Se ricevo compensi per le attività lavorative permesse al di fuori della specializzazione devo versare la quota B all’ENPAM?
9 Maggio 2021 · Mario Lomele
Uno dei dubbi più comuni tra gli specializzandi riguarda la Quota B dell’ENPAM: quando è dovuta e quando invece i compensi percepiti fuori dalla specializzazione ne restano esclusi.
La quota B è una contribuzione obbligatoria calcolata come percentuale sul reddito derivante da attività libero professionale, questo tipo di attività è quella tipica dei professionisti titolari di partita IVA, quindi le ricevute per prestazioni occasionali, secondo un’interpretazione della normativa vigente, non rientrano in questo ambito e non vanno pertanto dichiarate ai fini della quota B.
Nel caso in cui il medico in formazione specialistica svolga attività prevista dal contratto il versamento della Quota B, in riferimento ai redditi prodotti nell’anno 2018 è pari all’8,75% del reddito professionale netto.
Che cos’è la Quota B dell’ENPAM
La Quota B è il contributo previdenziale versato all’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Medici) da chi svolge attività libero-professionale, tipicamente con partita IVA. È calcolata come percentuale sul reddito professionale netto e si aggiunge alla Quota A, dovuta da tutti gli iscritti all’Ordine dei Medici indipendentemente dal tipo di attività svolta.
Per lo specializzando, la distinzione chiave è tra prestazioni occasionali (senza partita IVA, con ritenuta d’acconto) e attività libero-professionale vera e propria: solo la seconda genera l’obbligo di versamento della Quota B, secondo l’interpretazione riportata anche nella risposta qui sopra.
Cosa verificare prima di svolgere attività extra
- Controlla se l’attività che intendi svolgere è compatibile con il tuo contratto di formazione specialistica.
- Verifica se richiede l’apertura di una partita IVA o può essere fatturata come prestazione occasionale.
- In caso di dubbio, chiedi un parere diretto all’ENPAM o al tuo commercialista di fiducia.
Quota A e Quota B: due contributi diversi
Non confondere la Quota B con la Quota A: quest’ultima è un contributo fisso dovuto da tutti gli iscritti all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, indipendentemente dal tipo di attività svolta, mentre la Quota B è variabile e collegata esclusivamente al reddito da libera professione. Uno specializzando senza partita IVA versa quindi la Quota A ma resta, nella maggior parte dei casi, escluso dalla Quota B.
Cosa fare in caso di dubbi o arretrati
Se ricevi una richiesta di regolarizzazione della Quota B che ritieni non dovuta perché relativa a prestazioni occasionali, non ignorarla: contatta direttamente la Fondazione ENPAM per chiarire la tua posizione, allegando la documentazione delle ricevute emesse. Un chiarimento tempestivo evita accumuli di sanzioni e interessi su importi che, alla fine, potrebbero non essere dovuti.
Vale la pena ricordare che, quando la Quota B è effettivamente dovuta, i versamenti non sono un costo puro: contribuiscono al montante previdenziale individuale che determinerà, un giorno, l’importo della pensione. Tenere sotto controllo la propria posizione contributiva fin dagli anni della specializzazione è quindi un’abitudine utile anche in una prospettiva di lungo periodo.
In sintesi
La Quota B si applica solo ai redditi da libera professione con partita IVA: le prestazioni occasionali regolarmente ricevute, secondo l’interpretazione riportata sopra, restano fuori da questo obbligo. In caso di dubbio, conviene sempre un confronto diretto con la Fondazione ENPAM prima di ricevere una richiesta di regolarizzazione.
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Fonte ufficiale
Per informazioni aggiornate su aliquote e modalità di versamento della Quota B consulta il sito ufficiale dell’ENPAM.