Il cambiamento di energia libera di una reazione indica se la reazione avviene spontaneamente o meno

Editors:
Test Ammissione
All Editors & Disclosures

TOPICS

Definizione

(by Test Ammissione)

Come viene regolata la trascrizione

Solo nella seconda metà del Novecento si è affermata l’idea, oggi centrale in biologia molecolare, che i geni possano essere regolati in modo dinamico, venendo attivati o silenziati in risposta a segnali interni ed esterni. Una conferma decisiva è emersa dagli studi su Escherichia coli, nei quali si è osservata la capacità del batterio di modulare l’espressione genica in funzione della composizione del terreno di coltura. Molti principi scoperti nei procarioti sono validi anche per le cellule eucariotiche; tuttavia, la presenza del nucleo, l’organizzazione del DNA in cromatina e l’azione di più livelli di controllo rendono la regolazione genica negli eucarioti particolarmente articolata e ricca di possibilità di integrazione dei segnali. In questa sede si considerano innanzitutto i regolatori della trascrizione (fattori trascrizionali), proteine in grado di riconoscere specifiche sequenze di DNA e modulare il flusso informativo a livello trascrizionale.

I fattori trascrizionali riconoscono elementi regolativi del DNA

La maggior parte dei geni, tanto nei procarioti quanto negli eucarioti, è affiancata da regioni di DNA che ne guidano la trascrizione. Il promotore è la sede di assemblaggio dell’RNA polimerasi e dei cofattori necessari a posizionare l’enzima sul sito di inizio della trascrizione. Nei batteri, tale posizionamento è mediato dal fattore sigma, mentre negli eucarioti avviene tramite fattori generali della trascrizione che formano il complesso di pre-inizio; in quest’ultimo caso, proteine come TFIID, TFIIB, TFIIE, TFIIF e TFIIH cooperano per fondere localmente il DNA e avviare la sintesi dell’RNA.

Oltre al promotore, i geni ospitano elementi regolativi di natura e posizione variabili. Questi moduli fungono da piattaforme di lettura dei segnali e trasformano input molecolari in frequenze di inizio trascrizionale. In batteri e archei, brevi sequenze di poche decine di nucleotidi possono comportarsi da interruttori semplici in grado di rispondere a un unico segnale. Negli eucarioti, elementi distali come intensificatori (enhancer) e silenziatori possono estendersi per oltre 10 000 coppie di basi e agire a distanza attraverso il ripiegamento tridimensionale della cromatina, coordinando più segnali e integrandoli in un’unica istruzione di output.

Per chiarezza, alcuni elementi ricorrenti possono essere ricondotti alle categorie seguenti:

  • promotori, sequenze prossimali che ospitano il sito di inizio e i determinanti per il reclutamento dell’RNA polimerasi;
  • operatori o siti di legame per regolatori, tipici dei procarioti, che modulano l’accesso dell’RNA polimerasi;
  • enhancer e silencer, elementi eucariotici spesso distali che aumentano o riducono la probabilità di inizio trascrizionale;
  • isolatori e boundary elements, sequenze che delimitano i domini regolativi impedendo interferenze tra unità adiacenti.

Gli elementi regolativi funzionano solo se riconosciuti da proteine specifiche, i regolatori della trascrizione. È l’accoppiata sequenza-proteina a costituire l’unità funzionale dell’interruttore trascrizionale. Anche il più semplice batterio codifica centinaia di tali regolatori, ciascuno dei quali riconosce motivi nucleotidici distinti e governa insiemi dedicati di geni. Negli esseri umani si contano almeno 2 000 fattori trascrizionali, in linea con l’elevato fabbisogno di controllo di un organismo complesso.

Il riconoscimento del DNA avviene sfruttando la complementarità di forma e chimica tra la superficie della proteina e il profilo del solco maggiore della doppia elica. La disposizione di donatori e accettori di legami idrogeno, cariche e gruppi metilici, che costituisce la “firma” chimica di ciascuna coppia di basi, varia con la sequenza; in tal modo, domini proteici distinti (per esempio elica-giro-elica, dita di zinco, leucine zipper, homeodomini) discriminano motivi nucleotidici differenti (Figura 03.10-01). I contatti individuali tra residui amminoacidici e basi, se presi singolarmente, sono deboli; tuttavia, 10–20 interazioni coordinate generano una specificità elevata e un’affinità complessiva notevole. Molti regolatori si associano al DNA come dimeri, spesso riconoscendo sequenze palindrome o ripetute: la dimerizzazione raddoppia la superficie di contatto, aumenta l’affinità e consente cooperatività allosterica tra i monomeri (Figura 03.10-02).

La probabilità che un sito sia occupato da un regolatore a concentrazione libera [TF] può essere approssimata, in condizioni semplici, da \( P_{\mathrm{bound}} \approx \frac{[\mathrm{TF}]}{[\mathrm{TF}] + K_d} \), dove \( K_d \) è la costante di dissociazione. In presenza di cooperatività tra più subunità o siti adiacenti, il comportamento segue frequentemente una dipendenza di tipo hilliano con esponente \( n \gt 1 \), che acuisce la transizione tra stati “spento” e “acceso”.

Negli eucarioti, oltre al riconoscimento di sequenza, intervengono vincoli fisici imposti dai nucleosomi e dallo stato della cromatina. Rimodellatori ATP-dipendenti e modificazioni istoniche (per esempio acetilazioni e metilazioni) modulano l’accessibilità dei siti, mentre complessi di coattivazione e il Mediator connettono gli enhancer ai promotori operando a lungo raggio. Questi livelli aggiuntivi non sostituiscono, ma amplificano, la logica di base fondata dall’interazione fattore–DNA.

Image Gallery

Regolatore trascrizionale e DNA

Un regolatore trascrizionale interagisce con la doppia elica di DNA. (A) Questo regolatore riconosce il DNA tramite tre eliche α, raffigurate da cilindri numerati, che permettono alla proteina di inserirsi nel solco maggiore e formare solide associazioni con le paia di basi nel breve tratto di DNA. Questa particolare struttura, detta omeodominio, è presente in molte proteine eucariotiche che legano il DNA. (B) La maggior parte dei contatti con le basi di DNA è costituita dall’elica 3 (in rosso), di cui è mostrata qui la parte terminale. (C) Un residuo di asparagina derivante dall’elica 3 forma due legami idrogeno con l’adenina in un appaiamento tra le basi A·T. È visibile la parte terminale guardando verso il basso della doppia elica di DNA; la proteina entra in contatto con il paio di basi del solco maggiore. Si noti che le interazioni tra la proteina e il DNA avvengono lungo i bordi della base nucleotidica e non interrompono i legami idrogeno che tengono insieme le coppie di basi. Per semplicità viene mostrato solo un contatto tra amminoacido e base; in realtà i regolatori della trascrizione formano legami idrogeno, legami ionici e interazioni idrofobiche con più basi nel solco maggiore, ma alcune proteine interagiscono anche con basi presenti nel solco minore, come mostrato in (B). Di norma, l’interfaccia tra proteina e DNA è composta da 10–20 contatti di questo tipo, ognuno dei quali coinvolge un amminoacido diverso e contribuisce alla forza globale dell’interazione tra proteina e DNA.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Regolatori della trascrizione e dimeri

Molti regolatori della trascrizione legano il DNA come dimeri. (A) Come mostrato, la dimerizzazione raddoppia il numero di contatti tra proteina e DNA. Qui, e in tutto il libro, le sequenze regolatrici sono rappresentate da barre colorate e ogni barra rappresenta un segmento di DNA a doppia elica, come nella figura 8.4. (B) Qui è mostrata una sequenza regolatrice riconosciuta da Nanog, un membro di una famiglia di omeodomini che gioca un ruolo di regolatore chiave nelle cellule staminali embrionali. Questa rappresentazione grafica, chiamata “logo”, indica il nucleotide preferito in ciascuna posizione della sequenza; l’altezza di ogni lettera è proporzionale alla frequenza con cui questa base si trova in quella posizione nella sequenza regolatrice. Nella prima posizione, per esempio, T si trova più spesso di C, mentre A è l’unico nucleotide trovato nella seconda e terza posizione della sequenza. Sebbene le sequenze regolatrici nel DNA siano a doppio filamento, un logo in genere mostra la sequenza di un solo filamento di DNA; l’altro filamento è semplicemente la sequenza complementare. I loghi permettono di rivelare a colpo d’occhio la gamma di sequenze di DNA a cui si legherà un determinato regolatore della trascrizione.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Interruttori di trascrizione e adattamento a stimoli ambientali

La regolazione nei batteri rappresenta un modello particolarmente nitido. Il genoma di E. coli è costituito da una singola molecola circolare di circa 4,6 × 10⁶ paia di basi e codifica all’incirca 4 300 proteine. Non tutte vengono prodotte simultaneamente: la cellula modula l’espressione in relazione alle risorse disponibili e alle necessità metaboliche. Un caratteristico schema procariotico è l’operone, ovvero un cluster di geni contigui trascritti come unico mRNA policistronico a partire da un singolo promotore (Figura 03.10-03). Negli eucarioti, tale architettura è rara e l’unità di regolazione è in genere il singolo gene.

L’operone del triptofano (trp) in E. coli fornisce un esempio classico di controllo a feedback negativo. Quando la disponibilità cellulare di triptofano è bassa, l’operone è trascritto e tradotto, producendo gli enzimi necessari alla biosintesi dell’amminoacido. Se, al contrario, il triptofano è abbondante, per esempio nell’intestino tenue umano dopo l’assorbimento di prodotti proteici, la cellula importa l’amminoacido dall’esterno e la sintesi endogena non è più richiesta.

Il meccanismo molecolare di repressione del trp è ben definito. All’interno del promotore è presente una breve sequenza chiamata operatore, riconosciuta da un regolatore specifico. Quando tale proteina è legata all’operatore, l’RNA polimerasi non può impegnare correttamente il promotore e l’inizio trascrizionale è inibito (Figura 03.10-03). Il regolatore, noto come repressore del triptofano, è una proteina allosterica: può legare il DNA solo quando è associata a molecole di L-triptofano che ne stabilizzano la conformazione ad alta affinità per l’operatore (Figura 03.10-04). Il processo può essere schematizzato come \[ \mathrm{R} + n\,\mathrm{Trp} \;\rightleftharpoons\; \mathrm{R}\!\cdot\!(\mathrm{Trp})_n \;\xrightleftharpoons[\;]{\text{DNA}}\; \mathrm{R}\!\cdot\!(\mathrm{Trp})_n\!:\!\mathrm{Operatore}, \] con \( n \) che riflette il numero di siti di legame per il ligando nel dimero attivo. All’aumentare di [Trp], l’equilibrio si sposta verso la forma attiva legante il DNA, determinando la repressione; quando [Trp] diminuisce, il repressore perde il ligando, cambia conformazione e si dissocia dall’operatore, consentendo la trascrizione.

Il circuito realizza una logica “soglia” efficiente:

  • a triptofano basso, l’operatore è libero, l’RNA polimerasi inizia la trascrizione e gli enzimi biosintetici sono prodotti;
  • a triptofano alto, il complesso repressore–ligando occupa l’operatore e blocca l’inizio, evitando sprechi energetici;
  • il gene del repressore è espresso costitutivamente a basso livello, garantendo una prontezza di risposta a rapide variazioni di [Trp].

Questo schema di controllo negativo convive, in molti sistemi batterici, con meccanismi di attivazione positiva, in cui un attivatore favorisce il reclutamento dell’RNA polimerasi; l’integrazione di segnali multipli su promotori e operatori distinti consente di implementare comportamenti logici complessi. Sebbene gli eucarioti difficilmente raggruppino geni in operoni, utilizzano un principio analogo di combinatorialità: più fattori trascrizionali, coattivatori o corepressori e lo stato della cromatina convergono su promotori e enhancer per determinare, con elevata specificità spazio-temporale, la probabilità di avvio della trascrizione.

Nel complesso, gli interruttori trascrizionali costituiscono l’interfaccia tra segnale e genoma: traducendo la concentrazione di metaboliti, ormoni o fattori di crescita in stati di occupazione dei siti regolativi, orchestrano l’adattamento cellulare e mantengono l’omeostasi in ambienti dinamici.

Image Gallery

Operoni nei batteri

Un gruppo di geni batterici può essere trascritto a partire da un singolo promotore. Ciascuno di questi cinque geni codifica un enzima diverso; tutti questi enzimi, però, sono necessari per la sintesi dell’amminoacido triptofano. I geni vengono trascritti sotto forma di una molecola unica di mRNA, caratteristica che permette di coordinarne la loro espressione. Nei batteri sono comuni i gruppi di geni trascritti in una singola molecola di mRNA. Ogni gruppo così organizzato prende il nome di operone, perché la sua espressione è soggetta a controllo da parte di una sequenza di regolazione del DNA, detta operatore Trp (in verde), situata nel promotore. I quadrati gialli nel promotore rappresentano le sequenze di DNA che legano l’RNA polimerasi.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Operoni nei batteri

Un gruppo di geni batterici può essere trascritto a partire da un singolo promotore. Ciascuno di questi cinque geni codifica un enzima diverso; tutti questi enzimi, però, sono necessari per la sintesi dell’amminoacido triptofano. I geni vengono trascritti sotto forma di una molecola unica di mRNA, caratteristica che permette di coordinarne la loro espressione. Nei batteri sono comuni i gruppi di geni trascritti in una singola molecola di mRNA. Ogni gruppo così organizzato prende il nome di operone, perché la sua espressione è soggetta a controllo da parte di una sequenza di regolazione del DNA, detta operatore Trp (in verde), situata nel promotore. I quadrati gialli nel promotore rappresentano le sequenze di DNA che legano l’RNA polimerasi.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Geni e proteine repressore

I geni possono essere spenti per mezzo di proteine repressore. Se la concentrazione di triptofano all’interno di un batterio è bassa (a sinistra), l’RNA polimerasi (in azzurro) lega il promotore e trascrive i cinque geni dell’operone triptofano. Se però la concentrazione di triptofano è alta (a destra), il repressore proteico (in verde scuro) si attiva e, occupando il sito dell’operatore (in verde chiaro), impedisce il legame dell’RNA polimerasi al promotore. Ogni volta che la concentrazione intracellulare di triptofano scende, il repressore si stacca dal DNA, permettendo alla polimerasi di trascrivere nuovamente l’operone. Sul promotore sono evidenziati in giallo due blocchi di DNA contenenti informazioni importanti, le regioni –35 e –10, che vengono riconosciute dall’RNA polimerasi. L’operone completo è mostrato nella figura 8.6.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Repressori e attivatori: due strategie opposte per modulare i geni

Il repressore del triptofano è un classico esempio di regolatore negativo della trascrizione: in presenza del suo corepressore, il triptofano, assume la conformazione capace di legare l’operatore e inibire l’avvio trascrizionale. In contrasto, numerosi fattori batterici agiscono come attivatori, cioè incrementano l’espressione genica. Questi ultimi operano tipicamente su promotori intrinsecamente deboli, incapaci da soli di reclutare in modo efficiente l’RNA polimerasi; l’attivatore, legandosi a una sequenza adiacente, stabilisce contatti cooperativi con la polimerasi e ne facilita il posizionamento corretto sul sito d’inizio (Figura 03.10-05). In molti batteri, l’interazione diretta avviene con i domini C-terminali della subunità α dell’RNA polimerasi o con fattori sigma, stabilizzando il complesso di pre-inizio.

Come il repressore del triptofano richiede il metabolita cognato per attivarsi, anche diversi attivatori necessitano di un piccolo ligando. Un caso paradigmatico è la CAP (Catabolite Activator Protein), detta anche CRP, che lega il DNA solo in complesso con l’AMP ciclico (cAMP). L’aumento del cAMP segnala scarsità di glucosio e orienta il metabolismo verso fonti alternative: CAP–cAMP attiva così gruppi di geni coinvolti nell’assorbimento e nella degradazione di zuccheri diversi dal glucosio, amplificando la risposta globale al catabolismo preferenziale.

Image Gallery

Attivatori proteici e trascrizione

I geni possono essere accesi tramite attivatori proteici. Un attivatore proteico si lega a una sequenza di regolazione sul DNA e quindi interagisce con l’RNA polimerasi per promuovere l’inizio della trascrizione. In assenza dell’attivatore, il promotore non riesce ad avviare la trascrizione in maniera efficiente. Nei batteri il legame dell’attivatore con il DNA è spesso controllato dall’interazione di un metabolita o di un’altra piccola molecola (cerchio rosso) con l’attivatore proteico.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Sull’operone lac cooperano un attivatore e un repressore

Il promotore dell’operone lac in Escherichia coli è un punto di integrazione tra segnali metabolici distinti: l’attivatore CAP e il repressore LacI vi esercitano un controllo combinatorio. L’operone codifica proteine deputate all’importazione e all’utilizzo del lattosio. Quando il glucosio è scarso, l’aumento di cAMP consente a CAP di attivare la trascrizione dei geni per l’uso di fonti carboniose alternative, tra cui il lattosio. Tuttavia, in assenza di lattosio sarebbe inutile sintetizzare tali enzimi: per questo LacI si lega all’operatore e sopprime l’operone fino a quando un induttore (allolattosio o analoghi) non ne riduce l’affinità per il DNA.

La regione regolativa dell’operone lac implementa quindi una logica booleana, in cui l’espressione massimale si verifica solo quando coesistono due condizioni: lattosio presente e glucosio assente. In forma schematica: \( \text{lac ON} = \text{Lattosio} \land \neg \text{Glucosio} \) (Figura 03.10-06):

  • Glucosio assente, lattosio presente: CAP–cAMP occupa il suo sito, LacI è inattivato dall’induttore, la trascrizione è elevata;
  • Glucosio assente, lattosio assente: CAP–cAMP è attivo ma LacI resta legato all’operatore, la trascrizione è repressa;
  • Glucosio presente, lattosio presente: LacI è inattivato, ma CAP non è attivo per bassi livelli di cAMP, si osserva espressione basale;
  • Glucosio presente, lattosio assente: repressione forte per effetto combinato di LacI e assenza di attivazione.

Questa architettura regolativa, chiarita da studi classici di genetica e biochimica, ha costituito un modello per comprendere come reti di regolatori traducano stati metabolici in programmi di espressione genica coordinati. Nei sistemi eucariotici, principi analoghi sono implementati su scala più ampia e con maggiore complessità, fino a sostenere programmi di differenziamento e sviluppo.

Image Gallery

Operone lac

L’operone lac è controllato da due segnali regolatori della trascrizione, il repressore lac e CAP. Quando il lattosio è assente, il repressore lac si lega all’operatore lac e spegne l’espressione dell’operone. L’apporto di lattosio fa aumentare la concentrazione intracellulare di un composto correlato, l’allolattosio: esso lega il repressore lac, inducendovi un cambiamento conformazionale che lo fa staccare dal DNA (non illustrato nella figura). In assenza di glucosio la cellula produce AMP ciclico (cerchio rosso) e la proteina CAP si lega al DNA affinché sia trascritto l’operone. Il glucosio deve essere assente (permettendo all’attivatore CAP di legarsi) e il lattosio deve essere presente (rilasciando il repressore lac). Il lacZ, il primo gene dell’operone, codifica l’enzima β-galattosidasi che scinde il lattosio in galattosio e glucosio.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Nei sistemi eucariotici gli attivatori operano anche a lunga distanza

Nelle cellule eucariote, attivatori e repressori controllano la trascrizione con modalità spazialmente flessibili. I siti di legame degli attivatori sono detti intensificatori (enhancer) perché aumentano drasticamente la frequenza d’inizio trascrizionale. Sorprendentemente, un enhancer può agire quando si trova centinaia o migliaia di coppie di basi a monte o a valle del promotore, talvolta all’interno di introni o oltre il gene bersaglio. Ciò solleva il problema del “contatto a distanza” tra elementi regolatori e macchinario trascrizionale.

Il modello oggi più generale invoca il ripiegamento del DNA in anse che avvicinano fisicamente l’enhancer al promotore (Figura 03.10-07). In questo contesto, coattivatori multiproteici, in primis il complesso Mediatore, fungono da ponte tra attivatori legati agli enhancer e i fattori generali di trascrizione (TFIID, TFIIA, TFIIB, ecc.) e l’RNA polimerasi II, promuovendo la formazione del complesso di inizio. I repressori eucariotici, al contrario, possono impedire questi contatti, competere per i siti di legame o reclutare corepressori che ostacolano l’assemblaggio del complesso pre-inizio, con conseguente riduzione della trascrizione.

Image Gallery

Attivazione genica a distanza negli eucarioti

Negli eucarioti l’attivazione genica può avvenire a distanza. Una proteina attivatore legata a un intensificatore distante attrae sul promotore l’RNA polimerasi e i fattori generali di trascrizione. Il ripiegamento ad ansa del DNA consente il contatto tra l’attivatore e il complesso di inizio della trascrizione legato al promotore. Nel caso mostrato qui, un grosso complesso proteico chiamato Mediatore agisce da adattatore. La regione tratteggiata di DNA indica che la lunghezza del DNA compreso tra l’intensificatore e il punto di inizio della trascrizione può variare, arrivando talvolta a decine di migliaia di paia di nucleotidi. La TATA box è una sequenza di riconoscimento del DNA per il primo fattore generale di trascrizione che lega il promotore. Come mostrato, negli eucarioti alcuni attivatori proteici legano il DNA come dimeri, mentre altri come monomeri.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Regolazione eucariotica: reclutamento di rimodellatori e modificatori della cromatina

La cromatina rappresenta un livello ulteriore di controllo: il DNA avvolto in nucleosomi e organizzato in strutture di ordine superiore può ostacolare l’accesso del macchinario trascrizionale. Nucleosomi posizionati su promotori o su regioni regolatrici possono sopprimere l’inizio trascrizionale, limitando il legame di TFIID e della polimerasi II. Non a caso, la regolazione eucariotica sfrutta meccanismi che rimodellano o modificano la cromatina per rendere accessibili, o al contrario schermare, sequenze specifiche.

Gli attivatori reclutano spesso:

  • complessi di rimodellamento della cromatina ATP-dipendenti (ad esempio famiglie SWI/SNF, ISWI), che traslocano o espellono nucleosomi per “scoprire” il DNA;
  • enzimi che apportano modifiche covalenti alle code istoniche, quali le acetiltransferasi (HAT) che acetilano lisine su istoni H3/H4, creando siti per proteine con bromodomini e favorendo il legame dei fattori generali di trascrizione (Figura 03.10-08).

Questi interventi cooperano per aumentare la probabilità di avvio trascrizionale. Altre modifiche, come la trimetilazione di H3K4 ai promotori attivi, contribuiscono a stabilire stati permissivi.

I repressori, per contro, possono:

  • reclutare deacetilasi istoniche (HDAC) che rimuovono i gruppi acetilici, riducendo l’accessibilità del DNA;
  • favorire marchi repressive quali H3K27me3 (complessi Polycomb) o H3K9me3, associate a compattazione ed eterocromatina;
  • stabilizzare il posizionamento dei nucleosomi sui promotori, scoraggiando l’assemblaggio del complesso di inizio.

A scala più ampia, interi domini cromatinici possono essere resi inattivi, come nell’eterocromatina interfasica o nell’inattivazione del cromosoma X mediata da RNA non codificanti e complessi rimodellatori.

Image Gallery

Attivatori e modifiche della cromatina negli eucarioti

Negli eucarioti alcuni attivatori proteici dei geni possono attirare le proteine che modificano la cromatina per favorire l’inizio della trascrizione genica. A sinistra, il reclutamento di enzimi che modificano gli istoni, come le acetiltransferasi degli istoni, aggiunge gruppi acetilici a istoni specifici, che possono quindi fungere da siti di legame per proteine che promuovono l’inizio della trascrizione (non mostrato). A destra, i complessi rimodellatori della cromatina rendono il DNA impaccato nei nucleosomi più accessibile ad altre proteine della cellula, comprese quelle necessarie per iniziare la trascrizione; si noti, per esempio, la maggiore esposizione della TATA box.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

L’architettura a domini ad anello limita l’azione degli intensificatori

Poiché gli enhancer possono influenzare promotori lontani, sorge la necessità di confinare la loro azione ai geni appropriati. Nelle cellule animali e vegetali, il genoma è organizzato in domini tridimensionali ad ansa che mantengono in prossimità fisica ciascun gene e le sue regioni di controllo, riducendo il rischio che un enhancer “sbagli bersaglio”. Proteine architetturali si legano a coppie di sequenze specifiche e, tramite complessi di coesione e fattori barriera, accoppiano i siti formando la base dell’ansa (Figura 03.10-09). Questi domini, spesso identificati come TAD (Topologically Associating Domains), delimitano il raggio d’azione degli enhancer e fungono da isolatori funzionali.

La rilevanza biologica di tale organizzazione emerge quando i confini di dominio sono alterati: riarrangiamenti cromosomici o mutazioni nei fattori architetturali possono consentire a un enhancer di attivare geni vicini in modo inappropriato, con esiti patologici. Espressione ectopica o temporizzata in modo scorretto è stata osservata in diverse neoplasie e in malattie congenite, confermando che l’integrità dei circuiti ad ansa è cruciale per la regolazione genica precisa.

Image Gallery

Asole di DNA nei cromosomi

I cromosomi di piante e animali sono organizzati in asole di DNA. In questo disegno schematico, proteine specializzate (in verde) trattengono il DNA cromosomico in asole, favorendo così l’associazione di ciascun gene con il suo intensificatore appropriato. Queste asole, a volte chiamate domini topologici associati (TAD, Topological Associated Domains), hanno dimensioni comprese tra migliaia e milioni di coppie nucleotidiche e sono in genere molto più grandi delle asole che si formano tra sequenze regolatrici e promotori.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Key Points