I geni legati al sesso mostrano quadri ereditari unici

Editors:
Test Ammissione
All Editors & Disclosures

TOPICS

Definizione

(by Test Ammissione)

I mitocondri e la fosforilazione ossidativa

I mitocondri sono organelli ubiquitari nelle cellule eucariotiche e rappresentano il principale sito di sintesi dell’ATP tramite fosforilazione ossidativa. In assenza della loro attività, la cellula dovrebbe affidarsi quasi esclusivamente alla glicolisi citosolica, processo che, convertendo il glucosio in piruvato, fornisce un guadagno netto di due ATP per molecola di glucosio, una frazione modesta dell’energia libera potenzialmente estraibile dall’ossidazione completa degli zuccheri. Quando l’ossidazione prosegue nei mitocondri, il bilancio energetico sale fino a circa 30–32 molecole di ATP per glucosio, grazie al trasferimento di elettroni a una catena respiratoria membranosa e all’accoppiamento chemiosmotico con la sintesi di ATP.

Su scala evolutiva, la comparsa dei mitocondri è interpretata nell’ambito della teoria endosimbiotica: un’antica associazione con progenitori batterici avrebbe consentito alle cellule eucariotiche di sfruttare con efficienza l’ossidazione di substrati energetici, facilitando l’emergere di organismi complessi. La rilevanza funzionale dei mitocondri è testimoniata dall’impatto clinico dei difetti mitocondriali. Nella MERRF (Myoclonic Epilepsy with Ragged Red Fibers), per esempio, mutazioni del DNA mitocondriale compromettono la sintesi di componenti necessari al trasporto elettronico, con conseguente deficit di ATP. Tessuti ad alta richiesta energetica, come muscolo e sistema nervoso, manifestano tipicamente debolezza, cardiomiopatie, epilessia e deterioramento cognitivo. Poiché il DNA mitocondriale è ereditato per via materna, le varianti patogene si trasmettono attraverso l’ovocita (Figura 05.12-14). Per evitare la propagazione di mutazioni gravi, sono state sviluppate procedure di sostituzione mitocondriale che prevedono il trasferimento del materiale genetico nucleare materno in un ovocita donatore con mitocondri funzionali; una nascita con questa tecnica è stata riportata nel 2016. Rimangono, tuttavia, questioni aperte etiche e regolatorie legate alla presenza di materiale genetico di tre soggetti (madre, padre e donatrice mitocondriale).

Alla base della conversione energetica mitocondriale vi è la creazione di una forza proton-motrice accoppiata alla sintesi di ATP. In termini termodinamici, il gradiente elettrochimico dei protoni si esprime come: \[ \Delta p = \Delta \psi - \frac{2,303\,RT}{F}\,\Delta \text{pH}, \] dove \(\Delta \psi\) è il potenziale di membrana, \(R\) la costante dei gas, \(T\) la temperatura assoluta e \(F\) la costante di Faraday.

Image Gallery

Mitocondri e cloroplasti

 I mitocondri e i cloroplasti hanno in comune molte delle caratteristiche dei loro predecessori batterici. Entrambi gli organuli possiedono un genoma formato da DNA e l’apparato cellulare che permette di copiarlo per sintetizzare RNA e proteine. I compartimenti interni di questi organuli, la matrice mitocondriale e lo stroma del cloroplasto, contengono il DNA (in rosso) e una serie speciale di ribosomi. Le membrane di entrambi gli organuli, la membrana mitocondriale interna e la membrana tilacoidale, contengono i complessi proteici coinvolti nella produzione di ATP.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Plasticità morfologica e funzionale: variazioni di forma, localizzazione e abbondanza

Pur derivando da antenati batterici, i mitocondri hanno acquisito una notevole adattabilità, riorganizzandosi in risposta allo stato metabolico cellulare. Possono muoversi lungo i microtubuli, ancorarsi dove il fabbisogno energetico è elevato e modulare il proprio numero tramite biogenesi e mitofagia. In cellule contrattile-intense, come i cardiomiociti, si dispongono in prossimità dell’apparato sarcomerico per fornire ATP a pochi nanometri dalla richiesta meccanica; negli spermatozoi circondano l’assonema del flagello per sostenere la motilità (Figura 05.12-01). In altri contesti, formano reti tubulari estese e altamente dinamiche che attraversano il citoplasma (Figura 05.12-02), sottoposte a continui eventi di scissione e fusione (Figura 05.12-15), processi mediati da GTPasi come DRP1 (fissione) e MFN1/2 e OPA1 (fusione).

Il contenuto mitocondriale varia con la funzione del tessuto e con gli stimoli ambientali. L’allenamento di resistenza o l’adattamento all’ipossia, per esempio, incrementano la densità mitocondriale nei muscoli scheletrici tramite l’attivazione di programmi di biogenesi regolati da PGC‑1α e NRF. In un atleta di endurance, il volume mitocondriale del muscolo può aumentare in modo sostanziale rispetto a quello di soggetti sedentari, con ricadute misurabili su capacità ossidativa e resistenza alla fatica. Analogamente, in neuroni con lunghi assoni i mitocondri si concentrano nei terminali sinaptici per tamponare flussi di Ca²⁺ e sostenere l’esocitosi; negli adipociti bruni, proteine disaccoppianti come UCP1 deviano la forza proton-motrice verso la termogenesi, rendendo questi mitocondri particolarmente abbondanti e specializzati.

Nonostante la variabilità in forma e organizzazione, l’architettura interna dei mitocondri è condivisa e finalizzata a massimizzare la produzione di ATP, come illustrato in seguito.

Image Gallery

Localizzazione dei mitocondri

Alcuni mitocondri sono localizzati in prossimità di siti ad alto consumo di ATP.(A) In una cellula muscolare cardiaca i mitocondri sono situati in prossimità dell’apparato contrattile, dove l’idrolisi dell’ATP fornisce l’energia necessaria per la contrazione. (B) Immagine in microscopia elettronica del muscolo cardiaco, che mostra la preponderanza di mitocondri. (B) In uno spermatozoo i mitocondri si trovano nella coda, avvolti intorno al tratto del flagello mobile che richiede ATP per muoversi. (D) Microfotografia di una sezione sottile di un flagello che mostra la sua struttura interna e i mitocondri circostanti.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Fusione dei mitocondri

I mitocondri spesso si fondono formando reti tubulari allungate, che possono estendersi nel citoplasma. (A) In questo fibroblasto di topo in coltura i mitocondri (in rosso) sono stati marcati con una sostanza fluorescente. (B) In una cellula di lievito, i mitocondri (in rosso) formano una rete continua, ripiegata contro la membrana cellulare. 

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Divisione dei mitocondri

I mitocondri si dividono come i batteri. (A) Nei mitocondri si verificano processi di scissione, concettualmente simili alla divisione batterica. (B) Immagine ottenuta con il microscopio elettronico di un mitocondrio in divisione in una cellula epatica. 

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Doppia membrana e compartimenti: organizzazione per la conversione energetica

Il mitocondrio è delimitato da due membrane concentriche, esterna e interna, che definiscono due spazi: la matrice e lo spazio intermembrana (Figura 05.12-03). Ciascun compartimento ospita insiemi specifici di proteine e metaboliti, con una compartimentazione fine essenziale per la funzione.

La membrana esterna contiene canali porinici (VDAC) che consentono il passaggio di soluti idrofilici fino a circa 5 kDa, rendendo lo spazio intermembrana simile al citosol per la composizione delle piccole molecole e degli ioni. Sono inoltre presenti complessi d’importazione proteica (TOM), che collaborano con i complessi della membrana interna (TIM) per trasferire proteine nucleari nella matrice o nelle membrane mitocondriali.

La membrana interna è altamente selettiva e ricca di cardiolipina; è impermeabile alla maggior parte degli ioni e dei metaboliti, che la attraversano solo tramite trasportatori specifici (famiglia SLC25), tra cui il trasportatore ADP/ATP e il carrier del fosfato. In essa sono organizzati i complessi della catena di trasporto degli elettroni, le pompe protoniche e l’ATP sintasi, che sfruttano la superficie amplificata dalle creste per aumentare la capacità di fosforilazione ossidativa. In cellule metabolicamente attive, come gli epatociti, la superficie complessiva della membrana interna può rappresentare una frazione importante dell’intero patrimonio membranoso cellulare.

La matrice contiene enzimi per il ciclo dell’acido citrico, la β‑ossidazione e la replicazione/trascrizione del DNA mitocondriale, oltre a ribosomi mitocondriali. La composizione distinta della matrice riflette la selettività della membrana interna e la presenza di gradienti di pH e potenziale elettrico che alimentano i processi energetici:

  • Membrana esterna: porine (VDAC), enzimi per il metabolismo lipidico, complesso TOM;
  • Spazio intermembrana: ambiente simile al citosol per piccoli soluti, fattori coinvolti nell’apoptosi;
  • Membrana interna: complessi respiratori I–IV, ATP sintasi, trasportatori specializzati;
  • Matrice: enzimi del ciclo citrico e della β‑ossidazione, mtDNA, ribosomi, complesso piruvato deidrogenasi.

Image Gallery

Compartimenti del mitocondrio

Un mitocondrio è organizzato in quattro diversi compartimenti. (A) Una rappresentazione schematica e (B) un’immagine al microscopio elettronico di un mitocondrio. Ogni compartimento contiene una serie particolare di proteine che gli permette di svolgere le sue funzioni. Nei mitocondri del fegato, circa il 67% delle proteine mitocondriali è localizzato nella matrice, il 21% nella membrana interna, il 6% nella membrana esterna e il 6% nello spazio intermembrana.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Dal ciclo citrico agli equivalenti riducenti per la sintesi di ATP

Il flusso elettronico che guida la produzione di ATP origina dall’ossidazione di carboidrati, lipidi e altri substrati. Il piruvato, prodotto dalla glicolisi citosolica, attraversa la membrana esterna tramite porine e raggiunge la matrice attraverso il carrier specifico del piruvato; qui il complesso piruvato deidrogenasi lo converte in acetil‑CoA, liberando CO₂ e generando NADH (Figura 05.12-04). Analogamente, gli acidi grassi entrano nei mitocondri e, dopo attivazione e trasporto tramite la carnitina, sono degradati per β‑ossidazione a unità di acetil‑CoA, con produzione concomitante di NADH e FADH₂.

L’acetil‑CoA alimenta il ciclo dell’acido citrico, nel quale il gruppo acetile è completamente ossidato a CO₂. Per ogni giro del ciclo, per molecola di acetil‑CoA si formano: \[ 3\,\text{NADH} + 1\,\text{FADH}_{2} + 1\,\text{GTP (o ATP)}. \] Gli equivalenti riducenti NADH e FADH₂ trasferiscono gli elettroni alla catena respiratoria nella membrana interna, con pompaggio di protoni e generazione della forza proton-motrice necessaria all’ATP sintasi (Figura 05.12-05).

In termini di resa energetica, l’ossidazione completa di una molecola di glucosio comporta: \[ \text{Glicolisi: } 2\,\text{ATP} + 2\,\text{NADH};\quad \text{PDH: } 2\,\text{NADH};\quad \text{Ciclo citrico: } 2\,\text{GTP} + 6\,\text{NADH} + 2\,\text{FADH}_{2}. \] La successiva fosforilazione ossidativa converte l’energia di NADH e FADH₂ in ATP, portando la resa complessiva a circa 30–32 ATP per molecola di glucosio, a seconda del sistema navetta degli equivalenti riducenti impiegato e dell’efficienza del trasporto mitocondriale.

Un esempio numerico alternativo riguarda un acido grasso saturo a 16 atomi di carbonio: la sua β‑ossidazione e successiva ossidazione nel ciclo citrico generano un numero molto elevato di equivalenti riducenti, che si traduce in una resa in ATP sensibilmente superiore a quella del glucosio, evidenziando perché i lipidi costituiscano una riserva energetica densa e a lungo termine.

Image Gallery

Produzione di acetil-CoA nei mitocondri

L’acetil-CoA viene prodotto nei mitocondri. Nelle cellule animali e in altre cellule eucariote, il piruvato prodotto durante la glicolisi e gli acidi grassi derivati dalla scomposizione dei grassi dal citosol entrano nei mitocondri. Una volta all’interno della matrice mitocondriale, entrambe queste molecole di origine alimentare vengono convertite in acetil-CoA e poi ossidate in CO₂.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

NADH ed elettroni ad alta energia

Il NADH dona i suoi elettroni ad alta energia alla catena di trasporto degli elettroni. Uno ione idruro (un atomo di idrogeno con due elettroni, in rosso) viene rimosso dal NADH e convertito in un protone e due elettroni (in blu). Qui viene mostrata solo la parte di NADH che trasporta questi elettroni ad alta energia; per la struttura completa e la riconversione di NAD⁺ a NADH, si rimanda alla struttura di NADPH, una molecola molto simile. Gli elettroni vengono trasportati in maniera simile dal FADH₂.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Il flusso elettronico accoppia il pompaggio protonico

La conversione chemiosmotica dell’energia prende avvio quando i coenzimi ridotti NADH e FADH₂ cedono elettroni ad alto contenuto energetico alla catena di trasporto degli elettroni localizzata nella membrana mitocondriale interna, venendo ossidati rispettivamente a NAD⁺ e FAD (Figura 05.12-05). Gli elettroni transitano rapidamente tra trasportatori con crescenti potenziali di riduzione fino all’ossigeno molecolare (O₂), che agisce come accettore terminale formando acqua (H₂O). L’energia libera rilasciata lungo questo percorso viene utilizzata per spostare protoni (H⁺) dalla matrice verso lo spazio intermembrana, costruendo un gradiente elettrochimico (Figura 05.12-06) che, a sua volta, fornisce la forza motrice per la sintesi di ATP. La sequenza delle trasformazioni è illustrata nella (Figura 05.12-07).

La membrana mitocondriale interna, pertanto, agisce da trasduttore: converte l’energia degli elettroni provenienti da NADH e FADH₂ nell’energia del legame fosfato dell’ATP (Figura 05.12-08). Questo processo, definito fosforilazione ossidativa, comprende simultaneamente l’utilizzo di O₂ e la fosforilazione dell’ADP a ATP. In molte cellule animali si ottengono in media circa 2,5 molecole di ATP per ogni NADH ossidato e circa 1,5 per ogni FADH₂, valori che possono variare in funzione delle condizioni fisiologiche e dell’assetto della catena respiratoria.

Le sorgenti di elettroni ad alta energia differiscono tra organismi e metabolismi: nella respirazione mitocondriale e batterica aerobica derivano in prevalenza dall’ossidazione di carboidrati e acidi grassi; nella fotosintesi sono trasferiti dalla clorofilla eccitata dalla luce; in numerosi archei e batteri chemioautotrofi provengono da substrati inorganici, come H₂, Fe²⁺ o composti ridotti dello zolfo. A prescindere dall’origine degli elettroni, l’impiego di un meccanismo chemiosmotico per generare ATP è ampiamente conservato negli esseri viventi.

Image Gallery

NADH ed elettroni ad alta energia

Il NADH dona i suoi elettroni ad alta energia alla catena di trasporto degli elettroni. Uno ione idruro (un atomo di idrogeno con due elettroni, in rosso) viene rimosso dal NADH e convertito in un protone e due elettroni (in blu). Qui viene mostrata solo la parte di NADH che trasporta questi elettroni ad alta energia; per la struttura completa e la riconversione di NAD⁺ a NADH, si rimanda alla struttura di NADPH, una molecola molto simile. Gli elettroni vengono trasportati in maniera simile dal FADH₂.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Trasporto di elettroni e pompaggio di protoni

Così come gli elettroni vengono trasferiti da trasportatori attivati verso l’ossigeno, i protoni vengono pompati attraverso la membrana mitocondriale interna. Questo è il primo passaggio dell’accoppiamento chemiostomico. Il percorso del flusso di elettroni è indicato da frecce azzurre. Qui viene mostrato solo il percorso per il NADH.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Trasportatori attivati e produzione di ATP

I trasportatori attivati derivanti dal ciclo dell’acido citrico alimentano la produzione di ATP. Il piruvato e gli acidi grassi entrano nella matrice mitocondriale (in basso), dove vengono convertiti in acetil-CoA. L’acetil-CoA è quindi metabolizzato nel ciclo dell’acido citrico, durante il quale viene prodotto NADH (e il FADH₂, non indicato qui). Durante la fosforilazione ossidativa, gli elettroni ad alta energia donati dal NADH (e FADH₂) passano lungo la catena del trasporto degli elettroni, nella membrana interna, e arrivano all’ossigeno (O₂). Questo trasporto di elettroni genera un gradiente protonico tra i due lati della membrana interna e viene poi usato per alimentare la sintesi di ATP da parte dell’ATP sintasi. Le esatte quantità di “reagenti” e di “prodotti” non vengono indicate in questo schema: per esempio, a breve vedremo che per convertire O₂ in due molecole di H₂O sono necessari quattro elettroni derivanti da quattro molecole di NADH.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Reazioni di conversione energetica nei mitocondri

Nel mitocondri avvengono reazioni fondamentali di conversione dell’energia.Durante la fosforilazione ossidativa, l’energia liberata dall’ossidazione del NADH a NAD⁺ viene convogliata, attraverso i processi di conversione energetica che avvengono nella membrana mitocondriale interna, verso la reazione di fosforilazione dell’ADP che genera ATP. L’equazione netta di questo processo, nel quale quattro elettroni passano dal NADH all’ossigeno, è: 2 NADH + O₂ + 2 H⁺ → 2 NAD⁺ + 2 H₂O. In modo simile, una quantità minore di ATP viene generata dall’energia rilasciata dall’ossidazione del FADH₂ a FAD (qui non mostrato).

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

La catena respiratoria trasferisce elettroni e sposta protoni oltre la membrana interna

La catena di trasporto degli elettroni (o catena respiratoria), responsabile della fosforilazione ossidativa, è presente in numerose copie nella membrana mitocondriale interna ed è formata da oltre 40 subunità proteiche organizzate in tre grandi complessi proton-pumping, integrati nella membrana, coadiuvati da trasportatori mobili lipidici e proteici (Figura 05.12-09). I tre complessi che pompano protoni, nell’ordine di ricezione degli elettroni, sono:

  • Complesso della NADH deidrogenasi (Complesso I), che riceve gli elettroni da NADH e li convoglia all’ubichinone;
  • Complesso della citocromo c reduttasi (Complesso III), che trasferisce elettroni dall’ubichinolo al citocromo c mediante il ciclo della Q;
  • Complesso della citocromo c ossidasi (Complesso IV), che accetta elettroni dal citocromo c e riduce l’O₂ ad H₂O.

Ogni complesso ospita cofattori redox, tra cui gruppi Fe–S, FMN o FAD, eme dei citocromi e centri rame, che facilitano il passaggio sequenziale degli elettroni. La NADH deidrogenasi estrae dal NADH uno ione idruro, che viene convertito secondo \( \mathrm{H^- \rightarrow H^+ + 2\,e^-} \), e utilizza l’energia di trasferimento per pompare protoni nella direzione matrice → spazio intermembrana. Gli elettroni proseguono poi verso il complesso III e quindi al complesso IV tramite due vettori mobili: l’ubichinone (coenzima Q), un trasportatore liposolubile diffondente nel doppio strato, e il citocromo c, una piccola proteina periferica dello spazio intermembrana (Figura 05.12-09).

Oltre all’ingresso degli elettroni tramite NADH, esiste un secondo punto di accesso attraverso la succinato deidrogenasi (Complesso II), che ossida FADH₂ prodotto, ad esempio, nel ciclo dell’acido citrico. Il Complesso II trasferisce elettroni al coenzima Q ma, a differenza dei tre complessi principali, non pompa protoni; di conseguenza, gli elettroni provenienti da FADH₂ generano un gradiente protonico leggermente inferiore rispetto a quelli provenienti da NADH.

Il flusso elettronico lungo la catena è termodinamicamente favorito: gli elettroni passano da trasportatori con minore affinità verso accettori con maggiore affinità, fino alla riduzione dell’ossigeno. Il consumo di O₂ ha luogo quasi esclusivamente al livello del complesso IV, che catalizza la reazione terminale e impiega, oltre agli elettroni, protoni della matrice per la formazione di H₂O. Questo stadio costituisce la fase della respirazione cellulare dipendente dall’ossigeno e rappresenta la principale destinazione dell’O₂ inspirato.

Sebbene la stechiometria possa variare con le condizioni, per ogni coppia di elettroni trasferita a O₂ il pompaggio tipico è di circa 4 H⁺ al Complesso I, 4 H⁺ al Complesso III e 2 H⁺ al Complesso IV; ulteriori protoni della matrice sono consumati “chimicamente” per la formazione di acqua. L’insieme di questi processi costruisce la forza motrice protonica necessaria all’ATP sintasi.

Image Gallery

Complessi enzimatici respiratori

Gli elettroni ad alta energia passano attraverso tre complessi enzimatici respiratori che si trovano nella membrana mitocondriale interna.Ogni complesso è indicato nella sua forma approssimata e nelle sue dimensioni relative, a differenza dei numerosi componenti proteici che formano ogni complesso. Durante il trasferimento degli elettroni ad alta energia dal NADH all’ossigeno (linee azzurre), i protoni derivanti dall’acqua vengono pompati attraverso la membrana, cioè dalla matrice allo spazio intermembrana, da ognuno dei complessi enzimatici respiratori.L’ubichinone (Q) e il citocromo c (c) funzionano da trasportatori mobili che traghettano gli elettroni da un complesso al successivo.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Complessi enzimatici respiratori

Gli elettroni ad alta energia passano attraverso tre complessi enzimatici respiratori che si trovano nella membrana mitocondriale interna.Ogni complesso è indicato nella sua forma approssimata e nelle sue dimensioni relative, a differenza dei numerosi componenti proteici che formano ogni complesso. Durante il trasferimento degli elettroni ad alta energia dal NADH all’ossigeno (linee azzurre), i protoni derivanti dall’acqua vengono pompati attraverso la membrana, cioè dalla matrice allo spazio intermembrana, da ognuno dei complessi enzimatici respiratori.L’ubichinone (Q) e il citocromo c (c) funzionano da trasportatori mobili che traghettano gli elettroni da un complesso al successivo.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Il pompaggio genera un forte gradiente elettrochimico attraverso la membrana interna

In assenza di un meccanismo di cattura, l’energia libera liberata dal trasferimento complessivo di elettroni da NADH a O₂ verrebbe dissipata come calore. I complessi respiratori sfruttano invece tale energia per espellere attivamente H⁺ nella direzione della membrana esterna (Figura 05.12-09), determinando due componenti del gradiente elettrochimico:

  • un gradiente di concentrazione di protoni, ovvero un gradiente di pH, per cui la matrice risulta più alcalina dello spazio intermembrana;
  • un gradiente di potenziale elettrico attraverso la membrana (potenziale di membrana), con la matrice caricata negativamente e il lato citosolico positivamente.

Valori tipici suggeriscono una differenza di pH nell’ordine di 0,5–1,0 unità; ad esempio, una matrice con pH circa 7,9 e uno spazio intermembrana vicino a pH 7,2, simile al citosol. Il potenziale di membrana contribuisce in modo rilevante alla forza totale, spesso nell’intervallo di 150–180 mV, rendendo energeticamente favorito il rientro dei protoni nella matrice attraverso vie specifiche.

La forza motrice protonica può essere descritta da: \[ \Delta p \;=\; \Delta \psi \;-\; \frac{2{,}303\,RT}{F}\,\Delta \mathrm{pH}, \] dove \( \Delta \psi \) è la differenza di potenziale attraverso la membrana, \( R \) la costante dei gas, \( T \) la temperatura assoluta e \( F \) la costante di Faraday. A 37 °C, una unità di pH corrisponde a circa 60 mV. Poiché i protoni portano carica positiva, il loro movimento passivo è favorito sia da un eccesso di carica negativa nella matrice sia da una minore concentrazione di H⁺ in tale compartimento. Le due componenti cooperano dunque per costruire un ripido gradiente elettrochimico che immagazzina energia (Figura 05.12-10) e guida processi dipendenti dai protoni, in primis la sintesi di ATP a opera dell’ATP sintasi.

Il mantenimento del gradiente richiede l’integrità della membrana interna, altamente impermeabile agli ioni. Eventuali vie di corto circuito per H⁺, naturali (proteine disaccoppianti) o indotte da agenti ionofori, dissipano \( \Delta p \) sotto forma di calore, riducendo la resa di ATP e mettendo in evidenza il ruolo centrale della forza motrice protonica nell’efficienza bioenergetica della cellula.

Image Gallery

Complessi enzimatici respiratori

Gli elettroni ad alta energia passano attraverso tre complessi enzimatici respiratori che si trovano nella membrana mitocondriale interna.Ogni complesso è indicato nella sua forma approssimata e nelle sue dimensioni relative, a differenza dei numerosi componenti proteici che formano ogni complesso. Durante il trasferimento degli elettroni ad alta energia dal NADH all’ossigeno (linee azzurre), i protoni derivanti dall’acqua vengono pompati attraverso la membrana, cioè dalla matrice allo spazio intermembrana, da ognuno dei complessi enzimatici respiratori.L’ubichinone (Q) e il citocromo c (c) funzionano da trasportatori mobili che traghettano gli elettroni da un complesso al successivo.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Gradiente elettrochimico dei protoni

Il gradiente elettrochimico totale di protoni tra i due lati della membrana mitocondriale interna ha due componenti: una forza di maggiore entità, dovuta al potenziale di membrana (ΔV), e una forza di minore entità, dovuta al gradiente di concentrazione dei protoni (ΔpH). Lo spazio intermembrana è leggermente più acido rispetto alla matrice, poiché la maggiore concentrazione di protoni rende più acida la soluzione. Sia il potenziale di membrana sia il gradiente di pH si combinano per dare una forza motrice protonica complessiva che spinge gli H⁺ nella matrice mitocondriale. La relazione tra queste forze è espressa dall’equazione di Nernst.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

L’ATP sintasi converte l’energia del gradiente elettrochimico dei protoni in legami fosfato dell’ATP

Se i protoni accumulati nello spazio intermembrana rientrassero liberamente nella matrice, l’energia del gradiente elettrochimico verrebbe dissipata come calore. In alcuni tessuti, tale dissipazione è intenzionale: nelle specie con adiposo bruno, una proteina disaccoppiante (UCP1) consente il riflusso dei protoni producendo termogenesi, fenomeno utile per l’ibernazione e la termoregolazione. Nella gran parte delle cellule, tuttavia, il gradiente di protoni attraverso la membrana mitocondriale interna viene sfruttato per la fosforilazione dell’ADP a ATP.

L’enzima responsabile, l’ATP sintasi, è un complesso multiproteico conservato lungo l’evoluzione e presente in mitocondri, cloroplasti e batteri. La porzione catalitica F1, simile a una “testa” che sporge nella matrice, è collegata tramite uno stelo centrale al motore di membrana Fo, un traslocatore di H⁺ che attraversa il doppio strato lipidico (Figura 05.12-11). Il passaggio dei protoni attraverso Fo induce la rotazione del suo anello c e dello stelo γ, i quali a loro volta determinano cambiamenti conformazionali ciclici nelle subunità β della testa F1. Secondo il meccanismo del “cambio conformazionale” proposto da P. Boyer, tali variazioni guidano in sequenza il legame dell’ADP e del Pᵢ, la sintesi dell’ATP e il rilascio del prodotto. In condizioni fisiologiche, la macchina catalitica compie cicli estremamente rapidi, con frequenze di turnover dell’ordine di decine–centinaia al secondo; una rotazione completa del rotore corrisponde tipicamente alla formazione di tre molecole di ATP.

La resa protoni/ATP dipende dal numero di subunità dell’anello c: nei mammiferi, valori prossimi a otto subunità implicano circa 8 protoni per giro e quindi ~2,7 H⁺ per ATP per la sola catalisi; il fabbisogno effettivo per ATP netto risulta maggiore quando si considerano i costi di trasporto di ADP, ATP e Pᵢ. La conversione energia meccanica → energia chimica operata dall’ATP sintasi è reversibile: se il gradiente protonico si riduce, il complesso può idrolizzare ATP e funzionare come pompa H⁺ che ricostituisce il gradiente (Figura 05.12-12). In molti batteri facoltativi, quando l’ossigeno scarseggia e la catena di trasporto elettronico rallenta, l’enzima inverte regolarmente la direzione: l’ATP derivato dalla glicolisi alimenta l’estrusione di protoni per mantenere il potenziale di membrana necessario al trasporto accoppiato di nutrienti. Meccanismi analoghi di accoppiamento energetico governano l’ingresso e l’uscita di piccoli soluti anche attraverso le membrane mitocondriali, come discusso in seguito.

Image Gallery

Funzionamento dell’ATP sintasi

L’ATP sintasi agisce come un motore per convertire l’energia dei protoni che si spostano secondo gradiente in energia di legame chimico nell’ATP.(A) La proteina multisubunità è composta da una testa immobile, chiamata ATPasi F₁, e da una parte portante detta F₀. Entrambe sono formate da numerose subunità. Guidata dal gradiente elettrochimico, la parte F₀, composta da un trasportatore transmembrana di H⁺ (in blu) e da uno stelo centrale (in viola), gira rapidamente all’interno della testa dell’ATPasi F₁ (in verde), portando alla formazione di ATP a partire da ADP e Pᵢ. La testa è legata alla membrana interna tramite una proteina allungata, detta stelo periferico (in arancione). L’ATPasi F₁ deve il suo nome al fatto che è in grado di svolgere la reazione inversa, ovvero l’idrolisi dell’ATP per formare ADP e Pᵢ, quando viene separata dalla parte F₀ del complesso.(B) La struttura tridimensionale dell’ATP sintasi stabilita in base alla cristallografia a raggi X. Lo stelo periferico è fissato alla membrana tramite un’ulteriore subunità (in rosa). All’altra estremità, lo stelo è collegato alla testa dell’ATPasi F₁ tramite la piccola subunità in rosso.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Reversibilità dell’ATP sintasi

L’ATP sintasi è un dispositivo di accoppiamento reversibile. L’ATP sintasi può sia sintetizzare l’ATP sfruttando il gradiente di H⁺ (A) sia pompare i protoni contro il loro gradiente elettrochimico idrolizzando l’ATP (B). La direzione in cui opera in ogni determinato istante dipende dalla variazione netta di energia libera (ΔG) dei due processi accoppiati, cioè il trasferimento di protoni oltre la membrana e la sintesi di ATP da ADP e Pᵢ. Per esempio, se il gradiente elettrochimico dei protoni scende sotto un certo livello, la ΔG per la traslocazione dei protoni nella matrice non è più sufficiente per alimentare la sintesi di ATP, e anzi viene idrolizzato ATP dall’ATP sintasi per ricostituire il gradiente protonico.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Il gradiente protonico guida anche il trasporto accoppiato nella membrana mitocondriale interna

Il gradiente elettrochimico dei protoni, o forza proton-motrice, non alimenta solo la sintesi di ATP. Esso sostiene una varietà di trasporti accoppiati che spostano selettivamente metaboliti e ioni attraverso la membrana mitocondriale interna. La forza proton-motrice si esprime come Δp, somma delle componenti elettrica e chimica: \[ \Delta p = \Delta \psi - \frac{2{,}303\,RT}{F}\,\Delta \mathrm{pH}, \] dove Δψ è il potenziale di membrana e ΔpH il gradiente di pH. Il lato matriciale è più negativo e più alcalino rispetto allo spazio intermembrana (Figura 05.12-10).

Diversi trasportatori sfruttano direttamente una o entrambe le componenti di Δp. Alcuni esempi rilevanti includono:

  • Simtrasporto H⁺/piruvato e H⁺/fosfato inorganico (Pᵢ), che utilizza lo scorrimento favorevole dei protoni per importare nella matrice le molecole necessarie alla produzione di acetil-CoA e all’ossidazione fosforilativa;
  • Translocasi degli adeninnucleotidi (antiporto ADP/ATP), elettrogenica: l’uscita di ATP⁴⁻ in cambio di ADP³⁻ sfrutta Δψ, promuovendo un rapido rifornimento citosolico di ATP e l’ingresso di ADP per la ricarica (Figura 05.12-13);
  • Traslocazione di proteine precursori: l’importo post-traduzionale attraverso il complesso TIM richiede il potenziale di membrana per guidare la sequenza preposta (presequence) e l’idrolisi di ATP da parte di chaperoni matriciali per completare il tiraggio del polipeptide.

In ambito batterico, lo stesso gradiente sulla membrana plasmatica alimenta la sintesi di ATP e il trasporto di soluti; inoltre, costituisce una fonte di energia meccanica direttamente utilizzabile, come dimostra la rotazione rapida del flagello batterico azionata dal flusso protonico.

 

Image Gallery

Gradiente elettrochimico dei protoni

Il gradiente elettrochimico totale di protoni tra i due lati della membrana mitocondriale interna ha due componenti: una forza di maggiore entità, dovuta al potenziale di membrana (ΔV), e una forza di minore entità, dovuta al gradiente di concentrazione dei protoni (ΔpH). Lo spazio intermembrana è leggermente più acido rispetto alla matrice, poiché la maggiore concentrazione di protoni rende più acida la soluzione. Sia il potenziale di membrana sia il gradiente di pH si combinano per dare una forza motrice protonica complessiva che spinge gli H⁺ nella matrice mitocondriale. La relazione tra queste forze è espressa dall’equazione di Nernst.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Image Gallery

Gradiente protonico e trasporto accoppiato

Il gradiente elettrochimico dei protoni tra i due lati della membrana mitocondriale interna è usato per alimentare alcuni processi di trasporto accoppiato.La carica di ogni molecola trasportata è indicata per confronto con il potenziale di membrana, che è negativo all’interno. Il piruvato e il fosfato inorganico (Pᵢ) vengono traslocati nella matrice insieme agli ioni H⁺ che si muovono secondo il loro gradiente elettrochimico. Entrambi hanno carica negativa, ma per il loro movimento opposto al potenziale le relative cariche si bilanciano a livello di membrana; tuttavia, il gradiente di concentrazione di H⁺, il gradiente di pH, viene sfruttato in modo tale da favorire il trasporto verso l’interno della matrice. L’ADP viene trasferito all’interno, mentre l’ATP viene pompato fuori attraverso un sistema di antiporto che sfrutta la differenza di potenziale esistente per alimentare lo scambio.La membrana mitocondriale esterna è sostanzialmente permeabile a tutti questi composti, per la presenza di porine (non mostrata).

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Il rapido rifornimento mitocondriale di ATP sostiene un elevato rapporto ATP/ADP citosolico

L’antiporto ADP/ATP descritto nella (Figura 05.12-13) assicura un ciclo continuo: l’ADP generato dall’idrolisi dell’ATP nel citosol entra prontamente nella matrice per essere riconvertito, mentre l’ATP neoformato viene esportato verso i distretti dove è richiesto. I mitocondri consumano una frazione dell’ATP che producono per le proprie esigenze (replicazione del DNA mitocondriale, sintesi proteica, mantenimento ionico), ma la maggior parte alimenta processi citosolici. In condizioni fisiologiche, ciascuna molecola di ATP può essere riutilizzata molte volte in tempi brevi, riflettendo un turnover cellula-specifico estremamente elevato.

Perché le reazioni biosintetiche e di trasduzione energetica procedano, il rapporto [ATP]/[ADP] nel citosol è mantenuto alto, tipicamente di un ordine di grandezza. Oltre alla fosforilazione ossidativa, sistemi tampone come la creatina chinasi e l’adenilato chinasi contribuiscono alla gestione locale dell’energia, trasferendo equivalenti fosforici tra compartimenti e modulando la “charge” adenilica. Un arresto della funzione mitocondriale farebbe collassare il potenziale di membrana e ridurrebbe rapidamente i livelli di ATP: inibitori della catena respiratoria, come il cianuro che blocca la citocromo c ossidasi, conducono così a un’immediata crisi energetica incompatibile con la sopravvivenza cellulare.

Image Gallery

Gradiente protonico e trasporto accoppiato

Il gradiente elettrochimico dei protoni tra i due lati della membrana mitocondriale interna è usato per alimentare alcuni processi di trasporto accoppiato.La carica di ogni molecola trasportata è indicata per confronto con il potenziale di membrana, che è negativo all’interno. Il piruvato e il fosfato inorganico (Pᵢ) vengono traslocati nella matrice insieme agli ioni H⁺ che si muovono secondo il loro gradiente elettrochimico. Entrambi hanno carica negativa, ma per il loro movimento opposto al potenziale le relative cariche si bilanciano a livello di membrana; tuttavia, il gradiente di concentrazione di H⁺, il gradiente di pH, viene sfruttato in modo tale da favorire il trasporto verso l’interno della matrice. L’ADP viene trasferito all’interno, mentre l’ATP viene pompato fuori attraverso un sistema di antiporto che sfrutta la differenza di potenziale esistente per alimentare lo scambio.La membrana mitocondriale esterna è sostanzialmente permeabile a tutti questi composti, per la presenza di porine (non mostrata).

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

L’efficienza energetica della respirazione cellulare è eccezionale

La progressiva ossidazione dei nutrienti non è una complicazione superflua, ma una strategia per catturare in modo controllato l’energia libera. La scomposizione del flusso di elettroni in molte tappe consente di immagazzinare frazioni di energia in trasportatori ridotti come NADH e FADH₂, che successivamente alimentano la catena di trasporto degli elettroni. Gli elettroni del NADH, generati nella matrice dal ciclo dell’acido citrico, entrano al complesso I (NADH deidrogenasi), innescando il pompaggio di protoni a ogni passaggio tra complessi. Il bilancio medio corrisponde a circa 2,5 ATP per NADH. Gli elettroni del FADH₂, prodotti tra l’altro dalla succinato deidrogenasi, by-passano il complesso I e sono trasferiti all’ubichinone (Figura 05.12-09); entrando più “a valle”, promuovono il pompaggio di meno protoni e rendono circa 1,5 ATP per FADH₂. La resa complessiva dell’ossidazione completa del glucosio è riassunta nella (Tabella 05.12-01) e dipende, tra l’altro, dal percorso con cui gli equivalenti riducenti citosolici raggiungono la catena respiratoria (navette malato-aspartato o glicerolo-3-fosfato) e dalla stechiometria della c-ring della Fo-ATP sintasi, nonché da eventuali perdite protoniche.

Nonostante la complessità, la respirazione cellulare raggiunge un’efficienza notevole: all’incirca il 50% dell’energia teoricamente liberabile dalla combustione di carboidrati e lipidi viene immagazzinata nei legami fosfato dell’ATP, mentre il resto si disperde come calore. Questa prestazione supera ampiamente quella di molte macchine non biologiche per la conversione dell’energia, come motori elettrici e a combustione interna, spesso limitati al 10–20% di efficienza. Un’efficienza più bassa richiederebbe un apporto alimentare sproporzionato e impegni termoregolatori gravosi; la straordinaria efficacia della fosforilazione ossidativa ha quindi rappresentato una leva evolutiva cruciale per lo sviluppo di organismi complessi.

Image Gallery

Complessi enzimatici respiratori

Gli elettroni ad alta energia passano attraverso tre complessi enzimatici respiratori che si trovano nella membrana mitocondriale interna.Ogni complesso è indicato nella sua forma approssimata e nelle sue dimensioni relative, a differenza dei numerosi componenti proteici che formano ogni complesso. Durante il trasferimento degli elettroni ad alta energia dal NADH all’ossigeno (linee azzurre), i protoni derivanti dall’acqua vengono pompati attraverso la membrana, cioè dalla matrice allo spazio intermembrana, da ognuno dei complessi enzimatici respiratori.L’ubichinone (Q) e il citocromo c (c) funzionano da trasportatori mobili che traghettano gli elettroni da un complesso al successivo.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

ProcessoProdotti direttiResa finale in ATP per molecola di glucosio
Glicolisi2 ATP, 2 NADH (citoplasma)~5
Ossidazione del piruvato ad acetil-CoA (per 2 molecole di piruvato)2 NADH (matrice mitocondriale)5
Ossidazione completa dell’acetil-CoA nel ciclo di Krebs (per 2 molecole di acetil-CoA)6 NADH, 2 FADH₂, 2 GTP (matrice mitocondriale)20
Totale~30

Bilancio energetico dell’ossidazione del glucosio

L’ossidazione completa di una molecola di glucosio attraverso glicolisi, conversione del piruvato e ciclo di Krebs, seguita dalla fosforilazione ossidativa, porta a una resa energetica di circa 30 ATP. Questa produzione varia leggermente in base all’efficienza dei sistemi di trasporto degli equivalenti riducenti dal citoplasma ai mitocondri, ma rappresenta la principale fonte di energia per le cellule eucariotiche.

Key Points