Assorbimento della radiazione ionizzante nella materia

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(by Test Ammissione)

Assorbimento della radiazione ionizzazione nella materia

L’interazione tra radiazioni e materia dipende in modo cruciale dalla natura della radiazione, dalla sua energia e dalle proprietà del mezzo attraversato (numero atomico, densità, composizione chimica). Per le radiazioni elettromagnetiche di alta energia, raggi X e γ, la grandezza cardinale è la frequenza, cioè l’energia quantistica \(E = h\nu\). Per le radiazioni corpuscolari (protoni p, neutroni n, elettroni β⁻, positroni β⁺, particelle α e altre), sono determinanti la presenza di carica elettrica e l’energia cinetica, che governano il modo in cui la particella perde energia e la profondità di penetrazione nel materiale.

Nel loro percorso attraverso un mezzo, i fasci risultano in genere attenuati: una frazione dell’intensità viene trasmessa e una frazione è sottratta al fascio primario per assorbimento e diffusione. In condizioni semplici (fascio stretto, monoenergetico, mezzo omogeneo) l’attenuazione segue la legge esponenziale \(I(x) = I_0 e^{-\mu x}\), dove \(\mu\) è il coefficiente di attenuazione lineare del materiale. I processi microscopici coinvolgono sia la nuvola elettronica sia i nuclei atomici, dando luogo a un ampio spettro di fenomeni:

  • assorbimento e diffusione con trasferimento di energia al mezzo, inclusi effetti specifici dei fotoni come effetto fotoelettrico, diffusione Compton e produzione di coppie;
  • collisioni coulombiane delle particelle cariche con gli elettroni atomici, con eccitazioni e ionizzazioni multiple lungo la traccia; per i neutroni, interazioni prevalentemente nucleari (urti elastici, cattura, reazioni \((n,\gamma)\), \((n,\alpha)\)) che generano secondari carichi;
  • eccitazione della struttura irradiata con successiva emissione di fotoni o particelle, rottura di legami chimici, reazioni nucleari e, in casi energetici appropriati, frammentazione nucleare.

Il risultato comune è la produzione di ioni lungo il percorso della radiazione: atomi o molecole perdono o acquistano elettroni, diventando carichi e inducendo una catena di processi fisico-chimici. Per questo motivo i fotoni di alta energia (raggi X e γ) e le radiazioni corpuscolari sono classificate come radiazioni ionizzanti. Al contrario, le radiazioni incapaci di depositare energia sufficiente a estrarre elettroni legati — come le onde elettromagnetiche a frequenza non superiore all’ultravioletto vicino, la luce visibile e le onde meccaniche quali gli ultrasuoni — sono dette non ionizzanti.

Per la descrizione quantitativa dell’interazione e per la valutazione del rischio, si introducono le grandezze dosimetriche che misurano l’energia trasferita al materiale e al tessuto biologico (ad esempio dose assorbita e grandezze collegate); tali unità saranno definite prima di discutere gli effetti biologici. In ambito biomedico, è inoltre necessario distinguere due categorie di danno:

  • reazioni tissutali (danno deterministico), che compaiono oltre una soglia di dose a seguito di un elevato deposito di energia locale; la gravità aumenta con la dose e rientrano esempi quali eritema cutaneo, necrosi e opacità del cristallino;
  • danno stocastico, di natura probabilistica, in cui l’aumento di dose accresce la probabilità di insorgenza senza influire sulla severità dell’evento; vi rientrano tumori solidi, leucemie ed effetti ereditari, in genere con latenza prolungata.

Questa distinzione, unita alla caratterizzazione fisica dell’interazione radiazione-materia, costituisce la base per definire correttamente le unità di misura dell’assorbimento e per interpretare gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti.

Dosimetria

Per valutare gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti, specialmente in radiodiagnostica e radioterapia, è essenziale quantificare la frazione di energia trasferita che rimane nel materiale irradiato. La grandezza fisica di riferimento è la dose assorbita D, definita come l’energia media depositata per unità di massa. Nel Sistema Internazionale l’unità di misura è il gray (Gy), pari a un joule per chilogrammo:

\[D = \frac{\Delta E}{m}.\]

Storicamente, la dose assorbita è stata anche espressa in rad, con la relazione 1 Gy = 100 rad. Gli effetti stocastici, però, non dipendono soltanto dalla quantità di energia depositata, ma anche dalla qualità della radiazione e dalla radiosensibilità del tessuto interessato. Per questa ragione si introducono la dose equivalente Hᵀ, che incorpora la dipendenza dal tipo di radiazione, e la dose efficace E, che pondera le diverse sensibilità dei tessuti.

La dose equivalente al tessuto T dovuta a una radiazione R di determinata natura ed energia si ottiene moltiplicando la dose assorbita Dₜ,ᵣ per il fattore di ponderazione radiologico wᴿ, stabilito da organismi internazionali (ICRP/ICRU) per riflettere le differenti efficacie biologiche relative ai fotoni, agli elettroni, ai protoni, alle particelle α e ai neutroni:

\[H_{\text{T,R}} = w_{\text{R}} D_{\text{T,R}},\]

Per esposizioni miste si sommano i contributi di ciascuna radiazione: \( H_{\mathrm{T}} = \sum_{\mathrm{R}} H_{\mathrm{T,R}} \). L’unità di misura di Hᵀ è il sievert (Sv). Per i fotoni X/γ e per gli elettroni, per i quali in genere \( w_{\mathrm{R}} = 1 \), 1 mGy corrisponde a 1 mSv; per le particelle α, con \( w_{\mathrm{R}} = 20 \), la stessa dose assorbita di 1 mGy equivale a 20 mSv di dose equivalente, indicando un rischio stocastico venti volte maggiore (Tabella 07.26-01).

La dose efficace E integra, su tutti i tessuti, le corrispondenti dosi equivalenti pesate per i fattori tissutali wₜ, che esprimono la diversa suscettibilità agli effetti stocastici  (Tabella 07.26-02):

\[E = \sum_{\text{T}} w_{\text{T}} H_{\text{T}}.\]

Anche E si misura in sievert; l’unità storica corrispondente è il rem, con 1 Sv = 100 rem.

È cruciale distinguere tra grandezze che descrivono la sorgente e grandezze che descrivono l’esposizione/assorbimento nel bersaglio, poiché variano con la distanza, la geometria e le proprietà del mezzo. In sintesi (Tabella 07.26-03):

  • attività (A), misura delle trasformazioni nucleari al secondo, in becquerel (Bq);
  • kerma (K) e dose assorbita (D), energia trasferita o depositata per unità di massa, in gray (Gy);
  • dose equivalente (Hᵀ) e dose efficace (E), grandezze radioprotezionistiche che includono pesi radiologici e tissutali, in sievert (Sv).

L’irraggiamento dipende, a parità di sorgente, dalla distanza secondo la legge dell’inverso del quadrato e dalla geometria del corpo investito (solido angolo), oltre che dal coefficiente di assorbimento del materiale. La differenza tra emissione e assorbimento si riflette dunque nelle diverse unità e nei diversi campi di applicazione (metrologia della sorgente, dosimetria, radioprotezione).

Ordini di grandezza utili: sorgenti telecobaltiche per terapia presentano attività dell’ordine di decine di teraBq; un quadrante luminoso con radionuclidi emettitori β tipicamente ha attività nell’intervallo 0,1–0,3 MBq; il corpo umano, per la presenza di ¹⁴C e ⁴⁰K, emette complessivamente alcune migliaia di decadimenti al secondo (circa 7–10 kBq). Una sorgente da 1 curie (3,7·10¹⁰ Bq) che emetta particelle di energia media 1 MeV (1,6·10⁻¹³ J) libera una potenza \( P = A \cdot E \approx 3{,}7\cdot10^{10}\times1{,}6\cdot10^{-13} \simeq 5{,}9\cdot10^{-3} \) W, cioè circa 6 mW.

Tipo di radiazioneFattore di ponderazione wᵣNota 
Fotoni (raggi X, raggi gamma)1Radiazioni penetranti usate in radiologia diagnostica e radioterapia.
Elettroni e muoni1Particelle leggere, impiegate in radioterapia superficiale.
Neutroni (in funzione dell’energia)5 – 20Elevata efficacia biologica relativa (RBE), usati in terapie sperimentali.
Protoni e pioni carichi2Protoni impiegati in protonterapia oncologica per tumori profondi.
Particelle alfa, frammenti da fissione, nuclei pesanti20Radiazioni ad alta densità di ionizzazione, forte danno biologico.
Ioni carbonio20Utilizzati nella carbon ion therapy, radioterapia avanzata.
Radiazione cosmica (alta energia)10 – 20Rilevante per medicina aerospaziale e protezione astronauti.
Beta radiazioni (β⁻)1Tipiche delle emissioni radioattive mediche (es. terapia con isotopi).
Radiazioni ultraviolette (UV, banda C)~0.05 – 0.1Non penetranti, ma inducono danno a livello cutaneo e DNA.

Fattori di ponderazione della radiazione (wR)

Coefficienti che indicano l’efficacia biologica relativa delle diverse radiazioni nel calcolo della dose equivalente.

Organo / TessutoFattore di ponderazione wTNota 
Gonadi0.08Sensibilità ridotta rispetto a dati precedenti (aggiornamento post-2007).
Midollo osseo emopoietico rosso0.12Elevata radiosensibilità, rischio di leucemie e aplasie.
Colon0.12Rischio elevato di neoplasie radio-indotte.
Polmone, vie respiratorie toraciche0.12Alta radiosensibilità, frequenti complicanze in radioterapia toracica.
Stomaco0.12Tessuto radiosensibile per rischio di tumori secondari.
Vescica0.04Sensibilità moderata.
Mammella0.12Considerata ad alta radiosensibilità (importanza oncologica).
Fegato0.04Resistenza moderata, rischio secondario in esposizioni diffuse.
Esofago0.04Radiosensibilità intermedia.
Tiroide0.04Particolarmente rilevante nei soggetti pediatrici.
Pelle0.01Danno principale: radiodermiti.
Superficie ossea0.01Coinvolgimento limitato, ma rischio a lungo termine.
Cervello0.01Relativamente radioresistente.
Ghiandole salivari0.01Possibile xerostomia in radioterapia testa-collo.
Organi e tessuti rimanenti0.12Valore medio assegnato al “resto” dei tessuti.
Rene0.02Radiosensibilità bassa, ma rischio di nefropatia da radiazioni.
Intestino tenue0.08Moderata radiosensibilità, importante in radioterapia addominale.
Pancreas0.02Sensibilità relativamente bassa.
Ovaie / Testicoli (dettaglio)0.08Rischio di infertilità e mutazioni genetiche.

Fattori di peso del tessuto (WT)

Coefficienti che esprimono la sensibilità relativa di organi e tessuti agli effetti delle radiazioni ionizzanti.

Grandezza fisicaUnità di misura (S.I.)Relazioni con altre unità
Attività di un radionuclidebecquerel (Bq) – 1 Bq = 1 decadimento/s1 Bq ≈ 2,7·10⁻¹¹ Ci = 27 pCi ; 1 Ci = 3,7·10¹⁰ Bq = 37 GBq
Dose assorbitagray (Gy) – 1 Gy = 1 J/kg1 Gy = 100 rad ; 1 rad = 0,01 Gy = 10 mGy
Dose equivalente / efficacesievert (Sv) – 1 Sv = 1 J/kg (p.t.)1 Sv = 100 rem ; 1 rem = 0,01 Sv = 10 mSv
Dose cutaneasievert (Sv)Espressa come mSv, utile per esposizioni localizzate
Esposizione occupazionale annuasievert (Sv)Limite raccomandato: 20 mSv/anno (media su 5 anni)
Dose in diagnostica medicamillisievert (mSv)TC cranio ≈ 2 mSv ; TC addome ≈ 10 mSv ; RX torace ≈ 0,1 mSv

Misure di emissione e assorbimento delle radiazioni

Unità utilizzate per esprimere attività, dose assorbita ed effetti biologici.

Interazione dei fotoni γ con la materia

I fotoni γ, onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e grande energia, ionizzano la materia attraverso tre processi fondamentali, con probabilità relativa che dipende dall’energia del fotone e dal numero atomico Z del mezzo: effetto fotoelettrico, diffusione Compton e produzione di coppie. Al crescere dell’energia, il contributo fotoelettrico diminuisce, la diffusione Compton domina nell’intervallo intermedio, mentre la creazione di coppie elettrone-positrone diventa possibile oltre la soglia di 1,022 MeV e prevale progressivamente nelle alte energie.

L’interazione di un fotone γ all’interno del materiale genera una cascata elettromagnetica: elettroni e positroni prodotti rallentano e a loro volta emettono radiazione di frenamento e fotoni secondari di energia decrescente, come illustrato in (Figura 07.26-01). Il quadro differisce sensibilmente da quello delle particelle cariche pesanti, per le quali l’energia si deposita in modo più concentrato lungo la traccia.

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Schema della ionizzazione prodotta da fotoni X e γ e da particelle cariche quando penetrano nella materia. (a) Sciame elettromagnetico da radiazione X e gamma. (b) Cascata elettromagnetica da radiazione β⁻ o β⁺. (c) Ionizzazione provocata da protoni e (d) da ioni (nuclei di atomi da cui sono stati strappati alcuni elettroni), dove a fine percorso dello ione è presente una ionizzazione secondaria prodotta dalla frammentazione dello ione. In tutti i casi la profondità raggiunta, la densità di energia rilasciata (ionizzazione) e, nel caso delle cascate elettromagnetiche, l’ampiezza della cascata dipendono dall’energia dei fotoni o delle particelle cariche entranti.

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Interazioni della radiazione corpuscolare

Per le particelle cariche (α, β⁻, β⁺, protoni, ioni) la perdita di energia per unità di cammino, descritta dalla legge di frenamento, dipende da massa, carica e velocità della particella, nonché dalla densità elettronica del mezzo. A energie relativamente basse il rallentamento aumenta all’avvicinarsi dell’arresto; a energie elevate esiste un regime di “minima ionizzazione” in cui il deposito di energia per unità di percorso diminuisce moderatamente (comportamento coerente con la formula di Bethe).

Gli elettroni e i positroni, quando sufficientemente energetici, possono innescare veri e propri sciami elettromagnetici, emettendo fotoni X/γ e producendo ulteriori coppie e−/e+, con una distribuzione spaziale più diffusa (Figura 07.26-01). Le particelle cariche pesanti, come protoni e ioni completamente ionizzati, hanno massa molto maggiore di quella dell’elettrone e depositano energia in modo più localizzato lungo la traccia, con un marcato incremento del rilascio prossimo all’arresto: il picco di Bragg (Figura 07.26-01) e (Figura 07.26-01).

I neutroni, essendo neutri, ionizzano indirettamente: trasferiscono energia ai nuclei per collisione elastica (efficace con idrogeno, quindi in tessuti ricchi d’acqua) o vengono catturati, inducendo trasmutazioni e reazioni che generano particelle cariche secondarie. La probabilità d’interazione dipende dall’energia del neutrone e dalla natura del bersaglio, con sezioni d’urto marcatamente variabili.

Per ogni specie e per una data energia si può stimare il percorso medio fino all’arresto, ossia il range R (spesso valutato come CSDA range). In generale R cresce con l’energia della particella e dipende fortemente dalla densità e dalla composizione del mezzo (Figura 07.26-02) e (Figura 07.26-03).

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Schema della ionizzazione prodotta da fotoni X e γ e da particelle cariche quando penetrano nella materia. (a) Sciame elettromagnetico da radiazione X e gamma. (b) Cascata elettromagnetica da radiazione β⁻ o β⁺. (c) Ionizzazione provocata da protoni e (d) da ioni (nuclei di atomi da cui sono stati strappati alcuni elettroni), dove a fine percorso dello ione è presente una ionizzazione secondaria prodotta dalla frammentazione dello ione. In tutti i casi la profondità raggiunta, la densità di energia rilasciata (ionizzazione) e, nel caso delle cascate elettromagnetiche, l’ampiezza della cascata dipendono dall’energia dei fotoni o delle particelle cariche entranti.

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Schema della ionizzazione prodotta da fotoni X e γ e da particelle cariche quando penetrano nella materia. (a) Sciame elettromagnetico da radiazione X e gamma. (b) Cascata elettromagnetica da radiazione β⁻ o β⁺. (c) Ionizzazione provocata da protoni e (d) da ioni (nuclei di atomi da cui sono stati strappati alcuni elettroni), dove a fine percorso dello ione è presente una ionizzazione secondaria prodotta dalla frammentazione dello ione. In tutti i casi la profondità raggiunta, la densità di energia rilasciata (ionizzazione) e, nel caso delle cascate elettromagnetiche, l’ampiezza della cascata dipendono dall’energia dei fotoni o delle particelle cariche entranti.

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Schema della ionizzazione prodotta da fotoni X e γ e da particelle cariche quando penetrano nella materia. (a) Sciame elettromagnetico da radiazione X e gamma. (b) Cascata elettromagnetica da radiazione β⁻ o β⁺. (c) Ionizzazione provocata da protoni e (d) da ioni (nuclei di atomi da cui sono stati strappati alcuni elettroni), dove a fine percorso dello ione è presente una ionizzazione secondaria prodotta dalla frammentazione dello ione. In tutti i casi la profondità raggiunta, la densità di energia rilasciata (ionizzazione) e, nel caso delle cascate elettromagnetiche, l’ampiezza della cascata dipendono dall’energia dei fotoni o delle particelle cariche entranti.

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Curve range-energia dei protoni

Curve range-energia di protoni in idrogeno e in carbonio. Il range, distanza media percorsa dalla particella nel materiale prima di arrestarsi, si ottiene dividendo il valore riportato in ordinate per la densità del materiale attraversato.

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Range delle particelle in acqua

Paragone fra i percorsi medi (range) di diverse particelle in acqua in funzione della loro energia. I mesoni π sono particelle instabili prodotte in processi nucleari ad alta energia e impiegate in radioterapia con scarso successo.

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Confronto tra tipologie di radiazione

La distribuzione della dose in funzione della profondità in acqua, rappresentativa dei tessuti molli, evidenzia comportamenti nettamente differenti per fotoni e particelle (Figura 07.26-04). Per i fotoni X/γ (sia da acceleratore sia da isotopi come il ⁶⁰Co) la dose cresce inizialmente per effetto build-up, poi decresce gradualmente con la profondità per assorbimento e diffusione. Una tendenza analoga, pur mediata dalle interazioni secondarie, si osserva per i neutroni, la cui dose deroga dalla sola attenuazione per via della produzione di protoni di rinculo e di altri prodotti di reazione.

Per fasci di elettroni si riscontra un massimo superficiale o poco profondo seguito da un rapido crollo della dose, con penetrazione limitata. I protoni manifestano una bassa deposizione lungo la penetrazione e un marcato aumento in prossimità del fine range, dove compare il picco di Bragg, utile per concentrare la dose nel volume bersaglio risparmiando i tessuti a valle. Gli ioni pesanti presentano un picco di Bragg ancora più accentuato, con la presenza di una modesta “coda” oltre il range dovuta alla frammentazione nucleare che genera protoni, neutroni e nuclei leggeri (ad esempio ²H, ³He, ⁴He).

La modalità di rilascio della dose varia anche per quanto riguarda la lateralità del fascio: fotoni ed elettroni sviluppano cascate che allargano il deposito di energia, mentre protoni e ioni mantengono una traiettoria più collimata, pur generando neutroni e frammenti secondari lungo il percorso (Figura 07.26-05). Le differenze di penetrazione e di densità di ionizzazione mostrate in (Figura 07.26-01), (Figura 07.26-04) e (Figura 07.26-05) sono decisive nella pianificazione terapeutica, poiché consentono di ottimizzare la conformazione di dose al bersaglio minimizzando l’esposizione dei tessuti sani.

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Rilascio di dose in funzione della profondità

Rilascio di dose per varie radiazioni in funzione della profondità in acqua. Diversamente dai protoni, tutte le radiazioni γ, X, elettroni (arancione, rosso e verde) e corpuscolari (neutroni in azzurro) rilasciano la loro energia in modo decrescente a partire dalla superficie di ingresso. Gli elettroni (verde) raggiungono un massimo di dose rilasciata poco sotto la superficie. I protoni (blu) invece rilasciano la maggior parte dell’energia quando si trovano a fine percorso e posseggono un’energia molto bassa (picco di Bragg). (SSD = Source Skin Distance; distanza sorgente-superficie irraggiata).

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Larghezza del fascio a varie profondità

Larghezza del fascio (inizialmente all’ingresso in acqua largo 1 cm, colore azzurro) a varie profondità d: per lo ione ¹²C alle profondità di 4 cm e 15 cm. Quest’ultima è in prossimità della fine percorso Re = 15,5 cm. Alla stessa profondità i protoni da 150 MeV (curva blu), con la stessa larghezza del fascio iniziale, si allargano poco più degli ioni ¹²C, mentre i raggi X da 18 MeV si allargano in quella che è chiamata la cascata elettromagnetica (curva verde). Come si vede, protoni e ioni restano collimati nel penetrare la materia, al contrario di elettroni e raggi X.

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Schema della ionizzazione prodotta da fotoni X e γ e da particelle cariche quando penetrano nella materia. (a) Sciame elettromagnetico da radiazione X e gamma. (b) Cascata elettromagnetica da radiazione β⁻ o β⁺. (c) Ionizzazione provocata da protoni e (d) da ioni (nuclei di atomi da cui sono stati strappati alcuni elettroni), dove a fine percorso dello ione è presente una ionizzazione secondaria prodotta dalla frammentazione dello ione. In tutti i casi la profondità raggiunta, la densità di energia rilasciata (ionizzazione) e, nel caso delle cascate elettromagnetiche, l’ampiezza della cascata dipendono dall’energia dei fotoni o delle particelle cariche entranti.

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Rilascio di dose in funzione della profondità

Rilascio di dose per varie radiazioni in funzione della profondità in acqua. Diversamente dai protoni, tutte le radiazioni γ, X, elettroni (arancione, rosso e verde) e corpuscolari (neutroni in azzurro) rilasciano la loro energia in modo decrescente a partire dalla superficie di ingresso. Gli elettroni (verde) raggiungono un massimo di dose rilasciata poco sotto la superficie. I protoni (blu) invece rilasciano la maggior parte dell’energia quando si trovano a fine percorso e posseggono un’energia molto bassa (picco di Bragg). (SSD = Source Skin Distance; distanza sorgente-superficie irraggiata).

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Larghezza del fascio a varie profondità

Larghezza del fascio (inizialmente all’ingresso in acqua largo 1 cm, colore azzurro) a varie profondità d: per lo ione ¹²C alle profondità di 4 cm e 15 cm. Quest’ultima è in prossimità della fine percorso Re = 15,5 cm. Alla stessa profondità i protoni da 150 MeV (curva blu), con la stessa larghezza del fascio iniziale, si allargano poco più degli ioni ¹²C, mentre i raggi X da 18 MeV si allargano in quella che è chiamata la cascata elettromagnetica (curva verde). Come si vede, protoni e ioni restano collimati nel penetrare la materia, al contrario di elettroni e raggi X.

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