E non sono corrette.
    Gli anticorpi anti-ds DNA sono autoanticorpi diretti contro la doppia elica del DNA, associati a numerose malattie autoimmuni, principalmente al lupus eritematoso sistemico insieme agli anticorpi anti-istone.
    La risposta D non è corretta.
    Gli anticorpi anti-peptide citrullinato sono autoanticorpi che caratterizzano l’artrite reumatoide e consentono di distinguerla di altri tipi di artrite.

6 di 140 
"Dario, un ragazzo di circa 35 anni, HIV+, si reca dal suo medico curante, il Dott. Crisci, per sottoporsi ad una visita. Anamnesi patologica prossima: lesioni cutanee, febbre e malessere da circa una settimana. Anamnesi patologica remota: HIV positivo da quattro anni. Anamnesi farmacologica: in trattamento con la terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART) e trimetoprim-sulfametossazolo. Esame obiettivo: temperatura corporea di 39,4 ° C, frequenza cardiaca di 82 bpm/min, frequenza respiratoria di 17 atti/min e la pressione arteriosa e' 125/80 mm Hg. Il Dott. Crisci visita Dario e dall'esame obiettivo si riscontrano numerosi noduli esofitici rotondeggianti di 1-2 cm, rossastri, vascolari, duri, friabili, come mostrato nella figura di seguito. Quale delle seguenti rappresenta la diagnosi piu' probabile in questo paziente?"

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A) Mollusco contagioso

B) Sarcoma di Kaposi

C) Herpes simplex

D) Infezione pneumocistica extrapolmonare

E) Angiomatosi bacillare

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    La risposta corretta e' la 'Angiomatosi bacillare'.

7 di 140 
"Un uomo di 70 anni, il signor Domanicola, di mestiere spazzino, esegue una visita dermatologica presso l’Ospedale “Careggi” di Firenze in data 14 Luglio 2015.  Anamnesi patologica prossima: riferisce la comparsa negli ultimi 6 mesi di una lesione dolente sul labbro inferiore (vedi immagine), che aumenta progressivamente di dimensione. Qual e' la diagnosi più verosimile?"

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A) Carcinoma squamocellulare.

B) Herpes Zoster.

C) Carcinoma basocellulare.

D) Herpes Simplex.

E) Melanoma

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8 di 140 
"Carla, mamma di Giacomo di 7 anni, porta il piccolo per una visita presso la clinica pediatrica dell’Ospedale S. “Orsola-Malpighi” di in data 3/07/2016 per un problema dermatologico. Anamnesi patologica prossima: il piccolo paziente presenta un rash cutaneo a livello orale e peri-orale. Esame obiettivo: il Dott. Brera, pediatra di turno, visita il piccolo Giacomo rilevando un agglomerato di vescicole eritematose localizzate a livello della bocca. I parametri vitali sono tutti nei limiti della norma: il bambino appare sano, se non fosse per il rash e per una lieve irritabilita'. Esami di laboratorio-strumentali: Viene effettuato un prelievo di tessuto dalla base di una vescicola andata incontro a rottura, successivamente sottoposto ad esame di Tzanck. Il bambino viene sottoposto ad una terapia medica con il farmaco solitamente piu' usato per il trattamento di tale condizione. Quale dei seguenti e' un effetto avverso severo associato a tale farmaco?"

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A) Edema polmonare.

B) Insufficienza epatica fulminante.

C) Tossicita' renale.

D) Osteopenia

E) Agranulocitosi

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    La risposta corretta e' la 'Tossicita' renale.'.

9 di 140 
"Un mese dopo una vacanza in campeggio, un adolescente di nome Enrico, studente liceale, inizia a presentare dei disturbi gastrointestinali e pertanto si reca presso l’ambulatorio del proprio medico curante, il Dott. Fresi, per sottoporsi ad una visita medica. Anamnesi patologica prossima: evacua feci molli e di cattivo odore; riferisce anoressia e flatulenza. Nessuno dei suoi amici che hanno fatto tale vacanza con lui manifestano alcun sintomo. Anamnesi patologica remota: negativa per patologie rilevanti, non soffre di alcuna malattia cronica. Anamnesi farmacologica: non assume farmaci cronicamente. Esame obiettivo: La sua temperatura corporea e' 37.2ºC e l'esame obiettivo addominale mostra un diffuso dolore addominale associato ad un addome teso; il restante esame obiettivo è nella norma. Esami di laboratorio-strumentali: Il Dott. Fresi decide di fare analizzare le sue feci (un’immagine microscopica delle sue feci è allegata) e gli prescrive un esame occulto delle feci il cui risultato è negativo. Quale fra le seguenti affermazione è quella corretta per la condizione presentata dal paziente?"

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A) un infezione asintomatica è rara

B) L’ ebollizione dell'acqua durante la vacanza in campeggio non avrebbe comunque ucciso il microrganismo infettivo responsabile.

C) Il trofozoite e' la forma infettiva di questo microrganismo.

D) L'infezione e' limitata al colon.

E) Un ciclo di terapia di 5 - 7 giorni con metronidazolo ha un tasso di guarigione variabile fra l’80 ed il 95%.

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    La risposta corretta e' la 'Un ciclo di terapia di 5 - 7 giorni con metronidazolo ha un tasso di guarigione variabile fra l’80 ed il 95%.'.

10 di 140 
"La signora Adelina, di mestiere casalinga e giardiniere, si reca dal proprio medico curante, il Dott. Righi, per una visita medica a causa di una lesione alla gamba sinistra. Anamnesi patologica prossima: valutazione di un'ulcera alla gamba sinistra, che si e' andata espandendo negli ultimi 2 mesi. Anamnesi patologica remota: positiva per Morbo di Crohn ben controllata negli ultimi 2 anni dalla terapia con l'azatioprina. Anamnesi fisiologica: Lavora come giardiniere. La paziente non fuma nè fa uso di droghe. Anamnesi farmacologica: assume azatioprina. Esame obiettivo: La saturazione mostra una concentrazione di ossigeno del 98% in aria ambiente. L'ulcera della gamba è mostrata nell’ immagine sottostante. Il resto dell'esame obiettivo è negativo. Quale delle seguenti rappresenta la diagnosi piu' probabile?"

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A) Sporotricosi

B) Eritema nodoso

C) Eritema gangrenoso

D) Idradenite suppurativa.

E) Pioderma gangrenoso

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    La risposta corretta e' la 'Pioderma gangrenoso'.

11 di 140 
"Mara una donna di 32 anni, ha dato alla luce Giorgia, nata tramite parto vaginale alla 36esima settimana di gestazione con presentazione cefalica di vertice. La madre riferisce di aver avuto una gravidanza non complicata. Anamnesi patologica prossima: Quattro settimane dopo la nascita, la neonata viene portata in clinica neonatologica per la presenza di un essudato crostoso in entrambi gli occhi. Esame obiettivo: La Dott.ssa Zannico, medico di guardia della clinica neonatologica, riscontra una prominenza delle fontanelle anteriori e posteriori ed un cranio slargato. La Dottoressa decide di sottoporre la piccola paziente ad una TC encefalica. Esami di laboratorio-strumentali: L’immagine TC mostra diverse opacita' intracraniche. La bambina muore poco dopo, alla sesta settimana di vita. L’istologico del esame autoptico, condotto sul miocardio, e' mostrato nell’immagine. Quale trattamento avrebbe salvato la bambina, se messo in atto subito dopo il parto?"

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A) Solo trattamento di supporto.

B) Acyclovir

C) Ceftriaxone

D) Pirimetamina

E) Penicillina G parenterale

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    La risposta corretta e' la 'Pirimetamina'.

12 di 140 
"Il signor Distefano, un Assistente sociale di 65 anni, si reca dal suo medico curante, la Dott.ssa Maglia, in data 19 Dicembre 2017, per farle valutare una recente infezione cutanea. Anamnesi patologica prossima: infezione cutanea localizzata che gli provoca prurito ed e' leggermente maleodorante. Non ha altri sintomi. Anamnesi patologica remota: negativa per patologie rilevanti. Il paziente è sano e non ha mai avuto episodi simili. Anamnesi familiare e fisiologica: irrilevanti. Durante il colloquio, asserisce che ogni giorno svolge attivita' sportiva andando in palestra. Esame obiettivo: La Dott.ssa Maglia visita il paziente rilevando subito questa lesione cutanea che appare circoscritta. Esami di laboratorio-strumentali: Il test con idrossido di potassio a cui sono sottoposte le cellule raschiate dalla lesione conferma la diagnosi. Qual è la diagnosi piu' verosimile?"

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A) Tinea Pedis.

B) Dermatite da contatto.

C) Scabbia.

D) Sindrome di Stevens-Johnson.

E) Malattia mani-piedi-bocca.

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    La risposta corretta e' la 'Tinea Pedis.'.

13 di 140 
"Paola, una bambina di 8 anni, che frequenta la scuola elementare, si presenta accompagnata dalla madre presso l’ambulatorio del proprio pediatra di fiducia, il Dott. Celi, perché sua madre ha notato nella piccola “diversi cambiamenti fisici”. Anamnesi patologica prossima: alterazioni cromatiche cutanee e morfo-strutturali osservate dalla madre della piccola paziente. La bambina nega cefalea, vomito o disturbi della vista. Anamnesi patologica remota: positiva per due fratture ossee all’eta' di 6 e 7 anni. Anamnesi familiare: negativa; ha un fratello di 15 anni in buona salute. Esame obiettivo: Il Dott. Celi visita Paola e riscontra subito come la piccola presenti una facies “a luna piena”, una macchia caffe-latte dai contorni irregolari a livello della parte posteriore del collo e una molto vicina al gluteo destro. Vi e' un livido a livello del braccio destro ed un innalzamento delle mammelle con presenza di bottone mammario ed allargamento delle areole mammarie. Presenta , inoltre, peli pubici ispidi a livello delle labbra e della sinfisi pubica. L’esame della vista è normale. Qual è la diagnosi piu' probabile?"

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A) Sindrome di Cushing.

B) Sindrome di Sturge-Weber.

C) Tumore del surrene.

D) Sindrome di McCune-Albright.

E) Sindrome di Peutz-Jeghers.

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    La risposta corretta e' la 'Sindrome di McCune-Albright.'.

14 di 140 
"Il signor Baroni, un uomo di 65 anni, viene portato dal figlio presso il P.S. del policlinico Umberto I di Roma, per la presenza di una massa dolente a livello del quadrante inferiore destro, comparsa improvvisamente, e viene affidato alle cure del medico di guardia di turno, il Dott. Capelli. Anamnesi patologica remota: l'uomo in passato è stato sottoposto ad un intervento di sostituzione valvolare a causa di una cardiopatia reumatica. Anamnesi farmacologica: prende con regolarità il warfarin, e recentemente, a causa di un'infezione toracica, ha effettuato un ciclo di terapia antibiotica con eritromicina, essendo allergico alla pennicillina. Esame obiettivo: alla palpazione, il Dott. Capelli, rileva la presenza di una massa dolente a destra della linea mediana,che sembra diventare più prominente quando il paziente solleva la testa dal letto. Esami strumentali-laboratoristici: Emoglobina 8.9 g/dL (12-16),  INR 7.2k1.4) e viene effettuata una TC addome. Quale è la diagnosi?"

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A) Carcinoma del Colon

B) Linfoma

C) Ascesso peri-diverticolare

D) Ernia di Spigelio

E) Ematoma del muscolo retto

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    La risposta corretta è la E.
    L’ematoma del muscolo retto è una raccolta ematica causata dal sanguinamento di un vaso, per lo più arterioso, che decorre al suo interno. Generalmente la causa è riconducibile ad eventi traumatici, sia di natura accidentale che di natura iatrogena ma il principale fattore di rischio è l’assunzione cronica di farmaci antiaggreganti o anticoagulanti. L’ematoma si presenta, se provocato dalla lesione dell’a. epigastrica superiore, come una tumefazione unilaterale, fusiforme e autolimitantesi, mentre se causato dalla lesione dell’a. epigastrica inferiore, non essendo presente al di sotto della linea arcuata la guaina tendinea posteriormente, si può estendere in maniera subdola all’interno della cavità pelvica, portando a progressiva anemizzazione il paziente. Il dolore addominale, la tumefazione, l’anemizzazione con i segni e i sintomi ad essa correlati, i fattori di rischio (l’assunzione di farmaci antiaggreganti e/o anticoagulanti) ci permettono di porre il sospetto diagnostico. La diagnosi può essere fatta mediante ecografia, anche se l’esame di riferimento rimane la TC addome con mezzo di contrasto. Il trattamento dipende dall’entità dell’ematoma e dalla condizione clinica del paziente: la correzione della coagulopatia, il ripristino della stabilità emodinamica e la chiusura del vaso sanguinante mediante le tecniche endovascolari, sono le procedure di riferimento.
    La risposta A non è corretta.
    Il carcinoma del colon può presentarsi come una massa palpabile a livello addominale, accompagnata spesso da forti dolori, alterazioni dell’alvo, disturbi uro-genitali, ittero, ascite e altri segni sistemici correlabili alla neoplasia come astenia, anemizzazione da sanguinamento della lesione e calo ponderale. La sua comparsa non è improvvisa ma è segno di malattia in stadio avanzato.
    La risposta B non è corretta.
    Il linfoma può potenzialmente interessare qualsiasi organo del nostro corpo. A livello addominale può presentarsi come una massa palpabile, a lenta crescita, accompagnata da sintomi e segni della malattia neoplastica. L’anemizzazione del paziente di solito non è presente.
    La risposta C non è corretta.
    L’ascesso peridiverticolare è una raccolta purulenta che può formarsi in seguito ad un processo infiammatorio a carico di un diverticolo intestinale. Può coinvolgere i tessuti limitrofi e provocare peritonite. Il paziente presenta febbre elevata; il trattamento deve essere immediato.
    La risposta D non è corretta.
    L’ernia di Spigelio si localizza nella regione tra l’ombelico e la spina iliaca anteriore superiore. E’ legata a difetti della parete addominale, per cause iatrogene o costituzionali. L’ernia è costituita per lo più da adipe intraperitoneale, omento o anse intestinali. I sintomi sono dovuti soprattutto alle complicanze dalla sua incarcerazione, come il dolore addominale, l’alterazione dell’alvo, il vomito.La risposta corretta è la E.
    L’ematoma del muscolo retto è una raccolta ematica causata dal sanguinamento di un vaso, per lo più arterioso, che decorre al suo interno. Generalmente la causa è riconducibile ad eventi traumatici, sia di natura accidentale che di natura iatrogena ma il principale fattore di rischio è l’assunzione cronica di farmaci antiaggreganti o anticoagulanti. L’ematoma si presenta, se provocato dalla lesione dell’a. epigastrica superiore, come una tumefazione unilaterale, fusiforme e autolimitantesi, mentre se causato dalla lesione dell’a. epigastrica inferiore, non essendo presente al di sotto della linea arcuata la guaina tendinea posteriormente, si può estendere in maniera subdola all’interno della cavità pelvica, portando a progressiva anemizzazione il paziente. Il dolore addominale, la tumefazione, l’anemizzazione con i segni e i sintomi ad essa correlati, i fattori di rischio (l’assunzione di farmaci antiaggreganti e/o anticoagulanti) ci permettono di porre il sospetto diagnostico. La diagnosi può essere fatta mediante ecografia, anche se l’esame di riferimento rimane la TC addome con mezzo di contrasto. Il trattamento dipende dall’entità dell’ematoma e dalla condizione clinica del paziente: la correzione della coagulopatia, il ripristino della stabilità emodinamica e la chiusura del vaso sanguinante mediante le tecniche endovascolari, sono le procedure di riferimento.
    La risposta A non è corretta.
    Il carcinoma del colon può presentarsi come una massa palpabile a livello addominale, accompagnata spesso da forti dolori, alterazioni dell’alvo, disturbi uro-genitali, ittero, ascite e altri segni sistemici correlabili alla neoplasia come astenia, anemizzazione da sanguinamento della lesione e calo ponderale. La sua comparsa non è improvvisa ma è segno di malattia in stadio avanzato.
    La risposta B non è corretta.
    Il linfoma può potenzialmente interessare qualsiasi organo del nostro corpo. A livello addominale può presentarsi come una massa palpabile, a lenta crescita, accompagnata da sintomi e segni della malattia neoplastica. L’anemizzazione del paziente di solito non è presente.
    La risposta C non è corretta.
    L’ascesso peridiverticolare è una raccolta purulenta che può formarsi in seguito ad un processo infiammatorio a carico di un diverticolo intestinale. Può coinvolgere i tessuti limitrofi e provocare peritonite. Il paziente presenta febbre elevata; il trattamento deve essere immediato.
    La risposta D non è corretta.
    L’ernia di Spigelio si localizza nella regione tra l’ombelico e la spina iliaca anteriore superiore. E’ legata a difetti della parete addominale, per cause iatrogene o costituzionali. L’ernia è costituita per lo più da adipe intraperitoneale, omento o anse intestinali. I sintomi sono dovuti soprattutto alle complicanze dalla sua incarcerazione, come il dolore addominale, l’alterazione dell’alvo, il vomito.

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"Quale tra queste condizioni e' controindicazione assoluta al trattamento radiometabolico del dolore da metastasi ossee?"

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A) Nausea e vomito

B) Insufficienza renale lieve

C) Lieve anemia sideropenica

D) Gravidanza

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta D è la corretta.
    Le metastasi ossee sono lesioni di tipo neoplastico, terze solo in quanto a frequenza a polmone e fegato. Nel 25% dei casi sono asintomatiche ma nella maggior parte dei pazienti la loro prima manifestazione è il dolore, acuto o cronico. Le strategie terapeutiche impiegate per il controllo del dolore sono molteplici, tuttavia in circa il 50% dei pazienti non si raggiunge un livello adeguato. La terapia radiometabolica, quindi la somministrazione di radiofarmaci come 89Stronzio Cloruro (Metastron), 186Renio HEDP (Re-Bone) e 153Samario EDTMP (Quadramet), rappresenta  una buona opzione per la palliazione del dolore da metastasi scheletriche. L’effetto antalgico viene ottenuto nel 75-85% dei pazienti, con completo controllo nel 30-50% di questi. I radiofarmaci agiscono tramite l’emissione di radiazioni ionizzanti; creano quindi delle alterazioni cellulari nei tessuti con i quali vengono a contatto. Lo stato di gravidanza è una controindicazione assoluta alla terapia radiometabolica a causa dei potenziali effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti sul feto, variabili in base all’età gestazionale. Tra le più importanti abbiamo l’aborto, le malformazioni, il ritardo di crescita, le neoplasie e il ritardo mentale.
    La risposta A non è corretta.
    La nausea e il vomito possono essere degli effetti collaterali indesiderati conseguenti alla terapia radiometabolica. La loro presenza prima del trattamento non costituisce una controindicazione assoluta.
    La risposta B non è corretta
    I farmaci impiegati per la terapia radiometabolica del dolore da metastasi ossee sono nefrotossici per cui l’insufficienza renale grave, quindi con un eGFR inferiore a 30 ml/min, rappresenta una controindicazione al trattamento. L’insufficienza renale lieve non rappresenta una controindicazione assoluta.
    La risposta C non è corretta.
    L’anemia sideropenica è una condizione dovuta al deficit di ferro; la correzione della causa che l’ha provocata e la somministrazione di ferro rappresentano la strategia terapeutica mirata alla sua risoluzione. L’anemia sideropenica non costituisce una controindicazione assoluta alla terapia radiometabolica.
    La risposta E non è corretta.
    La nausea e il vomito e l’insufficienza renale lieve non costituiscono controindicazioni assolute alla terapia radiometabolica del dolore da metastasi ossee.

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"I radiofarmaci impiegati per l'esecuzione della scintigrafia ossea sono:"

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A) analoghi del potassio

B) analoghi dei difosfonati

C) analoghi del ferro

D) analoghi del magnesio

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    La scintigrafia è la metodica diagnostica più adatta per il riscontro di lesioni ossee secondarie a neoplasie primitive di altri organi.  I radiofarmaci più utilizzati per l’esecuzione di una scintigrafia ossea sono analoghi ai difosfonati, per la loro capacità di legarsi ai cristalli di idrossiapatite idratata presenti nelle lesioni ossee metabolicamente attive o nei centri di crescita. Questi farmaci analoghi ai difosfonati vengono marcati con il 99mTc. Questa tecnica di medicina nucleare riflette l’intensità del processo metabolico in relazione all’attività delle cellule neoplastiche. A causa di questa maggiore attività osteoblastica, come nel caso delle metastasi ossee da K prostata, le lesioni interessanti lo scheletro saranno ipercaptanti e quindi avranno una maggiore concentrazione di radiofarmaco.
    La risposta A non è corretta.
    Il Tl-201 (Tallio-201) è un radiofarmaco, analogo del potassio, che viene utilizzato nella scintigrafia della tiroide e delle paratiroidi e nella scintigrafia miocardica. Nei pazienti sottoposti ad esame con questo isotopo è importante valutare la funzionalità renale perché in caso di insufficienza può verificarsi una condizione di iperpotassiemia.
    Le risposte C, D ed E non sono corrette.
    Gli analoghi del Ferro e del Magnesio non vengono impiegati nella scintigrafia ossea.

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"Scenario XD1A: Una donna di 37 anni affetta da carcinoma mammario con intenso dolore in sede lombosacrale si sottopone a scintigrafia ossea che evidenzia una lesione metastatica in tale sede. Il trattamento radiometabolico palliativo del dolore da metastasi ossee da carcinoma mammario si basa sull'utilizzo di:"

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A) radionuclidi analoghi del calcio o legati a fosfonati

B) peptidi marcati con Yttrio 90

C) analoghi della somatostatina marcati con radioisotopi beta emittenti

D) anticorpi monoclonali marcati con Iodio 131

E) La Risposta B e la Risposta C sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.
    Le metastasi sono le lesioni ossee di tipo neoplastico più frequenti; questa sede è terza, in quanto a frequenza, solo a polmone e fegato. Nel 25% dei casi le metastasi ossee sono asintomatiche ma nella maggior parte dei pazienti la loro prima manifestazione è il dolore, acuto o cronico. Le strategie terapeutiche impiegate per il controllo del dolore neoplastico sono molteplici, tuttavia in circa il 50% dei pazienti non si raggiunge un controllo adeguato. La terapia radiometabolica, quindi la somministrazione di radiofarmaci come 89-Stronzio Cloruro (Metastron), 186-Renio HEDP (Re-Bone) e 153-Samario EDTMP (Quadramet), rappresenta  una buona opzione per la palliazione del dolore da metastasi scheletriche. Si tratta di radionuclidi analoghi del calcio e dei difosfonati che hanno la capacità agire a livello del tessuto osseo patologico. L’effetto antalgico viene ottenuto nel 75-85% dei pazienti, con completo controllo nel 30-50% di questi.
    La risposta B non è corretta.
    I peptidi marcati con Ittrio-90 vengono impiegati nella terapia radiorecettoriale dei tumori neuroendocrini del tratto gastroenteropancreatico. L’Ittrio-90 viene inoltre impiegato nella radioimmunoterapia di alcuni tipi di linfomi, nella radiosinoviortesi e nella marcatura di microsfere impiegate per la radioembolizzazione intra arteriosa di neoplasie primitive e metastasi epatiche.
    La risposta C non è corretta.
    I farmaci analoghi della somatostatina marcati con radioisotopi beta emittenti sono i radiofarmaci maggiormente impiegati attualmente per la terapia radiometabolica dei tumori neuroendocrini.
    La risposta D non è corretta.
    Gli anticorpi monoclonali marcati con lo Iodio-131 trovano largo impiego nel trattamento dell’ipertiroidismo dovuto a condizioni quali il morbo di Basedow, il gozzo tossico multinodulare, l’adenoma tossico e il carcinoma differenziato della tiroide. In quest’ultimo caso, questo trattamento può essere indicato per l’ablazione del tessuto tiroideo residuo post chirurgico, per la terapia delle recidive locoregionali e delle metastasi a distanza.
    La risposta E non è corretta.
    I peptidi marcati con Ittrio-90 e i radiofarmaci analoghi della somatostatina non vengono impiegati nel trattamento sintomatico delle metastasi ossee da carcinoma mammario.

18 di 140 
"Scenario SQ2J: Un paziente con recente riscontro bioptico di neoplasia polmonare deve sottoporsi a esame PET-TC. Considerato l'ambito oncologico, si decide di eseguire la PET-TC con 18-fluorodesossiglucosio perche':"

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A) e' indicativo del metabolismo cellulare del glucosio

B) ha un tempo di decadimento breve (< 60')

C) e' incorporato dalle cellule nella sintesi delle membrane cellulari

D) ha un tempo di decadimento lungo (> 220')

E) La Risposta C e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    Il fluorodesossiglucosio, un analogo del glucosio marcato con Fluoro-18, è un radiofarmaco, cioè una molecola che contiene al suo interno un atomo radioattivo. E’ impiegato nell’imaging con PET. Il razionale del suo utilizzo sta nel fatto che le cellule neoplastiche in rapida crescita utilizzano il glucosio come substrato energetico. La loro richiesta è funzione del loro metabolismo. Le cellule neoplastiche infatti hanno, di norma, una attività metabolica più spiccata di quella del tessuto sano, motivo per cui avranno un maggiore fabbisogno energetico e quindi una maggiore necessità di glucosio. Il suo accumulo all’interno delle cellule tumorali permetterà di evidenziare tali lesioni. La PET con 18-FDG, in ambito oncologico, viene impiegata principalmente per la caratterizzazione di lesioni di dubbia natura identificate con altre tecniche di imaging, nella stadiazione, nella valutazione dell’efficacia terapeutica e nel follow up dei pazienti.
    La risposta B non è corretta.
    Il tempo di decadimento (noto anche come tempo di dimezzamento, cioè il tempo necessario affinché il 50% degli atomi iniziali siano decaduti) del 18-fluorodesossiglucosio è di 110 minuti.
    La risposta C non è corretta.
    Il 18-fluorodesossiglucosio, essendo un analogo del glucosio, viene utilizzato come substrato energetico da parte delle cellule neoplastiche e non come elemento costituente la membrana cellulare. Segue infatti le vie metaboliche dei glucidi ma, una volta iniziata la glicolisi, non viene riconosciuto dal secondo enzima appartenente a questa via e questo provoca il suo accumulo all’interno delle cellule.
    La risposta D non è corretta.
    Il tempo di decadimento (noto anche come tempo di dimezzamento, cioè il tempo necessario affinché il 50% degli atomi iniziali siano decaduti) del 18-fluorodesossiglucosio è di 110 minuti.
    La risposta E non è corretta.
    Le risposte B e C non sono corrette poiché il 18-FDG ha un tempo di dimezzamento di circa 110 minuti e non viene impiegato come costituente cellulare ma come substrato energetico.

19 di 140 
"Scenario SQ2J: Un paziente con recente riscontro bioptico di neoplasia polmonare deve sottoporsi a esame PET-TC. ​​​​​​​ L'esame PET-TC con 18-fluorodessossiglucosio ha un ruolo importante in oncologia perche':"

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A) permette una migliore valutazione dell'efficacia delle terapie effettuate

B) riconosce con elevata sensibilita' tutti i tipi di neoplasie

C) permette di differenziare con elevata accuratezza tra flogosi e neoplasia

D) e' fondamentale nella diagnosi delle neoplasie cerebrali

E) La Risposta D e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    Il fluorodesossiglucosio, un analogo del glucosio marcato con Fluoro18, è un radiofarmaco, cioè una molecola che contiene al suo interno un atomo radioattivo; viene impiegato nell’imaging con PET. Il razionale del suo utilizzo sta nel fatto che le cellule neoplastiche in rapida crescita utilizzano il glucosio come substrato energetico. La loro richiesta è funzione del loro metabolismo. Le cellule neoplastiche infatti hanno, di norma, una attività metabolica più spiccata di quella del tessuto sano, motivo per cui avranno un maggiore fabbisogno energetico. Il 18-FDG segue le vie metaboliche dei glucidi ma, una volta iniziata la glicolisi, non viene riconosciuto dal secondo enzima appartenente a questa via e questo provoca il suo accumulo all’interno delle cellule tumorali. Di conseguenza, una volta iniziata la terapia oncologica, la riduzione o al contrario il maggiore accumulo del tracciante in uno o più distretti corporei permetterà di valutare l’efficacia delle terapie oppure la progressione della malattia.
    La risposta B non è corretta.
    Non tutte le neoplasie mostrano elevata sensibilità al 18-FDG. La captazione di questo radiofarmaco è dovuto al consumo cellulare di glucosio che sarà maggiore nei tumori a più rapida crescita e quindi più aggressivi, e anche al numero di cellule vitali. I limiti a questa tecnica sono quindi la ridotta attività metabolica di alcune neoplasie come carcinomi mucosi, carcinomi bronco-alveolari, linfomi poco aggressivi, tumori neuroendocrini, e i tumori di piccole dimensioni (<10 mm) per lo scarso numero di cellule neoplastiche presenti.
    La risposta C non è corretta.
    Uno dei limiti della PET con 18-FDG è la captazione del radiofarmaco da parte di lesioni infiammatorie (soprattutto di tipo granulomatoso), a causa della loro aumentata attività metabolica.
    La risposta D non è corretta.
    La PET con 18-FDG viene impiegata nella stima del grading delle neoplasie cerebrali e anche in fase di ristadiazione dopo la loro asportazione chirurgica. Tuttavia, nelle neoplasie interessanti questo distretto, questa tecnica ha dei limiti dovuti al fatto che i neuroni, fisiologicamente, captano avidamente il FDG quindi alcuni tumori a basso grado potrebbero non essere individuati. D’altra parte, lesioni “benigne” come il meningioma, captano il tracciante con avidità.
    La risposta E non è corretta.
    La PET non presenta elevata sensibilità per tutte le neoplasie; nella valutazione della patologia neoplastica cerebrale ha dei limiti dovuti al fatto che i neuroni hanno uno spiccato metabolismo glucidico in condizioni di normalità.

20 di 140 
"Scenario DI3I: Una paziente di 40 anni è stata sottoposta a intervento chirurgico di tiroidectomia con riscontro diagnostico di carcinoma differenziato della tiroide, ed è ora in attesa di intraprendere una terapia radiometabolica con Iodio 131. Per quali delle sue caratteristiche lo Iodio 131 e' utilizzato per la terapia radiometabolica del carcinoma differenziato della tiroide?"

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A) Emissione di raggi X ad alta energia

B) Emissione di raggi X a bassa energia

C) Emissione di particelle alfa e beta

D) Emissione di particelle beta

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la D.
    Lo iodio è un elemento essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei. Questi infatti, prima di essere messi in circolo, vengono accumulati nei follicoli. Questa ghiandola possiede una concentrazione di Iodio dalle 30 alle 100 volte superiore rispetto alla concentrazione plasmatica e l’avidità di questo tessuto per tale molecola è funzione della sua attività, quindi è aumentata nei processi iperplastici e neoplastici e, in quest’ultimo caso, è proporzionale al grado di differenziazione delle cellule. Nel carcinoma differenziato della tiroide, la cellula neoplastica conserva la sua capacità di assumere e concentrare lo Iodio. L’unico isotopo dello iodio che viene impiegato nella terapia radiometabolica di alcune patologie tiroidee è lo iodio131. Viene sfruttata la sua emissione di particelle beta, una forma di radiazione ionizzante dovuta ad un flusso di elettroni ad alta energia, le quali hanno un raggio d’azione limitato alla materia circostante e dissipano la propria energia vicino al punto di accumulo del radiofarmaco. La terapia radiometabolica viene impiegata nel post operatorio per distruggere le cellule neoplastiche tiroidee residue così da ridurre il rischio di recidiva.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corrette.
    Lo iodio131 emette particelle beta, una forma di radiazione ionizzante dovuta ad un flusso di elettroni ad alta energia.

21 di 140 
"Scenario 3: Una paziente di 40 anni è stata sottoposta a intervento chirurgico di tiroidectomia con riscontro diagnostico di carcinoma differenziato della tiroide, ed è ora in attesa di intraprendere una terapia radiometabolica con Iodio 131. Quale tra queste NON rientra tra le indicazioni al trattamento radiometabolico con Iodio 131?"

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A) Trattamento delle metastasi linfonodali loco-regionali

B) Trattamento delle metastasi a distanza iodio-captanti

C) Carcinoma papillare della tiroide di dimensioni inferiori a 10 mm

D) Ablazione del residuo tiroideo post-chirurgico

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    Il carcinoma papillare della tiroide rappresenta il 50-90% (85%) dei tumori maligni differenziati della tiroide. Generalmente si presenta come un piccolo nodulo non capsulato o parzialmente capsulato, di diametro superiore ai 15 mm, con struttura papillare predominante ma nel cui contesto si possono riscontrare follicoli neoplastici o un diffuso interessamento linfatico con spiccata componente fibrotica. Avremo quindi il carcinoma papillare con variante follicolare o con variante sclerosante. Il trattamento dipende dalla diagnosi istologica, dalle dimensioni della neoplasia, dalla presenza o meno di metastasi a distanza e interessamento linfonodale e da caratteristiche del paziente quali l’età ed eventuali comorbidità. Le lesioni di diametro inferiore ai 10 mm, (denominati “microcarcinomi” se il diametro è inferiore ad 1 cm) che non presentano segni di interessamento vascolare, possono essere trattate con lobectomia ed esplorazione del lobo tiroideo controlaterale.
    Le risposte A, B, D ed E sono errate.
    Nel carcinoma differenziato della tiroide, la cellula neoplastica conserva la sua capacità di assumere e concentrare lo Iodio quindi il farmaco impiegato nella terapia radiometabolica dei processi neoplastici tiroidei è lo Iodio131. La terapia  con radio-Iodio viene impiegata nel post operatorio per l’ablazione del tessuto tiroideo residuo post chirurgico, per la terapia delle recidive locoregionali e delle metastasi a distanza così da ridurre il rischio di recidiva.

22 di 140 
"Lo spessore approssimativo della membrana plasmatica delle cellule umane e' compreso tra:"

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A) 5 e 10 nanometri

B) 1 e 2 millimetri

C) 50 e 55 micrometri

D) 100 e 150 micrometri

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    La membrana plasmatica (o plasmalemma o citomembrana) rappresenta uno dei costituenti fondamentali della cellula; la separa dal mondo circostante ma allo stesso tempo permette la comunicazione fra interno ed esterno. La membrana plasmatica è un sottile rivestimento, con spessore di 5-10 nm (50-100 Å), costituita fondamentalmente da un doppio strato fosfolipidico. I fosfolipidi sono una classe eterogenea di molecole, composte da una testa polare (idrofila), in cui è contenuto il gruppo fosfato, e da due code apolari (idrofobiche) a componente lipidica. Per queste caratteristiche sono dette molecole “anfipatiche” e, quando collocate in ambiente acquoso, tendono a disporsi formando, appunto, un doppio strato, con le teste polari rivolte verso l’esterno (a contatto con l’acqua) e le code apolari rivolte verso l’interno. Tra le molecole di fosfolipidi che modellano la membrana, sono collocati altri componenti quali colesterolo e proteine.  Le proteine di membrana che, oltre ad avere un ruolo strutturale, svolgono varie funzioni come trasporto, recettività e funzione enzimatica.
    Le risposte B, C, D ed E non sono corrette.
    Lo spessore del bilayer lipidico della membrana plasmatica è compreso tra i 5 e i 10 nanometri.


23 di 140 
"Nell'infezione da HIV, pur in assenza di sintomatologia specifica, al di sotto di quale conta dei CD4 e' comunque corretto parlare di AIDS conclamata?"

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A) 200/ul

B) 50/ul

C) 800/ul

D) 500/ul

E) Nessuana delle Risposte precedenti

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    La risposta corretta è la A.
    L’infezione da parte di due ceppi virali, HIV-1 e HIV-2, danno origine ad una infezione cronica a carico del sistema immunitario dell’organismo ospite. Il principale bersaglio di tali microrganismi è rappresentato dalle cellule presentanti sulla loro superficie, in particolar modo i linfociti T-helper, una particolare proteina denominata CD4 che viene riconosciuta dalla gp-120 collocata sulla superficie esterna del virus. Una volta legato il CD-4, il virus può penetrare al suo interno e avviare il ciclo di replicazione. I virus neoformati abbandonano poi la cellula ospite, provocando la perforazione della membrana e quindi anche la sua morte. L’infezione da HIV va incontro a periodi di remissione e riattivazione. Nella terza fase dell’infezione la compromissione del sistema immunitario provoca l’esordio della malattia conclamata, denominata AIDS. Questa fase viene definita da uno o più fra i seguenti criteri: l’insorgenza di gravi infezioni provocate da patogeni opportunisti, alcune neoplasie favorite dal deficit dell’immunità cellulo-mediata,  disturbi neurologici, oppure un numero di linfociti T CD4+ (helper) inferiore a 200/ul. Il paziente presenta inoltre perdita di peso, diarrea cronica, febbre, sudorazione notturna, astenia, artralgie.
    Le risposte B, C, D ed E non sono corrette.
    Il valore di CD4 al di sotto del quale è corretto parlare di AIDS conclamata, anche in assenza di sintomatologia, è 200/ul.

24 di 140 
"Quali virus non provocano un danno neurologico causato da una localizzazione diretta?"

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A) Enterovirus

B) Citomegalovirus

C) Influenzavirus

D) Arenavirus

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    Il virus dell’influenza è un virus appartenente alla famiglia degli Orthomyxoviridae. Il suo involucro superficiale è caratterizzato da due tipi di glicoproteine: l’emoagglutinina, che permette l’ingresso del virus all’interno della cellula ospite, e la neuraminidasi che consente ai virus replicatisi di infettare nuove cellule. I virus influenzali vengono distinti in tre tipi (tipo A, B e C) in base alle caratteristiche antigeniche di superficie. Si tratta di virus con tropismo per le cellule dell’albero respiratorio. Il contagio avviene attraverso il naso e la bocca la diffusione avviene rapidamente. L’influenza si manifesta con sintomi sistemici come febbre elevata, malessere generale, brividi, dolori muscolari e ossei, iporessia, confusione mentale (soprattutto nei soggetti anziani) e sintomi respiratori come mal di gola, tosse secca e raffreddore. Le complicanze possono insorgere soprattutto in bambini, anziani ed individui defedati o con patologie croniche. E’ una malattia stagionale con andamento epidemico; questo è dovuto alla capacità del virus di mutare ed eludere la risposta immunitaria dell’ospite formatasi con precedenti infezioni. La diagnosi è generalmente clinica; quella di certezza può essere fatta mediante isolamento del virus. La terapia è sintomatica di supporto; è consigliata l’assunzione dell’antipiretico solo in caso di temperatura corporea elevata.
    La risposta A non è corretta.
    Gli Enterovirus possono creare danno neurologico per localizzazione diretta. I Poliovirus, in particolare, possono causare la poliomelite paralitica, una paralisi flaccida di alcuni gruppi muscolari per danno diretto delle cellule nervose che controllano la funzione motoria e autonomica.
    La risposta B non è corretta.
    L’infezione da Citomegalovirus può causare danni diretti al sistema nervoso centrale se contratta da individui gravemente immunocompromessi oppure al feto quando contratta durante la gravidanza. In quest’ultimo, le infezioni prenatali possono causare difetti nello sviluppo delle circonvoluzioni cerebrali, atrofia, microcefalia, idrocefalo, sindromi convulsive.
    La risposta D non è corretta.
    Gli arenavirus possono essere responsabili della coriomeningite linfocitaria. L’infezione può decorrere asintomatica o paucisintomatica, con sintomi simil influenzali sino alla febbre alta, meningite, encefalite, paralisi bulbare progressiva, paralisi ascendente, mielite trasversa, morbo di Parkinson acuto.

25 di 140 
"Quale tra questi microrganismi NON e' responsabile di uretriti?"

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A) Neisseria gonorrhoeae

B) Chlamydia trachomatis

C) Ureaplasma urealyticum

D) Treponema Pallidum

E) La Risposta C e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    Il Treponema Pallidum è l’agente eziologico della sifilide. E’ una spirocheta che, attraversando la cute e le mucose, raggiunge i linfonodi periferici e da qui si diffonde a tutti i distretti del corpo umano. La sifilide appartiene alla categoria delle malattie sessualmente trasmissibili; il contagio per via sessuale è quello più frequente, ma la trasmissione può avvenire anche attraverso la cute o per via transplacentare. E’ caratterizzata da tre fasi cliniche: la primaria, con comparsa del sifiloma solitamente a livello dei genitali esterni, della regione anale oppure a livello delle labbra o del cavo orale; la secondaria, in cui la spirocheta diffonde per via ematica causando per lo più lesioni mucocutanee come dermatiti o e condilomi, ma talvolta con manifestazioni a carico di altri organi come linfoadenopatia generalizzata associata o meno ad epatosplenomegalia, uveite, periostite, glomerulite, epatite, meningite, paralisi dei nervi cranici etc; dopo un periodo di latenza si presenta la sifilide terziaria nella sua forma gommosa benigna, nella forma benigna delle ossa oppure nella forma cardiovascolare, neurologica.  La diagnosi, oltre alla clinica, viene fatta con i test sierologici reaginici (RPR, VDRL) e con i test sierologici treponemici e la microscopia in campo oscuro.  La terapia prevede l’impiego della Benzatina penicillina G per la maggior parte delle infezioni, la Penicillina acquosa per la sifilide oculare e per la neurosifilide.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corrette.
    La Neisseria Gonorrhoeae, la Chlamidia Trachomatis e l’Ureaplasma Urealyticum sono microrganismi responsabili di malattie sessualmente trasmesse. Possono causare infezioni dell’apparato genito urinario sia nell’uomo che nella donna. Tra le manifestazioni negli uomini abbiamo uretriti con secrezioni bianco-giallastre, gonfiore e dolore testicolare ed epididimiti. Nella donna abbiamo uretriti, cerviciti, vaginiti e non infrequentemente l’evoluzione a PID.

26 di 140 
"Quale malattia umana e' causata dalla Toxocara canis?"

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A) Larva migrans viscerale

B) Filariosi oculare

C) Malattia idatidea

D) Fascicoliasi epatica

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.
    La toxocariasi, detta anche larva migrans viscerale, è una zoonosi provocata da Toxocara canis, un parassita appartenente alla classe dei nematodi, all’ordine degli ascaridi, che invade il lume intestinale dell’uomo. Le uova deposte nel terreno dalla femmina di questo parassita, una volta ingerite, attraversano lo stomaco e raggiungono l’intestino dove si schiudono e rilasciano le larve che, penetrando attraverso la parete intestinale, entrano nel circolo ematico e raggiungono vari organi. Il primo organo raggiunto è di solito il polmone ma le larve migrano anche a fegato, cute, occhio, cervello, dando origine ad una sintomatologia diversa a seconda del distretto interessato, a causa della reazione granulomatosa che si sviluppa localmente, e altri segni come febbre, tosse, epatomegalia, splenomegalia, eruzioni cutanee. L’uomo può essere infettato mediante l’ingestione accidentale di uova presenti in acqua o alimenti contaminati da feci di cani infetti. La diagnosi viene fatta mediante test sierologici specifici. La terapia elettiva è considerata il mebendazolo; sono utili anche la dietilcarbamazina e i cortisonoci come il prednisone per limitare i sintomi.
    La risposta B non è corretta.
    La filariosi oculare è la manifestazione localizzata di una patologia sistemica, la filariosi, provocata generalmente dal Loa Loa, un verme parassita. Una volta infettato l’uomo, questo nematode si sposta attraverso i vasi linfatici e il tessuto sottocutaneo. Se raggiunge l’occhio, può causare infiammazione, lacrimazione, febbre, ma anche meningiti, encefaliti e dolori nevralgici.
    La risposta C non è corretta.
    L’idatidosi è una malattia parassitaria provocata dall’impianto tissutale della forma larvale dell’Echinococcuc granulosus, una tenia il cui ospite definitivo è il cane. La rottura della cisti idatidea è un evento di estrema gravità che può provocare shock anafilattico e disseminazione sistemica del parassita.
    La risposta D non è corretta.
    La fascicoliasi epatica è una distomatosi epatica cioè una parassitosi delle vie biliari intra ed extraepatiche provocata dalla Fasciola, un platelminta. La fase acuta invasiva si presenta con dolore addominale severo, febbre, epato-splenomegalia; può complicarsi con ascessi epatici, pancreatiti, ematomi e perforazione delle vie biliari. Nella fase cronica si hanno soprattutto segni di ostruzione meccanica dei dotti biliari.
    La risposta E non è corretta.
    La Toxocara canis è l’agente eziologico della larva migrans viscerale.

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"Quali agenti patogeni presentano la caratteristica dell'alcol-acidoresistenza?"

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A) Miceti

B) Batteri Gram negativi

C) Batteri Gram positivi

D) Micobatteri

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la D.
    La colorazione per alcol-acido resistenza, meglio conosciuta anche come Reazione di Ziehl-Neelsen, è un esame di laboratorio che permette di identificare la presenza di micobatteri, in particolare del Micobacterium tubercolosis, e di corinebatteri, in una soluzione da studiare. L’acido alcol resistenza tipica di questi microrganismi è dovuta alla presenza, nella loro parete batterica, di molecole chiamate “acidi micolici” ovvero acidi grassi ramificati a lunga catena, che per la loro idrofobicità non permettono di essere attraversati dalla colorazione di Gram (che impiega coloranti ionici e quindi idrofilici). Nella colorazione di Ziehl-Neelsen, il terreno da indagare per la presenza di micobatteri, viene sottoposto a colorazione a caldo con fucsina basica fenicata, in grado di attraversare la parete lipidica. Successivamente si esegue la decolorazione con etanolo e acido solforico al 20%. Tutti i batteri subiranno la decolorazione eccetto i micobatteri e i corinebatteri, data la loro alco-acido resistenza dovuta al fatto che gli acidi micolici proteggono il colorante già permeato all’interno. Il terzo passaggio prevede la somministrazione di un secondo colorante, il blu di metilene, che riuscirà a penetrare all’interno dei batteri decolorati e non all’interno dei micobatteri, aumentando quindi il contrasto fra i colori delle due popolazioni cellulari.
    La risposta A non è corretta.
    I miceti non presentano la caratteristica dell’alcol acido resistenza. Le principali colorazioni per poterli osservare al vetrino sono tre: la colorazione con lattofenolo cotton blu, la colorazione con idrossido di potassio e la colorazione con calcoflur white.
    Le risposte B e C non sono corrette.
    I batteri gram positivi e gram negativi non presentano la caratteristica dell’alcol acido resistenza. Possono essere osservati al microscopio dopo essere stati sottoposti alla colorazione di Gram che impiega coloranti ionici, quindi idrofilici. I Gram + appariranno viola, i Gram – appariranno rossi. La differenza è dovuta alla capacità di trattenere il colorante in base alla diversa costituzione della parete batterica.
    La risposta E non è corretta.
    Nè i miceti né i batteri Gram negativi presentano la caratteristica dell’alcol acido resistenza.

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"Quale tra questi batteri NON produce una tossina che danneggia la superficie cellulare?"

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A) Clostridium perfrigens

B) Clostridium botulinum

C) Streptococcus pyogenes

D) Staphylococcus aureus

E) La Risposta A e la Risposta C e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la B.
    Il Clostridium botulinum è un batterio Gram + anaerobico, proteolitico e sporigeno che normalmente colonizza l’intestino degli erbivori. Per questo motivo è facilmente riscontrabile nel terreno o negli alimenti. Produce una esotossina termolabile ma acidoresistente e con azione neurotossica. Le forme di botulismo più diffuse sono quello alimentare, quello del neonato e quello da ferita. Nel botulismo alimentare, l’ingestione accidentale di tale tossina da parte dell’uomo porta alla paralisi muscolare flaccida, diplopia, e debolezza muscolare a causa del legame di tale tossina ad alcune proteine (la SNAP-25, la sintaxina e la sinaptobrevina) collocate a livello della giunzione muscolare, impedendo quindi il rilascio dell’acetilcolina contenuta nelle vescicole sinaptiche. Nei casi più gravi, la paralisi dei muscoli respiratori porta alla morte del soggetto. Potendo il botulismo mimare altre patologie a carattere neurologico, la diagnosi di certezza viene fatta mediante test immunologici o isolando l’agente patogeno nel siero o nelle feci del paziente. Il cardine della terapia prevede la somministrazione dell’antitossina il più precocemente possibile dalla comparsa dei sintomi, insieme alla terapia di supporto cardiocircolatorio e ventilatorio, quando necessario. La ripresa è molto lenta.
    La risposta A non è corretta.
    Il Clostridium perfrigens è un batterio Gram positivo anaerobico responsabile principalmente di tossinfezioni alimentari ma anche di altre condizioni come la gangrena gassosa. Questo batterio produce fosfolipasi cioè enzimi in grado di danneggiare i fosfolipidi della membrana cellulare potendone causare la morte.
    La risposta C non è corretta.
    Lo Streptococcus pyogenes è uno streptococco beta-emolitico appartenente al gruppo A di Lancefield. E’ il principale agente responsabile della faringite batterica. Produce tossine emolizzanti quali la Streptolisina S e la Streptolisina O, responsabili della lisi cellulare.
    La risposta D non è corretta.
    Lo Staphilococcus aureus è un batterio Gram positivo capace di produrre citolisine ed emolisine che contribuiscono alla sua patogenicità. Quella maggiormente diffusa è l’emolisina alfa, ma vi sono anche le forme beta, gamma, delta e la leucocidina di Panton-Valentine.
    La risposta E non è corretta.
    Solo il Clostridium botulinum non produce una tossina che danneggia la superficie cellulare.

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"Scenario AE085:
Durante una guardia medico un paziente esegue un ECG.

Cosa illustra il seguente ECG?"

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A) Fibrillazione atriale

B) Bbdx

C) Bbsx

D) Nessuna alterazione

E) Ritmo coronarico

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    La risposta corretta è la D.

    Ritmo sinusale alla FC di circa 65 bpm, asse elettrico equilibrato, conduzione AV e IV nella norma, non alterazioni della fase di ripolarizzazione.

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"Quale tra questi agenti eziologici NON e' compreso nello spettro di sensibilita' dell'Imipenem-cilastatina?"

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A) Micoplasmi

B) Nocardia asteroides

C) Pseudomonas aeruginosa

D) Enterococchi

E) La Risposta D e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    L’imipenem è un antibiotico beta lattamico, appartenente alla classe dei carbapenemi, che viene spesso impiegato in associazione alla cilastanina, un inibitore della diidropeptidasi-1. I carbapenemi hanno uno spettro d’azione molto ampio e una attività battericida molto rapida dovuta alla capacità di attraversare velocemente le porine D2 della parete batterica. L’imipenem svolge una azione di tipo battericida mediante l’inibizione delle reazioni di transpeptidazione, necessarie per la sintesi della parete batterica. Non viene inibito dall’azione delle beta lattamasi batteriche ma, tuttavia, è soggetto all’azione delle diidropeptidasi responsabili dell’inattivazione dell’antibiotico a livello renale. Per ovviare a questo problema, è stato associato alla cilastatina, molecola in grado di inibire l’attività idrolitica delle diidropeptidasi, consentendo quindi all’imipenem di agire anche a livello dell’apparato genito urinario. Tale antibiotico viene utilizzato per trattare numerose infezioni sostenute da patogeni Gram +, Gram – . I micobatteri non sono sensibili a questo farmaco in quanto mancano di una parete cellulare.
    Le risposte B, C, D ed E non sono corrette.
    La Nocardia asteroides, la Pseudomonas aeruginosa e gli Enterococchi sono sensibili ad imipenem-cilastatina.



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"Quali cellule sono bersaglio esclusivo dei Papillomavirus umani?"

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A) Cellule epatiche

B) Non esiste un bersaglio esclusivo, tutte le cellule possono essere infettate

C) Le cellule epiteliali squamose dell'epidermide e delle mucose

D) Neuroni

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

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    La risposta corretta è la C.
    Il Papillomavirus Umano o HPV è un virus appartenente alla famiglia dei Papillomaviridae con tropismo specifico per le cellule umane cutanee e mucosali. Si riconoscono circa 120 tipi di HPV, divisibili in 16 gruppi diversi, che possono essere distinti in base alla specificità del tessuto colonizzabile. La maggior parte delle infezioni viene trasmessa per via sessuale, ma non è rara la trasmissione attraverso il contatto della mucosa orale o attraverso il contatto cutaneo. Le lesioni più frequenti sono di tipo benigno come verruche cutanee e condilomi genitali, ma alcuni genotipi, classificati come HPV ad alto rischio, attaccano per lo più le mucose e sono responsabili di forme neoplastiche maligne come il cancro alla cervice uterina, all’ano, al cavo orale, alla laringe e all’esofago. Non tutte le infezioni da HPV portano allo sviluppo di una lesione benigna o maligna; nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni asintomatiche destinate a regredire spontaneamente grazie all’attività del sistema immunitario.
    Le risposte A, B, D ed E non sono corrette.
    Il Papillomavurus umano ha tropismo specifico per le cellule cutanee e mucosali. Epatociti e neuroni non vengono infettati.

32 di 140 
"Scenario AE086:
Un medico di Pronto Soccorso sta valutando un paziente ed esegue un ECG. Qual è la frequenza cardiaca di questo paziente?"

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A) 100

B) 125

C) 80

D) 110

E) 150

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    La risposta corretta è la B.

    Per calcolare la frequenza cardiaca è necessario dividere 300 per il numero di quadrati grandi che separano due complessi QRS successivi. In questo caso la frequenza cardiaca è 125 (300/ 2,5).

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"Quale tra questi microrganismi NON e' responsabile delle bartoliniti?"

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A) Trichomonas vaginalis

B) Mycoplasma spp

C) Chlamydia trachomatis

D) Clostridium botulinum

E) Mycoplasma spp e chlamydia trachomatis

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    La risposta corretta è la D.
    Il Clostridium botulinum è un batterio Gram + anaerobico, proteolitico e sporigeno che normalmente colonizza l’intestino degli erbivori. Produce una esotossina termolabile ma acidoresistente e con azione neurotossica. Le forme di botulismo più diffuse sono quello alimentare, quello del neonato e quello da ferita. Nel botulismo alimentare, l’ingestione accidentale di tale tossina da parte dell’uomo porta alla paralisi muscolare flaccida, diplopia, e debolezza muscolare a causa del legame di tale tossina ad alcune proteine (la SNAP-25, la sintaxina e la sinaptobrevina) collocate a livello della giunzione muscolare, impedendo quindi il rilascio dell’acetilcolina contenuta nelle vescicole sinaptiche. Nei casi più gravi, la paralisi dei muscoli respiratori porta alla morte del soggetto. La Bartolinite è una infiammazione della o delle ghiandole del Bartolini, due ghiandole a secrezione mucosa localizzate a livello vaginale. Quando queste ghiandole si ostruiscono o vengono infettate da batteri responsabili di infezioni trasmissibili sessualmente come clamidia e gonorrea, o altri come trichomonas vaginalis, staphilococcus aureus e altri, possono dar luogo ad un processo infiammatorio con formazione di ascessi, e provocare un dolore intenso. La Bartolinite non è causata dal Clostridium botulinum.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corrette.
    Il Mycoplasma, la Chlamydia trachomatis e il Trichomonas vaginalis sono microrganismi in grado di provocare malattie sessualmente trasmissibili e anche potenzialmente in grado di infettare le ghiandole del Bartolin, causando quindi una bartolinite.




34 di 140 
"Scenario AE087:
Un medico di guardia sta valutando un paziente ed esegue un ECG.

Di che tipo di tachicardia si tratta?"

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A) Fibrillazione Atriale

B) Flutter Atriale

C) Tachicardia sinusale

D) Tachicardia da rientro atrio ventricolare

E) Tachicardia ventricolare

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    La risposta corretta è la C.

    Si tratta di una tachicardia sinusale in cui sono visibili le onde P che precedono sempre il complesso QRS e hanno morfologia regolare. Inoltre la frequenza cardiaca (120 bpm) è troppo bassa per poter considerare una tachicardia da circuito di rientro.

35 di 140 
"Quale tra questi enterobatteri di interesse medico NON e' produttore di catalasi?"

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A) Providencia

B) Shigella dysenteriae Sierotipo 1

C) Serratia

D) Proteus

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la B.
    La catalasi è un enzima in grado di reagire con il perossido di idrogeno e di scindere l’acqua ossigenata in acqua e ossigeno. In batteriologia sistematica, il test della catalasi permette di identificare i batteri. La maggior parte dei batteri Gram negativi possiede la catalasi, invece fra i Gram positivi, la ricerca della catalasi permette di distinguere fra i catalasi positivi, quali gli Stafilococchi e i micrococchi, e i catalasi negativi, quali gli enterococchi. La Shigella Dysenteriae sierotipo 1 appartiene alla famiglia delle Enterobacteriaceae e al genere Shigella. I batteri appartenenti a questo genere sono responsabili della cosiddetta “dissenteria bacillare” o shigellosi; questa può essere contratta attraverso l’ingestione di cibo e di acque contaminate, quindi per via oro-fecale, e tramite contatto diretto. Si manifesta con dolori addominali, diarrea, febbre e feci emorragiche. La Shigella è un bacillo Gram negativo, anaerobio falcoltativo e asporigeno. Della Shigella sono state identificate 4 specie e 45 sierotipi; la Shigella Dysenterieae sierotipo 1 è l’unica che non produce catalasi.
    La risposta A non è corretta.
    I microrganismi del genere Providencia (batterio Gram negativo), appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriacee, sono opportunisti patogeni dell’essere umano responsabili di infezioni alle vie urinarie per lo più in pazienti con cateteri permanenti. Sono batteri produttori di catalasi.
    La risposta C non è corretta.
    I microrganismi del genere Serratia appartengono alla famiglia delle Enterobacteriacee. Sono dei bacilli Gram negativi che colonizzano il gratto gastrointestinale dell’uomo ma che, all’occasione, possono dare gastroenteriti, infezioni sistemiche e infezioni urinarie. Sono produttori di catalasi.
    La risposta D non è corretta.
    Proteus è un bacillo Gram negativo la cui infezione è sempre associata a patologia. E’ responsabile di infezioni opportunistiche. E’ un batterio produttore di catalasi.
    La risposta E non è corretta.
    La Providencia è un microrganismo produttore di catalasi.

36 di 140 
"Scenario AE088:
Durante una guardia medico un paziente esegue un ECG.

Cosa identifica il seguente ECG?"

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A) Fibrillazione atriale

B) Flutter atriale

C) Tachicardia sinusale

D) Fibrillazione ventricolare

E) Nessuna risposta corretta

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    La risposta corretta è la A.

    Il seguente ECG mostra una classica Fibrillazione atriale a media risposta ventricolare (circa 80 bpm); si può riconoscere dall’intervallo RR irregolare e dalla mancanza di onde P.

37 di 140 
"Il signor Fipi, un uomo di 53 anni, si reca dal medico di famiglia, il Dott. Setti, lamentando la comparsa di dolore alla caviglia, dopo aver ricevuto un colpo accidentale nella parte inferiore della gamba, durante una partita di rugby. Cosa si può osservare nell'RX?"

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A) Frattura del calcagno

B) Malleolo mediale fratturato

C) Astragalo fratturato.

D) Malleolo laterale fratturato.

E) Fratturadel navicolare.

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    La risposta corretta è la D.
    Nell’immagine radiografica si osserva la frattura scomposta del malleolo laterale. Il malleolo laterale, o esterno, è quella prominenza ossea visibile sul lato esterno di entrambe le  caviglie, appartenente al perone, l’osso lungo più sottile che costituisce lo scheletro della gamba (allo stesso modo, nel lato interno della caviglia troviamo il malleolo interno o tibiale). Entrambi i malleoli si articolano con un osso del tarso, il talo, permettendo l’articolazione della caviglia. La causa più frequente di frattura del malleolo è la distorsione della caviglia, con meccanismo di tipo rotazionale, solitamente per un trauma a bassa energia,  ad esempio provocato da una caduta o da un salto. Il trattamento della frattura del malleolo laterale dipende dal tipo di frattura: se composta o minimamente scomposta, il trattamento può essere incruento, con impiego di un tutore e la successiva rieducazione funzionale precoce; se si tratta di una fratture scomposta o instabile, il trattamento di scelta è quello cruento, con riduzione anatomica e stabilizzazione chirurgica.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corrette.
    La nostra immagine radiografica mostra la frattura del malleolo laterale e non di altre ossa.

38 di 140 
"Un collega consulta il medico specialista in merito all'interpretazione del timpanogramma in figura. A quale patologia si potrebbe associare tale timpanogramma?"

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A) Nessuna risposta corretta

B) Vertigine posizionale parossistica benigna

C) Neurinoma del nervo acustico

D) Otite media con effusione

E) Ipoacusia da rumore

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    La risposta corretta è la D.
    Il timpanogramma è un grafico ottenuto dallo studio impedenzometrico del timpano, esame diagnostico audiologico obiettivo, che ne valuta la sua elasticità/rigidità e quella della catena degli ossicini (la membrana timpanica e le strutture dell'orecchio medio hanno il compito di trasmettere le vibrazioni acustiche, che provengono dal condotto uditivo esterno, sino all'orecchio interno). L'impedenza acustica è la resistenza che esercita la membrana timpanica nel lasciarsi deformare dall'onda sonora che la investe, e dipende dal timpano stesso, dai riflessi cocleo stapediali e dall'eventuale presenza di versamento, pus o edema. Nella pratica questo esame viene eseguito inserendo una piccola sonda all'interno dell'orecchio; attraverso questa, verrà emessa una pressione sonora di una certa entità, in grado di provocare il movimento del timpano o della catena ossiculare. Nei soggetti con normale capacità uditiva, il timpano è dotato di una certa elasticità e, quando viene raggiunto da un suono, può muoversi in relazione all'onda sonora (una parte di questa viene assorbita e l'altra viene riflessa); nel timpanogramma avremo quindi, in condizioni di normalità, una curva a campana. In condizioni di alterata elasticità timpanica, come nel caso di una timpanosclerosi avanzata o in presenza di versamento come nei processi infiammatori (es otite media), il timpano non sarà capace di muoversi in maniera fisiologica per la presenza del liquido oppure a causa del processo di sclerosi. Avremo quindi, al timpanogramma, una curva con un picco estremamente ridotto oppure una linea piatta, come in questo caso.
    L'otite media è un'infezione batterica o virale dell'orecchio medio che in genere accompagna un'infezione delle alte vie respiratorie. E’ una condizione estremamente comune nei bambini dai 6 ai 36 mesi di età, dato che le tube di Eustachio sono corte e possono facilmente intasarsi di secrezioni purulente. I fattori di rischio includono l' assunzione di latte in polvere (piuttosto che latte materno), l' esposizione al fumo di sigaretta, rinite allergica o infezione virale delle vie aeree superiori, anomalie cranio-facciali e secrezioni croniche dell' orecchio medio. Gli agenti patogeni principalmente responsabili sono: il pneumococco, la moraxella catarrhalis e l’Haemophilus influenzae. Soprattutto nei bambini è presente otalgia, ma di viè anche eritema e/o mobilità limitata della membrana timpanica, spesso accompagnata da sintomi sistemici, quali febbre, nausea, vomito e diarrea. La diagnosi si basa prevalentemente sull’esame otoscopico con ridotta mobilitàed edema della membrana timpanica all’insufflazione pneumatica. Il trattamento prevede la somministrazione di analgesici ed alle volte di antibiotici. Il trattamento di prima linea è un ciclo di 10 giorni di amoxicillina ad alto dosaggio e se vi è una ricaduta di malattia entro un mese dal trattamento iniziale, è necessario somministrare amoxicillina con acido clavulanico in previsione di un’infezione determinate da ceppi resistenti alla beta-lattamasi. Le potenziali complicanze dell' otite media ricorrente comprendono otite media suppurativa cronica, mastoidiite, labirintite, colesteatoma, timpanosclerosi, perforazione del timpano e ipoacusia trasmissiva.
    La risposta E non è corretta.
    L'ipoacusia da rumore è una ipoacusia di tipo neurosensoriale, dovuta ad un danno a carico delle cellule ciliate dell'orecchio interno. Non può essere indagata con l'esame impedenzometrico che è indicato nel sospetto di ipoacusie di tipo trasmissivo, riguardanti l'orecchio esterno e medio.
    La risposta C non è corretta.
    Il neurinoma del nervo VIII da anch'esso una ipoacusia di tipo neurosensoriale non rilevabile dall'esame impedenzometrico.
    La risposta B non è corretta.
    La vertigine posizionale parossistica benigna non è causata da alterazioni delle strutture dell'orecchio esterno. Per questo motivo non può essere studiata con l'esame impedenzometrico.

39 di 140 
"La signora Gerti porta il figlio Antonio, di 12 anni, presso il PS del Policlinico Riuniti di Foggia, perchè in seguito ad una caduta a scuola, il bambino lamenta dolore al polso e pertanto dopo visita medica gli viene praticato un RX del polso. Qual è la diagnosi radiologica?"

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A) Scafoide fratturato

B) Semilunare fratturato

C) Ulna fratturato

D) Normale

E) Radio e ulna fratturati

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    La risposta corretta è la E.
    La radiografia mostra una frattura di radio e ulna. Le estremità distali di queste due ossa lunghe compongono il polso cioè l’articolazione che collega l’avambraccio alla mano. Le fratture che interessano questi segmenti ossei possono essere composte o scomposte e intraarticolari o extra articolari; una suddivisione ancora più specifica considera, nelle fratture intra articolari, il numero dei frammenti ossei. La principale causa di frattura del polso sono le cadute accidentali. Oltre al fondamentale dato anamnestico, il sintomo principale è il dolore, associato a tumefazione dei tessuti. Nel caso in cui sia presente anche un danno al nervo mediano, il paziente riscontra insensibilità alla punta dell’indice  e difficoltà nell’avvicinare il pollice e il mignolo. Il trattamento prevede il riallineamento dei segmenti ossei, con o senza intervento chirurgico, e l’immobilizzazione con gesso o un telaio metallico esterno con perni.
    Le risposte A, B, C e D non sono corrette.
    Le fratture mostrate in questo esame radiografico sono solo quelle riguardanti radio e ulna.
     

40 di 140 
"Una donna di 60 anni si reca dal medico curante, lamentando gonfiore a livello della gola e difficoltà nella deglutizione. In seguito alla visita effettuata viene richiesto alla paziente di sottoporsi ad una TC del collo-torace (mostrata in foto). Quale tra le seguenti è la diagnosi corretta?"

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A) Tasca faringea

B) Laringocele

C) Aneurisma della carotide comune

D) Gozzo

E) Linfoadenopatia cervicale

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    La risposta corretta è la D.
    Per la paziente del caso clinico, in base ai reperti clinico-anamnestici e alla TC, la diagnosi più probabile è rappresentata dal gozzo tiroideo: infatti, la TC mostra una massa disomogenea con una calcificazione contestuale, che si approfonda nel mediastino posteriore e determina dislocazione della trachea a sinistra, con minima compressione ab extrinseco della vena cava superiore. Al contrario, le tasche faringee o branchiali, che si sviluppano durante lo sviluppo dell’embrione, danno origine a diverse strutture: la tuba di Eustachio, la tonsilla palatina, la componente di origine endodermica del timo, la porzione inferiore delle paratiroidi e le cellule para-follicolari della tiroide. Nell’uomo adulto, i residui di queste strutture, possono dare origine a cisti o fistole laterali del collo: tuttavia, tale TC non evidenza tali anomalie (risposta A errata). Invece, il laringocele, una estroflessione della mucosa del ventricolo laringeo, se interno solitamente disloca e rigonfia le corde vocali false, provocando raucedine e ostruzione delle vie aeree; se esterno, invece, solitamente si estende attraverso la membrana tiroioidea, determinando la comparsa di una massa a livello del collo. Alla TC appaiono solitamente come piccole masse ovoidali, a superficie liscia e a bassa densità, che contengono aria se non sono infette (risposta B errata).  Così, l’aneurisma della carotide comune, una malformazione vascolare dovuta alla dilatazione della parete arteriosa, è una lesione acquisita causata solitamente da un processo degenerativo del tessuto connettivo della parete del vaso ed è maggiormente visibile alla angio-TC (risposta C errata). Infine, la linfoadenopatia determina l’ingrandimento volumetrico dei linfonodi, che alla TC solitamente appaiono come piccole strutture di forma ovalare di aspetto ipo-denso, non apprezzabili in tale TC (risposta E errata).

41 di 140 
"Nelle cellule del fegato il prodotto della deidrogenazione del piruvato puo' essere riconvertito a glucosio attraverso un processo metabolico. Quale?"

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A) Gluconeogenesi

B) tricarbossilici

C) Lipogenesi

D) Glicolisi

E) Lipogenesi e Gluconeogenesi

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    La risposta corretta è la A.
    La gluconeogenesi è quel processo biochimico che, una volta esaurito il glucosio alimentare e il glicogeno ematico, consente la sintesi di questo monosaccaride a partire da precursori non saccaridici (lattato, piruvato, glicerolo e aminoacidi glucogenici: alanina, cisteina, serina, treonina e triptofano) così da garantire il mantenimento di normali livelli ematici di glucosio e il suo apporto agli organi per i quali rappresenta l’unica o la principale fonte energetica (cervello, globuli rossi, midollare del rene, testicoli, cornea, tessuti embrionali) . Questo processo avviene per il 90% a livello del citoplasma e dei mitocondri delle cellule epatiche; in minima parte nelle cellule della corticale del rene e in misura ancora minore a livello degli enterociti.
    La risposta B non è corretta.
    La lipogenesi  è quel processo per cui si ha la sintesi di trigliceridi a partire da acidi grassi e glicerolo. Si differenzia dalla liponeogenesi perché questa porta alla sintesi di trigliceridi a partire da fonti non lipidiche.
    La risposta C non è corretta.
    La glicolisi è un processo metabolico mediante il quale una molecola di glucosio, attraverso varie tappe, viene scissa in due molecole di piruvato. Il piruvato viene a sua volta impiegato nella produzione di energia.
    La risposta D non è corretta.
    Il ciclo degli acidi tricarbossilici  o ciclo di Krebs, è un processo metabolico fondamentale che viene impiegato dagli organismi aerobici per produrre energia tramite l’ossidazione di molecole di Acetil-CoA. Negli organismi eucarioti si svolge all’interno dei mitocondri.
    La risposta E non è corretta.
    Solo la gluconeogensi ci permette di ripristinare il glucosio a partire da precursori non saccaridici.

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"Il sign. Anichi, un uomo di 65 anni, viene trasferito d’urgenza dal reparto di psichiatria dell’Ospedale di Ancona, presso il pronto soccorso dello stesso ospedale, per intenso dolore addominale e costipazione. Anmnesi patologica remota: il paziente non è in grado di fornire una storia medica personale significante e le uniche informazioni che vengono fornite sono scritte su un foglio dove sono prescritti diversi farmaci psichiatrici e lassativi. Esame obiettivo: si apprezza un addome disteso ma poco dolente e alla percussione si riscontra un suono iper-timpanico. Esami strumentali: i medici decidono di sottoporre il paziente ad un RX diretto dell’addome. Quale è la diagnosi?"

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A) Diverticolosi

B) Volvolo del sigma

C) Ostruzione dell’intestino tenue

D) Carcinoma del colon

E) Volvolo del cieco

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    Il volvolo intestinale è una torsione assiale di un segmento del tenue o del colon su sé stesso o sul proprio mesentere che produce un’ostruzione sia prossimale che distale del lume: la torsione determina anche una compressione vascolare (prima venosa e in un secondo tempo anche arteriosa), che a sua volta determina alterazione dei meccanismi di assorbimento, ischemia e nei casi gravi anche necrosi e gangrena dell’ansa in torsione. Si ha ovviamente alvo chiuso a feci e gas, dolori addominali, nausea, vomito, addome disteso.
    Si ha peritonite se vi è necrosi- gangrena-perforazione. Radiologicamente il primo esame da eseguire, a meno che non ci siano condizioni di estrema urgenza, anche per la velocità di esecuzione, è un RX diretta dell'addome, che mostra una sovradistensione abnorme delle anse coinvolte con il tipico aspetto a "coffee sign", ovvero a chicco di caffè (come mostrato in figura). In casi selezionati, può essere tentata una derotazione dell’ansa per via endoscopica. Tuttavia, solitamente la terapia è chirurgica:
    Se non sono presenti segni di sofferenza ischemica, si effettua una semplice derotazione,
    Se sono presenti segni di sofferenza ischemica, si una resezione segmentaria.
    Il volvolo del sigma può presentarsi con distensione addominale associata a dolore intenso, vomito e costipazione. La colectomia sigmoidea rappresenta l'intervento di resezione del sigma e può essere eseguito sia per via laparotomica che laparoscopica, ma rappresenta il trattamento di seconda linea per il volvolo sigmoideo dopo la sigmoidoscopia, che invece è quello di prima linea.
    La risposta A non è corretta.
    Per diverticolosi, si intende la formazione di diverticoli in assenza di complicanze, mentre per diverticolite, si intende un processo infiammatorio a livello dei diverticoli. Dal punto di vista epidemiologico, con l’età l’incidenza di diverticolosi e diverticolite aumenta. La sede maggiormente predisposta alla formazione di diverticoli è senza dubbio il colon retto; si tratta di erniazioni della mucosa, nella gran parte dei casi di diametro inferiore al cm, che appaiono come piccole estroflessioni sacciformi e che si localizzano principalmente in presenza di punti di debolezza della parete intestinale come ad esempio nell'area localizzata tra la tenia mesenterica e quella antimesenterica. Questi punti di debolezza, in seguito alla sollecitazione cronica dovuta all'aumento della pressione endoluminale durante l'attività peristaltica, possono sfiancarsi e dar luogo a queste formazioni. Come detto, i diverticoli possono andare incontro a processi infiammatori che prendono il nome di “diverticolite”. La diagnosi viene accertata mediante coloscopia o con la TC. E’ impossibile fare diagnosi di diverticolosi mediante la semplice RX.
    La risposta C non è corretta.
    L’ occlusione intestinale si manifesta clinicamente con dolore addominale, distensione e vomito. In tutti i pazienti con sospetta occlusione intestinale, il primo test diagnostico di scelta rapidamente ottenibile  è una radiografia dell'addome che dovrebbe essere eseguita sia in ortostatismo che in posizione supina, al fine di valutare:  la morfologia e lo stato delle anse ed il grado di dilatazione,  segni di coprostasi,  presenza di livelli idro-aerei,  aria libera sottodiaframmatica. Non si apprezzano i classici segni di occlusione intestinale con livelli idro-aerei ed ispessimento del rilievo valvolare tipico dell’ileo meccanico.
    La risposta D non è corretta.
    Non è possibile fare una diagnosi di carcinoma del colon dall’RX, ma al massimo si potrebbero apprezzare dei segni indiretti come una occlusione del lume intestinale a valle della stenosi con dilatazione delle anse a monte, cosa non apprezzabile alla radiografia mostrata. Inoltre la clinica appare poco suggestiva anche per la sua manifestazione improvvisa con tale ipotesi.
    La risposta E non è corretta.
    Il volvolo del cieco, proprio per motivi anatomici, è raro  a differenza di quello del sigma. Inoltre la localizzazione non appare quella cecale in FID.
     

43 di 140 
"Un uomo iperteso di 60 anni viene portato dal figlio presso il P.S. con dolore lancinante a livello della regione addominale superiore, insorto improvvisamente da poco tempo. Il paziente viene sottoposto ad una TC dell’addome con mdc in urgenza. Cosa è mostrato nella TC?"

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A) Aneurisma dell’aorta addominale

B) Rottura di un aneurisma

C) Fistola aorto-enterica

D) Patologia occlussiva dell’aorta

E) Dissezione aortica

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la E.
    La TC del caso clinico mostra una evidente dissezione aortica, che consiste nel passaggio di sangue attraverso una soluzione di continuo dell'intima con la separazione dell'intima dalla media e la formazione di un falso lume. In particolare, è possibile distinguere due lumi (il vero lume pieno di contrasto e il falso lume con sangue non contrastato). Inoltre, la TC del caso clinico non mostra una aorta aneurismatica, una connessione tra l’aorta addominale e il piccolo intestino (risposte A, B e C errate) e neppure una occlusione aortica (risposta D errata).

44 di 140 
"Scenario DA1Q: Una paziente di 45 anni disidratata e astenica, presenta un forte odore di tipo "fruttato" nell'alito. La diagnosi più probabile, anche considerando i risultati delle analisi del sangue, è chetoacidosi. Da un punto di vista biochimico, la chetoacidosi e' caratterizzata da:"

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A) un aumento di corpi chetonici nel sangue, dovuto a un alterato livello dell'attivita' del fibrinogeno

B) un aumento di corpi chetonici nel sangue, dovuto a un'iperproliferazione del sistema immunitario

C) un aumento di corpi chetonici nel sangue, dovuto a un alterato metabolismo degli acidi grassi

D) una ridotta concentrazione di glucosio nel sangue

E) La Risposta D e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la C.
    La chetoacidosi è un tipo di acidosi metabolica causata dall’aumento dei corpi chetonici del sangue ed è casusata da una situazione di diabete scompensato. La carenza di insulina determina l’aumento della lipolisi e il metabolismo di trigliceridi e aminoacidi al posto del glucosio per produrre energia, il che porta alla produzione di glicerolo, acidi grassi liberi e di alanina per il catabolismo muscolare. Glicerolo e alanina forniscono i substrati per la gluconeogenesi epatica, stimolata dall'eccesso di glucagone che aumenta per la carenza insulinica; inoltre il glucagone stimola la conversione mitocondriale degli acidi grassi liberi in chetoni. I principali chetoacidi prodotti, l'acido acetoacetico e l'acido β-idrossibutirrico, sono acidi organici forti che provocano acidosi metabolica. L'acetone, derivato dal metabolismo dell'acido acetoacetico, si accumula nel siero e viene lentamente eliminato con la respirazione, determinando l’odore fruttato.
    Le risposte A e B non sono corrette.
    L’aumento dei corpi chetonici del sangue, come spiegato, non è dovuto né a un alterato livello di attività del fibrinogeno né a una iperproliferazione del sistema immunitario.
    La risposta D non è corretta.
    La chetoacidosi è causata da una carenza insulinica e non di glucosio.

45 di 140 
"Un bambino di 10 anni di origine asiatica, viene portato dalla madre presso l’ambulatorio del proprio medico curante, la Dott.ssa Lamperi. Anamesi patologica prossima:  la donna riferisce che il figlio lamenta un dolore nella regione pelvica, che tende ad esacerbarsi con i movimenti. Afferma inoltre che nell’ultimo mese il bimbo ha perso peso. Esami strumentali: la Dott.ssa consiglia alla madre di far sottoporre il figlio ad una radiografia del bacino e delle anche. Quale è la diagnosi?"

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A) Osteomalacia

B) Osteomielite

C) Sarcoma osteogenico

D) Osteoma osteoide

E) Tumore di Ewing

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    La risposta corretta è la E.
    ​​​​​​​ Il tumore o sarcoma di Ewing è una neoplasia primitiva dell’osso che insorge tipicamente durante le prime due decadi di vita, con un rapporto M:F di circa 2:1. Si localizza con frequenza decrescente al femore, al sacro, all’ileo, alla tibia, al perone e infine, molto più raramente, alle vertebre e alle coste. Nella maggior parte dei casi, la localizzazione è singola e meta-diafisaria, ma rapidamente si può estendere ad altri segmenti scheletrici. La presentazione clinica caratteristica è la comparsa di dolore persistente e tumefazione della regione colpita, pertanto è spesso un riscontro occasionale soprattutto durante controlli per traumi. Dal punto di vista diagnostico, l’indagine di prima istanza è la radiografia tradizionale, mentre altre tecniche (soprattutto RM) hanno un ruolo nella stadiazione e nel follow-up. L’aspetto radiografico del tumore localizzato alle ossa lunghe è quello di multiple lesioni osteolitiche con pattern di tipo infiltrativo, a sede meta-diafisaria. L’osso circostante appare sclerotico e invade costantemente i tessuti molli circostanti.
    La risposta A non è corretta.
    L’osteomalacia è un’alterazione metabolica che porta rarefazione e deformità ossea. La diagnosi radiografica evidenzia rarefazione ossea nelle fasi iniziale, pseudofratture di Looser-Milkmann e deformità ossee nelle fasi più avanzate.
    La risposta B non è corretta.
    La DD con osteomielite si pone sul piano clinico, per la concomitanza di febbre e leucocitosi, che sono assenti nel sarcoma di Ewing. Il quadro radiografico è molto simile, conosso colpito sclerotico e con lesioni osteolitiche con pattern di tipo infiltrativo. Nell’osteomielite non sono infiltrati i tessuti molli circostanti.
    La risposta C non è corretta.
    Il sarcoma osteogenico o osteosarcoma si pone in DD con il sarcoma di Ewing per l’aspetto radiografico, che nell'osteosarcoma assume l’aspetto noto come "triangolo di Codman" che consiste nel periostio sollevato a causa del tumore.
    La risposta D non è corretta.
    L'osteoma osteoide è un tumore benigno osteoblastico, ha una localizzazione differente dal sarcoma di Ewing perché può insorgere in un qualunque osso dello scheletro umano (nel 80-90% dei casi colpisce le ossa lunghe degli arti, nel 7-10% le vertebre e nella percentuale restante, nelle falangi della mano, nell'astragalo) e un differente aspetto radiografico poiché ha una morfologia nodulare contenuta nei segmenti ossei colpiti.

46 di 140 
"Scenario SU3C: Una donna di 29 anni, positiva al test sierologico per HIV e clinicamente asintomatica, dà alla luce un neonato che risulta poi essere positivo per IgG anti-HIV. Quale puo' essere la causa piu' frequente di tale reperto?"

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A) Trasferimento transplacentare del virus al feto

B) Produzione di anticorpi anti-HIV da parte del bambino

C) Trasferimento al feto attraverso la placenta di IgG anti-HIV dalla madre

D) Reazione crociata di antigeni eritrocitari materni con il virus

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la C.
    Le IgG, a causa della loro struttura, sono in grado di oltrepassare la barriera placentare e arrivare al sangue del neonato. Pertanto, la causa più frequente della presenza di IgG anti-HIV nel sangue di un neonato nato da madre sieropositiva è il trasferimento transplacentare di immunoglobuline materne.
    La risposta A non è corretta.
    Il trasferimento del virus implicherebbe la presenza di HIV-RNA nel sangue del neonato e non di immunoglobuline. La presenza di RNA si potrebbe evidenziare tramite la PCR.
    La risposta B non è corretta.
    Nel neonato il sistema immunitario non è in grado di produrre immunoglobuline.
    La risposta D non è corretta.
    La domanda parla di immunoglobuline contro il virus HIV e non di reazione crociata di antigeni eritrocitari.

47 di 140 
"La signora Boggi, una donna di 70 anni, si reca dal medico curante, il Dott. Candi, lamentando dolore al braccio, insorto dopo essere scivolata sul ghiaccio, cadendo in avanti sulle sue mani. Quale è la diagnosi radiologica?"

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A) Fratturadello scafoide

B) Rx normale

C) Frattura dell’ulna

D) Frattura del radio

E) Frattura del semilunare

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    La risposta corretta è la D.
    ​​​​​​​
    Dalla radiografia mostrata si può apprezzare una frattura a tutto spessore carico della porzione meta-epifisaria distale del radio, evidenziabile come una stria di radiotrasparenza che interrompe la corticale ossea, probabilmente provocata da un arto iperesteso verso l’esterno che cerca di parare una caduta: si tratta di una frattura completa, spostata e angolata dorsalmente a livello del radio distale. Quando tale tipo di frattura si associa alla frattura anche dello stiloide ulnare si parla di frattura di Colles. Le risposte A, B, C ed E sono corrette.
    ​​​​​​​Le altre strutture ossee in esame indicate nelle opzioni non appaiono interessate da eventi fratturativi-traumatici. ​​​​​​​

48 di 140 
"La signora Sarri, paziente di 75 anni, viene portata dal marito presso il P.S. del policlinico Umberto I di Roma, a causa di un dolore addominale molto intenso. Quale è la diagnosi ?"

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A) Volvolo del cieco

B) Ostruzione dell’intestino crasso

C) Ileo biliare

D) Volvolo del sigma

E) Colite ischemica

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    La risposta corretta è la E.
    La colite ischemica è una condizione caratterizzata da ipoperfusione inizialmente reversibile dovuta all'instaurarsi di uno squilibrio tra l'apporto ematico in tale sede e la richiesta di ossigeno da parte del tessuto stesso, che diventa quindi ipossico. Nel caso di una ischemia intestinale lo possiamo definire come un disturbo circolatorio acuto che evolve in necrosi di una parte più o meno estesa di intestino per ostruzione arteriosa o venosa della rete vascolare mesenterica. La RX diretta dell'addome è utile principalmente per la diagnosi differenziale e quindi escludere altre cause di dolore come ostruzioni o perforazioni intestinali ad esempio, mentre nelle fasi più avanzate della malattia ci sono dei segni più indicativi quali la presenza di bolle gassose nella vena porta o pneumatosi intestinale. In un Rx diretta addome, all’inizio vi è assenza di gas nel lume intestinale coinvolto e dopo qualche ora  compaiono i livelli idro-aerei. Nel caso la Rx non sia dirimente o diagnostica, anche considerando la sua bassa specificità e sensibilità, si ricorre ad una TC dell’addome con mdc, che rappresenta l’esame gold standard anche per la sua rapidità di esecuzione, e che è l’esame più indicato poiché permette lo studio delle anse ischemiche, della loro vascolarizzazione e dà indicazioni per il possibile trattamento.
    Le risposte A e D non sono corrette.
    Il volvolo intestinale è una torsione assiale di un segmento del tenue o del colon su sé stesso o sul proprio mesentere che produce un’ostruzione sia prossimale che distale del lume: la torsione determina anche una compressione vascolare (prima venosa e in un secondo tempo anche arteriosa), che a sua volta determina alterazione dei meccanismi di assorbimento, ischemia e nei casi gravi anche necrosi e gangrena dell’ansa in torsione. Si ha ovviamente alvo chiuso a feci e gas, dolori addominali, nausea, vomito, addome disteso.
    Si ha peritonite se vi è necrosi- gangrena-perforazione. Radiologicamente il primo esame da eseguire, a meno che non ci siano condizioni di estrema urgenza, anche per la velocità di esecuzione, è un RX diretta dell'addome, che mostra una sovradistensione abnorme delle anse coinvolte con il tipico aspetto a "coffee sign", ovvero a chicco di caffè. In casi selezionati, può essere tentata una derotazione dell’ansa per via endoscopica. Tuttavia, solitamente la terapia è chirurgica:
    Se non sono presenti segni di sofferenza ischemica, si effettua una semplice derotazione,
    Se sono presenti segni di sofferenza ischemica, si una resezione segmentaria.
    Il volvolo del sigma può presentarsi con distensione addominale associata a dolore intenso, vomito e costipazione.
    La risposta B non è corretta.
    L’ occlusione intestinale si manifesta clinicamente con dolore addominale, distensione e vomito. In tutti i pazienti con sospetta occlusione intestinale, il primo test diagnostico di scelta rapidamente ottenibile  è una radiografia dell'addome che dovrebbe essere eseguita sia in ortostatismo che in posizione supina, al fine di valutare: la morfologia e lo stato delle anse ed il grado di dilatazione, segni di coprostasi, presenza di livelli idro-aerei, aria libera sottodiaframmatica. Non si apprezzano i classici segni di occlusione intestinale.
    La risposta C non è corretta.
    L’ileo biliare è il passaggio di uno o più calcoli biliari direttamente nella via digestiva che presuppone che ci sia una fusione e quindi che si crei una fistola tra la colecisti e l’intestino, per arrivare al duodeno; può divaricare l’intestino tenue o dare addirittura un’occlusione meccanica intestinale da calcolo. Non è una evenienza studiabile mediante RX, ma non ci sono in questa radiografia mostrata nemmeno i segni indiretti riconducibili ad un ileo meccanico.

49 di 140 
"La Sig.a Laurenti, una donna di 40 anni, si reca presso il proprio medico curante, il Dott. Bonolis, lamentando dolore alla mano destra in seguito ad una caduta. Il Dott. Bonolis le prescrive un Rx della mano destra. Quale è la diagnosi?"

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A) Frattura del quinto osso metacarpale

B) Osteomielite

C) Osteoartrite

D) Frattura della falange prossimale del mignolo

E) Frattura del secondo osso metacarpale

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.
    Dalla radiografia mostrata si può apprezzare una linea iperdiafana corrispondente ad una rima di frattura a tutto spessore in corrispondenza dell’estremo prossimale del quinto osso metacarpale.
    La risposta B non è corretta.
    L’osteomielite è un processo pseudotumorale dell’osso di tipo infiammatorio, legato ad un evento infettivo. Nella maggior parte dei casi si ha una localizzazione elettiva alle ossa lunghe (femore, tibia, omero, radio); la sede è quella metafisaria per l’iperemia e la stasi sanguigna fisiologiche in relazione all’accrescimento osseo. Se l’infezione non viene dominata nella fase iniziale gli ascessi purulenti tendono ad espandersi e a confluire determinando la necrosi di zone più o meno ampie di spongiosa o corticale con la formazione dei sequestri ossei. Da un punto di vista clinico l’osteomielite è caratterizzata da intenso dolore accompagnato da febbre ed impotenza funzionale dell’arto che nella fase cronica può avere remissione completa. L’esame radiografico rappresenta l’indagine di prima istanza per la valutazione radiologica di osteomielite: nella fase acuta i primi segni radiografici compaiono dopo una fase di latenza di circa 10 giorni – 3 settimane e consistono in: osteoporosi ed osteolisi a “tarlatura” metafisaria, reazione del periostio di tipo lamellare e tumefazione dei tessuti molli adiacenti; in fase subacuta le osteolisi si espandono e confluiscono con la comparsa nel loro contesto di zone di necrosi (fase osteonecrotica). Si ha quindi progressiva demarcazione delle zone necrotiche dall’osso sano circostante per la demolizione osteoclastica lungo la superficie di confine, con la formazione dei “sequestri ossei” (fase di sequestrazione); i sequestri appaiono intensamente radiopachi e quindi risaltano sull’osteoporosi circostante . La corticale appare erosa e le lamelle reattive sottoperiostee tendono ad addensarsi. Può essere presente il triangolo di Codman. Nella fase di cronicizzazione le osteolisi vengono ad essere circoscritte in modo sempre più netto da fenomeni di iperostosi reattiva con la formazione della “cassa da morto” o “sarcofago”. Queste casse possono presentare dei tramiti con i tessuti molli attraverso i quali si può avere fistolizzazione all’esterno con risoluzione del processo. I fenomeni di osteoproduzione riguardano anche la compatta sia verso l’esterno (periostosi) che verso l’interno (endostosi) fino a quadri di completa eburneizzazione e scomparsa del canale midollare. Bisogna sempre ricordare che, come detto, le radiografie possono essere normali o avere solo risultati aspecifici e sfumati nelle prime fasi dell'infezione.
    La risposta C non è corretta.
    L’osteoartrite, o più comunemente, artrosi è una patologia articolare, si apprezzerebbe con riduzione dello spazio articolare interposto fra le due articolazione con sclerosi delle rime articolari frapposte e nei casi più avanzati cavità geodiche e deformità dei profili ossei.
    Le risposte D ed E non sono corrette.
    Non ci sono alterazioni ossee a carico delle restanti porzioni esaminate.

50 di 140 
"Marco, un ragazzo di 24 anni, viene portato d’urgenza presso il PS del Policlinico Careggi di Firenze, dopo una serata in discoteca. Anamnesi patologica prossima: il paziente presenta vomito e dolore molto intenso nella regione retrosternale e addomniale superiore. La scorsa notte ha preso parte ad una festa ed ha anche bevuto per tutto il giorno. Ha iniziato a vomitare 3 ore dopo l’inizio della festa e il dolore è insorto in maniera acuta poco dopo. I suoi amici hanno chiamato un’ambulanza 3 ore dopo poichè il ragazzo lamentava troppo dolore per contunuare a stare in discoteca. Esame obiettivo: presenta una F.C. di 120 bpm, F.R. di 31 atti/mine P.A. di 85/55mmHg. Esami strumentali: i medici decidono di sottoporre il paziente ad un RX del torace. Quale è la diagnosi ?"

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A) Colecistite acuta

B) Sindrome di Boerhaave

C) Pancreatite acuta

D) Ulcera peptica perforata

E) Rottura di un’aneursima aortico

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    La sindrome di Boerhaave è una condizione caratterizzata da una rottura spontanea dell’esofago risultante da un improvviso aumento della pressione intraesofagea associata a una pressione negativa intratoracica.
    La  sindrome Boerhaave si presenta solitamente in pazienti con un esofago normale anche se in un gruppo di pazienti è possibile riscontrare una sottostante esofagite eosinofila, esofagite indotta da farmaci, ulcere infette o esofago di Barrett; un aumento improvviso della pressione intraesofagea combinato a una pressione intratoracica negativa come quella associata a tensioni forti o vomito e, meno frequentemente da parto, convulsioni, tosse prolungata, risata convulsa o sollevamento pesi, provoca una perforazione esofagea longitudinale.
    La perforazione esofagea di solito coinvolge la porzione posterolaterale sinistra dell'esofago distale intratoracico e si estende per diversi centimetri ma può verificarsi anche nell'esofago cervicale o intra-addominale.
    Quando avviene nella regione intratoracica provoca la contaminazione della cavità mediastinica con i contenuti gastrici che determina mediastinite chimica con enfisema mediastinico, infiammazione, e successivamente infezione batterica e necrosi mediastinica. La rottura dell'esofago cervicale, invece, porta ad una perforazione localizzata con un decorso più benigno dato che la diffusione della contaminazione nel mediastino attraverso lo spazio retroesofageo è lenta e la presenza della fascia prevertebrale limita la disseminazione del contenuto esofageo.
    Le caratteristiche cliniche della sindrome di Boerhaave dipendono dalla posizione della perforazione (cervicale, intratoracica o intra-addominale), dal grado della disseminazione mediastinica e dal tempo trascorso dalla lesione; i pazienti presentano spesso dolori toracici retrosternali lancinanti, una storia di grave vomito che precede l'inizio del dolore e possono avere crepitii alla palpazione della parete toracica a causa della formazione di un enfisema sottocutaneo. Tuttavia questi segni richiedono almeno un'ora di sviluppo dopo una perforazione esofagea e anche allora sono presenti solo in una piccola percentuale di pazienti. Entro poche ore dalla perforazione, i pazienti possono sviluppare odinofagia, dispnea, sepsi e manifestare febbre, tachipnea, tachicardia, cianosi e ipotensione all'esame obiettivo.
    La sindrome Boerhaave deve essere sospettata nei pazienti con grave dolore toracico, al collo o alla parte superiore dell'addome dopo un episodio di grave vomito o altre condizioni che comportino l’aumento della pressione intratoracica e la presenza di enfisema sottocutaneo all'esame obiettivo. In questi casi, la radiografia del torace e del collo può essere di supporto alla diagnosi, che viene stabilita mediante esofagramma a contrasto o tomografia computerizzata (TC).
    I reperti radiografici che suggeriscono una perforazione esofagea sulla radiografia del torace includono aria libera mediastinica, peritoneale o enfisema sottocutaneo e nelle perforazioni esofagee cervicali si potrebbe osservare aria nei tessuti molli dello spazio prevertebrale; altri risultati che suggeriscono una perforazione esofagea includono versamenti pleurici, allargamento mediastinico, idrotorace, idropneumotorace o aria sottodiaframmatica.

51 di 140 
"La signora Porfati, una donna di 45 anni, viene trasportata d’urgenza in ambulanza presso il policlinico Umberto I di Roma. Anamnesi patologica prossima: intenso dolore toracico pleurico localizzato a destra che si accompagna a dispnea. Anamnesi patologica remota: la settimana precedente la donna è stata sottoposta ad un intervento di colecistectomia laparoscopica, durante il quale si è verificata la rottura iatrogena della colecisti, durante la mobilizzazione. Esame obiettivo: la paziente presenta una temperatura corporea di 38.4°C, F.C. di 94 bpm e F.R. di 23 atti/min. Il margine costale destro si presenta dolente alla palpazione e ottuso alla percussione e si osserva una ridotta espansione dell’emitorace destro. Esami strumentali: i medici decidono di sottoporre la paziente ad un RX del torace. Quale è la diagnosi?"

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A) Atelettasia

B) Polmonite ab ingestis

C) Pneumotorace

D) Polmonite

E) Ascesso subfrenico

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    La risposta corretta è la E.
    Per ascesso si intende la presenza di essudato purulento che può localizzarsi in qualsiasi parte del corpo come complicanza di traumi, infezioni, interventi chirurgici o perforazione di un organo con disseminazione del suo contenuto. Gli ascessi si possono classificare in base alla loro localizzazione, nella cavità addominale, per esempio, è possibile riscontrare ascessi retroperitoneali, subfrenici (quando localizzati al di sotto del diaframma) o ascessi meso-addominali, se localizzati nella parte centrale dell’addome.
    La localizzazione dell’ascesso influenza la clinica anche se nella maggior parte dei casi si tratta di una patologia che si presenta con febbre, dolore addominale più acuto in prossimità dell’ascesso, nausea, vomito, diarrea, malessere generale e anoressia.  
    Nel caso di ascessi subfrenici, ai sintomi generali si associano anche dolore toracico irradiato alla spalla omolaterale (segno di Kehr dovuto all’irritazione del nervo frenico in sede sottodiaframmatica), tosse e dispnea con rantoli e ronchi all’obiettività polmonare.
    Nel sospetto di ascesso subfrenico si esegue, in prima istanza, una radiografia del torace che mostra un opacamento nella sede dell’ascesso con livelli idroaerei nel suo contesto associato ad un sollevamento permanete della cupola del diaframma, con limitazione della sua mobilità.
     
    La risposta A non è corretta.
    Con il termine di atelettasia si vuole intendere la perdita di volume polmonare dovuta al collasso del tessuto polmonare. Può essere classificata in base al meccanismo fisiopatologico (ad es. atelettasia compressiva), alla quantità di polmone coinvolto (ad esempio, atelettasia lobare, segmentaria o subsegmentale) o alla posizione dell’atelettasia stessa.
    Clinicamente può essere asintomatico od essere caratterizzata da dispnea, tosse, bassa saturazione di ossigeno, fino alla cianosi nei casi più gravi. Radiologicamente si caratterizza per la presenza di segni diretti ed indiretti:
    I segni diretti includono una maggiore opacizzazione del lobo senz'aria e lo spostamento delle scissure polmonari;
    I segni indiretti includono, invece: lo spostamento delle strutture ilari verso il lato del collasso, il restringimento degli spazi intercostali ipsilaterali, l’elevazione dell'emidiaframma omolaterale, iperinflazione compensativa ce determina ipertrasparenza del polmone aerato restante e oscuramento con perdita della silhouette delle strutture adiacenti al polmone collassato (ad es., diaframma e bordi del cuore).
    Le risposte B e D non sono corrette.
    L' aspirazione è un evento comune in individui sani e di solito si risolve senza sequele rilevabili; le sequele polmonari dipendono dal volume, dal contenuto dell'inoculo e dei meccanismi di difesa dell'ospite. La polmonite da aspirazione si riferisce alle conseguenze polmonari derivanti da questo ingresso anormale di liquidi, sostanze esogene particolate o secrezioni endogene nelle vie aeree inferiori.
    La presenza di infiltrato sulla radiografia del torace è considerata il gold standard per la diagnosi di polmonite; l'aspetto radiografico della polmonite può comprendere il consolidamento lobare, la presenza di infiltrati interstiziali o la cavitazione. Tuttavia, la valutazione clinica deve supportare la diagnosi di polmonite in un paziente con una radiografia del torace anomalo, altrimenti bisognerà eseguire una TAC del torace e considerare altre cause che possano spiegare le anomalie radiografiche, come tumori maligni, emorragia, edema polmonare, embolia polmonare ed infiammazione secondaria a cause non infettive.
    La risposta C non è corretta.
    Con il termine di pneumotorace si vuole intendere la presenza di gas all'interno dello spazio pleurico. Le sue manifestazioni cliniche sono ampiamente variabili: piccoli pneumotoraci possono essere asintomatici e autolimitati, mentre grandi pneumotoraci possono causare ipoventilazione, ipossiemia e instabilità emodinamica e, se non vengono prontamente trattati, è possibile che progrediscano verso l'arresto cardiaco e la morte.
    Le modalità di imaging di prima linea utilizzate per identificare uno pneumotorace sono la radiografia del torace e la tomografia computerizzata.
    All’RX del torace, lo pneumotorace appare come un’area di ipertrasparenza dovuta all’accumulo di aria in cui nessun vaso polmonare è visibile oltre la linea che identifica la pleura viscerale.

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"Il signor Mecorte, un uomo di 63 anni, viene portato in ambulanza presso il P.S. dell’ospedale San Raffaele di Milano, dove viene affidato alle cure del Dott. Largi, medico di guardia di turno. L’uomo lamenta dolore addominale di grado severo, che è insorto imprrovvisamente 6 ore prima. Esame obiettivo: l’uomo presenta una P.A. di 145/75 mm Hg e F.C. di 105 bpm ed irregolare. Durante la visita del paziente, il Dott. Largi riscontra una moderata distensione addominale e alla palpazione l’addome si presenta diffusamente dolente con assenza di reazione di difesa della muscolatura addominale.  Esami strumentali-laboratoristici: l’esame delle feci risulta positivo per la presenza di sangue. Gli esami di laboratorio mostrano WBC di 12,500/μL, ematocrito del 48%, e LDH di 4.2 U/L. Viene effettuato un ECG che rivela una fibrillazione atriale alla frequenza di 110. Successivamente il paziente effettua anche una TAC, che è mostrata nell’immagine sottostante. Quale delle seguenti è la diagnosi più probabile?"

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A) Occlusione dell’intestino tenue

B) Ischemia mesenterica

C) Morbo di Crohn

D) Diverticolite

E) Aneurisma dell’aorta addominale

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    La risposta corretta è la B.
    L'ischemia intestinale, che può interessare l'intestino tenue o crasso, può essere causata da qualsiasi processo che riduce il flusso sanguigno intestinale come l'occlusione arteriosa, l'occlusione venosa o il vasospasmo arterioso. Per i pazienti con sintomi acuti una diagnosi rapida è indispensabile poiché le conseguenze possono essere catastrofiche e portare a sepsi, infarto intestinale e morte.
    L'ischemia mesenterica acuta, in particolare, è una condizione clinica caratterizzata dall'insorgenza improvvisa di un’ipoperfusione intestinale che può essere dovuta ad un'ostruzione del flusso sanguigno arterioso o all'ostruzione del deflusso venoso. L'ostruzione arteriosa è dovuta principalmente ad un'embolia acuta o processi trombotici e più comunemente colpisce l'arteria mesenterica superiore. È possibile riconoscere anche una forma di ischemia mesenterica non occlusiva che è più comunemente dovuta ad un flusso a bassa gittata cardiaca o all'uso di vasopressori.
    Normalmente un'ampia circolazione collaterale protegge l'intestino da periodi transitori di perfusione inadeguata tuttavia, una prolungata riduzione del flusso sanguigno splancnico porta alla vasocostrizione nel letto vascolare interessato e riduce il flusso sanguigno collaterale.
    Il dolore addominale è il sintomo di presentazione più comune nei pazienti con ischemia intestinale e all’esame obiettivo l’addome inizialmente può essere normale o mostrare solo una lieve distensione addominale senza segni di infiammazione peritoneale e può essere presente sangue occulto nelle feci. Mentre l'ischemia intestinale progredisce e si sviluppa l'infarto intestinale transmurale, l'addome si distende grossolanamente, i suoni intestinali diventano assenti e si sviluppano i segni peritoneali e i segni coerenti con la disidratazione e lo shock indicano un decorso clinico in peggioramento.
    Gli studi di laboratorio non sono specifici; mentre valori di laboratorio anormali possono essere utili nel rafforzare il sospetto di ischemia mesenterica acuta, i normali valori di laboratorio non escludono l'ischemia mesenterica acuta e non giustificano il ritardo della valutazione radiologica urgente quando esiste il sospetto clinico di ischemia mesenterica acuta.
    I risultati degli esami di laboratorio possono includere una marcata leucocitosi con una predominanza di globuli bianchi immaturi, un ematocrito elevato compatibile con l'emoconcentrazione e un'acidosi metabolica.
    La diagnosi di certezza si avvale di tecniche di diagnostica per immagini tra cui il gold standard è la TAC addome senza il contrasto in quanto potrebbe oscurare i vasi mesenterici o la parete intestinale con un conseguente ritardo della diagnosi.
    La TC può dimostrare risultati coerenti con ischemia acuta, quali ispessimento della parete intestinale focale o segmentale, pneumatosi intestinale con gas venoso portale, dilatazione intestinale, trombosi portomesenterica o infarto di organo solido, che permettono di escludere altre cause di dolore addominale acuto. La presenza di pneumatosi intestinale non indica necessariamente che si sia verificato un infarto transmurale anche se l'infarto transmurale è più probabile nei pazienti con pneumatosi e gas portomesentrico.

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"Il signor Brettasi, un uomo di 50 anni, viene portato in ambulanza presso il P.S. del policlinico Umberto I di Roma, dove viene affidato alle cure del Dott. Aliggi, medico di guardia di turno. L’uomo lamenta dolore a livello epigastrico, insorto improvvisamente e che si irradia alla schiena. Descrive il dolore come costante e associato a nausea e vomito. Inoltre la sintomatologia dolorosa tende a migliorare leggermente se il paziente si inclina in avanti.  Anamnesi fisiologica: l’uomo è un soggetto fumatore, abituato a fumare circa 20 pacchi di sigarette all’anno, e per più di 5 anni ha bevuto sei lattine di birra al giorno.  Esame obiettivo: presenta una P.A. di 150/80 mm Hg, F.C. di 98 bpm, temperatura corporea di 37.8°, e F.R. di 18 atti/min. Durante la visita del Dott. Aliggi, la regione epigastrica si presenta dolente alla palpazione.  Esami strumentali-laboratoristici: viene effettuata una RX del torace che rivela un piccolo versamento pleurico localizzato a sinistra. Gli esami di laboratorio mostrano WBC di 12,000/μL, ematocrito del 39%, glicemia di 225 mg/dL, AST e ALT entro i limiti della norma, fosfatasi alcalina di 96 U/L, e lipasi di 520 U/L. Il paziente effettua anche una TAC, mostrata nell’mmagine sottostante. Quale è la diagnosi più probabile?"

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A) Pancreatite

B) Colecistite

C) Aneurisma dell’aorta addominale

D) Perforazione intestinale

E) Ischemia mesenterica

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    La risposta corretta è la A.
    La pancreatite acuta è un processo infiammatorio acuto del pancreas che deve essere sospettato nei pazienti che lamentano dolore addominale acuto nel quadrante addominale superiore insieme a prove biochimiche e radiologiche che possano supportarne la diagnosi.
    Clinicamente, la maggior parte dei pazienti lamenta una storia di dolore addominale epigastrico persistente e grave ad insorgenza acuta, definito “a barra”; nei pazienti con pancreatite biliare il dolore è ben localizzato, la sua insorgenza è rapida e raggiunge la massima intensità in 10, 20 minuti. Al contrario, nei pazienti con pancreatite dovuta a cause ereditarie, metaboliche o all'alcol, l'inizio del dolore può essere meno brusco ed esso può essere scarsamente localizzato. In circa il 50% dei pazienti, inoltre, il dolore si irradia alla schiena ed è tipicamente definito “a cintura”. La sintomatologia può persistere per diverse ore o giorni e può essere parzialmente alleviato quando il paziente si siede con il busto piegato in avanti.
    I pazienti con pancreatite acuta grave, inoltre, possono presentare dispnea a causa dell'infiammazione diaframmatica secondaria a pancreatite, versamento pleurico e sindrome da distress respiratorio dell'adulto.
    I riscontri fisici variano a seconda della gravità della pancreatite acuta. Nei pazienti con pancreatite acuta lieve l'epigastrio può essere minimamente teso alla palpazione. Al contrario, nei pazienti con pancreatite grave, può esservi una significativa sensibilità alla palpazione nell'epigastrio o più diffusamente nell'addome. I pazienti con pancreatite grave possono avere febbre, tachipnea, ipossiemia, ipotensione e in alcuni casi è possibile osservare una macchia ecchimotica nella regione periombelicale (segno di Cullen) o lungo il fianco (segno Grey Turner), segni che sebbene non specifici, suggeriscono la presenza di sanguinamento retroperitoneale nel contesto di necrosi pancreatica.
    Per la diagnosi ci si aiuta con gli esami di laboratorio: la lipasi sierica ha una sensibilità e specificità di circa l’80- 100%; l'innalzamento della lipasi si verifica prima e dura più a lungo rispetto all’aumento dell'amilasi ed è particolarmente utile nei pazienti che si presentano all’osservazione medica 24 ore dopo l'inizio del dolore. La lipasi sierica è anche più sensibile rispetto all'amilasi nei pazienti con pancreatite secondaria all'alcol. Anche il peptide attivatore del tripsinogeno è elevato nella pancreatite acuta; si tratta di un peptide che viene scisso dal tripsinogeno per produrre tripsina attiva e poiché l'attivazione della tripsina è probabilmente un evento precoce nella patogenesi della pancreatite acuta, esso può essere utile nelle fasi precoci della malattia e come predittore della sua gravità. Tuttavia, per effettuare una diagnosi di certezza sono imprescindibili le metodiche di imaging tra cui l’ecografia addominale e la TAC addome. I risultati della tomografia computerizzata addominale comprendono l'ingrandimento focale o diffuso del pancreas e, se presente necrosi, essa sarà riconosciuta come un’area di mancanza dell’enhancement dopo somministrazione di contrasto per via endovenosa.

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"Il sign. Garazzi, un uomo di 31 anni, si reca in pronto soccorso con un dolore localizzato a livello del polpaccio. Riferisce inoltre di soffrire di malessere generale, nausea e mialgie, dal suo ultimo viaggio che ha effettuato recentemente in Arkansas. Esame obiettivo: alla presentazione in pronto soccorso i parametri vitali del paziente includono: temperatura corporea di 37.2°C, F.C. di 76 bpm, P.A. di 128/70 mm Hg, F.R. di 16 atti/min, e saturazione d’ossigneo del 98%. Il Dott. Calligni, medico di guardia di turno, riscontra la presenza di petecchie diffuse a livello dell’arto inferiore sinistro, dalla regione tibiale antero-distale alla regione mediale della coscia. Tramite un’osservazione più accurata, viene inoltre osservata una piccola lesione necrotica, a livello dei capi mediale e laterale del gastrocnemio, circondata da un’area di edema, come osservabile nell’immagine sottostante. Il polpaccio del paziente si presenta dolente sia alla palpazione sia durante il movimento di dorsiflessione. Quale tra le seguenti è la causa delle manifestazioni cliniche del paziente?"

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A) Morso del ragno “eremita marrone o ragno violino”

B) Trombosi venosa profonda (TVP)

C) Puntura di scorpione

D) Morso del ragno “vedova nera”

E) Trombocitopenia

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    La risposta corretta è la A.
    Il ragno violino è un piccolo ragno della famiglia dei Sicaridi con una distribuzione geografica soprattutto a carico dell'area mediterranea, particolarmente nell'Europa settentrionale, soprattutto in Francia, Spagna Italia, Grecia e Turchia e nel Nord Africa fino all'Iran.
    Si tratta di una specie notturna che predilige gli ambienti caldi e asciutti anche se può occasionalmente trovarsi fra lenzuola o vestiti e, nel caso in cui si senta minacciato, può reagire mordendo la preda, tra cui anche l’uomo.
    Il morso del ragno violino è indolore e i sintomi compaiono anche diverse ore dopo; inizialmente il paziente potrebbe lamentare prurito e arrossamento locali, che di autorisolvono senza ulteriori complicazioni. In una minoranza di casi, tuttavia, il ragno inietta una citotossina che determina loxoscelismo, cioè la formazione prima di un’area edematosa nella regione del morso a cui fa seguito un’ulcera necrotica più o meno estesa, che può perdurare anche alcuni mesi prima di guarire. La gravità della situazione è determinata non solo dall’estensione della necrosi ma anche dalla localizzazione dell’ulcera e dalla presenza di eventuali infezioni cui può andare incontro.
     
    La risposta B non è corretta.
    Trombosi venosa profonda dell'arto inferiore (TVP) e embolia polmonare sono due manifestazioni del tromboembolismo venoso (TEV).
    La TVP deve essere sospettata nei pazienti che presentano gonfiore alle gambe, dolore, cute arrossata ed eritematosa; i sintomi sono generalmente unilaterali ma possono essere anche bilaterali ed inoltre, nel caso di TVP distale isolata essi sono limitati al polpaccio, mentre in pazienti con TVP prossimale possono estendersi alla gamba intera.
    L’esame obiettivo della gamba interessata in pazienti con sospetta TVP potrebbe mostrare vene superficiali dilatate, edema unilaterale o gonfiore con una differenza di diametro del polpaccio o della coscia, arrossamento cutaneo, aumento della temperatura localizzato, eritema e dolore lungo il corso delle principali vene coinvolte: tra questi, il diametro aumentato del polpaccio è il segno predittivo più utile.
    La risposta C non è corretta.
    I ragni di vedova nera appartengono alla famiglia dei Theridiidae, genere Latrodectus, con una distribuzione geografica principalmente nelle zone con climi caldi anche se non è esclusa la loro presenza in zone in cui vi sono temperature più fredde con nevicate invernali di routine, come il Colorado e in Canada.
    I pazienti che presentano morsi di vedova nera hanno in genere una storia recente (<8 ore) di un'attività a rischio come il giardinaggio, il taglio della legna, l'uso di mobili da giardino o la pulizia di un garage. Circa il 75% dei morsi si trova sulle estremità, in particolare gli arti inferiori; la maggior parte dei morsi sono inizialmente asintomatici o provocano lievi dolori nella sede del morso. Il tempo di insorgenza di sintomi è di circa 30 a 120 minuti dal momento del morso, ma potrebbe essere più lungo.
    Il dolore muscolare è la caratteristica più importante nelle reazioni sistemiche e può influenzare i muscoli delle estremità, l'addome e la schiena. Il dolore addominale severo con rigidità di parete addominale è caratteristico e molte spesso può essere scambiato con una varietà di emergenze chirurgiche addominali, tra cui l’appendicite e la colecistite acuta. Altri sintomi possono includere tremore, debolezza, parestesie locali, cefalea, nausea e vomito. I segni vitali sono normali nella maggior parte dei pazienti e si possono sviluppare tachicardia, tachipnea, ipertensione come effetti secondari al dolore, all’ansia o al veleno.
    Il classico morso della vedova nera consiste in una macchia circolare biancastra dal perimetro rosso circostante, con un aspetto a "bersaglio" e caratterizzata dall’assenza di necrosi; in alcuni casi può accompagnarsi a diaforesi locale e linfoadenopatia.
    La risposta D non è corretta.
    La puntura dello scorpione si manifesta con dolore particolarmente intenso, prurito, gonfiore, intorpidimento, formicolio e aumento della temperatura della parte interessata; a volte possono comparire sintomi generali tra cui nausea, vertigini, spasmi muscolari, difficoltà respiratorie e debolezza.
    Nelle prime ore dopo la puntura, i reperti cutanei sono tipicamente costituiti da una macula o papula eritematosa o purpurea, con al centro il sito di puntura, che si associa, nelle successive 24 ore successive alla puntura, a placche orticarioidi concentriche e pruriginose, linfangite e cellulite sterili con edema, eruzione eritematosa locale o generalizzata con papule rosse raggruppate, placche purpuriche locali merlettate senza segni di infiammazione, indurimento o ulcera, bolle purpuriche fino a 5 cm di diametro in corrispondenza o in prossimità del sito di puntura.
    La risposta E non è corretta.
    Per trombocitopenia si intende una condizione clinica caratterizzata da una conta piastrinica inferiore al limite inferiore del normale, cioè <150.000 / microL (150 x 109 / L) che può essere associata a diverse condizioni cliniche con rischi che possono variare da un’emorragia potenzialmente letale a trombosi. Al momento della presentazione iniziale, la causa potrebbe essere poco chiara. Le comuni diagnosi di pazienti asintomatici con trombocitopenia lieve includono trombocitopenia immune (ITP), malattia epatica occulta, infezione da HIV e sindromi mielodisplastiche. Possono verificarsi anche patologie trombocitopeniche congenite, talvolta erroneamente diagnosticate.

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"Quali sono gli elementi che costituiscono la struttura quaternaria di una proteina?"

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A) Le sequenze aminoacidiche

B) Il tipo e il numero di subunita' di un aggregato, unitamente alle loro posizioni in struttura

C) L'alfa elica e il foglietto beta

D) La conformazione ripiegata di una proteina, formata dalla condensazione dei diversi elementi di struttura secondaria, stabilizzata da molte interazioni deboli

E) La Risposta C e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la B.
    Per poter descrivere al meglio una proteina è indispensabile caratterizzarla in base alla sua organizzazione molecolare e strutturale. Si tratta di una organizzazione su dei livelli di complessità progressivi. Ogni proteina è costituita da alfa-amminoacidi legati fra loro da un legame peptidico. La sequenza degli amminoacidi che compongono la proteina prende il nome di struttura primaria. Questi aminoacidi tendono a formare tra loro dei legami idrogeno, portando al ripiegamento di queste sequenze e alla loro disposizione in strutture ad alfa elica o a beta foglietto. Questa costituisce la struttura secondaria. L’ulteriore interazione di molecole poste distanti fra loro, porta ad una disposizione grossolana di tutta la catena; questa prende il nome di struttura terziaria. Infine, la struttura quaternaria è il risultato dell’interazione fra le varie catene polipeptidiche attraverso legami chimici non covalenti come i legami ad idrogeno, le forze di Van Der Waals e i legami ionici. Le catene polipeptidiche impegnate nella formazione della struttura quaternaria, possono essere uguali o diverse fra loro e costituiscono le subunità di tale struttura; queste possono agire in maniera indipendente l’una dall’altra oppure possono cooperare tra loro. In ogni caso, ciascuna conserva inalterata la propria struttura terziaria.
    La risposta A non è corretta.
    La sequenza aminoacidica di una proteina rappresenta il suo primo livello di organizzazione e costituisce la struttura primaria.
    La risposta C non è corretta.
    L’alfa elica e il beta foglietto rappresentano la struttura secondaria della proteina e sono dovute al ripiegamento della sequenza aminoacidica per azione dei legami idrogeno fra le varie molecole.
    La risposta D non è corretta.
    La conformazione ripiegata di una proteina, formata dalla condensazione dei diversi elementi di struttura secondaria e stabilizzata da molte interazioni deboli, va a costituire la sua struttura terziaria.
    La risposta E non è corretta.
    La sequenza aminoacidica e le strutture ad alfa e beta foglietto costituiscono rispettivamente la struttura primaria e secondaria della proteina.

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"In pazienti in situazioni di stress, puo' verificarsi un temporaneo aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Questo aumento puo' essere ottenuto tramite attivazione della gluconeogenesi epatica da parte di un ormone specifico, che puo' anche agire sul sistema immunitario. Di quale ormone si tratta?"

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A) Estrogeno

B) Cortisolo

C) Estradiolo

D) Insulina

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la B.
    Il cortisolo è un ormone di tipo steroideo, appartenente alla categoria dei glucocorticoidi, prodotto dalle cellule della zona fascicolata della corticale del surrene. La sintesi giornaliera di cortisolo, nell’adulto normale, è di circa 10-20 mg/die. Questa produzione segue un ritmo circadiano regolato dall’ACTH, ormone ipofisario. Gli ormoni appartenenti alla categoria dei glucocorticoidi e il cortisolo in primis giocano un ruolo fondamentale nella modulazione della risposta infiammatoria, riducendo la produzione di leucotrieni e prostaglandine, nella regolazione del metabolismo, nel bilancio idroelettrolitico, nella difesa immunitaria e molte altre funzioni. Il cortisolo è conosciuto anche come ormone dello stress poiché in condizioni stressanti la sua produzione aumenta con il fine di accelerare il metabolismo e migliorare la nostra capacità di reazione. Avremo quindi l’incremento della glicemia, con l’attivazione della glicolisi e della gluconeogenesi, la ritenzione di sodio con incremento della pressione sanguigna e della gittata cardiaca, e altri cambiamenti mirati al miglioramento delle prestazioni fisiche.
    La risposta A non è corretta.
    Gli Estrogeni sono ormoni di tipo steroideo. Sono i principali ormoni sessuali femminili,  ma sono presenti anche nel sesso maschile. Durante la crescita, portano allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e nelle diverse fasi del ciclo mestruale. Gli estrogeni più importanti sono l’estradiolo, l’estriolo e l’estrone.
    La risposta C non è corretta.
    L’Estradiolo è un estrogeno, un ormone di tipo steroideo e a carattere sessuale, prodotto dall’ovaio. Porta allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, agisce sulla proliferazione e sulla rigenerazione dell’endometrio, stimola la crescita della ghiandola mammaria, ha un effetto protettivo sul tessuto osseo, ha effetti anabolizzanti perché potenzia la sintesi del GH.
    La risposta D non è corretta.
    L’Insulina è un ormone peptidico secreto dalle cellule beta pancreatiche. La sua funzione principale è quella di regolare i livelli di glucosio nel sangue. Ha proprietà anabolizzante, per cui stimola l’ingresso del glucosio all’interno delle cellule e la produzione di glicogeno a livello epatico e nel muscolo scheletrico. Disincentiva inoltre il processo di glicogenolisi.
    La risposta E non è corretta.
    Il cortisolo è un ormone steroideo che, in condizioni di stress, provoca un aumento del valore di glicemia.
    Gli estrogeni sono ormoni steroidei

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"Indicare quale delle seguenti affermazioni sul ciclo di Krebs e' corretta"

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A) La biotina e l'alanina sono due cofattori essenziali per il ciclo di Krebs

B) Il ciclo di Krebs avviene soltanto nelle cellule del tessuto muscolare

C) Il ciclo di Krebs avviene nel citoplasma e non necessita di alcun cofattore ossidato

D) Il ciclo di Krebs avviene all'interno dei mitocondri e necessita di cofattori ossidati, fra cui il nicotinammide adenin dinucleotide (NAD+)

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

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    La risposta corretta è la D.
    Il ciclo di Krebs rappresenta una delle tre fasi principali della respirazione cellulare.  E’ caratterizzato da 8 tappe. E’ un ciclo metabolico che nelle cellule eucariote avviene all’interno dei mitocondri e che permette la produzione di energia mediante l’ossidazione di molecole di Acetil-CoA ad anidride carbonica. L’Acetil-CoA si ottiene dalla decarbossilazione ossidativa del piruvato prodotto dalla glicolisi, dalla beta ossidazione degli acidi grassi e dalla deaminazione e ossidazione degli aminoacidi. . E’ un tioestere ad alto contenuto energetico. La produzione di energia avviene tramite la fosforilazione di molecole di GTP e tramite la produzione di NADH e FADH2, cofattori riducenti donatori di elettroni. Questi elettroni entrano nella catena di trasporto e grazie a questa vengono poi prodotte le molecole di ATP. 
    La risposta A non è corretta.
    La biotina e’ un coenzima che partecipa alla prima tappa della gluconeogenesi, in cui il piruvato viene convertito ad ossalacetato. L’alanina è un aminoacido che svolge diversi ruoli, fra cui quello di trasportare di ammoniaca dal muscolo al fegato.
    La risposta B non è corretta.
    Il ciclo di Krebs è un ciclo metabolico che avviene in tutte le cellule eucariote e in generale in tutti gli organismi aerobici che utilizzano l’ossigeno nei meccanismi di respirazione cellulare.
    La risposta C non è corretta.
    Il ciclo di Krebs avviene all’interno dei mitocondri, avviene in presenza di ossigeno e necessità di cofattori che passano dallo stato ossidato a quello ridotto e viceversa e che in questo modo fungono da accettori e donatori di elettroni.
    La risposta E non è corretta.
    Il ciclo di Krebs è un ciclo metabolico che avviene all'interno dei mitocondri e che  necessita di cofattori ossidati, fra cui il nicotinammide adenin dinucleotide (NAD+), in quanto accettore e donatore di elettroni.

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"La reazione a catena della polimerasi necessita di vari componenti, fra cui:"

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A) Primers (inneschi oligonucleotidici) a DNA specifici per la sequenza bersaglio

B) Una polimerasi che funzioni a bassissime temperature di reazione

C) Primers (inneschi oligonucleotidici) a RNA specifici per la sequenza bersaglio

D) Primers (inneschi oligonucleotidici) a DNA specifici per la sequenza bersaglio, unitamente all'enzima Retrotrascrittasi inversa

E) La Risposta A e la Risposta C e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    La reazione a catena della polimerasi, in acronimo PCR, è una tecnica automatizzata di biologia molecolare che permette la produzione di multiple copie di frammenti di acidi nucleici, avendone a disposizione le sequenze nucleotidiche iniziali e terminali. Inizialmente, i filamenti a doppia elica di DNA vengono denaturati, quindi sottoposti a riscaldamento così da poter essere separati in singoli filamenti. Dalla struttura a doppia elica si passa quindi a quella a singola elica. Alla soluzione che contiene tali filamenti vengono aggiunti dei brevi primer artificiali  a DNA(cioè delle brevi sequenze di nucleotidi complementari alle estremità 5’ e 3’ dei filamenti da ricostituire), la DNA polimerasi, i 4 desossiribonucleotidi trifosfati che verranno impiegati per costituire i nuovi filamenti e altri fattori necessari per lo svolgimento della reazione. In questo modo, la DNA polimerasi catalizzerà la produzione dei nuovi filamenti di DNA, disponendo correttamente i nucleotidi complementari alla sequenza di DNA impiegata come stampo. Il ripetersi del processo porterà alla produzione, in maniera esponenziale, delle copie dei filamenti originali.
    Le risposte B, C, D ed E non sono corrette.
    La PCR impiega, come primers, delle brevi sequenze di DNA a singolo filamento complementari alle estremità 5’ e 3’ dei filamenti da ricostruire. L’enzima coinvolto in questo processo è la DNA polimerasi. La retrotrascrittasi è un enzima non necessario poiché catalizza la sintesi di un nuovo filamento a partire da uno stampo di RNA.

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"In cosa consiste la tecnica dell'immunofluorescenza?"

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A) Nell'identificazione, tramite anticorpi marcati con sostanze fluorescenti, di segmenti del DNA

B) Nel trattamento delle cellule del sistema immunitario con coloranti fluorescenti, per identificare la sede dell'infezione

C) Nel trattamento del paziente con anticorpi fluorescenti, che possono essere visualizzati tramite analisi radiografica

D) Nell'uso di anticorpi marcati con sostanze fluorescenti che riconoscono epitopi di significato diagnostico

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la D.
    L’immunofluorescenza è una tecnica impiegata in immunoistochimica che ha il fine di individuare un anticorpo o un antigene sconosciuto, più genericamente un epitopo non noto, mediante il suo legame con specifici anticorpi noti legati ad un marcatore. Il marcatore è un fluorocromo cioè una molecola utilizzata come colorante fluorescente che, assorbendo raggi ultravioletti, emette una luce visibile di un particolare colore, se osservata al microscopio a luce UV. Il più impiegato è l’istiocianato di fluorescina. Distinguiamo l’immunofluorescenza diretta in cui l’anticorpo che riconosce l’antigene è marcato con il fluorocromo, e l’immunofluorescenza indiretta in cui l’anticorpo che riconosce l’antigene non è marcato ma viene utilizzato un anti-Ig marcato con un fluorocromo per rilevare il legame del primo anticorpo.
    La risposta A non è corretta.
    La tecnica che consente l’identificazione di segmenti di DNA mediante anticorpi marcati con sostanza fluorescenti prende il nome di FISH (ibridazione fluorescente in situ) e prevede l’impiego di sonde non radioattive, costituite da frammenti di DNA e marcate con gruppi chimici, che vengono rilevate mediante anticorpi fluorescenti.
    La risposta B non è corretta.
    Gli anticorpi marcati con sostanze fluorescenti non sono attualmente impiegati in vivo per poter localizzare la sede di infezione.
    La risposta C non è corretta.
    L’analisi radiografica è una indagine strumentale che permette di ottenere delle immagini di tipo anatomico del distretto esaminato attraverso l’impiego di raggi X, una forma di radiazione ionizzante.
    La risposta E non è corretta.
    L’immunofluorescenza è quella tecnica che permette il riconoscimento di epitopi di significato diagnostico, in un contesto tissutale o cellulare, mediante l’impiego di anticorpi marcati con sostanze fluorescenti.

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"Quale tra le seguenti infezioni puo' svilupparsi solo in presenza di infezione da HBV?"

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A) Infezione da HCV

B) Infezione da HEV

C) Infezione da HDV

D) Infezione da HAV

E) La Risposta A e la Risposta C e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la C.
    Il virus dell’epatite D è un virus con genoma ad RNA monocatenario che rientra nella categoria dei virus “difettivi”. E’ capace, infatti, di infettare autonomamente gli epatociti ma riesce a replicarsi solo con la presenza concomitante dell’HBV. Vi può essere coinfezione, quindi una infezione contemporanea da parte di HBV e HDV, oppure una sovrainfezione su una condizione cronica di HBV. Il periodo di incubazione è molto variabile ma può arrivare anche a sei mesi. La manifestazione principale è una epatite acuta, con gravità variabile a seconda del danno epatico preesistente, ma la sintomatologia può variare in caso di riattivazione. Tende a cronicizzare nel 90% dei casi e in circa il 70% di questi si ha l’evoluzione verso la cirrosi. La trasmissione avviene per lo più per via ematica e sessuale ma anche con trasmissione verticale (madre-figlio) e liquidi biologici. La diagnosi può essere fatta attraverso la rilevazione degli anticorpi anti-HDV o la ricerca del genoma virale nel sangue periferico mediante esami sierologici. Per i pazienti con infezione cronica, la terapia è consigliata in caso di alti livelli di HDV RNA e con danno epatico attivo. Il farmaco di scelta in questo caso è l’interferone alfa peghilato e il trattamento dovrebbe essere somministrato per un anno.
    La risposta A non è corretta.
    L’HCV è l’agente eziologico dell’epatite C. Una volta entrato all’interno degli epatociti, il genoma (una molecola di RNA a filamento singolo con polarità positiva) viene replicato da una RNA polimerasi RNA dipendente virale. Non necessita quindi della coinfezione da HBV per potersi moltiplicare.
    La risposta B non è corretta. HEV
    L’HEV è il virus responsabile dell’epatite E, infezione maggiormente diffusa in Medio Oriente, India e Messico. E’ generalmente autolimitantesi e la principale via di trasmissione è quella orofecale. Attualmente non si conosce il meccanismo di replicazione a livello epatico ma per potersi esplicare non necessita della coinfezione dell’HBV.
    La risposta A non è corretta.
    L’HAV, virus dell’epatite A, è un virus a trasmissione orofecale responsabile, nei casi sintomatici, di epatite acuta e altre manifestazioni quali dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, ittero, febbre, e nei casi più gravi insufficienza epatica. E’ un virus ad RNA che, una volta entrato all’interno della cellula ospite, da il via alla sua replicazione mediante una RNA polimerasi RNA dipendente. Non necessita della coinfezione da HBV per potersi moltiplicare.
    La risposta E non è corretta.
    Solo il virus dell’epatite D necessita di una coinfezone da parte dell’HBV per potersi replicare.

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"Scenario ES1X: Giunge in Pronto Soccorso una donna di 83 anni presentando febbre associata a brivido e sudorazione, agli esami ematochimici si riscontra anemizzazione, leucocitosi neutrofila, aumento degli indici di flogosi (VES e PCR). All'esame obiettivo si riscontrano un soffio cardiaco non noto in precedenza e splenomegalia. Viene sospettata la presenza di un'endocardite infettiva. Quali patogeni possono piu' frequentemente causare tale patologia?"

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A) Bacilli gram-negativi

B) Candida spp

C) Staphilococcus aureus/Streptococcus viridans

D) Enterococcus spp/Streptococcus gallolitycus

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    L' endocardite infettiva è una condizione clinica caratterizzata dall'infezione della superficie endocardica del cuore; di solito si riferisce all'infezione di una o più valvole cardiache o infezione di un dispositivo intracardiaco.
    L’endocardite infettiva può essere acquisita nella comunità o nel contesto dell'esposizione all'assistenza sanitaria, in quest’ultimo caso si può osservare l’insorgenza di sintomi 48 ore dopo il ricovero in ospedale.
    Una serie di fattori predispone allo sviluppo di endocardite infettiva tra cui:
    Età> 60 anni: gli adulti più anziani hanno maggiori probabilità di sviluppare una malattia degenerativa della valvola e di richiedere la sostituzione della valvola, entrambi associati ad un aumentato rischio di endicardite;
    Sesso maschile;
    Uso di droghe iniettabili;
    Infezione dentale: si presume che procedure dentarie che comportano la manipolazione del tessuto gengivale o la regione periapicale dei denti o la perforazione della mucosa orale possono aumentare il rischio di endocardite;
    Cardiopatie strutturali: circa tre quarti dei pazienti presentano un'anomalia strutturale cardiaca preesistente nel momento in cui si sviluppa l'endocardite;
    Malattie valvolari: incluse cardiopatia reumatica, prolasso della valvola mitrale (di solito con rigurgito mitralico coesistente), malattia della valvola aortica e altre anomalie valvolari;
    Cardiopatie congenite: le lesioni cardiache congenite che predispongono all’endocardite batterica comprendono stenosi aortica, valvola aortica bicuspide, stenosi polmonare, difetto del setto ventricolare, dotto arterioso del brevetto, coartazione dell'aorta e tetralogia di Fallot:
    Valvole cardiache protesiche;
    Storia di endocardite infettiva: una precedente storia di endocardite è un'importante causa predisponente per un’endocardite successiva;
    Dispositivo intravascolare - La batteriemia associata alla presenza di un catetere endovenoso o di una procedura invasiva intravascolare può essere complicata dall'endocardite;
    Emodialisi cronica: nei pazienti in emodialisi cronica fattori predisponenti includono l'accesso intravascolare, la valvulopatia calcifica e il deficit immunitario;
    Infezione da HIV.
    Una varietà di microrganismi può causare l’endocardite e la microbiologia può variare a seconda della popolazione: i microrganismi più frequentemente causa di endocardite sono stafilococchi, streptococchi e enterococchi, in particolare lo Staphylococcus aureus e lo Streptococco viridans.

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"Scenario ES1X: Giunge in Pronto Soccorso una donna di 83 anni presentando febbre associata a brivido e sudorazione, agli esami ematochimici si riscontra anemizzazione, leucocitosi neutrofila, aumento degli indici di flogosi (VES e PCR). All'esame obiettivo si riscontrano un soffio cardiaco non noto in precedenza e splenomegalia. Viene sospettata la presenza di un'endocardite infettiva. ​​​​​​​In questa paziente quale delle seguenti lesioni NON ci si aspetterebbe di riscontrare?"

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A) Noduli sottocutanei periungueali

B) Macule di piccole dimensioni localizzate all'estremita'

C) Embolo renale

D) Strie emorragiche a livello delle pieghe cutanee

E) La Risposta C e la Risposta A sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la D.
    L’endocardite è un processo infiammatorio che coinvolge l’endocardio partietale o, più frequentemente, l’endocardio valvolare. L’endocardite ad eziologia infettiva si verifica quando alcuni microrganismi, quali batteri come Staphilococcus aureus e streptococchi viridanti (responsabili entrambi del 20-40% de casi dei endocardite) provenienti per lo più da infezioni coinvolgenti le vie aeree superiori o le vie urinarie, penetrano nel torrente circolatorio e raggiungono l’endocardio, in particolare a livello delle strutture valvolari. Qui danno vita a lesioni vegetanti, da cui possono staccarsi frammenti e dare origine ad emboli, e alterazioni valvolari come insufficienza e stenosi. Nell’endocardite acuta il paziente presenta febbre, brividi, sudorazione, dispnea, dolore alle articolazioni e ai muscoli, astenia, cefalea. All’esame obiettivo si potranno osservare petecchie sulla cute, periorali o orbitali, macule cutanee emorragiche non dolenti localizzate alle estemità, noduli di Osler (noduli sottocutanei di piccole dimensioni, dolenti, localizzati sulla punta delle dita delle mani o dei piedi); alla palpazione potrà evidenziarsi splenomegalia, mentre all’auscultazione si potranno notare soffi cardiaci o disturbi del ritmo. Le strie emorragiche a livello delle pieghe cutanee non sono una manifestazione tipica dell’endocardite acuta. La diagnosi è data dalla clinica supportata da esami ematochimici e indagini strumentali, in primis l’ecocardiografia, che permette di visualizzare le strutture valvolari. Il trattamento prevede la terapia antibiotica mirata ed eventualmente la correzione chirurgica o la sostituzione degli apparati valvolari.
    La risposta A non è corretta.
    I noduli sottocutanei periungueali, conosciuti anche come noduli di Osler, sono dei piccoli noduli rilevati localizzati alle estremità delle dita dovuti a un processo vasculitico a carico dei piccoli vasi. Sono una delle manifestazioni tipiche dell’endocardite infettiva acuta e subacuta.
    La risposta B non è corretta.
    Le macule cutanee emorragiche non dolenti localizzate alle estemità, in particolare sul palmo delle mani e sulle piante dei piedi, sono una delle manifestazioni dell’endocardite infettiva acuta e subacuta.
    La risposta C non è corretta.
    Quando il processo endocarditico interessa le strutture valvolari, oltre alle alterazioni quali stenosi ed insufficienza, può dar vita a lesioni vegetanti da cui possono staccarsi frammenti e dare origine ad emboli, Questi emboli, una volta passati nel torrente circolatorio, possono raggiungere qualsiasi distretto dell’organismo.
    La risposta E non è corretta.
    Sia i noduli sottocutanei periungueali che l’embolia renale possono essere manifestazioni cliniche dell’endocardite.

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"Scenario GP2Q: Un uomo di 28 anni riferisce la comparsa da alcune settimane di una maculopapula di colore rosso scuro al glande. Da 2 giorni la lesione si è ulcerata, ma permane indolente. Quale agente etiologico e' la causa piu' probabile del quadro clinico descritto?"

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A) Haemophilus ducreyi

B) Neisseria gonorrhoeae

C) Treponema pallidum

D) Klebsiella granulomatis

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la C.
    Il Treponema Pallidum è l’agente eziologico della sifilide. E’ una spirocheta che, attraversando la cute e le mucose, raggiunge i linfonodi periferici e da qui si diffonde a tutti i distretti del corpo umano. Il contagio per via sessuale è quello più frequente, ma la trasmissione può avvenire anche attraverso la cute o per via transplacentare. E’ caratterizzata da tre fasi cliniche: la primaria, con comparsa del sifiloma, un nodulo duro e ulcerato localizzato nel punto di inoculazione, solitamente a livello dei genitali esterni, della regione anale oppure a livello delle labbra o del cavo orale; la secondaria, in cui la spirocheta diffonde per via ematica causando per lo più lesioni mucocutanee come dermatiti o e condilomi, ma talvolta con manifestazioni a carico di altri organi come linfoadenopatia generalizzata associata o meno ad epatosplenomegalia, uveite, periostite, glomerulite, epatite, meningite, paralisi dei nervi cranici; dopo un periodo di latenza si presenta la sifilide terziaria nella sua forma gommosa benigna, nella forma benigna delle ossa oppure nella forma cardiovascolare, neurologica.  La diagnosi, oltre alla clinica, viene fatta con i test sierologici reaginici (RPR, VDRL) e con i test sierologici treponemici e la microscopia in campo oscuro.  La terapia prevede l’impiego della Benzatina penicillina G per la maggior parte delle infezioni, la Penicillina acquosa per la sifilide oculare e per la neurosifilide.
    La risposta A non è corretta.
    L’Haemophylus ducrey è un coccobacillo Gram negativo responsabile dell’ulcera venerea o cancro molle o cancroide, una malattia sessualmente trasmissibile. La patologia si presenta con la comparsa di una o più ulcere dolenti localizzate ai genitali, di consistenza molle e associate a linfoadenite regionale talvolta di tipo suppurativo.
    La risposta B non è corretta.
    La Neisseria Gonorrhoeae è un batterio gram negativo responsabile della gonorrea o blenorragia. Spesso le infezioni sono asintomatiche o paucisintomatiche, soprattutto nelle donne, nelle quali le manifestazioni si confondono con quelle di altre infezioni del tratto genito-urinario. Anche nell’uomo i sintomi comprendono disuria, secrezioni bianco-giallo-verdastre dai genitali esterni e talvolta dolore e tumefazione ai testicoli.
    La risposta D non è corretta.
    La Klebsiella granulomatis è un batterio responsabile della donovanosi o granuloma inguinale, una malattia sessualmente trasmissibile. Si manifesta con lesioni cutanee progressive, spesse, indolore e frequentemente ulcerate. Raramente vi è linfoadenopatia regionale.
    La risposta E non è corretta.
    L’Haemophylus ducrey e la Neisseria Gonorrhoeae non sono gli agenti eziologici responsabili del quadro clinico descritto.

64 di 140 
"Scenario EB3Q: Uomo di 40 anni riferisce puntate febbrili da alcune settimane, associate ad astenia e a calo ponderale. All'esame obiettivo viene rilevata un'importante splenomegalia. All'emocromo si riscontra anemizzazione. Dopo aver escluso una possibile etiologia ematologica viene fatta diagnosi di leishmaniosi viscerale. Quale tra i seguenti farmaci e' piu' indicato per il trattamento dell'infezione viscerale da Leishmania?"

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A) Etionamide

B) Imipenem-cilastatina

C) Amfotericina B

D) Cotrimossazolo

E) La Risposta C e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    La Leishmaniosi viscerale è una infezione, principalmente una zoonosi, causata da protozoi del genere Leishania e trasmessa dalla puntura di diverse specie di moscerini flebotomi.  La forma viscerale, quella più grave, si manifesta con febbre intermittente o remittente, iporessia, perdita di peso, epato e splenomegalia e anemia. Se non trattata,raggiunge il 100% di mortalità, spesso per emorragie interne. L’amfotericina B liposomiale è il solo farmaco approvato dall’FDA per il suo trattamento. Appartiene alla categoria dei macrolidi polienici, è prodotto dallo Streptomices Nodosus e interferisce con la sintesi dell’ergosterolo, il principale sterolo della membrana della Leishmania, provocandone cosìalterazioni strutturali con conseguente morte del parassita. L’impiego del farmaco è limitato dal gran numero degli effetti collaterali (epatotossicità, nefrotossicità, alcalosi metabolica ipopotassiemica) poiché l’Amfotericina presenta grande affinità anche per il colesterolo delle membrane cellulari dell’uomo. Gli effetti indesiderati sono stati limitati dalla formulazione liposomiale, che ne permette il rilascio graduale con riduzione della tossicità e potenziamento dell’attività terapeutica.
    La risposta A non è corretta.
    L’Etionamide è un antimicotico impiegato, insieme ad altri farmaci antitubercolari, nel trattamento dell’infezione da Mycobacterium Tubercolosys. E’ un derivato della nicotinamide. Sebbene l’esatto meccanismo d’azione non sia conosciuto, si ritiene agisca inibendo la sintesi degli acidi micolici della parete batterica.
    La risposta B non è corretta.
    L’Imipenem è un antibiotico beta lattamico impiegato in associazione alla cilastatina, inibitore dell’enzima diidropeptidasi. Viene utilizzato per il trattamento di infezioni nosocomiali gravi con resistenza ad altri antibiotici come pseudomonas, streptococchi e stafilococchi, anche MRSA, acinetobacter, stenotrophomonas, proteus rettgeri, morganella, serratia, enterobacter.
    La risposta D non è corretta.
    Il Cotrimossazolo, composto dal Trimetoprim e dal Sulfametossazolo, due farmaci batteriostatici, viene impiegato per trattare un gran numero di infezioni da batteri Gram positivi (tra cui l’MRSA), Gram negativi, Protozoi come Cystospora e Cyclospora, infezioni da Tropheryma whippelii e infezioni fungine da Pneumocystis Jirovecii.
    La risposta E non è corretta.
    L’amfotericina B, nella formulazione liposomiale, è l’unico farmaco approvato dall’FDA per il trattamento della Leishmaniosi viscerale.

65 di 140 
"Scenario LU4I: Viene condotto in Pronto Soccorso un uomo di 75 anni per iperpiressia (38,5 °C) associata a brivido, stato confusionale, tachicardia e tachipnea. La moglie riferisce che il paziente godeva di buone condizioni di salute, fatta eccezione per ipertensione arteriosa in terapia e ipertrofia prostatica benigna. Nessun ricovero ospedaliero negli ultimi anni. Nell'ipotesi che possa trattarsi di una sepsi a partenza dalle vie urinarie, quale dei seguenti patogeni e' piu' frequentemente causa di tale patologia?"

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A) Escherichia coli

B) Staphilococcus epidermidis

C) Candida albicans

D) Streptococcus agalactiae

E) La Risposta C e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    L’Escherichia Coli è un batterio Gram negativo ed è il principale commensale aerobio che colonizza normalmente il colon. Nonostante questa colonizzazione sia assolutamente asintomatica nella maggior parte dei casi, alcuni ceppi di E. Coli possiedono geni capaci di provocare uno stato infettivo, come gli enteroemorragici, gli enterotossigeni, gli enteroinvasivi, gli enteropatogeni e gli enteroaggregativi. E. Coli può inoltre causare infezione quando invade siti sterili, in primis le vie urinarie. La stretta contiguità fra i due distretti, intestino e vie urinarie, favoriscono questa evenienza. Si tratta di infezioni generalmente ascendenti, quindi si ha il passaggio dei batteri dal perineo all’uretra. Nell’uomo può provocare anche prostatiti. La diagnosi viene fatta mediante esami colturali. La terapia antibiotica iniziale è empirica, poi si passa a quella mirata.
    La risposta B non è corretta.
    Lo Staphilococcus epidermidis è un batterio Gram positivo generalmente non patogeno e non invasivo, presente nella cute. Può causare infezioni alle vie urinarie soprattutto in condizioni predisponenti come la presenta di cateteri vescicali, che possono essere facilmente colonizzati da questo microrganismo. Il nostro paziente non presenta fattori predisponenti quindi difficilmente la sepsoi potrebbe essere attribuibile allo Staphilococcus epidermidis.
    La risposta C non è corretta.
    La candida albicans è un fungo che può dare origine ad infezioni sistemiche soprattutto nei pazienti immunodepressi per neoplasie, AIDS, terapie immunosoppressive o chemioterapia, o con altri fattori di rischio come patologie croniche come il diabete. Nei pazienti immunocompetendi è estremamente raro che siano responsabili di sepsi.
    La risposta D non è corretta.
    Lo Streptococcus agalactiae è un batterio Gram positivo ed è un colonizzatore normalmente innocuo del tratto gastrointestinale e genitourinario. In alcune condizioni può proliferare eccessivamente e diventare patogeno dando origine anche a infezioni estremamente gravi. Queste condizioni comprendono stati di immunodepressione e immunocompromissione, e comorbidità importanti come il diabete.
    La risposta E non è corretta.
    Lo staphilococcu aureus, per contiguità e per fattori anatomici predisponenti come l’ipertrofia prostatica, è il batterio più frequentemente responsabile di infezioni alle vie urinarie, in soggetti immunocompetenti.

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"Scenario LJ5S: Un uomo di 38 anni con infezione da HIV e con scarsa aderenza alla terapia antiretrovirale, giunge in Pronto Soccorso riferendo febbre da circa 10 giorni, affaticabilità e dispnea ingravescente. All'esame obiettivo riscontro di fini crepitii diffusi su tutto l'ambito. Dalle indagini radiologiche si rileva la presenza di aree "a vetro smerigliato" per cui si pone diagnosi di sospetta polmonite da Pneumocistis jirovecii. Con quali valori di conta assoluta di linfociti CD4+ e' maggiormente compatibile il quadro clinico descritto?"

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A) < 200/mil

B) 351-500/mil

C) 250-350/mil

D) > 500/mil

E) La Risposta C e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    Il principale bersaglio da parte di HIV-1 e HIV-2 è rappresentato dalle cellule presentanti, sulla loro superficie, una particolare proteina denominata CD4. Tale proteina viene riconosciuta dalla gp-120 collocata sulla superficie esterna del virus. Il CD-4 è particolarmente rappresentato sui linfociti T-helper, fondamentali nel processo di difesa immunitaria dell’essere umano. Una volta legato il CD-4 presente sulla superficie dei linfociti, il virus può penetrare al suo interno e avviare il ciclo di replicazione. I virus neoformati abbandonano poi la cellula ospite, provocando la perforazione della membrana e quindi anche la sua morte. La sintomatologia è variabile e dipende dalla compromissione del sistema immunitario. L’AIDS si manifesta con perdita di peso, diarrea cronica, febbre, sudorazione notturna, astenia, artralgie, infezioni da microrganismi opportunisti normalmente non pericolosi per i soggetti immunocompetenti, neoplasie. Il tipo di manifestazione clinica è correlabile al numero di linfociti CD4 circolanti. La condizione di AIDS conclamata viene definita da uno o più fra i seguenti criteri: l’insorgenza di gravi infezioni provocate da patogeni opportunisti, alcune neoplasie favorite dal deficit dell’immunità cellulo-mediata,  disturbi neurologici oppure un numero di linfociti T CD4+ (helper) inferiore a 200/ul. La polmonite da Pneunocistys jirovecii può essere considerata una manifestazione di AIDS conclamata poiché si tratta di un patogeno opportunista che normalmente non da origine a patologia in soggetti immunocompetenti.
    Le risposte B, C, D ed E non sono corrette.
    Il quadro clinico descritto, cioè una infezione polmonare da parte di un microrganismo patogeno opportunista, è segno di AIDS conclamata e quindi compatibile con un livello di CD4 inferiore a 200/ul.

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"Scenario LJ5S: Un uomo di 38 anni con infezione da HIV e con scarsa aderenza alla terapia antiretrovirale, giunge in Pronto Soccorso riferendo febbre da circa 10 giorni, affaticabilità e dispnea ingravescente. All'esame obiettivo riscontro di fini crepitii diffusi su tutto l'ambito. Dalle indagini radiologiche si rileva la presenza di aree "a vetro smerigliato" per cui si pone diagnosi di sospetta polmonite da Pneumocistis jirovecii. Quale terapia e' opportuno impostare?"

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A) Fluconazolo

B) Amoxicillina/acido clavulanico

C) Meropenem

D) Trimetoprim-sulfametossazolo

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    Il Trimetoprim è un antibiotico batteriostatico, appartenente alla categoria delle diaminopirimidine. La sua struttura presenta analogie con il gruppo pteridinico del folato; per questo motivo, svolge appunto la sua azione agendo come inibitore competitivo della diidrofolato reduttasi, enzima responsabile della sintesi dell'acido tetraidrofolico, indispensabile per la replicazione batterica. Il Trimetoprim viene utilizzato in associazione al Sulfametossazolo, un principio attivo appartenente alla classe dei sulfamidici, I quali si comportano come antimetaboliti dell'acido paraminobenzoico (PABA) e inibiscono l'enzima diidropteorato sintetasi che a sua volta utilizza il PABA per sintetizzare l'acido diidrofolico. I due farmaci, entrambi batteriostatici, vengono utilizzati in una unione sinergica (il Cotrimossazolo, CTX) per un importante numero di infezioni da batteri Gram + (tra cui l'MRSA), Gram -, Protozoi come Cystoisospora e Cyclospora spp, e infezioni fungine da Pneumocystis jirovecii. Il CTX viene utilizzato anche nel trattamento delle infezione da Tropheryma whippelii (che causa il morpo di Whipple). Si tratta di un bacillo Gram +capace di localizzarsi a livello del sistema nervoso centrale e, caratteristica estremamente importante del cotrimossazolo, è la capacità di attraversare la barriera ematoencefalica.
    La risposta A non è corretta.
    Il fluconazolo è un farmaco antimicotico, appartenente alla classe dei triazoli, impiegato per il trattamento di infezioni fungine sistemiche e superficiali. Agisce inibesndo la 14-alfa-demetilasi del citocromo P450 fungino. Lo Pneumocystis jirovecii, nonostante sia un micete, non è sensibile a questo farmaco.
    La risposta B non è corretta.
    L’amoxicillina-acido clavulanico è un antibiotico costituito dall’associazione dell’amoxicillina, un betalattamico, e il clavulanato, un inibitore della beta lattamasi batteriche. Questo farmaco inibisce la sintesi di peptidoglicano, un componente strutturale fondamentale della parete batterica. Lo Pneunocystis jirovecii non è sensibile a questo antibiotico.
    La risposta C non è corretta.
    Il meropenem è un antibiotico beta lattamico ad ampio spettro, appartenente alla classe dei carbapenemi. Ha uno spettro d’azione molto esteso nei confronti di Gram positivi e Gram negativi. Non ha efficacia sulle infezioni fungine anzi, al contrario, può favorirne lo sviluppo.
    La risposta E non è corretta.
    Nè il fluconazolo nè l’amoxicillina-clavulanato rappresentano le terapie più adatte per una infezione da Pneumocystis jirovecii.

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"Scenario GC6R: Un giovane di 14 anni giunge all'attenzione del medico per la comparsa di febbre, malessere generalizzato e faringodinia. All'esame obiettivo si riscontra essudato a livello tonsillare. Nel sospetto di un'infezione da EBV, quale tra i seguenti segni clinici e' MENO frequentemente presente?"

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A) Oliguria

B) Epatomegalia

C) Linfoadenomegalie laterocervicali

D) Splenomegalia

E) La Risposta C e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.
    Il virus di Epstein Barr, o HHV4, è un virus a DNA appartenente alla famiglia degli Herpesvirus. E’ responsabile della mononucleosi infettiva ed è coinvolto nella genesi di alcune forme neoplastiche. La classica sintomatologia d’esordio è di tipo similinfluenzale con febbre (alta e per lo più serale), astenia, faringite importante e spesso essudativa, e linfoadenopatie. Queste interessano solitamente le stazioni linfonodali laterocervicali, sono simmetriche e possono rappresentare l’unico segno d’esordio. Possono manifestarsi anche splenomegalia, epatomegalia e dolorabilità in ipocondrio destro, raramente ittero, petecchie palatali ed eruzioni cutanee maculopapulari. La rottura della milza è fra le complicanze più frequenti ma possono verificarsi anche complicanze neurologiche come encefaliti e meningiti, convulsioni, neuropatie, complicanze respiratorie da ostruzione delle vie aeree superiori o infiltrati polmonari, complicanze ematologiche come anemia emolitica, trombocitopenia e granulocitopenia. Non sono state segnalate particolari problematiche renali. L’EBV è associato anche ad alcune neoplasie, primo fa tutti il linfoma di Burkitt. La diagnosi viene fatta mediante esami sierologici e virologici. La terapia prevede il trattamento sintomatico per la febbre con paracetamolo o fans, e il trattamento dell’infezione con l’acyclovir che inibisce la replicazione virale, ed eventualmente la somministrazione di corticosteroidi che tuttavia non sono raccomandati di routine.
    Le risposte B, C, D ed E non sono corrette.
    L’epatomegalia, le linfoadenopatie laterocervicali e la splenomegalia rappresentano le manifestazioni più frequenti fra quelle provocate dall’infezione da virus di Epstein Barr.

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"Un paziente che si sottopone a un esame PET con 18 fluorodesossiglucosio assorbe una dose di radiazioni:"

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A) inferiore a 1 mSv

B) compresa tra 16 e 25 mSv

C) superiore a 25 mSv

D) compresa tra 2 e 15 mSv

E) La Risposta C e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la D.
    La PET con 18-FDG, in ambito oncologico, viene impiegata principalmente per la caratterizzazione di lesioni di dubbia natura identificate con altre tecniche di imaging, nella stadiazione, nella valutazione dell’efficacia terapeutica e nel follow up dei pazienti. Ma il suo uso si estende anche in ambito cardiologico, neurologico, reumatologico, immunologico ed infettivologico. Il fluorodesossiglucosio, un analogo del glucosio marcato con Fluoro-18, è un radiofarmaco, cioè una molecola attiva a livello metabolico legata ad un atomo radioattivo utilizzato come tracciante. E’ impiegato nell’imaging con PET. Il razionale del suo utilizzo sta nel fatto che le cellule neoplastiche in rapida crescita utilizzano il glucosio come substrato energetico. Il fabbisogno di glucosio è funzione del loro metabolismo. Le cellule neoplastiche infatti hanno, di norma, una attività metabolica più spiccata di quella del tessuto sano, motivo per cui avranno un maggiore fabbisogno energetico e quindi una maggiore necessità di glucosio. Il suo accumulo all’interno delle cellule tumorali permetterà di evidenziare tali lesioni. Si tratta di un esame non invasivo ma implica quindi l’esposizione del paziente a radiazioni ionizzanti. La dose totale assorbita dal paziente per singolo esame va dai 2 ai 15 mSv.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corrette.
    La dose totale assorbita dal paziente per singolo esame PET con 18-FDG va dai 2 ai 15 mSv.

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"In quale delle seguenti neoplasie la colina marcata con 18F e' un radiofarmaco utile?"

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A) Neoplasia della mammella

B) Neoplasia della prostata

C) Neoplasia tiroidea

D) Neoplasia renale

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    La colina marcata con fluoro-18 è un radiofarmaco utile nell’esame PET di neoplasie a lenta crescita come il tumore alla prostata. Le cellule neoplastiche presentano una incontrollata replicazione cellulare, motivo per cui necessiteranno di una maggiore quantità di componenti strutturali per la sintesi delle pareti cellulari. Avranno quindi anche un maggior fabbisogno di colina, precursore metabolico dei fosfolipidi di membrana. La colina, marcata con fluoro-18, si accumulerà nei tessuti neoplastici permettendo la valutazione dell’estensione della malattia e il suo andamento nel tempo. Le indicazioni all’utilizzo della PET con questo marcatore nel carcinoma prostatico comprendono: la stadiazione iniziale del paziente, il sospetto di ripresa di malattia dopo chirurgia, terapia radiante e/o ormonale e con scintigrafia ossea o Tc dubbia, la valutazione di pazienti ad alto rischio per malattia metastatica ossea o linfonodale.
    La risposta A non è corretta.
    La scintigrafia mirata all’individuazione di lesioni da cancro della mammella, compresa la ricerca del linfonodo sentinella, impiega radiofarmaci come il Tc-99m MIBI o la Tc-99m Tetrofosmina. La scintigrafia ossea mirata al riscontro di lesioni scheletriche da questo tumore utilizza i difosfonati marcati con Tc-99m.
    La risposta C non è corretta.
    La scintigrafia tiroidea prevede per lo più l’utilizzo di radiofarmaci a base di Iodio-131, così come la terapia radiometabolica di alcune neoplasie di questa ghiandola.
    La risposta D non è corretta.
    I radiofarmaci impiegati nella valutazione di patologie a carico del rene sono soprattutto il 99mTc-DTPA, il 99mTc-DMSA, il 99mTc-MAG3, il 131-I o 123I-Hippuran.
    La risposta E non è corretta.
    La colina marcata con 18F è un radiofarmaco il cui utilizzo è indicato nel tumore alla prostata, un tumore a lenta crescita.

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"In quale dei seguenti casi viene utilizzata la scintigrafia tiroidea?"

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A) Prima di un'eventuale terapia con radio-iodio

B) Nel follow-up di tutte le tireopatie

C) In una donna in gravidanza con sospetta tireopatia

D) Nel follow-up di una paziente affetta da tiroidite, che sta allattando

E) La Risposta C e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    La scintigrafia tiroidea è un esame di medicina nucleare che permette una valutazione funzionale della ghiandola. Mediante l’impiego di un tracciante radioattivo come lo iodio o il tecnezio permette di ottenere informazioni morfologiche e di funzionalità della tiroide e di caratterizzare eventuali noduli precedentemente evidenziati mediante altre indagini strumentali, come l’esame ecografico, e di distinguerli in noduli caldi, freddi o isocaptanti. I noduli caldi, o ipercaptanti, hanno autonomia funzionale e producono un eccesso di ormoni tiroidei, sono quindi tossici; i noduli isocaptanti sono costituiti da tessuto normofunzionante; i noduli freddi sono ipofunzionanti o non funzionanti. Generalmente le neoplasie maligne danno luogo a noduli freddi, ma non tutti i noduli freddi sono dovuti a processi neoplastici. La scintigrafia tiroidea può essere inoltre impiegata nell’identificazione di foci neoplastici tiroidei residui dopo trattamento chirurgico. Quindi il suo utilizzo è mirato a localizzare e caratterizzare il tessuto tiroideo presente nel corpo così da poter poi valutare l’utilità della terapia con radioiodio.
    La risposta B non è corretta.
    L’esecuzione della scintigrafia tiroidea non trova indicazione nel follow up di tutte le tireopatie. In buona parte di queste infatti, eccetto che nella valutazione della presenza di residui neoplastici tiroidei dopo trattamento chirurgico, la clinica, gli esami ematochimici (TSH, fT3 ed FT4) e gli esami strumentali che non impiegano radiazioni ionizzanti (ecografia in primis), forniscono informazioni esautive sul decorso della patologia.
    La risposta C non è corretta.
    Lo stato di gravidanza rappresenta una controidicazione assoluta all’esecuzione dell’esame scintigrafico a causa dell’impiego di radiazioni ionizzanti che potrebbero avere effetto dannoso sul feto.
    La risposta D non è corretta.
    Non tutte le tiroiditi hanno necessità di essere sottoposte ad esame scintigrafico; inoltre, l’allattamento rappresenta una controindicazione alla sua esecuzione poiché lo iodio radioattivo passa nel latte materno.
    La risposta E non è corretta.
    La scintigrafia tiroidea è indicata prima dell’inizio della terapia con radioiodio; non può essere effettuata nelle donne in gravidanza in cui rappresenta una controindicazione la scintigrafia stessa ma anche la terapia con radioiodio.

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"Quanto e' il tempo di dimezzamento del Tecnezio 99m?"

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A) 10 ore

B) 24 ore

C) 6 ore

D) 1 ora

E) La Risposta D e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    Il Tecnezio99m, o Tecnezio-99 metastabile, è un isotopo radioattivo di questo elemento. E’ un radiofarmaco cioè una molecola marcata con un tracciante radioattivo che può essere impiegata a scopo diagnostico, terapeutico o di ricerca nell’ambito medico nucleare. Il T-99m può essere impiegato in vivo nell’esecuzione di scintigrafie scheletriche, epatiche, renali, cerebrali, tiroidee e delle ghiandole salivari.  E’ un elemento non presente in natura, si tratta di un metallo di transizione e per questo motivo non entra facilmente a far parte delle strutture biologiche cellulari, riducendo così il tempo di permanenza nell’organismo e quindi anche gli effetti collaterali dose-dipendente. Ha inoltre un tempo di dimezzamento di 6 ore e questo permette una rapida dimissione del paziente dopo la sua somministrazione.
    Le risposte A, B, D ed è non sono corrette.
    Il tempo di dimezzamento del tecnezio è di 6 ore.

73 di 140 
"In quale tra le seguenti patologie puo' essere utile effettuare lo studio scintigrafico del transito esofageo?"

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A) Sclerodermia

B) Morbo di Crohn

C) Celiachia

D) Ulcera duodenale

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

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    La risposta corretta è la A.
    La sclerodermia è una patologia infiammatoria cronica a carattere autoimmune e ad eziologia multifattoriale che ha come bersaglio il tessuto connettivo. Gli organi interni e la cute vengono progressivamente invasi da tessuto fibroso. La manifestazioni classiche della malattia sono generalmente precedute dal fenomeno di Raynaud. La diagnosi di sclerodermia viene attualmente effettuata in base ai criteri ACR che prevedono: la presenza di sclerosi cutanea prossimalmente alle articolazioni metacarpofalangee e metatarsofalangee e la presenza di almeno due fra i tre criteri secondari, cioè fra sclerodattilia, ulcere digitali, fibrosi polmonare. L’impegno sclerotico degli organi interni è quello che più frequentemente porta alla morte il paziente per coinvolgimento polmonare, cardiaco, epatico e renale. Il coinvolgimento esofageo, che fa parte di un più esteso coinvolgimento bocca-ano, comporta alterazioni della funzione motoria con conseguente disfagia, pirosi retrosternale, nausea e vomito. La scintigrafia del transito esofageo in questa patologia serve per valutare le alterazioni della sua motilità anche negli stadi iniziali; spesso è utile per discriminare i pazienti che manifestano il fenomeno di Raynaud primario e quelli con sclerodermia. La somministrazione di cibi solidi o liquidi contenenti un tracciante radioattivo permette di studiare la progressione di questi lungo il tratto gastrointestinale. 
    La risposta B non è corretta.
    Il Morbo di Crohn è una patologia infiammatoria cronica intestinale, a genesi autoimmunitaria, che può coinvolgere qualsiasi tratto dell’apparato gastroenterico. E’ caratterizzata dalla formazione di ulcere, soprattutto a livello di ileo e colon, con possibilità di evoluzione a lesioni stenotiche o fistole. La scintigrafia esofagea non è indicata in questo tipo di patologiain quanto non è caratterizzata da alterazioni della sua motilità.
    La risposta C non è corretta.
    La Celiachia è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino tenue provocata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. E’ caratterizzata dalla progressiva distruzione della mucosa intestinale in seguito all’ingestione di alimenti contenenti questa molecola proteica, ma si accompagna a numerose altre manifestazioni sistemiche. La scintigrafia del transito esofageo non ha particolare ruolo in questa patologia in quanto non causa alterazioni della sua motilità.
    La risposta D non è corretta.
    L’ulcera duodenale è una lesione della mucosa duodenale; la sede più frequente è la porzione bulbare. Viene inclusa fra le cosiddette “ulcere peptiche”. La principale causa è rappresentata dall’infezione da parte dell’Helicobacter pylori, un batterio che può causare gastrite, ma tra gli altri fattori scatenanti abbiamo l’assunzione cronica di FANS, il fumo e l’alcol. La scintigrafia del transito esofageo non è indicata in questa patologia in quanto non ci fornisce alcuna informazione utile né per la diagnosi né per la terapia.
    La risposta E non è corretta.
    I dati forniti ci permettono di dare una risposta. La sclerodermia è una patologia per cui può essere utile effettuare uno studio scintigrafico del transito esofageo in quanto la progressiva rigidità di questo organo e dello sfintere esofageo inferiore portano ad un marcato rallentamento nella progressione degli alimenti.

74 di 140 
"Scenario 1: Una paziente di 38 anni viene sottoposta a PET per neoplasia polmonare. Quale tra le seguenti precauzioni e' meglio che la paziente prenda nelle prime 4 ore successive all'esame?"

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A) Astenersi dal bere qualsiasi bevanda

B) Evitare il contatto con qualsiasi persona

C) Evitare il contatto con donne in gravidanza e bambini

D) Digiunare

E) Nessuana delle Risposte precedenti

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    La risposta corretta è la C.
    La PET, in ambito oncologico, viene impiegata principalmente per la caratterizzazione di lesioni di dubbia natura identificate con altre tecniche di imaging, nella stadiazione, nella valutazione dell’efficacia terapeutica e nel follow up dei pazienti. Ma il suo uso si estende anche in ambito cardiologico, neurologico, reumatologico, immunologico ed infettivologico. La sua esecuzione prevede l’impiego di un radiofarmaco, cioè una molecola attiva a livello metabolico legata ad un atomo radioattivo utilizzato come tracciante.  L’accumulo del tracciante all’interno delle cellule permetterà di evidenziare le lesioni. Si tratta di un esame non invasivo ma implica l’esposizione del paziente a radiazioni ionizzanti. La dose totale assorbita dal paziente per singolo esame va dai 2 ai 15 mSv. Per questo motivo, lo stato di gravidanza o l’allattamento al seno rappresentano una controindicazione assoluta alla sua esecuzione. Allo stesso modo, è importante evitare il contatto con donne in gravidanza o con bambini piccoli sino a che la radioattività venga smaltita dall’organismo, quindi per le 4-5 ore successive all’esame.
    La risposta A non è corretta.
    In virtù dell’esecuzione dell’esame PET, il paziente deve astenersi dal bere bevande zuccherate per almeno le sei ore precedenti ma è importante che assuma abbondanti quantità di liquidi così da ottenere una buona idratazione. Non è necessario che segua questa condotta successivamente all’esame.
    La risposta B non è corretta.
    E’ importante che il paziente eviti il contatto, per le quattro ore successive all’esame, solo con le donne in gravidanza e con i bambini molto piccoli.
    La risposta D non è corretta.
    Per l’esecuzione della PET è necessario il digiuno da cibi zuccherati per almeno sei ore prima dell’esecuzione dell’esame e non dopo.
    La risposta E non è corretta.
    E’ estremamente importante che il paziente sottoposto ad esame PET eviti il contatto con donne in gravidanza e bambini piccoli per le quattro-cinque  ore successive.

75 di 140 
"Scenario 2: Una paziente viene sottoposta a scintigrafia tiroidea con riscontro di un'area ipercaptante. L'ipercaptazione a quale dei seguenti quadri clinici potrebbe corrispondere?"

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A) Carcinoma paratiroideo

B) Gozzo multinodulare iperfunzionante

C) Cisti tiroidea

D) Emorragia tiroidea

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la B.
    La scintigrafia tiroidea è un esame di medicina nucleare che permette una valutazione funzionale della ghiandola. Mediante l’impiego di un tracciante radioattivo come lo iodio o il tecnezio permette di caratterizzare i noduli tiroidei, evidenziati mediante altre indagini strumentali come l’esame ecografico, e di distinguerli in noduli caldi, freddi o isocaptanti. I noduli caldi, o ipercaptanti, hanno autonomia funzionale e producono un eccesso di ormoni tiroidei, sono quindi tossici; i noduli isocaptanti sono costituiti da tessuto normofunzionante; i noduli freddi sono ipofunzionanti o non funzionanti. Le neoplasie tiroidee appaiono quasi sempre scintigraficamente “fredde” (raramente possono captare il pertectetato), ma anche la maggior parte dei noduli benigni sono scintigraficamente freddi, mentre i noduli caldi sono indicativi di patologie “benigne” come ad esempio il gozzo multinodulare iperfunzionante.  Questo presenterà delle aree con capacità funzionale aumentata e quindi ipercaptanti alla scintigrafia.
    La risposta A non è corretta.
    La scintigrafia delle paratiroidi permette di visualizzare un adenoma iperfunzionante o paratiroidi ectopiche iperfunzionanti. Non permette di fare una diagnosi differenziale tra adenoma e carcinoma. Inoltre, attualmente, non disponiamo di traccianti specifici per il tessuto paratiroideo.
    La risposta C non è corretta.
    La cisti tiroidea alla scintigrafia si presenta come un nodulo freddo, non funzionante. E’ infatti generalmente costituita da un accumulo di colloide.
    La risposta D non è corretta.
    L’emorragia tiroidea non capta il radiofarmaco per cui non potrà apparire come un nodulo ipercaptante.
    La risposta E non è corretta.
    L’area ipercaptante viene riscontrata in caso di gozzo nodulare iperfunzionante ma non necessariamente in caso di carcinoma paratiroideo.

76 di 140 
"Scenario 3: Un paziente viene sottoposto a PET in seguito al riscontro, a una recente TC con mezzo di contrasto, di un nodulo solitario di circa 1.5 cm a livello del polmone destro. Alla PET il nodulo presenta SUV > 12. Quale tra le seguenti e' la diagnosi piu' probabile del nodulo descritto?"

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A) Tubercolosi

B) Amartoma

C) Polmonite

D) Carcinoma polmonare

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    La PET è un esame strumentale che in ambito oncologico, viene impiegata principalmente per la caratterizzazione di lesioni di dubbia natura identificate con altre tecniche di imaging, nella stadiazione, nella valutazione dell’efficacia terapeutica e nel follow up dei pazienti. Il radiofarmaco generalmente impiegato per lo svolgimento della PET a scopo diagnostico in ambito oncologico è il 18-fluorodesossiglucosio. Si tratta di un analogo del glucosio marcato con Fluoro-18. Il razionale del suo utilizzo sta nel fatto che le cellule neoplastiche in rapida crescita utilizzano il glucosio come substrato energetico. La loro richiesta è funzione del loro metabolismo. Le cellule neoplastiche infatti hanno, di norma, una attività metabolica più spiccata di quella del tessuto sano, motivo per cui avranno un maggiore fabbisogno energetico e quindi una maggiore necessità di glucosio. Il suo accumulo all’interno delle cellule tumorali permetterà di evidenziare tali lesioni. Il principale parametro per la valutazione delle aree ipercaptanti è il SUV (Syandardized Uptake Value). Il valore ottenuto dalla formula del SUV ci dice quanto l’area interessata capta di più o di meno rispetto a quanto capterebbe un’area di uguale massa.  Un valore di SUV >12 è suggestivo di neoplasia.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corretta.
    La PET e la valutazione del SUV vengono impiegati nella caratterizzazione del nodulo polmonare solitario. Un nodulo polmonare solitario con un SUV maggiore a 2,5 viene considerato maligno. La tubercolosi, l’amartroma e la polmonite sono patologie benigne che non portano ad un aumento così elevato del SUV tuttavia, talvolta, soprattutto il nodulo da tubercolosi può dare dei falsi positivi.


77 di 140 
"Scenario 4: Paziente di 65 anni con ipertiroidismo correlato a Malattia di Graves. Quale approccio terapeutico, tra i seguenti, verra' proposto al paziente?"

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A) Immunoterapia

B) Radioterapia della loggia tiroidea

C) Chemioterapia

D) Terapia radiometabolica

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    Il morbo di Graves-Basedow è la causa più frequente di ipertiroidismo; può provocare anche ingrandimento della tiroide, dermopatia pretibiale, ed esoftalmo per ipertrofia del tessuto retrobulbare. E’ una patologia autoimmune dovuta alla produzione di autoanticorpi leganti il recettore del TSH. Questi stimolano la produzione di ormoni da parte della ghiandola tiroidea. Lo iodio è un elemento essenziale per la produzione di questi ormoni. L’fT3 e l’fT4 infatti, prima di essere messi in circolo, vengono accumulati nei follicoli. La tiroide possiede una concentrazione di Iodio dalle 30 alle 100 volte superiore rispetto alla concentrazione plasmatica e l’avidità di questo tessuto per tale molecola è funzione della sua attività, quindi è aumentata nei processi iperplastici e neoplastici. Questo può essere sfruttato a scopo terapeutico. Lo iodio131, un isotopo dello iodio, viene impiegato nella terapia radiometabolica di alcune patologie tiroidee come appunto il morbo di Graves o alcune forme neoplastiche. Viene sfruttata la sua emissione di particelle beta, una forma di radiazione ionizzante dovuta ad un flusso di elettroni ad alta energia, le quali hanno un raggio d’azione limitato alla materia circostante e dissipano la propria energia vicino al punto di accumulo del radiofarmaco, distruggendo le cellule.
    La risposta A non è corretta.
    L’immunoterapia è una nuova strategia terapeutica che, attraverso l’impiego di farmaci immunologici a base di anticorpi monoclonali, mira a potenziare il sistema immunitario del paziente affetto da alcune forme tumorali. Può essere impiegata nella terapia del cancro alla tiroide. Non viene utilizzata per il morbo di Graves.
    La risposta B non è corretta.
    La radioterapia della loggia tiroidea può essere impiegata nel trattamento dei carcinomi midollari e anaplastici della tiroide che sono poco sensibili o non sensibili al trattamento con radio iodio. Non viene impiegata nel morbo di Graves.
    La risposta C non è corretta.
    La chemioterapia nell’ambito delle neoplasie tiroidee ha una applicazione molto limitata poiché questo tipo di tumori non risulta essere particolarmente sensibile. Non viene impiegata nella terapia del morbo di Graves.
    La risposta E non è corretta.
    L’immunoterapia e la radioterapia della loggia tiroidea possono avere indicazione nel trattamento del cancro alla tiroide. Non hanno indicazione per il morbo di Graves.

78 di 140 
"Per eseguire correttamente un western blot si deve:"

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A) trattare il campione di DNA genomico con enzimi di restrizione e sottoporlo in un secondo momento ad elettroforesi su gel di agarosio

B) trattare il campione di DNA genomico con enzimi di restrizione e sottoporlo in un secondo momento ad elettroforesi su gel di poliacrilammide

C) separare le proteine della miscela in base al loro peso molecolare,trasferirle su un supporto (generalmente membrana di nitrocellulosa) e infine utilizzare anticorpi specifici per il riconoscimento

D) trattare il campione di RNA genomico con enzimi di restrizione e sottoporlo in un secondo momento ad elettroforesi su gel di agarosio

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    Il Western blot, o immunofissazione, è una tecnina immunochimica che permette l’identificazione di un determinato antigene di tipo proteico, collocato in una miscela di proteine, da parte di uno specifico anticorpo. Il termine “blotting” indica il trasferimento di macromolecole su una membrana immobilizzante. Nel caso del Western blot queste macromolecole saranno, nello specifico, proteine separate elettroforeticamente e selezionate in base al peso molecolare. La membrana immobilizzante ha la funzione di rendere più accessibile all’anticorpo la proteina da individuare. Quindi anzitutto il campione viene preparato, le proteine vengono separate con elettroforesi e poi vengono trasferite sulla membrana di nitrocellulosa tramite un campo elettrico perpendicolare. La membrana viene esposta all’anticorpo diretto contro la proteina bersaglio, chiamato anticorpo primario, e questo complesso proteina-anticorpo primario potrà essere evidenziato mediante un anticorpo secondario marcato. Dopodichè, si sviluppa la membrana con la tecnica della chemiluminescenza e si fa una analisi densitometrica delle immagini.
    La risposta A non è corretta.
    Il trattamento di un campione di DNA genomico con enzimi di restrizione e la sua elettroforesi su gel di agarosio fanno parte dei passaggi del Southern blotting, una tecnica usata in biologia molecolare per rilevare specifiche sequenze di DNA.
    La risposta B non è corretta.
    Il trattamento di un campione di DNA genomico con enzimi di restrizione e la sua elettroforesi su gel di poliacrilammide fanno parte dei passaggi del Southern blotting, una tecnica usata in biologia molecolare per rilevare specifiche sequenze di DNA.
    La risposta D non è corretta.
    Il trattamento di un campione di RNA genomico con enzimi di restrizione e la sua elettroforesi su gel di agarosio fanno parte dei passaggi del Northern blotting, una tecnica usata in biologia molecolare per rilevare specifiche sequenze di RNA.
    La risposta E non è corretta.
    Il trattamento di un campione di DNA genomico con enzimi di restrizione e la sua elettroforesi su gel di agarosio o poliacrilammide fanno parte della tecnica del Southern blotting.

79 di 140 
"A quale classe di antibiotici sono SCARSAMENTE sensibili le Pasteurelle?"

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A) Aminoglicosidi

B) Tetracicline

C) Cefalosporine

D) Penicilline

E) La Risposta C e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    La Pasteurella è un genere batterico che comprende piccoli coccobacilli Gram negativi, aerobi-anaerobi facoltativi e fermentanti. Sono catalasi e ossidasi positivi. Questo genere comprende diverse specie. In coltura presentano spesso una colorazione bipolare che gli da un aspetto “a spilla di sicurezza”. Colonizzano il tratto respiratorio e gastrointestinale di vari mammiferi e possono essere trasmesse all’uomo mediante graffi, morsi o per via inalatoria. Le principali specie associate a patologia nell’uomo sono la P. multocida, la P. canis, la P. dagmatis, la P. stomatis. Vengono trasmesse per lo più da cani e gatti ma anche altri mammiferi possono essere dei reservoir come cavalli, maiali, topi, conigli e volpi. La Pasteurella può causare infezioni severe ai tessuti molli; può essere causa di celluliti, infezioni respiratorie o infezioni endoaddominali, endocarditi o infezioni oculari, e meno frequentemente artriti settiche, osteomieliti, sepsi e meningiti, soprattutto nei bambini o in individui immunocompromessi. La diagnosi viene fatta attraverso l’isolamento del batterio in coltura. Le penicilline sono di solito la classe antibiotica di scelta ma la Pasteurella è generalmente sensibile a varie cefalosporine di terza o quarta generazione, fluorochinoloni, carbapenemi e al trimetoprim-sulfametossazolo. E’ scarsamente sensibile agli aminoglicosidi.
    La risposta B non è corretta.
    Le tetracicline costituiscono un gruppo di antibiotici di tipo batteriostatico che inibiscono la sintesi proteica batterica, legandosi alla subunità 30S ribosomale. Sono antibiotici ad ampio spettro, attivi verso numerosi batteri Gram positivi e Gran negativi. Fra le tetracicline, la Doxiciclina può essere impiegata nelle infezioni da Pasteurella, sebbene questo non sia il farmaco di prima scelta.
    La risposta C non è corretta.
    Le cefalosporine di terza e quarta generazione appartengono alla famiglia delle cefalosporine, antibiotici di tipo beta lattamico ad ampio spettro. Agiscono ostacolando la sintesi del peptidoglicano, un costituente essenziale della parete batterica. I farmaci di terza e quarta generazione, più recenti rispetto a quelli di prima e seconda generazione, sono meno sensibili alle beta lattamasi batteriche e maggiormente attivi nei confronti di alcuni batteri gram negativi, tra cui la Pasteurella.
    La risposta D non è corretta.
    Le penicilline fanno parte degli antibiotici beta lattamici. Il meccanismo d’azione consiste principalmente nell’inibizione della transpeptidasi e delle penicillin binding protein, enzimi coinvolti nella sintesi della parete batterica. Le penicilline rappresentano gli antibiotici di scelta nella terapia dell’infezione da Pasteurella. In particolare, in assenza di controindicazioni assolute, come nel caso di allergie, il primo farmaco somministrato è l’Amoxicillina-Clavulanato.
    La risposta E non è corretta.
    Le tetracicline e le penicilline sono farmaci impiegati nel trattamento delle infezioni da Pasteurella. Questi batteri sono invece scarsamente sensibili agli aminoglicosidi.

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"Quale tra questi composti antifungini agisce legandosi agli steroli della membrana cellulare e causando la formazione di una serie di pori che provocano una fuoriuscita incontrollata del contenuto citosolico, cui segue la morte cellulare per lisi osmotica?"

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A) Echinocandine (caspofungina, anidulafungina)

B) Composti azolici (fuconazolo, itraconazolo)

C) Antibiotici polienici (anfotericina B, nistatina)

D) 5-fluorocitosina

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

  • Mostra la Risposta!

    La risposta corretta è la C.
    Gli antibiotici polienici sono classificati fra le principali classi di antifungini. Il termine “polienico” sta ad indicare la presenza, in questi farmaci, di un numero vario di doppi legami non saturi coniugati. Sono molecole anfipatiche e il loro meccanismo d’azione prevede l’interazione di questi farmaci con l’ergosterolo, un costituente di natura steroidea fondamentale nella struttura della membrana fungina, e la creazione di pori o canali con danno della membrana, rilascio di costituenti cellulari, perdita del gradiente protonico e morte fungina. Hanno azione batteriostatica o battericida a seconda delle dosi somministrate. I farmaci più importanti appartenenti a questa famiglia sono l’amfotericina B e la nistatina. La resistenza nei loro confronti, anche se rara, è dovuta al rimpiazzo dell’ergosterolo con altri precursori e la scarsa capacità del farmaco di penetrare nella parete. Lo spettro di miceti sensibili comprende i lieviti come Candida e Cryptococcus neoformans, funghi dimorfi come Blastomyces, Histoplasma, Sporothrix schenckii, muffe e miceti filamentosi come Aspergillus e Phialaphora, e zigomiceti.
    La risposta A non è corretta.
    Le echinocandine sono dei farmaci antifungini che inibiscono non con meccanismo competitivo ma in maniera specifica gli enzimi deputati alla sintesi dei beta-glucani della parete fungina, in particolare la glucano sintetasi che sintetizza il 1,3-beta-glucano.
    La risposta B non è corretta.
    I composti azolici sono dei farmaci antifungini che agiscono inibendo l’enzima lanosterolo 14alfa-metilasi, una mono-ossigenasi del citocromo P450 micotico. Questo enzima catalizza la conversione del lanosterolo ad ergosterolo, un componente fondamentale della membrana fungina. In questo modo si ha l’alterazione della fluidità di membrana e la sua permeabilità. Si ha inoltre l’interruzione dell’attività degli enzimi di membrana e della replicazione cellulare.
    La risposta D non è corretta.
    La 5-fluorocitosina è un farmaco antimicotico di tipo sistemico che viene impiegato in associazione alla amfotericina B. Grazie ad una proteina della parete fungina, una permeasi, la fluocrocitosina riesce a penetrare all’interno della cellula dove viene convertita a 5-fluorouracile da una deaminasi. Questo, fungendo da falso nucleotide, inibisce la timidilato sintetasi e di conseguenza  la sintesi del DNA micotico. Viene quindi bloccata la replicazione cellulare.
    La risposta E non è corretta.
    Nè le echinocandine né i composti azolici agiscono legandosi agli steroli della membrana cellulare e causando la formazione di pori a cui segue la morte cellulare per lisi osmotica

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"In corso di Leptospirosi, durante la prima settimana d'infezione, dove possono essere isolate le Leptospire?"

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A) Nel sangue

B) Nella milza

C) Nelle ossa

D) Nel fegato

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.
    La leptospirosi è una zoonosi che può essere trasmessa con il contatto diretto con l’urina o i tessuti di animali infetti oppure in maniera indiretta con il contatto con acqua contaminata, in presenza di soluzioni di continuo della cute. I roditori ne costituiscono, fra molti altri mammiferi, il serbatoio principale. La Leptospira è un batterio spiraliforme appartenente alla classe delle spirochete. Fra gli oltre 200 sierotipi individuati, alcuni di questi sono patogeni mentre altri sono semplici saprofiti. Il perido di incubazione della leptospirosi è solitamente di 5-15 giorni anche se può estendersi dal 2^ al 20^ giorno. Il decorso è bifasico con una prima fase setticemica caratterizzata da comparsa improvvisa di febbre alta con brivido, artromialgie, iperemia congiuntivale al 3°-4° giorno, raramente epato o splenomegalia, seguiti da defervescenza e dal passaggio, tra il 6° e il 120° giorno dall’inizio della sintomatologia, alla fase immune in cui si osserva la comparsa degli anticorpi nel siero. Dopo la defervescenza e l’apparente remissione dei sintomi alla fine della prima fase, possono ricomparire febbre e artralgie, talvolta accompagnati da segni di meningismo e nel 50% dei casi pleiocitosi. Più raramente si può avere nevrite ottica, iridociclite, neuropatia periferica, compromissione renale e polmonare. Durante la prima settimana di infezione, la spirocheta può essere isolata nel sangue, nelle urine ed eventualmente nel liquido cerebrospinale Spesso è una infezione che decorre asintomatica, o paucisintomatica, e autolimitante, ma nei casi che necessitano di terapia, gli antibiotici di scelta sono la doxiciclina o l’azitomicina. Nei pazienti ospedalizzati, sono favorite la penicillina, la doxiciclina, il ceftriaxone e il cefotaxime.
    La risposta B non è corretta.
    Dopo circa sette giorni dall’infezione, le Leptospire non possono essere identificate nella milza.
    La risposta C non è corretta.
    Le Leptospire non possono essere identificate delle ossa.
    La risposta D non è corretta.
    Durante la prima settimana di infezione, le Leptospire non possono essere individuate a livello epatico.
    La risposta E non è corretta.
    Durante la prima settimana di infezione le Leptospire possono essere isolate nel sangue ma non nella milza.

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"Quali antibiotici agiscono inibendo la sub unita' 30 S dei ribosomi dei batteri?"

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A) Antibiotici beta-lattamici

B) Aminoglicosidi e Tetracicline

C) Chinoloni

D) Rifamicine

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B
    Le tetracicline costituiscono un gruppo di antibiotici di tipo batteriostatico che inibiscono la sintesi proteica batterica, legandosi alla subunità 30S ribosomale e impedendo il legame tra l’aminoacil-tRNA e il complesso mRNA-ribosoma. E’ una azione di tipo batteriostatico poichè il legamee della tetraciclina è reversibile. Sono antibiotici ad ampio spettro, attivi verso numerosi batteri Gram positivi e Gran negativi aerobi e anaerobi e con efficacia anche nei confronti di alcuni microrganismi resistenti ad altre classi come le rickettsie, clamidiae, micoplasmi e fitoplasmi. Fra i principali effetti collaterali, ricordiamo quelli dovuti al loro accumulo in tessuti ricchi di calcio come le ossa e i denti. Gli aminoglicosidi sono antibiotici di tipo batteriostatico, con azione battericida concentrazione-dipendente, che inibiscono la sintesi proteica batterica legandosi alla subunità 30S del ribosoma. In questo modo bloccano la formazione del complesso tra il ribosoma e l’RNA messaggero, inducono la sintesi di proteine anormali o non funzionanti  e impediscono la traslocazione dell’RNA tranfer. Sembra inoltre che questa classe di antibiotici abbia la capacità di causare dei danni alla membrana batterica, con formazione di pori, alterazione della permeabilità e morte cellulare. Sono principalmnte attivi nei confronti dei batteri aerobi Gram negativi come Pseudomonas, Acinetobacter ed Enterobacter, nei confronti di Gram positivi e di alcune specie di Micobatteri come il micobatterium tubercolosis. Sono ototossici e nefrotossici.
    La risposta A non è corretta.
    Gli antibiotici beta-lattamici devono la loro azione all’inibizione della transpeptidasi, un enzima responsabile della formazione dei legami crociati fra le molecole di peptidoglicano della parete cellulare betterica. In questo modo ne impediscono la sintesi.
    La risposta C non è corretta.
    I chinoloni sono farmaci ad origine sintetica e ad attività antibatterica, derivati dall’acido nalidixico. Il loro meccanismo d’azione è legato all’inibizione della girasi e della topoisomerasi IV, enzimi coinvolti nel processo di replicazione del DNA batterico.
    La risposta D non è corretta.
    Le rifamicine sono un gruppo di farmaci ad origine semisintetica ad attività antibatterica che deve la sua attività all’inibizione della RNA polimerasi DNA dipendende delle cellule batteriche grazie al suo legame con la subunità beta. In questo modo non permette la trascrizione dell’RNA messaggero e la conseguente traduzione dei polipeptidi.
    La risposta E non è corretta.
    Gli antibiotici beta lattamici inibiscono la sintesi della parete batterica; gli aminoglicosidi e le tetracicline inibiscono la subunità ribosomica batterica 30S.

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"Quale di questi microrganismi e' l'agente eziologico della Malattia di Lyme?"

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A) Serpulina pilosicoli

B) Leptospira interrogans

C) Borrelia burgdorferi

D) Molluscum contagiosum virus

E) La Risposta D e la Risposta A sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la C.
    La Borrelia burgdorferi è un batterio spiraliforme Gram negativo appartenente alla classe delle spirochete. E’ l’agenete eziologico della malattia di Lyme. L’infezione viene trasmessa all’uomo dal morso delle zecche, che ne vengono a loro volta infestate. Il decorso vede il susseguirsi di tre fasi: la precoce localizzata, la precoce disseminata e la tardiva. Il sintomo d’esordio è, generalmente, il tipico “eritema cutaneo a bersaglio” chiamato anche eritema cronico migrante. E’ in segno patognomonico ma fugace e si stima che si presenti nell’80-90% dei pazienti infettati. Inizialmente è una piccola papula, o macula, rossa localizzata nel sito del morso ma tende ad espandersi progressivamente raggiungendo anche un diametro di 50 cm. Svanisce in genere dopo 3-4 settimane. Si passa poi, dopo giorni o mesi dall’infezione, alla fase precoce disseminata in cui il paziente presenta febbre, cefalea, astenia, dolori muscolari e artralgie. Se la malattia non viene riconosciuta, può evolvere dando alterazioni neurologiche come meningite, radicoloneuriti, paralisi di Bell, e lesioni miocardiche comportanti palpitazioni, mio e pericardite, cardiomegalia e BAV. In fase avanzata i pazienti possono sviluppare artrite cronica, lesioni cutanee e soffrire di alterazioni del comportamento e perdita di memoria. Se contratta in gravidanza, può essere causa di aborto spontaneo. Anche se trattata, alcuni sintomi possono persistere per anni. La diagnosi è sierologica mediante individuazione del genoma batterico e degli anticorpi specifici. La terapia in fase precoce localizzata si avvale di antibiotici quali doxiciclina, amoxicillina e cefuroxime; in fase disseminata della
    doxiciclina o del ceftriaxone. La doxiciclina ha la capacità di passare attraverso la BEE.
    La risposta A non è corretta.
    La Serpulina pilosicoli, o Brachyspira pilosicoli, è una spirocheta anaerobica gram negativa in grado di causare disordini intestinali. Può dare enteriti anche nell’uomo.
    La risposta B non è corretta.
    La Leptospira interrogans è un batterio spiraliforme con parete cellulare simile a quella dei gram negativi. Appartiene alla classe delle spirochete e può causare la leptospirosi, una malattia infettiva acuta con coinvolgimento sistemico e a carattere vasculitico che può manifestarsi con febbre, meningite, interessamento polmonare, renale ed epatico.
    La risposta D non è corretta.
    Il Molluscum contagiosum è un agente virale la cui infezione causa lesioni papulose della pelle o, in misura minore, delle mucose. Le papule hanno una caratteristica ombelicatura centrale e possono localizzarsi in ogni parte del corpo eccetto che nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi.
    La risposta E non corretta.
    La Serpulina pilosicoli e il Molluscum contagiosus non sono gli agenti eziologici della malattia di Lyme.

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"Quali tra questi microrganismi NON sono residenti normalmente nel cavo orale?"

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A) Virus

B) Streptococchi

C) Corinebatteri

D) Actinomiceti

E) La Risposta D e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    I virus sono microrganismi o “elementi genetici mobili” costituiti da un acido nucleico (DNA o RNA) racchiuso in un contenitore proteico. Non hanno una organizzazione di tipo cellulare ma macromolecolare. Non sono capaci di svolgere attività metaboliche e biosintetiche, motivo per cui sono parassiti endocellulari obbligati e possono infettare cellule animali, vegetali e batteriche. Non fanno quindi parte dei microrganismi normalmente residenti nel corpo umano. Le loro dimensioni variano dai 20 ai 300 nanometri. La classificazione di Baltimore del 1971 li suddivide in sette classi, in base al tipo di acido nucleico posseduto (DNA o RNA) e alla configurazione a singolo o doppio filamento. Alcuni virus, in fasi diverse del ciclo replicativo, utilizzano entrambe le tipologie di acido nucleico. Da queste caratteristiche dipendono le diverse strategie di replicazione una volta che il virus penetra all’interno della cellula ospite. La classificazione tassonomica li raggruppa in categorie: ordine, famiglia, sottofamiglia, genere e specie. Altre classificazioni considerano lo spettro d’ospite, cioè il microrganismo infettato, la morfologia e la simmetria del capside e il meccanismo di replicazione. Una volta venuti a contatto con la cellula, per poterla infettare, devono aderire alla sua superficie, penetrare all’interno ed esporre gli acidi nucleici agli enzimi della cellula ospite per avviare la replicazione. Non sempre le infezioni causano la morte immediata della cellula ospite; sono possibili anche le infezioni latenti, persistenti o quelle che causano la trasformazione tumorale della cellula.
    La risposta B non è corretta.
    Gli Streptococchi rappresentano un gruppo eterogeneo di batteri Gram positivi. Alcuni di questi (quindi non tutti) sono batteri commensali della mucosa orale, faringea, intestinale e vaginale. In alcune condizioni però, da commensali possono diventare patogeni.
    La risposta C non è corretta.
    I Corinebatteri sono dei batteri gram positivi, aerobi, anaerobi facoltativi. Molte fra le specie appartenenti a questo genere sono commensali di cute e mucose dell’uomo, eccetto il Corinebacterium difteriae che è specificamente patogeno ed è l’agente eziologico della difterite.
    La risposta D non è corretta.
    Gli Actinomiceti sono batteri gram positivi; sono saprofiti del suolo e commensali dell’uomo e di altri animali. Vi sono alcuni generi di interesse medico perché capaci di dare patologia nell’uomo: Actinomyces, Nocardia e Streptomyces.
    La risposta E non è corretta.
    I virus non sono mai, in qualsiasi caso, commensali della mucosa del cavo orale. Gli streptococchi e gli actinomiceti possono esserlo.

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"A quali temperature si liquefa' e si solidifica un terreno gelificato con agar?"

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A) Liquefa' a piu' di 85 °C e solidifica a meno di 40 °C

B) Liquefa' a piu' di 80 °C e solidifica a meno di 45 °C

C) Liquefa' a piu' di 75 °C e solidifica a meno di 38 °C

D) Liquefa' a piu' di 100 °C e solidifica a meno di 35 C

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    I terreni di coltura sono delle soluzioni solide o liquide che permettono lo sviluppo e la crescita in vitro di microrganismi. Hanno alcune caratteristiche: possiedono sostanze nutritive in concentrazione adatta per la crescita batterica, hanno grado di umidità adeguato, un pH adatto e non sono contaminati. Li distinguiamo in terreni selettivi, cioè terreni che permettono la crescita di uno o un numero ristretto di microrganismi, terreni discriminativi, cioè terreni che,per il tipo di crescita, rendono possibile l’identificazione della colonia di un dato microrganismo rispetto a quelle di altri, terreni di arricchimento in cui la presenza di specifiche sostanze favoriscono la crescita di un microrganismo e rallentano quella degli altri. Possono essere classificati, in base allo stato fisico, in terreni liquidi e terreni solidi. Nei terreni liquidi, i componenti nutritivi vengono disciolti in acqua, mentre i terreni solidi possono essere tali naturalmente oppure possono essere gelificati medianti l’aggiunta di agar, gelatina o silica-gel. L’agar è un polisaccaride, nello specifico un polimero costituito principalmente da D-galattosio, che possiede capacità gelificanti naturali. Viene utilizzato quindi per solidificare terreni di coltura adatti alla maggior parte dei microrganismi. Grazie alla sua bassa temperatura di gelificazione, a meno di 45°, e di liquefazione a più di 80°, può essere utilizzato per la preparazione di terreni in cui cui possono essere aggiunti sangue o siero.
    Le risposte A, C, D ed E non sono corrette.
    L’agar impiegato nei terreni di coltura gelifica a meno 45° e liquefa’ a più di 80°.

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"Quale caratteristica della cellula batterica e' responsabile della positivita' alla colorazione di Gram?"

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A) Conformazione a 'vibrione'

B) Membrana suscettibile a degradazione con alcool

C) Parete cellulare formata da uno spesso strato di peptidoglicano, senza la presenza di una membrana esterna

D) Conformazione a 'cocco'

E) La Risposta A e la Risposta C e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    I batteri gram positivi e gram negativi possono essere osservati al microscopio dopo essere stati sottoposti alla colorazione di Gram. Questa impiega coloranti ionici, quindi idrofilici. La differenza nella colorazione è dovuta alla capacità di trattenere il colorante in base alla diversa costituzione della parete batterica. La parete dei Gram negativi è costituita da uno strato di peptidoglicano (circa il 15-20% della parete) e da una membrana esterna che contiene grandi quantità di lipopolisaccaridi e della lipoproteina di Brown. La parete dei Gram positivi è costituita da una spessa parete di peptidoglicano (circa il 95% dell’intera parete); inoltre questi non possiedono la membrana esterna. La colorazione di Gram è di tipo differenziale, impiega cioè più coloranti in tempi successivi. Il primo colorante con cui viene trattato il preparato batterico è una soluzione di cristalvioletto; dopo 2-3 minuti si allontana il colorante e si applica il liquido di Lugol, un mordenzante che facilita il legame del colore al substrato. Successivamente si tratta il preparato con un decolorante come l’alcol etilico o l’acetone, che però a questo punto non riesce ad attraversare la parete dei Gram +. In seguito si applica un secondo colorante, quale la fuxina o la safranina. Al termine della colorazione, i Gram positivi appariranno viola poiché la soluzione decolorante non riesce a rimuovere il cristal violetto mentre, i Gram negativi, vengono decolorati e ricolorati dalla fuxina o dalla safranina quindi appariranno rossi.
    La risposta A non è corretta
    I batteri possono essere classificati, in base alla morfologia, in : cocchi, bacilli, spirilli e vibrioni. Questa caratteristica morfologica non è responsabile della diversa risposta alla colorazione di Gram.
    La risposta B non è corretta.
    La membrana batterica dei gram negativi, nonostante possa essere attraversata dalla soluzione alcolica impiegata nella colorazione di Gram, non è tuttavia degradabile da questa.
    La risposta D non è corretta.
    I batteri possono essere classificati, in base alla morfologia, in : cocchi, bacilli, spirilli e vibrioni. Questa caratteristica morfologica non è responsabile della diversa risposta alla colorazione di Gram.
    La risposta E non è corretta.
    La diversa risposta alla colorazione di Gram è data solo da caratteristiche della parete batterica, e in particolar modo dallo spessore del peptidoglicano.

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"La piu' frequente forma di ipertensione NON essenziale e':"

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A) l'ipertensione nefrovascolare

B) l'ipertensione da catecolamine

C) l'ipertensione da mineralcorticoidi

D) l'ipertiroidismo

E) La Risposta D e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    L’ipertensione nefrovascolare è una forma di ipertensione arteriosa secondaria ad un ridotto flusso ematico ad uno o ad entrambi i reni per una stenosi delle arterie renali ; è  quindi dovuta ad una condizione di ipoperfusione renale. Il ridotto afflusso arterioso porta all’attivazione del sistema renina-angiotensina. Elementi caratteristici di questa forma di ipertensione sono lo sviluppo in età giovanile, lo scarso controllo pressorio attraverso i farmaci antipertensivi, l’aumento della cretininemia se si avvia la terapia con ace inibitori, l’ipercaliemia, l’edema polmonare recidivante, segni di aterosclerosi in altri distretti, e reni di diverse dimensioni.  All’esame clinico è suggestiva la presenza di un soffio addominale.
    Il percorso diagnostico prevede la ricerca di elementi clinici suggestivi, il dosaggio dell’attività della renina plasmatica, il test al captopril, la scintigrafia renale, l’ecocolor doppler delle arterie renali, l’angioRMN, l’angioTC spirale delle arterie renali, l‘angiografia renale, il dosaggio della renina nel sangue refluo dalle vene renali, l’urografia ev.
    La risposta B non è corretta.
    L'ipertensione da catecolamine è dovuta,nel 90% dei casi, ad una neoplasia delle cellule cromaffini della midollare del surrene, cellule che secernono le catecolammine e i loro precursori. Nel 10% dei casi la sede neoplastica è extrasurrenalica e la localizzazione di questi feocromocitomi è complicata.
    La risposta C non è corretta.
    L'ipertensione da mineralcorticoidi è dovuta all’iperaldosteronismo primitivo, una condizione in cui la corteccia surrenalica, nella maggior parte dei casi per un adenoma monolaterale (morbo di Conn) oppure per una iperplasia bilaterale, secerne quantità eccessive di aldosterone.
    La risposta D non è corretta.
    Gli ormoni tiroidei agiscono sulle cellule cardiache, sull’equilibrio simpatico-vagale e sui vasi. Si ha un aumento della portata cardiaca e della frequenza.
    La risposta E non è corretta.
    La piu' frequente forma di ipertensione non essenziale è quella nefrovascolare.

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"Il genotipo della sindrome di Klinefelter e':"

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A) 45, X/46, XY

B) 47, XXY

C) 47, XX piu' 21

D) 45, X0

E) La Risposta D e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la B.
    I soggetti affetti dalla sindrome di Klinefelter possiedono un genotipo 47 XXY omogeneo o in mosaico 46,XY/XXY. E’ una delle forme di aneuploidia più frequenti; si stima interessi 1:500-1000 nati di sesso maschile. La presenza di questo genotipo non è una condizione ereditaria ma insorge per una anomalia nel processo di meiosi dei gameti. La presenza del cromosoma X sovrannumerario intereferisce con il normale sviluppo sessuale; è la causa più frequente di ipogonadismo primario negli uomini e la carenza di testesterone secondaria è causa di azoospermia, infertilità e mancato o minore sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Questi individui presentano inoltre un anomalo sviluppo corporeo con alterate proporzioni corporee (tipici sono gli arti inferiori eccessivamente lunghi e il tronco corto, e le spalle strette), ginecomastia e obesità a disposizione ginoide. In alcuni casi sono presenti disturbi neurologici, del comportamento, del linguaggio e deficit cognitivi. La diagnosi può essere confermata con l’analisi citogenegica. Non esiste una terapia risolutiva ma l’identificazione in fase precoce e la somministrazione di testosterone in età puberale favorisce lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e l’acquisizione di proporzioni corporee del fenotipo maschile.
    La risposta A non è corretta.
    Il cariotipo 45, X/46, XY indica la disgenesia gonadica mista, un disordine dello sviluppo sessuale dovuta a mosaicismo del cromosoma Y.
    La risposta C non è corretta.
    Il cariotipo 47, XX piu' 21 indica un soggetto di sesso femminile affetto dalla Sindrome di Down, conosciuta anche come “trisomia 21”.
    La risposta D non è corretta.
    Il cariotipo 45, X0 o “monosomia X” è tipico della sindrome di Turner, una patologia caratterizzata dalla assenza di uno dei due cromosomi X. Colpisce esclusivamente le donne.
    La risposta E non è corretta.
    Entrambi i cariotipi considerati non corrispondono a quello della Sindrome di Klinefelter.

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"Quale delle seguenti affermazioni e' corretta circa l'ipersensibilita' di tipo II?"

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A) E' indipendente dagli anticorpi

B) E' dovuta a un'azione patogena diretta degli anticorpi

C) Richiede la formazione di immunocomplessi

D) E' mediata da linfociti T CD8+

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

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    La risposta corretta è la B.
    La reazione da ipersensibilità è causata da una risposta eccessiva o incontrollata nei confronti di un antigene patogeno, o che viene riconosciuto come tale dal sistema immunitario. Vi sono 4 tipi di reazioni da ipersensibilità; quella di tipo II, citotossica, è dovuta ad una azione diretta mediata dagli anticorpi di tipo IgM ed IgG. Questi hanno come bersaglio degli antigeni proteici localizzati sulla superficie cellulare o localizzati nella matrice extracellulare. Il riconoscimento di tali molecole porta all’attivazione del complemento, con lisi oppure opsonizzazione e fagocitosi delle cellule bersaglio. Le cellule interessate sono eritrociti, piastrine e granulociti. Alcune reazioni da ipersensibilità di tipo II sono quelle causate da trasfusioni di sangue fra soggetti incompatibili per gruppo ABO, l’anemia emolitica del neonato da incompatibilità Rh, le anemie emolitiche da farmaci.
    La risposta A non è corretta.
    La reazione da ipersensibilità di tipo II è mediata da anticorpi di tipo IgM ed IgG.
    La risposta C non è corretta.
    La formazione di immunocomplessi si riscontra nelle reazioni da ipersensibilità di tipo III. Gli immunocomplessi sono formati dagli anticorpi di tipo IgM ed IgG legati agli antigeni, nel circolo.
    La risposta D non è corretta.
    I linfociti T CD8+ e i linfociti CD4+ sono mediatori delle reazioni da ipersensibilità di tipo IV. In particolare, i linfociti CD8+ sono responsabili della citolisi.
    La risposta E non è corretta.
    Le reazioni da ipersensibilità di tipo 2 sono mediate da anticorpi.

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"Scenario RI1S: Una donna di 46 anni lamenta progressiva perdita di peso, sudorazione, saltuari episodi di palpitazioni e affaticabilità. ​​​​​​​La diagnosi di ipertiroidismo si pone con:"

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A) valutazione fluoroscopica dinamica della deglutizione

B) tomografia computerizzata del collo

C) ecografia tiroidea

D) Dosaggio TSH, T3, T4

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

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    La risposta corretta è la D.
    L’ipertiroidismo è una condizione causata da alti livelli ematici di ormoni tiroidei. La forma primaria dipende da patologie a carico della tiroide mentre la forma secondaria è dovuta ad una sovrastimolazione della ghiandola tiroidea da parte di livelli eccessivi di TSH, spesso da adenoma ipofisario. Indipendentemente dalla causa, l’ipertiroidismo è caratterizzato da un corredo sintomatologico che comprende segni cardiovascolari quali ipertensione e tachicardia, fino allo sviluppo di tachiaritmie, iperattività, irrequietezza, dimagrimento, debolezza muscolare, tremori, caduta dei capelli, insonnia, ipermotilità intestinale, scarsa tolleranza al caldo e aumento della sudorazione. Se la tiroide si ipertrofizza, si possono avere anche sintomi da compressione esofagea, come la disfagia, e meno frequentemente quelli da dislocazione o compressione tracheale. I pazienti con morbo di Graves-Basedow, i pazienti presentano l’oftalmopatia infiltrativa e la dermopatia. La diagnosi viene fatta mediante dosaggio di TSH, fT3 e fT4. Valori elevati di T3 e T4 pongono la diagnosi di ipetiroidismo e generalmente si accompagnano a bassi valori di TSH.
    La risposta A non è corretta.
    La valutazione fluoroscopica dinamica della deglutizione permette di valutare la sequenza deglutitoria nei pazienti con disfagia. Nell’ipertiroidismo può trovare impiego qualora l’ipertrofia tiroidea provochi una compressione ab estrinseco di faringe o esofago, ma non permette di fare la diagnosi di ipertiroidismo.
    La risposta B non è corretta.
    La tomografia computerizzata del collo permette di valutare l’anatomia della ghiandola tiroidea ma non permette di fare diagnosi di ipertiroidismo.
    La risposta C non è corretta.
    L’ecografia del collo permette di eseguire una indagine anatomica e funzionale della ghiandola ma non permette di fare diagnosi di ipertiroidismo.
    La risposta E non è corretta.
    I sintomi presentati dalla paziente pongono il sospetto diagnostico ma la diagnosi di ipertiroidismo si ottiene mediante esami laboratoristici.

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"Scenario XD4G: Una donna di 68 anni si presenta in Pronto Soccorso per malessere generale, dispnea, iperpiressia e tosse produttiva. Dagli esami si rileva importante leucocitosi neutrofila. Qual e' la diagnosi piu' probabile?"

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A) Intossicazione da monossido di carbonio

B) Polmonite batterica

C) Neoplasia polmonare

D) Embolia polmonare

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    La polmonite è una patologia a carattere infiammatorio che interessa il parenchima polmonare. La maggior parte delle volte la causa è da ricondursi ad agenti infettivi quali batteri, virus e meno frequentemente funghi o parassiti. I batteri rappreseno la causa più comune di polmonite acquisita in comunità e le specie maggiormente responsabili sono lo Streptococccus Pneumoniae, la Klebsiella Pneumoniae, l’Haemophilus Influenzae e la Chlamydophila Pneumoniae. Questi agenti infettivi penetrano nei polmoni generalmente attraverso le vie aeree, anche se è possibile la diffusione per via ematica. Una volta arrivati nei polmoni, l’attivazione del sistema immunitario nei confronti degli antigeni estranei darà origine ad una cascata infiammatoria con conseguenze locali e sistemiche. Le polmoniti batteriche hanno generalmente un interessamento alveolare, e non interstiziale, con coinvolgimento segmentale o lobare. La sintomatologia comprende tosse (spesso produttiva), dolore toracico, dispnea e/o tachipnea, febbre e brividi accompagnati da astenia, artromialgie e cefalea. L’esordio è frequentemente brusco. La diagnosi può essere supportata dalla radiografia del torace in cui si evidenziano uno o più addensamenti, non raramente accompagnati da versamento pleurico. La terapia prevede l’impiego di antipiretici ma soprattutto di antibiotici su base empirica, in base alle caratteristiche del paziente  e alla possibilità di aver acquisito l’infezione in comunità o in ambiente ospedaliero. La coltura dell’espettorato è indicata solo in pazienti non responsivi alla terapia empirica.
    La risposta A non è corretta.
    I sintomi manifestati in caso di intossicazione da monossido di carbonio dipendono dai livelli di carbossiemoglobina. Inizialmente compaiono cefalea e nausea, ma per valori di CO maggiori al 20% il soggetto mostra difficoltà di concentrazione, vertigini, dispnea, dolore toracico, alterazioni del sensorio e della coscienza, sincope e convulsioni. Per valori superiori al 60% si ha ipotensione, insufficienza respiratoria, coma e morte. La febbre e la tosse produttiva non sono presenti.
    La risposta C non è corretta.
    In caso di neoplasia polmonare, il soggetto spesso presenta dispnea, dolore toracico, tosse continua, secca o con espettorato non di rado striato di sangue, ed emottisi. Si associano frequentemente una importante perdita di peso e di appetito e la stanchezza. L’iperpiressia non è un sintomo caratteristico.
    La risposta D non è corretta.
    L’embolia polmonare è una condizione causata dall’ostruzione di uno o più rami dell’arteria polmonare. Se massiva, conduce a morte i breve tempo. I segni e i sintomi sono spesso aspecifici con tosse, dispnea, dolore toracico, tachicardia, ipotensione, lipotimia. Significativa è la presenza di una TVP, frequentemente agli arti inferiori, di cui l’embolia polmonare è una diretta conseguenza. Non è presente febbre.
    La risposta E non è corretta.
    I segni e i sintomi presentati dalla paziente sono riconducibili ad una polmonite e non ad una intossicazione da monossido di carbonio.

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"La PET e la SPECT sono due tipologie d'indagine medico-nucleare che si differenziano per:"

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A) modalita' di imaging: funzionale per la PET e morfologica per la SPECT

B) i radionuclidi e l'apparecchiatura impiegata

C) la tecnica di acquisizione: tomografica per la PET e planare per la SPECT

D) i radionuclidi impiegati: gamma emittenti per la PET e beta emittenti per la SPECT

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    Gli acronimi PET e SPECT indicano rispettivamente la Tomografia ad emissione di Positroni e la Tomografia Computerizzata ad Emissione di Singolo Fotone. In entrambi i casi si tratta di tecniche diagnostiche di medicina nucleare che, utilizzando i positroni emessi con il decadimento di alcuni isotopi radioattivi, permettono di ottenere delle bioimmagini in base alla distribuzione del tracciante. Il radiofarmaco iniettato varia a seconda del processo biologico che si desidera studiare. L’emissione della radiazione gamma emessa dalla PET  è indotta dall’urto beta+ e beta- quindi è una emissione da annichilazione. I fotoni emessi, o meglio il doppio fotone, colpiscono contemporaneamente e in maniera obliqua i rivelatori che registrano la radiazione. La SPECT è un esame tomografico in cui l’emissione gamma del singolo fotone è una emissione diretta e non indotta. E’ una tecnologia più semplice rispetto a quella della PET e anche l’apparecchiatura impiegata, che registra solo le radiazioni dirette in maniera perpendicolare al rilevatore, è meno costosa. L’esame SPECT ha una risoluzione e una efficienza minore della PET, inoltre è più soggetta ad errore a causa dell’attenuazione dei fotoni che provengono dai tessuti più interni. Infine, gli isotopi radioattivi impiegati nella SPECT hanno una emivita più lunga rispetto a quelli della PET.
    La risposta A non è corretta.
    Si tratta in entrambi i casi di una tecnica di imaging di tipo funzionale.
    La risposta C non è corretta.
    La tecnica di acquisizione delle immagini è di tipo tomografico per entrambi gli esami.
    La risposta D non è corretta.
    I radionuclidi impiegati nella PET e nella SPECT sono, in entrambi i casi, gamma emittenti.
    La risposta E non è corretta.
    Ciò che differenzia fondamentalmente la PET e la SPECT sono il tipo di apparecchiatura impiegata, meno sofisticata nel caso della SPECT, e i radionuclidi utilizzati.

93 di 140 
"La scintigrafia ossea risulta essere un esame di prima istanza nella stadiazione e nel follow-up soprattutto di una delle seguenti neoplasie. Quale?"

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A) Epatocarcinoma

B) Neoplasia del colon

C) Carcinoma prostatico

D) Neoplasia ovarica

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la C.
    Il tumore alla prostata è una neoplasia estremamente frequente soprattutto nei pazienti anziani. Rappresenta circa il 20% di tutti i tumori nei soggetti di sesso maschile di età superiore ai 50 anni. La diffusione di questa neoplasia può avvenire per contiguità, per via ematica e per via linfatica. Generalmente, la diffusione ematica avviene successivamente rispetto a quella linfatica. Per via ematica, possiamo avere la frequente metastatizzazione a livello dell'apparato scheletrico, soprattutto bacino, colonna vertebrale, coste, femore e omero alle estremità prossimali (altre localizzazioni che interessano i visceri, solitamente più tardive, sono polmoni, fegato, surrene, rene e raramente testicolo). I dolori ossei talvolta possono essere il sintomo d'esordio della neoplasia che purtroppo risulta essere quindi già avanzata. La diagnosi di cancro alla prostata si fa con l’esplorazione rettale, l’ecografia prostatica transrettale, il dosaggio PSA, la biopsia prostatica. Questi possono essere integrati con altri esami strumentali. La scintigrafia è la tecnica più adatta per l'identificazione di metastasi ossee secondarie a neoplasie primitive di altri organi;  in questo è molto più sensibile rispetto alle tecniche radiografiche. Attualmente, i radiofarmaci più utilizzati per lo studio scintigrafico dell'osso sono i bifosfonati per la loro capacità di legarsi ai cristalli di idrossiapatite idratata presenti nelle lesioni ossee metaboliche attive o nei centri di crescita. A causa di questa maggiore attività osteoblastica, come nel caso delle metastasi da K prostata, le lesioni interessanti lo scheletro saranno ipercaptanti e quindi avremo una concentrazione maggiore di radiofarmaco.
    Le risposte A, B, D ed E non sono corrette.
    L’epatocarcinoma, la neoplasia del colon e la neoplasia ovarica si avvalgono in prima istanza di metodiche di imaging quali la TC e la PET nella ricerca di metastasi a distanza. La scintigrafia ossea può essere impiegata ma non ha la stessa priorità come nel caso del carcinoma prostatico.

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"Per ottenere le immagini scintigrafiche vengono utilizzate radiazioni gamma perche':"

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A) sono molto penetranti

B) sono cariche positivamente

C) sono corpuscolate

D) sono poco penetranti

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    La scintigrafia è un esame diagnostico di medicina nucleare che, attraverso l’utilizzo di radiofarmaci gamma emittenti, permette di fare una valutazione soprattutto di tipo funzionale ma anche morfologica dei vari organi. I radiofarmaci impiegati sono diversi a seconda del processo biologico che si desidera studiare; sono dei traccianti che, in base alla loro diversa captazione, renderanno più visibile la sede di maggior deposito. Le radiazioni emesse da questi isotopi sono di tipo gamma e vengono rilevate da delle particolari apparecchiature dette “gamma camera” che le trasformano in immagini digitali. Le sostanze radioattive impiegate devono avere alcune caratteristiche tra cui: raggiungere una concentrazione elevata nella struttura in esame e conservarla per un tempo sufficientemente lungo affinché venga rilevata ed emettere radiazioni abbastanza penetranti, come le radiazioni gamma, da riuscire a raggiungere la superficie del corpo per poter essere individuate. I raggi gamma sono un tipo di radiazione elettromagnetica emessa durante il decadimento di un nucleo instabile. Sono radiazioni prive di massa e per questo motivo sono molto più penetranti rispetto alle radiazioni alfa e beta.
    La risposta B non è corretta.
    I raggi gamma sono radiazioni elettromagnetiche, sono quindi costituite da fotoni.
    La risposta C non è corretta.
    Le radiazioni gamma sono radiazioni non corpuscolate, cioè onde eletromagnetiche.
    La risposta D non è corretta.
    I raggi gamma sono radiazioni prive di massa quindi sono molto penetranti.
    La risposta E non è corretta.
    I raggi gamma sono radiazioni prive di massa, non corpuscolate, e quindi molto penetranti.

95 di 140 
"Scenario 1: Un paziente maschio di 56 anni con riscontro a una TC torace di eteroformazione polmonare si sottopone a esame PET-TC total body con 18 fluorodesossiglucosio per la caratterizzazione metabolica della lesione e stadiazione clinica. La captazione del fluorodesossiglucosio a livello della cellula neoplastica e' determinata principalmente da:"

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A) trasportatore NIS (Sodium Iodide Symporter)

B) trasportatore GLUT (gluco-trasportatori)

C) differenze di potenziali di membrana

D) pompa sodio-potassio

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.
    Il fluorodesossiglucosio, un analogo del glucosio marcato con Fluoro-18, è un radiofarmaco, cioè una molecola che contiene al suo interno un atomo radioattivo. E’ impiegato nell’imaging con PET. Il razionale del suo utilizzo sta nel fatto che le cellule neoplastiche in rapida crescita utilizzano il glucosio come substrato energetico. La loro richiesta è funzione del loro metabolismo. Le cellule neoplastiche infatti hanno, di norma, una attività metabolica più spiccata di quella del tessuto sano, motivo per cui avranno un maggiore fabbisogno energetico e quindi una maggiore necessità di glucosio. Per favorire il maggiore ingresso di questo zucchero all’interno della cellula, esprimeranno quindi un maggior numero di trasportatori di membrana quali i GLUT. Si tratta di una famiglia di proteine di membrana che permettono la diffusione facilitata del glucosio. Il suo accumulo all’interno delle cellule tumorali permetterà di evidenziare tali lesioni. La PET con 18-FDG, in ambito oncologico, viene impiegata principalmente per la caratterizzazione di lesioni di dubbia natura identificate con altre tecniche di imaging, nella stadiazione, nella valutazione dell’efficacia terapeutica e nel follow up dei pazienti.
    La risposta A non è corretta.
    Il trasportatore NIS (Sodio Iodio Simporto) è un canale di trasporto attivo mediante il quale lo Iodio raggiunge il citosol delle cellule follicolari della tiroide. Si tratta di un trasportatore che veicola, all’interno della cellula follicolare, una molecola di Iodio accompagnata da due ioni Sodio.
    La risposta C non è corretta.
    Per potenziale di membrana si intende la differenza di potenziale elettrico presente fra la faccia extracellulare, che presenta maggiori cariche positive, e la faccia intracellulare, che presenta maggiori cariche negative, della membrana plasmatica. Non è lagata alla maggiore captazione del FDG.
    La risposta D non è corretta.
    La pompa sodio-potassio è un enzima, un trasportatore attivo, che ha il compito di mantenere stabile la concentrazione ionica ai due lati della membrana plasmatica e regola la concentrazione di questi due ioni sul versante interno ed esterno di questa.
    La risposta E non è corretta.
    La captazione del fluorodesossiglucosio a livello della cellula neoplastica e' determinata principalmente dal trasportatore di membrana GLUT.


96 di 140 
"Scenario 2: Un paziente oncologico di 63 anni, come indicato dal suo medico curante, si sottopone a una scintigrafia ossea. Per la ricerca delle metastasi ossee la scintigrafia ossea:"

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A) deve essere usata solo in caso di esame radiografico sospetto

B) e' altamente specifica

C) deve essere usata solo in caso di rialzo dei markers tumorali

D) e' altamente sensibile

E) La Risposta D e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    La scintigrafia è un esame diagnostico di medicina nucleare che, attraverso l’utilizzo di radiofarmaci gamma emittenti, permette di fare una valutazione soprattutto di tipo funzionale ma anche morfologica dei vari organi. I radiofarmaci impiegati sono diversi a seconda del processo biologico che si desidera studiare; sono dei traccianti che, in base alla loro diversa captazione, renderanno più visibile la sede di maggior deposito. E’ un esame che viene frequentemente impiegato nella fase di stadiazione neoplastica poichè è la tecnica più adatta per l'identificazione di metastasi ossee secondarie a neoplasie primitive di altri organi;  in questo è estremamente sensibile rispetto alle tecniche radiografiche. Attualmente, i radiofarmaci più utilizzati per lo studio scintigrafico dell'osso sono i bifosfonati per la loro capacità di legarsi ai cristalli di idrossiapatite idratata presenti nelle lesioni ossee metaboliche attive o nei centri di crescita. A causa di questa maggiore attività osteoblastica, come nel caso delle metastasi da K prostata, le lesioni interessanti lo scheletro saranno ipercaptanti e quindi avremo una concentrazione maggiore di radiofarmaco. Tuttavia, è un esame altamente sensibile ma non altamente specifico poiché il radiofarmaco può depositarsi anche in sedi infiammatorie e non necessariamente neoplastiche.
    La risposta A non è corretta.
    La scintigrafia è un esame di medicina nucleare che deve essere impiegato in pazienti selezionati e con un sospetto diagnostico già definito. Non può essere effettuata solo in caso di esame radiografico sospetto a causa della sua alta sensibilità ma bassa specificità.
    La risposta B non è corretta.
    La scintigrafia è un esame altamente sensibile ma non è altamente specifico poiché il radiofarmaco impiegato si depositerà nelle lesioni ossee metabolicamente attive, non necessariamente di tipo neoplastico ma anche di natura infiammatoria, e nei centri di crescita.
    La risposta C non è corretta.
    La scintigrafia non deve essere usata solo in caso di rialzo dei markers tumorali ma deve e può essere impiegata nella fase di stadiazione neoplastica.
    La risposta E non è corretta.
    La scintigrafia è un esame altamente sensibile ma non altamente specifico quindi non può essere impiegato solo in caso di esame radiografico sospetto.

97 di 140 
"Scenario 3: Un paziente di 35 anni, con ipertensione di recente comparsa, associata a diaforesi e cardiopalmo, deve sottoporsi a scintigrafia. La scintigrafia della midollare surrenale con metaiodiobenzilguanidina e' utile per la diagnosi di:"

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A) feocromocitoma

B) sindrome adrenogenitale

C) sindrome di Cushing

D) aldosteronismo primario

E) La Risposta A e la Risposta C e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    Il feocromocitoma è una neoplasia che origina dalle cellule enterocromaffini localizzate nella midollare del surrene per il 90% dei casi; nel restante 10% dei casi la localizzazione è extra surrenalica e prende il nome di paraganglioma. Questa neoplasia si caratterizza per la secrezione di catecolamine e peptidi vasoattivi. Per questo motivo, nelle forme secernenti, i sintomi sono legati proprio alla liberazione di catecolamine che agiscono sui recettor adrenergici, attivandoli. Le manifestazioni più evidenti sono tachicardia e palpitazioni,crisi ipertensive e diaforesi. Le crisi ipertensive possono provocare cefalea improvvisa e attacchi d’ansia. La contemporaneità di questi sintomi si riscontra solo nel 15% dei pazienti affetti. La diagnosi viene fatta mediante esami di laboratorio, con la ricerca di metanefrina e normatanefrina. Queste possono essere ricercate sia sul sangue che sulle urine e vengono secrete in continuo dalle cellule tumorali quindi la loro ricerca da un minor numero di falsi negativi. Per la conferma della sede (o delle sedi) di localizzazione del feocromocitoma e del paraganglioma, così come anche nella ricerca delle recidive, è utile l’esecuzione della scintigrafia con metaiodobenzilguanidina marcata con iodio-131. Questo, un analogo della guanetidina, si accumula a livello delle terminazioni nervose presinaptiche delle cellule adrenergiche e nei granuli intracitoplasmatici delle cellule cromaffini. La sua localizzazione in maggiore o minore quantità in alcune sedi è funzione della concentrazione e del turnover catecolaminico.
    La risposta B non è corretta.
    La sindrome adrenogenitale è una patologia a trasmissione ereditaria in cui il deficit di 21-idrossilasi provoca iperplasia surrenalica congenita. La 21-idrossilasi è un enzima coinvolto nella sintesi del cortisolo e dell’aldosterone, ormoni prodotti nella corticale del surrene. La scintigrafia con MIBG non trova utilità in questo caso.
    La risposta C non è corretta.
    La Sindrome di Cushing è caratterizzata da un insieme di segni e sintomi dovuti ad una condizione di ipercortisolismo cronico ad origine endogena quindi prodotto dalle ghiandole surrenali. La causa più frequente è un adenoma ipofisario secernente ACTH che sollecita eccessivamente i surreni, oppure un adenoma serrenalico ACTH indipendente.
    La risposta D non è corretta.
    L’Aldosteronismo primario, noto anche come sindrome di Conn, è caratterizzato dall’eccessiva sintesi e rilascio di aldosterone da parte delle ghiandole surrenali. Questo comporta un aumento della ritenzione del sodio e della perdita di potassio, e conseguente incremento della pressione arteriosa.
    La risposta E non è corretta.
    La scintigrafia con MIBG può essere impiegata nella diagnosi di feocromocitoma.

98 di 140 
"Scenario 4: Paziente sottoposto a prostatectomia radicale e linfoadenectomia pelvica per adenocarcinoma prostatico, Gleason 9:4+5 e PSA pre-operatorio 10 ng/ml. Stadio: pT3apN0 (0/15 linfonodi esaminati). PSA post-operatorio: 0,001 ng/ml. Effettua PSA di controllo: 2 ng/ml:  A quale dei seguenti esami dovrebbe essere sottoposto il paziente per ristadiarlo?"

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A) PET con FDG

B) PET con metionina

C) PET con colina

D) Eco addome completo

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    La colina marcata con fluoro-18 è un radiofarmaco utile nell’esame PET di neoplasie a lenta crescita come il tumore alla prostata. Le cellule neoplastiche presentano una incontrollata replicazione cellulare, motivo per cui necessiteranno di una maggiore quantità di componenti strutturali per la sintesi delle pareti cellulari. Avranno quindi anche un maggior fabbisogno di colina, precursore metabolico dei fosfolipidi di membrana. La colina, marcata con fluoro-18, si accumulerà nei tessuti neoplastici permettendo la valutazione dell’estensione della malattia e il suo andamento nel tempo. Le indicazioni all’utilizzo della PET con questo marcatore nel carcinoma prostatico comprendono: la stadiazione iniziale del paziente, il sospetto di ripresa di malattia dopo chirurgia, la terapia radiante e/o ormonale e con scintigrafia ossea o Tc dubbia, la valutazione di pazienti ad alto rischio per malattia metastatica ossea o linfonodale.
    La risposta A non è corretta.
    Il 18-fluorodesossiglucosio è il principale radiofarmaco impiegato nella PET a scopo oncologico. Il razionale del suo utilizzo sta nel fatto che le cellule neoplastiche in rapida crescita utilizzano il glucosio come substrato energetico. La loro richiesta è funzione del loro metabolismo. Nel caso del tumore alla prostata però, trattandosi di una neoplasia a lenta crescita, non si tratta del radiofarmaco più adatto. Il tumore alla prostata infatti accumula poco il FDG.
    La risposta B non è corretta.
    La PET con metionina viene generalmente impiegata per la tipizzazione delle neoformazioni cerebrali. La metionina marcata con carbonio 11 attraversa facilmente la barriera ematoencefalica. E’ un indicatore della sintosi proteica; si concentra maggiormente nelle aree neoplastiche a più rapida crescita e quindi più aggressive.
    La risposta D non è corretta.
    L’esame ecografico completo dell’addome ha bassa sensibilità nella ricerca di recidiva di malattia nel tumore prostatico.
    La risposta E non è corretta.
    Il FDG e la metionina, per le loro caratteristiche, non sono i radiofarmaci più adatti nella ristadiazione del tumore prostatico.

99 di 140 
"Scenario 5: Paziente con carcinoma renale a cellule chiare. Quale dei seguenti esami NON e' utile nella stadiazione del paziente?"

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A) PET con FDG

B) TC total body con mezzo di contrasto

C) TC torace addome con mezzo di contrasto

D) RMN addome-pelvi

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.
    Il carcinoma renale rappresenta circa il 3-4% delle neoplasie dell’età adulta. Gli istotipi più frequenti sono il carcinoma a cellule chiare (70-80%), il papillare (10-15%), il cromofobo (5%). L’istotipo a cellule chiare rappresenta la forma più frequente e più aggressiva. Si associa ad alcuni fattori di rischio quali il fumo di sigaretta, l’esposizione all’arsenico, l’ipertensione, l’obesità e la malattia cistica del rene. I pazienti affetti dalla sindrome di VHL hanno una probabilità del 50-80% di sviluppare questa neoplasia. Circa nel 60% dei casi la diagnosi è accidentale ma quando sintomatico, può presentarsi con dolore e una massa palpabile a livello lombare ed ematuria. Sono possibili le sindromi paraneoplastiche. La diagnosi viene fatta principalmente mediante imaging. Il primo riscontro è solitamente ecografico, ma la caratterizzazione più accurata può essere fatta con TC o RMN che permettono anche la stadiazione preoperatoria. La PET con FDG non è indicata. Il carcinoma renale a cellule chiare mostra infatti una scarsa avidità per il FDG, motivo per cui la sua esecuzione porterebbe ad un gran numero di falsi negativi.
    La risposta B non è corretta.
    La TC total body con mezzo di contrasto ha dimostrato di avere la sensibilità maggiore, fra gli esami strumentali, per la stadiazione del carcinoma renale poiché permette la valutazione accurata della lesione renale, delle strutture perirenali e pararenali e delle strutture adiacenti, quali organi, muscoli e vasi.
    La risposta C non è corretta.
    La TC torace addome con mezzo di contrasto ha dimostrato di avere la sensibilità maggiore, fra gli esami strumentali, per la stadiazione del carcinoma renale poiché permette la valutazione accurata della lesione renale, delle strutture perirenali e pararenali e delle strutture adiacenti, quali organi, muscoli e vasi.
    La risposta D non è corretta.
    La RMN addome-pelvi viene considerata una valida alternativa alla TC nei pazienti allergici al mezzo di contrasto o nelle donne in gravidanza. Inoltre è utile nel valutare le lesione a contenuto emorragico non recente e nel visualizzare in maniera più precisa i rapporti fra il polo superiore del rene, se sede di neoplasia, e il fegato o la milza adiacenti, così da definirne la resecabilità.
    La risposta E non è corretta.
    La Pet con FDG non è l’esame più adatto nello studio del carcinoma a cellule chiare poiché quest neoplasia mostra una scarsa avidità per il FDG.

100 di 140 
"Scenario NA1V: Si presenta in Pronto Soccorso un paziente di 80 anni, in anamnesi riferisce pregressa tubercolosi polmonare, alla radiografia del torace riscontro di sospetto micetoma. Durante il ricovero esegue una biopsia transbronchiale con diagnosi di aspergillosi. Quale specie di Aspergilli presenta questi caratteri diagnostici: colore verde della colonia, vescicole clavate, fertili nei 2/3 distali, fialidi a serie unica?"

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A) Aspergillus fumigatus

B) Aspergillus terreus

C) Aspergillus flavus

D) Aspergillus nidulans

E) La Risposta D e la Risposta A sono corrette

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    La risposta corretta è la A.
    L’Aspergillus fumigatus è un micete appartenente alla famiglia Trichocomaceae. Si tratta di una specie aerobica, quindi cresce in ambienti ricchi di ossigeno. Può dare infezione nell’uomo, soprattutto a livello dell’apparato respiratorio, nei polmoni e nel naso, ed in misura nettamente minore in altri organi. E’ composto da un conidioforo che termina con la vescicola, un rigonfiamento su cui si formano le fialidi. Queste ultime producono catene di spore ramificate. Quando l’Aspergillus penetra all’interno dell’apparato respiratorio, aderisce alla superficie cellulare e da luogo a colonie verdi con bordo bianco, a superficie granulare e margini netti, vescicole clavate e fialidi in unica serie. Le colonie presentano numerose spore pigmentate. L’infezione da spore di aspergillo è generalmente respinta in maniera efficace nei soggetti immunocompetenti; nei pazienti immunodepressi o immunocompromessi può dare origine all’aspergillosi, nella forma allergica, nella forma locale non invasiva e in quella invasiva. La diagnosi precoce e la terapia antifungina tempestiva sono fondamentali nella gestione della patologia. Il voriconazolo e le echinocandine possono essere impiegati nella terapia di prima linea ma echinocandine, polieni ed azoli possono essere impiegati in base alle esigenze individuali.  Oltre alla terapia antifungina, va gestita la competenza del sistema immunitario del soggetto ed eventualmente va valutato l’approccio chirurgico per la bonifica del sito infetto.
    La risposta B non è corretta.
    L’Aspergillus terreus da luogo a colonie di colore marrone, con margini irregolari e micelio cotonoso.
    La risposta C non è corretta.
    L’Aspergillus flavus da luogo a colonie di colore giall, con margini netti e abbondante micelio aereo floccoso.
    La risposta D non è corretta.
    L’Aspergillus nidulans da origine a colonie verdi o giallo-verdi, ma con margini irregolari e superficie floccosa.
    La risposta E non è corretta.
    Il micete responsabile di colonie con tali caratteristiche è l’Aspergillus fumigatus.

101 di 140 
"Scenario CY5U: Una donna di 54 anni si presenta in Pronto Soccorso lamentando malessere, febbre a 39,4 °C, dolore in regione lombare ed ematuria. Qual è la diagnosi più probabile?"

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A) Pancreatite

B) Polmonite

C) Cistopielite

D) Colelitiasi

E) La Risposta A e la Risposta C e la Risposta B sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la C.
    La cistopielite è una condizione patologica infiammatoria che coinvolge vescica, uretere e bacinetto renale. E’ dovuta ad una infezione, per lo più ascendente, delle vie urinarie. I microrganismi più frequentemente responsabili sono batteri gram negativi, come Escherichia Coli, che colonizzano normalmente il colon-retto ma che, se traslocati in altre sedi, possono diventare patogeni. Fattori anatomici come anomalie strutturali, ostruzioni delle vie urinarie, ipertrofia prostatica, e condizioni di immunodepressione o patologie croniche, come il diabete, possoni costituire fattori predisponenti. I segni e i sintomi più comuni comprendono febbre alta, brividi, ematuria, nausea e vomito, urine torbide o maleodoranti, piuria, pollachiuria, dolore addominale o lombare , riferito al fianco o alla schiena, con irradiazione anche all’inguine. L’esordio è tipicamente acuto. E’ importante la diagnosi precoce; se trascurata, l’infezione può estendersi al parenchima renale e causare una pielonefrite. La terapia antibiotica può essere impostata dapprima su base empirica e poi in base al risultato dell’urocoltura. Il campione di urine deve essere prelevato prima dell’inizio della terapia.
    La risposta A non è corretta.
    La pancreatite è un processo infiammatorio a carico del pancreas. Si manifesta generalmente con dolore addominale o lombare, nausea e vomito e talvolta febbre. Non si associa ad ematuria.
    La risposta B non è corretta.
    La polmonite è un processo infiammatorio del parenchima polmonare. Si presenta tipicamente con febbre alta, brivido, dolore toracico, tosse, dispnea. Non è presente ematuria.
    La risposta D non è corretta.
    Per colelitiasi si intende la presenza di calcoli a livello della colecisti.Può dare origine a coliche biliari, con dolore in ipocondrio destro o epigastrio, e se infiammata, anche febbre alta, brivido, nausea e vomito. Non è presente ematuria.
    La risposta E non è corretta.
    In base alla descrizione dei sintomi, ma soprattutto per la presenza di ematuria, la diagnosi più probabile è quella di cistopielite.

102 di 140 
"Scenario 5: Paziente di 45 anni, con pregresso carcinoma mammario, lamenta lombo-sciatalgia ingravescente, non rispondente alla terapia medica antalgica. Vista la storia clinica della paziente e la sintomatologia, quale esame strumentale richiederà in prima istanza l'oncologo alla paziente?"

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A) Scintigrafia ossea

B) Mammografia bilaterale

C) RM mammaria

D) PET con colina

E) La Risposta D e la Risposta A sono corrette

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.
    L’anamnesi positiva per tumore alla mammella, tumore che non di rado metastatizza alle ossa, in presenza di un dolore scheletrico ingravescente e non rispondente alla terapia farmacologica, sono significativi per la presenza di secondarismi. La scintigrafia è la metodica diagnostica più adatta per il riscontro di lesioni ossee secondarie a neoplasie primitive di altri organi. I radiofarmaci più utilizzati sono analoghi ai difosfonati, per la loro capacità di legarsi ai cristalli di idrossiapatite idratata presenti nelle lesioni ossee metabolicamente attive o nei centri di crescita, e vengono marcati con il 99mTc. Questa tecnica di medicina nucleare riflette l’intensità del processo metabolico in relazione all’attività delle cellule neoplastiche. Le metastasi ossee da carcinoma mammario sono tipicamente osteolitiche quindi alla scintigrafia appariranno come aree ipocaptanti.
    La risposta B non è corretta.
    La mammografia bilaterale è l’esame di screening più importante nel tumore alla mammella. E’ localizzato alle due mammelle e consente di individuare la lesione primitiva, ma non permette di individuare le lesioni localizzate agli altri organi, tra cui le metastasi scheletriche.
    La risposta C non è corretta.
    La RM mammaria è un esame estremamente dettagliato che può essere impiegato sia nello screening che nella stadiazione e nel follow up del tumore alla mammella, in pazienti con precisi requisiti. Permette una panoramica completa del seno e limitata a questo, per cui non consente individuare lesioni collocate in altre sedi.
    La risposta D non è corretta.
    La colina marcata con fluoro-18 è un radiofarmaco utile nell’esame PET di neoplasie a lenta crescita come il tumore alla prostata.
    La risposta E non è corretta.
    L’esame più indicato nel sospetto di metastasi ossee da pregresso tumore mammario è la scintigrafia ossea.

103 di 140 
"Scenario NA1O: Un uomo di 45 anni affetto da infezione da virus HIV, non in terapia antiretrovirale, si presenta in pronto soccorso febbrile, fortemente astenico, dispnea ingravescente da alcuni giorni. Si suppone che il quadro clinico sia compatibile con infezione da Pneumocistis jirovecii. Qual è la manifestazione polmonare più tipica dell'infezione da Pneumocistis jirovecii?"

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A) Addensamento lobare

B) Versamento pleurico (ex E)

C) Caverna all'apice destro

D) Impegno interstiziale

E) Nessuana delle Risposte precedenti

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    La risposta corretta è la D.
    La condizione di AIDS conclamata viene definita da uno o più fra i seguenti criteri: l’insorgenza di gravi infezioni provocate da patogeni opportunisti, alcune neoplasie favorite dal deficit dell’immunità cellulo-mediata, disturbi neurologici, oppure un numero di linfociti T CD4+ (helper) inferiore a 200/ul. La polmonite da Pneunocistys jirovecii può essere considerata una manifestazione di AIDS conclamata poiché si tratta di un patogeno opportunista che normalmente non da origine a patologia in soggetti immunocompetenti. Pneumocistys jirovecii è un fungo patogeno opportunista che da luogo ad una polmonite interstiziale o alveolo-interstiziale. L’interessamento dell’interstizio comporta una riduzione degli scambi gassosi e della disponibilita di ossigeno. Il soggetto affetto manifesta di solito febbre, dispnea, tosse non produttiva, a volte cianosi, tachicardia e tachipnea. La radiografia del torace può mostrare infiltrati interstiziali peri ilari bilaterali con diffusione verso la periferia o reperti radiologici assolutamente normali. In alcuni casi, in fase avanzata può esserci consolidamento degli spazi alveolari bilaterali, con aspetto simile all’edema polmonare, ma con risparmio di seni costofrenici e apici. In una minoranza di casi vi possono essere manifestazioni atipiche quali infiltrati monolaterali e/o lobari, pneumatoceli, nodularità, interessamento dei linfonodi mediastinici, versamenti pleurici. Per la diagnosi definitiva è necessario l’isolamento del microrganismo. La terapia della polmonite da Pneumocistys j. prevede la somministrazione di antimicrobici quali il trimetoprim-sulfametossazolo. Alcuni pazienti necessitano dei corticosteroidi ma fondamentale è la terapia antivirale nei soggetti con infezione da HIV per il ripristino del sistema immunitario.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corrette.
    Nelle infezioni polmonari da Pneumocistys jirovecii, la radiografia del torace può mostrare infiltrati interstiziali peri ilari bilaterali con diffusione verso la periferia o reperti radiologici assolutamente normali. In alcuni casi, in fase avanzata può esserci consolidamento degli spazi alveolari bilaterali,  con aspetto simile all’edema polmonare, ma con risparmio di seni costofrenici e apici. L’addensamento polmonare, il versamento pleurico o le caverne apicali non corrispondono a quadri radiologici tipici della polmonite da P.J.

104 di 140 
"Scenario NA7Z: Una giovane di 25 anni viene condotta in Pronto Soccorso per il persistere di febbre, astenia, artromialgie e tosse secca. All'RX torace riscontro di immagini "a vetro smerigliato". Riscontro sierologico di anticorpi anti-HIV: negativo. Il medico suppone che il quadro sia correlato a una polmonite da Mycoplasma pneumoniae. Quale terapia antibiotica è opportuno impostare?"

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A) Ceftriaxone

B) Amoxicillina/acido clavulanico

C) Meropenem

D) Azitromicina

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

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    La risposta corretta è la D.
    L’azitromicina è un antibiotico appartenente alla famiglia dei macrolidi. Lo spettro d’azione è rivolto in maniera estesa ai bacilli Gram negativi, cocchi, streptococco beta-emolitico, treponema pallidum, clamidia, legionella, neisseria e micoplasma. Questa categoria di farmaci agisce interferendo con la sintesi proteica del patogeno e in particolar modo attraverso il legame alla subunità ribosomale 50S che, interagendo con l’enzima peptidiltransferasi, consente l’allungamento della catena polipeptidica di nuova sintesi. E’ un antibiotico di tipo batteriostatico ma quando somministrato ad alte dosi acquisisce potere battericida. Viene impiegato nelle infezioni della cavità orale, delle vie aeree superiori ed inferiori, nelle infezioni delle vie urinarie e della cute e dei tessuti molli. Il Mycoplasma pneumoniae è l’agente eziologico più frequente della polmonite atipica primaria. In seguito al contagio, una volta penetrato nelle vie aeree, aderisce all’epitelio ciliato danneggiandolo e provocando ciliostasi. E’ un microrganismo immobile, si moltiplica sulla superficie delle cellule a cui aderisce ma non è capace di penetrarvi all’interno. Si tratta di è un batterio atipico: è infatti privo di parete batterica e per questo motivo non è sensibile agli antibiotici appartenenti alla famiglia delle penicilline e delle cefalosporine ma è sensibile a macrolidi e tetracicline.
    La risposta A non è corretta.
    Il ceftriaxone è un antibiotico beta lattamico appartenente alla classe delle celafosporine di terza generazione. Il ceftriaxone è efficace soprattutto nei confronti delle infezioni gravi provocate da batteri Gram negativi resistenti ad altri antibiotici. Inibisce l'attività della transpeptidasi, enzimi che si occupano di creare I legami fra le catene dei peptidoglicani, polimeri che servono per la costituzione della parete batterica. Il Mycoplasma Pneumoniae non è sensibile al ceftriaxone.
    La risposta B non è corretta.
    L’amoxicillina-acido clavulanico è un antibiotico costituito dall’associazione dell’amoxicillina, un betalattamico, e il clavulanato, un inibitore della beta lattamasi batteriche. Questo farmaco inibisce la sintesi di peptidoglicano, un componente strutturale fondamentale della parete batterica. Il Mycoplasma Pneumoniae non è sensibile a questo farmaco.
    La risposta C non è corretta.
    Il meropenem è un antibiotico beta lattamico ad ampio spettro, appartenente alla classe dei carbapenemi. Ha uno spettro d’azione molto esteso nei confronti di Gram positivi e Gram negativi.  Non è attivo nei confronti del Mycoplasma Pneumoniae.
    La risposta E non è corretta.
    Il sospetto di polmonite da Mycoplasma pneumoniae permette di impostare una terapia antibiotica su base empirica.

105 di 140 
"Scenario AS1I: Un bambino di 2 anni giunge all'attenzione del pediatra per una storia di tre episodi di polmonite e due di otite media, tutti risultati sostenuti da infezione pneumococcica. Quale delle seguenti alterazioni è più probabilmente alla base di tale suscettibilità?"

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A) Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS)

B) Deficit isolato transitorio di linfociti T

C) Anemia transitoria

D) Deficit di linfociti B

E) La Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    Il deficit di linfociti B è un immunodeficit primario (o ereditario), oppure acquisito, in cui i linfociti B sono assenti oppure sono presenti ma non funzionanti. Generalmente, nella forma primaria, il riscontro avviene  dopo il primo anno di vita a causa del manifestarsi di infezioni ricorrenti da parte di patogeni extracellulari, nella fattispecie batteriche. I linfociti B sono cellule del sistema immunitario che giocano un ruolo fondamentale nell’immunità umorale, cioè l’immunità mediata da anticorpi, per la neutralizzazione di microbi e tossine, per l’opsonizzazione e la fagocitosi, nella citotossicità cellulare anticorpo dipendente, nell’attivazione del complemento con conseguente lisi o fagocitosi dei patogeni. I linfociti B sono in grado di riconoscere solo antigeni extracellulari quindi i microrganismi intracellulari, come i virus, non vengono identificati da parte di queste cellule. Il loro defict può determinare a sua volta una mancanza totale di immunoglobline oppure limitata ad una singola classe o specificità. La diagnosi specifica di deficit anticorpali può essere fatta mediante dosaggio delle singole classi di Ig, elettroforesi delle proteine sieriche e quantificazione dei linfociti B.
    La risposta A non è corretta.
    L’AIDS è una patologia acquisita del sistema immunitario dovuta alla progressiva distruzione dei linfociti T CD4+ da parte del virus HIV. La riduzione dei linfociti CD4 al dì sotto dei 200/ul espone il soggetto a numerose infezioni da parte di patogeni opportunisti virali, batterici, fungini o parassitari.
    La risposta B non è corretta.
    I principali responsabili dell’immunità adattativa di tipo cellulo-mediato sono i linfociti T. Nel deficit isolato di questa linea cellulare T il soggetto è maggiormente suscettibile ad infezioni virali, ma anche fungine, protozoarie, da batteri intracellulari e da patogeni opportunisti.
    La risposta C non è corretta.
    La condizione di anemia viene definita da una riduzione dei livelli di emoglobina al di sotto di un valore soglia (12 g/dl per la donna e 13,5 g/dl per l’uomo). Quando si verifica, non è causa diretta di maggiore suscettibilità del soggetto alle infezioni.
    La risposta E non è corretta.
    La sindrome da immunodeficienza acquisita e il deficit transitorio di linfociti T sarebbero più probabilmente causa di infezione di origine virale, dato il ruolo dei linfociti T nell’immunità adattativa di tipo cellulo mediato.

106 di 140 
"Scenario KW4F: Un giovane militare viene condotto al Pronto Soccorso con febbre, cefalea, fotofobia, letargia e progressivo deterioramento dello stato di coscienza. La TC encefalo non rileva nulla di patologico, mentre all'emocromo si riscontra leucocitosi prevalentemente neutrofila. Nell'ipotesi di meningite batterica, si decide di procedere con la rachicentesi. Qualora l'ipotesi fosse corretta, quale tra i seguenti risultati ci si deve aspettare?"

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A) Aumento della pressione del liquor al momento della rachicentesi (superiore a 180 mm H2O)

B) Costante presenza di emazie nel sedimento liquorale

C) Ipoglicorrachia

D) Ipoproteinorrachia

E) La Risposta D e la Risposta A e la Risposta B sono corrette

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    La risposta corretta è la C.
    La meningite batterica esordisce generalmente con sintomi aspecifici simil influenzali progressivamente ingravescenti nell’arco di 3-5 giorni, come malessere generale, febbre, vomito, fotofobia, seguiti da manifestazioni più specifiche e segno di maggiore gravità come rigidità nucale, alterazioni dello stato mentale, crisi epilettiche. A questi possono aggiungersi segni sistemici come rash, petecchie, porpora, addensamenti polmonari, endocarditi. L’esordio è di solito subdolo, tuttavia esistono delle forme con insorgenza rapida e decorso fulminante. Gli esami strumentali come la Tc possono non rilevare alcun segno che indirizza verso tale ipotesi. La diagnosi di certezza viene fatta con l’esame del liquor cefalorachidiano. Il liquor, nella meningite batterica, appare spesso torbido, con alta conta leucocitaria (per lo più leucociti polimorfonucleati), proteine elevate (100-500 mg/dl), un livello LCF/glicemia <50% (glicorrachia <18 mg/dl o un rapporto di glucosio liquor/sangue <0,23 è suggestivo di meningite batterica), oltre ad una maggiore pressione alla puntura spinale. Il trattamento prevede l’utilizzo di antibiotici (battericidi e in grado di penetrare la barriera ematoencefalica) e corticosteroidi. La terapia antibiotica deve essere avviata in maniera empirica non appena effettuati i prelievi per le emocolture e il liquor cefalorachidiano, dopodichè può e deve essere modificata in base ai risultati di tali esami.
    La risposta A non è corretta.
    La pressione del liquor alla rachicentesi, in un individuo sano, è di 10-20 cm H2O in decubito laterale e di 20-40 cmH2O in posizione seduta. Nella meningite batterica purulenta la pressione del liquido  cefalospinale è di norma nettamente aumentata ma non necessariamente superiore a 180 cmH2O.
    La risposta B non è corretta.
    Nella meningite batterica il liquor presenta un aspetto generalmente lattescente e purulento per la presenza di una netta pleiocitosi neutrofila. La presenza di emazie nel sedimento liquorale non è costante.
    La risposta D non è corretta.
    Nel soggetto sano la proteinorrachia va dai 20 ai 45 mg/dl. Nella meniningite batterica, la quantità di proteine nel liquor è nettamente aumentata, si possono avere dai 100 ai 500 mg/dl.
    La risposta E non è corretta.
    Nella meningite batterica, alla rachicentesi, il liquor appare torbido per la presenza di leucociti polimorfonucleati ma senza valori significativi di globuli rossi, con proteinorrachia elevata e glicorrachia inferiore alla norma. La pressione del liquor alla puntura spinale è aumentata.
     

107 di 140 
"Scenario CC1E: Una paziente di 84 anni altrimenti in buona salute viene accompagnata in Pronto Soccorso per forte addominalgia. L'esame obiettivo mette in evidenza un addome teso, scarsamente trattabile. Viene posto il sospetto clinico di perforazione. Il chirurgo di Pronto Soccorso richiede l'esecuzione di un radiogramma dell'addome. Compatibilmente con le condizioni cliniche della paziente, qual è la modalità migliore per ottenere la massima informazione diagnostica?"

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A) In clinostatismo

B) In ispirazione forzata

C) In espirazione forzata

D) In ortostatismo

E) Le risposte A e D sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    Per la paziente del caso clinico, in base ai reperti clinico-anamnestici, la modalità migliore per ottenere più precise informazioni diagnostiche è rappresentata dall’esecuzione di un radiogramma in clinostatismo e in ortostatismo, che permette di osservare il segno radiologico patognomonico di perforazione intestinale, ovvero la presenza di falce aerea in sede sottodiaframmatica destra, dato che l’aria, in caso di perforazione, si pone nel punto più anti-declive. In dettaglio, il radiogramma dell’addome è effettuato sempre nelle due proiezioni standard, in clinostatismo e ortostatismo, quando le condizioni cliniche lo permettono. Al contrario, l’esame radiografico dell’addome solo in clinostatismo si effettua unicamente se per il paziente è pericoloso mantenere la posizione ortostatica: in clinostatismo è possibile evidenziare la presenza di pneumoperitoneo causato da perforazione, solo eseguendo la proiezione latero-laterale con tubo a bandiera o a decubito sul fianco sinistro (risposta A errata). Infine, le proiezioni in ispirazione o in espirazione forzata non aggiungono alcuna informazione nel sospetto di perforazione intestinale (risposte B e C errate).

108 di 140 
"Scenario CC1E: Una paziente di 84 anni altrimenti in buona salute viene accompagnata in Pronto Soccorso per forte addominalgia. L'esame obiettivo mette in evidenza un addome teso, scarsamente trattabile. Viene posto il sospetto clinico di perforazione. Se il radiogramma viene eseguito in condizioni ottimali, il segno radiografico tipico che indica la presenza di aria libera in addome è:"

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A) livelli idroaerei

B) Falce radiotrasparente in sede sottodiaframmatica sinistra

C) ansa sentinella

D) Falce radiotrasparente in sede sottodiaframmatica destra

E) Le risposte A e D sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    Il principale segno radiologico indicativo di pneumoperitoneo è rappresentato dalla presenza di falce aerea radiotrasparente in sede sottodiaframmatica destra. Tale falce non si dispone a sinistra per l’anatomia del peritoneo, che presenta una via di comunicazione tra la retrocavità degli epiploon e il peritoneo anteriore, che è il forame di Winslow. Tale forame è posizionato tra la parete posteriore dello stomaco e quella anteriore del pancreas ed è diretto verso destra, dove permette l’accumulo di aria, che si dirige nel punto più anti-declive in ortostatismo. All’opposto, l’aria non si dispone a sinistra per l’orientamento del forame di Winslow (risposta B errata). Ancora, i livelli idroaerei consistono nella presenza di aria e liquidi che si dispongono una sopra l’altro per effetto gravitazionale, in una modalità tale da formare un livello. Generalmente si parla di livelli idroaerei quando vi è stasi idro-fluida all’interno delle anse intestinali, ma vi possono essere anche in caso di ascessi o raccolte addominali (risposta A errata). Infine, l’ansa sentinella è un segno radiologico precoce di ileo paralitico, ma non è indicativa di perforazione intestinale (risposta C errata).

109 di 140 
"Scenario CC1E: Una paziente di 84 anni altrimenti in buona salute viene accompagnata in Pronto Soccorso per forte addominalgia. L'esame obiettivo mette in evidenza un addome teso, scarsamente trattabile. Viene posto il sospetto clinico di perforazione. Il radiogramma risulta scarsamente diagnostico. L'esame che deve essere eseguito successivamente è:"

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A) clisma del tenue

B) ecografia delle anse intestinali

C) pasto baritato

D) Tomografia computerizzata dell'addome completo

E) I dati forniti non consentono di dare una risposta

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    La risposta corretta è la D.
    Dato che il paziente del caso clinico, in base ai reperti clinico-anamnestici, presenta verosimilmente perforazione intestinale ed è stato sottoposto a RX dell’addome risultato poco dirimente, è perentorio effettuare un approfondimento diagnostico mediante la TC dell’addome, che confermerà o meno il sospetto di perforazione intestinale, determinando la sede precisa e la causa di perforazione.
    Generalmente, in caso di addome acuto, l’esame strumentale di prima istanza in pazienti non critici, sebbene non gold standard, è la RX dell’addome; ma qualora non sia dirimente o diagnostica, anche considerando la sua bassa specificità e sensibilità, deve essere effettuata una TC dell’addome con m.d.c., che rappresenta l’esame gold standard per la sua rapidità di esecuzione.
    Al contrario, il clisma del tenue non è specifico e sensibile come la TC per l’individuazione della perforazione intestinale (risposta A errata); così, l’ecografia dell’addome non è esaustiva in caso di perforazione intestinale, perché è limitata dal meteorismo intestinale, scarsamente sensibile e specifica rispetto alla TC (risposta B errata). Infine, in caso di sospetta perforazione intestinale non dovrebbe essere mai somministrare bario, che determinerebbe una peritonite chimica (risposta C errata).

110 di 140 
"Scenario ZI5O: Un paziente anziano, con insufficienza renale grave, portatore di pacemaker cardiaco, viene ricoverato per una sospetta broncopolmonite. Il radiogramma del torace è dubbio. Quale esame viene eseguito per confermare la diagnosi?"

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A) Tomografia computerizzata del torace con mezzo di contrasto

B) Tomografia a emissione di positroni

C) Risonanza magnetica

D) Tomografia computerizzata del torace senza mezzo di contrasto

E) Le risposte A e C sono corrette

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    La risposta corretta è la D.
    In base ai reperti clinico-anamnestici, il paziente del caso clinico presenta probabilmente bronco-polmonite ed è stato sottoposto correttamente alla RX del torace, che però non ha chiarito il quesito diagnostico. Di conseguenza, deve essere sottoposto a TC del torace senza m.d.c., che rappresenta un esame da effettuare in caso di dubbio diagnostico all’RX torace ed in caso di discrepanza clinica-radiologica.
    In particolare, il mezzo di contrasto non è necessario per la diagnosi di polmonite ed è sconsigliato in caso di grave insufficienza renale (risposta A e C errate). Così, la PET, una tecnica diagnostica di tipo funzionale, trova indicazione nel follow-up delle patologie neoplastiche o nel riscontro di aree ad alta attività metabolica nei casi dubbi, ma non per la diagnosi di una bronco-polmonite (risposta B errata).

111 di 140 
"Quale tra i seguenti materiali biologici rappresenta la maggiore fonte di contagio per l'infezione con il virus della rabbia?"

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A) urina dell'animale infetto

B) cute dell'animale infetto

C) saliva dell'animale infetto

D) feci dell'animale infetto

E) tutte le risposte sono esatte

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    La risposta corretta è la C.
    La rabbia è una patologia ad eziologia virale ma a carattere zoonosico, causata da un virus neurotropo appartenente al genere Lyssavirus e alla famiglia Rhabdoviridae. La principale via di esposizione a questo virus è il morso di animali infetti, quindi attraverso la saliva, o il contatto diretto delle mucose o le ferite dell’epidermide. Il virus presenta un particolare tropismo per le cellule nervose e muscolari. Il periodo di incubazione può variare da 7 giorni a un anno, con una media di circa 1 o 2 mesi. Nella forma “furiosa” la prima fase, prodromica aspecifica, dura da 1 a 4 giorni e esordisce con febbre, cefalea, astemia, mialgie, malessere generale, nausea e vomito. Tipica è la comparsa di parestesie e fascicolazioni in sede di inoculo. La seconda fase, encefalitica acuta, può essere preceduta da agitazione, ipereccitabilità e iperattività motoria, a cui subentrano allucinazioni, confusione, aggressività, convulsioni, smasmi muscolari, paralisi distrettuali, meningismo, alternati da periodi di benessere psicofisico, sino allo stato di coma. La terza fase, rabica, è caratterizzata da alterazioni dei centri tronco encefalici, con interessamento dei centri del respiro, e dei nervi cranici. Le difficoltà nella deglutizione e l’eccessiva salivazione danno luogo alla tipica “bava alla bocca”. Nell’ultimo stadio, che si verifica a circa 4 giorni di distanza dall’esordio, il paziente non trattato va incontro a morte. La forma paralitica è caratterizzata invece da una paralisi ascendente. La diagnosi può essere fatta solo con l’identificazione del microrganismo su saliva, urina, LCR, o biopsia cutanea. E’ fondamentale, in caso di esposizione, una accurata profilassi locale, con detersione della ferita, e sistemica con immunoglobuline seguite dalla vaccinazione.
    Le risposte A, B, D ed E non sono corrette.
    La principale via di contagio è la saliva degli animali infetti.

112 di 140 
"La flora normale interferisce con la colonizzazione delle superfici corporee da parte di batteri patogeni tramite i seguenti meccanismi ECCETTO uno: quale?"

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A) competizione per i siti di attacco sulle cellule

B) produzione di metaboliti tossici

C) competizione per i nutrienti

D) produzione di lisozima

E) produzione di batteriocine

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    La risposta corretta è la D.
    Il corpo umano è colonizzato da microrganismi che si acquisiscono progressivamente dal momento della nascita. Si stima che la popolazione microbica costituisca circa l’1% del peso corporeo. Di norma, si tratta di microrganismi residenti, cioè che costituiscono la flora microbica di quel determinato organo o apparato, e in minor misura si tratta di popolazioni in transito. La flora microbica residente è parte integrante della difesa dell’organismo nei confronti di altri patogeni; entrano, infatti, in competizione con questi grazie ad alcuni meccanismi quali la competizione per le sostanze nutrienti, la competizione per i recettori e i siti di attacco sulle cellule, la produzione di acidi grassi e di metaboliti tossici, la produzione di batteriocine, la stimolazione del sistema immunitario nella componente macrofagica e nella produzione di IgA. L’alterazione del microambiente di alcuni distretti dell’organismo, in cui vivono questi microrganismi commensali, può causare una debolezza nei sistemi di difesa poichp la presenza di questi, previene l’adesione e la proliferazione di patogeni. La flora commensale non interferisce con la colonizzazione delle superfici corporee da parte di batteri patogeni tramite la produzione di lisozima.
    Le risposte A, B, C ed E non sono corrette.
    La flora commensale interferisce con la colonizzazione da parte di batteri patogeni mediante la competizione per i siti di attacco alle cellule, la produzione di metaboliti tossici, la competizione per i nutrienti e la produzione di batteriocine.

113 di 140 
"Quale dei seguenti enzimi extracellulari di origine batterica ha un ruolo nella diffusione e nella capacita' invasiva di alcuni batteri patogeni?"

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A) muramidasi

B) transpeptidasi

C) beta-lattamasi

D) ialuronidasi

E) glucosaminidasi

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    La risposta corretta è la D.
    La ialuronidasi, o ialuronoglucosaminidasi, è un enzima appartenente alla classe delle idrolasi, secreto da alcune specie di batteri come lo Staphilococcus aureus, il Clostridium perfrigens, lo Streptoccoccus pyogenes. Sono in grado di idrolizzare l’acido ialuronico, componente della barriera intestinale, aumentando la permeabilità del tessuto, ma sono anche capaci di idrolizzare i legami glicosidici nella condroitina e nel dermatano del tessuto connettivo. Svolgono quindi un ruolo importante nella penetrazione dei batteri nei tessuti e ne condizionano la virulenza. La ialuronidasi è fisiologicamente contenuta in alcuni distretti del corpo umano ma la forma batterica ha una struttura peptidica diversa, motivo per cui il suo ingresso nel corpo umano determina lo sviluppo di una risposta anticorpale anti-ialuronidasi. Nei pazienti con infezione da germi produttori di ialuronidasi, sarà possibile riscontrare questi anticorpi nel siero, come nei pazienti con reumatismo articolare acuto da infezione streptococcica.
    La risposta A non è corretta.
    La muramidasi, o lisozima, è un enzima presente in numerosi liquidi biologici che favorisce la lesione della parete batterica e la sua fagocitosi.
    La risposta B non è corretta.
    La transpeptidasi è un enzima batterico responsabile dei legami crociati che si formano tra le molecole di peptidoglicano presenti nella parete di questi microrganismi
    La risposta C non è corretta.
    Le beta-lattamasi sono enzimi prodotti da alcuni batteri che idrolizzano l’anello beta lattamico presente nella struttura di alcuni antibiotici; sono responsabili della resistenza di questi batteri agli antibiotici beta lattamici.
    La risposta E non è corretta.
    Le glucosaminidasi sono enzimi coinvolti nel metabolismo dei mucopolisaccaridi.

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"Quale di questi test risulta utile per la diagnosi diretta di infezione virale utilizzando cellule provenienti da essudati o dal tessuto infetto del paziente?"

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A) colorazione di Ziehl-Neelsen

B) immunofluorescenza diretta o indiretta

C) colorazione di Gram

D) fissazione del complemento

E) colorazione con inchiostro di china

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    La risposta corretta è la B.
    L’immunofluorescenza è una tecnica impiegata in immunoistochimica che ha il fine di individuare un anticorpo o un antigene sconosciuto, più genericamente un epitopo non noto, mediante il suo legame con specifici anticorpi noti legati ad un marcatore. Il marcatore è un fluorocromo cioè una molecola utilizzata come colorante fluorescente che, assorbendo raggi ultravioletti, emette una luce visibile di un particolare colore, se osservata al microscopio a luce UV. Il più impiegato è l’istiocianato di fluorescina. Distinguiamo l’immunofluorescenza diretta in cui l’anticorpo che riconosce l’antigene è marcato con il fluorocromo, e l’immunofluorescenza indiretta in cui l’anticorpo che riconosce l’antigene non è marcato ma viene utilizzato un anti-Ig marcato con un fluorocromo per rilevare il legame del primo anticorpo.
    La risposta A non è corretta.
    La colorazione per alcol-acido resistenza, meglio conosciuta anche come Reazione di Ziehl-Neelsen, è un esame di laboratorio che permette di identificare la presenza di micobatteri, in particolare del Micobacterium tubercolosis, e di corinebatteri, in una soluzione da studiare.
    La risposta C non è corretta.
    I batteri gram positivi e gram negativi possono essere osservati al microscopio dopo essere stati sottoposti alla colorazione di Gram. Questa impiega coloranti ionici, quindi idrofilici. I Gram + appariranno viola, i Gram – appariranno rossi. La differenza è dovuta alla capacità di trattenere il colorante in base alla diversa costituzione della parete batterica.
    La risposta D non è corretta.
    La fissazione del complemento è una tecnica immunologica che sfrutta la capacità di attivazione del complemento, qualora vi sia stato il riconoscimento di un antigene da parte dell’anticorpo.  Il complemento si lega al complesso antigene-anticorpo e se questo complesso si trova localizzato sulla membrana cellulare, innesca una reazione a cascata che provoca la lisi della cellula presentante l’antigene. E’ un test che valuta la presenza di anticorpi nel siero del paziente in base alla sottrazione del complemento.
    La risposta E non è corretta.
    La colorazione con inchiostro di china è una colorazione cosidetta “negativa” in quanto viene impiegata per evidenziare la capsula batterica  presente in alcune specie microbiche, che appare bianca, spiccando sul fondo nero.

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"In quale dei seguenti casi la scintigrafia di perfusione miocardica eseguita con tecnica Gated-SPET puo' porre problemi nell' acquisizione dei dati ?"

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A) pazienti con angina da sforzo

B) pazienti anziani

C) pazienti con aritmie

D) pazienti con blocco di branca sinistro

E) pazienti con BPCO

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    La risposta corretta è la C.
    La SPET miocardica o tomoscintigrafia miocardica di perfusione è un esame diagnostico che può essere utilizzato, a riposo o con opportuni test di provocazione, per valutare la perfusione miocardica. Tramite la somministrazione di una tracciante radioattivo (201Tl o 99mTc-sestamibi) per via endovenosa, permette infatti di studiare la qualità dell'apporto ematico al miocardio e di generare una “mappa” delle aree di perfusione. Può essere eseguito sotto sforzo oppure l'attività fisica del paziente può essere “mimata” con l'iniezione di dipiridamolo, adenosina o dobutamina. Lo stress fisico provocherà un aumento del fabbisogno miocardico di ossigeno e quindi, in teoria, anche un maggiore afflusso di sangue. Se una regione miocardica (soprattutto ventricolare sinistra) presenta una condizione di limitazione al flusso, alla scintigrafia noteremo una ipocaptazione del  tracciante. Nella tecnica “Gated” l’acquisizione delle immagini  di perfusione viene sincronizzata con l’elettrocardiogramma. In questo modo la perfusione e la funzionalità contrattile globale e segmentale del ventricolo sinistro potranno essere valutate simultaneamente. E’ importante che il paziente non presenti aritmie poichè la macchina non riuscirebbe a sincronizzare le immagini con l’attività elettrica cardiaca.
    Le risposte A, B, D ed E non sono corrette.
    La presenza di aritmie può creare problemi nell’acquisizione dei dati durante l’esecuzione della Gated-spect mentre le altre problematiche necessitano cautela per Il paziente ma non intereferiscono con la sincronizzazione di immagini ed ecg.

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"Su quale delle seguenti pareti del ventricolo sinistro l'attenuazione del tessuto mammario da luogo ad ipocaptazione artefattuale in SPET miocardica di perfusione?"

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A) inferiore

B) settale

C) laterale

D) apice

E) anteriore

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    La risposta corretta è la E.
    La SPET miocardica o tomoscintigrafia miocardica di perfusione è un esame diagnostico che può essere utilizzato, a riposo o con opportuni test di provocazione, per valutare la perfusione miocardica. Tramite la somministrazione di una tracciante radioattivo (201Tl o 99mTc-sestamibi) per via endovenosa, permette infatti di studiare la qualità dell'apporto ematico al miocardio e di generare una “mappa” delle aree di perfusione. Può essere eseguito sotto sforzo oppure l'attività fisica del paziente può essere “mimata” con l'iniezione di dipiridamolo, adenosina o dobutamina. Lo stress fisico provocherà un aumento del fabbisogno miocardico di ossigeno e quindi, in teoria, anche un maggiore afflusso di sangue. Se una regione miocardica (soprattutto ventricolare sinistra) presenta una condizione di limitazione al flusso, alla scintigrafia noteremo una ipocaptazione del  tracciante. E' da specificare che, per confermare la diagnosi di ischemia transitoria, a distanza di qualche ora, si deve dimostrare la normalizzazione dell'ipocaptazione. Infatti, in condizioni di riposo, non sono presenti differenze significative fra il flusso dell'area ischemica e quella non ischemica. La riduzione persistente dalla captazione del tracciante sarebbe indicativa di necrosi tissutale pregressa. L’attenuazione dei fotoni a causa dei tessuti che si interpongono tra la gamma-camera e il cuore può dar luogo a delle false aree di ipocaptazione. False aree di ipocaptazione anteriore possono essere osservate sopratutto nel sesso femminile a causa dell’interposizione delle mammelle.
    Le risposte A, B, C e D non sono corrette.
    L’attenuazione dei fotoni causata dal tessuto mammario può dar luogo a false aree di ipocaptazione in sede anteriore.

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"La dose limite al corpo intero per evitare grave leuco-piastrinopenia in bambini con neuroblastoma sottoposti a terapia con I-131-MIBG e':"

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A) 20 Gy

B) 2 Gy

C) 10 Gy

D) 1 Gy

E) 5 Gy

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    La risposta corretta e' la B.
    Il neuroblastoma è un tumore neuroendocrino maligno, tipico dell’infanzia, che origina dalle cellule del sistema nervoso autonomo. Colpisce sia i neuroni che le cellule immature in via di sviluppo, i blasti appunto. Nel 65% dei casi si presenta come lesione neoplastica primitiva a livello addominale, della midollare del surrene, nel 20% dei casi a livello del torace e nel 5% nel bacino o del gangli paravertebrali. Si tratta di una neoplasie neuroendocrine, della linea simpatico-adrenergica, quindi il radiofarmaco  maggiormente impiegato nella terapia radiometabolica è la metaiodobenzilguanidina marcata con iodio-131. La sua attività è dovuta al fatto che, essendo un analogo della guanetidina, si accumula a livello delle terminazioni nervose presinaptiche delle cellule adrenergiche e viene attivamente captata dalle membrane ed immagazzinata nei granuli intracitoplasmatici delle cellule cromaffini. La terapia radiometabolica comporta effetti collaterali; la tossicità primaria associata a questa terapia è di tipo ematologico. Questa può presentarsi con vari gradi di