Fibre ottiche e loro utilizzazione in diagnostica medica

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(by Test Ammissione)

Anomalie refrattive dell'occhio

Le alterazioni del potere di messa a fuoco dei diottri oculari rappresentano la causa principale dei più diffusi disturbi visivi. In condizioni di riposo accomodativo, nell’occhio emmetrope la retina coincide con il piano focale complessivo del sistema ottico, per cui soltanto gli oggetti situati all’infinito producono un’immagine nitida (Figura 07.47-01). Quando l’oggetto si avvicina, la nitidezza viene preservata aumentando la curvatura del cristallino, cioè attraverso l’accomodazione, finché l’oggetto non supera la distanza del punto prossimo.

Quando la combinazione tra potere diottrico e lunghezza assiale del bulbo non è bilanciata (ammetropie), il fuoco dei raggi provenienti dall’infinito risulta spostato: davanti alla retina nelle forme miopiche (Figura 07.47-01), oppure al di là di essa nelle forme ipermetropiche (Figura 07.47-04). In ciascun caso, la correzione consiste nel preformare il fronte d’onda con lenti esterne, in modo che l’immagine finale cada sul piano retinico:

  • punto remoto (o all’infinito): distanza più grande alla quale un oggetto risulta a fuoco con accomodazione rilassata;
  • punto prossimo: minima distanza di visione distinta, dipendente dall’ampiezza di accomodazione;
  • accomodazione: variazione del potere del cristallino che consente di traslare il fuoco dall’infinito al vicino.

Per la trattazione quantitativa si usa il potere diottrico \(D\), definito come l’inverso della distanza focale in metri: \( D = 1/f \) e misurato in diottrie (D). Nella pratica clinica, per correzioni semplici e distanza vertice piccola, vale un’approssimazione utile: se il punto remoto di un occhio miope si trova a distanza \(R\) (in metri) davanti all’occhio, la lente necessaria ha potere \( P \approx -1/R \); se il punto remoto è virtuale a distanza \(|R|\) dietro l’occhio (ipermetropia), \( P \approx +1/|R| \).

Miopia. Si verifica quando il potere ottico complessivo è eccessivo rispetto alla lunghezza assiale: l’immagine di un punto all’infinito cade prima della retina. Il punto remoto è finito e si colloca a una distanza minore rispetto a quello dell’emmetrope; anche il punto prossimo è spostato verso l’occhio. La correzione si ottiene con lenti divergenti, che trasformano i raggi paralleli in raggi emergenti con divergenza tale da sembrare provenire dal punto remoto dell’occhio; l’immagine intermediata dalla lente è virtuale, diritta e ridotta (Figura 07.47-02). Esempio numerico didattico: se un soggetto distingue chiaramente solo oggetti più vicini di 0,80 m, la lente compensatrice, trascurando la distanza vertice, avrà \( P \approx -1/0,80 = -1,25 \) D.

Ipermetropia. È la condizione opposta: il potere diottrico è insufficiente o il bulbo è relativamente corto, per cui il fuoco dei raggi paralleli si colloca oltre la retina. A riposo accomodativo, nessuna distanza risulta perfettamente a fuoco; nelle ipermetropie lievi, l’accomodazione può temporaneamente compensare a distanza, a spese della visione prossimale. La correzione impiega lenti convergenti, che anticipano la convergenza dei raggi e ricollocano il fuoco sul piano retinico (Figura 07.47-04); l’immagine fornita dalla lente è virtuale, diritta e ingrandita. In termini di potere, un’ipermetropia con punto remoto virtuale a 1,00 m dietro l’occhio si compensa approssimativamente con \( P \approx +1/1,00 = +1,00 \) D.

Presbiopia. Con l’età si riduce l’elasticità del cristallino e, di conseguenza, l’ampiezza di accomodazione: il punto prossimo si allontana progressivamente. Non si tratta di un’anomalia di convergenza a riposo, ma di un’insufficienza accomodativa che, funzionalmente, richiede lenti positive per il lavoro da vicino, analogamente a quanto avviene nell’ipermetropia. In pratica, l’addizione per vicino è scelta per riportare il punto prossimo alla distanza di lavoro (es., 33 cm), tenendo conto della riserva accomodativa.

Astigmatismo. È dovuto, nella maggior parte dei casi, alla non sfericità della cornea: i meridiani principali presentano poteri diversi, generando due linee focali invece di un fuoco unico. Ne risulta l’impossibilità di proiettare sul medesimo piano immagini nitide di dettagli disposti lungo direzioni perpendicolari, come illustrato in (Figura 07.47-03). La correzione si realizza con lenti cilindriche o toriche, orientate secondo il meridiano di massima curvatura, così da focalizzare la linea sfocata sul piano retinico; nelle forme irregolari si può ricorrere a lenti a contatto rigide o a tecniche specifiche di superficie corneale.

Aberrazioni e opacità del cristallino. Il cristallino, in quanto elemento ottico, può presentare aberrazioni di ordine superiore (sferica, coma, ecc.) la cui gestione va personalizzata. Con l’invecchiamento, inoltre, la trasparenza del cristallino si riduce per processi di opacizzazione (cataratta), che degradano contrasto e nitidezza. Il trattamento consiste nell’asportazione del cristallino opaco e nell’impianto di una lente intraoculare; sono disponibili modelli monofocali, torici e multifocali per correggere simultaneamente ametropie e astigmatismo. Tecnologie a laser a femtosecondi possono assistere le fasi chirurgiche sul cristallino. Al di fuori della cataratta, la chirurgia refrattiva corneale (PRK, LASIK, SMILE) modula il potere diottrico dell’occhio riducendo la dipendenza da lenti correttive.

Stima del potere correttivo. Per impostare la correzione si parte dall’entità del difetto refrattivo. In forma semplificata, se l’obiettivo è restituire la visione all’infinito, si sceglie la lente tale che un oggetto a distanza infinita generi un’immagine al punto remoto dell’occhio. Formalmente, ponendo \( s \to \infty \) e indicando con \( s' \) la posizione dell’immagine desiderata rispetto alla lente, vale la relazione delle lenti sottili: \[ \frac{1}{f} = \frac{1}{s} + \frac{1}{s'} \quad \Rightarrow \quad D = \frac{1}{f} \approx \frac{1}{s'}. \] Per miopia con punto remoto a \( R \) davanti all’occhio, \( s' \approx -R \) e dunque \( D \approx -1/R \); per ipermetropia con remoto a \(|R|\) dietro l’occhio, \( s' \approx +|R| \) e \( D \approx +1/|R| \). Nella pratica si considera anche la distanza vertice tra lente e occhio e si rifinisce la prescrizione con la refrazione soggettiva.

In sintesi, i principali difetti diottrici—miopia, ipermetropia, presbiopia e astigmatismo—derivano da squilibri tra potere ottico e geometria dell’occhio o dalla riduzione dell’accomodazione. La correzione ottica con lenti sferiche e cilindriche, eventualmente integrata da interventi chirurgici appropriati, riallinea il fuoco al piano retinico, come rappresentato in (Figura 07.47-02) e (Figura 07.47-04), ripristinando la qualità dell’immagine.

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Occhio emmetrope

In condizioni di riposo, l’immagine proveniente dall’infinito è messa a fuoco sulla retina di un occhio normale (emmetrope). Il punto rappresenta il centro del cristallino.

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Occhio emmetrope

In condizioni di riposo, l’immagine proveniente dall’infinito è messa a fuoco sulla retina di un occhio normale (emmetrope). Il punto rappresenta il centro del cristallino.

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Occhio ipermetrope e presbite

(a) Nell’occhio ipermetrope, l’immagine proveniente dall’infinito è messa a fuoco dietro la retina. (b) Per correggere l’ipermetropia è necessario anteporre all’occhio una lente convergente che riporti il fuoco sulla retina. Lo stesso tipo di correzione si applica all’occhio presbite.

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Occhio miope

(a) Nell’occhio miope, l’immagine proveniente dall’infinito viene messa a fuoco davanti alla retina. (b) Per correggere la miopia è necessario anteporre all’occhio una lente divergente che riporti il fuoco sulla retina.

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Occhio ipermetrope e presbite

(a) Nell’occhio ipermetrope, l’immagine proveniente dall’infinito è messa a fuoco dietro la retina. (b) Per correggere l’ipermetropia è necessario anteporre all’occhio una lente convergente che riporti il fuoco sulla retina. Lo stesso tipo di correzione si applica all’occhio presbite.

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Astigmatismo

Caratteristiche ottiche dell’astigmatismo. Nell’occhio non corretto i raggi di luce si focalizzano dietro la retina in un piano e sulla retina nell’altro. Il difetto viene corretto da una lente cilindrica disposta in modo che la curvatura si trovi solo nel piano che mostra il difetto. Il punto rappresenta il centro del cristallino.

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Occhio miope

(a) Nell’occhio miope, l’immagine proveniente dall’infinito viene messa a fuoco davanti alla retina. (b) Per correggere la miopia è necessario anteporre all’occhio una lente divergente che riporti il fuoco sulla retina.

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Occhio ipermetrope e presbite

(a) Nell’occhio ipermetrope, l’immagine proveniente dall’infinito è messa a fuoco dietro la retina. (b) Per correggere l’ipermetropia è necessario anteporre all’occhio una lente convergente che riporti il fuoco sulla retina. Lo stesso tipo di correzione si applica all’occhio presbite.

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