Eteri
Definizione
Gli eteri sono composti organici caratterizzati da un atomo di ossigeno che collega due frammenti organici, con formula generale \( \mathrm{R{-}O{-}R'} \), strettamente correlati agli alcoli \( \mathrm{R{-}O{-}H} \) per analogia strutturale. L’atomo di ossigeno è ibridato sp³ e l’angolo \( \mathrm{C{-}O{-}C} \) è prossimo a quello tetraedrico, con due coppie di elettroni non condivise che conferiscono alla molecola una polarità complessiva moderata (Figura 07.08-01).
| Rappresentazione della struttura generale di un etere. |
Il legame \( \mathrm{C{-}O} \) è polare e determina un momento dipolare apprezzabile; tuttavia, in assenza del gruppo ossidrilico, gli eteri non sono donatori di legami a idrogeno tra loro. Di conseguenza i loro punti di ebollizione risultano, a parità di massa molecolare, inferiori a quelli degli alcoli ma in genere superiori a quelli degli alcani. La tendenza è illustrata nel confronto seguente (masse ed ebollizioni espresse in unità SI):
| Composto | Classe | Formula | Massa molecolare | Ebollizione (°C) |
| 1-Propanolo | Alcol | CH₃–CH₂–CH₂–OH | 60,10 | 97,2 |
| Metossietano | Etere | CH₃–O–CH₂–CH₃ | 60,10 | 10,8 |
| Isobutano | Alcano | (CH₃)₃CH | 58,12 | -11,7 |
Gli eteri sono accettori di legami a idrogeno e, per questo, i derivati a catena corta presentano solubilità in acqua maggiore rispetto agli alcani corrispondenti. La presenza di sostituenti voluminosi o catene lunghe riduce rapidamente tale solubilità.
Nomenclatura IUPAC e denominazioni comuni
Nella nomenclatura IUPAC, il gruppo \( \mathrm{-OR} \) è denominato “alcossi”: alcuni esempi frequenti sono metossi (\( \mathrm{CH_3O{-}} \)), etossi (\( \mathrm{CH_3CH_2O{-}} \)), isopropossi (\( \mathrm{(CH_3)_2CHO{-}} \)) e tert-butosso (\( \mathrm{(CH_3)_3CO{-}} \)). Gli eteri semplici vengono spesso trattati come sostituenti alcossi legati a una catena principale.
Nella nomenclatura tradizionale (comune), i nomi si ottengono elencando i due gruppi alchilici, in ordine alfabetico o dal più piccolo al più grande, seguiti dal termine “etere”. Esempi:
| Formula | Gruppi alchilici | Nome comune |
| CH₃–O–CH(CH₃)₂ | Metile + Isopropile | Etere metil isoprilico |
| (CH₃)₃C–O–CH₃ | tert-Butile + Metile | Etere metil tert-butilico |
| CH₃CH₂–O–CH(CH₃)₂ | Etile + Isopropile | Etere etil isopropilico |
| CH₃CH₂CH₂–O–CH₂CH₂CH₃ | Propile + Propile | Etere dipropilico |
| CH₃CH₂–O–CH₂CH₂CH₂CH₃ | Etile + Butile | Etere etil butilico |
Proprietà chimiche essenziali e sicurezza
In condizioni ordinarie gli eteri sono relativamente poco reattivi: resistono a molte basi e a diversi ossidanti blandi. Agiscono però come deboli basi di Lewis per coordinazione all’ossigeno e vengono protonati da acidi forti, generando ossonio. In presenza di acidi alogenidrici concentrati (HI, HBr), specialmente a caldo, vanno incontro a scissione \( \mathrm{C{-}O} \) con formazione di alogenuri alchilici e alcoli.
Sul piano della sicurezza, sono composti molto volatili e facilmente infiammabili. Inoltre, durante lo stoccaggio all’aria possono formare perossidi organici potenzialmente esplosivi, fenomeno favorito da luce e calore. Sono quindi raccomandate buone pratiche di laboratorio:
- conservazione in contenitori ben chiusi, al riparo dalla luce e con inibitori appropriati;
- controllo periodico dei perossidi e distruzione preventiva se rilevati;
- evitare la distillazione a secco; mantenere sempre un residuo per minimizzare la concentrazione di perossidi;
- manipolazione in ambienti ventilati e lontano da fonti di ignizione.
Vie di sintesi
Una delle modalità più semplici per ottenere eteri simmetrici consiste nella disidratazione di due molecole di alcol in ambiente acido e a temperatura elevata. La reazione è competitiva con l’eliminazione ad alchene e risulta più efficace con alcoli primari e condizioni controllate.
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| Formazione di un etere per condensazione acido-catalizzata di due alcoli con eliminazione di acqua. |
In laboratorio, l’accesso più versatile agli eteri asimmetrici è la sintesi di Williamson: un alcolato \( \mathrm{RO^-} \) reagisce per sostituzione nucleofila \( \mathrm{S_N2} \) con un alogenuro alchilico primario \( \mathrm{R'X} \), generando \( \mathrm{R{-}O{-}R'} \). La resa cala drasticamente con substrati secondari o terziari per effetti sterici e competizione con eliminazione.
Alcol + Base forte → Alcolato (RO⁻) RO⁻ + R'–X (primario) → R–O–R' + X⁻ (meccanismo S_N2)
Uso storico e clinico
L’etere dietilico è stato il primo anestetico generale impiegato su larga scala; l’introduzione clinica è tradizionalmente attribuita a William T.G. Morton a metà Ottocento. L’effetto anestetico correla in parte con la solubilità nei lipidi (relazione di Meyer–Overton) e coinvolge l’interazione con componenti di membrana e, secondo evidenze moderne, la modulazione di specifici bersagli proteici del sistema nervoso centrale, come recettori e canali ionici.
Oggi sono diffusi eteri alogenati, meno infiammabili e più maneggevoli rispetto all’etere dietilico. Tra i più utilizzati figurano, ad esempio, isoflurano (1-cloro-2,2,2-trifluoroetil difluorometil etere) e sevoflurano (fluorometil 2,2,2-trifluoro-1-(trifluorometil)etil etere), dotati di profili farmacocinetici e di sicurezza favorevoli per l’impiego clinico.


