Dosimetria

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(by Test Ammissione)

Impatto biologico delle radiazioni ionizzanti

Si fornisce una sintesi dei principali effetti delle radiazioni ionizzanti sui sistemi viventi, con attenzione agli aspetti fisici e biologici essenziali. Un utile punto di partenza è la stima dell’effetto puramente termico: se 1 gray viene depositato in 1 kg di acqua (che costituisce la quota prevalente dei tessuti biologici), l’incremento di temperatura è dato dal rapporto tra la dose assorbita e il calore specifico dell’acqua. Con il calore specifico dell’acqua pari a \(c_{\mathrm{H_2O}} \approx 4180\ \mathrm{J\,kg^{-1}\,K^{-1}}\), si ha:

ovvero un innalzamento termico dell’ordine di \(2,4 \times 10^{-4}\ \mathrm{K}\), trascurabile ai fini di un effetto macroscopico. L’assenza di un segnale termico apprezzabile spiega perché l’esposizione non sia percepita dai sensi, pur potendo arrecare danni significativi: l’energia non è distribuita uniformemente, ma concentrata lungo le tracce ionizzanti, con trasferimenti locali sufficienti a rompere legami in molecole critiche.

Quando fotoni, elettroni, neutroni o particelle α attraversano la materia, la ionizzazione e l’eccitazione atomico-molecolare dipendono dalla natura della radiazione e dalla sua energia, nonché dalla composizione del mezzo. Nei tessuti acquosi l’azione indiretta è preminente: l’radiolisi dell’acqua genera specie reattive dell’ossigeno (ROS) e radicali liberi con elettroni spaiati, come \(\mathrm{OH\cdot}\), \(\mathrm{O_2^{\cdot -}}\), \(\mathrm{H\cdot}\), altamente reattivi verso lipidi, proteine e acidi nucleici. Poiché l’acqua rappresenta oltre il 65% della massa dei tessuti, questi processi sono ubiqui. Gli eventi fisico-chimici iniziano entro tempi inferiori al nanosecondo; le alterazioni metaboliche e funzionali diventano rilevabili a livello cellulare su scale temporali di minuti-ore (Figura 07.27-01).

Il danno biologico può tradursi in disfunzioni cellulari e tissutali, con compromissione d’organo fino all’exitus, oppure in modificazioni ereditarie del materiale genetico (mutazioni) secondo lo schema a blocchi di (Figura 07.27-02). Si distinguono:

  • danni stocastici, la cui probabilità aumenta con la dose senza soglia nota, e che includono effetti somatici (sull’individuo esposto) e genetici (sulla progenie), oggi ritenuti di minore entità rispetto al passato per le gonadi, come riflesso nella riduzione del corrispondente fattore di ponderazione tissutale \(w_T\) (Tabella 07.27-01);
  • reazioni tissutali (danni deterministici), per le quali esiste una dose-soglia al di sopra della quale aumentano gravità e frequenza, con tempi di latenza tipicamente di giorni, settimane o mesi, in netto contrasto con la possibile latenza pluriennale dei danni stocastici.

La risposta biologica dipende dalla dose assorbita, dalla densità di ionizzazione della radiazione (LET), dal tasso di dose e dall’ossigenazione tissutale. Radiazioni ad alto LET (ad es. particelle α) inducono lesioni complesse (cluster di danni e rotture a doppio filamento del DNA) con elevata efficacia biologica relativa, mentre radiazioni a basso LET (fotoni X/γ, elettroni) agiscono prevalentemente per via indiretta attraverso ROS. L’ossigeno molecolare amplifica il danno fissando chimicamente le lesioni (effetto ossigeno), rendendo i tessuti ipossici più radioresistenti. Anche il ciclo cellulare influenza la radiosensibilità: cellule in fase G2/M risultano mediamente più sensibili.

La diversa suscettibilità di organi e tessuti è riassunta dai fattori di ponderazione tissutali \(w_T\) (Tabella 07.27-01), che concorrono alla definizione di dose efficace per la radioprotezione. In ambito protettivo i limiti di dose sono stabiliti proprio in funzione della radiosensibilità relativa (Tabella 07.27-02). Tra gli organi più radiosensibili si annoverano il midollo emopoietico, il colon, il polmone, lo stomaco e la mammella (Tabella 07.27-01). A parità di dose totale, il tasso di dose è cruciale: una somministrazione frazionata o a basso rateo consente una maggiore riparazione subletale e può ridurre le reazioni tissutali rispetto a un’esposizione acuta di breve durata.

Gli esseri viventi sono costantemente esposti a sorgenti naturali: radiazione cosmica, radionuclidi terrestri e isotopi incorporati nell’organismo. Ne derivano lesioni spontanee al DNA controbilanciate da sistemi di riparazione quali riparo per escissione di basi, riparo per escissione di nucleotidi, ricombinazione omologa e giunzione delle estremità non omologhe. L’esistenza di tali meccanismi è alla base del razionale radioterapico, in cui il frazionamento di dose sfrutta differenze di riparo tra cellule sane e neoplastiche. Le dosi efficaci per le principali componenti dell’esposizione naturale sono riportate in (Tabella 07.27-03).

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Schema a blocchi delle azioni biologiche provocate dalle radiazioni ionizzanti. In ciascun blocco il dettaglio dei meccanismi è molto complesso e tuttora oggetto di ricerca. Questa figura deve essere associata alla Figura 22.6 per quanto riguarda la scala temporale.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Organo / TessutoFattore di ponderazione wTNota 
Gonadi0.08Sensibilità ridotta rispetto a dati precedenti (aggiornamento post-2007).
Midollo osseo emopoietico rosso0.12Elevata radiosensibilità, rischio di leucemie e aplasie.
Colon0.12Rischio elevato di neoplasie radio-indotte.
Polmone, vie respiratorie toraciche0.12Alta radiosensibilità, frequenti complicanze in radioterapia toracica.
Stomaco0.12Tessuto radiosensibile per rischio di tumori secondari.
Vescica0.04Sensibilità moderata.
Mammella0.12Considerata ad alta radiosensibilità (importanza oncologica).
Fegato0.04Resistenza moderata, rischio secondario in esposizioni diffuse.
Esofago0.04Radiosensibilità intermedia.
Tiroide0.04Particolarmente rilevante nei soggetti pediatrici.
Pelle0.01Danno principale: radiodermiti.
Superficie ossea0.01Coinvolgimento limitato, ma rischio a lungo termine.
Cervello0.01Relativamente radioresistente.
Ghiandole salivari0.01Possibile xerostomia in radioterapia testa-collo.
Organi e tessuti rimanenti0.12Valore medio assegnato al “resto” dei tessuti.
Rene0.02Radiosensibilità bassa, ma rischio di nefropatia da radiazioni.
Intestino tenue0.08Moderata radiosensibilità, importante in radioterapia addominale.
Pancreas0.02Sensibilità relativamente bassa.
Ovaie / Testicoli (dettaglio)0.08Rischio di infertilità e mutazioni genetiche.

Fattori di peso del tessuto (WT)

Coefficienti che esprimono la sensibilità relativa di organi e tessuti agli effetti delle radiazioni ionizzanti.

Organo / TessutoFattore di ponderazione wTNota 
Gonadi0.08Sensibilità ridotta rispetto a dati precedenti (aggiornamento post-2007).
Midollo osseo emopoietico rosso0.12Elevata radiosensibilità, rischio di leucemie e aplasie.
Colon0.12Rischio elevato di neoplasie radio-indotte.
Polmone, vie respiratorie toraciche0.12Alta radiosensibilità, frequenti complicanze in radioterapia toracica.
Stomaco0.12Tessuto radiosensibile per rischio di tumori secondari.
Vescica0.04Sensibilità moderata.
Mammella0.12Considerata ad alta radiosensibilità (importanza oncologica).
Fegato0.04Resistenza moderata, rischio secondario in esposizioni diffuse.
Esofago0.04Radiosensibilità intermedia.
Tiroide0.04Particolarmente rilevante nei soggetti pediatrici.
Pelle0.01Danno principale: radiodermiti.
Superficie ossea0.01Coinvolgimento limitato, ma rischio a lungo termine.
Cervello0.01Relativamente radioresistente.
Ghiandole salivari0.01Possibile xerostomia in radioterapia testa-collo.
Organi e tessuti rimanenti0.12Valore medio assegnato al “resto” dei tessuti.
Rene0.02Radiosensibilità bassa, ma rischio di nefropatia da radiazioni.
Intestino tenue0.08Moderata radiosensibilità, importante in radioterapia addominale.
Pancreas0.02Sensibilità relativamente bassa.
Ovaie / Testicoli (dettaglio)0.08Rischio di infertilità e mutazioni genetiche.

Fattori di peso del tessuto (WT)

Coefficienti che esprimono la sensibilità relativa di organi e tessuti agli effetti delle radiazioni ionizzanti.

Categoria di soggettiDose efficace (mSv/anno)Dose equivalente estremità (mSv/anno)Dose equivalente pelle (mSv/anno)Dose equivalente cristallino (mSv/anno)Note 
Lavoratori professionalmente esposti2050050020Valori medi su base quinquennale; include medici nucleari, radiologi, tecnici di radiologia
Popolazione generale15015Protezione della collettività; dose di riferimento ambientale
Nascituro (durante la gravidanza)1 (per tutta la gestazione)Valore di protezione del feto; applicato alle lavoratrici esposte

Limiti annuali di dose individuale

Valori massimi di esposizione a radiazioni ionizzanti stabiliti per garantire la protezione della salute.

Organo / TessutoFattore di ponderazione wTNota 
Gonadi0.08Sensibilità ridotta rispetto a dati precedenti (aggiornamento post-2007).
Midollo osseo emopoietico rosso0.12Elevata radiosensibilità, rischio di leucemie e aplasie.
Colon0.12Rischio elevato di neoplasie radio-indotte.
Polmone, vie respiratorie toraciche0.12Alta radiosensibilità, frequenti complicanze in radioterapia toracica.
Stomaco0.12Tessuto radiosensibile per rischio di tumori secondari.
Vescica0.04Sensibilità moderata.
Mammella0.12Considerata ad alta radiosensibilità (importanza oncologica).
Fegato0.04Resistenza moderata, rischio secondario in esposizioni diffuse.
Esofago0.04Radiosensibilità intermedia.
Tiroide0.04Particolarmente rilevante nei soggetti pediatrici.
Pelle0.01Danno principale: radiodermiti.
Superficie ossea0.01Coinvolgimento limitato, ma rischio a lungo termine.
Cervello0.01Relativamente radioresistente.
Ghiandole salivari0.01Possibile xerostomia in radioterapia testa-collo.
Organi e tessuti rimanenti0.12Valore medio assegnato al “resto” dei tessuti.
Rene0.02Radiosensibilità bassa, ma rischio di nefropatia da radiazioni.
Intestino tenue0.08Moderata radiosensibilità, importante in radioterapia addominale.
Pancreas0.02Sensibilità relativamente bassa.
Ovaie / Testicoli (dettaglio)0.08Rischio di infertilità e mutazioni genetiche.

Fattori di peso del tessuto (WT)

Coefficienti che esprimono la sensibilità relativa di organi e tessuti agli effetti delle radiazioni ionizzanti.

Fonte di esposizioneDose efficace media (mSv/anno)
Radiazione terrestre naturale0,6
Radiazioni cosmiche0,4
Ingestione di radionuclidi con alimenti0,3
Ambienti interni (principalmente radon)2,0

Totale radiazione naturale

3,3

Esposizioni mediche (Italia, media)1,2
Produzione di energia nucleare0,0002
Test nucleari atmosferici storici0,005
Incidente di Chernobyl (residuale)0,002
Incidenti nucleari recenti (Fukushima)trascurabile

Totale generale

4,5

Viaggi aerei frequenti (piloti, assistenti)2–3
Abitazioni in zone con elevato radon5–10
Terapie mediche con radiazioni (oncologia)fino a centinaia di mSv (localizzati)

Dose efficace annua della popolazione italiana

Quantità media di radiazioni ionizzanti assorbita annualmente per effetto di sorgenti naturali e artificiali.

Manifestazioni macroscopiche degli effetti della radiazione ionizzante

L’evoluzione temporale del danno a carico di organi e apparati segue le fasi descritte in (Figura 07.27-01) e si articola secondo lo schema causale di (Figura 07.27-02). Gli effetti clinicamente rilevanti dipendono dalla dose, dalla porzione corporea irradiata e dal tempo di esposizione. In caso di irradiazione acuta dell’intero organismo, la sequenza tipica comprende una fase prodromica, un intervallo di latenza e la fase a manifestazione conclamata, con quadri sindromici differenti a seconda del sistema prevalente interessato. Esempi di effetti osservabili in relazione alla dose acuta assorbita sull’intero corpo sono sintetizzati in (Tabella 07.27-04), mentre l’andamento nel tempo degli esiti sull’essere umano è illustrato in (Figura 07.27-03).

Alcune considerazioni di ordine pratico:

  • le reazioni cutanee deterministiche compaiono tipicamente oltre soglie dell’ordine di alcuni gray, con gravità crescente se la dose è elevata o somministrata ad alto tasso di dose;
  • l’irradiazione parziale può limitare la severità della sindrome sistemica ma causare danni locali marcati (cute, cristallino, midollo), in funzione del volume irradiato;
  • la frazionazione della dose e gli intervalli temporali tra le esposizioni influenzano la riparazione subletale, la ripopolazione cellulare e la riossigenazione, modulando la risposta tissutale.

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Schema a blocchi delle azioni biologiche provocate dalle radiazioni ionizzanti. In ciascun blocco il dettaglio dei meccanismi è molto complesso e tuttora oggetto di ricerca. Questa figura deve essere associata alla Figura 22.6 per quanto riguarda la scala temporale.

Immagine tratta liberamente da Internet. Se viola i tuoi diritti, contattaci.

Soggetto / tessutoDose efficace (Sv)Effetto biologico osservato
Uomo0,25Nessuna manifestazione clinica rilevante
Uomo0,25 – 1Minime alterazioni ematologiche (formula leucocitaria), lieve incremento rischio leucemie
Uomo1 – 2Nausea, affaticamento, modifiche marcate della formula leucocitaria, emorragie lievi, rischio aumentato di leucemie e anomalie genetiche
Uomo2 – 3Emorragie significative, shock, prostratazione
Uomo4 – 5Mortalità in circa il 30% dei casi
Uomo6 – 7Mortalità in circa il 60% dei casi
Uomo8 – 10Mortalità pressoché totale (≈100%)
Rana~7Mortalità nel 50% dei soggetti
Insetti~600Mortalità nel 50% dei soggetti
Batteri~200Mortalità nel 50% dei soggetti
Cellule tumorali~4Mortalità nel 50% dei casi cellulari
Esposizione radiologia torace0,1 mSvNessun rischio clinico rilevante, dose diagnostica
Esposizione TC addome~10 mSvDose diagnostica moderata, incremento statistico del rischio oncologico a lungo termine
Limite esposizione lavoratori20 mSv/anno (media su 5 anni)Livello massimo raccomandato per operatori esposti (radiologi, tecnici di radiologia, ecc.)

Conseguenze dell’irraggiamento acuto

Reazioni biologiche precoci causate da un assorbimento rapido e massivo di radiazioni ionizzanti.

Sterilizzazione ottenuta con radiazioni ionizzanti

Dosi elevate di radiazioni ionizzanti, in particolare fotoni γ emessi da sorgenti come il cobalto-60, sono impiegate per la riduzione microbica (sanificazione) o per la sterilizzazione, nel rispetto degli standard tecnici di convalida (ad esempio livelli di assicurazione di sterilità, SAL, pari a \(10^{-6}\), e metodiche di dosimetria e mappatura di dose conformi alla normativa di settore). La scelta della dose dipende dal bioburden, dal materiale e dall’obiettivo del trattamento:

  • basso intervallo dosimetrico, circa 5–15 kGy, indicato per ottenere sterilità in prodotti o materie prime a bassa carica microbica oppure per la sanificazione quando è richiesta la sola riduzione di muffe e lieviti, come per tappi per bevande o contenitori alimentari;
  • intervallo medio, approssimativamente 20–30 kGy, comunemente adottato per dispositivi medici monouso (ad esempio set di dialisi, medicazioni, siringhe), nonché per imballaggi farmaceutici e alimentari;
  • dosi molto elevate, dell’ordine di 100 kGy, utilizzate non a fini microbiologici ma per modificare la struttura dei polimeri (reticolazione o scissione di catena, con variazione di proprietà meccaniche e termiche).

In alternativa o in combinazione si impiegano fasci di elettroni (\(\beta^{-}\)) generati da acceleratori: essi consentono alti tassi di dose e cicli produttivi rapidi, ma presentano limitazioni nella profondità di penetrazione, risultando adatti a materiali a bassa densità e spessore contenuto. La scelta tra γ e fascio elettronico considera penetrazione, uniformità di dose, sensibilità del materiale (ad esempio alterazioni del colore o della resistenza) e requisiti regolatori. Per garantire l’efficacia del processo sono necessari la qualificazione dell’impianto, la definizione della “dose minima garantita” al punto più sfavorito del prodotto e il monitoraggio dosimetrico di routine.

Key Points