Simulazione Con Grafica Ministeriale.

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1 di 25 
"Paola, una ragazza di 19 anni, viene ricoverata presso il reparto di medicina interna dell’ospedale Riuniti di Foggia per presunto sovradosaggio di paracetamolo avvenuto tre giorni prima. All’ammissione in reparto, inoltre, è profondamente ubriaca. Al momento del ricovero i suoi livelli di paracetamolo nel sangue non sono rilevabili. Rifiuta i liquidi per via endovenosa durante la notte, ma accetta di rimanere in ospedale. Gli esami ematici della mattina successiva mostrano:
Creatinina 180 μmol/L (v.n. 60 – 110)
Bicarbonato 26 mmol/L (v.n. 20 – 28)
ALT 53 U/L (v.n. 5 – 35)
Fosfatasi alcalina 210 U/L (v.n. 45 – 105)
INR 1.1 (v.n. <1.4)
Qual è la diagnosi più probabile?
"

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A) Intossicazione acuta da alcol

B) Insufficienza epatica acuta

C) Disidratazione

D) Nefrotossicità da paracetamolo

E) Avvelenamento da salicilato

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la D.

    La paziente molto probabilmente presenta nefrotossicità da paracetamolo.

    Quest’ultima può svilupparsi più tardivamente rispetto alla tossicità epatica e solitamente la funzione renale ritorna normale dopo alcune settimane. L’emodialisi può essere necessaria per supportare il paziente durante l’episodio acuto.

    La disfunzione renale da sovradosaggio di paracetamolo sembra verificarsi secondo un meccanismo dose-dipendente; è stata riscontrata solo in una minoranza di pazienti, ma circa la metà di questi aveva anche sviluppato un’insufficienza epatica fulminante.

    Si ritiene che il meccanismo di danno renale sia simile a quello che causa epatotossicità, ma ci sono poche prove secondo cui l’N-acetilcisteina sia un antidoto ugualmente efficace anche in caso di danno renale.

2 di 25 
"Edoardo si presenta presso il pronto soccorso dell’ospedale san Filippo Neri di Roma per dolore epigastrico; dopo diversi accertamenti i medici ritengo si tratti di dolore alla colecisti di tipo funzionale (in assenza di patologia organica).
Quale delle seguenti serie di sintomi soddisfa i criteri diagnostici di Roma III?
"

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A) Dolore quotidiano che si verifica a metà mattina e che si irradia verso la parete posteriore

B) Episodi casuali di dolore lieve e che non causano limitazioni al paziente

C) Episodi casuali e severi con dolore di tipo colico e della durata massima di cinque minuti

D) Episodi casuali e severi della durata di 30-60 minuti che terminano con la posizione supina

E) Episodi casuali e severi che il paziente non è in grado di alleviare senza analgesia e che si associano a vomito

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la E.

    Il dolore deve comparire in maniera improvvisa e casuale e deve perdurare almeno 30 minuti per soddisfare i criteri di Roma III. Non dovrebbe variare in seguito a cambiamento della postura o alla defecazione.

    I criteri di Roma III per il dolore della colecisti di tipo funzionale sono:

    • episodi della durata di 30 minuti o più
    • sintomi ricorrenti che si verificano a intervalli diversi (non tutti i giorni)
    • il dolore aumenta fino a divenire costante
    • il dolore è d’intensità da moderata a severa, tale da dover interrompere le attività quotidiane o da recarsi in pronto soccorso
    • il dolore non è alleviato dai movimenti intestinali
    • il dolore non è alleviato dal cambiamento posturale
    • il dolore non è alleviato dagli antiacidi, e
    • esclusione di altre malattie organiche che determinano un quadro clinico simile.

    Il dolore può presentarsi con uno o più dei seguenti criteri di supporto:

    • associato a nausea e vomito
    • si irradia nella regione sottoscapolare posteriore e/o destra, e
    • causa il risveglio del paziente durante il sonno nel cuore della notte.

3 di 25 
"Gaetano, di 60 anni, in visita presso l’ambulatorio del suo medico di famiglia, dott. Losurdo, è risultato iperteso (PA=180/100 mmHg), con associato un peggioramento della funzionalità renale. In anamnesi: fumatore (20 sigarette/die) e precedente attacco ischemico transitorio.
Il medico gli prescrive quindi un'ecografia e un’angiografia che rivelano stenosi dell'arteria renale sinistra. Quale percentuale di pazienti con questa malattia ti aspetteresti essere in vita a cinque anni?
"

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A) 5%

B) 20%

C) 50%

D) 70%

E) 95%

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la B.

    La stenosi dell’arteria renale è una potenziale causa di ipertensione.

    Tipicamente i pazienti sono vasculopatici e la prognosi infausta (80% di mortalità a cinque anni) è correlata anche alla coronaropatia concomitante.

    È causata quasi esclusivamente dall’aterosclerosi, ma altre cause includono displasia fibromuscolare, vasculiti e compressione esterna.

    Tipicamente all’ecografia addominale è visibile asimmetria tra i due reni: in particolare, il rene coinvolto risulta almeno 2 cm più piccolo del rene controlaterale sano.

    Gli ACE-inibitori sono controindicati nella stenosi dell’arteria renale poiché inibiscono la contrazione delle arteriole efferenti che promuovono la filtrazione glomerulare nella malattia.

4 di 25 
"Sabrina, una ragazza di 19 anni, si presenta presso il pronto soccorso dell’ospedale di Como con ittero e febbre. L'imaging rivela una cisti coledocica precedentemente non diagnosticata, descritta dal radiologo di guardia come una dilatazione fusiforme del dotto epatico comune. Di quale tipo di cisti coledocica si tratta secondo la classificazione di Todani?
"

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A) Tipo 1

B) Tipo 2

C) Tipo 3

D) Tipo 4

E) Tipo 5

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    La risposta corretta è la A.

    Le cisti del coledoco vengono di solito diagnosticate nel periodo neonatale, ma alcune sono diagnosticate in ritardo in età adulta. La classificazione di Todani distingue:

    • Tipo 1: dilatazione fusiforme del dotto epatico comune (CHD)
    • Tipo 2 – un diverticolo del CHD
    • Tipo 3 – un coledocele
    • Tipo 4: descrive l’estensione nei dotti intraepatici
    • Tipo 5 – solo malattia cistica intraepatica.

    Il tipo 1 è il più comune e il tipo 4 il secondo più comune.

    La resezione e la ricostruzione sono consigliate per prevenire la colangite ricorrente, pancreatite e alterazioni maligne.

5 di 25 
"Domenico, di 55 anni, esegue la visita di follow up dopo diagnosi di carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) a stadio limitato presso l’ambulatorio di oncologia dell’ospedale di Monza. È stato trattato con quattro cicli di chemioterapia e radiazioni concomitanti nel sito del tumore, con significativa risposta del tumore confermata dalla TC che mostra cicatrici solo nell'area del tumore primitivo nel lobo superiore destro e nessuna evidenza di recidiva. Inoltre, il paziente appare in buone condizioni generali. L'esame obiettivo del torace è nella norma, eccetto che per murmure vescicolare ridotto e crepitii nella parte superiore del torace destro. I risultati dell'esame neurologico sono normali. Quale dei seguenti è il prossimo passo più appropriato nella gestione del paziente?
"

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A) Osservazione

B) Prosecuzione della terapia con topotecan

C) Irradiazione cranica profilattica

D) Lobectomia superiore destra e dissezione linfonodale mediastinica

E) Vaccinazione contro il cancro del polmone a piccole cellule

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    La risposta corretta è la C.

    Il carcinoma polmonare a piccole cellule è il tumore polmonare a prognosi peggiore: si distingue dal carcinoma non a piccole cellule per il suo rapido tempo di raddoppiamento, l’alta percentuale di crescita e lo sviluppo precoce di metastasi diffuse, presenti in ben il 70% dei casi alla diagnosi; inoltre, sebbene il tumore sia inizialmente molto sensibile alla chemioterapia e alla radioterapia, la maggior parte dei pazienti ripresenterà una malattia resistente entro pochi mesi dalla terapia iniziale.

    In virtù delle caratteristiche biologiche del SCLC, la chirurgia riveste un ruolo limitato nel trattamento, mentre chemio e radioterapia sono fondamentali. La sopravvivenza mediana è di circa 15 mesi per la malattia limitata e di 9 mesi per la malattia estesa; intorno al 25% dei pazienti per la malattia limitata e al 5% per la malattia estesa sopravvive a 2 anni dalla diagnosi.

    Il cervello è un sito frequente di prima recidiva dopo una risposta terapeutica completa.

    L’irradiazione cranica profilattica deve pertanto essere presa in considerazione per i pazienti con SCLC che hanno una risposta alla chemioterapia iniziale.

    L’irradiazione cranica profilattica in pazienti con SCLC in stadio limitato ha dimostrato una diminuzione del rischio di recidiva intracranica dal 40% al 20% e una sopravvivenza a lungo termine migliorata di circa il 5%.

6 di 25 
"Mentre era in vacanza in campeggio nell'Europa centrale, Letizia ha presentato un'eruzione cutanea centrale associata a febbre e mialgia, per la quale si è recata presso l’ospedale più vicino dove successivamente gli è stata diagnosticata la malattia di Lyme e per la quale si è sottoposta ad un ciclo prolungato di antibiotici, non ottenendo, però, benefici. Quale tra le seguenti zecche è il vettore più probabilemente responsabile della trasmissione della malattia di Lyme a questa paziente?
"

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A) Borrelia burgdorferi

B) Ixodes dammini

C) Ixodes pacificus

D) Ixodes ricinus

E) Ixodes scapularis

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    La risposta corretta è la D.

    Borrelia burgdorferi è l’agente eziologico della malattia di Lyme, ma è Ixodes ricinus il vettore principalmente responsabile della sua trasmissione in Europa.

    Ixodes pacificus e Ixodes scapularis sono le zecche responsabili della trasmissione della malattia di Lyme negli Stati Uniti.

    La malattia di Lyme si manifesta inizialmente con un eritema cutaneo “a bersaglio” di piccole dimensioni; spesso è accompagnato da sintomi generali come cefalea, febbre, dolori muscolari. Se non trattata, può complicarsi ulteriormente con insorgenza di sintomi neurologici come meningite asettica, radicoloneuriti e paralisi di Bell, oltre a coinvolgimento articolare.

7 di 25 
"Edoardo, di 30 anni e affetto da diabete mellito di tipo 1, si reca per la prima volta presso l’ambulatorio per lo screening retinico diabetico dell’ospedale di Verona. Durante la visita oculistica, non sono state osservate alterazione della retina causate dal diabete. Tuttavia, è stata riscontrata bilateralmente la presenza di papilla ottica rilevata e con bordi definiti; non vi erano emorragie all’interno, al di sopra o intorno al nervo ottico. L'acuità visiva era 6/6 alla tabella di Snellen in entrambi gli occhi. Qual è la migliore indagine per confermare la diagnosi?
"

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A) Angio-TC del cervello

B) TC encefalo e orbite

C) RM del cervello e delle orbite

D) Ecografia delle orbite

E) RX delle orbite

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    La risposta corretta è la D.

    La diagnosi è di drusen del nervo ottico bilaterale. I drusen sono depositi di materiale proteico-lipidico che si formano tra l’epitelio pigmentato retinico e la membrana di Bruch della coroide; sono generalmente conseguenti all’invecchiamento e si distinguono in rigidi e molli, dove i primi sono generalmente asintomatici mentre i molli si associano alla degenerazione maculare senile secca.

    L’indagine diagnostica di scelta è l’ecografia delle orbite, che mostra la calcificazione dei depositi all’interno delle papille ottiche.

8 di 25 
"Grazia, di 52 anni, si è recata presso il suo medico di famiglia per agitazione e calo ponderale. Durante la visita, il medico riscontra un leggero tremore, gozzo e tachicardia. Gli esami ematici confermano la presenza di una tireotossicosi con positività per gli autoanticorpi contro il recettore del TSH. La paziente decide, quindi, di sottoporsi a trattamento con iodio radioattivo. Quale delle seguenti affermazioni su questa terapia è corretta?
"

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A) Una riduzione delle dimensioni del gozzo dovrebbe avvenire in circa il 90% dei casi dopo il trattamento con radio-iodio

B) Gli studi a lungo termine rivelano un lieve aumento del rischio di neoplasia gastrica a seguito di trattamento con iodio radioattivo

C) Il rischio di recidiva dopo i farmaci anti-tiroide è superiore al 50%

D) Vi è un rischio a lungo termine di neoplasia tiroidea due volte superiore in seguito a trattamento con radio-iodio

E) C'è meno del 30% di possibilità di insorgenza di ipotiroidismo in seguito a trattamento a lungo termine con iodio radioattivo

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    La risposta corretta è la C.

    Le strategie attuali per il trattamento della tireotossicosi includono un periodo di trattamento variabile con farmaci anti-tiroidei come carbimazolo o propiltiouracile, radio-iodio o chirurgia.

    La remissione a lungo termine a seguito di farmaci antitiroidei è dell’ordine del 15%, con la maggior parte di casi che va incontro a recidiva. Pertanto, spesso, il radio-iodio viene proposto come trattamento di prima scelta, in particolare per noduli multipli o noduli tossici solitari. Tuttavia, circa l’80% dei pazienti presenterà ipotiroidismo a lungo termine a seguito di trattamento con radioiodio.

    Non vi è evidenza di un aumento del rischio di neoplasia tiroidea o di neoplasia gastrica a seguito di trattamento con iodio radioattivo.

9 di 25 
"Agnese, una ragazza di 29 anni, si reca in visita presso l’ambulatorio del dott. Giuliante riferendo che da circa 3 mesi soffre di astenia, affaticamento, dolori articolari e lividi. All'ispezione generale, la paziente appare pallida. All’esame obiettivo dell’addome, il margine inferiore della milza risulta palpabile 3 cm al di sotto dell’arcata costale sinistra. Le analisi del sangue mostrato:
Emoglobina 95 g/L (v.n. 115-165)
MCV 95 fL (v.n. 80-96)
Globuli bianchi 2,1 × 109/L (v.n. 4-11)
Piastrine 55 × 109/L (v. n. 150-400)
Qual è la diagnosi più probabile?
"

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A) Leucemia mieloide acuta

B) Sindrome di Felty

C) Porpora trombocitopenica idiopatica

D) Sindrome mielodisplastica

E) Lupus eritematoso sistemico (LES)

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    La risposta corretta è la E.

    La combinazione di pancitopenia, artralgia e splenomegalia rende il LES la diagnosi più probabile.

    Il lupus eritematoso sistemico (LES) è una malattia infiammatoria su base autoimmunitaria, la cui patogenesi non è del tutto nota. Si caratterizza per anomalie immunologiche, in particolare per la produzione di anticorpi antinucleari (ANA).

    Le manifestazioni cliniche possono interessare ogni organo e possono variare drasticamente da paziente a paziente. Il modello più comune è un insieme di disturbi costituzionali associati a coinvolgimento cutaneo, muscolo-scheletrico, ematologico e sierologico, anche se alcuni pazienti hanno manifestazioni prevalentemente ematologiche, renali o del sistema nervoso centrale. Il decorso clinico del LES è molto variabile tra i pazienti e può essere caratterizzato da periodi di remissioni e di ricadute croniche o acute.

    La diagnosi si pone in base alla presenza dei criteri diagnostici.

10 di 25 
"Debora, di 34 anni, affetta da diabete, si reca presso il pronto soccorso dell’ospedale di San Giovanni Rotondo per ittero ingravescente. Precedentemente aveva assunto un secondo ciclo di antibiotici orali per un'infezione pregressa delle vie urinarie. I suoi test di funzionalità epatica mostrano:
Bilirubina 64 μmol/L (v.n. 1-22)
ALT 354 IU/L (v.n. 5-38)
AST 267 IU/L (v.n. 6-34)
ALP 168 IU/L (v.n. 20-140)
Quale dei seguenti farmaci è più probabile che sia la causa del suo quadro clinico?
"

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A) Atorvastatina

B) amoxicillina con acido clavulanico

C) Gliclazide

D) Microgynon (pillola contraccettiva orale combinata)

E) Nitrofurantoina

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    La risposta corretta è la A.

    Le statine causano un danno epatocellulare caratterizzato da aumento delle transaminasi e della fosfatasi alcalina.

    La lesione epatica farmaco-indotta è comune e può causare sia un danno epatocellulare, che colestatico, fibrotico, vascolare e granulomatoso.

    Alcuni farmaci possono determinare ittero poichè inducono emolisi (ad esempio, dapsone).

    L’aumento della fosfatasi alcalina associata all’aumento delle transaminasi epatiche indica un pattern colestatico di lesione/ittero.

11 di 25 
"Gianmarco si è appena trasferito a Roma e si reca per la prima volta dal suo medico di base. Porta in visione referti medici precedenti: ha avuto un amartoma gastrico, motivo per cui è in cura da un gastroenterologo. Inoltre, ha una storia clinica caratterizzata dalla comparsa di carcinomi basocellulari, cisti ossee mandibolari, calcificazioni intracraniche e erosioni del palmo delle mani.
Quale delle seguenti è la diagnosi più probabile?
"

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A) Sindrome di Cowden

B) Poliposi adenomatosa familiare

C) Sindrome di Gorlin

D) poliposi giovanile

E) Sindrome di Peutz-Jeghers

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    La risposta corretta è la C.

    La sindrome di Gorlin è caratterizzata dalla comparsa di un amartoma gastrico, associato a carcinomi basocellulari, cisti ossee mandibolari, la calcificazione intracranica, oltre a erosioni/ulcere sul palmo delle mani e sulle piante dei piedi.

12 di 25 
"Roberto, di 74 anni affetto da carcinoma metastatico del pancreas, si presenta presso il pronto soccorso per un episodio acuto di dispnea e dolore toracico pleuritico. All'esame obiettivo, la sua frequenza cardiaca è di 118 bpm e la saturazione di ossigeno misurata con pulsossimetro è dell'84% in inalazione di 2 L di ossigeno. L'auscultazione del torace rivela murmure vescicolare su tutti i campi polmonari. Qual è il suo punteggio di Wells?
"

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A) 3

B) 4.5

C) 5

D) 5.5

E) 6

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    La risposta corretta è la D.

    Il sistema di punteggio Wells, ideato nel 1995 da Wells et al., valuta la probabilità che il paziente presenti TEP calcolando un punteggio basato su criteri clinici. Il paziente presenta un tumore maligno, tachicardia e sospetto TEP.

    Il punteggio di Wells:

    criterio punteggio
    TVP clinicamente sospetta 3
    Tachicardia 1.5
    Immobilizzazione o intervento chirurgico nelle precedenti quattro settimane 1.5
    Storia di TVP o TEP 1.5
    Emottisi 1
    TEP probabile 3
    Cancro maligno 1

    Interpretazione tradizionale:

    • Punteggio alto:> 6,0
    • Punteggio moderato: da 2,0 a 6,0
    • Punteggio basso: <2.0

    Punteggio di interpretazione alternativo:

    • > 4 – PE probabile. Eseguire l’imaging diagnostico
    • ≤4 – PE improbabile. Eseguire D-dimero per escludere PE.

13 di 25 
"Cosimo, di 37 anni, viene ricoverato presso l'unità di terapia intensiva dell’ospedale di Viareggio a seguito di un grave trauma cranico. Soddisfa i criteri di morte del tronco cerebrale e possiede una tessera di donatore di organi valida. Tuttavia, la sua famiglia non vuole che i suoi organi siano donati.
Qual è l'azione più appropriata?
"

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A) Controllare il tipo di HLA del paziente

B) Discutere il caso con il medico legale

C) Discutere il problema con il chirurgo che si occupa di trapianti

D) Rispettare i desideri del paziente

E) Rispettare i desideri dei parenti

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    La risposta corretta è la E.

    Negli Stati Uniti e in Europa, solo il 50% di coloro che desiderano donare i propri organi dopo la loro morte avranno discusso di questa volontà con la loro famiglia. Tuttavia, è molto più probabile che la famiglia acconsenta alla donazione di organi se ne ha precedentemente discusso con il paziente.

    Se la famiglia si oppone alla donazione, i professionisti sanitari dovrebbero discutere la questione con tatto e sensibilità. Dovrebbero incoraggia ad accettare i desideri del paziente defunto. Legalmente, non hanno il diritto di rifiutare i desideri del paziente, tuttavia, la decisione finale spetta alla famiglia e dovrebbe essere rispettata.

    I motivi più comuni per il rifiuto dei genitori di acconsentire alla donazione includono:

    1. Il paziente aveva precedentemente dichiarato che non desiderava donare
    2. Il paziente “ne ha già passate troppe”
    3. La famiglia non è unanime riguardo la decisione
    4. non si è certi della volontà del defunto di donare
    5. Paura che il corpo sia sfigurato.

14 di 25 
"Stai visitando Pamela, una paziente di 34 anni affetta da HIV: il conteggio dei linfociti T CD4 è di 90 cellule/μL. Durante la visita, inoltre, la paziente riferisce di aver avuto un episodio recente sanguinamento vaginale anomalo. L’ultima mestruazione risale a 18 mesi fa. Quale sarebbe lo step successivo più adeguato?
"

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A) prescrivere uno striscio cervicale ripetuto

B) somministrare alla paziente il vaccino HPV come profilassi per la discariosi cervicale

C) Colposcopia urgente poiché ogni discariosi cervicale va gestita in modo più aggressivo nei pazienti con HIV

D) rassicurare la paziente che un sanguinamento recente è normale negli ultimi 3 anni

E) Esame dello speculum - se normale, rassicurare la paziente e consigliare alla paziente un trattamento ormonale per i sanguinamenti vaginali.

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    La risposta corretta è la A.

    Sebbene ci siano molte cause potenziali di mestruazioni irregolari, il sanguinamento anormale può essere un sintomo di discariosi cervicale. L’HIV avanzata con co-infezione da HPV è un fattore di rischio molto forte per lo sviluppo della discariosi cervicale e attualmente l’associazione britannica per l’HIV raccomanda che i pazienti con HIV debbano eseguire uno striscio cervicale ogni anno.

    Dare al paziente il vaccino HPV come profilassi per la discariosi cervicale non è corretto. Le linee guida statunitensi raccomandano che le femmine HIV positive al di sotto dei 26 anni e quelle MSM debbano essere immunizzate poiché il vaccino HPV è sicuro e immunogenico per ogni livello di cellule T CD4. Il rischio di infezione da HPV già presente è troppo elevato nei pazienti di età superiore a 26 affinchè il vaccino sia effettivamente utile. In Gran Bretagna il programma nazionale ora immunizza tutte le femmine di età compresa tra 12 e 13 anni.

    Se viene rilevata una discariosi cervicale, essa viene trattata allo stesso modo dei pazienti HIV negativi.

15 di 25 
"A un paziente viene diagnosticato un colangiocarcinoma. La TC di stadiazione afferma che il tumore coinvolge sia la confluenza dei dotti epatici destra e sinistra sia entrambi i dotti. Quale tipo di colangiocarcinoma è questo secondo la classificazione Bismuth-Corlette?
"

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A) Tipo I

B) Tipo II

C) Tipo IIIa

D) Tipo IIb

E) Tipo IV

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    La risposta corretta è la E.

    La classificazione Bismuth-Corlette è la seguente:

    • Tipo I – colangiocarcinoma che non interessa la confluenza dei dotti epatici sinistro e destro
    • Tipo II – colangiocarcinoma che interessa solo la confluenza
    • Tipo III – colangiocarcinoma che coinvolge il dotto epatico comune e condotto epatico destro (IIIa) o sinistro (IIIb)

    Tipo IV – colangiocarcinoma che interessa sia la confuenza che entrambi i dotti epatici.

16 di 25 
"Ilaria, una ragazza di 21 anni, si reca presso l’ambulatorio di endocrinologia del policlinico di Palermo per una visita di controllo. Soffre di ipertensione, per la quale assume con beneficio una combinazione di ramipril e indapamide. In anamnesi presenta deficit di 11-beta idrossilasi, diagnosticatole alla nascita dopo che l'ostetrica aveva notato ipertrofia del clitoride. Quale tra i seguenti parametri risulterà probabilmente aumentato marcatamente nelle analisi del sangue della paziente?
"

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A) 11-deossicortisolo

B) estradiolo

C) estrone

D) 17-OH progesterone

E) 17-OH pregnenolone

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    La risposta corretta è la A.

    11 Beta-idrossilasi è responsabile della conversione dell’11-desossicorticosterone e dell’11-desossicortisolo in corticosterone e cortisolo. Poiché questo enzima non è attivo nei pazienti con deficit di 11-beta idrossilasi, i livelli dell’11-desossicorticosterone e dell’11-desossicortisolo si accumulano nei pazienti affetti dal disturbo, mentre si avrà una sintesi difettosa di cortisolo.

    Si manifesta con ipernatriemia, ipokaliemia e ipertensione con aumento della sintesi di androgeni: per questo i neonati di sesso femminile possono presentare genitali ambigui come ingrossamento del clitoride, parziale fusione delle grandi labbra, mentre successivamente potrebbero manifestarsi alterazione del ciclo mestruale e irsutismo.

17 di 25 
"Ti viene richiesta una consulenza per una paziente di 72 anni che ti è stata inviata dal suo medico di famiglia per confusione e episodi di cadute. La paziente riferisce che da qualche mese assume sertralina come terapia per una depressione lieve e che è in trattamento per ipertensione con indapamide. Alla visita medica, la pressione arteriosa è 122/77 mmHg, il polso è regolare con FC di 82 bpm. Il BMI è pari a 22 e il resto dell’esame obiettivo risulta nella norma. Gli esami del sangue mostrano:
Emoglobina 120 g/L (v.n. 115-160)
Globuli bianchi 7.1 × 109 /L (v.n. 4-11)
Piastrine 208 × 109 /L (v.n. 150-400)
Sodio 125 mmol/L (v.n. 135-146)
Potassio 3,9 mmol/L (v.n. 3,5-5)
Creatinina 122 μmol/L (v.n. 79-118)
Quale delle seguenti è la linea di condotta corretta?
"

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A) restrizione idrica

B) somministrare demeclociclina

C) sospendere l’indapamide

D) sospendere l’indapamide e la sertralina

E) sospendere la sertralina

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    La risposta corretta è la D.

    La paziente presenta iponatremia sintomatica, che si verifica per terapia con tiazide e SSRI in associazione. Per questo, la migliore linea d’azione è quella di sospendere entrambi i farmaci.

    In caso di ipertensione, si consiglia sostituzione dell’indapamide con un altro antiipertensivo come un calcio-antagonista.

18 di 25 
"Enrica, di 54 anni e affetta da 5 anni da diabete di tipo 2, viene ammessa al pronto soccorso del policlinico di Parma per dolore al petto, sudorazione e pre-sincope. Attualmente, per il diabete assume 1 grammo di metformina due volte al giorno e assume amlodipina e valsartan per la gestione dell'ipertensione. All'esame obiettivo, la pressione arteriosa è 130/70 mmHg, il polso è regolare con FC 85 bpm. L’auscultazione cardiaca e del torace è nella norma. Non sono presenti edemi declivi. Alle indagini di laboratorio risultano:
• Hb 137 g/l (v.n. 115-160)
• Globuli bianchi 7.0x109/l (v.n. 3,8-10,8)
• PLT 199x109/l (v.n. 150-450)
• Na 140 mmol/l (v.n. 135-145)
• K 5,0 mmol/l (v.n. 3,5-5,5)
• Bicarbonato 23 mmol/l (v.n. 18-28)
• Cr 105 micromol/l (v.n. 50-90)
• ECG Ritmo sinusale, inversione dell'onda T anteriore
• hsTroponina 1.2 (<0,05)
• HbA1c 53 mmol/mol
Quale dei seguenti è il modo più appropriato per controllare la glicemia?
"

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A) Continuare la dose attuale di metformina

B) Aumentare la metformina fino alla dose giornaliera totale di 2,5 g

C) Interrompere la metformina per 48 ore

D) Passare all'insulina a lunga durata d’azione in bolo basale

E) Trattare con l'insulina endovenosa al bisogno per 48 ore.

Non Rispondo

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    La risposta corretta è la A.

    In passato si riteneva che l’intensa terapia insulinica al momento dell’ischemia del miocardio avrebbe portato a risultati migliori, sebbene le prove fornite dal programma DIGAMI non lo sostengano realmente.

    Le evidenze sperimentali supportano un effetto positivo della metformina sulla funzione cardiaca, sia in caso di ischemia che in caso di insufficienza cardiaca. Pertanto, a meno che non vi siano prove di una significativa compromissione circolatoria (e non è questo il caso), si ritiene sicuro continuare la terapia con metformina.

    L’HbA1c è nella norma, quindi non è necessario aumentare la terapia ipoglicemizzante.

19 di 25 
"Flavio, di 67 anni, è stato ammesso in pronto soccorso per evidenza clinica di un infarto miocardico con elevazione del tratto ST.
Immediatamente dopo l'ammissione, ha avuto un arresto cardiaco e i medici hanno messo in atto le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Il ritmo iniziale era un’attività elettrica senza polso (PEA), ma è comparso un ritmo spontaneo dopo quattro cicli di rianimazione cardiaca avanzata. Al momento, il paziente resta sedato, intubato e ventilato. Qual è il passo successivo più appropriato nella sua gestione?
"

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A) Inserire un sondino nasogastrico e somministrare aspirina e clopidogrel

B) assicurarsi un accesso arterioso

C) somministrare la terapia trombolitica

D) Eseguire una radiografia del torace per confermare la posizione del tubo tracheale

E) Iniziare il raffreddamento a 33 ° C

Non Rispondo

  • Mostra la Risposta!

    La risposta corretta è la A.

    Tutte le opzioni sarebbero appropriate nella gestione post-arresto del paziente.

    Tuttavia, il primo passo dovrebbe essere quello di somministrare l’aspirina e il clopidogrel in quanto è l’azione più semplice e veloce da effettuare nella sala di rianimazione mentre vengono organizzati altre indagini e trattamenti.

20 di 25 
"Fabrizio, un ragazzo di 17 anni, si presenta presso l’ambulatorio di endocrinologia dell’ospedale di Como per una visita di controllo. Da quando ne ha memoria soffre di poliuria e per questo il medico di base gli ha prescritto indometacina. Anche la sorella maggiore soffre di una condizione simile, ma in realtà la poliuria è comparsa durante la sua gravidanza. All'esame obiettivo, la pressione arteriosa è di 122/82 mmHg con una caduta posturale di 15 mmHg, il polso è regolare con FC 80 bpm. Le indagini di laboratorio mostrano:
Hb 145 g/l (v.n. 135-180)
Globuli bianchi 5.1x109/l (v.n. 3,8-10,8)
PLT 221x109/l (v.n. 150-450)
Na 147 mmol/l (v.n. 135-145)
K 5,1 mmol/l (v.n. 3,5-5,5)
Bicarbonato 27 mmol/l (v.n. 18-28)
Cr 125 micromol/l (v.n. 60-110)
Glucosio 5,1 mmol/l (v.n. <7)
Quale dei seguenti interventi aggiuntivi potrebbe più probabilmente essere benefico per il paziente?
"

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A) ADH esogeno

B) Furosemide

C) dieta ad alto contenuto di sale

D) Dieta a basso contenuto proteico

E) Sildenafil

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    La risposta corretta è la E.

    È stato dimostrato che il sildenafil, un inibitore della fosfodiesterasi, riduce sostanzialmente la produzione di urina in pazienti con diabete insipido nefrogenico congenito x-linked (la diagnosi più probabile), dato che i suoi sintomi sono molto peggiori di quelli della sorella. Anche i farmaci antinfiammatori non steroidei e i diuretici tiazidici possono essere utili, ma la DI congenito nefrogenico generalmente non risponde all’ADH esogeno.

    Ridurre l’assunzione di sale e proteine ​​riduce la concentrazione dei soluti urinari e quindi può ridurre la poliuria, tuttavia la riduzione può avere un impatto significativo sulla dieta e l’effetto può essere solo modesto. I tiazidici piuttosto che i diuretici dell’ansa sono più efficaci nel ridurre la produzione di urina nella DI congenito nefrogenico.

21 di 25 
"Paola, di 65 anni, si è recata presso l’ambulatorio di oncologia poiché gli è stato recentemente diagnosticato un carcinoma invasivo di grado 2 del seno destro, grande 13 mm. All’analisi istologica la lesione risulta fortemente positivo ER/PR ed Her-2 negativo. Tuttavia, a causa della scoperta della positività per tumore di uno dei quattro linfonodi ascellari sottoposti a biopsia, viene valutata la possibilità di sottoporla a chemio e radioterapia adiuvante. In anamnesi, riferisce trattamento con chemioterapia e radioterapia per un carcinoma a cellule squamose della rinofaringe insorto quando aveva 35 anni. Dopo cinque anni di follow-up è stata dimessa dalla clinica ed è stata altrimenti bene negli ultimi 30 anni. Quale dei seguenti fattori potrebbe aver aumentato il rischio di sviluppare entrambi questi tumori durante la sua vita?
"

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A) mutazione BRCA

B) uso di tabacco da masticare

C) Infezione da virus Epstein-Barr

D) Alto consumo di alcol

E) abitudine al fumo

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    La risposta corretta è la D.

    Sebbene tutte le opzioni rappresentino dei fattori di rischio per l’insorgenza di neoplasie, solo l’alcol costituisce un fattore di rischio sia per il cancro della rinofaringe che per il cancro al seno.

22 di 25 
"Giacomo, di 62 anni, soffre di impotenza. Gli è stato diagnosticato il diabete mellito 10 anni fa e inizialmente è stato trattato con la dieta ma da tre anni assume metformina. Negli ultimi due anni ha notato un progressivo deterioramento della disfunzione erettile ed ora è totalmente impotente. Si rade ogni giorno, ma non si è reso conto di alcun cambiamento nei peli del corpo. Non fuma e beve circa dieci unità alcoliche settimanali. Alla visita medica, il paziente risulta obeso, la pressione sanguigna è di 146/88 mmHg e i caratteri sessuali secondari risultano nella norma. L'esame testicolare rivela testicoli normali di circa 15 ml di volume. Non ci sono anomalie nella valutazione cardiovascolare, respiratoria o addominale. Le indagini di laboratorio rivelano:
Emoglobina 142 g/L (v.n. 130-180)
Globuli bianchi 9.0 × 109/L (v.n. 4-11)
Piastrine 188 × 109/L (v.n. 150-400)
Sodio siericoo 145 mmol/L (v.n. 137-144)
Potassio sierico 4,5 mmol/L (v.n. 3,5-4,9)
Urea 7,2 mmol/L (v.n. 2,5-7,5)
Creatina 110 μmol/L (v.n. 60-110)
Fosfatasi alcalina 88 U/L (v.n. 45-105)
Aspartato aminotransferasi 30 U/L (v.n. 1-31)
Gamma GT 42 U/L (v.n. <50)
HbA1c 7,8% (v.n. 3,8-6,4)
Glucosio plasmatico a digiuno 7,8 mmol/L (v.n. 3,0-6,0)
Testosterone plasmatico 7.1 nmol/L (v.n. 9-33)
FSH 4,1 mU/L (v.n. 3-12)
Ormone luteinizzante plasmatico 5.1 mU/L (v.n. 3-10)
Quale delle seguenti opzioni sceglieresti come ulteriore indagine clinica?
"

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A) ferritina

B) Concentrazione di estradiolo

C) ecodoppler penieno

D) Concentrazione della prolattina

E) ecografia testicolare

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    La risposta corretta è la D.

    Questo paziente presenta un ipogonadismo ipogonadotropo (HH) con rapporto ormone luteinizzante/ormone follicolo-stimolante ormonale (LH/FSH) inappropriatamente normale per le basse concentrazioni di testosterone.

    L’ipogonadismo ipogonadotropo è relativamente comune in associazione al diabete di tipo 2 e all’obesità. Il meccanismo esatto responsabile è sconosciuto.

    L’iperprolattinemia può essere causa di ipogonadismo ipogonadotropo e può manifestarsi anche con ginecomastia e galattorrea. La presenza di un adenoma ipofisario va poi valutata con RMN cerebrale.

23 di 25 
"Nell'ipertermia, all'aumentare della temperatura corporea, qual è la prima anomalia biochimica?"

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A) Iperkaliemia

B) ipokaliemia

C) incremento dei lattati nel liquor

D) bassa Osmolalità urinaria

E) acidosi respiratoria

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  • Mostra la Risposta!

    La risposta corretta è la B.

    Con l’aumentare della temperatura corporea, ad esempio nell’ipertermia dovuta al colpo di calore, la prima conseguenza è l’ipokaliemia. Si ritiene che ciò sia dovuto all’aumento dell’assorbimento di K + da parte dei muscoli, poiché le catecolamine stimolano il trasportatore NA-K-ATPasi.

    Quando la temperatura corporea aumenta ulteriormente, l’iperkaliemia può evolvere causando rabdomiolisi e acidosi lattica.

24 di 25 
"Fausto, di 52 anni, si presenta presso il pronto soccorso di Vicenza per debolezza acuta e sonnolenza. Al momento del ricovero, ha un GCS di 14 su 15. Altre valutazioni rivelano che ha una temperatura di 37 ° C, FC 92 bpm regolare, FR 26 atti/min, con saturazione del 96% e una pressione arteriosa di 162/102 mmHg. L'esame neurologico rivela debolezza generalizzata ma iper-reflessia sinistra con segno di Babinsky positivo a sinistra. Una TC urgente mostra un’estesa emorragia intracerebrale senza evidenza di idrocefalo. Qual è il passo più appropriato nella gestione del paziente?
"

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A) desametasone

B) abbassare la pressione sanguigna

C) Osservazione

D) Urgente evacuazione chirurgica

E) Shunt ventricolo-peritoneale

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  • Mostra la Risposta!

    La risposta corretta è la B.

    Molto probabilmente l’emorragia è secondaria alla sua ipertensione. L’emorragia cerebrale ipertensiva di solito colpisce i gangli della base, il talamo e il ponte. Poiché l’ematoma profondo è difficile da evacuare, secondo le linee guida RCP 2016, i pazienti con emorragia intracerebrale primaria che si presentano entro 6 ore dall’esordio con una pressione arteriosa sistolica superiore a 150 mmHg devono essere trattati con urgenza utilizzando un protocollo concordato localmente per abbassare la pressione sanguigna ad una pressione sistolica di 140 mmHg per almeno 7 giorni, a meno che:

    • il punteggio di Glasgow Coma Scale è pari o inferiore a 5
    • l’ematoma è molto grande e si prevede morte del paziente
    • viene identificata una causa strutturale per l’ematoma
    • È previsto un intervento chirurgico immediato per evacuare l’ematoma.

25 di 25 
"Federica, di 28 anni, è alla 24a settimana di gravidanza e manifesta profonda stanchezza e ansia. All’esame obiettivo si riscontrano tremore, FC 100 bpm e una lesione soffice della tiroide. I test di funzionalità tiroidea mostrano:
T4 libero 32,9 pmol/L (v.n. 10-22)
TSH 0,04 mU/L (v.n. 0,4-5).
Quale dei seguenti trattamenti sceglieresti per questa paziente?
"

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A) Carbimazole

B) Perclorato di potassio

C) Propanololo

D) propiltiouracile

E) Terapia con iodio radioattivo

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    La risposta corretta è la A.

    La paziente ha la malattia di Graves (ipertiroidismo dovuto alla presenza di anticorpi attivanti diretti contro il recettore del TSH che sarà quindi costitutivamente attivato per cui avremo aumento dei livelli degli ormoni tiroidei associato a riduzione dei livelli di TSH) e il trattamento più appropriato per la tireotossicosi è il Carbimazolo, alla dose più bassa per mantenere l’eutiroidismo.

    Il propranololo migliorerebbe i sintomi ma potrebbe avere un impatto sul feto.

    A causa del piccolo rischio di anomalie fetali con carbimazolo, si raccomanda l’uso di PTU nel primo trimestre durante l’organogenesi e quindi di carbimazolo nel secondo e terzo trimestre.

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