Le reazioni chimiche formano e rompono legami chimici

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(by Test Ammissione)

Architettura e funzioni delle macromolecole cellulari

Le macromolecole costituiscono, per massa, la frazione organica predominante della cellula vivente (Figura 01.10-01). Esse rappresentano sia il materiale strutturale di base sia l’insieme dei componenti che conferiscono all’organismo le sue proprietà funzionali distintive. Collocate dimensionalmente tra le piccole molecole e gli organuli, le macromolecole cellulari sono, nella maggior parte dei casi, polimeri: catene ottenute dall’unione covalente di subunità organiche semplici (monomeri) in sequenze lineari che possono ramificarsi o associarsi ulteriormente (Figura 01.10-02). Dalla loro combinazione emergono proprietà non immediatamente deducibili dai singoli costituenti. Gli acidi nucleici, DNA e RNA, archiviano e veicolano informazione ereditaria; le proteine, straordinariamente diversificate, svolgono migliaia di funzioni.

Molte proteine agiscono come catalizzatori biologici. Un esempio paradigmatico è l’ATP sintasi, che converte l’energia del gradiente protonico in legami fosforici ad alta energia, sostenendo il metabolismo in organismi di ogni regno. Altre proteine hanno ruoli strutturali: l’actina forma filamenti dinamici che modellano la forma cellulare e coordinano la motilità; le proteine SMC (Structural Maintenance of Chromosomes), come coesina e condensina, organizzano la cromatina su larga scala. Le proteine motrici, quali chinesine e dineine, trasformano energia chimica in movimento, trasportando carichi lungo i microtubuli. Nei paragrafi che seguono vengono introdotti alcuni principi generali di chimica delle macromolecole che rendono conto di tali comportamenti collettivi.

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Composizione delle macromolecole

Nella cellula le macromolecole sono abbondanti. Lo schema illustra la composizione (in massa) approssimativa di una cellula batterica. La composizione di una cellula animale è simile.

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Struttura delle macromolecole

I polisaccaridi, le proteine e gli acidi nucleici sono costituiti da subunità monomeriche. Ogni macromolecola è un polimero formato da numerose piccole molecole (dette monomeri o subunità), tenute insieme da legami covalenti.

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La sequenza ordinata di subunità definisce ogni macromolecola

Benché i dettagli chimici differiscano tra proteine, acidi nucleici e polisaccaridi, la loro crescita polimerica condivide tratti comuni. L’allungamento della catena avviene aggiungendo monomeri a una estremità definita tramite reazioni di condensazione, con eliminazione di una molecola d’acqua per ogni legame che si forma (Figura 01.10-03). Enzimi altamente specifici dirigono questo processo, selezionando le subunità corrette e garantendo direzionalità e fedeltà: nelle proteine l’assemblaggio procede dall’estremità N a quella C mediante il ribosoma e amminoacil-tRNA attivati; nel DNA e nell’RNA l’aggiunta di nucleotidi trifosfato avviene in direzione 5’→3’ per azione delle polimerasi; nei polisaccaridi, monomeri attivati come UDP-zuccheri alimentano le sintasi dedicate.

Tre caratteristiche sono decisive:

  • uso di insiemi finiti ma non identici di monomeri, come i 20 amminoacidi standard per le proteine e i quattro nucleotidi per DNA e RNA;
  • direzionalità chimica della catena in crescita (polaritá), che consente meccanismi di controllo e correzione degli errori;
  • sequenza definita delle subunità, dalla quale discendono struttura tridimensionale e funzione.

La possibilità combinatoria generata dalle sequenze è enorme. Per una proteina di 150 residui sono possibili \(20^{150}\) catene distinte, mentre per un DNA di 6 000 nucleotidi si hanno \(4^{6\,000}\) sequenze potenziali. Tali numeri, resi possibili da processi enzimatici che controllano accuratamente quale monomero incorporare a ogni passo, spiegano la straordinaria diversità molecolare delle cellule e l’evolvibilità dei sistemi biologici.

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Sintesi e demolizione delle macromolecole

La sintesi delle macromolecole avviene per aggiunta di subunità successive a un’estremità. Nella reazione di condensazione si libera una molecola di acqua per ogni monomero che si aggiunge all’estremità della catena in allungamento. La reazione inversa, cioè la demolizione di un polimero, avviene aggiungendo molecole di acqua (idrolisi).

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La conformazione delle macromolecole è stabilizzata da interazioni non covalenti

I legami covalenti singoli consentono la rotazione attorno ai rispettivi assi, rendendo le catene polimeriche intrinsecamente flessibili. In principio una macromolecola potrebbe esplorare un gran numero di conformazioni. Nella pratica, però, un insieme di interazioni non covalenti—attrazioni elettrostatiche, legami a idrogeno, forze di van der Waals ed effetto idrofobico—stabilizza una o poche forme a bassa energia libera, determinate dalla sequenza lineare delle subunità. La tendenza al “collasso idrofobico” e la formazione di motivi come α-eliche e foglietti β nelle proteine, o di forcine e steli nelle molecole di RNA, guidano il ripiegamento verso la conformazione nativa (Figura 01.10-04). In termini termodinamici, la struttura funzionale corrisponde a un minimo locale di \(G\), sostenuto dal bilancio tra entalpia di interazione e contributi entropici della catena e del solvente. Queste conformazioni specifiche, affinate dall’evoluzione, determinano dove e come una macromolecola potrà interagire con altre specie chimiche e svolgere la propria attività.

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Conformazione delle macromolecole

La maggior parte delle proteine e molte molecole di RNA si piegano in una forma tridimensionale o conformazione particolarmente stabile. Questa forma è diretta principalmente da una moltitudine di legami intramolecolari deboli, non covalenti. Se le macromolecole ripiegate sono soggette a condizioni che interrompono i legami non covalenti, la molecola diventa una catena flessibile che perde sia la sua conformazione sia la sua attività biologica.

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Le interazioni deboli guidano l’associazione selettiva tra macromolecole e partner

La somma di molte interazioni non covalenti, ciascuna di modesta energia, può generare un’associazione complessivamente forte quando due superfici molecolari sono geometricamente e chimicamente complementari (Figura 01.10-05). Questa complementarità—per forma, polarità, carica e distribuzione di siti donatori/accettori di legami a idrogeno—produce un’elevata specificità di legame. La forza di associazione può essere modulata su un ampio spettro, riflettendo il numero e la qualità dei contatti. In termini quantitativi, per un sistema binario vale \(K_d = \frac{[A][B]}{[AB]}\), dove \(K_d\) diminuisce al crescere dell’affinità.

L’azione enzimatica offre un caso emblematico: un substrato carico negativamente è spesso orientato nel sito attivo grazie a catene laterali basiche (per esempio, lisina o arginina) e a legami a idrogeno posizionati con precisione; la complementarità indotta o la selezione conformazionale regolano ulteriormente la specificità. Le stesse forze stabilizzano interazioni proteina–acido nucleico, recettore–ligando e anticorpo–antigene. Inoltre, legami non covalenti orchestrano l’assemblaggio di complessi multiproteici in grado di compiere funzioni collettive, come lo splicing dell’RNA (spliceosoma), la degradazione proteica (proteasoma) o il traffico vescicolare (rivestimenti di clatrina). Tali principi di auto-assemblaggio e modularità strutturale sono illustrati anche in sistemi di grande complessità (Figura 01.10-06), nei quali componenti polimerici si integrano in apparati cooperativi con parti mobili e regolazione allosterica.

In sintesi, la vita cellulare si fonda su tre capisaldi inseparabili: sequenze di subunità informativamente ricche, ripiegamenti tridimensionali stabilizzati da interazioni deboli e associazioni selettive che costruiscono reti funzionali su scala nanometrica e mesoscopica (Figura 01.10-01) – (Figura 01.10-06). Questi principi spiegano come dalle stesse “lettere chimiche” si possano generare alfabeti strutturali e frasi funzionali di grande varietà.

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Interazioni non covalenti

I legami non covalenti mediano le interazioni tra le macromolecole. Essi possono anche mediare le interazioni tra una macromolecola e piccole molecole.

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Complessi macromolecolari: il ribosoma

Per formare un complesso macromolecolare come il ribosoma sono necessari sia legami covalenti sia legami non covalenti. I legami covalenti permettono a piccole molecole organiche di associarsi per formare macromolecole, che possono assemblarsi in grandi complessi macromolecolari grazie ai legami non covalenti. I ribosomi sono grandi macchinari macromolecolari che sintetizzano le proteine all’interno delle cellule: ogni ribosoma è composto da circa 90 macromolecole (proteine e molecole di RNA) e raggiunge dimensioni tali da essere visibile al microscopio elettronico. Le subunità e il ribosoma rappresentati in questa figura sono approssimativamente in scala.

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Composizione delle macromolecole

Nella cellula le macromolecole sono abbondanti. Lo schema illustra la composizione (in massa) approssimativa di una cellula batterica. La composizione di una cellula animale è simile.

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Complessi macromolecolari: il ribosoma

Per formare un complesso macromolecolare come il ribosoma sono necessari sia legami covalenti sia legami non covalenti. I legami covalenti permettono a piccole molecole organiche di associarsi per formare macromolecole, che possono assemblarsi in grandi complessi macromolecolari grazie ai legami non covalenti. I ribosomi sono grandi macchinari macromolecolari che sintetizzano le proteine all’interno delle cellule: ogni ribosoma è composto da circa 90 macromolecole (proteine e molecole di RNA) e raggiunge dimensioni tali da essere visibile al microscopio elettronico. Le subunità e il ribosoma rappresentati in questa figura sono approssimativamente in scala.

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