L’RNA non codificante svolge molteplici ruoli nel controllo dell’espressione genica

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I Microtubuli

I microtubuli costituiscono il principale sistema di organizzazione spaziale delle cellule eucariotiche. Sono polimeri tubolari, lunghi e relativamente rigidi, capaci di rimodellarsi con rapidità: possono smontarsi in una regione del citoplasma e riformarsi altrove, riorientando in tempi brevi l’architettura cellulare. Nelle cellule animali, la polimerizzazione avviene perlopiù dal centrosoma, un complesso situato in posizione pericentrosomiale o vicino al nucleo, da cui si irradiano verso la periferia una fitta rete di microtubuli (Figura 05.28-01). Questa rete funge da sistema di “binari” per il trasporto guidato di vescicole, organuli e complessi macromolecolari, contribuendo al posizionamento degli organuli membranosi e alla definizione dell’asimmetria cellulare. Durante la mitosi, i microtubuli citoplasmatici vengono riconfigurati nel fuso mitotico, una macchina dinamica responsabile della segregazione equa dei cromosomi nelle due cellule figlie, in stretta coordinazione con la citodieresi (Figura 05.28-01). In altre circostanze, i microtubuli stabilizzano strutture persistenti, quali ciglia e flagelli (Figura 05.28-01), prolungamenti sottili che sporgono dalla superficie cellulare e generano movimento coordinato per la locomozione o per la movimentazione dei fluidi extracellullari; la loro impalcatura interna, altamente ordinata e stabile, si basa su fasci microtubulari associati in modo permanente a proteine motrici. È opportuno ricordare che i flagelli batterici, pur avendo funzione propulsiva, sono di natura molecolare e organizzazione completamente diverse. La funzione dei microtubuli come piattaforma organizzativa del citoplasma dipende dall’interazione con proteine accessorie, in particolare proteine motrici e regolatori dell’estremità, che indirizzano il traffico intracellulare e modulano la dinamica del polimero. Nelle sezioni seguenti vengono trattati la struttura e l’assemblaggio del polimero microtubulare, il ruolo del centrosoma come centro organizzatore e, infine, la particolare architettura ciliare e flagellare, in cui i microtubuli sono integrati con motori che alimentano il battito.

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Microtubuli

I microtubuli (viola) formano reti diverse organizzate da vari MTOC (ciano). L’immagine mostra: (A) l’MTOC centrosomiale nella mitosi dello zigote di C. elegans; (B) l’organizzazione corticale dei microtubuli nelle cellule epidermiche di Arabidopsis; (C) l’azione coordinata di centrosoma e Golgi in un fibroblasto umano migrante; (D) l’MTOC apicale nelle cellule epiteliali intestinali di topo; (E) MTOC associati agli endosomi in un neurone sensoriale in sviluppo di C. elegans; (F) l’MTOC dell’involucro nucleare nelle cellule muscolari di Drosophila; (G) un MTOC mitocondriale negli spermatidi di Drosophila.

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Microtubuli

I microtubuli (viola) formano reti diverse organizzate da vari MTOC (ciano). L’immagine mostra: (A) l’MTOC centrosomiale nella mitosi dello zigote di C. elegans; (B) l’organizzazione corticale dei microtubuli nelle cellule epidermiche di Arabidopsis; (C) l’azione coordinata di centrosoma e Golgi in un fibroblasto umano migrante; (D) l’MTOC apicale nelle cellule epiteliali intestinali di topo; (E) MTOC associati agli endosomi in un neurone sensoriale in sviluppo di C. elegans; (F) l’MTOC dell’involucro nucleare nelle cellule muscolari di Drosophila; (G) un MTOC mitocondriale negli spermatidi di Drosophila.

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Microtubuli

I microtubuli (viola) formano reti diverse organizzate da vari MTOC (ciano). L’immagine mostra: (A) l’MTOC centrosomiale nella mitosi dello zigote di C. elegans; (B) l’organizzazione corticale dei microtubuli nelle cellule epidermiche di Arabidopsis; (C) l’azione coordinata di centrosoma e Golgi in un fibroblasto umano migrante; (D) l’MTOC apicale nelle cellule epiteliali intestinali di topo; (E) MTOC associati agli endosomi in un neurone sensoriale in sviluppo di C. elegans; (F) l’MTOC dell’involucro nucleare nelle cellule muscolari di Drosophila; (G) un MTOC mitocondriale negli spermatidi di Drosophila.

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Architettura dei microtubuli e asimmetria delle estremità

I microtubuli sono formati da eterodimeri di tubulina, composti da tubulina α e tubulina β, associati tramite legami non covalenti. Gli eterodimeri si allineano testa-coda lungo il lato longitudinale costituendo protofilamenti; tredici protofilamenti accostati lateralmente danno luogo al cilindro cavo caratteristico (Figura 05.28-02). La disposizione alternata delle subunità α e β lungo ogni protofilamento conferisce polarità intrinseca: un’estremità espone la tubulina β, l’altra la tubulina α. Poiché tutti i protofilamenti sono co-orientati, l’intero microtubulo presenta polarità strutturale definita, con un’estremità “più” (+) e una “meno” (−). Questa polarità ha rilievo funzionale. In condizioni in vitro, a concentrazioni adeguate di tubulina, l’allungamento avviene a entrambe le estremità, ma la velocità di crescita alla estremità più è maggiore: \( v_{+} > v_{-} \). Inoltre, la tubulina β lega GTP che, una volta incorporato nella rete, viene idrolizzato a GDP con rilascio di fosfato: \( \mathrm{GTP} \rightarrow \mathrm{GDP} + \mathrm{P_i} \). La differenza conformazionale tra il “mantello” di GTP e lo stato GDP contribuisce alla labilità del polimero e alla sua instabilità dinamica, con eventi alternati di crescita e disassemblaggio. La direzionalità del trasporto intracellulare è ancorata a questa asimmetria: molte chinesine avanzano verso l’estremità più, mentre le dineine citoplasmatiche procedono verso l’estremità meno, assicurando la distribuzione ordinata di cargo nel citoplasma. La polarità, dunque, non è un semplice tratto geometrico ma un principio organizzativo che determina dove e come i microtubuli si accrescono, come interagiscono con proteine motrici e quali percorsi di traffico definiscono all’interno della cellula.

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I microtubuli sono cilindri cavi costituiti da tubulina

L’immagine illustra la struttura dei microtubuli. Nel pannello A si vede l’eterodimero di α- e β-tubulina con GTP. Nel pannello B i dimeri si allineano formando un protofilamento. Nel pannello C più protofilamenti si associano lateralmente creando un cilindro cavo e polare, con estremità positiva e negativa. Nel pannello D è mostrato il microtubulo completo, coinvolto nella separazione dei cromatidi e nel trasporto intracellulare come supporto per chinesina e dineina.

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Il centrosoma come centro primario di nucleazione nelle cellule animali

Dentro le cellule, l’avvio e l’orientamento dei microtubuli sono controllati da centri organizzatori che stabiliscono numero, posizione e direzione dei polimeri. Nelle cellule animali, il centrosoma, situato in prossimità del nucleo in interfase, produce un reticolo radiale di microtubuli che si estende in tutto il citoplasma (Figura 05.28-01). Strutturalmente, il centrosoma comprende una matrice proteica pericentriolare che circonda una coppia di centrioli. All’interno della matrice sono presenti numerosi complessi ad anello contenenti tubulina γ (γ-tubulina), che costituiscono i principali siti di nucleazione (Figura 05.28-03). L’orientamento con cui gli eterodimeri αβ si inseriscono su questi anelli fa sì che l’estremità meno del microtubulo resti ancorata al centrosoma, mentre l’estremità più sporge verso il citoplasma, dove avviene l’allungamento (Figura 05.28-03). I centrioli, disposti come cilindri di brevi microtubuli organizzati in corona (Figura 05.28-03), non sono necessari per la nucleazione dal centrosoma: gli anelli di tubulina γ, di per sé, sono sufficienti ad avviare la polimerizzazione. Sebbene la loro funzione in interfase rimanga in parte elusiva, i centrioli sono strutturalmente affini, se non coincidenti, con i corpuscoli basali che fanno da centri organizzatori per le ciglia e i flagelli (Figura 05.28-01). È rilevante inoltre che molte piante superiori siano prive di centrioli, a riprova che la nucleazione può essere realizzata da matrici proteiche alternative. Dal punto di vista energetico e cinetico, i siti di nucleazione abbassano la barriera iniziale alla formazione del polimero. L’assemblaggio “de novo” del primo anello di eterodimeri αβ è sfavorito, mentre l’aggiunta successiva a una struttura preformata è più agevole. In vitro, tubulina purificata può polimerizzare spontaneamente a concentrazioni elevate; in vivo, invece, la concentrazione libera di αβ-tubulina è mantenuta al di sotto della soglia necessaria per la nucleazione spontanea, permettendo alla cellula di confinare la nascita dei microtubuli ai complessi con tubulina γ:

  • controllo spaziale: il posizionamento del centrosoma determina l’orientamento dei microtubuli e, di riflesso, la polarità cellulare e la disposizione di Golgi e reticolo endoplasmatico;
  • regolazione numerica: la quantità di siti di nucleazione nella matrice pericentriolare modula la densità del reticolo microtubulare;
  • ancora per l’estremità meno: l’ancoraggio stabilizza i microtubuli prossimi al centrosoma, lasciando dinamiche le estremità più distali;
  • collegamento con strutture specializzate: i centrioli fungono da precursori dei corpuscoli basali nelle cellule ciliari e flagellate.

Questa organizzazione centralizzata rende conto dell’assetto radiale dei microtubuli in interfase e della loro rapida riconfigurazione in fuso mitotico quando la cellula entra in divisione.

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Microtubuli

I microtubuli (viola) formano reti diverse organizzate da vari MTOC (ciano). L’immagine mostra: (A) l’MTOC centrosomiale nella mitosi dello zigote di C. elegans; (B) l’organizzazione corticale dei microtubuli nelle cellule epidermiche di Arabidopsis; (C) l’azione coordinata di centrosoma e Golgi in un fibroblasto umano migrante; (D) l’MTOC apicale nelle cellule epiteliali intestinali di topo; (E) MTOC associati agli endosomi in un neurone sensoriale in sviluppo di C. elegans; (F) l’MTOC dell’involucro nucleare nelle cellule muscolari di Drosophila; (G) un MTOC mitocondriale negli spermatidi di Drosophila.

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La tubulina polimerizza a partire da siti di nucleazione di un centrosoma

Il centrosoma è il principale centro organizzatore dei microtubuli nelle cellule animali e si trova di solito vicino al nucleo. Contiene una coppia di centrioli immersi nel materiale pericentriolare, una matrice proteica da cui si originano i microtubuli. Ogni centriolo è formato da 9 triplette di microtubuli disposte in modo cilindrico. In ciascuna tripletta, il microtubulo A è completo, mentre B e C sono incompleti e condividono parte della parete. Durante la divisione cellulare, il centrosoma si duplica e forma i poli del fuso mitotico.

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La tubulina polimerizza a partire da siti di nucleazione di un centrosoma

Il centrosoma è il principale centro organizzatore dei microtubuli nelle cellule animali e si trova di solito vicino al nucleo. Contiene una coppia di centrioli immersi nel materiale pericentriolare, una matrice proteica da cui si originano i microtubuli. Ogni centriolo è formato da 9 triplette di microtubuli disposte in modo cilindrico. In ciascuna tripletta, il microtubulo A è completo, mentre B e C sono incompleti e condividono parte della parete. Durante la divisione cellulare, il centrosoma si duplica e forma i poli del fuso mitotico.

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La tubulina polimerizza a partire da siti di nucleazione di un centrosoma

Il centrosoma è il principale centro organizzatore dei microtubuli nelle cellule animali e si trova di solito vicino al nucleo. Contiene una coppia di centrioli immersi nel materiale pericentriolare, una matrice proteica da cui si originano i microtubuli. Ogni centriolo è formato da 9 triplette di microtubuli disposte in modo cilindrico. In ciascuna tripletta, il microtubulo A è completo, mentre B e C sono incompleti e condividono parte della parete. Durante la divisione cellulare, il centrosoma si duplica e forma i poli del fuso mitotico.

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Microtubuli

I microtubuli (viola) formano reti diverse organizzate da vari MTOC (ciano). L’immagine mostra: (A) l’MTOC centrosomiale nella mitosi dello zigote di C. elegans; (B) l’organizzazione corticale dei microtubuli nelle cellule epidermiche di Arabidopsis; (C) l’azione coordinata di centrosoma e Golgi in un fibroblasto umano migrante; (D) l’MTOC apicale nelle cellule epiteliali intestinali di topo; (E) MTOC associati agli endosomi in un neurone sensoriale in sviluppo di C. elegans; (F) l’MTOC dell’involucro nucleare nelle cellule muscolari di Drosophila; (G) un MTOC mitocondriale negli spermatidi di Drosophila.

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L’allungamento dei microtubuli è intrinsecamente instabile

Dopo la nucleazione su complessi ad anello di tubulina γ (γ-TuRC) localizzati nei centri di organizzazione dei microtubuli, l’estremità più (plus-end) di un microtubulo tende a crescere per minuti, estendendosi verso la periferia per l’aggiunta sequenziale di dimeri di tubulina αβ. Questa fase può interrompersi bruscamente con una transizione stocastica a rapido accorciamento, seguita, talvolta, da un recupero dell’allungamento o dalla scomparsa completa del polimero e dalla sua sostituzione tramite una nuova nucleazione sullo stesso sito di γ-tubulina (Figura 05.28-04). La combinazione di crescita, perdita e riformazione definisce l’“instabilità dinamica”, proprietà che consente ai microtubuli di rimodellarsi con grande rapidità nello spazio cellulare. Nei citoplasmi eucariotici, il centrosoma e altri centri organizzatori proiettano costantemente microtubuli in molte direzioni, ritraendoli se non incontrano strutture stabilizzanti. Quando il plus-end si ancora a componenti cellulari distali — per esempio complessi corticali, membrane organellari o cinetocori — l’estremità risulta stabilizzata, inibendo la depolimerizzazione e creando un collegamento relativamente duraturo tra la regione bersaglio e il centrosoma (Figura 05.28-05). Questa modalità, spesso descritta come “ricerca casuale e cattura selettiva”, permette di stabilire architetture di microtubuli direzionate, utili a posizionare organelli e a conferire polarità alla cellula. La dinamica dei microtubuli alterna quattro stati fondamentali: crescita, catastrofe (inizio dell’accorciamento), accorciamento rapido e salvataggio (ripresa della crescita). Parametri quantitativi come velocità di crescita e accorciamento, frequenze di catastrofe e salvataggio, e distribuzione delle lunghezze determinano l’organizzazione globale della rete. In molte cellule, proteine associate all’estremità più (+TIPs) come EB1/EB3 favoriscono la stabilità del plus-end e coordinano l’interazione con membrane e motori; al contrario, fattori depolimerizzanti come kinesina-13 o stathmin aumentano la probabilità di catastrofe, accentuando il comportamento esplorativo.

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Dinamica dei microtubuli

Ogni microtubulo si allunga o si accorcia indipendentemente dai microtubuli vicini. L’insieme dei microtubuli ancorati a uno stesso centrosoma varia continuamente, perché si formano nuovi microtubuli (frecce rosse), mentre i più vecchi si accorciano (frecce azzurre).

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I microtubuli e cappuccio proteico

I microtubuli contribuiscono all’allungamento e alla forma della cellula durante il suo sviluppo. Un microtubulo neoformato persiste solo se entrambe le estremità sono protette dalla depolimerizzazione: l’estremità meno è in genere stabilizzata dal centrosoma, mentre l’estremità più può essere bloccata da specifiche proteine cappuccio. Nelle cellule non polarizzate i microtubuli si allungano e si accorciano in direzioni casuali. Quando alcune estremità più vengono stabilizzate in una specifica regione del cortex cellulare, l’intero sistema di microtubuli si orienta e si organizza, favorendo la polarizzazione della cellula.

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L’idrolisi del GTP governa l’instabilità dinamica

La base molecolare dell’instabilità dinamica risiede nella capacità dei dimeri di tubulina di legare e idrolizzare GTP. Le subunità libere sono cariche di GTP sulla tubulina β; dopo l’incorporazione nella parete del microtubulo, il GTP viene idrolizzato a GDP e fosfato inorganico. La forma GTP promuove un assetto più compatto e lineare dei protofilamenti, mentre la forma GDP favorisce una curvatura intrinseca che indebolisce le interazioni laterali e longitudinali nel reticolo. Quando l’inserzione di nuove subunità al plus-end è più rapida dell’idrolisi, si mantiene un “cappuccio a GTP”, una regione terminale stabilizzante costituita da tubulina-GTP o da intermedi strutturalmente simili. In tali condizioni il microtubulo continua ad allungarsi. Se invece l’idrolisi supera l’apporto di nuove subunità, il cappuccio si esaurisce; l’estremità esposta, composta da tubulina-GDP meno coesa, diventa instabile e tende a disassemblarsi, innescando la catastrofe (Figura 05.28-06). Una formulazione semplice del bilancio cinetico al plus-end è: crescita se \(k_{\mathrm{on}}[T] > k_{\mathrm{hyd}}\); catastrofe probabile se \(k_{\mathrm{on}}[T] \leq k_{\mathrm{hyd}}\), dove \(k_{\mathrm{on}}\) è la costante di associazione per la tubulina libera \([T]\) e \(k_{\mathrm{hyd}}\) la velocità effettiva di idrolisi/consumo del cappuccio. La depolimerizzazione, una volta iniziata, procede rapidamente perché la maggior parte del cilindro è composta da tubulina-GDP; l’accorciamento può arrestarsi se un evento di salvataggio ristabilisce un cappuccio a GTP, ad esempio grazie all’arrivo di nuove subunità o all’azione di proteine che promuovono l’aggiunta (come XMAP215). Le subunità rilasciate durante l’accorciamento rientrano nel pool citosolico, dove il GDP viene scambiato con GTP, ripristinando la competenza alla polimerizzazione. In molti fibroblasti una frazione consistente della tubulina — tipicamente attorno al 40–60% — è presente in forma solubile, costituendo una riserva pronta all’uso, mentre la parte restante è incorporata nei polimeri. Proteine che riconoscono lo stato strutturale del reticolo, come le EB, marcano il cappuccio e coordinano l’assemblaggio con altre componenti cellulari, integrando il controllo chimico (idrolisi del GTP) con regolazioni proteiche.

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Crescita del microtubulo dipende dall’idrolisi del GTP

L’immagine mostra la dinamica dei microtubuli. I dimeri di α,β-tubulina legati a GTP si aggiungono soprattutto all’estremità positiva, favorendo la crescita. Dopo l’incorporazione, il GTP della β-tubulina viene idrolizzato a GDP-Pi e poi a GDP, rendendo il microtubulo meno stabile. Finché è presente il cappuccio di tubulina-GTP il microtubulo resta stabile e si allunga; quando si perde, i protofilamenti si incurvano e il microtubulo si depolimerizza.

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Gli agenti farmacologici modulano la dinamica dei microtubuli

Piccole molecole che interferiscono con l’assemblaggio o il disassemblaggio della tubulina ridisegnano in pochi minuti l’architettura del citoscheletro con profonde conseguenze funzionali. Il fuso mitotico, reticolo specializzato di microtubuli che cattura e separa i cromosomi (Figura 05.28-01), dipende da un turnover continuo di subunità. Se tale flusso è bloccato in uno dei due sensi, l’apparato fusale collassa o diventa rigidamente immobile, impedendo la corretta segregazione cromosomica. Alcuni esempi indicativi includono:

  • colchicina e composti correlati (p.es. colcemide): si legano ai dimeri di tubulina liberi, sequestrandoli e inibendone l’incorporazione; il risultato è la progressiva depolimerizzazione fino alla scomparsa del fuso, con arresto in mitosi;
  • nocodazolo: riduce la polimerizzazione destabilizzando le interazioni tubulina-tubulina, con effetti simili alla colchicina sul fuso;
  • alcaloidi della vinca (p.es. vinblastina, vincristina): si associano alla tubulina e ai terminali polimerici inducendo curvature e difetti del reticolo che favoriscono la depolimerizzazione;
  • taxolo (paclitaxel) e altri taxani: stabilizzano i microtubuli già formati, impedendo la perdita di subunità; i polimeri possono ancora crescere, ma non accorciarsi, rendendo il fuso incapace di riorganizzarsi.

Pur agendo in modo opposto a livello molecolare, stabilizzanti e destabilizzanti convergono su un identico esito cellulare: bloccano la dinamica necessaria per la funzione del fuso e determinano l’arresto mitotico. L’inattivazione prolungata del fuso porta spesso a morte cellulare, un principio sfruttato in oncologia. Farmaci antimitotici che modulano i microtubuli, come taxani e alcaloidi della vinca, sono impiegati nel trattamento di diversi tumori solidi ed ematologici (Tabella 05.28-01). L’efficacia è controbilanciata da effetti avversi attribuibili all’interferenza con microtubuli non mitotici, ad esempio in neuroni e cellule endoteliali, e da fenomeni di resistenza legati a pompe di efflusso o alterazioni delle isoforme di tubulina. Questi aspetti sottolineano come il corretto funzionamento del fuso richieda sia la formazione sia la rimozione dei polimeri, e come la regolazione fine della dinamica sia essenziale per la fisiologia cellulare.

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Microtubuli

I microtubuli (viola) formano reti diverse organizzate da vari MTOC (ciano). L’immagine mostra: (A) l’MTOC centrosomiale nella mitosi dello zigote di C. elegans; (B) l’organizzazione corticale dei microtubuli nelle cellule epidermiche di Arabidopsis; (C) l’azione coordinata di centrosoma e Golgi in un fibroblasto umano migrante; (D) l’MTOC apicale nelle cellule epiteliali intestinali di topo; (E) MTOC associati agli endosomi in un neurone sensoriale in sviluppo di C. elegans; (F) l’MTOC dell’involucro nucleare nelle cellule muscolari di Drosophila; (G) un MTOC mitocondriale negli spermatidi di Drosophila.

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Composti che modulano i microtubuli

SostanzaAzione sui microtubuli
TaxoloSi lega ai microtubuli già formati e ne stabilizza la struttura, impedendone la depolimerizzazione
Colchicina, DemecolcinaInteragiscono con le subunità di tubulina e bloccano l’assemblaggio dei microtubuli
Vinblastina, VincristinaSi legano alla tubulina inibendo la polimerizzazione e interferendo con la formazione del fuso mitotico
Tabella che riassume i principali farmaci e le sostanze naturali in grado di influenzare la dinamica dei microtubuli, alterandone la polimerizzazione e la stabilità. Questi composti sono impiegati sia come strumenti di ricerca sia come agenti chemioterapici, poiché interferiscono con la divisione cellulare e con la motilità intracellulare.

I microtubuli come architetti del citoplasma

I microtubuli modulano la propria instabilità dinamica per adattarsi allo stato fisiologico della cellula. All’inizio della mitosi, per esempio, aumentano la frequenza di “catastrofi” e riducono i periodi di crescita, così da riorganizzarsi rapidamente nel fuso mitotico. Al contrario, nelle cellule differenziate con morfologia stabile, proteine associate ai microtubuli riducono l’instabilità dinamica legandosi alle estremità o al fianco dei protofilamenti e stabilizzandoli contro la depolimerizzazione. In questo modo i microtubuli stabilizzati contribuiscono a preservare l’architettura intracellulare. Le cellule animali differenziate presentano tipicamente una marcata polarità morfofunzionale. Nelle cellule nervose, ad esempio, l’assone emerge da un lato mentre i dendriti si ramificano dall’altro; nelle cellule secretorie, l’apparato di Golgi occupa una regione interna vicina al centrosoma, spesso orientata verso il sito di secrezione. Questa polarità riflette un sistema microtubulare organizzato che posiziona gli organuli e traccia “corsie preferenziali” per il traffico intracellulare. Nell’assone, i microtubuli sono allineati con i poli coerenti e le estremità più orientate distalmente (Figura 05.28-07), consentendo trasporto anterogrado e retrogrado di organuli, vescicole e complessi macromolecolari lungo piste polarizzate. I carichi assonali possono avanzare con velocità elevate: un valore tipico è circa 1 µm/s, pari a ~8,6 cm al giorno. Il confronto con la diffusione è istruttivo: il tempo di diffusione scala con il quadrato della distanza, secondo \( t \approx \frac{L^{2}}{2D} \). Per una proteina con coefficiente di diffusione citoplasmatico dell’ordine di 10^{-7} cm^{2}/s, coprire distanze centimetriche richiederebbe tempi dell’ordine degli anni, a riprova di quanto il trasporto su microtubuli sia più rapido ed efficiente. I microtubuli non agiscono isolatamente. Proteine accessorie regolano nucleazione, stabilità e interazioni con altri componenti cellulari: alcune contrastano la depolimerizzazione, altre collegano i microtubuli ad organuli o ad altri filamenti del citoscheletro. Cruciali sono anche le proteine motrici, che sfruttano l’energia dell’ATP per trasportare selettivamente i carichi lungo i microtubuli.

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Trasporto bidirezionale lungo i microtubuli nelle cellule nervose

Schema di un neurone che mostra come i microtubuli siano organizzati lungo l’assone e guidino il trasporto intracellulare. Questi filamenti proteici funzionano come veri e propri “binari” su cui si spostano le vescicole. Le vescicole possono viaggiare dal corpo cellulare verso le terminazioni assoniche per portare materiali necessari alla funzione del neurone. Altre vescicole, invece, si muovono in direzione opposta, riportando segnali e componenti verso il soma. Questo trasporto è essenziale per mantenere attiva la comunicazione nervosa e il corretto funzionamento della cellula.

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Le proteine motrici orchestrano il traffico endocellulare

Nel citoplasma in vivo, vescicole e organuli compiono spostamenti saltatori, caratterizzati da fasi di moto rapido intervallate da pause, nettamente diversi dal moto browniano casuale. Tali spostamenti orientati sono generati da proteine motrici che percorrono filamenti polari: microtubuli e, in molte situazioni, filamenti di actina. In entrambi i casi, cicli ripetuti di idrolisi di ATP alimentano passi direzionali lungo il polimero. Sui microtubuli operano principalmente due famiglie di motori: le chinesine, che in genere avanzano verso l’estremità più (lontano dal centrosoma e dal corpo cellulare) (Figura 05.28-07), e le dineine, dirette verso l’estremità meno (verso il centro della cellula) (Figura 05.28-07). Molte chinesine e dineine sono dimeri con due teste globulari ATPasiche e una coda unica (Figura 05.28-08); una sottoclasse specializzata, le dineine ciliari, presenta caratteristiche strutturali proprie. Le teste interagiscono con il reticolo di legame dei microtubuli in modo stereospecifico, determinando l’orientamento e la direzione del passo; le code, spesso tramite adattatori, si connettono a carichi specifici, come vescicole o organuli, definendo la “carta d’imbarco” del motore. Il ciclo meccanochimico prevede l’alternanza di legame, idrolisi dell’ATP, rilascio dei prodotti e cambi conformazionali coordinati tra le due teste, che producono un avanzamento processivo lungo il microtubulo (Figura 05.28-08). Le chinesine compiono tipicamente passi di ~8 nm, pari alla periodicità dei dimeri di tubulina, mentre le dineine, assistite da complessi accessori, mostrano passi di ampiezza più variabile. L’efficienza e la direzionalità del trasporto risultano così dalla combinazione di polarità del polimero, ciclo dell’ATP e specificità delle interazioni motore–carico.

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Trasporto bidirezionale lungo i microtubuli nelle cellule nervose

Schema di un neurone che mostra come i microtubuli siano organizzati lungo l’assone e guidino il trasporto intracellulare. Questi filamenti proteici funzionano come veri e propri “binari” su cui si spostano le vescicole. Le vescicole possono viaggiare dal corpo cellulare verso le terminazioni assoniche per portare materiali necessari alla funzione del neurone. Altre vescicole, invece, si muovono in direzione opposta, riportando segnali e componenti verso il soma. Questo trasporto è essenziale per mantenere attiva la comunicazione nervosa e il corretto funzionamento della cellula.

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Trasporto bidirezionale lungo i microtubuli nelle cellule nervose

Schema di un neurone che mostra come i microtubuli siano organizzati lungo l’assone e guidino il trasporto intracellulare. Questi filamenti proteici funzionano come veri e propri “binari” su cui si spostano le vescicole. Le vescicole possono viaggiare dal corpo cellulare verso le terminazioni assoniche per portare materiali necessari alla funzione del neurone. Altre vescicole, invece, si muovono in direzione opposta, riportando segnali e componenti verso il soma. Questo trasporto è essenziale per mantenere attiva la comunicazione nervosa e il corretto funzionamento della cellula.

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Microtubuli e motori definiscono la topografia degli organuli

La disposizione degli organuli membranosi nelle cellule eucariote dipende in larga misura da microtubuli e proteine motrici. In molte cellule animali il reticolo endoplasmatico (RE) si estende fino alla periferia, mentre l’apparato di Golgi si raccoglie in prossimità del centrosoma (Figura 05.28-09). Le membrane del RE, continue con l’involucro nucleare, si proiettano verso la periferia seguendo i microtubuli che irradianno dal centrosoma. Chinesine associate alla superficie citosolica del RE, attraverso specifici recettori, trascinano queste membrane verso le estremità più, distendendo e mantenendo la rete tubulare (Figura 05.28-09). In parallelo, dineine citoplasmatiche collegate alle membrane del Golgi lo trainano verso le estremità meno dei microtubuli, posizionandolo nella regione perinucleare (Figura 05.28-09). Questa cooperazione direzionale crea e stabilizza differenze regionali tra compartimenti di membrana, essenziali per il funzionamento cellulare. Se i microtubuli vengono depolimerizzati con agenti come la colchicina, la rete del RE, ancorata all’involucro nucleare, collassa verso il centro, mentre il Golgi, privo di connessioni fisiche stabili con altri organuli, si frammenta in vescicole che si disperdono nel citoplasma. Una volta rimosso l’inibitore, la ricostituzione del reticolo microtubulare consente alle proteine motrici di ripristinare la localizzazione originaria di entrambi i compartimenti.

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Organizzazione degli organuli da parte dei microtubuli nelle cellule eucariote

Esempi di diversi centri di organizzazione dei microtubuli (MTOC). In A, una cellula animale in interfase mostra il classico centrosoma vicino al centro cellulare, da cui i microtubuli si irradiano verso la periferia. In C-D, durante la mitosi, il fuso si organizza tra due poli, ciascuno dei quali agisce come MTOC. In E, ciglia e flagelli originano da un corpo basale situato sotto la membrana plasmatica, anch’esso un MTOC specializzato. In F è mostrato un esempio reale di cellula ciliata osservata al microscopio elettronico.

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Organizzazione degli organuli da parte dei microtubuli nelle cellule eucariote

Esempi di diversi centri di organizzazione dei microtubuli (MTOC). In A, una cellula animale in interfase mostra il classico centrosoma vicino al centro cellulare, da cui i microtubuli si irradiano verso la periferia. In C-D, durante la mitosi, il fuso si organizza tra due poli, ciascuno dei quali agisce come MTOC. In E, ciglia e flagelli originano da un corpo basale situato sotto la membrana plasmatica, anch’esso un MTOC specializzato. In F è mostrato un esempio reale di cellula ciliata osservata al microscopio elettronico.

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Organizzazione degli organuli da parte dei microtubuli nelle cellule eucariote

Esempi di diversi centri di organizzazione dei microtubuli (MTOC). In A, una cellula animale in interfase mostra il classico centrosoma vicino al centro cellulare, da cui i microtubuli si irradiano verso la periferia. In C-D, durante la mitosi, il fuso si organizza tra due poli, ciascuno dei quali agisce come MTOC. In E, ciglia e flagelli originano da un corpo basale situato sotto la membrana plasmatica, anch’esso un MTOC specializzato. In F è mostrato un esempio reale di cellula ciliata osservata al microscopio elettronico.

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Ciglia e flagelli: fasci microtubulari stabili mossi dalla dineina

Numerose strutture polari sfruttano microtubuli stabilizzati come elementi portanti. Tra queste spiccano ciglia e flagelli, appendici rivestite da membrana che emergono dalla superficie di diverse cellule eucariote. Ogni ciglio, del diametro di ~0,25 µm, contiene un fusto centrale di microtubuli stabili organizzati in fascio; esso si allunga da un corpuscolo basale situato nel citoplasma, che funge da centro organizzatore (Figura 05.28-01). Le ciglia eseguono una sequenza di colpo efficace e colpo di recupero che muove il liquido adiacente o sposta l’intera cellula. Alcuni protozoi sfruttano le ciglia per convogliare particelle nutritive o per la locomozione. Nell’epitelio respiratorio umano (Figura 05.28-10), un numero elevatissimo di ciglia — oltre un miliardo per centimetro quadrato — spinge verso la faringe il muco che intrappola polveri e cellule desquamate; il materiale viene poi deglutito ed eliminato. In modo analogo, le ciglia dell’ovidotto generano flussi che favoriscono il transito degli ovociti verso l’utero. Ogni ciglio si comporta come un minuscolo remo che, con un ciclo asimmetrico, determina correnti di fluido sulla superficie cellulare (Figura 05.28-11). I flagelli, tipicamente più lunghi, azionano la propulsione di spermatozoi e numerosi protozoi. A differenza delle ciglia, invece di generare correnti locali, trasmettono lungo l’asse un’onda di flessione che avanza la cellula nel mezzo liquido (Figura 05.28-12). L’ultrastruttura dei microtubuli assonemali differisce da quella citoplasmatica. In sezione trasversale si osservano nove doppi microtubuli periferici disposti a corona attorno a una coppia centrale: la classica architettura “9 + 2” (Figura 05.28-13), conservata nella maggior parte di ciglia e flagelli eucariotici. I microtubuli sono corredati da proteine accessorie disposte periodicamente: collegamenti elastici tra doppi (come i ponti nexin) e strutture radiali verso la coppia centrale contribuiscono a mantenere l’integrità del fascio, mentre bracci di dineina generano la forza motile (Figura 05.28-13). La dineina ciliare, ancorata con la coda al microtubulo “A” di un doppietto e con le teste che interagiscono con il microtubulo “B” adiacente, trasforma l’energia dell’ATP in scorrimento relativo tra doppietti. Poiché i doppietti sono interconnessi da legami elastici, lo scorrimento viene convertito in flessione coordinata del fusto, producendo l’onda di battito o la frustata (Figura 05.28-14). L’azione combinata di bracci di dineina esterni e interni regola ampiezza, frequenza e forma dell’oscillazione. Nell’uomo, difetti congeniti della dineina ciliare o di altri componenti assonemali causano la dischinesia ciliare primaria (sindrome di Kartagener). Gli spermatozoi risultano ipomobili o immobili con conseguente infertilità maschile; l’alterato trasporto mucociliare favorisce infezioni respiratorie ricorrenti; in molti casi si osserva situs inversus per compromissione della motilità ciliare embrionale. Molte cellule animali prive di ciglia battenti possiedono un singolo ciglio primario immobile, più corto e con organizzazione “9 + 0”. Questa appendice funziona come antenna sensoriale per segnali extracellulari e stimoli meccanici, contribuendo all’integrazione delle vie di segnalazione che regolano crescita e differenziamento:

  • stabilizzazione microtubulare: proteine leganti estremità o fianco del polimero limitano la depolimerizzazione e mantengono la polarità cellulare;
  • direzionalità del trasporto: chinesine verso l’estremità più, dineine verso l’estremità meno, con selettività di carico determinata da complessi adattatori;
  • organizzazione degli organuli: kinesine estendono il RE verso la periferia, dineine concentrano il Golgi in regione pericentrosomiale (Figura 05.28-09);
  • motilità assonemale: architettura “9 + 2” e dineina ciliare convertono scorrimento in flessione coordinata di ciglia e flagelli.

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Microtubuli

I microtubuli (viola) formano reti diverse organizzate da vari MTOC (ciano). L’immagine mostra: (A) l’MTOC centrosomiale nella mitosi dello zigote di C. elegans; (B) l’organizzazione corticale dei microtubuli nelle cellule epidermiche di Arabidopsis; (C) l’azione coordinata di centrosoma e Golgi in un fibroblasto umano migrante; (D) l’MTOC apicale nelle cellule epiteliali intestinali di topo; (E) MTOC associati agli endosomi in un neurone sensoriale in sviluppo di C. elegans; (F) l’MTOC dell’involucro nucleare nelle cellule muscolari di Drosophila; (G) un MTOC mitocondriale negli spermatidi di Drosophila.

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Ciclo di movimento del ciglio e del flagello

Il ciglio si muove con un battito ciclico formato da due fasi: un colpo propulsivo rapido e un movimento di recupero più lento. Durante il colpo propulsivo si estende quasi completamente e spinge il liquido lungo la superficie cellulare. Nel movimento di recupero si flette e torna indietro riducendo al minimo la resistenza del fluido circostante. Il flagello, invece, genera la propulsione attraverso onde successive che percorrono tutta la sua lunghezza. Questo movimento ondulatorio ripetitivo spinge in avanti l’intera cellula, come accade per esempio negli spermatozoi.

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Movimento dei flagelli

Tipica composizione del flagello.

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Struttura “9 + 2” di ciglia e flagelli

Ciglia e flagelli presentano la tipica organizzazione microtubulare “9 + 2”, con nove doppietti periferici che circondano una coppia centrale di microtubuli. Ogni doppietto esterno è associato a bracci di dineina, proteine motrici che interagiscono con il doppietto adiacente. L’attività ciclica della dineina genera uno scorrimento reciproco tra i doppietti di microtubuli. Le proteine di collegamento, come nexina e raggi di connessione, trasformano questo scorrimento in una flessione coordinata del ciglio o del flagello. Alla base, il corpo basale con triplette microtubulari ancora la struttura e ne organizza l’assemblaggio.

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Struttura “9 + 2” di ciglia e flagelli

Ciglia e flagelli presentano la tipica organizzazione microtubulare “9 + 2”, con nove doppietti periferici che circondano una coppia centrale di microtubuli. Ogni doppietto esterno è associato a bracci di dineina, proteine motrici che interagiscono con il doppietto adiacente. L’attività ciclica della dineina genera uno scorrimento reciproco tra i doppietti di microtubuli. Le proteine di collegamento, come nexina e raggi di connessione, trasformano questo scorrimento in una flessione coordinata del ciglio o del flagello. Alla base, il corpo basale con triplette microtubulari ancora la struttura e ne organizza l’assemblaggio.

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La dineina e la flessione del flagello

(A) La dineina utilizza l’ATP per far scorrere un doppietto di microtubuli rispetto a quello vicino. Poiché in questo caso mancano vincoli laterali rilevanti, il risultato è soprattutto uno scivolamento reciproco, senza una curvatura efficace della struttura. (B) Quando invece i doppietti sono collegati da proteine di legame e ancorati alla cellula, lo scorrimento viene impedito o limitato. La forza generata dalla dineina viene così convertita in piegamento, rendendo possibile il movimento di ciglia e flagelli. (C) La curvatura non avviene tutta insieme, ma si propaga in sequenza lungo regioni diverse della struttura.

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Organizzazione degli organuli da parte dei microtubuli nelle cellule eucariote

Esempi di diversi centri di organizzazione dei microtubuli (MTOC). In A, una cellula animale in interfase mostra il classico centrosoma vicino al centro cellulare, da cui i microtubuli si irradiano verso la periferia. In C-D, durante la mitosi, il fuso si organizza tra due poli, ciascuno dei quali agisce come MTOC. In E, ciglia e flagelli originano da un corpo basale situato sotto la membrana plasmatica, anch’esso un MTOC specializzato. In F è mostrato un esempio reale di cellula ciliata osservata al microscopio elettronico.

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