I geni specificano le proteine mediante la trascrizione e la traduzione

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Test Ammissione
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(by Test Ammissione)

Segnali e comunicazione cellulare

Ogni cellula, tanto nei sistemi unicellulari quanto nei metazoi, deve rilevare stimoli ambientali e tradurli in risposte coerenti. Una cellula a vita libera, inclusi batteri e protisti, necessita di orientarsi lungo gradienti chimici per reperire nutrienti, distinguere condizioni luminose e termiche favorevoli, evitare tossici e predatori, e coordinarsi con conspecifici. La comunicazione è fondamentale anche tra cellule dello stesso tipo: per esempio, in Dictyostelium discoideum il rilascio pulsatile di cAMP induce l’aggregazione di cellule disperse, che interrompono la divisione, polarizzano il citoscheletro e migrano in modo concertato verso la fonte del segnale. A titolo illustrativo, nei lieviti la risposta a feromoni di accoppiamento comporta arresto del ciclo e crescita polarizzata verso la cellula emittente (Figura 05.22-01).

Nelle forme pluricellulari la decodifica dei messaggi è più articolata, poiché ciascuna cellula integra simultaneamente molteplici informazioni per coordinare destino, posizione e funzione. Durante l’embriogenesi, i segnali definiscono campi di polarità e identità tissutale, modulano la scelta di differenziamento e determinano se una cellula debba sopravvivere, proliferare o avviare apoptosi. In seguito, omeostasi, crescita e comportamento dipendono da circuiti di segnalazione che operano su tempi e scale spaziali diverse, dal contatto cellula-cellula fino alla comunicazione endocrina a lunga distanza.

I messaggi biologici possono essere:

  • chimici, come piccoli metaboliti, peptidi e proteine, lipidi bioattivi e ormoni steroidei lipofili;
  • fisici, tra cui luce, temperatura, forze meccaniche e variazioni di pressione osmotica;
  • elettrici, in particolare nei tessuti eccitabili che sfruttano differenze di potenziale di membrana.

Le modalità di trasmissione comprendono comunicazione autocrina (alla stessa cellula), paracrina (a breve raggio), sinaptica (specializzata e rapida), endocrina (sistemica tramite il circolo) e di contatto diretto (giustacrina), anche attraverso giunzioni comunicanti che permettono scambio di piccoli secondi messaggeri. La natura del recettore condiziona la risposta: recettori di membrana legano ligandi idrofili e attivano vie citosoliche, mentre recettori intracellulari, come quelli per steroidi, regolano l’espressione genica una volta che il ligando diffonde attraverso la membrana.

Alcuni principi generali ricorrenti includono: specificità recettore-ligando, trasduzione del segnale con conversione in messaggi intracellulari (per esempio cAMP, Ca2+, IP3, DAG), amplificazione tramite cascate enzimatiche, integrazione e “cross-talk” tra vie diverse, desensibilizzazione e adattamento per prevenire la saturazione della risposta, e dipendenza dal contesto, poiché lo stesso segnale può produrre esiti differenti in cellule con repertori di effettori diversi. Tra i principali sistemi recettoriali nelle cellule animali spiccano i recettori accoppiati a proteine G (GPCR), che modulano rapidamente secondi messaggeri e canali ionici, e i recettori tirosin-chinasici (RTK), che attivano reti basate su fosforilazioni con esiti su proliferazione, differenziamento e migrazione.

Nelle piante, la comunicazione intercellulare coordina radici, fusto e foglie tramite fitormoni quali auxine, gibberelline, citochinine, acido abscissico ed etilene; il trasporto polare dell’auxina e i plasmodesmi consentono risposte integrate a gravità, luce e stress idrico. Al pari degli animali, anche i vegetali integrano segnali multipli per determinare crescita, sviluppo e adattamenti, sebbene con recettori e vie di trasduzione spesso distinti.

In sintesi, il comportamento cellulare emerge dall’elaborazione di reti di segnalazione dense e dinamiche, nelle quali intensità, durata e localizzazione del segnale determinano esiti specifici quali rimodellamento del citoscheletro, cambiamenti metabolici o riprogrammazione trascrizionale, fino a plasmare funzioni tissutali e, su scala maggiore, l’intero organismo.

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Risposta delle cellule di lievito al fattore di coniugazione

Le cellule di lievito rispondono al fattore di coniugazione. Normalmente le cellule del lievito Saccharomyces cerevisiae sono sferiche (A), ma se esposte a un adeguato fattore di coniugazione prodotto da cellule di lievito vicine, danno luogo a una protuberanza nella direzione da cui proviene il fattore (B).

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